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Coffre cadeau

© branchebleu

Non possiamo parlare solo di virus, pandemia, vaccino e confinamento... In questi momenti difficili per tutti noi desidero farvi conoscere questo cofanetto cadeau, in offerta speciale per Natale.

Non sono un venditore, ovviamente, ma mi è parsa un'ottima idea pensare a qualche momento di leggerezza, benessere e cura di sè, magari con il cofanetto che desidero presentare...

E' un coffre in legno di olivo, con all'interno diversi prodotti come sapone, olio per il corpo e scrub, tutti rigorosamente provenienti dalla Grecia, come il cofanetto stesso.

Il tutto parte dall'idea di un caro amico greco, esperto conoscitore della coltivazione e lavorazione delle olive, un patrimonio che la Grecia protegge da centinaia di anni. Ha pensato: "Perchè non realizzare un cofanetto in legno di olivo ed inserire all'interno prodotti di qualità rispettosi dell'ambiente e con processi di produzione naturali...?"

Detto fatto, si tratta di una piccola produzione, con il marchio "Branchebleu", che richiama (ovviamente) l'albero di olivo.

Un cofanetto che è piacevole acquistare per sè stessi o da regalare. Regalo originale che idealmente unisce Grecia ed Italia, paesi che si affacciano sullo stesso mare e culla di due delle più grandi civiltà.

 

© branchebleu

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 Se siete interessati al cofanetto ecco dei riferimenti

cellulare : 0658117058

mail : info@branchebleu.com

 



Positivo al Covid-19, una testimonianza

 
                                                                 ©GenovaQuotidiana
 
Domenica otto novembre ho ricevuto la telefonata del laboratorio che aveva processato il mio test PCR per la ricerca del Covid-19. Ero sorpreso di ricevere di domenica una telefonata ed ho subito immaginato il motivo... Una cortese persona mi ha dato i consigli di rito per un positivo al virus: restare a casa almeno sette-dieci giorni, consultare il mio medico, seguire le cure del caso e contattare il 15 solo per seri problemi respiratori... Ho pensato: benvenuto nel novero di coloro i quali hanno contratto il virus Covid-19. Poi ho cercato di capire dove potevo essermi contagiato. Nelle giornate convulse e "folli" a Milano o già a Nizza nei brevi e fugaci contatti prima di partire per l'Italia... mah! Sinceramente non potevo identificare una situazione davvero potenzialmente pericolosa ma tant'è, il virus mi aveva utilizzato per fare il suo lavoro, replicarsi e vivere usando noi umani come veicoli. Parliamo di sintomi: nel mio caso febbre notturna per oltre una settimana, stranamente di giorno la temperatura era normale, di notte invece avevo il riscaldamento autonomo a 38-38,5... Tosse e mal di testa a volte lancinante. Ebbene il mio medico curante di Nizza, italiana e soprattutto attenta e preziosa alleata in quei momenti critici ha davvero fatto la differenza. Sin dai primi malesseri ancora in quel di Milano mi ha seguito e consigliato, prescritto Tachipirina, antibiotici e cortisone per coprire il più possibile le infezioni (secondarie) ma pericolose date dal virus. Giornalmente ci siamo consultati (che pazienza ha avuto), e mi ha sostenuto nei momenti di ripresa e nei momenti di riacutizzazione dei sintomi, dato che il virus non fa sconti. Quando credi di essere fuori dal tunnel, zac, arriva la tosse o il mal di gola che ti ricorda che devi ancora pagare qualcosa...! Qui spezzo una lancia in modo forte e chiaro: trovo assolutamente giusto e nel solco del giuramento di Ippocrate che un medico utilizzi, con scienza e coscienza, i farmaci che ritiene utili e opportuni, senza dovere sottostare a protocolli scritti a Roma o Parigi o all'OMS (stendiamo un velo pietoso...). Il nostro medico ha curato moltissime persone con i farmaci che di volta in volta riteneva opportuni senza credere ai miracoli degli antivirali, che di certo hanno solo il costo elevato. Di fondo aveva una certezza: evitare assolutamente un ricovero ospedaliero, più pericoloso che altro. Ebbene ammetto che un paio di notti ho temuto di finire all'ospedale a Nizza, ma il medico mi ha rassicurato e dato quella fiducia e speranza che stava vacillando in me sotto effetto della febbre alta... Per maggiore scrupolo mi ha fatto fare una lastra ai polmoni che sappiamo essere il bersaglio del Virus e, niente da segnalare. E non posso che ringraziarla, mi ha curato anche a distanza, sostenuto, inviato le ricette di volta in volta necessarie per proseguire le cure ed ascoltato nelle paure che sovente provavo.
Quindi, se esiste una vera medicina territoriale, fatta di persone, non di tecnica ed apparecchi costosi, anche la pandemia si può affrontare con la giusta serietà e senza drammatizzare. Sappiamo che gli ospedali sono spesso intasati da persone spaventate dal virus. Del resto se non si ricevono attenzioni, ascolto medico e cure immmediate allora l'ospedale diventa la prima ed unica linea di cura per i malati. Occorre ringraziare tutti i medici del territorio che coraggiosamente, con dedizione e passione medica seguono i loro pazienti per evitare che il virus in pochi giorni riesca a fare quei danni che leggiamo nelle testimonianze di molti malati, anche guariti, ma a seguito di ricoveri pesanti e dolorosi.
La celerità dell'intervento fa la differenza, quando i sintomi sono all'inizio, blandi e magari mal comprensibili il contatto con il proprio medico è basilare. Se funziona questo approccio nel 95% dei casi le cose possono e devono girare al meglio. Ciò è mancato nella grande Milano, ed è il prezzo che la mia famiglia ha pagato ad un medico di base latitante e lontano dai suoi pazienti... Quando si è dato da fare, dopo una settimana di chiamate, era troppo tardi per il paziente. Sarà segnalato al Tribunale per i Diritti dei Malati e dovrà rispondere di tale insipienza e vigliaccheria nelle sedi opportune. Mi sembra il minimo se si sceglie di fare il medico!
 
PS abbiamo comperato quel semplice apparecchietto che serve per indicare la saturazione di ossigeno nel sangue, pochi euro per tenere sotto controllo il valore di Sp02 e la frequenza cardiaca.
Giusto per un auto-controllo, prezioso però da indicare al medico, anche a distanza, per prevenire eventuali complicazioni ai polmoni...
 

 
 





 
 

Purtroppo ci risiamo...

 

©scienzainrete.it
Ingenuamente pensavo difficile "la seconda ondata", ma mi devo ricredere. Ipotizzavo semmai una ripresa dei contagi dovuta all'afflusso degli studenti alle scuole e maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, ma non con un tale incremento.

Si poteva/doveva supporre soprattutto da parte degli "esperti" virologi, infettivologi, o quant'altro, che giornalmente presidiano le trasmissioni televisive sia in Italia che in Francia?

Rimango del parere che alla enorme quantità di notizie non corrispondeva una qualità correlata, abbiamo tutti assistito a "duelli" mediatici tra i soliti Professori, addirittura talvolta con denunce ed offese pubbliche che mal si addicono alla scienza. Trovo davvero insopportabile che "gli scienziati" si siano abbassati a baruffe da Talk show di tale livello. E poi chi ha ragione? Non dovrebbero essere i dati clinico-scientifici l'unico vertice di osservazione e analisi?

Sul côté psicologico poi, abbiamo sentito di tutto e tutto il contrario!

Purtroppo la mia famiglia è stata duramente colpita dal decesso di una cara persona, dopo un ricovero di quasi un mese al Policlinico, ospedale milanese di eccellenza, che però ha lasciato molti dubbi per il protocollo obbligatorio seguito dai medici curanti. Abbiamo addirittura dovuto contattare il Tribunale per i Diritti dei Malati per consentire ad una persona di visitare il malato che, nella notte successiva è mancato.

Nessuno mette in dubbio la professionalità dei medici curanti, ma sentirsi dire che non avevano al momento in stock un farmaco antivirale ritenuto essenziale per la cura, non disponibile in ospedale, lascia sgomenti. Guarda caso un antivirale costoso di produzione inglese...

Ne consegue richiesta della cartella clinica, che amici medici italiani e francesi desiderano consultare perchè rimasti perplessi dal tipo di cure somministrate. Era davvero Covid (dov'è il test positivo) o una polmonite che si è aggravata per il tipo di cure prestate? Magari non verrà fuori nulla (in fin dei conti per la nostra serenità lo speriamo ardentemente) ma tant'è.

Un giorno dovremo anche interrogare le case farmaceutiche, che hanno fatto e stanno facendo affari d'oro, e comprendere il loro coinvolgimento (interessato) nella pandemia. Ora non è il momento, ma le domande restano nell'aria.

Per non parlare del vaccino, per taluni già in fase avanzata di sperimentazione, con una specie di gara a chi arriva prima a registrarlo e, ovviamente, vendere agli Stati milioni di dosi. Molti virologi però ci mettono in guardia dal facile entusiasmo per il vaccino. Non credono possa essere sviluppato adeguatamente e soprattutto semmai dopo almeno uno-due anni di sperimentazione sull'uomo.

Capitolo tamponi: a Milano è difficile fare un tampone in tempi brevi. Per precauzione tutti noi ci siamo registrati per un tampone PCR (quello del naso) ma per accelerare la procedura, guarda caso, ci si può rivolgere ad un centro privato e per 90 euro (mediamente) si potrà fare velocemente. Anche a Nizza non è agevole, forse un pò meglio, soprattutto è a totale carico della ottima Cpam, bisogna dirlo!

Ho seguito più volte gli interventi del virologo Giorgio Palù, pacatamente ha detto la sua, mi pare senza polemizzare con gli altri emeriti colleghi. Una voce un pò fuori dal coro, ma non sono in grado di valutare se ha ragione o meno.

Una cosa mi trova però d'accordo, quando chiama in causa la Cina e relative responsabilità sulla Pandemia. E' stato appurato che il virus Covid-19 iniziava a diffondersi già nel settembre del 2019 in Cina, proprio a Wuhan. Pipistrello, pangolino, mercati "umidi", laboratorio BSL4, azione premeditata o fuga del virus per un incidente? Forse non lo sapremo mai, però qualche domandina sconveniente al governo cinese andrebbe fatta.

Soprattutto in riferimento ai mesi di ritardo nel segnalare l'epidemia all'OMS che ha colpevolmente coperto la Cina nelle fasi iniziali, per poi dare l'allarme quando la frittata era stata fatta.

Del resto il governo Cinese già per altre pandemie in anni non lontani (H1N1, Sars, e Mers), ha colpevolmente coperto dati clinici ed epidemiologici al resto del mondo, nel tentativo di circoscrivere l'infezione senza clamore. Poi se non fossero riusciti a contenere il virus, beh... affari nostri.

Visto il danno terribile a livello mondiale, e non ne siamo ancora fuori, credo necessario che i governi europei e non solo, si facciano carico di porre queste scomode domande al governo cinese che, va detto, ad oggi non ha permesso alcuna ispezione internazionale od inchiesta da parte di altri paesi.

Nel frattempo stiamo tutti attenti, proteggiamoci e proteggiamo gli altri ed... incrociamo le dita.




 

 

 


 



 

GIORNATA NAZIONALE DELLA PSICOLOGIA 2020

Qualche considerazione sul Covid-19

 

© La Vérité

In questi mesi difficili ho potuto fare molti colloqui e consultazioni gratuite (in accordo con l'ordine degli Psicologi della Lombardia) vuoi di persona che via Skype in riferimento all'emergenza Covid-19 ed ai suoi effetti psicologici ed antropologici.

Avete letto bene, anche aspetti antropologici, che vorrei provare a delineare.

Sono rimasto davvero colpito dalle differenze individuali di reazione all'emergenza virus, addirittura in seno alle stesse famiglie: persone terrorizzate e persone dello stesso nucleo familiare apparentemente tranquille e fiduciose di non contrarre mai il virus...!

Chi disinfettava tutto, la spesa, i vestiti, la casa ed ovviamente mani e quant'altro per combattere il virus. Usciva, anzi non usciva di casa e vedeva come untori tutte le persone che si avvicinavano a qualche metro di distanza anche con la mascherina.

Magari la sorella o il fratello del "terrorizzato" dal virus si comportava come se il contagio fosse solo per gli altri ed osservava il familiare con un misto di pena e fastidio.

Parliamo soprattutto di persone che non hanno (fortunatamente) avuto familiari ed amici colpiti dalla pandemia e ricoverati in ospedale, magari in rianimazione.

Come spiegare tali differenze così marcate?

Nel corso dei colloqui ho potuto osservare che le persone riferivano in modo molto diverso le notizie che avevano ascoltato dalla televisione, radio o dai Social.

Prima considerazione: all'inizio le metafore narrative del virus erano di tipo militare, ovvero guerra, combattere il nemico, morti e feriti sul campo (di battaglia), militari in strada con mezzi mimetici, medici militari e soldati chiamati di rinforzo per l'ottima organizzazione che potevano mettere in opera in tempi rapidi.

Una "potenza di fuoco" contro il virus che tentava di rassicurarci e darci il segno di una battaglia difficile ma che si poteva combattere con grandi mezzi pur contro un nemico invisibile e subdolo.

Aspetto comunicativo: siamo stati tutti bombardati da notizie, reportage, approfondimenti, dossier, collegamenti con ospedali e camere mortuarie (!), interviste praticamente a tutti i primari di rianimazione, reparti Covid-19 e medici delle città più importanti, sia di giorno che di notte. Ovviamente mi riferisco ugualmente a ciò che è accaduto e accade in Francia come in Italia.

Ad un certo punto sembrava esserci uno strano derby: Marsiglia contro Parigi (guarda caso), Napoli contro Milano (guarda caso) e via così. Illustri clinici, virologi o epidemiologi erano consultati e sovente ci davano interpretazioni differenti degli stessi dati. A seconda dei canali televisivi ascoltati ci si trovava di fronte a medici che presentavano scenari drammatici mentre altri, pur con cautela, cercavano di infondere speranza. Così pure in riferimento alle terapie utilizzate con i malati, molto difformi tra loro, per non parlare del vaccino. Vaccino che qualcuno attende come la soluzione definitiva e "scientifica" della pandemia mentre molti altri autorevoli clinici ci spiegano che mai esisterà un vaccino per il Covid-19. Del resto dopo tanti anni di ricerca e studio non c'è ancora un vaccino contro l'HIV, quindi...

Per non parlare della Cina: mercati di animali crudelmente sgozzati, pipistrelli o pangolini portatori del virus. E' quella l'origine o si tratterebbe del famoso laboratorio BSL4 di Wuhan? Virus "scappato" dal laboratorio, intenzionalmente o incidente, ognuno può farsi la sua idea.

E l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità o centro di potere sanitario in mano a multinazionali private, ben orientate al profitto?

Ebbene, in base alle notizie che ascoltiamo (quindi operiamo una scelta), potremo convincerci che la situazione è grave, addirittura sfuggita di mano a chi ci governa.

Ugualmente potremo cogliere (quindi operiamo una scelta) che pur nella difficoltà la situazione è sotto controllo e possiamo essere fiduciosi.

Chi ha ragione? Entrambi i modi di pensare sono legittimi, sono le due facce della medaglia, solo il tempo ci potrà dare riscontri "oggettivi" e permettere una lettura di quanto accaduto. Soprattutto comprendere il rapporto tra gli aspetti sanitari e di pandemia indotti dal virus Covid-19 e gli aspetti sociali, antropologici, umani e politici ugualmente importanti e che, a mio avviso, sono ancora molto da analizzare.

Giusto qualche spunto di riflessione preso dall'esperienza personale. Ad inizio settembre tornato dall'Italia, come molti di noi, ho voluto fare il test PCR per prudenza. Munito di ordonnance del medico mi sono prenotato per il test in tre diversi laboratori di Nizza. Ebbene la prima disponibilità era per il 23 settembre, ovvero tre settimane dopo! Giustamente insoddisfatto di ciò mi sono rivolto ad un infermiere privato (liberale) che mi ha fatto il tampone immediatamente ed il cui esito è arrivato sette giorni dopo... So che siete curiosi e vi dico che sono negativo come anche il test fatto in luglio per la Mairie di Nizza.

Altra esperienza personale purtroppo più triste: una persona cara ed anziana a Milano ha avuto febbre e inizio di difficoltà respiratoria. Il medico curante consultato per telefono, ovviamente, ha prescritto antibiotici ed ha suggerito di non andare al pronto soccorso.

Dopo alcuni giorni la persona si è aggravata, febbre e mancanza di respiro: il medico non è uscito a visitarlo ed ha detto di seguire il Protocollo. Ovvero potere morire in casa senza una visita medica. Disperati i familiari dopo una settimana hanno chiamato un medico privato che per la modica somma di 210 euro è venuto (lui si) a visitare il paziente e l'ha spedito in urgenza con ambulanza al Policlinico, ospedale di eccellenza di Milano.

Due settimane di ricovero, nessuno può visitare il malato, solo notizie telefoniche ad un familiare se un infermiere cortese del reparto Covid-19 ha voglia e tempo di dare notizie. Ad oggi i familiari sanno solo che la situazione è grave, il congiunto è sedato e sotto ossigeno, non risponde alle cure ed i polmoni sono in grave sofferenza.

Però sanno che se dovesse morire verranno prontamente avvisati di giorno o di notte!

No comment

 

 

 



 





Protocollo di intesa per gli Psicologi nelle scuole in Italia

©Sull'orlo della Psicologia

Le premesse sono ottime: il Ministero dell'Istruzione ed il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) hanno siglato un protocollo per introdurre la figura dello Psicologo all'interno delle scuole italiane. Si è partiti dall'emergenza Covid-19 per cercare di dare risposta ai disagi derivanti da tale pandemia e prevenire, per quanto possibile, situazioni di stress ed ansia correlate alla diffusione del virus. Il Ministero dell'Istruzione ha ritenuto importante predisporre un servizio di assistenza psicologica per il personale scolastico, insegnanti e non, in riferimento allo stress lavorativo. Servizio rivolto anche agli studenti ed alle loro famiglie per fornire supporto nei casi di disagio sociale, difficoltà relazionali e traumi psicologici. Non solo, si vuole estendere tale supporto psicologico per avviare azioni volte alla formazione degli insegnanti, dei genitori e degli studenti per affrontare tematiche inerenti i corretti stili di vita, la prevenzione di comportamenti a rischio per la salute ed avviare percorsi di educazione all'affettività.

Da parte sua il CNOP offre tramite gli Psicologi iscritti agli Ordini Regionali il supporto tecnico-scientifico per realizzare azioni di prevenzione, promozione ed intervento nell'area della psicologia scolastica.

Particolare attenzione verrà posta a sensibilizzare tutto il personale della scuola, studenti e famiglie, per prevenire fenomeni di bullismo, cyberbullismo, abbandono scolastico e fornire strumenti idonei per affrontare le problematiche legate alle dipendenze (alcool, droghe e gioco patologico). Di pari passo utilizzare gli Psicologi per avviare progetti di ricerca, formazione ed informazione anche in collaborazione con altre realtà del territorio, per promuovere iniziative sui temi della salute in ambito scolastico.

Fin qui tutto bello ed interessante e sicuramente la firma del protocollo è un passo necessario.

Sappiamo bene che occorre però trasformare quanto scritto in un potenziale progetto che riguarda tutte le scuole della penisola per potere cantare vittoria. Ad oggi vediamo due criticità: le linee guida del protocollo non sono ancora state scritte ed approvate e, conoscendo la burocrazia, possiamo immaginare tempi lunghi quando l'emergenza è in corso e per altri mesi la situazione sarà difficile per tutti noi.

Altra criticità è data dai costi che dovrebbero essere a carico del Ministero dell'Istruzione e che dovranno essere approvati e sottoscritti dalle due parti. Anche qui sappiamo bene che i tempi potrebbero essere lunghi.

Dobbiamo essere fiduciosi e pensare positivo certamente, ma anche usare cautela per monitorare che tale ottima iniziativa (finalmente) si realizzi in tutte le scuole italiane.

Sarebbe un grande passo avanti per la scuola del nostro Bel Paese, per i nostri ragazzi e giovani studenti e per la comunità degli Psicologi.

Vi terrò aggiornati...


 










10 settembre: giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

©Università di Roma la Sapienza
Anche quest'anno si svolgerà a Roma il Convegno Internazionale di suicidologia e salute pubblica. Data la situazione che tutti noi ben conosciamo il Convegno sarà "virtuale" tramite webinair e si parlerà sicuramente dell'incidenza del virus Covid 19 sul fenomeno dei suicidi.
I dati ci dicono che in Italia sono stati registrati circa settanta suicidi e una cinquantina di tentativi di suicidio legati direttamente all'emergenza Covid 19.
Teniamo conto che mediamente in Italia si registrano 4000 suicidi e 40.000 tentativi di suicidio all'anno, soprattutto da parte di giovani.
I giovani che potrebbero sembrare la parte più resiliente della popolazione sono però molto esposti al tema del suicidio dato che tratti depressivi minori si riscontrano sovente nella fascia 12-24 anni, senza tenere conto poi di sindromi depressive vere e proprie. Anzi: il suicidio è la seconda causa di morte nei giovani tra i 15 ed i 30 anni.
Torniamo alla correlazione tra Covid 19 e suicidio; tre fasce di popolazione sono apparse particolarmente colpite: gli operatori sanitari in prima linea quindi medici, infermieri, barellieri, personale delle ambulanze e personale ausiliario degli ospedali. E' facilmente comprensibile, abbiamo tutti ancora alla mente i volti dei "curanti" segnati dalle tante ore di uso delle mascherine, provati, stressati e collassati per l'improvviso carico di terribile lavoro cui dovevano fare fronte, sovente senza gli adeguati dispositivi di protezione!
Altra tipologia di persone che hanno risentito pesantemente della pandemia nelle casistiche di suicidi è rappresentata da chi aveva terrore di contrarre il virus, per se o per paura di contagiare altre persone, sia familiari che non. Il terrore era rappresentato dal finire in ospedale intubato e sedato. 
Altra fascia di popolazione è rappresentata da chi ha perso il lavoro, dipendente o liberale, con pesante ricaduta economica, familiare e sociale. Purtroppo questa terza fascia di popolazione è quella ancora particolarmente a rischio, e lo sarà purtroppo nei prossimi mesi. Abbiamo casi di imprenditori, commercianti o lavoratori che hanno posto drammaticamente termine alla propria vita, angosciati per la perdita del lavoro.
Vero è che il suicidio è sempre un'evento multifattoriale, ovvero molteplici fattori convergenti possono portare a tale atto, però lo scenario globale di pandemia, incertezza, angoscia e paura ha rappresentato uno sfondo cupo e terrificante per tutti noi.
Gli operatori della salute italiani, in primis gli psichiatri, facevano anche notare che con la chiusura degli ambulatori, il contingentamento dei ricoveri in ospedale e la netta diminuzione degli accessi agli studi medici, gran parte della popolazione "fragile" si è trovata senza punti di riferimento adeguati. L'uso di Internet e delle videochiamate ha solo in minima parte ridotto tale fenomeno. Molte persone bisognose hanno trovato un minimo conforto nel parlare con qualcuno davanti uno schermo di computer!
Permettete una nota personale: i media hanno ben contribuito a tenere "alta la tensione", media italiani, francesi o di qualunque altra parte del mondo.
Trovo grande la responsabilità dei media rispetto alle notizie date sulla pandemia: ancora oggi che i numeri sono assolutamente gestibili e, soprattutto, i medici hanno strumenti e farmaci utilissimi per affrontare il contagio, la "musica di fondo" è sempre a tinte fosche e cupi!
Ma questo sarà occasione di ben altri dibattiti tra qualche tempo, con numeri chiari alla mano e popolazione molto più consapevole dell'entità del fenomeno, non solo sanitario, ma sociale...