Sophie e il desiderio

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Sophie è una vivace e bella ragazza che vive in un paesino lontano un centinaio di chilometri da Parigi. Non ama il suo villaggio e decide di andare a studiare nella capitale, ottima occasione per allontanarsi da casa, dato che con i genitori e la sorella minore non si trova bene. Studia informatica che è la sua grande passione sin da adolescente. È molto concentrata nello studio e si concede ben poche distrazioni, condivide la casa con altre due ragazze serie e studiose come lei. Negli anni precedenti l’università aveva avuto brevi storielle con suoi coetanei, ma niente di serio, come dice lei. Trova i ragazzi poco responsabili, concentrati solo a divertirsi e bere. Da quando è a Parigi raramente esce alla sera e solo con le sue coinquiline, fanno “gruppetto” e vanno molto d’accordo. I primi due anni di università passano velocemente, con ottimi risultati agli esami. Va a casa raramente, la scusa dello studio le permette di “mantenere la distanza”.
Tutto procede tranquillamente sino all’arrivo di Gabriel. Gabriel è il fratello di una delle sue coinquiline, e resterà con loro alcuni mesi prima di andare alle isole di Glénans, paradiso dei velisti per un corso avanzato di navigazione. Gabriel è un simpatico ragazzo che ha la passione per la vela e sta studiando per diventare skipper, per unire passione e lavoro.
Sophie si accorge che Gabriel è interessato a lei, le fa sempre complimenti e fa di tutto per uscire con lei. Un fine settimana Gabriel riesce a convincere Sophie ad uscire per andare ad un concerto.
Sophie inizialmente è poco convinta, poi si ricrede, anzi le fa piacere stare con Gabriel che è cortese, simpatico e solare. Qualche momento di imbarazzo al ritorno a casa, Sophie capisce che Gabriel vorrebbe baciarla ma… nulla accade.
Notte tormentata per la nostra Sophie, che si trova attratta da Gabriel ma non può (o non vuole) lasciarsi distrarre dagli studi. Passano le settimane, raramente escono assieme e giusto la sera prima che Gabriel parta per le isole di Glénans, Sophie ha un rapporto con lui. Sono momenti carichi di dolcezza e Sophie quasi non si riconosce per la “facilità” con cui ha accettato la corte di Gabriel. Sophie “impone” però a Gabriel di non contattarla più, è stato un bel momento e niente più, la vita deve riprendere il “giusto corso” ovvero studio, studio ed ancora studio.
Qualche settimana dopo le coinquiline fanno presente a Sophie che mangia troppo poco, spesso non si siede a tavola con loro ed appare molto nervosa ed irascibile. Sophie perde molti chili e mangia solo barrette proteiche per darsi “la carica”.
Perde quasi dieci chili, non ha più le mestruazioni e non ha mai fame, si costringe, o la costringono le coinquiline a mangiare, ma è un tormento.
Per farle contente talvolta mangia con loro ma poi, trucco vecchio come il mondo, va a vomitare in bagno.
Le due ragazze capiscono cosa sta facendo e la prendono di punta: “Sophie, sei in anoressia, fa paura solo vederti…” La reazione di Sophie è violenta, litiga con loro, e decide di lasciare la casa per andare a vivere da sola. In pochi giorni trova una nuova sistemazione e riprende “la solita vita”.
Ma le coinquiline non mollano il colpo, sono ben consapevoli della sofferenza di Sophie ed avvisano i genitori di lei. Intervento “militare” del papà e della mamma di Lucia che piombano a Parigi e trascinano la ragazza dal medico che propone un ricovero in ospedale.
Sophie è infuriata, non vuole andare in ospedale, piuttosto scapperebbe in Guadalupa…!
Il braccio di ferro dura alcune settimane con la vittoria di Sophie ed i genitori disperati che rientrano a casa con la sola “promessa” verbale di Sophia di mangiare un pò di più.
Non solo, i genitori finita l’università vorrebbero che tornasse a casa con loro ma Sophie è irremovibile, cercherà lavoro nel sud della Francia, vicino al mare.
Detto fatto, si trasferisce ad Antibes per lavorare nel vicino polo tecnologico che offre lavoro a tantissimi giovani informatici. Sophie è sempre efficiente al lavoro, apprezzata e responsabile e raramente esce con i colleghi di lavoro. È sempre magrissima e quando non lavora studia per ottenere certificazioni in ambito informatico. Ogni tanto Gabriel, nonostante il “divieto” le manda dei messaggi, cui Sophie risponde in modo freddo ed asettico.
Una sera, uscita tardi dal lavoro appena entrata in macchina per tornare a casa ha un mancamento che descrive così: “…Di colpo tutto è diventato nero, non sentivo più il mio corpo, soltanto il mio respiro sempre più strozzato e sono svenuta. Qualcuno ha visto la scena ed ha aperto lo sportello dell’auto per aiutarmi, mi sono ripresa ma tremavo come una foglia. Una collega mi ha poi accompagnato al pronto soccorso”.
Il medico per scuoterla le dice che potrebbe morire da un momento all’altro, che così facendo butta via la sua vita. Passa poi a toni più concilianti e le suggerisce “caldamente” di consultare uno psicoterapeuta.
Molto spaventata Sophie si decide a prendere rdv con lo psicologo. Vorrebbe una donna ma i tempi di attesa sono lunghi, allora deve “accontentarsi” di incontrare un uomo.
Le sedute sono difficili, Sophie non crede nella psicologia e pensa che il terapeuta farà di tutto per  farla mangiare, cosa che lei non farà mai ed è convinta che sarà tempo perso.
In seduta è sempre “controllata”, parla molto ma non dice nulla di come sta e come si sente “dentro”. È molto infastidita quando le chiedo di Gabriel, quali emozioni abbia toccato dentro di lei l’incontro con il ragazzo. Alla seduta successiva porta un sogno che definisce una stupidaggine: “Sono in vacanza in barca con degli amici e dato che ho molta paura di nuotare chiedo che mi stiano vicino mentre faccio giusto due bracciate. Di colpo mi ritrovo da sola e la barca si allontana… Mi sveglio di colpo in preda al panico!”
Utilizzo questa “finestra” sull’inconscio di Sophie per aprire un varco nelle sue emozioni sempre represse e svalorizzate come fossero inopportune.
Sophie nonostante tenti di scacciare il pensiero (!) pensa spesso al rapporto avuto con Gabriel ed ai brevi momenti passati con lui. Esce dalla seduta scossa e piangente, con un gran senso di vuoto.
In un momento di follia (sue parole), scrive a Gabriel che vorrebbe parlargli.
Gabriel è piacevolmente sorpreso e si danno appuntamento per il fine settimana successivo a Saint-Tropez dove il ragazzo fa lo skipper in una scuola di vela e noleggio di imbarcazioni.
Gabriel quando la vede è scosso, Sophie è davvero troppo magra. L’incontro si rivela ugualmente piacevole per entrambi e Gabriel le chiede di tornare da lui a Saint-Tropez.
In seduta Sophie dice per la prima volta di essersi vista allo specchio con un senso di fastidio: “Sono troppo magra, con nulla di femminile. Come potrò mai piacere a Gabriel, non ho niente attaccato addosso!…”
Con grande fatica riprende a mangiare qualcosa, acquista un vestitino a fiori che pensa possa piacere a Gabriel e delle scarpe con un pò di tacco.
Si incontrano per qualche volta e Sophie una domenica accetta di andare al ristorante con Gabriel, per farlo contento ma soprattutto per fare contenta lei stessa!
Per farla breve si mettono assieme, Sophie si “costringe” a mangiare e tenere dentro di se qualcosa per riprendere fattezze femminili per piacere a Gabriel.
Pur essendo timorosa accetta di andare in barca con Gabriel e, necessariamente, esporre il suo corpo in costume da bagno, cosa che pensava non avrebbe mai fatto neanche presa per il collo!
Sophie e Gabriel ora stanno assieme da oltre un anno, provano entrambi forti sentimenti e di fatto convivono dato che Sophie con il tele-lavoro riesce a passare lunghi periodi a Saint-Tropez da lui.
Ha preso un pò di peso, riesce a mangiare in modo abbastanza variato e tocca anche del vino, che prima si era assolutamente proibito.
Il lavoro psicologico e di parola continua ma la forza più grande che ha ritrovato in se Sophia è il desiderio, desiderio di piacere, di essere vista, di gioire, di essere considerata, di vivere, in ultima istanza: amarsi ed essere amata.

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GPDP-regolamento UE 2016/679








SOREMAX è Association loi 1901

Journa Officiel RF 31 mai 2024


Soremax è iscritta come Associazione legge 1901 alla Prefettura delle Alpi Marittime 

 

L'associazione, denominata Soremax, ha come scopo lo studio e la gestione delle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA), nonché l'accoglienza dei pazienti affetti da DCA e delle rispettive famiglie. La sua azione comprende anche la creazione di gruppi di ascolto e di consulenza, guidati da psicoterapeuti, nonché l'implementazione di percorsi sensoriali e olfattivi all'interno di laboratori di cucina strutturata, supervisionati da chef, biologi ed esperti in comunicazione interpersonale.

Si impegna a operare per il benessere fisico e psicologico degli individui affetti da DCA, favorendo il loro accompagnamento terapeutico e proponendo attività volte a rafforzare la loro autostima e le loro competenze relazionali. 

Nell'ambito del suo scopo sociale, l'associazione potrà anche stabilire collaborazioni e partenariati con altri professionisti, enti o associazioni, al fine di arricchire le sue attività, estendere il suo campo d'azione e favorire la condivisione di conoscenze e risorse a beneficio delle persone affette da DCA e del loro entourage. 

Queste collaborazioni potranno includere, tra gli altri, professionisti della salute mentale, nutrizionisti, educatori specializzati, nonché qualsiasi altra persona o entità che contribuisca al raggiungimento degli obiettivi dell'associazione.

Tutte queste azioni dovranno essere svolte nel rispetto dei valori e dei principi enunciati negli attuali statuti, nonché in conformità con le disposizioni legali e normative applicabili.





Troubles alimentaires et dynamiques familiales

 

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La pertinence épidémiologique des troubles alimentaires sur plusieurs tranches d’âge pose à Soremax une série de questions d’un point de vue clinique et théorique.

Si nous considérons l’anorexie, la boulimie et l’obésité, certaines des nouvelles manifestations du malaise contemporain, il peut être utile d’en offrir une lecture actualisée tenant compte de leur phénoménologie actuelle. L’apparition des troubles alimentaires est de plus en plus précoce dans ses manifestations (elle se retrouve même chez les enfants) et il est donc nécessaire d’aborder la « fonction parentale » en ce qui concerne la reconnaissance des désirs des enfants eux-mêmes, qui ne coïncident pas toujours avec leurs demandes, parfois impossibles.

Mais c’est l’adolescence le moment où la souffrance anorexique-boulimique émerge, peut-être présente depuis longtemps mais cachée aux membres de la famille. Pourquoi l’adolescence ? L’adolescence renferme en son cœur l’une des phases les plus traumatisantes et révolutionnaires de la vie de l’être humain : la puberté. C’est un temps où les pulsions psychologiques réapparaissent après la phase de latence.

La transformation rapide du corps pousse la personne à se confronter, souvent prématurément, à son identité sexuelle. La relation que les jeunes adolescentes anorexiques-boulimiques entretiennent avec le miroir, objet aimé ou détesté, révèle comment l’image réfléchie du corps leur revient avec des effets d’étrangeté et une profonde angoisse. Qu’est-ce qui les a empêchées de se préparer suffisamment à ce saut existentiel au point qu’elles y répondent par l’anorexie ou la boulimie ? Quels éléments structurent et influencent la lecture que ces filles font du traumatisme de la puberté ? Par exemple : l’influence de la mère dans son rapport avec la féminité, le poids d’un mode de vie qui prend de moins en moins en compte la fragilité et l’incertitude dans lesquelles l’adolescente est immergée, la poussant vers des rôles, des attitudes, des choix qu’elle n’est pas encore en mesure de faire. Les statistiques qui associent l’apparition de l’anorexie-boulimie à l’époque adolescente montrent en effet comment ces symptômes sont des « expédients » pour traverser la crise pubertaire.

Les troubles alimentaires sont notoirement liés à une préoccupation excessive du sujet envers l’image corporelle, une image qui, en particulier dans notre culture, veut se conformer à l’idéal esthétique dominant qui pose comme modèle la minceur du corps. Cet idéal a une incidence particulière dans le monde féminin, car il rend la femme susceptible ou non d’occuper la position d’objet du désir masculin. La relation avec le désir et la sexualité est clairement au centre de ce malaise, montrant tous les aspects symptomatiques qui lient le sujet féminin à un développement psychologique particulièrement complexe. En réalité, l’aménorrhée elle-même, qui accompagne les diverses formes d’anorexie, témoigne de manière symptomatique des effets d’une fermeture à la voie maternelle et féminine et nous amène à nous interroger sur le fait que dans ces tableaux symptomatologiques, apparaît un certain refus, non seulement des capacités reproductives propres à la femme, mais aussi de l’acceptation d’un corps qui, en tant que féminin, prend en compte le plan de la différence sexuelle.

Ce n’est pas par hasard que l’anorexie-boulimie se manifeste souvent comme le résultat d’une dysfonction du lien mère-fille, accentué par le manque du rôle paternel qui caractérise de plus en plus le contexte socio-culturel actuel. La diffusion du malaise concerne le monde féminin dans toutes les tranches d’âge, de l’adolescence à l’âge adulte. Tout comme le ménarche, à la puberté, marque un moment particulièrement délicat dans le développement psycho-affectif, la ménopause est aujourd’hui également une cause récurrente de l’apparition tardive du trouble alimentaire. De plus, les nouveaux contextes familiaux, qui se différencient de la famille traditionnelle par le changement du rôle social des femmes, ont déterminé une nouvelle configuration et une nouvelle redistribution des rôles au sein de la famille, montrant comment la population féminine est aujourd’hui plus que jamais divisée dans différents domaines : de celui maternel à celui affectif et professionnel.

Tous ces éléments amènent Soremax à considérer de plus en plus l’importance de la prise en charge, avec des groupes dédiés, des parents d’adolescents souffrants. Il est nécessaire de procéder à un « traitement de la famille » pour connaître les différents contextes familiaux, en examinant à la fois les différentes caractéristiques des pères et des mères et, dans un second temps, les logiques familiales les plus fréquentes dans les familles de sujets anorexiques-boulimiques. L’objectif est de permettre une récupération des communications intra-familiales pour réduire, autant que possible, les angoisses, les ressentiments, les malentendus et les sentiments de culpabilité.

Mais comment s’orienter face à une personne qui demande de l’aide ?

Les personnes anorexiques ou boulimiques demandent rarement de l’aide, presque toujours la demande de soin est une demande préoccupée de la famille ou de l’école. L’approche d’une fille (ou d’un garçon) souffrante n’est pas facile, on est surtout effrayé par la dangereuse perte de poids dans l’anorexie, ou par les crises de boulimie et le vomissement qui suit chez les boulimiques. L’aspect physique et médicalisé prévaut dans l’approche et, souvent, fait perdre de vue la centralité de la dimension psychologique de cette souffrance.

En bref, pour commencer tout parcours de soin psychologique, qui n’exclut pas de prendre en compte le « corps », il est nécessaire de d’abord construire une alliance thérapeutique avec le sujet souffrant, une alliance qui suppose respect, reconnaissance, empathie, absence de culpabilisation et encore moins de chantage ou d’imposition.