I bambini ed il post- confinamento a seguito del Covid-19


Photo: ©Policlinico.mi.it
Sembra passato il peggio del contagio dato dal Coronavirus (soprattutto qui nella Regione Paca), ma alcuni importanti effetti correlati al confinamento e successivo de-confinamento sono ancora presenti nei bambini e nei ragazzi. Gli adolescenti mediamente hanno già sufficienti risorse psicologiche per "attutire" il colpo, data la loro innata "mobilità psicologica" ed energia intrinseca.
Invece bimbi, bambini e ragazzini sovente sono portati all'attenzione del pediatra, del medico generalista o dello psicologo per fenomeni "strani", quasi come se fossero regrediti a fasi precedenti dello sviluppo e del comportamento. Mi riferisco a difficoltà nell'addormentamento, risvegli improvvisi e con pianto, mancanza di appetito, irritabilità, apatia, eccitabilità, ripetizione ossessiva di parole o frasi, aggressività rivolta ai giochi e agli adulti...
Anzitutto occorre tranquillizzare i genitori, niente di grave colpisce i loro bambini. Stiamo parlando di piccoli "uomini e donne" che hanno affrontato loro malgrado qualcosa per cui nessuno era preparato, tantomeno i loro genitori.
Immaginate una famiglia che ha dovuto inventarsi di colpo nuovi ritmi, orari, presenze, fine settimane al chiuso in casa e lontano dai (mitici) nonni...
Anche ad essere genitori saggi e consapevoli c'è da dare di matto! Non crediate che tutto quanto accaduto sia passato facilmente. In qualche modo il virus ha minato la nostra onnipotenza, la nostra voglia e capacità di gestire e controllare tutto quanto ci circonda (almeno pensiamo così). Se questi effetti sono ancora ben presenti nella nostra società di adulti, immaginate quale possa essere il "contagio psicologico" ed emotivo che abbiamo trasferito ai nostri bambini. Chi più chi meno abbiamo tutti avuto paura di essere contagiati e finire in ospedale. Io ricordo benissimo che a seguito delle drammatiche notizie che provenivano da Milano, foyer di contagi, per una settimana ho temuto assai per familiari ed amici. Poi gradualmente l'orizzonte si è fatto meno scuro e la speranza ha preso il sopravvento. Questa tempesta emotiva ha colpito i bambini che all'inizio sembravano immuni e totalmente esenti da effetti visibili. Poi, con il passare delle settimane, ecco dei sintomi che hanno preoccupato i genitori, a volte sintomi mai comparsi e quindi ancor più difficili da comprendere. Ho ricevuto molte telefonate da parte di genitori preoccupati per i loro piccoli. Il più delle volte ho rassicurato i genitori che quanto accadeva non era per niente "anormale" ma assolutamente comprensibile alla luce di quanto stava accadendo attorno a noi.
Soprattutto se siamo stati (nostro malgrado) la causa del trasferimento di ansia ai nostri figli, proprio noi possiamo compiere l'operazione inversa. Ovvero divenire agenti di rassicurazione, serenità e speranza, senza lasciarci andare a negatività, pessimismo e rassegnazione.
Direte voi: "Mica facile a farsi..." Certamente, ma nessuno ha mai detto che il "mestiere" di genitore è facile ed occorre soprattutto prestare attenzione al non detto, ai comportamenti, alle emozioni veicolate ed ai sentimenti espressi.
Nella stragrande maggioranza dei casi i sintomi dei bambini sono tornati sotto controllo con una maggiore consapevolezza dei genitori.
Poi occorre inventarsi qualcosa di creativo: magari un cagnolino o un gattino non come "animale da compagnia" ma membro della famiglia a tutti gli effetti! E' solo un esempio ma credetemi gli effetti positivi sono incredibili.
PS un animale adottato ovviamente, non preso in negozio!





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