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Sophie e il desiderio

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Sophie è una vivace e bella ragazza che vive in un paesino lontano un centinaio di chilometri da Parigi. Non ama il suo villaggio e decide di andare a studiare nella capitale, ottima occasione per allontanarsi da casa, dato che con i genitori e la sorella minore non si trova bene. Studia informatica che è la sua grande passione sin da adolescente. È molto concentrata nello studio e si concede ben poche distrazioni, condivide la casa con altre due ragazze serie e studiose come lei. Negli anni precedenti l’università aveva avuto brevi storielle con suoi coetanei, ma niente di serio, come dice lei. Trova i ragazzi poco responsabili, concentrati solo a divertirsi e bere. Da quando è a Parigi raramente esce alla sera e solo con le sue coinquiline, fanno “gruppetto” e vanno molto d’accordo. I primi due anni di università passano velocemente, con ottimi risultati agli esami. Va a casa raramente, la scusa dello studio le permette di “mantenere la distanza”.
Tutto procede tranquillamente sino all’arrivo di Gabriel. Gabriel è il fratello di una delle sue coinquiline, e resterà con loro alcuni mesi prima di andare alle isole di Glénans, paradiso dei velisti per un corso avanzato di navigazione. Gabriel è un simpatico ragazzo che ha la passione per la vela e sta studiando per diventare skipper, per unire passione e lavoro.
Sophie si accorge che Gabriel è interessato a lei, le fa sempre complimenti e fa di tutto per uscire con lei. Un fine settimana Gabriel riesce a convincere Sophie ad uscire per andare ad un concerto.
Sophie inizialmente è poco convinta, poi si ricrede, anzi le fa piacere stare con Gabriel che è cortese, simpatico e solare. Qualche momento di imbarazzo al ritorno a casa, Sophie capisce che Gabriel vorrebbe baciarla ma… nulla accade.
Notte tormentata per la nostra Sophie, che si trova attratta da Gabriel ma non può (o non vuole) lasciarsi distrarre dagli studi. Passano le settimane, raramente escono assieme e giusto la sera prima che Gabriel parta per le isole di Glénans, Sophie ha un rapporto con lui. Sono momenti carichi di dolcezza e Sophie quasi non si riconosce per la “facilità” con cui ha accettato la corte di Gabriel. Sophie “impone” però a Gabriel di non contattarla più, è stato un bel momento e niente più, la vita deve riprendere il “giusto corso” ovvero studio, studio ed ancora studio.
Qualche settimana dopo le coinquiline fanno presente a Sophie che mangia troppo poco, spesso non si siede a tavola con loro ed appare molto nervosa ed irascibile. Sophie perde molti chili e mangia solo barrette proteiche per darsi “la carica”.
Perde quasi dieci chili, non ha più le mestruazioni e non ha mai fame, si costringe, o la costringono le coinquiline a mangiare, ma è un tormento.
Per farle contente talvolta mangia con loro ma poi, trucco vecchio come il mondo, va a vomitare in bagno.
Le due ragazze capiscono cosa sta facendo e la prendono di punta: “Sophie, sei in anoressia, fa paura solo vederti…” La reazione di Sophie è violenta, litiga con loro, e decide di lasciare la casa per andare a vivere da sola. In pochi giorni trova una nuova sistemazione e riprende “la solita vita”.
Ma le coinquiline non mollano il colpo, sono ben consapevoli della sofferenza di Sophie ed avvisano i genitori di lei. Intervento “militare” del papà e della mamma di Lucia che piombano a Parigi e trascinano la ragazza dal medico che propone un ricovero in ospedale.
Sophie è infuriata, non vuole andare in ospedale, piuttosto scapperebbe in Guadalupa…!
Il braccio di ferro dura alcune settimane con la vittoria di Sophie ed i genitori disperati che rientrano a casa con la sola “promessa” verbale di Sophia di mangiare un pò di più.
Non solo, i genitori finita l’università vorrebbero che tornasse a casa con loro ma Sophie è irremovibile, cercherà lavoro nel sud della Francia, vicino al mare.
Detto fatto, si trasferisce ad Antibes per lavorare nel vicino polo tecnologico che offre lavoro a tantissimi giovani informatici. Sophie è sempre efficiente al lavoro, apprezzata e responsabile e raramente esce con i colleghi di lavoro. È sempre magrissima e quando non lavora studia per ottenere certificazioni in ambito informatico. Ogni tanto Gabriel, nonostante il “divieto” le manda dei messaggi, cui Sophie risponde in modo freddo ed asettico.
Una sera, uscita tardi dal lavoro appena entrata in macchina per tornare a casa ha un mancamento che descrive così: “…Di colpo tutto è diventato nero, non sentivo più il mio corpo, soltanto il mio respiro sempre più strozzato e sono svenuta. Qualcuno ha visto la scena ed ha aperto lo sportello dell’auto per aiutarmi, mi sono ripresa ma tremavo come una foglia. Una collega mi ha poi accompagnato al pronto soccorso”.
Il medico per scuoterla le dice che potrebbe morire da un momento all’altro, che così facendo butta via la sua vita. Passa poi a toni più concilianti e le suggerisce “caldamente” di consultare uno psicoterapeuta.
Molto spaventata Sophie si decide a prendere rdv con lo psicologo. Vorrebbe una donna ma i tempi di attesa sono lunghi, allora deve “accontentarsi” di incontrare un uomo.
Le sedute sono difficili, Sophie non crede nella psicologia e pensa che il terapeuta farà di tutto per  farla mangiare, cosa che lei non farà mai ed è convinta che sarà tempo perso.
In seduta è sempre “controllata”, parla molto ma non dice nulla di come sta e come si sente “dentro”. È molto infastidita quando le chiedo di Gabriel, quali emozioni abbia toccato dentro di lei l’incontro con il ragazzo. Alla seduta successiva porta un sogno che definisce una stupidaggine: “Sono in vacanza in barca con degli amici e dato che ho molta paura di nuotare chiedo che mi stiano vicino mentre faccio giusto due bracciate. Di colpo mi ritrovo da sola e la barca si allontana… Mi sveglio di colpo in preda al panico!”
Utilizzo questa “finestra” sull’inconscio di Sophie per aprire un varco nelle sue emozioni sempre represse e svalorizzate come fossero inopportune.
Sophie nonostante tenti di scacciare il pensiero (!) pensa spesso al rapporto avuto con Gabriel ed ai brevi momenti passati con lui. Esce dalla seduta scossa e piangente, con un gran senso di vuoto.
In un momento di follia (sue parole), scrive a Gabriel che vorrebbe parlargli.
Gabriel è piacevolmente sorpreso e si danno appuntamento per il fine settimana successivo a Saint-Tropez dove il ragazzo fa lo skipper in una scuola di vela e noleggio di imbarcazioni.
Gabriel quando la vede è scosso, Sophie è davvero troppo magra. L’incontro si rivela ugualmente piacevole per entrambi e Gabriel le chiede di tornare da lui a Saint-Tropez.
In seduta Sophie dice per la prima volta di essersi vista allo specchio con un senso di fastidio: “Sono troppo magra, con nulla di femminile. Come potrò mai piacere a Gabriel, non ho niente attaccato addosso!…”
Con grande fatica riprende a mangiare qualcosa, acquista un vestitino a fiori che pensa possa piacere a Gabriel e delle scarpe con un pò di tacco.
Si incontrano per qualche volta e Sophie una domenica accetta di andare al ristorante con Gabriel, per farlo contento ma soprattutto per fare contenta lei stessa!
Per farla breve si mettono assieme, Sophie si “costringe” a mangiare e tenere dentro di se qualcosa per riprendere fattezze femminili per piacere a Gabriel.
Pur essendo timorosa accetta di andare in barca con Gabriel e, necessariamente, esporre il suo corpo in costume da bagno, cosa che pensava non avrebbe mai fatto neanche presa per il collo!
Sophie e Gabriel ora stanno assieme da oltre un anno, provano entrambi forti sentimenti e di fatto convivono dato che Sophie con il tele-lavoro riesce a passare lunghi periodi a Saint-Tropez da lui.
Ha preso un pò di peso, riesce a mangiare in modo abbastanza variato e tocca anche del vino, che prima si era assolutamente proibito.
Il lavoro psicologico e di parola continua ma la forza più grande che ha ritrovato in se Sophia è il desiderio, desiderio di piacere, di essere vista, di gioire, di essere considerata, di vivere, in ultima istanza: amarsi ed essere amata.

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GPDP-regolamento UE 2016/679








SOREMAX è Association loi 1901

Journa Officiel RF 31 mai 2024


Soremax è iscritta come Associazione legge 1901 alla Prefettura delle Alpi Marittime 

 

L'associazione, denominata Soremax, ha come scopo lo studio e la gestione delle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA), nonché l'accoglienza dei pazienti affetti da DCA e delle rispettive famiglie. La sua azione comprende anche la creazione di gruppi di ascolto e di consulenza, guidati da psicoterapeuti, nonché l'implementazione di percorsi sensoriali e olfattivi all'interno di laboratori di cucina strutturata, supervisionati da chef, biologi ed esperti in comunicazione interpersonale.

Si impegna a operare per il benessere fisico e psicologico degli individui affetti da DCA, favorendo il loro accompagnamento terapeutico e proponendo attività volte a rafforzare la loro autostima e le loro competenze relazionali. 

Nell'ambito del suo scopo sociale, l'associazione potrà anche stabilire collaborazioni e partenariati con altri professionisti, enti o associazioni, al fine di arricchire le sue attività, estendere il suo campo d'azione e favorire la condivisione di conoscenze e risorse a beneficio delle persone affette da DCA e del loro entourage. 

Queste collaborazioni potranno includere, tra gli altri, professionisti della salute mentale, nutrizionisti, educatori specializzati, nonché qualsiasi altra persona o entità che contribuisca al raggiungimento degli obiettivi dell'associazione.

Tutte queste azioni dovranno essere svolte nel rispetto dei valori e dei principi enunciati negli attuali statuti, nonché in conformità con le disposizioni legali e normative applicabili.





Troubles alimentaires et dynamiques familiales

 

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La pertinence épidémiologique des troubles alimentaires sur plusieurs tranches d’âge pose à Soremax une série de questions d’un point de vue clinique et théorique.

Si nous considérons l’anorexie, la boulimie et l’obésité, certaines des nouvelles manifestations du malaise contemporain, il peut être utile d’en offrir une lecture actualisée tenant compte de leur phénoménologie actuelle. L’apparition des troubles alimentaires est de plus en plus précoce dans ses manifestations (elle se retrouve même chez les enfants) et il est donc nécessaire d’aborder la « fonction parentale » en ce qui concerne la reconnaissance des désirs des enfants eux-mêmes, qui ne coïncident pas toujours avec leurs demandes, parfois impossibles.

Mais c’est l’adolescence le moment où la souffrance anorexique-boulimique émerge, peut-être présente depuis longtemps mais cachée aux membres de la famille. Pourquoi l’adolescence ? L’adolescence renferme en son cœur l’une des phases les plus traumatisantes et révolutionnaires de la vie de l’être humain : la puberté. C’est un temps où les pulsions psychologiques réapparaissent après la phase de latence.

La transformation rapide du corps pousse la personne à se confronter, souvent prématurément, à son identité sexuelle. La relation que les jeunes adolescentes anorexiques-boulimiques entretiennent avec le miroir, objet aimé ou détesté, révèle comment l’image réfléchie du corps leur revient avec des effets d’étrangeté et une profonde angoisse. Qu’est-ce qui les a empêchées de se préparer suffisamment à ce saut existentiel au point qu’elles y répondent par l’anorexie ou la boulimie ? Quels éléments structurent et influencent la lecture que ces filles font du traumatisme de la puberté ? Par exemple : l’influence de la mère dans son rapport avec la féminité, le poids d’un mode de vie qui prend de moins en moins en compte la fragilité et l’incertitude dans lesquelles l’adolescente est immergée, la poussant vers des rôles, des attitudes, des choix qu’elle n’est pas encore en mesure de faire. Les statistiques qui associent l’apparition de l’anorexie-boulimie à l’époque adolescente montrent en effet comment ces symptômes sont des « expédients » pour traverser la crise pubertaire.

Les troubles alimentaires sont notoirement liés à une préoccupation excessive du sujet envers l’image corporelle, une image qui, en particulier dans notre culture, veut se conformer à l’idéal esthétique dominant qui pose comme modèle la minceur du corps. Cet idéal a une incidence particulière dans le monde féminin, car il rend la femme susceptible ou non d’occuper la position d’objet du désir masculin. La relation avec le désir et la sexualité est clairement au centre de ce malaise, montrant tous les aspects symptomatiques qui lient le sujet féminin à un développement psychologique particulièrement complexe. En réalité, l’aménorrhée elle-même, qui accompagne les diverses formes d’anorexie, témoigne de manière symptomatique des effets d’une fermeture à la voie maternelle et féminine et nous amène à nous interroger sur le fait que dans ces tableaux symptomatologiques, apparaît un certain refus, non seulement des capacités reproductives propres à la femme, mais aussi de l’acceptation d’un corps qui, en tant que féminin, prend en compte le plan de la différence sexuelle.

Ce n’est pas par hasard que l’anorexie-boulimie se manifeste souvent comme le résultat d’une dysfonction du lien mère-fille, accentué par le manque du rôle paternel qui caractérise de plus en plus le contexte socio-culturel actuel. La diffusion du malaise concerne le monde féminin dans toutes les tranches d’âge, de l’adolescence à l’âge adulte. Tout comme le ménarche, à la puberté, marque un moment particulièrement délicat dans le développement psycho-affectif, la ménopause est aujourd’hui également une cause récurrente de l’apparition tardive du trouble alimentaire. De plus, les nouveaux contextes familiaux, qui se différencient de la famille traditionnelle par le changement du rôle social des femmes, ont déterminé une nouvelle configuration et une nouvelle redistribution des rôles au sein de la famille, montrant comment la population féminine est aujourd’hui plus que jamais divisée dans différents domaines : de celui maternel à celui affectif et professionnel.

Tous ces éléments amènent Soremax à considérer de plus en plus l’importance de la prise en charge, avec des groupes dédiés, des parents d’adolescents souffrants. Il est nécessaire de procéder à un « traitement de la famille » pour connaître les différents contextes familiaux, en examinant à la fois les différentes caractéristiques des pères et des mères et, dans un second temps, les logiques familiales les plus fréquentes dans les familles de sujets anorexiques-boulimiques. L’objectif est de permettre une récupération des communications intra-familiales pour réduire, autant que possible, les angoisses, les ressentiments, les malentendus et les sentiments de culpabilité.

Mais comment s’orienter face à une personne qui demande de l’aide ?

Les personnes anorexiques ou boulimiques demandent rarement de l’aide, presque toujours la demande de soin est une demande préoccupée de la famille ou de l’école. L’approche d’une fille (ou d’un garçon) souffrante n’est pas facile, on est surtout effrayé par la dangereuse perte de poids dans l’anorexie, ou par les crises de boulimie et le vomissement qui suit chez les boulimiques. L’aspect physique et médicalisé prévaut dans l’approche et, souvent, fait perdre de vue la centralité de la dimension psychologique de cette souffrance.

En bref, pour commencer tout parcours de soin psychologique, qui n’exclut pas de prendre en compte le « corps », il est nécessaire de d’abord construire une alliance thérapeutique avec le sujet souffrant, une alliance qui suppose respect, reconnaissance, empathie, absence de culpabilisation et encore moins de chantage ou d’imposition.


Une séance de groupe


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Sont présentes dans le groupe : Valentina, Silvia, Giada, Ombretta, Stefania, Novella et Francesca.

Valentina commence à parler, à mon invitation, car elle doit en effet rentrer chez elle plus tôt. Elle raconte qu’elle ne se sent pas très bien aujourd’hui, elle a comme la sensation que quelque chose de mauvais va arriver, mais elle ne sait pas quoi : « Avec ma mère, c’est toujours pareil, elle est hystérique ! Maintenant, en plus, elle et mon père m’ont dit que si cette année je ne passe pas tous mes examens, ils ne paieront plus mes frais universitaires, mais je n’arrive pas à étudier. » Thérapeute : « Et qu’avez-vous répondu lorsqu’ils vous ont dit cela ? » Valentina : « Que je ferai de mon mieux. » Thérapeute : « Voilà Valentina, il faut bien comprendre ce que l’on entend par « mieux », car il me semble que c’est un peu cela le problème… » Valentina raconte qu’elle est fatiguée, elle le dit en pleurant, elle n’arrive pas à étudier parce qu’elle est toute la journée à l’université et que le samedi et le dimanche sont les seuls jours où elle peut voir ses amis, à quoi elle ne veut pas renoncer. Valentina continue en disant que ce week-end ne s’est pas bien passé : « Je n’ai fait que manger, cela faisait longtemps que ça ne m’était pas arrivé, même dehors, j’ai mangé des bonbons, des chips, des cochonneries toute la journée. » Elle a aussi vu son ex-petit ami et à cause de cela, elle se sent mal, elle n’arrive pas à faire semblant de rien, c’est absurde qu’il fasse l’ami : « Les choses n’allaient pas bien même avant, mais au moins j’avais quelqu’un, en dehors de ma famille, qui pouvait m’aider. » Elle continue : « Puis ma mère, un jour elle me dit que je ne mange rien, le lendemain elle me dit qu’elle me trouve bien, elle doit se décider, que veut-elle de moi ? » Thérapeute : « Valentina, il me semble que le problème est que, quoi que vous fassiez, ils vous en demanderont toujours plus parce qu’ils ont été habitués ainsi… » Valentina : « Eh bien, j’ai compris, j’étais la bonne petite fille, je restais toujours à la maison pour étudier et en fait j’ai perdu dix kilos en deux mois et ils ne s’en sont même pas aperçus, au moins ils ne râlaient pas tout le temps ! » Thérapeute : « Oui, mais vous ne viviez pas… » Valentina : « C’est vrai aussi… je ne sais pas, je ne sais plus à qui je peux faire confiance… » Les filles du groupe interviennent avec des suggestions. Silvia : « Mais si tu essayais de travailler le samedi et le dimanche, comme ça tu serais indépendante et cela t’aiderait aussi à avoir plus confiance en toi ? » Giada : « Valentina a essayé mais ses parents ne voulaient pas. » Valentina : « Et puis ce sont les seuls jours où je vois mes amis… » Thérapeute : « Bien sûr que c’est un chantage en bonne et due forme. On dirait que vivre en famille, c’est comme vivre en guerre, est-il possible qu’on ne puisse pas être tranquilles…? » Thérapeute : « Et vous, Ombretta, comment allez-vous ? Comment s’est passée cette semaine ? » Ombretta : « C’était un désastre, tout a mal tourné… » Elle raconte avoir eu une grosse dispute avec ses parents à propos de son désir de quitter l’école pour suivre des cours en privé. Après que sa mère lui ait dit qu’il n’en était pas question, elle a commencé à pleurer et à se désespérer au point qu’à un certain moment, elle n’arrivait plus à respirer : « Je me suis complètement rigidifiée, je sentais des picotements dans tout le corps, je ne pouvais plus bouger, pour la première fois de ma vie j’ai eu peur de mourir. » Thérapeute : « Et après, qu’avez-vous fait ? » Ombretta : « Maman a appelé papa qui était en haut chez grand-mère et il est arrivé et m’a immédiatement fait une injection… » Giada : « Quoi ? Quelle injection t’a-t-il faite ? » Ombretta : « Des tranquillisants. » Thérapeute : « Mais des caresses au lieu d’une injection, non ? Peut-être qu’une fille effrayée a plus besoin d’un câlin pour se calmer… » Ombretta : « Oui, comme si… ensuite il m’a aussi donné des gouttes à prendre et il m’a dit, si je sais que tu vomis celles-ci aussi, je me fâche… » « Mais quel rapport ? Quel sens cela a-t-il ? Ma mère, l’autre jour, m’a aussi dit qu’elle ne rechargerait pas mon téléphone portable parce que la veille au soir j’avais mangé des chips… » Les filles demandent des éclaircissements et Ombretta raconte que sa mère ferme le réfrigérateur dans la cave avec un cadenas et que ses parents lui reprochent ce qu’elle dépense pour manger et vomir. Les filles sont stupéfaites par l’attitude des parents d’Ombretta, surtout celle de son père. Ombretta : « Ensuite, pendant deux jours, il a été tout gentil, mais maintenant je le connais et même s’il fait semblant d’être gentil, j’ai peur parce que je sais qu’il redeviendra comme avant. Puis, même quand j’étais malade, moi à leur place j’aurais eu un peu de pitié pour moi, j’ai pleuré toute la journée tellement j’étais mal, et puis le soir à six heures quand je suis allée vomir, il semblait que j’avais mangé une heure avant, je n’avais rien digéré, mais est-ce possible, j’ai une tête dans le ventre ! » Stefania raconte brièvement sa jalousie qu’elle considère excessive : « J’ai mal à l’estomac, j’ai la nausée, je n’arrive pas à dormir… » envers l’ex de son petit ami qui : « …Est brune, mince et très jolie… ». Elle raconte avoir joué au tennis contre elle et que, sous la tension, elle a tout raté : « Comme si cela ne suffisait pas, elle continuait à marquer des points contre moi, je l’aurais tuée. » Francesca : « C’est normal que tu sois jalouse. » Stefania : « Oui, mais je ne suis pas jalouse de manière normale, maintenant je le suis même de mes sœurs… Je suis devenue exactement comme ma mère. » Francesca parle au groupe de l’arrivée imminente de son petit ami de Rome et « …Ce qui l’empêchera de venir au groupe lundi prochain ; et ensuite, elle raconte la fin de son histoire avec Dario et comment, avec lui, elle a aussi perdu les amies qui, elle ne sait pas pourquoi, ont pris son parti. » Le père de Francesca est en revanche très heureux de la fin de cette relation qui a duré quatre ans ; « …Il a toujours été jaloux de lui, imaginez qu’au restaurant quand nous sommes tous les deux, il me présente presque comme sa petite amie… » Thérapeute : « Ce serait mieux qu’il vous traite comme une fille et non comme une épouse !!! » Giada prend la parole pour dire au groupe que son travail l’angoisse beaucoup. « Tous ces vieux déprimés… » mais qui lui assure au moins une sécurité économique. Elle continue avec le récit d’une dispute entre elle et Flavio à propos d’un matelas : « Il ne veut pas dormir sur mon matelas, et il ne veut pas dormir avec le chat. Je peux comprendre que quelqu’un ne veuille pas dormir avec des chats… » Finalement, elle a décidé d’acheter un nouveau matelas, mais ensuite sa mère s’en est mêlée. » Cette intrusion de sa mère a beaucoup dérangé Giada : « Je ne comprends pas pourquoi elle devait s’en mêler, c’était une affaire entre moi et son fils… peut-être qu’elle ne voulait pas nous voir nous disputer, mais je lui ai expliqué que je me dispute deux cent cinquante fois par jour avec son fils. » Thérapeute : « Giada, sentez-vous que vous avez une place dans le groupe ? » Giada commence à pleurer, disant qu’elle ne sait même pas pourquoi elle le fait : « Je ne sais pas pourquoi je pleure maintenant, je ne sais rien… » Novella, à propos de son père, raconte la communion de sa petite cousine de sept ans : « Devant l’église, mon père s’est penché, l’a appelée et lui a indiqué la joue pour qu’elle lui fasse un bisou. Plus tard, au buffet, il y avait un enfant qui n’avait même pas un an et lui, vous auriez dû le voir tout gentil… » J’ai dit à ma mère : « C’est sûr que nous devions rester petits… » et elle m’a dit : « Quelle garce tu es…!!! », « Mais c’est la vérité, c’est une pensée que mon frère et moi partageons. » Puis elle continue : « C’est vrai que mon père a cinquante ans et qu’il n’y a plus d’espoir qu’il change… » Thérapeute : « Eh bien, cinquante ans ce n’est pas si vieux, ne démolissons pas ces hommes ainsi… » Novella : « Eh bien, en fait, il était peut-être aussi rigide quand il avait vingt ans… il est maniaque comme le tien (s’adressant à Ombretta) avec l’ordre, pendant que je fais une tarte, il est déjà là à tout ranger… bon sang, laisse-moi au moins finir ! » « De toute façon, il n’a même pas changé quand, avec ma maladie, je l’ai confronté à son échec. » Francesca raconte aussi que ses parents déménagent ; son père a eu des problèmes financiers et ils ont dû diviser leur grande maison en trois appartements, ils iront dans l’un d’eux. Thérapeute : « Une sorte de retraite… » Francesca : « Oui, heureusement que je n’y vis pas, que j’ai réussi à me faire mon propre espace… » Le thérapeute fait remarquer que dans la séance d’aujourd’hui, des figures très jugeantes émergent…

Ce texte est rédigé dans le respect du Code de la Privacy – GPDP – règlement UE 2016/679.


 SOREMAX est ASSOCIATION loi 1901

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Le projet Soremax est né de la rencontre de trois professionnels : un biologiste et Chef passionné, un expert en communication et marketing et un psychothérapeute. Il est courant de rencontrer des jeunes femmes (et de plus en plus de jeunes hommes) souffrant de troubles du comportement alimentaire, les fameux TCA. À partir de l'anorexie qui est certainement le symptôme le plus angoissant, avec un risque élevé d'évolution dramatique jusqu'à la mort. La boulimie entraîne également une souffrance psychologique grave et une altération physique, surtout en raison de la pratique quotidienne du vomissement auto-induit. Les preuves cliniques montrent de plus en plus souvent des phases alternées d'anorexie avec des phases de boulimie et les sujets souffrants sont totalement "dépendants" de la maladie et incapables de revenir à une vie normale. Ces troubles éloignent ensuite les personnes souffrantes des autres, du contexte amical, et sont une source de graves conflits entre parents et enfants. C'est pourquoi le projet Soremax veut offrir des espaces de groupe d'écoute et d'accueil de la souffrance des adolescents et de leurs familles respectives. Des moments séparés pour aborder dans un espace protégé, guidés par des professionnels, et faire circuler une parole de plus en plus liée aux émotions profondes des personnes. Cela dans le but de trouver une alliance thérapeutique dans les familles qui tienne compte des besoins et des nécessités à la fois des enfants et des parents. Mais le projet Soremax va au-delà. L'originalité de la proposition réside dans le fait que les sujets souffrants ont besoin de retrouver une relation avec la nourriture, avec l'alimentation, qui est souvent gravement compromis depuis de nombreuses années. L'utilisation de la balance, le compte des calories, des sucres et des graisses de chaque aliment éloigne les personnes du plaisir, du goût et du désir de manger quelque chose qu'ils aiment. À cette fin, nous prévoyons des ateliers de cuisine où l'expérience sensorielle et gustative permet aux personnes souffrantes de se rapprocher de la nourriture non plus comme une menace mais comme une opportunité de retrouver le plaisir lié à la nourriture elle-même. Ce parcours implique un travail de groupe en atelier pour valoriser le moment social et ludique de l'interaction entre les personnes, qui ont trop souvent vécu dans la solitude et l'exclusion.

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L'anorexie masculine

 

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Ces dernières années, le phénomène de l’anorexie-boulimie masculine a pris une importance préoccupante. On peut dire que la crise de la fonction paternelle, fonction représentant symboliquement « la loi », affaiblit depuis longtemps l’aspect identificatoire masculin, plaçant les enfants, futurs adultes masculins, dans une position d’adolescence prolongée et de faible responsabilité face aux enjeux de l’adultité. En résumé, cela peut être défini comme un indicateur d’une crise de l’identité subjective masculine.

Il en résulte que l’idéal du corps, substitut imaginaire d’une identité perçue comme émotionnellement difficile à atteindre, a davantage pénétré le monde masculin ; cela indiquerait l’implosion supplémentaire de l’aspect identificatoire masculin, avec les conséquences que l’on peut observer, notamment dans l’augmentation, bien que encore peu déclarée explicitement, de l’anorexie et de la boulimie masculines.

Je crois qu’il faut également ajouter une forte interrogation des hommes sur le monde féminin, une peur de faire face à l’autre sexe, considéré comme trop énigmatique et anxiogène. Des figures parentales féminines trop possessives conduisent l’homme à tenter de reproduire le modèle autoritaire-possessif avec ses compagnes ou, pour échapper à ce type de relation homme-femme centrée sur le « pouvoir », à une fragilité de l’identité de genre.

Depuis longtemps, on parle d’une forte augmentation de l’utilisation de produits de beauté pour les hommes et d’une attention particulière à l’entretien du corps masculin : j’ai été frappé de découvrir que le premier Hammam milanais, bain turc et lieu de massages cosmétiques et curatifs exclusivement féminin, a dû, sous la pression d’une forte demande masculine, créer un parcours pour les hommes à des jours et des heures différents. Le domaine de la mode, qui extériorise les aspects psychologiques déjà présents dans la société, nous montre un monde masculin éphébique à la poursuite d’idéaux physiques anorexiques.

De même, au sein des familles, le thème de la nourriture prend le dessus sur d’autres sujets de discussion et de confrontation, et il n’y a plus de différence dans l’approche envers les garçons et les filles, qui peuvent manifester des « troubles alimentaires » sous des formes diverses. Regarder la télévision dans les tranches horaires destinées aux jeunes signifie être soumis à un bombardement de collations et de boissons légères de toutes sortes, qui réduisent garçons et filles à de simples corps comme des tubes digestifs à rassasier en continu par les parents.

Un patient en psychothérapie, intelligent et avec un grand sens de l’observation et de l’analyse, me racontait avec une subtile ironie comment, dans la salle de sport qu’il fréquente régulièrement, il entend des discours sur la nourriture, le poids et le corps, exactement superposables entre les hommes et les femmes fréquentant cet endroit, avec des échanges de conseils sur des produits diurétiques ou laxatifs et des barres diététiques coupe-faim. Il observait la même attention et préoccupation envers le corps, le même effort pour contrôler tous les actes de la journée et les émotions associées, de la part des assidus fréquentant. Des discours en salle de sport, on pouvait saisir le puissant appel à l’AVOIR, avoir un corps sculpté (publicité d’une salle de sport connue : « Ici s’entraînent les nouveaux dieux… »). AVOIR tout sous contrôle, par rapport à l’ÊTRE, être en tant que sujet unique avec un fort sentiment d’identité.

De même, les hommes utilisent de plus en plus de signes dans le réel du corps (maquillage du visage, des mains, épilations et opérations cosmétiques du visage) ainsi que des tatouages et des piercings sur toutes les parties du corps. Le thème de la crise de l’identité de genre masculine (on observe d’ailleurs une forte corrélation entre troubles anorexiques-boulimiques et homosexualité) caractérise, selon moi, le versant masculin de cette souffrance. En ce sens, on pourrait dire que la poussée pulsionnelle homosexuelle est une réponse à la difficulté de rencontre avec l’autre sexe, dans la tentative du sujet de se maintenir dans un univers relationnel exclusivement masculin, perçu comme plus tolérable et moins anxiogène.

L’anthropologie nous rappelle que la nature de l’homme est sa culture, et la psychanalyse nous enseigne qu’être homme ou femme ne se résume pas au destin biologique-anatomique du sujet mais au dispositif culturel et symbolique que le sujet est capable d’intérioriser et d’élaborer dans son rapport au monde, dans la rencontre avec les autres êtres humains. Le travail sur la subjectivité est le travail central du parcours de soin proposé par Soremax, on pourrait dire qu’il s’agit d’un voyage à la recherche de l’expressivité et de la créativité que le sujet a mises en échec en lui-même, conséquence de son expérience de vie.

Cohérent avec cela, le parcours Soremax ne traite ni n’analyse les thèmes de la nourriture, du poids et du corps comme des aspects dysfonctionnels à rectifier et à « normaliser » mais interroge le sujet sur son incapacité (qui au cours du travail thérapeutique devient capacité) à s’émouvoir, vivre, souffrir et se réjouir, en un mot : aimer. 

 

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La nostalgie de Sara

 

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Sara est une jeune femme qui vit en Sardaigne et est une cuisinière accomplie. Elle cuisinait pour toute la famille, avec la plus grande appréciation de ses parents et de ses frères. Elle cuisinait mais mangeait rarement avec eux à table et ne s’est jamais sentie capable de faire de son talent un travail. Pendant l'été, elle travaille comme serveuse et, étant donné qu'en hiver en Sardaigne elle est au chômage, elle décide à contrecœur de suivre son frère Matteo pour aller sur le "continent", près de Rome.

Matteo est également serveur dans un restaurant renommé des Castelli Romani et pourra initialement héberger Sara chez lui. Les deux ne se sont jamais très bien entendus et, après moins d'un an, Sara décide de quitter Matteo pour chercher "fortune" ailleurs.

Un client du restaurant parle à Sara de la Côte d'Azur : la mer, la nature, de beaux endroits et beaucoup de travail pour une personne comme elle, sérieuse et précise. Sara a réussi à économiser un peu d'argent et décide de se lancer. Elle s'installe à Cannes, trouvant d'abord un logement en colocation. Elle commence comme serveuse dans un petit restaurant français, et le propriétaire décèle en elle la passion pour le travail et le sérieux. Sara travaille énormément parce qu'elle veut montrer aux autres (et surtout à elle-même) qu'elle vaut quelque chose et qu'elle est une bonne personne.

Elle aime beaucoup la Côte d'Azur et la mer qui lui rappelle un peu sa Sardaigne. Elle achète un scooter et en profite dès qu'elle a du temps pour faire des tours dans les villages voisins et le long de la côte.

Elle a toujours été une solitaire, elle n'a pas beaucoup d'intérêts à part le travail. Elle suit juste un cours de français de base mais évite les occasions de rencontrer les autres élèves.

Sa principale préoccupation est de retourner en Sardaigne chez elle, dès que possible. Elle se rend compte que cela devient parfois une obsession, vérifiant continuellement les sites pour les vols à bas prix et essayant de "rassembler des jours" pour rentrer chez elle.

Sara a de moins en moins d'appétit, elle cesse de cuisiner pour elle-même, achète des plats préparés, mange debout ou devant la télévision et continue à perdre du poids. Elle n'a jamais faim, se retrouve rapidement en sous-poids et n'a plus de règles. Évidemment, les effets se voient également au travail, parfois elle arrive en retard et est distraite. Son patron, bien qu'affectueusement, la réprimande et est sincèrement inquiet pour elle.

Elle essaie l'acupuncture pour l'appétit, fait quelques séances chez un bon médecin qui lui fait comprendre que quelque chose de plus profond la tourmente. Sara ne croit pas en la "psychologie", selon elle, si quelqu'un va mal, il doit faire des examens, puis avoir un diagnostic et prendre le bon médicament ! Simple et linéaire...

Le médecin acupuncteur comprend bien comment "fonctionne" sa patiente, Sara ne veut pas se poser des questions inconfortables pour comprendre comment sortir de son malaise.

Après le cycle de séances d'acupuncture, Sara est "forcée" par le médecin de consulter un psychologue. Nous nous rencontrons une première fois, puis une deuxième et ainsi de suite. Le fait de parler en italien nous sauve, jamais elle ne serait allée voir un psychologue français. Je dois dire que petit à petit, une sympathie réciproque s'est créée, elle m'a fait mourir de rire en me racontant la préparation détaillée du "porceddu", plat traditionnel sarde accompagné (évidemment) de vin Cannonau, qu'elle prépare divinement ! Le récit des fortes traditions alimentaires sardes m'a convaincu que le profond malaise de Sara était lié à la nostalgie de sa terre. Une nostalgie pour elle jamais apaisée et maintenant devenue déchirante.

Sara "fonctionne" psychologiquement sur le sens du devoir, de la responsabilité et du sacrifice. C'est une belle fille mais elle n'achète rien pour elle, ne se maquille pas, n'a ni loisirs ni passions. Elle est consciente que maintenant la nourriture, ou plutôt la privation de nourriture, est la seule chose qui l'intéresse vraiment mais c'est aussi son tourment et sa dépendance.

Sara vient toujours en séance ponctuelle et collaborative mais j'ai l'impression que très peu de choses bougent psychologiquement en elle. Elle est de plus en plus maigre et fatiguée, et moi aussi j'ai peur qu'elle ne s'effondre sans force d'un moment à l'autre. Je décide de la prendre à contre-pied avec le thème de la nostalgie de sa terre. Il ne lui est tout simplement pas possible de vivre loin de la Sardaigne, pour elle c'est insoutenable et cela pourrait même la mener à la mort !

J'admets avoir été directif et je lui ai "imposé" de demander un arrêt maladie et de retourner chez elle en Sardaigne pour un moment. De plus, elle a la "mission" de chercher du travail sur son île, puis éventuellement de réaliser son désir d'avoir une petite entreprise à elle. Ce désir est toujours resté caché en elle, convaincue de ne pas être capable de faire quelque chose de bon toute seule.

Sara, revenue sur sa terre, reprend lentement à manger (miraculeusement, comme elle dit…) et décide de quitter son travail à Cannes. Elle reprend un peu de force et prend contact pour trouver du travail toujours comme serveuse. Son cousin Lino lui donne une idée, pourquoi ne pas louer un petit espace dans son village au bord de la mer et proposer de la "street food". Sara est effrayée et nous en parlons longuement via Skype, mais comme elle dit "...On ne revient pas en arrière...". En peu de temps, Sara ouvre un petit local où elle prépare et frit des seadas, un dessert typique de la tradition sarde, parfait comme "street food" pour les touristes et les vacanciers du village.

Sara prend du poids, elle fait toujours attention à ce qu'elle mange mais elle est épanouie et est forcée par son travail de se lier avec beaucoup de gens, en forçant sa réticence naturelle.

En résumé : Sara est maintenant contente de son choix, elle travaille intensément et a repris à s'occuper d'elle-même et se permet de petites gratifications. Avoir repris du poids signifie qu'elle doit de nouveau faire face à sa féminité. Elle est attirée par un garçon mais ne se sent pas encore prête pour une relation, elle me dit : "...Laissons le temps au temps, je ne veux pas me précipiter mais me sentir bien avec moi-même, on verra après...".

Bonne chance, Sara...

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