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Itinerari italiani

La Camera di Commercio Italiana di Nizza e Costa Azzurra grazie al lavoro degli sviluppatori di Advera Group ed alla collaborazione con CNA Cuneo, ha realizzato un’Applicazione (scaricabile dagli Store per smartphone) che raccoglie destinazioni e consigli in lingua francese su dove alloggiare, mangiare e su quali attività svolgere seguendo alcuni itinerari turistici “di prossimità”.
Indirizzi di cittadine e località di regioni non troppo lontane da Nizza tra Liguria, Piemonte e Toscana. Un invito agli amici francesi e perchè no a tutti gli italiani di visitare luoghi caratteristici, fascinosi e conoscere meglio il nostro Paese.
Lasciatevi tentare dalle proposte e .... buon viaggio.
 
La guida: © Visitez l'Italie

I bambini ed il post- confinamento a seguito del Covid-19


Photo: ©Policlinico.mi.it
Sembra passato il peggio del contagio dato dal Coronavirus (soprattutto qui nella Regione Paca), ma alcuni importanti effetti correlati al confinamento e successivo de-confinamento sono ancora presenti nei bambini e nei ragazzi. Gli adolescenti mediamente hanno già sufficienti risorse psicologiche per "attutire" il colpo, data la loro innata "mobilità psicologica" ed energia intrinseca.
Invece bimbi, bambini e ragazzini sovente sono portati all'attenzione del pediatra, del medico generalista o dello psicologo per fenomeni "strani", quasi come se fossero regrediti a fasi precedenti dello sviluppo e del comportamento. Mi riferisco a difficoltà nell'addormentamento, risvegli improvvisi e con pianto, mancanza di appetito, irritabilità, apatia, eccitabilità, ripetizione ossessiva di parole o frasi, aggressività rivolta ai giochi e agli adulti...
Anzitutto occorre tranquillizzare i genitori, niente di grave colpisce i loro bambini. Stiamo parlando di piccoli "uomini e donne" che hanno affrontato loro malgrado qualcosa per cui nessuno era preparato, tantomeno i loro genitori.
Immaginate una famiglia che ha dovuto inventarsi di colpo nuovi ritmi, orari, presenze, fine settimane al chiuso in casa e lontano dai (mitici) nonni...
Anche ad essere genitori saggi e consapevoli c'è da dare di matto! Non crediate che tutto quanto accaduto sia passato facilmente. In qualche modo il virus ha minato la nostra onnipotenza, la nostra voglia e capacità di gestire e controllare tutto quanto ci circonda (almeno pensiamo così). Se questi effetti sono ancora ben presenti nella nostra società di adulti, immaginate quale possa essere il "contagio psicologico" ed emotivo che abbiamo trasferito ai nostri bambini. Chi più chi meno abbiamo tutti avuto paura di essere contagiati e finire in ospedale. Io ricordo benissimo che a seguito delle drammatiche notizie che provenivano da Milano, foyer di contagi, per una settimana ho temuto assai per familiari ed amici. Poi gradualmente l'orizzonte si è fatto meno scuro e la speranza ha preso il sopravvento. Questa tempesta emotiva ha colpito i bambini che all'inizio sembravano immuni e totalmente esenti da effetti visibili. Poi, con il passare delle settimane, ecco dei sintomi che hanno preoccupato i genitori, a volte sintomi mai comparsi e quindi ancor più difficili da comprendere. Ho ricevuto molte telefonate da parte di genitori preoccupati per i loro piccoli. Il più delle volte ho rassicurato i genitori che quanto accadeva non era per niente "anormale" ma assolutamente comprensibile alla luce di quanto stava accadendo attorno a noi.
Soprattutto se siamo stati (nostro malgrado) la causa del trasferimento di ansia ai nostri figli, proprio noi possiamo compiere l'operazione inversa. Ovvero divenire agenti di rassicurazione, serenità e speranza, senza lasciarci andare a negatività, pessimismo e rassegnazione.
Direte voi: "Mica facile a farsi..." Certamente, ma nessuno ha mai detto che il "mestiere" di genitore è facile ed occorre soprattutto prestare attenzione al non detto, ai comportamenti, alle emozioni veicolate ed ai sentimenti espressi.
Nella stragrande maggioranza dei casi i sintomi dei bambini sono tornati sotto controllo con una maggiore consapevolezza dei genitori.
Poi occorre inventarsi qualcosa di creativo: magari un cagnolino o un gattino non come "animale da compagnia" ma membro della famiglia a tutti gli effetti! E' solo un esempio ma credetemi gli effetti positivi sono incredibili.
PS un animale adottato ovviamente, non preso in negozio!





Ascoltate quanto dice il Prof. Raoult nell'intervista a BFMTV del 25 giugno


Emergenza sanitaria: una lettura critica

Photo : ©Enaip Srl

Un gruppo di medici (dott. prof. Pasquale Mario Bacco, dott.ssa Antonietta Gatti, dott. Mariano Amici, prof.ssa Carmela Rescigno, dott. Fabio Milani, dott.ssa Maria Grazia Dondini) ha inviato oggi una istanza in autotutela al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e, in conoscenza, ai Governatori delle Regioni. In questa lettera sono evidenziati aspetti problematici nella gestione dell’emergenza Covid-19, in particolare sotto il profilo medico-scientifico ed epidemiologico. Le fonti indicate nella lettera riportano evidenze tratte da documenti ufficiali, da studi specialistici e da notizie diffuse dalla stampa. Si tiene a precisare che l’istanza intende limitarsi a sollevare questioni di merito, lasciando agli esperti di diritto, ai magistrati e agli avvocati le valutazioni di loro pertinenza. Questa iniziativa, che non vede coinvolta alcuna organizzazione né associazione, impone alle Istituzioni interpellate di dare risposta ufficiale ai firmatari entro precisi termini di legge, e consente - si auspica - di chiarire molti punti controversi.

COMUNICATO STAMPA - 28 Maggio 2020

* Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi Piazza Colonna 370 00187 Roma RM
Via PEC a presidente@pec.governo.it
* Ministero della Salute in persona del Ministro p.t. Viale Giorgio Ribotta 5 00144 Roma RM
Via PEC a gab@postacert.sanita.it
* Ministero della Salute Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria in persona del Direttore Generale p.t. Viale Giorgio Ribotta 5 00144 Roma RM
Via PEC dgprev@postacert.sanita.it
* Al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Prof. Silvio Brusaferro Viale Regina Elena, 299 00161 Roma RM
Via PEC a protocollo.centrale@pec.iss.it
* Ai Governatori delle Regioni LL. SS.

OGGETTO: EMERGENZA SANITARIA COVID-19 – ISTANZA IN AUTOTUTELA.
Noi sottoscritti
dott. prof. Pasquale Mario Bacco, [omissis]; dott.ssa Antonietta Gatti, [omissis]; dott. Mariano Amici, [omissis]; prof.ssa Carmela Rescigno, [omissis]; dott. Fabio Milani, [omissis]; dott.ssa Maria Grazia Dondini, [omissis],
*****
come professionisti che operano quotidianamente a contatto con la realtà sanitaria e che hanno quindi conoscenza diretta dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, riteniamo doveroso sottoporre alla Sua attenzione alcune riflessioni e domande circa le misure adottate dagli Enti istituzionali a contenimento del contagio, quale nostro contributo. Crediamo in primo luogo che sia necessario chiarire in modo univoco, chiaro e scientificamente credibile che il Covid-19 ha dimostrato di essere una forma influenzale non più grave degli altri Coronavirus stagionali: nonostante l’OMS abbia dichiarato l’emergenza pandemica l’11 Marzo , le cifre ufficiali dei 1 deceduti, dei contagiati e dei guariti contraddicono la definizione stessa di “pandemia” .

Occorre dare informazioni corrette e fornire criteri di comprensione dei dati reali, evitando che i media diffondano notizie allarmanti, a nostro parere assolutamente ingiustificate. La banalizzazione statistica dei decessi è la sintesi di una comunicazione istituzionale che ha impedito, per tutta l’emergenza ed ancora oggi, di avere una chiara sintesi della situazione, portando ad un circolo vizioso in termini di provvedimenti sanitari e di impatto sociale
In particolare è indispensabile precisare:
• che il totale dei deceduti per qualsiasi patologia o per morte naturale, quotidianamente annunciato nei “bollettini di guerra” diffusi dai media, non deve essere inteso come unicamente riferito al Covid-19 o a patologie concomitanti;
http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/1dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp? lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4209 Poiché essa presuppone la mancanza di immunizzazione dell’uomo verso un patogeno 2 altamente virulento. Si veda comunque la documentazione dell’ISTAT: ttps://www.istat.it/it/Jiles//2020/03/ Nota_Tavole_Regionali_cause_morte_1marzo_30Aprile-_2017_e_2020.pdf e https:// www.istat.it/it/archivio/241428
• quale percentuale della mortalità sia determinata dai deceduti per Covid-19 (solo per Covid-19) e quanto essa si discosti dalle medie ufficiali degli anni precedenti per patologie analoghe ; • quali siano i reali motivi per cui in alcune zone del Nord Italia si è registrata una diffusione tanto abnorme ed una letalità tanto più alta rispetto ad altre zone del paese, persino limitrofe;
• che i tamponi effettuati per rilevare la positività al virus danno una percentuale di “falsi positivi” e “falsi negativi” , per cui possono risultare 4 “contagiati” soggetti che non lo sono; di conseguenza, le percentuali ricavate dal numero dei tamponi vanno interpretate e spiegate tanto agli operatori sanitari quanto ai media e alla popolazione, evitando inutili allarmismi; Cfr. https://repo.epiprev.it/index.php/2020/05/12/andamento-della-mortalita-3 giornaliera-sismg-nelle-citta-italiane-in-relazione-allepidemia-di-covid-19-report-1febbraio-2-maggio-2020-settimo-rapporto/ – Cfr. il sito ufJiciale ISTAT: «Per la produzione del dato statistico, l’Istat effettua la codifica delle patologie e individua la “causa iniziale di morte”, ovvero quella direttamente responsabile del decesso. A tal fine, l’Istat si avvale delle regole dettate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; la causa iniziale di morte viene poi utilizzata per le statistiche ufficiali a livello nazionale e internazionale. Ad esempio, nel caso dell’Influenza, essa risulta conteggiata in queste statistiche se e solo se è stata certificata dal medico e se risulta essere la “causa iniziale di morte” in base alle regole internazionali di codifica. Se l’Influenza è presente sul certificato ma non è selezionata come causa iniziale di morte, viene codificata come “causa multipla” ovvero tra le cause che hanno contributo al decesso», https://www.istat.it/it/archivio/ 240401#Rilevazioniindettaglio-2 Si vedano le dichiarazioni del prof. Ricciardi: «Oggi in tutto il mondo abbiamo test non 4 perfetti dal punto di vista della sensibilità perché messi a punto in poco tempo e devono essere perfezionati. Quindi c’è un’ampia possibilità di sovrastimare le positività», https:// www.corriere.it/cronache/20_febbraio_27/coronavirus-ricciardi-la-prossima-settimanacapiremo-se-italia-l-emergenza-comincia-rientrare-43c9a4fa-58cd-11ea-8e3aa0c8564bd6c7.shtml – Cfr. anche https://archive.st/archive/2020/3/www.ncbi.nlm.nih.gov/i8vf/www.ncbi.nlm.nih.gov/ pubmed/32133832.html – Ha suscitato un certo scalpore anche la notizia recente della Nuova Sardegna sui 17 sanitari risultati falsi positivi al Covid: https:// www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2020/05/21/news/nuoro-falsi-positivi-alcovid-i-17-sanitari-presunti-contagiati-a-marzo-1.38872367 – https:// www.ilgiornale.it/news/cronache/30-dei-tamponi-mente-ecco-tutti-ilimiti-1861344.html – https://www.recnews.it/2020/03/11/tra-i-contagiati-dacovid-19-ci-sono-circa-la-meta-di-falsi-positivi/ – http://www.agrigentonotizie.it/ cronaca/agrigento-asp-tamponi-falsi-positivi-calano-contagi-bollettino.html – https:// www.dire.it/19-05-2020/462162-coronavirus-lesperto-test-sierologico-non-infallibilerischio-falsi-negativi/
• che gli esami sierologici effettuati devono essere parimenti interpretati, chiarendo che quanti risultano positivi all’IGG non costituiscono un pericolo per la popolazione, ma anzi un elemento che conferma che la diffusione del Covid-19 sta esaurendosi, come normalmente accade per patologie simili.
È inoltre necessario chiarire:
• quali siano i criteri adottati per la creazione delle proiezioni elaborate dagli esperti e quale conferma nei dati reali oggi disponibili abbiano sinora avuto queste proiezioni;
• quali siano i titoli e quale sia l’autorevolezza e l’esperienza dei membri della Commissione incaricata di proporre misure di contenimento dell’epidemia; quali i criteri di selezione adottati per formare la Commissione e se sussistano dei conflitti di interesse che possano in qualche maniera orientarne le scelte e le decisioni;
• quale sia il motivo per cui si è deciso di non tenere in considerazione gli studi e i rilievi di medici e specialisti impegnati sul campo, privilegiando l’impostazione opinabile degli “esperti” anche laddove contraddetta da casi documentati ; anche il ricorso all’uso dei ventilatori polmonari pare quantomeno controverso;
• per quale motivo si siano sottovalutati o ritardati i ruoli di profilassi e terapia di farmaci e metodiche anche ben conosciute e rivelatesi efficaci in molteplici occasioni ; questa scelta ha determinato evitabili esiti infausti e lunghe ospedalizzazioni, mentre i pazienti avrebbero potuto esser trattati con ricoveri a domicilio senza gravi complicazioni;
• per quale motivo si siano impediti gli esami autoptici, che si sono invece rivelati, quando effettuati, una fonte insostituibile di preziosissime Si veda anche il recente studio del prof. Didier Sornette, cfr. https://www.swissinfo.ch/5 ger/covid-19-pandemie_schweizer-wissenschaftler-streiten-ueber-nutzen-deslockdowns/45759526 Cfr. https://nypost.com/2020/04/06/nyc-doctor-says-coronavirus-ventilator-settings-6 are-too-high/ Cfr. https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/terapia-plasma-coronavirus-7 burioni-1.5139624 ed anche https://biomedicalcue.it/burioni-differenze-plasmaterapia-vaccino/19267/
informazioni e che hanno consentito di scoprire che la causa principale dei decessi non era la virulenza della patologia, ma una sua errata cura ;
• vogliamo inoltre evidenziare, in molti casi, il rallentamento delle diagnosi e delle procedure terapeutiche per patologie diverse e un dirottamento delle risorse verso una sola patologia. Emblema di questa situazione è la realizzazione di strutture ospedaliere riservate alla sola emergenza Sarscov2, presso le quali si sono ricoverati pochi pazienti e che ora sono in gran parte chiuse;
• per quale motivo si siano date disposizioni, su indicazione dell’OMS, di trasferire i pazienti anziani nelle RSA, con le conseguenze ben note;
• quante siano state le salme di persone dichiarate decedute per Covid-19 per le quali si è imposta la cremazione, e su quali basi scientifiche si sia deciso Cfr. https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/20_maggio_04/coronavirus-papa-8giovanni-autopsie-quasi-vietate-decisive-scoprire-rischio-trombosie656185a-8dd1-11ea-b08e-d2743999949b.shtml e https://www.corriere.it/cronache/ 20_maggio_23/coronavirus-gruppo-ribelle-medici-legali-fateci-fareautopsie-14d0f37e-9d10-11ea-a31e-977f755d9d62.shtml?cmpid=tbd_91305292Bp – https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/05/23/news/ coronavirus_catania_gli_scenziati_denunciano_errore_l_assenza_di_autopsie_per_morti_d _covid_-257456802/ – https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2020/05/22/covid-medicierrore-non-fare-autopsie_3fea6611-194d-4771-8a59-c3f42235be76.html – https:// www.ilriformista.it/divieto-di-autopsia-ai-morti-di-coronavirus-la-bufala-contro-ilgoverno-che-vuole-insabbiare-la-verita-96531/ – Si veda inJine l’opinione del prof. Klaus Puschel: «Autopsie di fatto “vietate” nel nostro Paese da una folle circolare che le ritiene superflue quando risultati verosimile – e solo verosimile – il motivo del Covid-19 come possibile causa del decesso. Il direttore dell’Istituto di Medicina Forense dell’Università di Amburgo, Klaus Puschel, ha infatti appena pubblicato un dettagliato studio che fa luce su molte cose. Nello studio sono riportate le conclusioni degli esami autoptici svolti dalla sua equipe. Da esse si evince con estrema chiarezza che “tutte le persone esaminate avevano altre gravissime patologie” e quindi non sarebbero morte di coronavirus. Il quadro clinico dei pazienti si presentava “gravemente compromesso” e le condizioni di salute erano estremamente precarie. Puschel arriva al punto sostenere di non aver alcun dubbio nel confermare che ad Amburgo non è morta una sola persona senza precedenti, gravi patologie. Ecco le sue precise parole: “Tutti quelli che abbiamo esaminato finora avevano il cancro, o una malattia polmonare cronica, erano forti fumatori o fortemente obesi, soffrivano di diabete o avevano malattie cardiovascolari”. […] E poi: “Sono convinto che la mortalità Corona non si farà nemmeno sentire come un picco nella mortalità annuale”. Parole che pesano come macigni per valutare, in tutta la sua reale portata, la pandemia. Sottolinea il medico legale tedesco. “Il Covid-19 è una malattia mortale solo in casi eccezionali, ma nella maggior parte dei casi è un’infezione da virus per lo più innocua”», http://www.lavocedellevoci.it/2020/05/15/covid-19-dalla-germania-i-risultati-chocdelle-autopsie/ – E ancora:https://www.ilgiornale.it/news/cronache/coronavirusautopsie-dei-medici-trombosi-causa principale-1861127.html – https:// www.secoloditalia.it/2020/05/sui-morti-di-covid-nessuna-autopsia-la-circolare-del ministro ci ha fatto perdere tempo prezioso di ricorrere a questo provvedimento (con le sue molteplici implicazioni) che è previsto per i casi di eziologia batterica;

• per quale motivo si continui ostinatamente a “minacciare” futuri, possibili scenari di inasprimento delle misure di contenimento, come se l’epidemiologia dipendesse solo dalla mancata ottemperanza di disposizioni sanitarie la cui efficacia è quantomeno dubbia: nessuna evidenza scientifica permette di affermare che in questo stadio dell’epidemia sia ancora necessario mantenere le distanze di sicurezza, usare mascherine, indossare guanti oltre a curare l’igiene delle mani ;
• chi siano i cosiddetti esperti che hanno suggerito al Ministero di imporre l’uso delle mascherine e del distanziamento sociale anche agli alunni delle scuole, alla riapertura di settembre: queste scelte devono essere giustificate ed eventualmente – in presenza di elementi che ve ne sconsiglino il ricorso – immediatamente revocate.
Inoltre, chiediamo per quale motivo si sia attuata una politica del terrore ed una grave mistificazione della realtà, descrivendo il Covid come un mostro anziché una seria epidemia da affrontare con i mezzi normali della medicina e che a maggior ragione non rappresenta un pericolo nella cosiddetta “fase 2”. Facciamo presente che questa strategia, secondo studi recenti, può aver comportato un aumento del numero dei suicidi
Cfr. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32405162/?9 Jbclid=IwAR0ZoTcLVYbIM_m2Rw8k-jnptW1-YR5mymAos8fZZAnGN2KlUi4o4b0BVaY «Quest’anno l’Osservatorio suicidi per motivazioni economiche della Link Campus riporta 42 10 decessi, di cui 25 nelle settimane del lockdown forzato e 16 nel solo mese di aprile, ai quali si aggiungono 36 tentati suicidi, 21 dei quali nelle settimane di isolamento forzato. Più della metà delle vittime è costituita da imprenditori. «Questa impennata risulta ancora più preoccupante se confrontiamo il dato 2020 con quello rilevato appena un anno fa – sottolinea Nicola Ferrigno, direttore dell’Osservatorio – : nei mesi di marzo-aprile 2019 il numero delle vittime si assestava a 14, e il fenomeno dei suicidi registrava la prima battuta d’arresto dopo anni di costante crescita». Oggi gli imprenditori e i lavoratori sono di nuovo tornati all’anno zero». Cfr. https:// www.ilsole24ore.com/art/isolamento-e-crisi-economica-ondata-mondiale-suicidicoronavirus-ADPf7lP
di psicopatologie. Di questi effetti collaterali dovrà rispondere chi, immotivatamente, ha creato un allarme infondato sotto il profilo clinico ed epidemiologico.
Chiediamo di rendere conto ai cittadini – con argomentazioni scientifiche credibili – delle ragioni che hanno condotto all’imposizione di distanziamenti sociali e forme di isolamento in quarantena per soggetti positivi ancorché non malati .
Chiediamo parimenti il motivo per cui alla popolazione non siano state date tempestive, adeguate e complete informazioni sul valore preventivo delle misure di igiene e profilassi all’interno delle abitazioni e RSA, dell’igiene orale ivi compresi i risciacqui con liquidi ad azione antivirale, delle diete più indicate per la prevenzione delle malattie infettive e loro complicazioni, delle attività di esercizio fisico più salutari, dei pericoli del fumo e dell’inquinamento nel determinare la gravità della malattia.
Vogliamo inoltre conoscere quale sia la base scientifica che ha condotto a decidere di imporre l’uso di mascherine che – se fossero realmente efficaci – non avrebbero comunque un’utilità pratica e richiederebbero comunque di esser sostituite frequentemente; e che – laddove non efficaci, come nel caso dei più comuni modelli distribuiti o addirittura delle mascherine fai-da-te – sembrano costituire più che altro una “drammatizzazione” del clima di terrore deliberatamente imposto, senza alcuna motivazione reale.
Facciamo presenti le implicazioni sulla salute dei cittadini, costretti ad indossare per ore la mascherina, con i rischi ben noti che questo comporta:, Cfr. in primo luogo lo studio Affrontare la salute mentale e gli aspetti psicosociali dell’epidemia di COVID-19 pubblicato da codesto Ministero lo scorso Febbraio, http:// www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_5373_10_Jile.pdf – Si veda inoltre: http:// www.reportdifesa.it/covid-19-conseguenze-psicologiche-a-breve-e-lungo-termine/ – https://www.ars.toscana.it/2-articoli/4299-covid-19-conseguenze-benesserepsicoJisico-operatore-sanitario-medico-infermiere-oss-salute-mentale-coronavirusdistress-psicologico.html – https://www.focus.it/comportamento/psicologia/dopo-lacovid-19-un-epidemia-di-ricadute-psicologiche – https://www.lastampa.it/topnews/ primo-piano/2020/04/18/news/urgono-studi-speciJici-sul-covid-e-gli-effetti-sullasalute-mentale-1.38733054 – Sull’impatto psicologico del Covid: https:// www.repubblica.it/cronaca/2020/05/09/news/ coronavirus_effetto_lockdown_ansia_e_depressione_per_l_85_dei_giovani-256134039/
tra cui ipercapnia e sovrainfezioni da microrganismi . Segnaliamo altresì che 13 in questi giorni vanno aumentando i casi di ricovero di soggetti debilitati dall’uso prolungato delle mascherine , anche in concomitanza con le temperature esterne. La stampa ha riportato anche casi di morti che potrebbero essere legate all’uso della mascherina durante attività lavorative, motorie o sportive .
Chiediamo il motivo per cui, sulla base di decisioni assunte da “esperti”, si è deciso di blindare il Paese, generando una gravissima crisi sociale ed economica che molto probabilmente si sarebbe potuta evitare o quantomeno limitare. Anche la decisione di non differenziare le misure di contenimento su base geografico-epidemiologica non appare fondata su valide e condivisibili ragioni tecnico-scientifiche.
A tutt’oggi persistono, nonostante un quadro sanitario nettamente positivo, un numero impressionante di obblighi e divieti che non trovano alcuna legittimazione scientifica e tantomeno giuridica.
Persiste invece una regolamentazione confusa, contraddittoria e priva di giustificazione per chi ha un quotidiano e diretto riscontro con la situazione dei pazienti.
**** Si veda principalmente Covid-19, il Report ECDC sull’uso delle mascherine facciali nella comunità, pubblicato dal Ministero della Salute: «A supporto dell’uso di mascherine non mediche come mezzo di controllo della fonte di infezione esistono evidenze scientifiche indirette e limitate», «Le raccomandazioni sull’uso delle mascherine facciali nella comunità dovrebbero tenere attentamente conto delle lacune delle prove di efficacia, della situazione dell’offerta e dei potenziali effetti collaterali negativi». Cfr. http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/ dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp? lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4501 – Cfr. anche https:// www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=84689 – InJine: «Chi non ha sintomi non deve usare la mascherina. Mentre le persone che non hanno sintomi non devono indossare le mascherine perché non ci sono prove che siano efficaci come protezione personale…», cfr. https://www.galileonet.it/coronavirus-mancanza-mascherine-usocorretto/ Cfr. https://www.ilriformista.it/malore-durante-educazione-Jisica-morti-due-14 studenti-cinesi-e-stata-la-mascherina-100279/ e https://www.orizzontescuola.it/ mascherine-contro-coronavirus-accusate-di-essere-causa-morte-due-studenti/ Cfr. https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/correre-mascherina-15 pericoloso/
Alla luce delle considerazioni sopra evidenziate se il Governo ed il Ministero della salute dovessero perseverare nel porre in essere provvedimenti: • senza un confronto con i medici che operano sul territorio, • senza aver analizzato quanto oggi denunciato, • senza aver verificato i dati “snocciolati” alla popolazione all’interno di un quadro generale di riferimento comparato con i dati di altri momenti storici, darebbero vita ad un’ulteriore serie di atti illegittimi per abuso ed eccesso di potere, violazione di legge, violazione dei principi di adeguatezza e proporzionalità, irragionevolezza e sviamento.
****
GLI ISTANTI NELLA LORO QUALITÀ À DI MEDICI E DI CITTADINI DIRETTAMENTE COLPITI DALL’ODIERNA AZIONE DI GOVERNO
CHIEDONO
che il Governo, il Ministero della Salute e le Autorità amministrative oggi interpellate,
VOGLIANO
indicare con quale atto e/o determina
– siano stati adottati i criteri per la creazione delle proiezioni elaborate dagli esperti con espressa indicazione dei criteri utilizzati; – abbia previsto l’adozione di provvedimenti limitativi degli esami autoptici; – abbia previsto di disporre la cremazione delle salme con espressa indicazione dei criteri utilizzati e degli atti presupposti per arrivare alla predetta determinazione;
quale ente, funzionario, responsabile del procedimento ovvero atto e/o determina abbia fornito:
– la conferma nei dati reali oggi disponibili e dei dati utilizzati per i provvedimenti governativi di questi ultimi 3 mesi;

– i dati e gli studi posti alla base delle indicazioni di possibili scenari di inasprimento delle misure di contenimento; – indicazioni in ordine alla necessità di imporre l’uso delle mascherine e del distanziamento sociale anche agli alunni delle scuole, alla riapertura di settembre; – indicazioni in ordine alla necessità all’imposizione di distanziamenti sociali e forme di isolamento in quarantena per soggetti positivi; – le indicazioni poste alla base della decisione di non differenziare le misure di contenimento su base geografico-epidemiologica;
INOLTRE
ai sensi dell’art. 5, L. 241/1990, chiedono che venga indicato il nome del funzionario responsabile del procedimento in relazione all’odierna istanza in autotutela ed a norma dell’art. 328 del codice penale, e diffidano il responsabile del competente servizio a compiere gli atti del suo ufficio o ad esporre le ragioni del ritardo entro il termine di giorni trenta dalla ricezione della presente richiesta, con l’avvertimento che in difetto sarà presentato esposto alla competente autorità giudiziaria.
CHIEDONO
che il Governo, il Ministero della Salute e le Autorità amministrative oggi interpellate,
VOGLIANO
alla luce delle motivazioni evidenziate,
IN AUTOTUTELA, REVOCARE I PROVVEDIMENTI FINO AD OGGI EMESSI SULLA BASE DI UNA DICHIARAZIONE DI UNO STATO DI EMERGENZA DI CUI OGGI NON SUSSISTANO PIÙ NEMMENO I PRESUPPOSTI DI FATTO, CHIEDENDO
al Governo di assumere decisioni politiche che siano fondate su dati reali e soprattutto che siano correttamente esaminati e contestualizzati. Chiediamo al Governo di non trincerarsi dietro facili e prudenziali provvedimenti dettati da tecnici che non hanno una visione complessiva del Paese, che invece dovrebbero avere coloro che li hanno nominati.
Confidiamo, in spirito di sincera collaborazione, di ricevere una risposta a queste nostre osservazioni, la qual cosa consentirà di porre fine alle pericolose speculazioni di chi, dinanzi a tanto dilettantismo, solleva il dubbio che il Covid-19 venga utilizzato per secondi fini.

 

NIENTE SARÀ PIÙ COME PRIMA. L’AMORE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Scritto del collega Roberto Carnevali pubblicato su "Pratica Psicoterapeutica"


Photo : ©Sortiraparis.com
WORK IN PROGRESS N. 22
1 - 2020 mese di Giugno

Ho atteso a lungo prima di cominciare a scrivere le mie riflessioni su ciò che sta accadendo nel mondo e sui risvolti che potrà avere sulla vita di ciascuno di noi. Ogni giorno succede qualcosa di nuovo, e fermare un momento specifico è sempre arbitrario, e passibile di ulteriori cambiamenti di opinione. Se penso che il 14 febbraio, San Valentino, sono andato, quasi provocatoriamente, con mia moglie a cena in un ristorante cinese in cui andiamo spesso, che era ancora piuttosto affollato, sulla scia di quello che molti, anche scienziati, dicevano, relativamente alla mortalità di una normale influenza che era equivalente, se non addirittura superiore, a quella del Coronavirus, mi vengono i brividi.
Sono passati due mesi da quel giorno, e ciò che veniva scritto, detto e soprattutto pensato da persone competenti e depositarie della comunicazione si è trasformato radicalmente, e oggi chi cerca di minimizzare viene vissuto da tutti coloro a cui è rimasto un po’ di senno come uno scriteriato che rischia di ostacolare il lento percorso di recupero che può riportarci a una condizione di “normalità”.
Già, “normalità”. Un primo punto su cui voglio soffermarmi è l’idea di normalità. Se già in passato, pensando al lavoro della “cura”, faticavo a ricondurlo all’idea di un percorso teso al recupero della normalità, oggi mi sembra che quest’idea sia inconcepibile. Le “norme” che oggi dobbiamo applicare, perché l’umanità non finisca in rovina, si collegano a procedure che solo due mesi fa sarebbero state ricondotte a un disturbo ossessivo compulsivo. Il comportamento corretto e doveroso per non contagiare e non contagiarsi è quello che viene diagnosticato come “fobico-ossessivo”. Meglio lavare le mani una volta in più che una volta in meno; non bisogna toccare le maniglie, stringere la mano, avere contatti corporei che comportino possibile passaggio di liquidi; sanitari, asciugamani, bicchieri, posate, tovaglioli... non devono toccarsi l’uno con l’altro, ciascuno deve avere il suo, e se c’è il dubbio che ci sia stata una qualche “contaminazione” bisogna lavare, sterilizzare... Sembra davvero la descrizione dei sintomi del DOC.
E pensando a certi lavori che fino a tre mesi fa venivano accettati e cercati da tutti senza problemi, oggi ci dobbiamo chiedere come potranno mai riprendere ad essere svolti.
Pensiamo a un parrucchiere, che oggi è fermo, ma si auspica che in un prossimo futuro possa essere nella condizione, in teoria, di poter riprendere l’attività: non potrà stare a una distanza di sicurezza dal cliente, e non potrà evitare di rivolgere il viso verso di lui; dovrà portare la mascherina ed essere certo, per tutto il tempo in cui si occupa del cliente, di non starnutire, di non avere lacrimazione agli occhi né prurito in faccia, e se per caso dovesse capitargli di entrare in contatto con la propria saliva, le proprie lacrime o il proprio sudore dovrebbe fermarsi in ciò che sta facendo, togliere la mascherina, i guanti (che chiaramente deve avere, e che dovrebbe sostituire), lavarsi il viso, le mani, asciugarsi in un asciugamano monouso che nessun altro deve usare e riprendere il lavoro sul cliente; e abbiamo visto solo la parte relativa al corpo del parrucchiere. Veniamo agli strumenti. Le forbici devono chiaramente essere sterilizzate, e per sicurezza dovrebbero stare in una busta sigillata e, una volta che la busta è stata aperta, non devono essere appoggiate su un ripiano o sul lavandino, ma tenute in mano, senza che tocchino null’altro che i capelli del cliente fino alla fine del taglio. E il lavaggio? Alcuni lo fanno prima del taglio, altri dopo, altri prima e dopo. In ogni caso si pongono problemi di vario genere. È impossibile, lavando i capelli e asciugandoli, non entrare in contatto con parti del viso che possono avere residui di microgocce di liquido lacrimale o salivare; l’asciugamano per la prima asciugatura (a cui segue l’uso del phon) è inevitabilmente potenzialmente infetto, e dunque non solo va buttato in un contenitore da cui poi verrà preso per essere sterilizzato, ma comporta anche un cambio di guanti e un lavaggio delle mani, a cui seguirà l’asciugatura con il phon, nella quale si dovrà avere un’attenzione minuziosa, soprattutto se la persona ha una lunga e folta capigliatura, a che questa non entri mai in contatto con il phon, o il casco, o lo strumento che comunque viene usato per l’asciugatura, e tutte le superfici che entrano in contatto coi capelli e le parti del corpo del cliente devono, per sicurezza, essere sterilizzate tra un lavaggio e l’altro. Se per caso, come spesso accade, il parrucchiere ritiene opportuno un piccolo ritocco del taglio dopo l’asciugatura, deve prendere un altro paio di forbici sterilizzate e, dopo un ulteriore cambio di guanti e lavaggio di mani, procedere all’operazione. Se il parrucchiere ha un’allergia da pollini o un semplice raffreddore, e nella mezz’ora, o più, del lavoro starnutisce, ha lacrimazione o altro, le operazioni si moltiplicano, intrecciandosi con le potenziali contaminazioni dovute a ciò che di volta in volta si sta facendo. Non continuo. È chiaro che c’è di che impazzire.

Ho molti amici nel mondo del teatro. In quest’ambito, il pensiero di un ritorno alla normalità non è percorribile. Un’amica attrice, a mo’ di amara battuta, diceva che nella prossima stagione si potranno rappresentare solo monologhi in sale enormi riempite (si fa per dire) per meno di un quarto della loro capienza. In sostanza non si potrà riprendere. Il genere di spettacoli sarebbe estremamente ripetitivo e gli incassi non arriverebbero a coprire che una parte infinitesima delle spese, portando tutte le sale alla chiusura definitiva.

Credo che questi due esempi siano più che sufficienti.
Ma non sono questi aspetti a giustificare l’affermazione che niente sarà più come prima, o almeno non solo questi. Ci sono lavori, e lo psicoterapeuta è fra questi, che svolti di persona  nel contesto abituale di uno studio comportano misure di sicurezza che scoraggiano l’idea di essere intrapresi, ma che hanno la possibilità di essere svolti a distanza con l’uso degli strumenti che la tecnologia informatica ci mette a disposizione.

Si tratta quindi di adattare il setting trasferendolo in una modalità nella quale alcuni aspetti diventano di necessità virtuali, ma dove sia possibile mantenere saldi alcuni elementi basilari che mantengano inalterate la natura e la qualità della prestazione. Su questo molto si è scritto quando il virtuale rappresentava un’opportunità che alcuni di noi concedevano a se stessi e ai pazienti in circostanze particolari, e che altri invece rifiutavano o non consideravano percorribile in nome di una “purezza” del setting che oggi, a mio avviso, non può non essere riconsiderata in altri termini, non solo nella logica di “fare di necessità virtù”, ma anche nella prospettiva di accogliere nella tecnica psicoterapeutica in generale, e psicoanalitica in particolare, la possibilità di usufruire di strumenti che ormai sono entrati a far parte a buon diritto del nostro contesto di vita quotidiana, e che possono estendere, senza snaturarla, l’applicazione della psicoterapia a situazioni nelle quali, solo fino a poco tempo fa, tale applicazione sarebbe risultata impensabile. Ma non è di questo che voglio parlare in questo contesto, ritenendo che l’argomento meriti di essere trattato ampiamente in uno scritto ad esso dedicato.

La maggior facilità di applicazione della psicoterapia nella situazione attuale rispetto ad altre attività lavorative mette lo psicoterapeuta in una condizione privilegiata, nella quale può avere accesso a vari contesti relazionali e ai problemi che i pazienti vivono in tali contesti, letti dal loro vertice ed espressi in una richiesta d’aiuto.
Tra i temi su cui ho potuto riflettere in ormai più di un mese di sedute online fatte in varie forme (Skype, Videochiamata WhatsApp, Zoom per i gruppi, e anche telefono senza video) voglio sottolinearne uno in particolare, che ho messo in evidenza nel titolo di questo scritto. Parafrasando Garcia Marquez, che usa la stessa espressione riferita al colera, ho voluto focalizzare l’attenzione sul tema dell’amore come elemento centrale non solo della vita in generale, ma in particolare di questo momento storico dell’umanità.
L’aiuto che viene richiesto in questo momento è per alcuni rivolto all’interno di se stessi, con un mantenimento della continuità autoreferenziale che fa del Coronavirus e di ciò che si muove intorno un’occasione per rinforzare le proprie barriere difensive in relazione ad un mondo vissuto come insidioso e fonte di pericoli da cui bisogna preservarsi.
Per altri è invece un’occasione per prendere consapevolezza di quanto ciascun essere umano sia immerso in una comunità di persone per la quale può essere fonte di pericolo, ma anche, avendo cura di riflettere sulla portata del proprio “essere al mondo” in relazione agli altri, rappresentare la possibilità di condividere in una forma nuova.
Il trovarsi esposti al paradosso dell’astenersi da forme di contatto corporeo potenzialmente fonti di contagio come espressione di un amore che sa andare “oltre”, ha introdotto nei rapporti umani una forma d’amore nuova e, a mio avviso, estremamente feconda.
Nella perenne dicotomia tra l’amore per se stessi e quello per gli altri, che può essere superata e ricomposta attraverso il costituirsi di un “noi” che fonda un’alleanza costruttiva, la condizione nella quale tutti ci troviamo ci invita a valutare la portata di ogni nostro gesto in funzione del riverbero che ha nella vita degli altri. Giungiamo finalmente a capire che “non possiamo amare noi stessi se non amiamo gli altri”.
Da non credente, mi trovo in questi ultimi tempi a ritenere straordinariamente ricchi e fecondi gli interventi di Papa Francesco. L’idea dell’amore di Dio che ci propone è profondamente umana, immanente, e non necessita di alcuna trascendenza per essere concepita e condivisa.
Niente sarà più come prima se sapremo “amarci gli uni gli altri”, e sarà attraverso questo amore che va al di là degli egoismi (non metto nella parola alcuna implicazione morale) che potremo affrontare e sconfiggere il virus che si annida fra di noi. E se questo potrà costituire una metafora di come possono essere affrontati e sconfitti altri virus che si annidano nella mente di ciascuno, niente sarà più come prima perché sarà meglio di prima. E anche qui, oltre all’inevitabile implicazione morale, voglio evidenziare l’aspetto di fecondità che tale trasformazione potrebbe portare.
Mi fermo qui, offrendo questo spunto di riflessione a un dibattito che spero allarghi il discorso anche ad altri temi, ritenendo comunque che questo sia fondamentale.

di Roberto Carnevali
24/04/2020

Il Mestiere dell'Analista
Rivista semestrale di clinica psicoanalitica e psicoterapia

WORK IN PROGRESS N. 22
1 - 2020 mese di Giugno

Coronavirus: il deconfinamento visto dallo psicologo


Coronavirus: il Deconfinamento Visto dallo PsicologoLa Primavera è esplosa in Riviera e nella Costa Azzurra durante il confinamento a casa imposto dal Coronavirus; Ft ©arvalens

Condivido lo scritto apparso su Monaco Italia Magazine, oggi 3 maggio. 

Coronavirus, com’è possibile che qualcosa di invisibile abbia creato così tanti danni, sul versante sanitario, economico e, in alcuni casi, psicologico?
Per capire il dopo (per l’inizio del deconfinamento nel Principato di Monaco LEGGI) occorre analizzare il prima: qualche mese fa il nostro mondo, non solo occidentale, viveva con il paradigma della libera circolazione delle persone, delle merci e del denaro. Ad esempio a Natale (al solito) eravamo alla ricerca di regali curiosi, particolari e all’ultimo grido. Vedi i cellulari, potenti, ipertecnologici, che ci consentono di essere sempre connessi! Poi d’improvviso tra febbraio e marzo qualcosa di invisibile ci ha colpito e frastornato ed abbiamo imparato questa parola : Coronavirus, una corona si, ma di spine. Ecco allora arrivare il “confinamento”, il distanziamento sociale, i gesti barriera, i cambiamenti della nostra vita e libertà.

Un “Accidente” Microscopico Può Farci Tremare

Psicologicamente la ferita che più ci fa male è il colpo al nostro narcisismo, alla nostra onnipotenza.
La scienza e la tecnica ci rassicurano, ci fanno sentire onnipotenti ed invincibili ma basta un “accidente” microscopico per farci tremare.
Innegabilmente ciò è accaduto a tutti noi, siamo precipitati nel profondo delle nostre paure, dove albergano emozioni soverchianti e difficilmente gestibili chiamate angoscia e depressione.
Quasi tutti i media (giornali e tv) in molti Paesi ci proponevano ogni giorno una dose di informazioni che potremmo chiamare: “Dacci oggi il nostro panico quotidiano…”. Notizie drammatiche, morti, bare, persone in rianimazione, testimonianze terribili di sopravvissuti, numeri e curve in rosso.
Anche le metafore di guerra non hanno aiutato, non siamo in guerra, non ci sono soldati, generali e nemici, ma persone, cittadini del mondo ed un virus. I virus sono sulla terra da milioni di anni e ci resteranno presumibilmente anche quando il genere umano si sarà estinto.

Coronavirus: Fare Tesoro di Quanto Accaduto

A quel punto o ci si lascia portare dalle onde, sconfitti come persone ed arresi al virus o…
O, ricordando che l’umanità è sopravvissuta a eventi catastrofici naturali o indotti dall’uomo stesso come le guerre, umilmente si mantiene la lucidità e si cercano risorse dentro di sé, soprattutto sentendosi parte di una comunità che affronta si una grave evenienza ma è decisa a non arrendersi e… vincere. 
Abbiamo visto reazioni civili come l’applaudire dai balconi, il sostegno al personale sanitario, innumerevoli forme di solidarietà ed attenzione alle persone fragili, l’invenzione di nuove forme di contatto anche se virtuale.
Potremo fare tesoro di quanto accaduto ovvero apprendere dall’esperienza che è quanto di più prezioso possa fare una persona: cos’è veramente importante, quali persone sono importanti per noi e poi dobbiamo sempre correre, ma correre dove?
Il confinamento ci ha costretto a ripensare il modo di lavorare, rivedere le dinamiche familiari, stare con i nostri figli quanto mai fatto prima con annesse gioie e dolori, sentire la mancanza e la nostalgia per luoghi e persone care che non potevamo raggiungere, come al solito, a nostro piacimento…
Sono convinto che nulla sarà più come prima, ma l’accezione non è negativa ma positiva, la nostra società ha bisogno di un bagno di umiltà, tornare con i piedi per terra, sognare si ma per quanto ci rende umani e “sociali”, non per l’ultimo cellulare o per la bella macchina super potente.
Saremo quasi sicuramente costretti quest’estate a pensare vacanze non in luoghi esotici da mostrare su Facebook agli amici ma (anche per quanto riguarda noi italiani) nella nostra bella Italia, fatta non solo di città meravigliose ma di borghi incantevoli, montagne e spiagge invidiabili oltreché trattorie e ristoranti di altissimo livello.
Potremo vivere il deconfinamento (che in Francia avrà inizio l’11 maggio e a Monaco ed in Italia, sebbene con diverse modalità, domani, 4 maggio) come l’occasione per vedere con occhi diversi anzitutto i luoghi bellissimi in cui abbiamo la fortuna di vivere, per esempio e nel Principato di Monaco e in Costa Azzurra, apprezzare momenti di autentica convivialità, rallentare i nostri ritmi quotidiani e ricordare la grande fortuna insita nella nostra libertà. 
Libertà che occorre sempre proteggere dato che basta un “coso” invisibile per mettere Ko quasi metà degli abitanti della terra.



L’esperienza genitoriale, funzioni e stili educativi

Ospito con grande piacere un interessante scritto della Dr.ssa Zaira Galli, sul tema dell'esperienza genitoriale. Ancor più da riflettere in questi difficili momenti di confinamento...
La Dr.ssa Galli ha fondato e dirige a Milano il Centro di Mediazione Familiare, CMF.

La Dr.ssa Zaira Galli

Per quanto riguarda l’esperienza della genitorialità è possibile distinguere due tipi di modelli di comportamento a cui ognuno di noi fa riferimento: il primo è quello basato sull’imitazione al modello dei propri genitori e si cercano di riprodurre le condizioni, le relazioni e i modelli educativi della propria esperienza per mantenere attivo il proprio romanzo familiare; il secondo è quello basato sulla contrapposizione in cui ci si propone di modificare il modello genitoriale che appartiene alla propria storia familiare per evitare ai figli quelle esperienze che sono state fonti di conflitto e di sofferenza.
Diventare genitori, da un punto di vista psicologico, può essere considerato un’esperienza che attiva un processo di sviluppo e cambiamento in ogni soggetto e lo mantiene lungo un percorso in cui i ruoli e le relazioni sono in continua trasformazione.
Genitori si diventa assumendo una prospettiva molto più completa rispetto all’aspettare un figlio.
La famiglia moderna della società occidentale si fonda oggi sull’organizzazione delle relazioni di parentela che privilegiano i rapporti tra i coniugi, configurati pariteticamente, tra questi e i loro figli su base affettiva e che intrattiene relazioni significative con la famiglia d’origine. Questo profondo mutamento riguarda anche la genitorialità che oggi si connota più sul versante affettivo che su quello normativo. La caratteristica più importante dell'’essere genitori è una disponibilità che riguarda entrambi, i quali in momenti e situazione diversi si alternano per dare al figlio una maggiore possibilità di intervento nelle diverse situazioni della vita. Ciò richiede che entrambi siano presenti nella quotidianità dei figli per osservare cosa accade loro e per riuscire a mantenersi come punto di riferimento stabile, presente e disponibile; una possibilità che si complica nelle situazioni di separazione dei genitori.
In questi casi prima della Legge n° 54 del 2006 sull’affidamento condiviso, definita anche legge della bi-genitorialità, i figli erano affidati a un solo genitore, spesso la madre, lasciando il padre sullo sfondo rispetto alla crescita quotidiana, impedendo di fatto che potesse svolgere nella quotidianità tale ruolo fondante dell’essere genitore. Accadeva in passato ma può capitare tuttora di trovarsi di fronte ad uno sbilanciamento relazionale nei confronti dell’asse materno.
Ciascun genitore non è sostituibile ma fondamentale anche se in situazioni della vita e momenti di crescita diversi nella vita del figlio; considerazione che ha portato a una revisione dell’Art. 155 del Codice Civile, in seguito all’emanazione della Legge 54/2006 che recita “Anche in caso di separazione personale dei coniugi il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.”
Il compito principale di una coppia di genitori, ex coniugi, consiste nell’impegnarsi reciprocamente per la gestione del conflitto coniugale ridefinendo anche i nuovi confini del loro rapporto. Essi, in quanto genitori, hanno il compito di mettere in atto forme di collaborazione con l’ex coniuge per garantire l’esercizio della funzione genitoriale, legittimando l’altro e garantendo ai figli l’accesso alla trasmissione generazionale di ciascun genitore. La situazione di divorzio è sempre un passaggio difficile per i figli in cui mantenere un legame stabile con entrambi i genitori è fondamentale per il loro benessere e la loro sana crescita. La coppia che si separa ha bisogno di trovare equilibrio tra diventare ex coniugi ed essere ancora genitori. Riuscire a separarsi come marito e moglie e tuttavia continuare ad essere padre e madre, salvando la genitorialità, rappresenta comunque un compito molto impegnativo assolto spesso a prezzo di grandi difficoltà e sofferenze. In questo l’atto mediativo punta a mettere le parti nella condizione di uscire da situazioni di impasse, effettuando un graduale passaggio da uno stato di confusione e sofferenza, originato dal conflitto, ad una condizione di nuovo equilibrio e collaborazione. La mediazione si pone l’obiettivo di portare le parti interessate a gestire il conflitto. L’obiettivo è quello di rendere gli individui protagonisti delle proprie scelte future. Il divorzio dei genitori costituisce una frattura e un dolore che se ben gestito nel setting di mediazione rappresenta un’occasione da cui i figli possono uscire con più maturità, cioè con più valore attribuito al legame, senso di responsabilità e rispetto reciproco che il legame comporta. 

Il significato del termine “genitorialità” è, in questi ultimi anni, in continua evoluzione. Sempre maggiore diventa la sua complessità e sempre più ramificato il suo intrecciarsi con altri aspetti della ricerca clinica e psicologica. Partiamo storicamente da una visione psicopedagogica della genitorialità per arrivare alle ipotesi odierne che la considerano, in termini psicodinamici, una parte essenziale della personalità di ogni adulto.

Prospettiva psicopedagogica
Per le implicazioni di tipo formativo, questa concezione, vede la genitorialità come un lungo e continuo apprendistato per imparare l’arte di essere genitori, questa funzione consiste in un processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori capaci di prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli; bisogni che cambiano nel corso dell’età evolutiva. Fanno a capo di questa teoria i Parent Effectiveness Training introdotta da Gordon, allievo di Rogers, negli anni ’70 che poneva attenzione alle modalità relazionali di ascolto e comunicazione.
A partire da questa esperienza, si è distinta negli anni ’90 la metodologia avviata dall’Università Salesiana di Roma che, facendo riferimento al modello dell’Analisi Transazionale, allargava la prospettiva individuando i compiti evolutivi delle diverse fasi, sia in riferimento ai bisogni dei bambini sia tenendo conto dei bisogni dei genitori.

Prospettiva psicologica
Considera la genitorialità parte fondante della personalità di ogni individuo. E’ uno spazio psicodinamico che inizia a formarsi nell’infanzia quando a poco a poco interiorizziamo i comportamenti, i messaggi verbali e non verbali, le aspettative, i desideri e le fantasie dei nostri genitori. Le esperienze reali con le figure di attaccamento vengono interiorizzate in modelli mentali. Erikson, psicoanalista americano, pensa la genitorialità come uno stadio evolutivo di cui la generatività è l’aspetto evolutivo più importante perché implica tutti quelli sviluppi che hanno fatto dell’uomo un essere “che si occupa di”. In questo senso la genitorialità, questa ”funzione autonoma e processuale dell’essere umano” rappresenta il momento evolutivo più maturo della dinamica affettiva in cui convergono tutte le esperienze, le rappresentazioni, i ricordi, le convinzioni, i modelli comportamentali e relazionali, le fantasie, le angosce, i desideri della propria storia affettiva. Il termine genitorialità quindi non coinvolge l’essere genitori reali ma uno spazio psicodinamico autonomo che fa parte dello sviluppo di ogni persona. Ovviamente, l’evento reale della nascita di un figlio, attiva in un modo particolare e molto intenso questo spazio mentale e relazionale, rimettendo in circolo tutta una serie di pensieri e fantasie legati in particolare al proprio essere stati figli, alle modalità relazionali ritenute più idonee, ai modelli comportamentali da avere.

Le funzioni
Un modo per capire la complessità e la vastità di ciò che definiamo genitorialità è analizzare le sue funzioni o meglio i suoi modi di esprimersi.
Funzione protettiva: tipica funzione del caregiver risponde al bisogno di sviluppare costanti relazioni di accudimento e al bisogno di protezione fisica e di sicurezza. La funzione protettiva più di tutte determina il legame di attaccamento che Bowlby ha chiamato base sicura.
Funzione affettiva: introdotta dalle ricerche di Daniel Stern sulla relazione madre-bambino riguarda il mondo degli affetti entro il quale il bambino è inserito e sottolinea il reciproco desiderio di vivere emozioni positive.
Funzione regolativa: capacità del bambino che possiede fin dalla nascita di regolare i propri stati emotivi, organizzare l’esperienza e le risposte comportamentali adeguate. La funzione regolativa genitoriale può avere un funzionamento iper (con risposte intrusive che non danno il tempo al bambino di segnalare i suoi bisogni o stati emotivi), ipo (quando vi è una mancanza di risposte), inappropriata (quando i tempi non sono in sincronia con il bambino).
Funzione normativa: consiste nella capacità di dare dei limiti in base all’età, una struttura di riferimento, una cornice corrispondente al bisogno del bambino di avere dei limiti, di vivere dentro una struttura di comportamenti coerenti. Riflette l’atteggiamento genitoriale di fronte alle norme, alle istituzioni e alle regole sociali.
Funzione predittiva: capacità del genitore di prevedere il raggiungimento della tappa evolutiva imminente ed anche la capacità di cambiare modalità relazionali con il crescere del bambino e con l’espandersi del suo mondo e delle sue competenze.
Funzione rappresentativa: Stern la descrive “lo schema di essere con” che presuppone un insieme di interazioni reali con il bambino, non solo capacità di intuire e facilitare lo sviluppo del bambino ma soprattutto la capacità di cambiare modalità relazionali con il crescere del bambino e con l’espandersi del suo mondo e delle sue competenze.
Funzione significante: Bion parla di “funzione alfa” della madre come capacità di dare un contenuto pensabile o sognabile utilizzabile dall’apparato psichico del neonato che è ancora privo di spessore psichico. La madre costituisce un contenitore dentro il quale il bambino inizia a pensare e dà senso all’azione del bambino.
Funzione fantasmatica: “nella stanza di ogni bambino ci sono dei fantasmi”, sono i visitatori del passato non ricordato dai genitori, ricordi non elaborati, fantasie che servono non solo per conoscere la realtà, ma il bambino che nasce si inserisce all’interno dei fantasmi familiari dei genitori. Ogni individuo ha un proprio romanzo familiare costruito intorno alle proprie fantasie infantili, un mondo immaginario fatto di fantasmi consci e preconsci; vi è un gioco di specchi tra quello che i genitori sono stati come bambini, quello che avrebbero voluto essere, quello che i loro genitori sono stati, quello che vorrebbero che fossero stati, quello che è il bambino reale, quello che è il bambino desiderato e fantasticato. Un genitore sano vive questa vita fantasmatica.
Funzione proiettiva: vi è una mutualità psichica tra genitori e bambino all’interno della quale occupa un posto fondamentale la proiezione; proiettando direttamente sul figlio l’immagine ideale del figlio che avrebbe voluto fosse e attraverso l’ombra degli oggetti interni con le parti di sè. Tali modalità sono narcisistiche nel senso che ciò che viene visto, amato, sognato, desiderato non è l’oggetto esterno, ma parti o immagini di sé. E’ciò che gli autori chiamano “scenari narcisistici della genitorialità”; tali scenari possono dar luogo a psicopatologie nel momento in cui tali proiezioni siano molto invasive e disturbanti nella relazione reale. Ma esse fanno anche parte di una sana genitorialità nel momento in cui la dinamica di queste due relazioni co-presenti, oggettuale del bambino come essere diverso da sé e parti di sé viste, costituiscono il confine tra normalità e patologia.
Funzione triadica: la scuola di Losanna la definisce come la capacità dei genitori di avere tra loro un’alleanza cooperativa fatta di sostegno reciproco, capacità di lasciare spazio all’altro o di entrare in una relazione empatica con il partner e il bambino. “E’un gioco di squadra”; questo presuppone la capacità del genitore di vedere il bambino dentro una relazione dove esiste un terzo la cui presenza – anche solo percepita- dà al bambino un orizzonte molto più aperto dove collocarsi e gli offre possibilità di adattamento e interazioni maggiori. Esiste a livello di affetti un contatto reciproco tra la coppia genitoriale e il bambino che mantiene viva e dinamica la relazione.
Funzione differenziale: la genitorialità si esprime attraverso due codici: materno e paterno con accentuazioni e percentuali molto diverse ed entrambi devono essere presenti per una sana relazione.
Funzione transgenerazionale: immissione di un figlio dentro una “storia”, una narrazione, che appare reale ma anche un po’ sognata; è la storia della propria famiglia, è il continuum generazionale dove si inserisce la nascita. Questa funzione rimanda ovviamente ai rapporti tra generazioni; come si collocano i genitori dentro le rispettive storie familiari e come si colloca la nascita dentro quel particolare momento della storia generazionale, quali sono gli intrecci tra le due storie familiari.
Muratori riporta una frase di Talmud “ci vogliono tre generazioni per fare un figlio” intendendo appunto la storia che sta dietro la nascita di ogni bambino e che lo inserisce in un “prima” e quindi, appunto perché c’è un prima con la possibilità che vi sia anche un “dopo”.

Gli stili educativi genitoriali
Essere genitori si impara nel tempo: è un tipo di esperienza che si sviluppa e matura stando accanto ai propri figli e che va di pari passo con la loro crescita. Insieme si matura, ci si sperimenta e avvengono scambi reciproci.
L’insieme di questi comportamenti e le loro modalità prendono il nome di stile educativo genitoriale.
In passato lo stile educativo si fondava sul senso del dovere, sulle regole rigide e puntava al senso di colpa, raddrizzando i comportamenti sbagliati attraverso le punizioni. I figli dovevano seguire le orme dei genitori, non venivano prese in considerazione i loro bisogni, interessi ed esigenze; questo modello veniva considerato come unico e non ci si poneva il dubbio se fosse o meno sbagliato. Nel tempo tutto ciò è stato progressivamente messo in discussione, modificato e diversificato, dando vita a stili genitoriali differenti.
I fattori in gioco
Per comprendere meglio gli stili educativi e le varie differenze, è necessario prima di tutto considerare due fattori fondamentali:
 Il livello di controllo: le richieste dei genitori per integrare i figli in famiglia e società, il tentativo di gestione della vita del figlio e la tendenza ad amministrarlo, indirizzarlo
 Il livello di accudimento: il prendersi cura, ascoltare, mostrare affetto, conferma, condivisione e gioia nello stare insieme. Il tentativo di favorire l’individualità, l’autoregolazione e l’affermazione di sé attraverso sostegno, vicinanza affettiva e disponibilità a soddisfare bisogni e richieste.
I quattro stili genitoriali
Se in passato il modello genitoriale tramandato accoglieva spesso alto livello di controllo e scarso accudimento oggi, in funzione del livello di questi due elementi, possiamo individuare quattro stili genitoriali:
 Autoritario: l’adulto è direttivo ed esigente nei confronti del bambino, usa metodi coercitivi per controllarlo, senza dare spiegazioni.
 Indulgente/permissivo: il clima affettivo è ricco di calore, ma la dimensione del controllo genitoriale sul comportamento del figlio è scarsa. Il bambino è coinvolto nelle conversazioni e decisioni familiari, ma non gli vengono offerti né un chiaro modello di disciplina da seguire, né delle aspettative sui risultati da raggiungere.
 Autorevole: c’è un’equilibrata mescolanza tra la vicinanza affettiva offerta al bambino e la richiesta di risultati circa il suo comportamento. I genitori non fanno ricorso a modalità punitive ed incoraggiano il bambino agli scambi verbali. L’adulto non è solo colui che detta le regole, ma è anche colui che dimostra di rispettarle, dandone il buon esempio.
 Trascurante/rifiutante: il grado di controllo esercitato sul bambino è nullo, così come l’offerta genitoriale di strumenti e supporti per l’apprendimento e la crescita. C’è un disimpegno generale riguardo alla funzione educativa.
Possiamo dire che lo stile autorevole è associato a caratteristiche maggiormente positive per lo sviluppo dell’identità e per la gestione delle crisi che inevitabilmente il figlio incontrerà nel ciclo di vita.

Stili genitoriali in conflitto
Considerata la varietà dei modelli educativi possibili, c’è da dire che a volte non sempre tutto funziona come ci immaginiamo e va secondo i nostri piani. Pur essendo importante la collaborazione al fine di poter creare un approccio coerente alla genitorialità, non è infatti sempre detto che gli adulti appartenenti alla coppia genitoriale adottino lo stesso modello educativo nei confronti dei figli; può accadere che vi siano alcune differenze fra i due nell’adottare stili diversi.
La difficoltà ad accordarsi sulla scelta dei principi da trasmettere ai figli è maggiore nelle coppie in fase di separazione: quando l’esercizio delle funzioni genitoriali, critico a volte anche nelle famiglie unite, deve essere gestito, modificato e rinnovato. Quando la conflittualità è alta e viene meno l’unione fra le due parti nelle divergenze di vedute, il rischio di cadere nell’incoerenza educativa, incidendo negativamente sugli equilibri infantili, aumenta.
In alcuni casi, purtroppo, i genitori tendono a porre talmente tanto in primo piano il conflitto presente
tra loro che trascurano ciò che è bene per i figli, mettendo in atto meccanismi disfunzionali e stili genitoriali opposti solo per il gusto di mettersi contro l’altro; pertanto, il conflitto coniugale spesso si riflette sulle competenze genitoriali, e i figli si trovano ad essere triangolati in giochi di potere e di vendetta. In tali casi ci si può rivolgere ai professionisti della Mediazione Familiare, lo strumento protettivo delle relazioni tra i figli e i genitori a seguito di una separazione coniugale.
Detto ciò, perché si ritiene così importante puntare alla ricerca di una soluzione o quantomeno di un accordo fra i genitori, anche quando sembra che ormai non ci sia più nulla da fare e che tutto ormai è andato perso? Perché è essenziale ricordarsi che la famiglia come nucleo affettivo resta, ad oggi e sempre, il fulcro, il centro stabile, la guida, il porto sicuro: rappresenta per un bambino il luogo più importante per la sua sicurezza e serenità, il fondamento su cui andrà a costituire la propria personalità. E’ nell’ambiente domestico, infatti, che i figli sperimentano i primi contatti con l’altro, fanno esperienza del diverso da sé, comprendendo di essere soggetti unici e irripetibili; ma, ancor prima di tutto, è proprio qui che i figli la prima significativa esperienza di amore.
Conclusione. Abbiamo visto come la genitorialità sia un insieme di funzioni dinamiche e relazionali che rappresentano gli aspetti evolutivi del percorso maturativo della persona. “Prendersi cura di” e quindi maturare il desiderio generativo è uno degli stadi della crescita umana. Esso non presuppone la nascita di un figlio reale ma è uno spazio mentale e soprattutto relazionale dentro il quale convergono la mia storia affettiva, i miei legami di attaccamento, il mio mondo fantasmatico, il mio narcisismo, il senso che ha per me la mia esistenza, il mio sentirmi parte di una storia, la mia differenziazione sessuale, la mia capacità di vivere relazioni pluri-dinamiche, il mio rapporto con le regole e il sociale, la mia capacità di contenere e regolare i miei stati emotivi, la mia capacità di cambiare ed essere cambiato, il mio sentirmi unico e irripetibile, autonomo e indipendente e nello stesso tempo bisognoso “di essere pensato da qualcuno”.