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GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA 2020

Qualche considerazione sul Covid-19

 

© La Vérité

In questi mesi difficili ho potuto fare molti colloqui e consultazioni gratuite (in accordo con l'ordine degli Psicologi della Lombardia) vuoi di persona che via Skype in riferimento all'emergenza Covid-19 ed ai suoi effetti psicologici ed antropologici.

Avete letto bene, anche aspetti antropologici, che vorrei provare a delineare.

Sono rimasto davvero colpito dalle differenze individuali di reazione all'emergenza virus, addirittura in seno alle stesse famiglie: persone terrorizzate e persone dello stesso nucleo familiare apparentemente tranquille e fiduciose di non contrarre mai il virus...!

Chi disinfettava tutto, la spesa, i vestiti, la casa ed ovviamente mani e quant'altro per combattere il virus. Usciva, anzi non usciva di casa e vedeva come untori tutte le persone che si avvicinavano a qualche metro di distanza anche con la mascherina.

Magari la sorella o il fratello del "terrorizzato" dal virus si comportava come se il contagio fosse solo per gli altri ed osservava il familiare con un misto di pena e fastidio.

Parliamo soprattutto di persone che non hanno (fortunatamente) avuto familiari ed amici colpiti dalla pandemia e ricoverati in ospedale, magari in rianimazione.

Come spiegare tali differenze così marcate?

Nel corso dei colloqui ho potuto osservare che le persone riferivano in modo molto diverso le notizie che avevano ascoltato dalla televisione, radio o dai Social.

Prima considerazione: all'inizio le metafore narrative del virus erano di tipo militare, ovvero guerra, combattere il nemico, morti e feriti sul campo (di battaglia), militari in strada con mezzi mimetici, medici militari e soldati chiamati di rinforzo per l'ottima organizzazione che potevano mettere in opera in tempi rapidi.

Una "potenza di fuoco" contro il virus che tentava di rassicurarci e darci il segno di una battaglia difficile ma che si poteva combattere con grandi mezzi pur contro un nemico invisibile e subdolo.

Aspetto comunicativo: siamo stati tutti bombardati da notizie, reportage, approfondimenti, dossier, collegamenti con ospedali e camere mortuarie (!), interviste praticamente a tutti i primari di rianimazione, reparti Covid-19 e medici delle città più importanti, sia di giorno che di notte. Ovviamente mi riferisco ugualmente a ciò che è accaduto e accade in Francia come in Italia.

Ad un certo punto sembrava esserci uno strano derby: Marsiglia contro Parigi (guarda caso), Napoli contro Milano (guarda caso) e via così. Illustri clinici, virologi o epidemiologi erano consultati e sovente ci davano interpretazioni differenti degli stessi dati. A seconda dei canali televisivi ascoltati ci si trovava di fronte a medici che presentavano scenari drammatici mentre altri, pur con cautela, cercavano di infondere speranza. Così pure in riferimento alle terapie utilizzate con i malati, molto difformi tra loro, per non parlare del vaccino. Vaccino che qualcuno attende come la soluzione definitiva e "scientifica" della pandemia mentre molti altri autorevoli clinici ci spiegano che mai esisterà un vaccino per il Covid-19. Del resto dopo tanti anni di ricerca e studio non c'è ancora un vaccino contro l'HIV, quindi...

Per non parlare della Cina: mercati di animali crudelmente sgozzati, pipistrelli o pangolini portatori del virus. E' quella l'origine o si tratterebbe del famoso laboratorio BSL4 di Wuhan? Virus "scappato" dal laboratorio, intenzionalmente o incidente, ognuno può farsi la sua idea.

E l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità o centro di potere sanitario in mano a multinazionali private, ben orientate al profitto?

Ebbene, in base alle notizie che ascoltiamo (quindi operiamo una scelta), potremo convincerci che la situazione è grave, addirittura sfuggita di mano a chi ci governa.

Ugualmente potremo cogliere (quindi operiamo una scelta) che pur nella difficoltà la situazione è sotto controllo e possiamo essere fiduciosi.

Chi ha ragione? Entrambi i modi di pensare sono legittimi, sono le due facce della medaglia, solo il tempo ci potrà dare riscontri "oggettivi" e permettere una lettura di quanto accaduto. Soprattutto comprendere il rapporto tra gli aspetti sanitari e di pandemia indotti dal virus Covid-19 e gli aspetti sociali, antropologici, umani e politici ugualmente importanti e che, a mio avviso, sono ancora molto da analizzare.

Giusto qualche spunto di riflessione preso dall'esperienza personale. Ad inizio settembre tornato dall'Italia, come molti di noi, ho voluto fare il test PCR per prudenza. Munito di ordonnance del medico mi sono prenotato per il test in tre diversi laboratori di Nizza. Ebbene la prima disponibilità era per il 23 settembre, ovvero tre settimane dopo! Giustamente insoddisfatto di ciò mi sono rivolto ad un infermiere privato (liberale) che mi ha fatto il tampone immediatamente ed il cui esito è arrivato sette giorni dopo... So che siete curiosi e vi dico che sono negativo come anche il test fatto in luglio per la Mairie di Nizza.

Altra esperienza personale purtroppo più triste: una persona cara ed anziana a Milano ha avuto febbre e inizio di difficoltà respiratoria. Il medico curante consultato per telefono, ovviamente, ha prescritto antibiotici ed ha suggerito di non andare al pronto soccorso.

Dopo alcuni giorni la persona si è aggravata, febbre e mancanza di respiro: il medico non è uscito a visitarlo ed ha detto di seguire il Protocollo. Ovvero potere morire in casa senza una visita medica. Disperati i familiari dopo una settimana hanno chiamato un medico privato che per la modica somma di 210 euro è venuto (lui si) a visitare il paziente e l'ha spedito in urgenza con ambulanza al Policlinico, ospedale di eccellenza di Milano.

Due settimane di ricovero, nessuno può visitare il malato, solo notizie telefoniche ad un familiare se un infermiere cortese del reparto Covid-19 ha voglia e tempo di dare notizie. Ad oggi i familiari sanno solo che la situazione è grave, il congiunto è sedato e sotto ossigeno, non risponde alle cure ed i polmoni sono in grave sofferenza.

Però sanno che se dovesse morire verranno prontamente avvisati di giorno o di notte!

No comment

 

 

 



 





Protocollo di intesa per gli Psicologi nelle scuole in Italia

©Sull'orlo della Psicologia

Le premesse sono ottime: il Ministero dell'Istruzione ed il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) hanno siglato un protocollo per introdurre la figura dello Psicologo all'interno delle scuole italiane. Si è partiti dall'emergenza Covid-19 per cercare di dare risposta ai disagi derivanti da tale pandemia e prevenire, per quanto possibile, situazioni di stress ed ansia correlate alla diffusione del virus. Il Ministero dell'Istruzione ha ritenuto importante predisporre un servizio di assistenza psicologica per il personale scolastico, insegnanti e non, in riferimento allo stress lavorativo. Servizio rivolto anche agli studenti ed alle loro famiglie per fornire supporto nei casi di disagio sociale, difficoltà relazionali e traumi psicologici. Non solo, si vuole estendere tale supporto psicologico per avviare azioni volte alla formazione degli insegnanti, dei genitori e degli studenti per affrontare tematiche inerenti i corretti stili di vita, la prevenzione di comportamenti a rischio per la salute ed avviare percorsi di educazione all'affettività.

Da parte sua il CNOP offre tramite gli Psicologi iscritti agli Ordini Regionali il supporto tecnico-scientifico per realizzare azioni di prevenzione, promozione ed intervento nell'area della psicologia scolastica.

Particolare attenzione verrà posta a sensibilizzare tutto il personale della scuola, studenti e famiglie, per prevenire fenomeni di bullismo, cyberbullismo, abbandono scolastico e fornire strumenti idonei per affrontare le problematiche legate alle dipendenze (alcool, droghe e gioco patologico). Di pari passo utilizzare gli Psicologi per avviare progetti di ricerca, formazione ed informazione anche in collaborazione con altre realtà del territorio, per promuovere iniziative sui temi della salute in ambito scolastico.

Fin qui tutto bello ed interessante e sicuramente la firma del protocollo è un passo necessario.

Sappiamo bene che occorre però trasformare quanto scritto in un potenziale progetto che riguarda tutte le scuole della penisola per potere cantare vittoria. Ad oggi vediamo due criticità: le linee guida del protocollo non sono ancora state scritte ed approvate e, conoscendo la burocrazia, possiamo immaginare tempi lunghi quando l'emergenza è in corso e per altri mesi la situazione sarà difficile per tutti noi.

Altra criticità è data dai costi che dovrebbero essere a carico del Ministero dell'Istruzione e che dovranno essere approvati e sottoscritti dalle due parti. Anche qui sappiamo bene che i tempi potrebbero essere lunghi.

Dobbiamo essere fiduciosi e pensare positivo certamente, ma anche usare cautela per monitorare che tale ottima iniziativa (finalmente) si realizzi in tutte le scuole italiane.

Sarebbe un grande passo avanti per la scuola del nostro Bel Paese, per i nostri ragazzi e giovani studenti e per la comunità degli Psicologi.

Vi terrò aggiornati...


 










10 settembre: giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

©Università di Roma la Sapienza
Anche quest'anno si svolgerà a Roma il Convegno Internazionale di suicidologia e salute pubblica. Data la situazione che tutti noi ben conosciamo il Convegno sarà "virtuale" tramite webinair e si parlerà sicuramente dell'incidenza del virus Covid 19 sul fenomeno dei suicidi.
I dati ci dicono che in Italia sono stati registrati circa settanta suicidi e una cinquantina di tentativi di suicidio legati direttamente all'emergenza Covid 19.
Teniamo conto che mediamente in Italia si registrano 4000 suicidi e 40.000 tentativi di suicidio all'anno, soprattutto da parte di giovani.
I giovani che potrebbero sembrare la parte più resiliente della popolazione sono però molto esposti al tema del suicidio dato che tratti depressivi minori si riscontrano sovente nella fascia 12-24 anni, senza tenere conto poi di sindromi depressive vere e proprie. Anzi: il suicidio è la seconda causa di morte nei giovani tra i 15 ed i 30 anni.
Torniamo alla correlazione tra Covid 19 e suicidio; tre fasce di popolazione sono apparse particolarmente colpite: gli operatori sanitari in prima linea quindi medici, infermieri, barellieri, personale delle ambulanze e personale ausiliario degli ospedali. E' facilmente comprensibile, abbiamo tutti ancora alla mente i volti dei "curanti" segnati dalle tante ore di uso delle mascherine, provati, stressati e collassati per l'improvviso carico di terribile lavoro cui dovevano fare fronte, sovente senza gli adeguati dispositivi di protezione!
Altra tipologia di persone che hanno risentito pesantemente della pandemia nelle casistiche di suicidi è rappresentata da chi aveva terrore di contrarre il virus, per se o per paura di contagiare altre persone, sia familiari che non. Il terrore era rappresentato dal finire in ospedale intubato e sedato. 
Altra fascia di popolazione è rappresentata da chi ha perso il lavoro, dipendente o liberale, con pesante ricaduta economica, familiare e sociale. Purtroppo questa terza fascia di popolazione è quella ancora particolarmente a rischio, e lo sarà purtroppo nei prossimi mesi. Abbiamo casi di imprenditori, commercianti o lavoratori che hanno posto drammaticamente termine alla propria vita, angosciati per la perdita del lavoro.
Vero è che il suicidio è sempre un'evento multifattoriale, ovvero molteplici fattori convergenti possono portare a tale atto, però lo scenario globale di pandemia, incertezza, angoscia e paura ha rappresentato uno sfondo cupo e terrificante per tutti noi.
Gli operatori della salute italiani, in primis gli psichiatri, facevano anche notare che con la chiusura degli ambulatori, il contingentamento dei ricoveri in ospedale e la netta diminuzione degli accessi agli studi medici, gran parte della popolazione "fragile" si è trovata senza punti di riferimento adeguati. L'uso di Internet e delle videochiamate ha solo in minima parte ridotto tale fenomeno. Molte persone bisognose hanno trovato un minimo conforto nel parlare con qualcuno davanti uno schermo di computer!
Permettete una nota personale: i media hanno ben contribuito a tenere "alta la tensione", media italiani, francesi o di qualunque altra parte del mondo.
Trovo grande la responsabilità dei media rispetto alle notizie date sulla pandemia: ancora oggi che i numeri sono assolutamente gestibili e, soprattutto, i medici hanno strumenti e farmaci utilissimi per affrontare il contagio, la "musica di fondo" è sempre a tinte fosche e cupi!
Ma questo sarà occasione di ben altri dibattiti tra qualche tempo, con numeri chiari alla mano e popolazione molto più consapevole dell'entità del fenomeno, non solo sanitario, ma sociale...







Claude Monet: the Immersive Experience, mostra multimediale agli Arcimboldi a Milano

Logo: ©Guidatorino
Dall'inizio di agosto a Milano è possibile visitare nel grande spazio teatrale degli Arcimboldi la mostra su Claude Monet, pittore francese assai conosciuto e fondatore del movimento impressionista. Monet ha anche contribuito a cambiare la storia dell’arte con il suo approccio verso la natura ed i paesaggi cogliendo e rendendo eterno quel momento irripetibile di vita che passa veloce, quell’attimo che viene fissato per sempre nella sua interezza e nella sua bellezza. 
La mostra è multimediale ed ha per corollario Claude Monet: the Immersive Experience.
Questa è la particolarità dell'esposizione: è possibile camminare ed ammirare le opere del pittore "entrando" dentro i suoi quadri, proiettati sulle pareti in modo dinamico. Per oltre un'ora si possono ammirare in alta definizione la serie dei quadri di Monet, in ordine cronologico, nella sequenza di soggiorni in Francia, Italia (Venezia e Bordighera) o altrove. Viaggi che servivano a Monet per fissare scorci, panorami o personaggi da immortalare sulle sue tele.
Vi è poi la sala centrale degli Arcimboldi che permette una totale immersione nelle opere dell'artista, in un tripudio di colori e musiche, con gli spettatori seduti per terra avviluppati dalle opere dinamiche, proiettate sulle pareti, sul soffitto e sul pavimento. Si viene rapiti dai colori, dai panorami, dalle figure umane che hanno colpito Monet nel corso di una lunghissima e prolifica vita artistica, tenuto conto che per molti anni ha dovuto lottare contro la cataratta.
Al termine del ciclo dinamico ci si trova nell'atelier del pittore e nel giardino di Giverny con il ponte sopra le celeberrime ninfee, dove tutti i visitatori possono scattarsi una suggestiva foto come se facessero parte della famosa tela.
Ma il meglio della visita deve ancora venire. E' possibile sperimentare la realtà virtuale: con appositi visori ad alta definizione si è letteralmente proiettati all'interno delle sue opere, è possibile "girare" tra i suoi personaggi ed i suoi panorami in movimento. Credetemi è davvero un'esperienza affascinante e coinvolgente che ci fa ritornare bambini curiosi "a bocca aperta".
All'ultimo saliamo le scale che portano al suo studio di Giverny con le finestre affacciate sul giardino più e più volte immortalato nei suoi dipinti. E' possibile girare per il suo studio ed osservarlo dipingere e viene voglia di salutarlo..!
Queste esperienze immersive o addirittura l'uso della realtà virtuale certo stravolgono la "classica" fruizione delle opere artistiche. Diciamo che la forza espressiva della proiezione 3D mapping coniugata con una attenta scelta dei temi e delle opere presentate dai curatori ha un effetto finale notevole ed affascinante.
Non a caso la mostra ha riscosso un grande successo in Corea, Belgio, Inghilterra e Spagna. Sono certo che anche in Italia il riscontro di pubblico sarà entusiastico, tenuto conto che durerà sino a dicembre. 
P.S. Nel rispetto delle norme in materia di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19, l’accesso agli spazi espositivi è contingentato con ingressi a ogni ora. Traduzione: affrettarsi a prenotare la visita...













Itinerari italiani

La Camera di Commercio Italiana di Nizza e Costa Azzurra grazie al lavoro degli sviluppatori di Advera Group ed alla collaborazione con CNA Cuneo, ha realizzato un’Applicazione (scaricabile dagli Store per smartphone) che raccoglie destinazioni e consigli in lingua francese su dove alloggiare, mangiare e su quali attività svolgere seguendo alcuni itinerari turistici “di prossimità”.
Indirizzi di cittadine e località di regioni non troppo lontane da Nizza tra Liguria, Piemonte e Toscana. Un invito agli amici francesi e perchè no a tutti gli italiani di visitare luoghi caratteristici, fascinosi e conoscere meglio il nostro Paese.
Lasciatevi tentare dalle proposte e .... buon viaggio.
 
La guida: © Visitez l'Italie

I bambini ed il post- confinamento a seguito del Covid-19


Photo: ©Policlinico.mi.it
Sembra passato il peggio del contagio dato dal Coronavirus (soprattutto qui nella Regione Paca), ma alcuni importanti effetti correlati al confinamento e successivo de-confinamento sono ancora presenti nei bambini e nei ragazzi. Gli adolescenti mediamente hanno già sufficienti risorse psicologiche per "attutire" il colpo, data la loro innata "mobilità psicologica" ed energia intrinseca.
Invece bimbi, bambini e ragazzini sovente sono portati all'attenzione del pediatra, del medico generalista o dello psicologo per fenomeni "strani", quasi come se fossero regrediti a fasi precedenti dello sviluppo e del comportamento. Mi riferisco a difficoltà nell'addormentamento, risvegli improvvisi e con pianto, mancanza di appetito, irritabilità, apatia, eccitabilità, ripetizione ossessiva di parole o frasi, aggressività rivolta ai giochi e agli adulti...
Anzitutto occorre tranquillizzare i genitori, niente di grave colpisce i loro bambini. Stiamo parlando di piccoli "uomini e donne" che hanno affrontato loro malgrado qualcosa per cui nessuno era preparato, tantomeno i loro genitori.
Immaginate una famiglia che ha dovuto inventarsi di colpo nuovi ritmi, orari, presenze, fine settimane al chiuso in casa e lontano dai (mitici) nonni...
Anche ad essere genitori saggi e consapevoli c'è da dare di matto! Non crediate che tutto quanto accaduto sia passato facilmente. In qualche modo il virus ha minato la nostra onnipotenza, la nostra voglia e capacità di gestire e controllare tutto quanto ci circonda (almeno pensiamo così). Se questi effetti sono ancora ben presenti nella nostra società di adulti, immaginate quale possa essere il "contagio psicologico" ed emotivo che abbiamo trasferito ai nostri bambini. Chi più chi meno abbiamo tutti avuto paura di essere contagiati e finire in ospedale. Io ricordo benissimo che a seguito delle drammatiche notizie che provenivano da Milano, foyer di contagi, per una settimana ho temuto assai per familiari ed amici. Poi gradualmente l'orizzonte si è fatto meno scuro e la speranza ha preso il sopravvento. Questa tempesta emotiva ha colpito i bambini che all'inizio sembravano immuni e totalmente esenti da effetti visibili. Poi, con il passare delle settimane, ecco dei sintomi che hanno preoccupato i genitori, a volte sintomi mai comparsi e quindi ancor più difficili da comprendere. Ho ricevuto molte telefonate da parte di genitori preoccupati per i loro piccoli. Il più delle volte ho rassicurato i genitori che quanto accadeva non era per niente "anormale" ma assolutamente comprensibile alla luce di quanto stava accadendo attorno a noi.
Soprattutto se siamo stati (nostro malgrado) la causa del trasferimento di ansia ai nostri figli, proprio noi possiamo compiere l'operazione inversa. Ovvero divenire agenti di rassicurazione, serenità e speranza, senza lasciarci andare a negatività, pessimismo e rassegnazione.
Direte voi: "Mica facile a farsi..." Certamente, ma nessuno ha mai detto che il "mestiere" di genitore è facile ed occorre soprattutto prestare attenzione al non detto, ai comportamenti, alle emozioni veicolate ed ai sentimenti espressi.
Nella stragrande maggioranza dei casi i sintomi dei bambini sono tornati sotto controllo con una maggiore consapevolezza dei genitori.
Poi occorre inventarsi qualcosa di creativo: magari un cagnolino o un gattino non come "animale da compagnia" ma membro della famiglia a tutti gli effetti! E' solo un esempio ma credetemi gli effetti positivi sono incredibili.
PS un animale adottato ovviamente, non preso in negozio!