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Intervista a Teresa Colombi: “L’Uomo al Centro del Futuro Digitale”

Nizza - Intervista a Teresa Colombi: “L'Uomo al Centro del Futuro Digitale”
Teresa Colombi
Pubblico con piacere l'intervista a Teresa Colombi (Amministratore Delegato di Ludotic) fatta dalla giornalista Angela Valenti Durazzo, che potete trovare su:


L’interazione tra l’uomo e le tecnologie. La creazione di prodotti digitali disegnati sui bisogni degli utenti finali. Un mondo digitale, insomma, che abbia sempre di più le persone al centro del progetto.
“Le fabbriche del futuro sono sempre più connesse e “smart” e i fattori umani sono più che mai il perno centrale del sistema”.
A spiegarci, nel corso dell’intervista nella sede della Ludotic a Nizza di cui è amministratore delegato, il proprio lavoro ed il cammino della società verso un futuro sempre più digitale è Teresa Colombi, italiana all’estero che ha svolto i suoi studi tra Torino e Milano, ed è giunta a Nizza 15 anni fa nel quadro di un tirocinio post laurea, per restarvi.
Teresa Colombi perché ha scelto di trasferirsi in Francia? 
Sono giunta per esigenze di approfondimento, dopo la laurea in psicologia del lavoro. E poi ho deciso di fermarmi in Francia perché secondo me qui c’è un tessuto economico e sociale più fertile, con stipendi migliori ed uno sviluppo maggiore nel nostro campo, quello informatico. In Italia siamo più indietro su innovazione e digitale.
Così ha iniziato a lavorare per Ludotic di cui oggi è la CEO. Di cosa vi occupate esattamente?
Ci occupiamo di accompagnare le società nella risoluzione delle problematiche di interazione uomo-macchina. Infatti occorre capire la persona perché possa interagire con la macchina. Offriamo anche un’interfaccia per rendere più fruibili e attrattivi i siti.
Ci faccia un esempio…
Per esempio se una persona passa un’ora a cercare dove è un determinato tasto, ne deriva scontento e la produttività si abbassa. Alcune società hanno fallito le loro missioni perché non hanno messo a fuoco l’utente, i suoi bisogni e le sue abitudini. Se il nostro mestiere si sta sviluppando è perché il digitale deve avere l’uomo al centro del progetto. Quello informatico è invece talvolta un linguaggio per iniziati. Perché non deve essere accessibile per qualsiasi tipo di utente? L’ergonomia, in pratica, è quella scienza che si occupa dello studio dell’interazione tra individui e tecnologie.
Cosa ci riserva il futuro in campo digitale?
Credo siamo all’alba di una grande rivoluzione che poggia sull’intelligenza artificiale e, sottolineo ancora una volta, questa deve interfacciarsi con l’utente e quindi con la persona. Fra 5 o 10 anni non dovremo probabilmente più cliccare sui tasti ma buona parte dell’informatica sarà fatta vocalmente e molti processi evolveranno ulteriormente grazie alla tecnologia, per esempio in campo diagnostico e medico, mentre una serie di mestieri cambieranno o scompariranno del tutto, non avendo più senso.
La prospettiva di un ulteriore sviluppo legato ai robot e alle macchine desta però anche qualche inquietudine
Secondo me se mettiamo la macchina al nostro servizio avremo più spazio per noi da dedicare, per esempio, al tempo libero. La macchina inoltre produrrà valore aggiunto. Alcuni mestieri cambieranno, ma non quelli legati all’arte, alla cultura, alla creatività, ovvero al meglio dell’uomo. Certo ci vogliono norme etiche e legali per gestire tutto questo.
Tornando alla sua scelta di vivere all’estero, come si trova in Costa Azzurra?
Ci stiamo proprio adesso trasferendo da Nizza a Sophia Antipolis, sede universitaria e parco tecnologico immerso nel verde tra Nizza e Cannes, con moltissime aziende tecnologiche. È un posto magico dove si può camminare e andare in 15 minuti al mare e dove la qualità della vita si unisce alla qualità del lavoro.
E l’Italia?
Amo l’Italia (a Milano, tra l’altro, abbiamo anche una sede) e ci torno non appena posso. Inoltre faccio ogni acquisto nel nostro Paese, l’arredo, il mobilio di casa mia, gli abiti ecc.
Angela Valenti Durazzo

Il Bilancio di Competenze


Photo: ambire.net
Per capire cos'è il Bilancio di Competenze utilizzo un'analogia presa dal mondo del mare. Per tracciare una rotta verso un porto preciso e voluto (approdo) occorre prima sapere dove siamo, ovvero fare il punto nave. Punto nave non sempre facile da determinare e che possiamo fare con strumenti manuali (sestante) o elettronici come il GPS. Una volta chiarito dove siamo, possiamo tracciare la nostra rotta sulla carta nautica, capire quanto dista la meta e calcolare dei tempi di percorrenza. Va da se che se il mare è mosso, abbiamo vento contrario e ci sono correnti la nostra rotta (teorica) sarà più difficile da mantenere e comporterà una navigazione (reale) più difficile.

Il buon esito della navigazione dipenderà quindi dalle nostre conoscenze tecniche, da una buona barca, dalla nostra bravura di marinai e dalla nostra esperienza.

Fuor di metafora: ogni persona che lavora ha un obiettivo lavorativo (approdo), e per raggiungere tale obiettivo deve sapere nel modo più preciso possibile dov'è (punto nave). Come scrivevo prima posso fare il punto nave con strumenti manuali o elettronici più sofisticati ma l'importante è avere dati utili (latitudine e longitudine) e non commettere errori. Quindi il lavoratore è bene sappia che posto ha nel contesto aziendale.
Alla rotta (teorica) segnata sulla carta nautica sappiamo però che dovremo sovrapporre la rotta (reale) dovuta alle condizioni meteo-marine che possono influenzare poco o tantissimo la navigazione. Il nostro lavoratore avrà in mente una progressione di "carriera" (soldi, funzione, responsabilità, riconoscimento...) che dovrà però tenere conto di interferenze, difficoltà, problemi intercorsi nel cammino, o magari insperati e positivi sviluppi professionali. Sovente la navigazione è perigliosa o addirittura occorre restare in porto al sicuro, ovvero l'azienda può andare in crisi, fallire o essere comprata da cinesi, indiani o chissà chi...

Se abbiamo studiato, sovente con grandi sacrifici personali e familiari è per cercare di avere un buon lavoro, avere sicurezza economica, fare progetti individuali o di coppia, mettere su famiglia.
Molte persone sono soddisfatte del loro lavoro, hanno motivazione e si sentono integrate nel contesto lavorativo. Altri, invece, si lamentano, sono insoddisfatti di come sono andate e come andranno le cose, sperano quanto prima di cambiare società ed ambiente lavorativo. Ebbene prima di fare scelte dettate più dalla voglia (legittima) di scappare, potrebbe essere utile e propositivo fare una bel Bilancio di Competenze.

Come si svolge: in pratica pongo una serie articolata di domande sulla formazione scolastica, sino all'Università, sulle esperienze lavorative e professionali svolte e sull'esperienza tratta da tali attività. Passo poi a valutare il livello di "autostima" della persona in rapporto alle sfide lavorative incontrate.
Utilizzo poi una griglia di domande per capire meglio come il soggetto affronta le difficoltà ed i problemi insorti in ambito lavorativo per poi analizzare il sistema di valori utilizzati.
Ovviamente occorre sondare la capacità della persona di creare, progettare ed inventare soluzioni in ambito lavorativo.
Ora, dal mio punto di vista, inizia la parte più importante del Bilancio stesso: conoscere la personalità del soggetto nel modo più approfondito con l'utilizzo di questionari e test proiettivi come il Rorschach o il test dei colori di Lüscher. Spezzo una lancia per ricordare che l'uso dei test proiettivi (cosiddetti di personalità) è consentito solo agli psicologi, anche per obblighi legislativi ed etici. Purtroppo tali strumenti vengono spesso utilizzati da persone non autorizzate e preparate, che creano più pasticci che buon servizio alla persona che si è rivolta loro...
Al termine del lavoro di raccolta dati e di confronto con la persona, si può ragionevolmente pensare di avere un buon quadro del soggetto con una scansione temporale del profilo lavorativo ed umano.
Ad onor del vero mi stupisce che le aziende utilizzino molto poco tale strumento in fasi diverse del percorso professionale di un lavoratore, quale che sia il suo livello e la sua funzione. Vorrebbe dire valorizzare ed orientare il lavoratore, organizzare meglio i flussi di informazioni e le procedure in azienda, in una parola stare meglio tutti e creare un clima più sano e collaborativo.
Dovrebbe essere uno dei cosiddetti benefits, ma sappiamo che sono percepiti più importanti l'auto, il cellulare, il computer portatile ed i buoni pasto!
Negli ultimi tempi delle persone mi hanno chiesto il Bilancio di Competenze vuoi prima di cambiare lavoro, vuoi per modificare percorsi di carriera sentiti non più motivanti, vuoi per capire meglio che lavoro sarebbe per loro più consono ed appagante.



I comportamenti pericolosi degli adolescenti

Giornali e tv quotidianamente ci parlano di fatti gravi, se non mortali, che coinvolgono singoli adolescenti o gruppi di giovani. Tutto ciò in riferimento a comportamenti antisociali o trasgressivi: uso di droghe, alcool, guida pericolosa, azioni violente contro altri giovani o “l’autorità”…


Photo da NOSTROFIGLIO.it

Fatto tristemente noto e ricorrente è dato dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe all’uscita delle discoteche, con incidenti troppo spesso mortali per adolescenti e giovani; così come investimenti di persone per stili di guida pericolosi e velocità eccessive.
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di adolescenti o giovani direttamente coinvolti, che fanno scalpore nelle cronache dei media e portano sovente a dibattiti sulle condotte pericolose, caratteristiche dell’adolescenza, di giovani che sembrano comportarsi in egual modo in qualunque paese.
Sappiamo bene che l’adolescenza è una fase complessa della vita per i molteplici compiti evolutivi da affrontare, sia sul versante fisico, come la costruzione dell’immagine corporea (non è più un bambino-a e non ancora uomo o donna), sia per il cambiamento dei rapporti all’interno della famiglia, le prime cotte ed innamoramenti e l’inserimento nel gruppo dei pari.
Ebbene proprio “il gruppo dei pari” è indicato come un fattore fondamentale per tentare di capire certi comportamenti antisociali, leggere la realtà degli adolescenti e cercare di scoprire dei fattori cosiddetti scatenanti.
E’ interessante sapere che per gli adolescenti i ragazzi che sono i leader non sono quelli più bravi, seri o studiosi ma quelli che per via di minori “sensi di colpa” non si fanno problemi ad attuare comportamenti pericolosi, antisociali o trasgressivi, prontamente imitati da altri ragazzi del gruppo.
E’ anche ben noto il fenomeno della riduzione della responsabilità personale all’interno di un gruppo, il giovane si sente meno colpevole di un atto o comportamento antisociale se agisce con altri, sino al terribile effetto criminale del cosiddetto “branco”. Di fatto poi essere in gruppo comporta percepirsi difficilmente individuabile tra i tanti del gruppo stesso, una specie di anonimato personale che fa sentire forti e inafferrabili.

Molteplici studi hanno evidenziato che il legame con “il gruppo dei pari” è particolarmente forte, anche negli aspetti antisociali, come scritto prima, se l’adolescente non percepisce la famiglia ed i suoi membri un luogo rassicurante, ove ascolto e dialogo sono importanti.

Va da sé che se in famiglia vige solo disattenzione, poco ascolto, contrapposizione, regole imposte dall’alto, allora il giovane si troverà ad essere “accolto” e capito solo nel suo “gruppo dei pari”.
Torna qui l’importanza della famiglia come sistema educativo ed affettivo, rassicurante ma anche contenitivo se necessario.
Soprattutto come i genitori intendono l’educazione dei loro figli, il grado di autonomia che riconoscono loro e che varia non solo per l’età, l’ascolto delle loro esigenze e non favorire lo scontro generazionale quasi fosse necessario a tutti i costi per crescere.
Anche che i genitori abbiano chiaro (e si confrontino costantemente) cosa significa fare crescere un-a giovane, come essere presenti sempre anche “sotto attacco” dell’adolescente (è parte dell’emancipazione) e riconoscere che è difficile anche per i genitori crescere vicino ai figli.
Si parla spesso poi delle benedette o maledette regole che un genitore dovrebbe imporre ai figli. Tanto per citare (a mò di esempio) un must della nostra epoca: il telefonino. Giorni fa in pausa pranzo ero in una pizzeria con amici. I nostri vicini, genitori con i due figli adolescenti, hanno accettato supinamente che il ragazzo e la ragazza adolescenti passassero tutto il tempo con il cellulare in mano mentre mangiavano. Non solo, dopo una chiamata ricevuta dalla ragazza e che rispondeva ad alta voce come fosse sola in sala, un signore di una certa età l’ha invitata in modo cortese ma fermo ad abbassare la voce…
Credete voi che i genitori abbiano detto qualcosa? Non una parola, nemmeno uno sguardo.
Ho avuto pena per quei genitori, se non sono capaci di essere “educatori” in una situazione così banale cosa potranno mai fare in casi difficili o pericolosi, sempre che sappiano cosa possa mai capitare ai loro figli.

Il rischi drammatico è che tali genitori procedano su due strade entrambe pericolose e fallimentari: lasciare correre sempre, tanto si cresce e poi ci si responsabilizza (!) oppure diventare autoritari ed imporre regole ferree per evitare guai peggiori, quando il peggio è già avvenuto.

Cinzia Corbetta, acquerelli: arte, passione e benessere

Italiane a Nizza: Cinzia Corbetta, l'Arte come Espressione di Bellezza e come TerapiaCinzia Corbetta posa al Palais de l’Europe di Mentone con alcuni suoi recenti acquarelli

di Angela Valenti Durazzo
Una rosa sfiorita ma dai colori sempre freschi e vivi. Le molteplici sfumature dei fiori recisi o di quelli nei campi, descritti da artisti di ogni tempo eppure sempre nuovi e capaci di suscitare stupore. L’arte che genera emozioni utili anche come “cura” per i disagi psicologici. 
A specializzarsi nel dipingere queste espressioni della natura riuscendo a dare un proprio personale tocco di originalità è Cinzia Corbetta, interior designer milanese trasferitasi a Nizza nel 2012. 

Italiane a Nizza: Cinzia Corbetta, l'Arte come Espressione di Bellezza e come Terapia

Quand je regarde les fleurs, les plantes, les fruits, je ressens un sentiment d’émerveillement devant leur beauté et leur perfection. Je pense combien il est difficile de reproduire les couleurs vives et irisées d’un pétale de rose, les détails complexes du feuillage ou l’extraordinaire qualité de la lumière”.
(Quando guardo i fiori, le piante, i frutti, provo un senso di meraviglia per la loro bellezza e perfezione. Penso a quanto sia difficile riprodurre i colori vivi e cangianti di un petalo di rosa, i dettagli intricati del fogliame o la straordinaria qualità della luce) spiega Cinzia Corbetta nel suo blog https://www.cinziacorbetta.com/
Reduce lo scorso mese dall’esposizione riservata a 90 artisti non professionisti al Palais de l’Europe di Mentone Salon des Artistes Amateurs (su iniziativa del locale club Soroptimist) abbiamo intervistato la designer e acquarellista italiana che in Costa Azzurra ha ricevuto nuovo impulso per la sua creatività.

Italiane a Nizza: Cinzia Corbetta, l'Arte come Espressione di Bellezza e come Terapia
The Golden Flower di Cinzia Corbetta

Cinzia Corbetta quando nasce la sua passione per la pittura? 
La pittura è stata la mia passione fin da piccola, ho cominciato a disegnare fin da quando ho potuto tenere la matita in mano. Dopo la laurea inArchitettura a Milano, nonostante gli impegni professionali nel campo della grafica e del web design, mi sono dedicata da autodidatta alla pittura ad olio, all’acrilico e all’acquerello, dipingendo paesaggi, fiori, nature morte e frequentando nel 2006 un corso in Teoria e Pratica della Terapeutica Artistica all’Accademia di Belle Arti di Brera.
L’arte, dunque, può aiutarci ad affrontare i problemi e le difficoltà di ogni giorno?
Si, certamente può essere applicata alla cura di disagi psicologici e fisici di chi la guarda e di chi la realizza. Quando dipingo, infatti, entro in un mondo tutto mio creato con i colori che voglio. Dipingere per me è come meditare, pratica che realizzo anche frequentando corsi di Qi Gong a Nizza

Italiane a Nizza: Cinzia Corbetta, l'Arte come Espressione di Bellezza e come Terapia

E il trasferimento in Costa Azzurra e la vicinanza con la Riviera dei Fiori ha inciso sulla sua vena artistica?
Prima di trasferirmi a Nizza abitavo a Milano dove disegnavo principalmente mare, velieri ecc…perché essendo distante dal mare sentivo il bisogno di raffigurarlo. Qui, invece, come d’altronde nella Riviera italiana, ogni colore è un’esplosione. Avendo sotto gli occhi ogni giorno il mare, questa bellezza e queste sfumature, trasferisco nei miei quadri uno spirito diverso. A Nizza i fiori ci sono da per tutto, persino il mio balcone è fiorito tutto l’anno. 
Ci sono dei luoghi a Nizza dove trova maggiormente ispirazione?
Si, uno di questi è il Marché de la Libération (mercato ortofrutticolo della Liberazione). Quando trovo dei fiori che mi interessano li acquisto e poi li fotografo, faccio delle composizioni. Li dipingo quando sono freschi, oppure secchi o quando stanno appassendo. Mi piace inoltre utilizzare colori che non si vedono spesso in natura nei fiori come i blu, i colori violacei, la porpora. In primavera, poi, amo trarre spunto dalla vegetazione nei giardini sia qui in Francia che, per esempio, a Villa Hanbury a Ventimiglia. Vorrei dedicarmi in futuro anche ai cactus e alle piante grasse. 
Quanto è importante l’originalità per lei?
Non cerco l’originalità a tutti i costi ma seguo l’istinto. L’estro infatti sta nel seguire la mia ispirazione se no alla fine ciò che viene non mi corrisponde. Faccio quello che mi piace senza guardare troppo ai grandi maestri e ai pittori famosi, pur avendo, ovviamente, dei modelli di riferimento. Dipingo solo quando mi sento ispirata anche se mi piacerebbe che la mia passione, anche grazie all’incoraggiamento e l’apprezzamento ricevuto alla mostra di Mentone, diventasse una professione stabile.

Italiane a Nizza: Cinzia Corbetta, l'Arte come Espressione di Bellezza e come Terapia

Adolescenti dipendenti dal cellulare...?

Image Credits: CREATISTA / Shutterstock
Inutile dirlo, è un argomento che si ripropone in continuazione: i giovani sono dipendenti dal cellulare? La risposta è certamente si. Occorre però aggiungere che gli "adulti" sono ugualmente dipendenti dallo smartphone. 
Pranzo di Natale 2019 presso un ristorante del lodigiano, giornata splendida, quasi tiepida. Tantissimi ospiti seduti intorno alle tavole imbandite. I giovani, pre-adolescenti ed adolescenti, immancabilmente omologati nel vestire, maschi o femmine che fossero, ancor più omologati nel tipo di cellulare posseduto. Tanto per non fare nomi: Samsung o iPhone dell'ultimo tipo naturalmente! Osservavo un gruppo di quattro ragazzine cui poi si sono aggiunti due ragazzi, che si erano seduti in fondo al tavolo, quasi per "staccarsi" dal gruppo degli adulti. Hanno passato tutto il tempo del pranzo, della musica e degli auguri, incollati ai loro cellulari, tra risatine e commenti in un linguaggio per iniziati con utilizzo di Telegram, Instagram, TikTok... Ho avuto bisogno di comunicare qualcosa ad un ragazzo del gruppo e lui mi ha risposto senza alzare lo sguardo dal cellulare, ho capito che gli davo solo fastidio e mi sono ritirato in buon ordine. 
Fin qui niente di strano ed anormale, è esperienza di tutti assistere a tali scene.
Versante genitori: dopo il primo piatto e le piacevoli chiacchere natalizie i cellulari sono comparsi anche nelle mani degli adulti. Taluni si sono isolati per delle mezz'ore con il solo segno di vita dato dal dito che scorreva velocemente lo schermo del telefonino.
Ho immaginato che nel mentre del mangiare, per via delle mani occupate, il telefonino sarebbe stato posato. Ebbene no, è possibile mangiare e guardare lo schermo, anche se non si sa cosa c'è nel piatto, ma poco importa. Forse la mia è invidia, ho un vecchio cellulare di quattro anni, spesso si impianta e la batteria dura poche ore ed è grande la metà degli smartphone di ultima generazione!
Torniamo all'uso del cellulare: in effetti il confine tra abitudine a dipendenza è labile, facilmente si passa "all'addiction", quindi all'abuso del telefonino. Intendiamoci, nessuno vuole demonizzare i Social ed Internet in toto, spesso rappresentano un aiuto nelle relazioni sociali, il rischio è dato dal sostituire la vita reale di relazione con il virtuale, quindi anche il cellulare.
Alcuni dati Istat del 2018 indicano che l’85% degli adolescenti tra 11 e 17 anni usa quotidianamente il telefonino, il 72% naviga su internet tutti i giorni, percentuale che solo 4 anni fa era del 56%. Le più frequenti utilizzatrici sono le ragazze (l’87,5% usa il telefono tutti i giorni).
Circa il 60% dei ragazzi controlla lo smartphone come prima cosa appena svegli e come ultima cosa prima di addormentarsi. Il 63% (tra 14 e 19 anni) usa lo smartphone a scuola durante le lezioni; il 50% dichiara di trascorrere dalle 3 alle 6 ore extrascolastiche al giorno con lo smartphone in mano.
Dati sinceramente preoccupanti, considerato poi che sempre più bambini di 8-10 anni hanno già un cellulare...
Cosa può fare un genitore attento e consapevole di tale fenomeno?
Ecco alcune indicazioni fornite dalla Società Italiana di Pediatria:
  1. Parla con tuo figlio – è importante favorire una comunicazione aperta tra genitore e adolescente, spiegando ai ragazzi cosa vuol dire un utilizzo positivo e intelligente dei media device, prestando attenzione ai contenuti che vengono pubblicati e letti e ricordando loro che è indispensabile proteggere la privacy online per tutelare se stessi e la propria famiglia.
  2. Comprendi, impara e controlla – il genitore dovrebbe monitorare il tempo che il proprio figlio spende su tablet, smartphone e pc, imparando per primo le tecnologie a disposizione per poterle comprendere per quanto è possibile, giocando insieme a lui e condividendo per quanto possibile le attività sui media device.
  3. Stabilisci limiti e regole chiare – occorre limitare il tempo di utilizzo di smartphone, tablet e pc durante il giorno o nei fine settimana, stabilendo orari precisi di divieto per esempio durante i pasti, i compiti e le riunioni familiari. Considerare i media come un’opportunità per tutta la famiglia per vedere insieme film o condividere contenuti social o messaggi in chat e video.
  4. Dai il buon esempio – come genitore l’esempio è fondamentale, per questo mamme e papà dovrebbero limitare per primi l’utilizzo di smartphone quando si è in famiglia e durante i pasti; è importante inoltre che i genitori scelgano sempre contenuti appropriati e linguaggi adeguati sui social network.
  5. Fai rete – è indispensabile la collaborazione tra genitori, pediatri e operatori sanitari per tutelare e sostenere i ragazzi attraverso campagne di informazione che forniscano una maggiore consapevolezza degli aspetti positivi ma anche dei rischi che presenta l’uso eccessivo dei media device.









Misura il tuo stress

Photo dal sito AFI-IPL

Pubblico questo interessante contributo dell'AFI-IPL (Istituto Formazione Lavoratori) sul tema dello stress lavoro-correlato ed il fenomeno, purtroppo sempre in crescita, del burn-out lavorativo.
L'istituto ha inoltre realizzato uno strumento di misurazione dello stress: lo stressometro per quantificare il valore dello stress percepito da una persona.
 
Fonte: http://afi-ipl.org/it/


Tutti sanno cos’è lo stress da lavoro, ma chi sa veramente qual è il suo livello di stress rispetto a quello degli altri e se è ora di agire per gestirlo? L’IPL ha sviluppato lo “stressometro” per scoprire come gestire lo stress. Questo questionario online si rivolge sia ai lavoratori dipendenti che agli autonomi e può essere compilato in pochi minuti. “Esso misura il livello personale di stress in sei ambiti lavorativi confrontandolo con i risultati dell’indagine europea sulle condizioni di lavoro – EWCS”, spiega il Presidente IPL Dieter Mayr. Attraverso dei brevi video lo stressometro dà dei consigli per migliorare il proprio rapporto con lo stress sul lavoro.
Uno stress “positivo” stimola e sprona, invece lo stress “negativo” nel lungo periodo danneggia il corpo e la mente e può portare al burnout, ha come conseguenza diretta la malattia e l’assenza dal posto di lavoro. In altre parole, ha un costo per la comunità e per le aziende.
Per poter fare qualcosa contro lo stress da lavoro, innanzitutto è necessario sapere quale è la propria situazione. Per questo motivo l’IPL - Istituto Promozione Lavoratori ha sviluppato lo stressometro. Naturalmente esiste già una vasta gamma di test sullo stress, che però sono spesso poco affidabili. “Noi dell’IPL abbiamo utilizzato i preziosi dati raccolti attraverso l’importante e capillare indagine sulle condizioni di lavoro in Alto Adige e in Europa. In questo modo possiamo determinare il livello di stress personale e confrontarlo con valori di riferimento attendibili. Questa è la differenza”, spiega Tobias Hölbling, ideatore dello stressometro e psicologo del lavoro.
Lo stressometro si rivolge ai lavoratori dipendenti e anche agli autonomi e analizza complessivamente sei situazioni di stress, o meglio sette ambiti lavorativi. Lo stress deriva da fattori esterni come il rumore e la polvere o anche da carichi emozionali al lavoro. Dopo aver compilato il questionario online appare il risultato in relazione sia al rispettivo settore di appartenenza che quello complessivo ed è visibile in forma di semaforo: verde significa “fuori pericolo”, arancione “attenzione” e rosso “”bisogna intervenire”. Il risultato complessivo viene messo automaticamente in confronto con i valori medi del profilo professionale di appartenenza (es. artigiano) e con quelli della propria regione (Alto Adige), dello Stato di appartenenza e d’Europa. Un breve video con consigli utili mostra al partecipante cosa può fare per contrastare le situazioni di stress.
Il test IPL si trova all’indirizzo www.stressometro.it
Questo strumento è stato sviluppato da IPL con il sostegno tecnico e finanziario dell’INAIL. Sebastian Wieser, Direttore del Dipartimento Attività Istituzionali di INAIL: “Noi partecipiamo attivamente a questa iniziativa, che ha lo scopo principale di informare i lavoratori dipendenti e autonomi sui pericoli di un eccessivo carico di lavoro. Questo porta, come già dimostrato, ad assenze e giorni di malattia, che costano inutilmente soldi alla comunità. Prevenire riduce i costi!”



Le violenze alle donne





Questa settimana parliamo delle azioni intraprese dalla Ville de Nice per contrastare l’emarginazione delle donne vittima di violenza e ringrazio Marco Casa di Radio Nizza per questa breve intervista sul tema.





https://soundcloud.com/radionizza/ultime-notizie-gr-del-29-11-2019