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Colpa del virus o altro...?!

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Da oltre un anno siamo in piena pandemia. Abbiamo avuto un momento di "libertà" l'estate scorsa e, a parte le mascherine ed il distanziamento, sembrava che la vita potesse riprendere dopo tanta paura e sorpresa.

Ma già dall'autunno ecco ripresentarsi il "virus" che, evidentemente, non si era estinto come magicamente pensavamo un po' tutti.

Già il virus, anzi tutti i virus se ne fregano altamente di quello che pensiamo di loro, fanno il loro lavoro metodico, ci fanno ammalare senza uccidere sempre altrimenti si estinguerebbero anche loro e attraversano frontiere e oceani in un batter d'occhio.

Ma come hanno reagito al virus i vari governi, dato che il contagio si è praticamente esteso velocemente su tutto il pianeta?  Dal punto di vista psicologico in modo sconcertante...

Penso che le classi politiche europee ed extra europee si siano dimostrate altamente incapaci di fronteggiare eventi di tale portata. Un caro amico romano, assai ben introdotto nel potere della capitale che ruota attorno al Parlamento Italiano, mi diceva che la maggior parte dei rappresentanti pubblici non sarebbero in grado di gestire un condominio, figuriamoci una pandemia!

Ero perplesso nel sentire queste parole da lui tempo fa, ma i fatti gli hanno dato ragione eccome.

Analizziamo alcuni aspetti: mi riferisco soprattutto all'Italia ma anche in Francia le cose sono andate quasi allo stesso modo. La comunicazione iniziale dell'esplosione del contagio è stata davvero sconcertante. Una chiamata alle armi con metafore di guerra, attacco, battaglie, resistenza e, ciliegina sulla torta, il lapsus psicologico della distanziazione sociale. Si doveva parlare di distanziazione fisica, il famoso metro, ma il lapsus sociale ci ha bombardato per mesi sul tema della distanziazione sociale!

I più maligni vedevano in questo la vera natura della risposta "del potere" al virus, allontanare le persone tra loro, colpire i legami sociali, indebolire le persone per gestire al meglio le enormi difficoltà che si sarebbero presentate in ogni nazione in brevissimo tempo.

Altro aspetto sconcertante il continuo scontro tra poteri locali (Regioni) e potere centrale (Roma), segno di una pregressa ed antica mancanza di coordinamento e collegamento, che il virus ha fatto esplodere.

La famosa "catena di comando". Chi ha fatto il militare sa bene quanto sia importante. Posso avere armi efficaci e soldati addestrati ma, se non conosco le coordinate del bersaglio (il target) a chi sparo? Sono caduto anch'io nelle metafore militari ma stavolta ci sta...

Penoso spettacolo quello del rimpallo tra gli scienziati ed il potere politico. Molti politici si arrogavano il diritto di decidere che fare (giusto) senza sentirsi succubi degli scienziati. Però appena c'era una difficoltà palese o una criticità si trinceravano dietro i vari comitati scientifici, gabinetti di crisi e via così. Allora chi fa da genitore e chi fa da figlio? Sono interscambiabili o solo fonte di confusione...

Già la confusione è l'aspetto psicologico che più si evince in questa pandemia. I medici erano tirati per la giacchetta da grandi virologi ed epidemiologi, sovente in contrasto con i clinici che avevano i reparti ospedalieri con i pazienti affetti da Covid.

Penoso e tragico vedere gli scontri tra "posizioni di potere" di medici sul tema delle cure da adottare e consigliare per affrontare il virus. In Francia il famoso Prof. Raoult, riconosciuto come uno dei più autorevoli microbiologi ed infettivologi mondiali ha ricevuto in piena pandemia la visita "pastorale" di Macron sull'uso della clorochina. Qualche mese dopo però è stato messo in stato d'accusa dall'Ordine dei Medici e lui ha contraccambiato con altre carte bollate.

E l'Organizzazione Mondiale della Sanità...? Beh, mondiale non proprio. Ora lo sappiamo bene e affidarsi al loro parere scientifico fa tremare di paura. E' appena uscita la notizia che l'italianissimo Ranieri Guerra, direttore vicario OMS, è indagato a Bergamo per false informazioni al pm. Sembra una piccola accusa ma dietro ci sono piani pandemici non aggiornati ed una impreparazione del sistema paese ad eventuali virus altamente contagiosi, anche se non particolarmente mortali.

I medici sono stati lasciati soli in prima linea. Quanti medici, infermieri e personale di assistenza ospedaliera si sono ammalati o sono deceduti per la pandemia. Ricordiamo che l'dentificazione del Covid-19 è frutto della determinazione dell'anestesista di Codogno Annalisa Malara che ha scoperto il paziente 1. 

E l'OMS, il Ministro della Salute, il CTS che facevano?  

Quando ero alle medie prima di entrare in classe ci scambiavamo le figurine dei calciatori (le mitiche Panini). Adesso abbiamo il vaccino, anzi i vaccini. Un Pfizer vale 15 AstraZeneca, un Moderna vale 5 Johnson e lo Sputnik V è difficile da scambiare, fa tanto comunista, accompagnato da un bicchierino di vodka e in Europa non si può usare...

Sono solo alcune considerazioni, ne mancano tante altre ma la storia, sicuramente, è ancora da scrivere. 

C'è una narrazione ufficiale che sin qui ha rappresentato il canovaccio di interpretazione della pandemia ma sempre più emerge una narrazione alternativa che mette in questione le persone e la loro capacità o incapacità di reazione di fronte ad eventi di tale portata. E' innegabile che comportamenti irrazionali siano stati all'origine di molte disfunzioni. Credere solo nella scienza, quest'illuminismo prolungato, ha dimostrato che non è più rassicurante dato che un invisibile virus ha sconvolto soprattutto le nostre menti.

 

PS Permettetemi di ringraziare la mia dottoressa che non si è fatta spaventare da quello che stava accadendo ed ha continuato in scienza e coscienza a prescrivere i farmaci che riteneva necessari per affrontare il Covid. Nonostante la confusione totale di cure, farmaci e pareri autorevoli ha solamente ascoltato ciò che la sua esperienza di cura di malati le indicava.


 




 


 






La didattica a distanza genera stress, noia e fatica.

 

                                                                 ©Photo: La Repubblica


Indagine svolta dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi sulla scuola: il 63% dei 14-19enni la preferisce in presenza

Oltre 6 ragazzi su 10 fra i 14 e i 19 anni tengono “molto” alla didattica in presenza. Oltre il 54% ne soffre “molto” la mancanza. La scuola è associata a socialità, crescita, confronto, le lezioni a distanza a fatica, stress, noia. Questi i primi risultati dell’indagine portata avanti dal Centro Studi del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi nell’ambito delle attività congiunte con il Ministero dell’Istruzione per dare supporto alle istituzioni scolastiche nel periodo dell’emergenza. L’indagine è stata consegnata alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“Ascoltare le opinioni dei giovani, i loro vissuti, è importante. In questo caso i dati dell’indagine ci consegnano uno scenario molto chiaro: la didattica a distanza non attutisce i danni dell’impossibilità di andare a scuola e porta soprattutto stress, noia, fatica”, spiega il Presidente del Cnop, David Lazzari. “Della scuola in presenza ai ragazzi piace la socialità, la possibilità di avere un confronto con gli altri e la possibilità di frequentare amici e compagni, che la didattica a distanza non garantisce. Mentre della scuola in presenza i giovani non apprezzano gli orari rigidi, marginale nota positiva della didattica a distanza”, prosegue. A tenere alla scuola in presenza, secondo il report realizzato dal Cnop, sono praticamente tutti i giovani intervistati, con una quota di “molto” davvero alta (63%), mentre ad apprezzare la didattica a distanza sono meno di 4 studenti su 10, e, in ogni caso, con un numero di “molto” decisamente più bassa (12%). Si registra anche un sensibile calo della “fedeltà” alla partecipazione alle lezioni a distanza. L’86% dei giovani intervistati dichiara infatti di aver seguito tutte le lezioni a distanza durante il lockdown, mentre ora la quota scende al 70%.

“Ringrazio il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi per lo studio realizzato”, dichiara la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina “sono dati che devono farci riflettere e guidare il nostro operato. Uno spaccato di come i nostri ragazzi stanno vivendo questo momento. In questi mesi – prosegue Azzolina – abbiamo dato alle scuole risorse per promuovere attività di sostegno psicologico per fare fronte a situazioni di insicurezza, stress, ma anche paura e tristezza fra gli studenti e il personale. Porteremo avanti questo tipo di attività, in collaborazione con l’Ordine degli psicologi. Anzi, le rafforzeremo. Non possiamo infatti assolutamente sottovalutare gli aspetti psicologici di questa crisi e che cosa voglia dire, per i nostri giovani, la prolungata mancanza di una socialità sana, come quella che si vive a scuola”.

Il 67% dei ragazzi intervistati afferma di non avere problemi con le dotazioni tecnologiche, gli altri, quelli che manifestano difficoltà, lamentano l’assenza o cattiva qualità della connessione. Quasi tutti i giovani intervistati (il 94% del campione fra chi risponde “molto”, 54%, e chi abbastanza, 40%), in definitiva, sentono la mancanza della scuola in presenza, e il 98% a settembre era felice di poter rientrare in aula. Il sentimento prevalente, in questo momento, tra i giovani italiani, è negativo, e si traduce soprattutto in tristezza, malinconia, paura, rabbia e distacco. I sentimenti positivi sono minoritari.

“Probabilmente, il dato più allarmante è che solo il 2% dei giovani italiani, in questo momento, riferisce di provare gioia o allegria. Un malessere psicologico che deriva dall’isolamento e dalla assenza o carenza delle attività educative ma anche ludiche e sportive”, afferma Lazzari. Sono dati che riscontrano quanto emerso in altre indagini (es. Unicef nov.2020) dove un ragazzo su tre ha chiesto la presenza di reti di ascolto e sostegno psicologico nella scuola.

Questo lungo periodo di lontananza dalla scuola come spazio fisico ha fatto riscoprire la valenza della scuola come “spazio psicologico”, terreno fondamentale per il percorso di crescita dei futuri adulti. “La scuola non è solo trasmissione di informazioni e contenuti ma un luogo di relazioni, di costruzione di socialità, di educazione emotiva. È ora fondamentale aiutare le ragazze ed i ragazzi a recuperare e a superare il malessere psicologico che si è creato con azioni efficaci e, al contempo, attrezzarci meglio per il futuro, perché la scuola possa valorizzarsi come luogo di crescita psicologica per la vita”, conclude il presidente del Cnop.

Fonte: CNOP gennaio 2021

Coffre cadeau

© branchebleu

Non possiamo parlare solo di virus, pandemia, vaccino e confinamento... In questi momenti difficili per tutti noi desidero farvi conoscere questo cofanetto cadeau, in offerta speciale per Natale.

Non sono un venditore, ovviamente, ma mi è parsa un'ottima idea pensare a qualche momento di leggerezza, benessere e cura di sè, magari con il cofanetto che desidero presentare...

E' un coffre in legno di olivo, con all'interno diversi prodotti come sapone, olio per il corpo e scrub, tutti rigorosamente provenienti dalla Grecia, come il cofanetto stesso.

Il tutto parte dall'idea di un caro amico greco, esperto conoscitore della coltivazione e lavorazione delle olive, un patrimonio che la Grecia protegge da centinaia di anni. Ha pensato: "Perchè non realizzare un cofanetto in legno di olivo ed inserire all'interno prodotti di qualità rispettosi dell'ambiente e con processi di produzione naturali...?"

Detto fatto, si tratta di una piccola produzione, con il marchio "Branchebleu", che richiama (ovviamente) l'albero di olivo.

Un cofanetto che è piacevole acquistare per sè stessi o da regalare. Regalo originale che idealmente unisce Grecia ed Italia, paesi che si affacciano sullo stesso mare e culla di due delle più grandi civiltà.

 

© branchebleu

© branchebleu

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 Se siete interessati al cofanetto ecco dei riferimenti

cellulare : 0658117058

mail : info@branchebleu.com

 



Positivo al Covid-19, una testimonianza

 
                                                                 ©GenovaQuotidiana
 
Domenica otto novembre ho ricevuto la telefonata del laboratorio che aveva processato il mio test PCR per la ricerca del Covid-19. Ero sorpreso di ricevere di domenica una telefonata ed ho subito immaginato il motivo... Una cortese persona mi ha dato i consigli di rito per un positivo al virus: restare a casa almeno sette-dieci giorni, consultare il mio medico, seguire le cure del caso e contattare il 15 solo per seri problemi respiratori... Ho pensato: benvenuto nel novero di coloro i quali hanno contratto il virus Covid-19. Poi ho cercato di capire dove potevo essermi contagiato. Nelle giornate convulse e "folli" a Milano o già a Nizza nei brevi e fugaci contatti prima di partire per l'Italia... mah! Sinceramente non potevo identificare una situazione davvero potenzialmente pericolosa ma tant'è, il virus mi aveva utilizzato per fare il suo lavoro, replicarsi e vivere usando noi umani come veicoli. Parliamo di sintomi: nel mio caso febbre notturna per oltre una settimana, stranamente di giorno la temperatura era normale, di notte invece avevo il riscaldamento autonomo a 38-38,5... Tosse e mal di testa a volte lancinante. Ebbene il mio medico curante di Nizza, italiana e soprattutto attenta e preziosa alleata in quei momenti critici ha davvero fatto la differenza. Sin dai primi malesseri ancora in quel di Milano mi ha seguito e consigliato, prescritto Tachipirina, antibiotici e cortisone per coprire il più possibile le infezioni (secondarie) ma pericolose date dal virus. Giornalmente ci siamo consultati (che pazienza ha avuto), e mi ha sostenuto nei momenti di ripresa e nei momenti di riacutizzazione dei sintomi, dato che il virus non fa sconti. Quando credi di essere fuori dal tunnel, zac, arriva la tosse o il mal di gola che ti ricorda che devi ancora pagare qualcosa...! Qui spezzo una lancia in modo forte e chiaro: trovo assolutamente giusto e nel solco del giuramento di Ippocrate che un medico utilizzi, con scienza e coscienza, i farmaci che ritiene utili e opportuni, senza dovere sottostare a protocolli scritti a Roma o Parigi o all'OMS (stendiamo un velo pietoso...). Il nostro medico ha curato moltissime persone con i farmaci che di volta in volta riteneva opportuni senza credere ai miracoli degli antivirali, che di certo hanno solo il costo elevato. Di fondo aveva una certezza: evitare assolutamente un ricovero ospedaliero, più pericoloso che altro. Ebbene ammetto che un paio di notti ho temuto di finire all'ospedale a Nizza, ma il medico mi ha rassicurato e dato quella fiducia e speranza che stava vacillando in me sotto effetto della febbre alta... Per maggiore scrupolo mi ha fatto fare una lastra ai polmoni che sappiamo essere il bersaglio del Virus e, niente da segnalare. E non posso che ringraziarla, mi ha curato anche a distanza, sostenuto, inviato le ricette di volta in volta necessarie per proseguire le cure ed ascoltato nelle paure che sovente provavo.
Quindi, se esiste una vera medicina territoriale, fatta di persone, non di tecnica ed apparecchi costosi, anche la pandemia si può affrontare con la giusta serietà e senza drammatizzare. Sappiamo che gli ospedali sono spesso intasati da persone spaventate dal virus. Del resto se non si ricevono attenzioni, ascolto medico e cure immmediate allora l'ospedale diventa la prima ed unica linea di cura per i malati. Occorre ringraziare tutti i medici del territorio che coraggiosamente, con dedizione e passione medica seguono i loro pazienti per evitare che il virus in pochi giorni riesca a fare quei danni che leggiamo nelle testimonianze di molti malati, anche guariti, ma a seguito di ricoveri pesanti e dolorosi.
La celerità dell'intervento fa la differenza, quando i sintomi sono all'inizio, blandi e magari mal comprensibili il contatto con il proprio medico è basilare. Se funziona questo approccio nel 95% dei casi le cose possono e devono girare al meglio. Ciò è mancato nella grande Milano, ed è il prezzo che la mia famiglia ha pagato ad un medico di base latitante e lontano dai suoi pazienti... Quando si è dato da fare, dopo una settimana di chiamate, era troppo tardi per il paziente. Sarà segnalato al Tribunale per i Diritti dei Malati e dovrà rispondere di tale insipienza e vigliaccheria nelle sedi opportune. Mi sembra il minimo se si sceglie di fare il medico!
 
PS abbiamo comperato quel semplice apparecchietto che serve per indicare la saturazione di ossigeno nel sangue, pochi euro per tenere sotto controllo il valore di Sp02 e la frequenza cardiaca.
Giusto per un auto-controllo, prezioso però da indicare al medico, anche a distanza, per prevenire eventuali complicazioni ai polmoni...
 

 
 





 
 

Purtroppo ci risiamo...

 

©scienzainrete.it
Ingenuamente pensavo difficile "la seconda ondata", ma mi devo ricredere. Ipotizzavo semmai una ripresa dei contagi dovuta all'afflusso degli studenti alle scuole e maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, ma non con un tale incremento.

Si poteva/doveva supporre soprattutto da parte degli "esperti" virologi, infettivologi, o quant'altro, che giornalmente presidiano le trasmissioni televisive sia in Italia che in Francia?

Rimango del parere che alla enorme quantità di notizie non corrispondeva una qualità correlata, abbiamo tutti assistito a "duelli" mediatici tra i soliti Professori, addirittura talvolta con denunce ed offese pubbliche che mal si addicono alla scienza. Trovo davvero insopportabile che "gli scienziati" si siano abbassati a baruffe da Talk show di tale livello. E poi chi ha ragione? Non dovrebbero essere i dati clinico-scientifici l'unico vertice di osservazione e analisi?

Sul côté psicologico poi, abbiamo sentito di tutto e tutto il contrario!

Purtroppo la mia famiglia è stata duramente colpita dal decesso di una cara persona, dopo un ricovero di quasi un mese al Policlinico, ospedale milanese di eccellenza, che però ha lasciato molti dubbi per il protocollo obbligatorio seguito dai medici curanti. Abbiamo addirittura dovuto contattare il Tribunale per i Diritti dei Malati per consentire ad una persona di visitare il malato che, nella notte successiva è mancato.

Nessuno mette in dubbio la professionalità dei medici curanti, ma sentirsi dire che non avevano al momento in stock un farmaco antivirale ritenuto essenziale per la cura, non disponibile in ospedale, lascia sgomenti. Guarda caso un antivirale costoso di produzione inglese...

Ne consegue richiesta della cartella clinica, che amici medici italiani e francesi desiderano consultare perchè rimasti perplessi dal tipo di cure somministrate. Era davvero Covid (dov'è il test positivo) o una polmonite che si è aggravata per il tipo di cure prestate? Magari non verrà fuori nulla (in fin dei conti per la nostra serenità lo speriamo ardentemente) ma tant'è.

Un giorno dovremo anche interrogare le case farmaceutiche, che hanno fatto e stanno facendo affari d'oro, e comprendere il loro coinvolgimento (interessato) nella pandemia. Ora non è il momento, ma le domande restano nell'aria.

Per non parlare del vaccino, per taluni già in fase avanzata di sperimentazione, con una specie di gara a chi arriva prima a registrarlo e, ovviamente, vendere agli Stati milioni di dosi. Molti virologi però ci mettono in guardia dal facile entusiasmo per il vaccino. Non credono possa essere sviluppato adeguatamente e soprattutto semmai dopo almeno uno-due anni di sperimentazione sull'uomo.

Capitolo tamponi: a Milano è difficile fare un tampone in tempi brevi. Per precauzione tutti noi ci siamo registrati per un tampone PCR (quello del naso) ma per accelerare la procedura, guarda caso, ci si può rivolgere ad un centro privato e per 90 euro (mediamente) si potrà fare velocemente. Anche a Nizza non è agevole, forse un pò meglio, soprattutto è a totale carico della ottima Cpam, bisogna dirlo!

Ho seguito più volte gli interventi del virologo Giorgio Palù, pacatamente ha detto la sua, mi pare senza polemizzare con gli altri emeriti colleghi. Una voce un pò fuori dal coro, ma non sono in grado di valutare se ha ragione o meno.

Una cosa mi trova però d'accordo, quando chiama in causa la Cina e relative responsabilità sulla Pandemia. E' stato appurato che il virus Covid-19 iniziava a diffondersi già nel settembre del 2019 in Cina, proprio a Wuhan. Pipistrello, pangolino, mercati "umidi", laboratorio BSL4, azione premeditata o fuga del virus per un incidente? Forse non lo sapremo mai, però qualche domandina sconveniente al governo cinese andrebbe fatta.

Soprattutto in riferimento ai mesi di ritardo nel segnalare l'epidemia all'OMS che ha colpevolmente coperto la Cina nelle fasi iniziali, per poi dare l'allarme quando la frittata era stata fatta.

Del resto il governo Cinese già per altre pandemie in anni non lontani (H1N1, Sars, e Mers), ha colpevolmente coperto dati clinici ed epidemiologici al resto del mondo, nel tentativo di circoscrivere l'infezione senza clamore. Poi se non fossero riusciti a contenere il virus, beh... affari nostri.

Visto il danno terribile a livello mondiale, e non ne siamo ancora fuori, credo necessario che i governi europei e non solo, si facciano carico di porre queste scomode domande al governo cinese che, va detto, ad oggi non ha permesso alcuna ispezione internazionale od inchiesta da parte di altri paesi.

Nel frattempo stiamo tutti attenti, proteggiamoci e proteggiamo gli altri ed... incrociamo le dita.




 

 

 


 



 

GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA 2020

Qualche considerazione sul Covid-19

 

© La Vérité

In questi mesi difficili ho potuto fare molti colloqui e consultazioni gratuite (in accordo con l'ordine degli Psicologi della Lombardia) vuoi di persona che via Skype in riferimento all'emergenza Covid-19 ed ai suoi effetti psicologici ed antropologici.

Avete letto bene, anche aspetti antropologici, che vorrei provare a delineare.

Sono rimasto davvero colpito dalle differenze individuali di reazione all'emergenza virus, addirittura in seno alle stesse famiglie: persone terrorizzate e persone dello stesso nucleo familiare apparentemente tranquille e fiduciose di non contrarre mai il virus...!

Chi disinfettava tutto, la spesa, i vestiti, la casa ed ovviamente mani e quant'altro per combattere il virus. Usciva, anzi non usciva di casa e vedeva come untori tutte le persone che si avvicinavano a qualche metro di distanza anche con la mascherina.

Magari la sorella o il fratello del "terrorizzato" dal virus si comportava come se il contagio fosse solo per gli altri ed osservava il familiare con un misto di pena e fastidio.

Parliamo soprattutto di persone che non hanno (fortunatamente) avuto familiari ed amici colpiti dalla pandemia e ricoverati in ospedale, magari in rianimazione.

Come spiegare tali differenze così marcate?

Nel corso dei colloqui ho potuto osservare che le persone riferivano in modo molto diverso le notizie che avevano ascoltato dalla televisione, radio o dai Social.

Prima considerazione: all'inizio le metafore narrative del virus erano di tipo militare, ovvero guerra, combattere il nemico, morti e feriti sul campo (di battaglia), militari in strada con mezzi mimetici, medici militari e soldati chiamati di rinforzo per l'ottima organizzazione che potevano mettere in opera in tempi rapidi.

Una "potenza di fuoco" contro il virus che tentava di rassicurarci e darci il segno di una battaglia difficile ma che si poteva combattere con grandi mezzi pur contro un nemico invisibile e subdolo.

Aspetto comunicativo: siamo stati tutti bombardati da notizie, reportage, approfondimenti, dossier, collegamenti con ospedali e camere mortuarie (!), interviste praticamente a tutti i primari di rianimazione, reparti Covid-19 e medici delle città più importanti, sia di giorno che di notte. Ovviamente mi riferisco ugualmente a ciò che è accaduto e accade in Francia come in Italia.

Ad un certo punto sembrava esserci uno strano derby: Marsiglia contro Parigi (guarda caso), Napoli contro Milano (guarda caso) e via così. Illustri clinici, virologi o epidemiologi erano consultati e sovente ci davano interpretazioni differenti degli stessi dati. A seconda dei canali televisivi ascoltati ci si trovava di fronte a medici che presentavano scenari drammatici mentre altri, pur con cautela, cercavano di infondere speranza. Così pure in riferimento alle terapie utilizzate con i malati, molto difformi tra loro, per non parlare del vaccino. Vaccino che qualcuno attende come la soluzione definitiva e "scientifica" della pandemia mentre molti altri autorevoli clinici ci spiegano che mai esisterà un vaccino per il Covid-19. Del resto dopo tanti anni di ricerca e studio non c'è ancora un vaccino contro l'HIV, quindi...

Per non parlare della Cina: mercati di animali crudelmente sgozzati, pipistrelli o pangolini portatori del virus. E' quella l'origine o si tratterebbe del famoso laboratorio BSL4 di Wuhan? Virus "scappato" dal laboratorio, intenzionalmente o incidente, ognuno può farsi la sua idea.

E l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità o centro di potere sanitario in mano a multinazionali private, ben orientate al profitto?

Ebbene, in base alle notizie che ascoltiamo (quindi operiamo una scelta), potremo convincerci che la situazione è grave, addirittura sfuggita di mano a chi ci governa.

Ugualmente potremo cogliere (quindi operiamo una scelta) che pur nella difficoltà la situazione è sotto controllo e possiamo essere fiduciosi.

Chi ha ragione? Entrambi i modi di pensare sono legittimi, sono le due facce della medaglia, solo il tempo ci potrà dare riscontri "oggettivi" e permettere una lettura di quanto accaduto. Soprattutto comprendere il rapporto tra gli aspetti sanitari e di pandemia indotti dal virus Covid-19 e gli aspetti sociali, antropologici, umani e politici ugualmente importanti e che, a mio avviso, sono ancora molto da analizzare.

Giusto qualche spunto di riflessione preso dall'esperienza personale. Ad inizio settembre tornato dall'Italia, come molti di noi, ho voluto fare il test PCR per prudenza. Munito di ordonnance del medico mi sono prenotato per il test in tre diversi laboratori di Nizza. Ebbene la prima disponibilità era per il 23 settembre, ovvero tre settimane dopo! Giustamente insoddisfatto di ciò mi sono rivolto ad un infermiere privato (liberale) che mi ha fatto il tampone immediatamente ed il cui esito è arrivato sette giorni dopo... So che siete curiosi e vi dico che sono negativo come anche il test fatto in luglio per la Mairie di Nizza.

Altra esperienza personale purtroppo più triste: una persona cara ed anziana a Milano ha avuto febbre e inizio di difficoltà respiratoria. Il medico curante consultato per telefono, ovviamente, ha prescritto antibiotici ed ha suggerito di non andare al pronto soccorso.

Dopo alcuni giorni la persona si è aggravata, febbre e mancanza di respiro: il medico non è uscito a visitarlo ed ha detto di seguire il Protocollo. Ovvero potere morire in casa senza una visita medica. Disperati i familiari dopo una settimana hanno chiamato un medico privato che per la modica somma di 210 euro è venuto (lui si) a visitare il paziente e l'ha spedito in urgenza con ambulanza al Policlinico, ospedale di eccellenza di Milano.

Due settimane di ricovero, nessuno può visitare il malato, solo notizie telefoniche ad un familiare se un infermiere cortese del reparto Covid-19 ha voglia e tempo di dare notizie. Ad oggi i familiari sanno solo che la situazione è grave, il congiunto è sedato e sotto ossigeno, non risponde alle cure ed i polmoni sono in grave sofferenza.

Però sanno che se dovesse morire verranno prontamente avvisati di giorno o di notte!

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