Coffre cadeau

© branchebleu

Non possiamo parlare solo di virus, pandemia, vaccino e confinamento... In questi momenti difficili per tutti noi desidero farvi conoscere questo cofanetto cadeau, in offerta speciale per Natale.

Non sono un venditore, ovviamente, ma mi è parsa un'ottima idea pensare a qualche momento di leggerezza, benessere e cura di sè, magari con il cofanetto che desidero presentare...

E' un coffre in legno di olivo, con all'interno diversi prodotti come sapone, olio per il corpo e scrub, tutti rigorosamente provenienti dalla Grecia, come il cofanetto stesso.

Il tutto parte dall'idea di un caro amico greco, esperto conoscitore della coltivazione e lavorazione delle olive, un patrimonio che la Grecia protegge da centinaia di anni. Ha pensato: "Perchè non realizzare un cofanetto in legno di olivo ed inserire all'interno prodotti di qualità rispettosi dell'ambiente e con processi di produzione naturali...?"

Detto fatto, si tratta di una piccola produzione, con il marchio "Branchebleu", che richiama (ovviamente) l'albero di olivo.

Un cofanetto che è piacevole acquistare per sè stessi o da regalare. Regalo originale che idealmente unisce Grecia ed Italia, paesi che si affacciano sullo stesso mare e culla di due delle più grandi civiltà.

 

© branchebleu

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 Se siete interessati al cofanetto ecco dei riferimenti

cellulare : 0658117058

mail : info@branchebleu.com

 



Positivo al Covid-19, una testimonianza

 
                                                                 ©GenovaQuotidiana
 
Domenica otto novembre ho ricevuto la telefonata del laboratorio che aveva processato il mio test PCR per la ricerca del Covid-19. Ero sorpreso di ricevere di domenica una telefonata ed ho subito immaginato il motivo... Una cortese persona mi ha dato i consigli di rito per un positivo al virus: restare a casa almeno sette-dieci giorni, consultare il mio medico, seguire le cure del caso e contattare il 15 solo per seri problemi respiratori... Ho pensato: benvenuto nel novero di coloro i quali hanno contratto il virus Covid-19. Poi ho cercato di capire dove potevo essermi contagiato. Nelle giornate convulse e "folli" a Milano o già a Nizza nei brevi e fugaci contatti prima di partire per l'Italia... mah! Sinceramente non potevo identificare una situazione davvero potenzialmente pericolosa ma tant'è, il virus mi aveva utilizzato per fare il suo lavoro, replicarsi e vivere usando noi umani come veicoli. Parliamo di sintomi: nel mio caso febbre notturna per oltre una settimana, stranamente di giorno la temperatura era normale, di notte invece avevo il riscaldamento autonomo a 38-38,5... Tosse e mal di testa a volte lancinante. Ebbene il mio medico curante di Nizza, italiana e soprattutto attenta e preziosa alleata in quei momenti critici ha davvero fatto la differenza. Sin dai primi malesseri ancora in quel di Milano mi ha seguito e consigliato, prescritto Tachipirina, antibiotici e cortisone per coprire il più possibile le infezioni (secondarie) ma pericolose date dal virus. Giornalmente ci siamo consultati (che pazienza ha avuto), e mi ha sostenuto nei momenti di ripresa e nei momenti di riacutizzazione dei sintomi, dato che il virus non fa sconti. Quando credi di essere fuori dal tunnel, zac, arriva la tosse o il mal di gola che ti ricorda che devi ancora pagare qualcosa...! Qui spezzo una lancia in modo forte e chiaro: trovo assolutamente giusto e nel solco del giuramento di Ippocrate che un medico utilizzi, con scienza e coscienza, i farmaci che ritiene utili e opportuni, senza dovere sottostare a protocolli scritti a Roma o Parigi o all'OMS (stendiamo un velo pietoso...). Il nostro medico ha curato moltissime persone con i farmaci che di volta in volta riteneva opportuni senza credere ai miracoli degli antivirali, che di certo hanno solo il costo elevato. Di fondo aveva una certezza: evitare assolutamente un ricovero ospedaliero, più pericoloso che altro. Ebbene ammetto che un paio di notti ho temuto di finire all'ospedale a Nizza, ma il medico mi ha rassicurato e dato quella fiducia e speranza che stava vacillando in me sotto effetto della febbre alta... Per maggiore scrupolo mi ha fatto fare una lastra ai polmoni che sappiamo essere il bersaglio del Virus e, niente da segnalare. E non posso che ringraziarla, mi ha curato anche a distanza, sostenuto, inviato le ricette di volta in volta necessarie per proseguire le cure ed ascoltato nelle paure che sovente provavo.
Quindi, se esiste una vera medicina territoriale, fatta di persone, non di tecnica ed apparecchi costosi, anche la pandemia si può affrontare con la giusta serietà e senza drammatizzare. Sappiamo che gli ospedali sono spesso intasati da persone spaventate dal virus. Del resto se non si ricevono attenzioni, ascolto medico e cure immmediate allora l'ospedale diventa la prima ed unica linea di cura per i malati. Occorre ringraziare tutti i medici del territorio che coraggiosamente, con dedizione e passione medica seguono i loro pazienti per evitare che il virus in pochi giorni riesca a fare quei danni che leggiamo nelle testimonianze di molti malati, anche guariti, ma a seguito di ricoveri pesanti e dolorosi.
La celerità dell'intervento fa la differenza, quando i sintomi sono all'inizio, blandi e magari mal comprensibili il contatto con il proprio medico è basilare. Se funziona questo approccio nel 95% dei casi le cose possono e devono girare al meglio. Ciò è mancato nella grande Milano, ed è il prezzo che la mia famiglia ha pagato ad un medico di base latitante e lontano dai suoi pazienti... Quando si è dato da fare, dopo una settimana di chiamate, era troppo tardi per il paziente. Sarà segnalato al Tribunale per i Diritti dei Malati e dovrà rispondere di tale insipienza e vigliaccheria nelle sedi opportune. Mi sembra il minimo se si sceglie di fare il medico!
 
PS abbiamo comperato quel semplice apparecchietto che serve per indicare la saturazione di ossigeno nel sangue, pochi euro per tenere sotto controllo il valore di Sp02 e la frequenza cardiaca.
Giusto per un auto-controllo, prezioso però da indicare al medico, anche a distanza, per prevenire eventuali complicazioni ai polmoni...
 

 
 





 
 

Purtroppo ci risiamo...

 

©scienzainrete.it
Ingenuamente pensavo difficile "la seconda ondata", ma mi devo ricredere. Ipotizzavo semmai una ripresa dei contagi dovuta all'afflusso degli studenti alle scuole e maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, ma non con un tale incremento.

Si poteva/doveva supporre soprattutto da parte degli "esperti" virologi, infettivologi, o quant'altro, che giornalmente presidiano le trasmissioni televisive sia in Italia che in Francia?

Rimango del parere che alla enorme quantità di notizie non corrispondeva una qualità correlata, abbiamo tutti assistito a "duelli" mediatici tra i soliti Professori, addirittura talvolta con denunce ed offese pubbliche che mal si addicono alla scienza. Trovo davvero insopportabile che "gli scienziati" si siano abbassati a baruffe da Talk show di tale livello. E poi chi ha ragione? Non dovrebbero essere i dati clinico-scientifici l'unico vertice di osservazione e analisi?

Sul côté psicologico poi, abbiamo sentito di tutto e tutto il contrario!

Purtroppo la mia famiglia è stata duramente colpita dal decesso di una cara persona, dopo un ricovero di quasi un mese al Policlinico, ospedale milanese di eccellenza, che però ha lasciato molti dubbi per il protocollo obbligatorio seguito dai medici curanti. Abbiamo addirittura dovuto contattare il Tribunale per i Diritti dei Malati per consentire ad una persona di visitare il malato che, nella notte successiva è mancato.

Nessuno mette in dubbio la professionalità dei medici curanti, ma sentirsi dire che non avevano al momento in stock un farmaco antivirale ritenuto essenziale per la cura, non disponibile in ospedale, lascia sgomenti. Guarda caso un antivirale costoso di produzione inglese...

Ne consegue richiesta della cartella clinica, che amici medici italiani e francesi desiderano consultare perchè rimasti perplessi dal tipo di cure somministrate. Era davvero Covid (dov'è il test positivo) o una polmonite che si è aggravata per il tipo di cure prestate? Magari non verrà fuori nulla (in fin dei conti per la nostra serenità lo speriamo ardentemente) ma tant'è.

Un giorno dovremo anche interrogare le case farmaceutiche, che hanno fatto e stanno facendo affari d'oro, e comprendere il loro coinvolgimento (interessato) nella pandemia. Ora non è il momento, ma le domande restano nell'aria.

Per non parlare del vaccino, per taluni già in fase avanzata di sperimentazione, con una specie di gara a chi arriva prima a registrarlo e, ovviamente, vendere agli Stati milioni di dosi. Molti virologi però ci mettono in guardia dal facile entusiasmo per il vaccino. Non credono possa essere sviluppato adeguatamente e soprattutto semmai dopo almeno uno-due anni di sperimentazione sull'uomo.

Capitolo tamponi: a Milano è difficile fare un tampone in tempi brevi. Per precauzione tutti noi ci siamo registrati per un tampone PCR (quello del naso) ma per accelerare la procedura, guarda caso, ci si può rivolgere ad un centro privato e per 90 euro (mediamente) si potrà fare velocemente. Anche a Nizza non è agevole, forse un pò meglio, soprattutto è a totale carico della ottima Cpam, bisogna dirlo!

Ho seguito più volte gli interventi del virologo Giorgio Palù, pacatamente ha detto la sua, mi pare senza polemizzare con gli altri emeriti colleghi. Una voce un pò fuori dal coro, ma non sono in grado di valutare se ha ragione o meno.

Una cosa mi trova però d'accordo, quando chiama in causa la Cina e relative responsabilità sulla Pandemia. E' stato appurato che il virus Covid-19 iniziava a diffondersi già nel settembre del 2019 in Cina, proprio a Wuhan. Pipistrello, pangolino, mercati "umidi", laboratorio BSL4, azione premeditata o fuga del virus per un incidente? Forse non lo sapremo mai, però qualche domandina sconveniente al governo cinese andrebbe fatta.

Soprattutto in riferimento ai mesi di ritardo nel segnalare l'epidemia all'OMS che ha colpevolmente coperto la Cina nelle fasi iniziali, per poi dare l'allarme quando la frittata era stata fatta.

Del resto il governo Cinese già per altre pandemie in anni non lontani (H1N1, Sars, e Mers), ha colpevolmente coperto dati clinici ed epidemiologici al resto del mondo, nel tentativo di circoscrivere l'infezione senza clamore. Poi se non fossero riusciti a contenere il virus, beh... affari nostri.

Visto il danno terribile a livello mondiale, e non ne siamo ancora fuori, credo necessario che i governi europei e non solo, si facciano carico di porre queste scomode domande al governo cinese che, va detto, ad oggi non ha permesso alcuna ispezione internazionale od inchiesta da parte di altri paesi.

Nel frattempo stiamo tutti attenti, proteggiamoci e proteggiamo gli altri ed... incrociamo le dita.




 

 

 


 



 

GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA 2020

Qualche considerazione sul Covid-19

 

© La Vérité

In questi mesi difficili ho potuto fare molti colloqui e consultazioni gratuite (in accordo con l'ordine degli Psicologi della Lombardia) vuoi di persona che via Skype in riferimento all'emergenza Covid-19 ed ai suoi effetti psicologici ed antropologici.

Avete letto bene, anche aspetti antropologici, che vorrei provare a delineare.

Sono rimasto davvero colpito dalle differenze individuali di reazione all'emergenza virus, addirittura in seno alle stesse famiglie: persone terrorizzate e persone dello stesso nucleo familiare apparentemente tranquille e fiduciose di non contrarre mai il virus...!

Chi disinfettava tutto, la spesa, i vestiti, la casa ed ovviamente mani e quant'altro per combattere il virus. Usciva, anzi non usciva di casa e vedeva come untori tutte le persone che si avvicinavano a qualche metro di distanza anche con la mascherina.

Magari la sorella o il fratello del "terrorizzato" dal virus si comportava come se il contagio fosse solo per gli altri ed osservava il familiare con un misto di pena e fastidio.

Parliamo soprattutto di persone che non hanno (fortunatamente) avuto familiari ed amici colpiti dalla pandemia e ricoverati in ospedale, magari in rianimazione.

Come spiegare tali differenze così marcate?

Nel corso dei colloqui ho potuto osservare che le persone riferivano in modo molto diverso le notizie che avevano ascoltato dalla televisione, radio o dai Social.

Prima considerazione: all'inizio le metafore narrative del virus erano di tipo militare, ovvero guerra, combattere il nemico, morti e feriti sul campo (di battaglia), militari in strada con mezzi mimetici, medici militari e soldati chiamati di rinforzo per l'ottima organizzazione che potevano mettere in opera in tempi rapidi.

Una "potenza di fuoco" contro il virus che tentava di rassicurarci e darci il segno di una battaglia difficile ma che si poteva combattere con grandi mezzi pur contro un nemico invisibile e subdolo.

Aspetto comunicativo: siamo stati tutti bombardati da notizie, reportage, approfondimenti, dossier, collegamenti con ospedali e camere mortuarie (!), interviste praticamente a tutti i primari di rianimazione, reparti Covid-19 e medici delle città più importanti, sia di giorno che di notte. Ovviamente mi riferisco ugualmente a ciò che è accaduto e accade in Francia come in Italia.

Ad un certo punto sembrava esserci uno strano derby: Marsiglia contro Parigi (guarda caso), Napoli contro Milano (guarda caso) e via così. Illustri clinici, virologi o epidemiologi erano consultati e sovente ci davano interpretazioni differenti degli stessi dati. A seconda dei canali televisivi ascoltati ci si trovava di fronte a medici che presentavano scenari drammatici mentre altri, pur con cautela, cercavano di infondere speranza. Così pure in riferimento alle terapie utilizzate con i malati, molto difformi tra loro, per non parlare del vaccino. Vaccino che qualcuno attende come la soluzione definitiva e "scientifica" della pandemia mentre molti altri autorevoli clinici ci spiegano che mai esisterà un vaccino per il Covid-19. Del resto dopo tanti anni di ricerca e studio non c'è ancora un vaccino contro l'HIV, quindi...

Per non parlare della Cina: mercati di animali crudelmente sgozzati, pipistrelli o pangolini portatori del virus. E' quella l'origine o si tratterebbe del famoso laboratorio BSL4 di Wuhan? Virus "scappato" dal laboratorio, intenzionalmente o incidente, ognuno può farsi la sua idea.

E l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità o centro di potere sanitario in mano a multinazionali private, ben orientate al profitto?

Ebbene, in base alle notizie che ascoltiamo (quindi operiamo una scelta), potremo convincerci che la situazione è grave, addirittura sfuggita di mano a chi ci governa.

Ugualmente potremo cogliere (quindi operiamo una scelta) che pur nella difficoltà la situazione è sotto controllo e possiamo essere fiduciosi.

Chi ha ragione? Entrambi i modi di pensare sono legittimi, sono le due facce della medaglia, solo il tempo ci potrà dare riscontri "oggettivi" e permettere una lettura di quanto accaduto. Soprattutto comprendere il rapporto tra gli aspetti sanitari e di pandemia indotti dal virus Covid-19 e gli aspetti sociali, antropologici, umani e politici ugualmente importanti e che, a mio avviso, sono ancora molto da analizzare.

Giusto qualche spunto di riflessione preso dall'esperienza personale. Ad inizio settembre tornato dall'Italia, come molti di noi, ho voluto fare il test PCR per prudenza. Munito di ordonnance del medico mi sono prenotato per il test in tre diversi laboratori di Nizza. Ebbene la prima disponibilità era per il 23 settembre, ovvero tre settimane dopo! Giustamente insoddisfatto di ciò mi sono rivolto ad un infermiere privato (liberale) che mi ha fatto il tampone immediatamente ed il cui esito è arrivato sette giorni dopo... So che siete curiosi e vi dico che sono negativo come anche il test fatto in luglio per la Mairie di Nizza.

Altra esperienza personale purtroppo più triste: una persona cara ed anziana a Milano ha avuto febbre e inizio di difficoltà respiratoria. Il medico curante consultato per telefono, ovviamente, ha prescritto antibiotici ed ha suggerito di non andare al pronto soccorso.

Dopo alcuni giorni la persona si è aggravata, febbre e mancanza di respiro: il medico non è uscito a visitarlo ed ha detto di seguire il Protocollo. Ovvero potere morire in casa senza una visita medica. Disperati i familiari dopo una settimana hanno chiamato un medico privato che per la modica somma di 210 euro è venuto (lui si) a visitare il paziente e l'ha spedito in urgenza con ambulanza al Policlinico, ospedale di eccellenza di Milano.

Due settimane di ricovero, nessuno può visitare il malato, solo notizie telefoniche ad un familiare se un infermiere cortese del reparto Covid-19 ha voglia e tempo di dare notizie. Ad oggi i familiari sanno solo che la situazione è grave, il congiunto è sedato e sotto ossigeno, non risponde alle cure ed i polmoni sono in grave sofferenza.

Però sanno che se dovesse morire verranno prontamente avvisati di giorno o di notte!

No comment

 

 

 



 





Protocollo di intesa per gli Psicologi nelle scuole in Italia

©Sull'orlo della Psicologia

Le premesse sono ottime: il Ministero dell'Istruzione ed il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) hanno siglato un protocollo per introdurre la figura dello Psicologo all'interno delle scuole italiane. Si è partiti dall'emergenza Covid-19 per cercare di dare risposta ai disagi derivanti da tale pandemia e prevenire, per quanto possibile, situazioni di stress ed ansia correlate alla diffusione del virus. Il Ministero dell'Istruzione ha ritenuto importante predisporre un servizio di assistenza psicologica per il personale scolastico, insegnanti e non, in riferimento allo stress lavorativo. Servizio rivolto anche agli studenti ed alle loro famiglie per fornire supporto nei casi di disagio sociale, difficoltà relazionali e traumi psicologici. Non solo, si vuole estendere tale supporto psicologico per avviare azioni volte alla formazione degli insegnanti, dei genitori e degli studenti per affrontare tematiche inerenti i corretti stili di vita, la prevenzione di comportamenti a rischio per la salute ed avviare percorsi di educazione all'affettività.

Da parte sua il CNOP offre tramite gli Psicologi iscritti agli Ordini Regionali il supporto tecnico-scientifico per realizzare azioni di prevenzione, promozione ed intervento nell'area della psicologia scolastica.

Particolare attenzione verrà posta a sensibilizzare tutto il personale della scuola, studenti e famiglie, per prevenire fenomeni di bullismo, cyberbullismo, abbandono scolastico e fornire strumenti idonei per affrontare le problematiche legate alle dipendenze (alcool, droghe e gioco patologico). Di pari passo utilizzare gli Psicologi per avviare progetti di ricerca, formazione ed informazione anche in collaborazione con altre realtà del territorio, per promuovere iniziative sui temi della salute in ambito scolastico.

Fin qui tutto bello ed interessante e sicuramente la firma del protocollo è un passo necessario.

Sappiamo bene che occorre però trasformare quanto scritto in un potenziale progetto che riguarda tutte le scuole della penisola per potere cantare vittoria. Ad oggi vediamo due criticità: le linee guida del protocollo non sono ancora state scritte ed approvate e, conoscendo la burocrazia, possiamo immaginare tempi lunghi quando l'emergenza è in corso e per altri mesi la situazione sarà difficile per tutti noi.

Altra criticità è data dai costi che dovrebbero essere a carico del Ministero dell'Istruzione e che dovranno essere approvati e sottoscritti dalle due parti. Anche qui sappiamo bene che i tempi potrebbero essere lunghi.

Dobbiamo essere fiduciosi e pensare positivo certamente, ma anche usare cautela per monitorare che tale ottima iniziativa (finalmente) si realizzi in tutte le scuole italiane.

Sarebbe un grande passo avanti per la scuola del nostro Bel Paese, per i nostri ragazzi e giovani studenti e per la comunità degli Psicologi.

Vi terrò aggiornati...


 










10 settembre: giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

©Università di Roma la Sapienza
Anche quest'anno si svolgerà a Roma il Convegno Internazionale di suicidologia e salute pubblica. Data la situazione che tutti noi ben conosciamo il Convegno sarà "virtuale" tramite webinair e si parlerà sicuramente dell'incidenza del virus Covid 19 sul fenomeno dei suicidi.
I dati ci dicono che in Italia sono stati registrati circa settanta suicidi e una cinquantina di tentativi di suicidio legati direttamente all'emergenza Covid 19.
Teniamo conto che mediamente in Italia si registrano 4000 suicidi e 40.000 tentativi di suicidio all'anno, soprattutto da parte di giovani.
I giovani che potrebbero sembrare la parte più resiliente della popolazione sono però molto esposti al tema del suicidio dato che tratti depressivi minori si riscontrano sovente nella fascia 12-24 anni, senza tenere conto poi di sindromi depressive vere e proprie. Anzi: il suicidio è la seconda causa di morte nei giovani tra i 15 ed i 30 anni.
Torniamo alla correlazione tra Covid 19 e suicidio; tre fasce di popolazione sono apparse particolarmente colpite: gli operatori sanitari in prima linea quindi medici, infermieri, barellieri, personale delle ambulanze e personale ausiliario degli ospedali. E' facilmente comprensibile, abbiamo tutti ancora alla mente i volti dei "curanti" segnati dalle tante ore di uso delle mascherine, provati, stressati e collassati per l'improvviso carico di terribile lavoro cui dovevano fare fronte, sovente senza gli adeguati dispositivi di protezione!
Altra tipologia di persone che hanno risentito pesantemente della pandemia nelle casistiche di suicidi è rappresentata da chi aveva terrore di contrarre il virus, per se o per paura di contagiare altre persone, sia familiari che non. Il terrore era rappresentato dal finire in ospedale intubato e sedato. 
Altra fascia di popolazione è rappresentata da chi ha perso il lavoro, dipendente o liberale, con pesante ricaduta economica, familiare e sociale. Purtroppo questa terza fascia di popolazione è quella ancora particolarmente a rischio, e lo sarà purtroppo nei prossimi mesi. Abbiamo casi di imprenditori, commercianti o lavoratori che hanno posto drammaticamente termine alla propria vita, angosciati per la perdita del lavoro.
Vero è che il suicidio è sempre un'evento multifattoriale, ovvero molteplici fattori convergenti possono portare a tale atto, però lo scenario globale di pandemia, incertezza, angoscia e paura ha rappresentato uno sfondo cupo e terrificante per tutti noi.
Gli operatori della salute italiani, in primis gli psichiatri, facevano anche notare che con la chiusura degli ambulatori, il contingentamento dei ricoveri in ospedale e la netta diminuzione degli accessi agli studi medici, gran parte della popolazione "fragile" si è trovata senza punti di riferimento adeguati. L'uso di Internet e delle videochiamate ha solo in minima parte ridotto tale fenomeno. Molte persone bisognose hanno trovato un minimo conforto nel parlare con qualcuno davanti uno schermo di computer!
Permettete una nota personale: i media hanno ben contribuito a tenere "alta la tensione", media italiani, francesi o di qualunque altra parte del mondo.
Trovo grande la responsabilità dei media rispetto alle notizie date sulla pandemia: ancora oggi che i numeri sono assolutamente gestibili e, soprattutto, i medici hanno strumenti e farmaci utilissimi per affrontare il contagio, la "musica di fondo" è sempre a tinte fosche e cupi!
Ma questo sarà occasione di ben altri dibattiti tra qualche tempo, con numeri chiari alla mano e popolazione molto più consapevole dell'entità del fenomeno, non solo sanitario, ma sociale...







Claude Monet: the Immersive Experience, mostra multimediale agli Arcimboldi a Milano

Logo: ©Guidatorino
Dall'inizio di agosto a Milano è possibile visitare nel grande spazio teatrale degli Arcimboldi la mostra su Claude Monet, pittore francese assai conosciuto e fondatore del movimento impressionista. Monet ha anche contribuito a cambiare la storia dell’arte con il suo approccio verso la natura ed i paesaggi cogliendo e rendendo eterno quel momento irripetibile di vita che passa veloce, quell’attimo che viene fissato per sempre nella sua interezza e nella sua bellezza. 
La mostra è multimediale ed ha per corollario Claude Monet: the Immersive Experience.
Questa è la particolarità dell'esposizione: è possibile camminare ed ammirare le opere del pittore "entrando" dentro i suoi quadri, proiettati sulle pareti in modo dinamico. Per oltre un'ora si possono ammirare in alta definizione la serie dei quadri di Monet, in ordine cronologico, nella sequenza di soggiorni in Francia, Italia (Venezia e Bordighera) o altrove. Viaggi che servivano a Monet per fissare scorci, panorami o personaggi da immortalare sulle sue tele.
Vi è poi la sala centrale degli Arcimboldi che permette una totale immersione nelle opere dell'artista, in un tripudio di colori e musiche, con gli spettatori seduti per terra avviluppati dalle opere dinamiche, proiettate sulle pareti, sul soffitto e sul pavimento. Si viene rapiti dai colori, dai panorami, dalle figure umane che hanno colpito Monet nel corso di una lunghissima e prolifica vita artistica, tenuto conto che per molti anni ha dovuto lottare contro la cataratta.
Al termine del ciclo dinamico ci si trova nell'atelier del pittore e nel giardino di Giverny con il ponte sopra le celeberrime ninfee, dove tutti i visitatori possono scattarsi una suggestiva foto come se facessero parte della famosa tela.
Ma il meglio della visita deve ancora venire. E' possibile sperimentare la realtà virtuale: con appositi visori ad alta definizione si è letteralmente proiettati all'interno delle sue opere, è possibile "girare" tra i suoi personaggi ed i suoi panorami in movimento. Credetemi è davvero un'esperienza affascinante e coinvolgente che ci fa ritornare bambini curiosi "a bocca aperta".
All'ultimo saliamo le scale che portano al suo studio di Giverny con le finestre affacciate sul giardino più e più volte immortalato nei suoi dipinti. E' possibile girare per il suo studio ed osservarlo dipingere e viene voglia di salutarlo..!
Queste esperienze immersive o addirittura l'uso della realtà virtuale certo stravolgono la "classica" fruizione delle opere artistiche. Diciamo che la forza espressiva della proiezione 3D mapping coniugata con una attenta scelta dei temi e delle opere presentate dai curatori ha un effetto finale notevole ed affascinante.
Non a caso la mostra ha riscosso un grande successo in Corea, Belgio, Inghilterra e Spagna. Sono certo che anche in Italia il riscontro di pubblico sarà entusiastico, tenuto conto che durerà sino a dicembre. 
P.S. Nel rispetto delle norme in materia di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19, l’accesso agli spazi espositivi è contingentato con ingressi a ogni ora. Traduzione: affrettarsi a prenotare la visita...













Itinerari italiani

La Camera di Commercio Italiana di Nizza e Costa Azzurra grazie al lavoro degli sviluppatori di Advera Group ed alla collaborazione con CNA Cuneo, ha realizzato un’Applicazione (scaricabile dagli Store per smartphone) che raccoglie destinazioni e consigli in lingua francese su dove alloggiare, mangiare e su quali attività svolgere seguendo alcuni itinerari turistici “di prossimità”.
Indirizzi di cittadine e località di regioni non troppo lontane da Nizza tra Liguria, Piemonte e Toscana. Un invito agli amici francesi e perchè no a tutti gli italiani di visitare luoghi caratteristici, fascinosi e conoscere meglio il nostro Paese.
Lasciatevi tentare dalle proposte e .... buon viaggio.
 
La guida: © Visitez l'Italie

I bambini ed il post- confinamento a seguito del Covid-19


Photo: ©Policlinico.mi.it
Sembra passato il peggio del contagio dato dal Coronavirus (soprattutto qui nella Regione Paca), ma alcuni importanti effetti correlati al confinamento e successivo de-confinamento sono ancora presenti nei bambini e nei ragazzi. Gli adolescenti mediamente hanno già sufficienti risorse psicologiche per "attutire" il colpo, data la loro innata "mobilità psicologica" ed energia intrinseca.
Invece bimbi, bambini e ragazzini sovente sono portati all'attenzione del pediatra, del medico generalista o dello psicologo per fenomeni "strani", quasi come se fossero regrediti a fasi precedenti dello sviluppo e del comportamento. Mi riferisco a difficoltà nell'addormentamento, risvegli improvvisi e con pianto, mancanza di appetito, irritabilità, apatia, eccitabilità, ripetizione ossessiva di parole o frasi, aggressività rivolta ai giochi e agli adulti...
Anzitutto occorre tranquillizzare i genitori, niente di grave colpisce i loro bambini. Stiamo parlando di piccoli "uomini e donne" che hanno affrontato loro malgrado qualcosa per cui nessuno era preparato, tantomeno i loro genitori.
Immaginate una famiglia che ha dovuto inventarsi di colpo nuovi ritmi, orari, presenze, fine settimane al chiuso in casa e lontano dai (mitici) nonni...
Anche ad essere genitori saggi e consapevoli c'è da dare di matto! Non crediate che tutto quanto accaduto sia passato facilmente. In qualche modo il virus ha minato la nostra onnipotenza, la nostra voglia e capacità di gestire e controllare tutto quanto ci circonda (almeno pensiamo così). Se questi effetti sono ancora ben presenti nella nostra società di adulti, immaginate quale possa essere il "contagio psicologico" ed emotivo che abbiamo trasferito ai nostri bambini. Chi più chi meno abbiamo tutti avuto paura di essere contagiati e finire in ospedale. Io ricordo benissimo che a seguito delle drammatiche notizie che provenivano da Milano, foyer di contagi, per una settimana ho temuto assai per familiari ed amici. Poi gradualmente l'orizzonte si è fatto meno scuro e la speranza ha preso il sopravvento. Questa tempesta emotiva ha colpito i bambini che all'inizio sembravano immuni e totalmente esenti da effetti visibili. Poi, con il passare delle settimane, ecco dei sintomi che hanno preoccupato i genitori, a volte sintomi mai comparsi e quindi ancor più difficili da comprendere. Ho ricevuto molte telefonate da parte di genitori preoccupati per i loro piccoli. Il più delle volte ho rassicurato i genitori che quanto accadeva non era per niente "anormale" ma assolutamente comprensibile alla luce di quanto stava accadendo attorno a noi.
Soprattutto se siamo stati (nostro malgrado) la causa del trasferimento di ansia ai nostri figli, proprio noi possiamo compiere l'operazione inversa. Ovvero divenire agenti di rassicurazione, serenità e speranza, senza lasciarci andare a negatività, pessimismo e rassegnazione.
Direte voi: "Mica facile a farsi..." Certamente, ma nessuno ha mai detto che il "mestiere" di genitore è facile ed occorre soprattutto prestare attenzione al non detto, ai comportamenti, alle emozioni veicolate ed ai sentimenti espressi.
Nella stragrande maggioranza dei casi i sintomi dei bambini sono tornati sotto controllo con una maggiore consapevolezza dei genitori.
Poi occorre inventarsi qualcosa di creativo: magari un cagnolino o un gattino non come "animale da compagnia" ma membro della famiglia a tutti gli effetti! E' solo un esempio ma credetemi gli effetti positivi sono incredibili.
PS un animale adottato ovviamente, non preso in negozio!





Ascoltate quanto dice il Prof. Raoult nell'intervista a BFMTV del 25 giugno


Emergenza sanitaria: una lettura critica

Photo : ©Enaip Srl

Un gruppo di medici (dott. prof. Pasquale Mario Bacco, dott.ssa Antonietta Gatti, dott. Mariano Amici, prof.ssa Carmela Rescigno, dott. Fabio Milani, dott.ssa Maria Grazia Dondini) ha inviato oggi una istanza in autotutela al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e, in conoscenza, ai Governatori delle Regioni. In questa lettera sono evidenziati aspetti problematici nella gestione dell’emergenza Covid-19, in particolare sotto il profilo medico-scientifico ed epidemiologico. Le fonti indicate nella lettera riportano evidenze tratte da documenti ufficiali, da studi specialistici e da notizie diffuse dalla stampa. Si tiene a precisare che l’istanza intende limitarsi a sollevare questioni di merito, lasciando agli esperti di diritto, ai magistrati e agli avvocati le valutazioni di loro pertinenza. Questa iniziativa, che non vede coinvolta alcuna organizzazione né associazione, impone alle Istituzioni interpellate di dare risposta ufficiale ai firmatari entro precisi termini di legge, e consente - si auspica - di chiarire molti punti controversi.

COMUNICATO STAMPA - 28 Maggio 2020

* Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi Piazza Colonna 370 00187 Roma RM
Via PEC a presidente@pec.governo.it
* Ministero della Salute in persona del Ministro p.t. Viale Giorgio Ribotta 5 00144 Roma RM
Via PEC a gab@postacert.sanita.it
* Ministero della Salute Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria in persona del Direttore Generale p.t. Viale Giorgio Ribotta 5 00144 Roma RM
Via PEC dgprev@postacert.sanita.it
* Al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Prof. Silvio Brusaferro Viale Regina Elena, 299 00161 Roma RM
Via PEC a protocollo.centrale@pec.iss.it
* Ai Governatori delle Regioni LL. SS.

OGGETTO: EMERGENZA SANITARIA COVID-19 – ISTANZA IN AUTOTUTELA.
Noi sottoscritti
dott. prof. Pasquale Mario Bacco, [omissis]; dott.ssa Antonietta Gatti, [omissis]; dott. Mariano Amici, [omissis]; prof.ssa Carmela Rescigno, [omissis]; dott. Fabio Milani, [omissis]; dott.ssa Maria Grazia Dondini, [omissis],
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come professionisti che operano quotidianamente a contatto con la realtà sanitaria e che hanno quindi conoscenza diretta dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, riteniamo doveroso sottoporre alla Sua attenzione alcune riflessioni e domande circa le misure adottate dagli Enti istituzionali a contenimento del contagio, quale nostro contributo. Crediamo in primo luogo che sia necessario chiarire in modo univoco, chiaro e scientificamente credibile che il Covid-19 ha dimostrato di essere una forma influenzale non più grave degli altri Coronavirus stagionali: nonostante l’OMS abbia dichiarato l’emergenza pandemica l’11 Marzo , le cifre ufficiali dei 1 deceduti, dei contagiati e dei guariti contraddicono la definizione stessa di “pandemia” .

Occorre dare informazioni corrette e fornire criteri di comprensione dei dati reali, evitando che i media diffondano notizie allarmanti, a nostro parere assolutamente ingiustificate. La banalizzazione statistica dei decessi è la sintesi di una comunicazione istituzionale che ha impedito, per tutta l’emergenza ed ancora oggi, di avere una chiara sintesi della situazione, portando ad un circolo vizioso in termini di provvedimenti sanitari e di impatto sociale
In particolare è indispensabile precisare:
• che il totale dei deceduti per qualsiasi patologia o per morte naturale, quotidianamente annunciato nei “bollettini di guerra” diffusi dai media, non deve essere inteso come unicamente riferito al Covid-19 o a patologie concomitanti;
http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/1dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp? lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4209 Poiché essa presuppone la mancanza di immunizzazione dell’uomo verso un patogeno 2 altamente virulento. Si veda comunque la documentazione dell’ISTAT: ttps://www.istat.it/it/Jiles//2020/03/ Nota_Tavole_Regionali_cause_morte_1marzo_30Aprile-_2017_e_2020.pdf e https:// www.istat.it/it/archivio/241428
• quale percentuale della mortalità sia determinata dai deceduti per Covid-19 (solo per Covid-19) e quanto essa si discosti dalle medie ufficiali degli anni precedenti per patologie analoghe ; • quali siano i reali motivi per cui in alcune zone del Nord Italia si è registrata una diffusione tanto abnorme ed una letalità tanto più alta rispetto ad altre zone del paese, persino limitrofe;
• che i tamponi effettuati per rilevare la positività al virus danno una percentuale di “falsi positivi” e “falsi negativi” , per cui possono risultare 4 “contagiati” soggetti che non lo sono; di conseguenza, le percentuali ricavate dal numero dei tamponi vanno interpretate e spiegate tanto agli operatori sanitari quanto ai media e alla popolazione, evitando inutili allarmismi; Cfr. https://repo.epiprev.it/index.php/2020/05/12/andamento-della-mortalita-3 giornaliera-sismg-nelle-citta-italiane-in-relazione-allepidemia-di-covid-19-report-1febbraio-2-maggio-2020-settimo-rapporto/ – Cfr. il sito ufJiciale ISTAT: «Per la produzione del dato statistico, l’Istat effettua la codifica delle patologie e individua la “causa iniziale di morte”, ovvero quella direttamente responsabile del decesso. A tal fine, l’Istat si avvale delle regole dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; la causa iniziale di morte viene poi utilizzata per le statistiche ufficiali a livello nazionale e internazionale. Ad esempio, nel caso dell’Influenza, essa risulta conteggiata in queste statistiche se e solo se è stata certificata dal medico e se risulta essere la “causa iniziale di morte” in base alle regole internazionali di codifica. Se l’Influenza è presente sul certificato ma non è selezionata come causa iniziale di morte, viene codificata come “causa multipla” ovvero tra le cause che hanno contributo al decesso», https://www.istat.it/it/archivio/ 240401#Rilevazioniindettaglio-2 Si vedano le dichiarazioni del prof. Ricciardi: «Oggi in tutto il mondo abbiamo test non 4 perfetti dal punto di vista della sensibilità perché messi a punto in poco tempo e devono essere perfezionati. Quindi c’è un’ampia possibilità di sovrastimare le positività», https:// www.corriere.it/cronache/20_febbraio_27/coronavirus-ricciardi-la-prossima-settimanacapiremo-se-italia-l-emergenza-comincia-rientrare-43c9a4fa-58cd-11ea-8e3aa0c8564bd6c7.shtml – Cfr. anche https://archive.st/archive/2020/3/www.ncbi.nlm.nih.gov/i8vf/www.ncbi.nlm.nih.gov/ pubmed/32133832.html – Ha suscitato un certo scalpore anche la notizia recente della Nuova Sardegna sui 17 sanitari risultati falsi positivi al Covid: https:// www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2020/05/21/news/nuoro-falsi-positivi-alcovid-i-17-sanitari-presunti-contagiati-a-marzo-1.38872367 – https:// www.ilgiornale.it/news/cronache/30-dei-tamponi-mente-ecco-tutti-ilimiti-1861344.html – https://www.recnews.it/2020/03/11/tra-i-contagiati-dacovid-19-ci-sono-circa-la-meta-di-falsi-positivi/ – http://www.agrigentonotizie.it/ cronaca/agrigento-asp-tamponi-falsi-positivi-calano-contagi-bollettino.html – https:// www.dire.it/19-05-2020/462162-coronavirus-lesperto-test-sierologico-non-infallibilerischio-falsi-negativi/
• che gli esami sierologici effettuati devono essere parimenti interpretati, chiarendo che quanti risultano positivi all’IGG non costituiscono un pericolo per la popolazione, ma anzi un elemento che conferma che la diffusione del Covid-19 sta esaurendosi, come normalmente accade per patologie simili.
È inoltre necessario chiarire:
• quali siano i criteri adottati per la creazione delle proiezioni elaborate dagli esperti e quale conferma nei dati reali oggi disponibili abbiano sinora avuto queste proiezioni;
• quali siano i titoli e quale sia l’autorevolezza e l’esperienza dei membri della Commissione incaricata di proporre misure di contenimento dell’epidemia; quali i criteri di selezione adottati per formare la Commissione e se sussistano dei conflitti di interesse che possano in qualche maniera orientarne le scelte e le decisioni;
• quale sia il motivo per cui si è deciso di non tenere in considerazione gli studi e i rilievi di medici e specialisti impegnati sul campo, privilegiando l’impostazione opinabile degli “esperti” anche laddove contraddetta da casi documentati ; anche il ricorso all’uso dei ventilatori polmonari pare quantomeno controverso;
• per quale motivo si siano sottovalutati o ritardati i ruoli di profilassi e terapia di farmaci e metodiche anche ben conosciute e rivelatesi efficaci in molteplici occasioni ; questa scelta ha determinato evitabili esiti infausti e lunghe ospedalizzazioni, mentre i pazienti avrebbero potuto esser trattati con ricoveri a domicilio senza gravi complicazioni;
• per quale motivo si siano impediti gli esami autoptici, che si sono invece rivelati, quando effettuati, una fonte insostituibile di preziosissime Si veda anche il recente studio del prof. Didier Sornette, cfr. https://www.swissinfo.ch/5 ger/covid-19-pandemie_schweizer-wissenschaftler-streiten-ueber-nutzen-deslockdowns/45759526 Cfr. https://nypost.com/2020/04/06/nyc-doctor-says-coronavirus-ventilator-settings-6 are-too-high/ Cfr. https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/terapia-plasma-coronavirus-7 burioni-1.5139624 ed anche https://biomedicalcue.it/burioni-differenze-plasmaterapia-vaccino/19267/
informazioni e che hanno consentito di scoprire che la causa principale dei decessi non era la virulenza della patologia, ma una sua errata cura ;
• vogliamo inoltre evidenziare, in molti casi, il rallentamento delle diagnosi e delle procedure terapeutiche per patologie diverse e un dirottamento delle risorse verso una sola patologia. Emblema di questa situazione è la realizzazione di strutture ospedaliere riservate alla sola emergenza Sarscov2, presso le quali si sono ricoverati pochi pazienti e che ora sono in gran parte chiuse;
• per quale motivo si siano date disposizioni, su indicazione dell’OMS, di trasferire i pazienti anziani nelle RSA, con le conseguenze ben note;
• quante siano state le salme di persone dichiarate decedute per Covid-19 per le quali si è imposta la cremazione, e su quali basi scientifiche si sia deciso Cfr. https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/20_maggio_04/coronavirus-papa-8giovanni-autopsie-quasi-vietate-decisive-scoprire-rischio-trombosie656185a-8dd1-11ea-b08e-d2743999949b.shtml e https://www.corriere.it/cronache/ 20_maggio_23/coronavirus-gruppo-ribelle-medici-legali-fateci-fareautopsie-14d0f37e-9d10-11ea-a31e-977f755d9d62.shtml?cmpid=tbd_91305292Bp – https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/05/23/news/ coronavirus_catania_gli_scenziati_denunciano_errore_l_assenza_di_autopsie_per_morti_d _covid_-257456802/ – https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2020/05/22/covid-medicierrore-non-fare-autopsie_3fea6611-194d-4771-8a59-c3f42235be76.html – https:// www.ilriformista.it/divieto-di-autopsia-ai-morti-di-coronavirus-la-bufala-contro-ilgoverno-che-vuole-insabbiare-la-verita-96531/ – Si veda inJine l’opinione del prof. Klaus Puschel: «Autopsie di fatto “vietate” nel nostro Paese da una folle circolare che le ritiene superflue quando risultati verosimile – e solo verosimile – il motivo del Covid-19 come possibile causa del decesso. Il direttore dell’Istituto di Medicina Forense dell’Università di Amburgo, Klaus Puschel, ha infatti appena pubblicato un dettagliato studio che fa luce su molte cose. Nello studio sono riportate le conclusioni degli esami autoptici svolti dalla sua equipe. Da esse si evince con estrema chiarezza che “tutte le persone esaminate avevano altre gravissime patologie” e quindi non sarebbero morte di coronavirus. Il quadro clinico dei pazienti si presentava “gravemente compromesso” e le condizioni di salute erano estremamente precarie. Puschel arriva al punto sostenere di non aver alcun dubbio nel confermare che ad Amburgo non è morta una sola persona senza precedenti, gravi patologie. Ecco le sue precise parole: “Tutti quelli che abbiamo esaminato finora avevano il cancro, o una malattia polmonare cronica, erano forti fumatori o fortemente obesi, soffrivano di diabete o avevano malattie cardiovascolari”. […] E poi: “Sono convinto che la mortalità Corona non si farà nemmeno sentire come un picco nella mortalità annuale”. Parole che pesano come macigni per valutare, in tutta la sua reale portata, la pandemia. Sottolinea il medico legale tedesco. “Il Covid-19 è una malattia mortale solo in casi eccezionali, ma nella maggior parte dei casi è un’infezione da virus per lo più innocua”», http://www.lavocedellevoci.it/2020/05/15/covid-19-dalla-germania-i-risultati-chocdelle-autopsie/ – E ancora:https://www.ilgiornale.it/news/cronache/coronavirusautopsie-dei-medici-trombosi-causa principale-1861127.html – https:// www.secoloditalia.it/2020/05/sui-morti-di-covid-nessuna-autopsia-la-circolare-del ministro ci ha fatto perdere tempo prezioso di ricorrere a questo provvedimento (con le sue molteplici implicazioni) che è previsto per i casi di eziologia batterica;

• per quale motivo si continui ostinatamente a “minacciare” futuri, possibili scenari di inasprimento delle misure di contenimento, come se l’epidemiologia dipendesse solo dalla mancata ottemperanza di disposizioni sanitarie la cui efficacia è quantomeno dubbia: nessuna evidenza scientifica permette di affermare che in questo stadio dell’epidemia sia ancora necessario mantenere le distanze di sicurezza, usare mascherine, indossare guanti oltre a curare l’igiene delle mani ;
• chi siano i cosiddetti esperti che hanno suggerito al Ministero di imporre l’uso delle mascherine e del distanziamento sociale anche agli alunni delle scuole, alla riapertura di settembre: queste scelte devono essere giustificate ed eventualmente – in presenza di elementi che ve ne sconsiglino il ricorso – immediatamente revocate.
Inoltre, chiediamo per quale motivo si sia attuata una politica del terrore ed una grave mistificazione della realtà, descrivendo il Covid come un mostro anziché una seria epidemia da affrontare con i mezzi normali della medicina e che a maggior ragione non rappresenta un pericolo nella cosiddetta “fase 2”. Facciamo presente che questa strategia, secondo studi recenti, può aver comportato un aumento del numero dei suicidi
Cfr. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32405162/?9 Jbclid=IwAR0ZoTcLVYbIM_m2Rw8k-jnptW1-YR5mymAos8fZZAnGN2KlUi4o4b0BVaY «Quest’anno l’Osservatorio suicidi per motivazioni economiche della Link Campus riporta 42 10 decessi, di cui 25 nelle settimane del lockdown forzato e 16 nel solo mese di aprile, ai quali si aggiungono 36 tentati suicidi, 21 dei quali nelle settimane di isolamento forzato. Più della metà delle vittime è costituita da imprenditori. «Questa impennata risulta ancora più preoccupante se confrontiamo il dato 2020 con quello rilevato appena un anno fa – sottolinea Nicola Ferrigno, direttore dell’Osservatorio – : nei mesi di marzo-aprile 2019 il numero delle vittime si assestava a 14, e il fenomeno dei suicidi registrava la prima battuta d’arresto dopo anni di costante crescita». Oggi gli imprenditori e i lavoratori sono di nuovo tornati all’anno zero». Cfr. https:// www.ilsole24ore.com/art/isolamento-e-crisi-economica-ondata-mondiale-suicidicoronavirus-ADPf7lP
di psicopatologie. Di questi effetti collaterali dovrà rispondere chi, immotivatamente, ha creato un allarme infondato sotto il profilo clinico ed epidemiologico.
Chiediamo di rendere conto ai cittadini – con argomentazioni scientifiche credibili – delle ragioni che hanno condotto all’imposizione di distanziamenti sociali e forme di isolamento in quarantena per soggetti positivi ancorché non malati .
Chiediamo parimenti il motivo per cui alla popolazione non siano state date tempestive, adeguate e complete informazioni sul valore preventivo delle misure di igiene e profilassi all’interno delle abitazioni e RSA, dell’igiene orale ivi compresi i risciacqui con liquidi ad azione antivirale, delle diete più indicate per la prevenzione delle malattie infettive e loro complicazioni, delle attività di esercizio fisico più salutari, dei pericoli del fumo e dell’inquinamento nel determinare la gravità della malattia.
Vogliamo inoltre conoscere quale sia la base scientifica che ha condotto a decidere di imporre l’uso di mascherine che – se fossero realmente efficaci – non avrebbero comunque un’utilità pratica e richiederebbero comunque di esser sostituite frequentemente; e che – laddove non efficaci, come nel caso dei più comuni modelli distribuiti o addirittura delle mascherine fai-da-te – sembrano costituire più che altro una “drammatizzazione” del clima di terrore deliberatamente imposto, senza alcuna motivazione reale.
Facciamo presenti le implicazioni sulla salute dei cittadini, costretti ad indossare per ore la mascherina, con i rischi ben noti che questo comporta:, Cfr. in primo luogo lo studio Affrontare la salute mentale e gli aspetti psicosociali dell’epidemia di COVID-19 pubblicato da codesto Ministero lo scorso Febbraio, http:// www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_10_Jile.pdf – Si veda inoltre: http:// www.reportdifesa.it/covid-19-conseguenze-psicologiche-a-breve-e-lungo-termine/ – https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4299-covid-19-conseguenze-benesserepsicoJisico-operatore-sanitario-medico-infermiere-oss-salute-mentale-coronavirusdistress-psicologico.html – https://www.focus.it/comportamento/psicologia/dopo-lacovid-19-un-epidemia-di-ricadute-psicologiche – https://www.lastampa.it/topnews/ primo-piano/2020/04/18/news/urgono-studi-speciJici-sul-covid-e-gli-effetti-sullasalute-mentale-1.38733054 – Sull’impatto psicologico del Covid: https:// www.repubblica.it/cronaca/2020/05/09/news/ coronavirus_effetto_lockdown_ansia_e_depressione_per_l_85_dei_giovani-256134039/
tra cui ipercapnia e sovrainfezioni da microrganismi . Segnaliamo altresì che 13 in questi giorni vanno aumentando i casi di ricovero di soggetti debilitati dall’uso prolungato delle mascherine , anche in concomitanza con le temperature esterne. La stampa ha riportato anche casi di morti che potrebbero essere legate all’uso della mascherina durante attività lavorative, motorie o sportive .
Chiediamo il motivo per cui, sulla base di decisioni assunte da “esperti”, si è deciso di blindare il Paese, generando una gravissima crisi sociale ed economica che molto probabilmente si sarebbe potuta evitare o quantomeno limitare. Anche la decisione di non differenziare le misure di contenimento su base geografico-epidemiologica non appare fondata su valide e condivisibili ragioni tecnico-scientifiche.
A tutt’oggi persistono, nonostante un quadro sanitario nettamente positivo, un numero impressionante di obblighi e divieti che non trovano alcuna legittimazione scientifica e tantomeno giuridica.
Persiste invece una regolamentazione confusa, contraddittoria e priva di giustificazione per chi ha un quotidiano e diretto riscontro con la situazione dei pazienti.
**** Si veda principalmente Covid-19, il Report ECDC sull’uso delle mascherine facciali nella comunità, pubblicato dal Ministero della Salute: «A supporto dell’uso di mascherine non mediche come mezzo di controllo della fonte di infezione esistono evidenze scientifiche indirette e limitate», «Le raccomandazioni sull’uso delle mascherine facciali nella comunità dovrebbero tenere attentamente conto delle lacune delle prove di efficacia, della situazione dell’offerta e dei potenziali effetti collaterali negativi». Cfr. http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/ dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp? lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4501 – Cfr. anche https:// www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=84689 – InJine: «Chi non ha sintomi non deve usare la mascherina. Mentre le persone che non hanno sintomi non devono indossare le mascherine perché non ci sono prove che siano efficaci come protezione personale…», cfr. https://www.galileonet.it/coronavirus-mancanza-mascherine-usocorretto/ Cfr. https://www.ilriformista.it/malore-durante-educazione-Jisica-morti-due-14 studenti-cinesi-e-stata-la-mascherina-100279/ e https://www.orizzontescuola.it/ mascherine-contro-coronavirus-accusate-di-essere-causa-morte-due-studenti/ Cfr. https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/correre-mascherina-15 pericoloso/
Alla luce delle considerazioni sopra evidenziate se il Governo ed il Ministero della salute dovessero perseverare nel porre in essere provvedimenti: • senza un confronto con i medici che operano sul territorio, • senza aver analizzato quanto oggi denunciato, • senza aver verificato i dati “snocciolati” alla popolazione all’interno di un quadro generale di riferimento comparato con i dati di altri momenti storici, darebbero vita ad un’ulteriore serie di atti illegittimi per abuso ed eccesso di potere, violazione di legge, violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, irragionevolezza e sviamento.
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GLI ISTANTI NELLA LORO QUALITÀ À DI MEDICI E DI CITTADINI DIRETTAMENTE COLPITI DALL’ODIERNA AZIONE DI GOVERNO
CHIEDONO
che il Governo, il Ministero della Salute e le Autorità amministrative oggi interpellate,
VOGLIANO
indicare con quale atto e/o determina
– siano stati adottati i criteri per la creazione delle proiezioni elaborate dagli esperti con espressa indicazione dei criteri utilizzati; – abbia previsto l’adozione di provvedimenti limitativi degli esami autoptici; – abbia previsto di disporre la cremazione delle salme con espressa indicazione dei criteri utilizzati e degli atti presupposti per arrivare alla predetta determinazione;
quale ente, funzionario, responsabile del procedimento ovvero atto e/o determina abbia fornito:
– la conferma nei dati reali oggi disponibili e dei dati utilizzati per i provvedimenti governativi di questi ultimi 3 mesi;

– i dati e gli studi posti alla base delle indicazioni di possibili scenari di inasprimento delle misure di contenimento; – indicazioni in ordine alla necessità di imporre l’uso delle mascherine e del distanziamento sociale anche agli alunni delle scuole, alla riapertura di settembre; – indicazioni in ordine alla necessità all’imposizione di distanziamenti sociali e forme di isolamento in quarantena per soggetti positivi; – le indicazioni poste alla base della decisione di non differenziare le misure di contenimento su base geografico-epidemiologica;
INOLTRE
ai sensi dell’art. 5, L. 241/1990, chiedono che venga indicato il nome del funzionario responsabile del procedimento in relazione all’odierna istanza in autotutela ed a norma dell’art. 328 del codice penale, e diffidano il responsabile del competente servizio a compiere gli atti del suo ufficio o ad esporre le ragioni del ritardo entro il termine di giorni trenta dalla ricezione della presente richiesta, con l’avvertimento che in difetto sarà presentato esposto alla competente autorità giudiziaria.
CHIEDONO
che il Governo, il Ministero della Salute e le Autorità amministrative oggi interpellate,
VOGLIANO
alla luce delle motivazioni evidenziate,
IN AUTOTUTELA, REVOCARE I PROVVEDIMENTI FINO AD OGGI EMESSI SULLA BASE DI UNA DICHIARAZIONE DI UNO STATO DI EMERGENZA DI CUI OGGI NON SUSSISTANO PIÙ NEMMENO I PRESUPPOSTI DI FATTO, CHIEDENDO
al Governo di assumere decisioni politiche che siano fondate su dati reali e soprattutto che siano correttamente esaminati e contestualizzati. Chiediamo al Governo di non trincerarsi dietro facili e prudenziali provvedimenti dettati da tecnici che non hanno una visione complessiva del Paese, che invece dovrebbero avere coloro che li hanno nominati.
Confidiamo, in spirito di sincera collaborazione, di ricevere una risposta a queste nostre osservazioni, la qual cosa consentirà di porre fine alle pericolose speculazioni di chi, dinanzi a tanto dilettantismo, solleva il dubbio che il Covid-19 venga utilizzato per secondi fini.

 

NIENTE SARÀ PIÙ COME PRIMA. L’AMORE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Scritto del collega Roberto Carnevali pubblicato su "Pratica Psicoterapeutica"


Photo : ©Sortiraparis.com
WORK IN PROGRESS N. 22
1 - 2020 mese di Giugno

Ho atteso a lungo prima di cominciare a scrivere le mie riflessioni su ciò che sta accadendo nel mondo e sui risvolti che potrà avere sulla vita di ciascuno di noi. Ogni giorno succede qualcosa di nuovo, e fermare un momento specifico è sempre arbitrario, e passibile di ulteriori cambiamenti di opinione. Se penso che il 14 febbraio, San Valentino, sono andato, quasi provocatoriamente, con mia moglie a cena in un ristorante cinese in cui andiamo spesso, che era ancora piuttosto affollato, sulla scia di quello che molti, anche scienziati, dicevano, relativamente alla mortalità di una normale influenza che era equivalente, se non addirittura superiore, a quella del Coronavirus, mi vengono i brividi.
Sono passati due mesi da quel giorno, e ciò che veniva scritto, detto e soprattutto pensato da persone competenti e depositarie della comunicazione si è trasformato radicalmente, e oggi chi cerca di minimizzare viene vissuto da tutti coloro a cui è rimasto un po’ di senno come uno scriteriato che rischia di ostacolare il lento percorso di recupero che può riportarci a una condizione di “normalità”.
Già, “normalità”. Un primo punto su cui voglio soffermarmi è l’idea di normalità. Se già in passato, pensando al lavoro della “cura”, faticavo a ricondurlo all’idea di un percorso teso al recupero della normalità, oggi mi sembra che quest’idea sia inconcepibile. Le “norme” che oggi dobbiamo applicare, perché l’umanità non finisca in rovina, si collegano a procedure che solo due mesi fa sarebbero state ricondotte a un disturbo ossessivo compulsivo. Il comportamento corretto e doveroso per non contagiare e non contagiarsi è quello che viene diagnosticato come “fobico-ossessivo”. Meglio lavare le mani una volta in più che una volta in meno; non bisogna toccare le maniglie, stringere la mano, avere contatti corporei che comportino possibile passaggio di liquidi; sanitari, asciugamani, bicchieri, posate, tovaglioli... non devono toccarsi l’uno con l’altro, ciascuno deve avere il suo, e se c’è il dubbio che ci sia stata una qualche “contaminazione” bisogna lavare, sterilizzare... Sembra davvero la descrizione dei sintomi del DOC.
E pensando a certi lavori che fino a tre mesi fa venivano accettati e cercati da tutti senza problemi, oggi ci dobbiamo chiedere come potranno mai riprendere ad essere svolti.
Pensiamo a un parrucchiere, che oggi è fermo, ma si auspica che in un prossimo futuro possa essere nella condizione, in teoria, di poter riprendere l’attività: non potrà stare a una distanza di sicurezza dal cliente, e non potrà evitare di rivolgere il viso verso di lui; dovrà portare la mascherina ed essere certo, per tutto il tempo in cui si occupa del cliente, di non starnutire, di non avere lacrimazione agli occhi né prurito in faccia, e se per caso dovesse capitargli di entrare in contatto con la propria saliva, le proprie lacrime o il proprio sudore dovrebbe fermarsi in ciò che sta facendo, togliere la mascherina, i guanti (che chiaramente deve avere, e che dovrebbe sostituire), lavarsi il viso, le mani, asciugarsi in un asciugamano monouso che nessun altro deve usare e riprendere il lavoro sul cliente; e abbiamo visto solo la parte relativa al corpo del parrucchiere. Veniamo agli strumenti. Le forbici devono chiaramente essere sterilizzate, e per sicurezza dovrebbero stare in una busta sigillata e, una volta che la busta è stata aperta, non devono essere appoggiate su un ripiano o sul lavandino, ma tenute in mano, senza che tocchino null’altro che i capelli del cliente fino alla fine del taglio. E il lavaggio? Alcuni lo fanno prima del taglio, altri dopo, altri prima e dopo. In ogni caso si pongono problemi di vario genere. È impossibile, lavando i capelli e asciugandoli, non entrare in contatto con parti del viso che possono avere residui di microgocce di liquido lacrimale o salivare; l’asciugamano per la prima asciugatura (a cui segue l’uso del phon) è inevitabilmente potenzialmente infetto, e dunque non solo va buttato in un contenitore da cui poi verrà preso per essere sterilizzato, ma comporta anche un cambio di guanti e un lavaggio delle mani, a cui seguirà l’asciugatura con il phon, nella quale si dovrà avere un’attenzione minuziosa, soprattutto se la persona ha una lunga e folta capigliatura, a che questa non entri mai in contatto con il phon, o il casco, o lo strumento che comunque viene usato per l’asciugatura, e tutte le superfici che entrano in contatto coi capelli e le parti del corpo del cliente devono, per sicurezza, essere sterilizzate tra un lavaggio e l’altro. Se per caso, come spesso accade, il parrucchiere ritiene opportuno un piccolo ritocco del taglio dopo l’asciugatura, deve prendere un altro paio di forbici sterilizzate e, dopo un ulteriore cambio di guanti e lavaggio di mani, procedere all’operazione. Se il parrucchiere ha un’allergia da pollini o un semplice raffreddore, e nella mezz’ora, o più, del lavoro starnutisce, ha lacrimazione o altro, le operazioni si moltiplicano, intrecciandosi con le potenziali contaminazioni dovute a ciò che di volta in volta si sta facendo. Non continuo. È chiaro che c’è di che impazzire.

Ho molti amici nel mondo del teatro. In quest’ambito, il pensiero di un ritorno alla normalità non è percorribile. Un’amica attrice, a mo’ di amara battuta, diceva che nella prossima stagione si potranno rappresentare solo monologhi in sale enormi riempite (si fa per dire) per meno di un quarto della loro capienza. In sostanza non si potrà riprendere. Il genere di spettacoli sarebbe estremamente ripetitivo e gli incassi non arriverebbero a coprire che una parte infinitesima delle spese, portando tutte le sale alla chiusura definitiva.

Credo che questi due esempi siano più che sufficienti.
Ma non sono questi aspetti a giustificare l’affermazione che niente sarà più come prima, o almeno non solo questi. Ci sono lavori, e lo psicoterapeuta è fra questi, che svolti di persona  nel contesto abituale di uno studio comportano misure di sicurezza che scoraggiano l’idea di essere intrapresi, ma che hanno la possibilità di essere svolti a distanza con l’uso degli strumenti che la tecnologia informatica ci mette a disposizione.

Si tratta quindi di adattare il setting trasferendolo in una modalità nella quale alcuni aspetti diventano di necessità virtuali, ma dove sia possibile mantenere saldi alcuni elementi basilari che mantengano inalterate la natura e la qualità della prestazione. Su questo molto si è scritto quando il virtuale rappresentava un’opportunità che alcuni di noi concedevano a se stessi e ai pazienti in circostanze particolari, e che altri invece rifiutavano o non consideravano percorribile in nome di una “purezza” del setting che oggi, a mio avviso, non può non essere riconsiderata in altri termini, non solo nella logica di “fare di necessità virtù”, ma anche nella prospettiva di accogliere nella tecnica psicoterapeutica in generale, e psicoanalitica in particolare, la possibilità di usufruire di strumenti che ormai sono entrati a far parte a buon diritto del nostro contesto di vita quotidiana, e che possono estendere, senza snaturarla, l’applicazione della psicoterapia a situazioni nelle quali, solo fino a poco tempo fa, tale applicazione sarebbe risultata impensabile. Ma non è di questo che voglio parlare in questo contesto, ritenendo che l’argomento meriti di essere trattato ampiamente in uno scritto ad esso dedicato.

La maggior facilità di applicazione della psicoterapia nella situazione attuale rispetto ad altre attività lavorative mette lo psicoterapeuta in una condizione privilegiata, nella quale può avere accesso a vari contesti relazionali e ai problemi che i pazienti vivono in tali contesti, letti dal loro vertice ed espressi in una richiesta d’aiuto.
Tra i temi su cui ho potuto riflettere in ormai più di un mese di sedute online fatte in varie forme (Skype, Videochiamata WhatsApp, Zoom per i gruppi, e anche telefono senza video) voglio sottolinearne uno in particolare, che ho messo in evidenza nel titolo di questo scritto. Parafrasando Garcia Marquez, che usa la stessa espressione riferita al colera, ho voluto focalizzare l’attenzione sul tema dell’amore come elemento centrale non solo della vita in generale, ma in particolare di questo momento storico dell’umanità.
L’aiuto che viene richiesto in questo momento è per alcuni rivolto all’interno di se stessi, con un mantenimento della continuità autoreferenziale che fa del Coronavirus e di ciò che si muove intorno un’occasione per rinforzare le proprie barriere difensive in relazione ad un mondo vissuto come insidioso e fonte di pericoli da cui bisogna preservarsi.
Per altri è invece un’occasione per prendere consapevolezza di quanto ciascun essere umano sia immerso in una comunità di persone per la quale può essere fonte di pericolo, ma anche, avendo cura di riflettere sulla portata del proprio “essere al mondo” in relazione agli altri, rappresentare la possibilità di condividere in una forma nuova.
Il trovarsi esposti al paradosso dell’astenersi da forme di contatto corporeo potenzialmente fonti di contagio come espressione di un amore che sa andare “oltre”, ha introdotto nei rapporti umani una forma d’amore nuova e, a mio avviso, estremamente feconda.
Nella perenne dicotomia tra l’amore per se stessi e quello per gli altri, che può essere superata e ricomposta attraverso il costituirsi di un “noi” che fonda un’alleanza costruttiva, la condizione nella quale tutti ci troviamo ci invita a valutare la portata di ogni nostro gesto in funzione del riverbero che ha nella vita degli altri. Giungiamo finalmente a capire che “non possiamo amare noi stessi se non amiamo gli altri”.
Da non credente, mi trovo in questi ultimi tempi a ritenere straordinariamente ricchi e fecondi gli interventi di Papa Francesco. L’idea dell’amore di Dio che ci propone è profondamente umana, immanente, e non necessita di alcuna trascendenza per essere concepita e condivisa.
Niente sarà più come prima se sapremo “amarci gli uni gli altri”, e sarà attraverso questo amore che va al di là degli egoismi (non metto nella parola alcuna implicazione morale) che potremo affrontare e sconfiggere il virus che si annida fra di noi. E se questo potrà costituire una metafora di come possono essere affrontati e sconfitti altri virus che si annidano nella mente di ciascuno, niente sarà più come prima perché sarà meglio di prima. E anche qui, oltre all’inevitabile implicazione morale, voglio evidenziare l’aspetto di fecondità che tale trasformazione potrebbe portare.
Mi fermo qui, offrendo questo spunto di riflessione a un dibattito che spero allarghi il discorso anche ad altri temi, ritenendo comunque che questo sia fondamentale.

di Roberto Carnevali
24/04/2020

Il Mestiere dell'Analista
Rivista semestrale di clinica psicoanalitica e psicoterapia

WORK IN PROGRESS N. 22
1 - 2020 mese di Giugno

Coronavirus: il deconfinamento visto dallo psicologo


Coronavirus: il Deconfinamento Visto dallo PsicologoLa Primavera è esplosa in Riviera e nella Costa Azzurra durante il confinamento a casa imposto dal Coronavirus; Ft ©arvalens

Condivido lo scritto apparso su Monaco Italia Magazine, oggi 3 maggio. 

Coronavirus, com’è possibile che qualcosa di invisibile abbia creato così tanti danni, sul versante sanitario, economico e, in alcuni casi, psicologico?
Per capire il dopo (per l’inizio del deconfinamento nel Principato di Monaco LEGGI) occorre analizzare il prima: qualche mese fa il nostro mondo, non solo occidentale, viveva con il paradigma della libera circolazione delle persone, delle merci e del denaro. Ad esempio a Natale (al solito) eravamo alla ricerca di regali curiosi, particolari e all’ultimo grido. Vedi i cellulari, potenti, ipertecnologici, che ci consentono di essere sempre connessi! Poi d’improvviso tra febbraio e marzo qualcosa di invisibile ci ha colpito e frastornato ed abbiamo imparato questa parola : Coronavirus, una corona si, ma di spine. Ecco allora arrivare il “confinamento”, il distanziamento sociale, i gesti barriera, i cambiamenti della nostra vita e libertà.

Un “Accidente” Microscopico Può Farci Tremare

Psicologicamente la ferita che più ci fa male è il colpo al nostro narcisismo, alla nostra onnipotenza.
La scienza e la tecnica ci rassicurano, ci fanno sentire onnipotenti ed invincibili ma basta un “accidente” microscopico per farci tremare.
Innegabilmente ciò è accaduto a tutti noi, siamo precipitati nel profondo delle nostre paure, dove albergano emozioni soverchianti e difficilmente gestibili chiamate angoscia e depressione.
Quasi tutti i media (giornali e tv) in molti Paesi ci proponevano ogni giorno una dose di informazioni che potremmo chiamare: “Dacci oggi il nostro panico quotidiano…”. Notizie drammatiche, morti, bare, persone in rianimazione, testimonianze terribili di sopravvissuti, numeri e curve in rosso.
Anche le metafore di guerra non hanno aiutato, non siamo in guerra, non ci sono soldati, generali e nemici, ma persone, cittadini del mondo ed un virus. I virus sono sulla terra da milioni di anni e ci resteranno presumibilmente anche quando il genere umano si sarà estinto.

Coronavirus: Fare Tesoro di Quanto Accaduto

A quel punto o ci si lascia portare dalle onde, sconfitti come persone ed arresi al virus o…
O, ricordando che l’umanità è sopravvissuta a eventi catastrofici naturali o indotti dall’uomo stesso come le guerre, umilmente si mantiene la lucidità e si cercano risorse dentro di sé, soprattutto sentendosi parte di una comunità che affronta si una grave evenienza ma è decisa a non arrendersi e… vincere. 
Abbiamo visto reazioni civili come l’applaudire dai balconi, il sostegno al personale sanitario, innumerevoli forme di solidarietà ed attenzione alle persone fragili, l’invenzione di nuove forme di contatto anche se virtuale.
Potremo fare tesoro di quanto accaduto ovvero apprendere dall’esperienza che è quanto di più prezioso possa fare una persona: cos’è veramente importante, quali persone sono importanti per noi e poi dobbiamo sempre correre, ma correre dove?
Il confinamento ci ha costretto a ripensare il modo di lavorare, rivedere le dinamiche familiari, stare con i nostri figli quanto mai fatto prima con annesse gioie e dolori, sentire la mancanza e la nostalgia per luoghi e persone care che non potevamo raggiungere, come al solito, a nostro piacimento…
Sono convinto che nulla sarà più come prima, ma l’accezione non è negativa ma positiva, la nostra società ha bisogno di un bagno di umiltà, tornare con i piedi per terra, sognare si ma per quanto ci rende umani e “sociali”, non per l’ultimo cellulare o per la bella macchina super potente.
Saremo quasi sicuramente costretti quest’estate a pensare vacanze non in luoghi esotici da mostrare su Facebook agli amici ma (anche per quanto riguarda noi italiani) nella nostra bella Italia, fatta non solo di città meravigliose ma di borghi incantevoli, montagne e spiagge invidiabili oltreché trattorie e ristoranti di altissimo livello.
Potremo vivere il deconfinamento (che in Francia avrà inizio l’11 maggio e a Monaco ed in Italia, sebbene con diverse modalità, domani, 4 maggio) come l’occasione per vedere con occhi diversi anzitutto i luoghi bellissimi in cui abbiamo la fortuna di vivere, per esempio e nel Principato di Monaco e in Costa Azzurra, apprezzare momenti di autentica convivialità, rallentare i nostri ritmi quotidiani e ricordare la grande fortuna insita nella nostra libertà. 
Libertà che occorre sempre proteggere dato che basta un “coso” invisibile per mettere Ko quasi metà degli abitanti della terra.