Colpa del virus o altro...?!

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Da oltre un anno siamo in piena pandemia. Abbiamo avuto un momento di "libertà" l'estate scorsa e, a parte le mascherine ed il distanziamento, sembrava che la vita potesse riprendere dopo tanta paura e sorpresa.

Ma già dall'autunno ecco ripresentarsi il "virus" che, evidentemente, non si era estinto come magicamente pensavamo un po' tutti.

Già il virus, anzi tutti i virus se ne fregano altamente di quello che pensiamo di loro, fanno il loro lavoro metodico, ci fanno ammalare senza uccidere sempre altrimenti si estinguerebbero anche loro e attraversano frontiere e oceani in un batter d'occhio.

Ma come hanno reagito al virus i vari governi, dato che il contagio si è praticamente esteso velocemente su tutto il pianeta?  Dal punto di vista psicologico in modo sconcertante...

Penso che le classi politiche europee ed extra europee si siano dimostrate altamente incapaci di fronteggiare eventi di tale portata. Un caro amico romano, assai ben introdotto nel potere della capitale che ruota attorno al Parlamento Italiano, mi diceva che la maggior parte dei rappresentanti pubblici non sarebbero in grado di gestire un condominio, figuriamoci una pandemia!

Ero perplesso nel sentire queste parole da lui tempo fa, ma i fatti gli hanno dato ragione eccome.

Analizziamo alcuni aspetti: mi riferisco soprattutto all'Italia ma anche in Francia le cose sono andate quasi allo stesso modo. La comunicazione iniziale dell'esplosione del contagio è stata davvero sconcertante. Una chiamata alle armi con metafore di guerra, attacco, battaglie, resistenza e, ciliegina sulla torta, il lapsus psicologico della distanziazione sociale. Si doveva parlare di distanziazione fisica, il famoso metro, ma il lapsus sociale ci ha bombardato per mesi sul tema della distanziazione sociale!

I più maligni vedevano in questo la vera natura della risposta "del potere" al virus, allontanare le persone tra loro, colpire i legami sociali, indebolire le persone per gestire al meglio le enormi difficoltà che si sarebbero presentate in ogni nazione in brevissimo tempo.

Altro aspetto sconcertante il continuo scontro tra poteri locali (Regioni) e potere centrale (Roma), segno di una pregressa ed antica mancanza di coordinamento e collegamento, che il virus ha fatto esplodere.

La famosa "catena di comando". Chi ha fatto il militare sa bene quanto sia importante. Posso avere armi efficaci e soldati addestrati ma, se non conosco le coordinate del bersaglio (il target) a chi sparo? Sono caduto anch'io nelle metafore militari ma stavolta ci sta...

Penoso spettacolo quello del rimpallo tra gli scienziati ed il potere politico. Molti politici si arrogavano il diritto di decidere che fare (giusto) senza sentirsi succubi degli scienziati. Però appena c'era una difficoltà palese o una criticità si trinceravano dietro i vari comitati scientifici, gabinetti di crisi e via così. Allora chi fa da genitore e chi fa da figlio? Sono interscambiabili o solo fonte di confusione...

Già la confusione è l'aspetto psicologico che più si evince in questa pandemia. I medici erano tirati per la giacchetta da grandi virologi ed epidemiologi, sovente in contrasto con i clinici che avevano i reparti ospedalieri con i pazienti affetti da Covid.

Penoso e tragico vedere gli scontri tra "posizioni di potere" di medici sul tema delle cure da adottare e consigliare per affrontare il virus. In Francia il famoso Prof. Raoult, riconosciuto come uno dei più autorevoli microbiologi ed infettivologi mondiali ha ricevuto in piena pandemia la visita "pastorale" di Macron sull'uso della clorochina. Qualche mese dopo però è stato messo in stato d'accusa dall'Ordine dei Medici e lui ha contraccambiato con altre carte bollate.

E l'Organizzazione Mondiale della Sanità...? Beh, mondiale non proprio. Ora lo sappiamo bene e affidarsi al loro parere scientifico fa tremare di paura. E' appena uscita la notizia che l'italianissimo Ranieri Guerra, direttore vicario OMS, è indagato a Bergamo per false informazioni al pm. Sembra una piccola accusa ma dietro ci sono piani pandemici non aggiornati ed una impreparazione del sistema paese ad eventuali virus altamente contagiosi, anche se non particolarmente mortali.

I medici sono stati lasciati soli in prima linea. Quanti medici, infermieri e personale di assistenza ospedaliera si sono ammalati o sono deceduti per la pandemia. Ricordiamo che l'dentificazione del Covid-19 è frutto della determinazione dell'anestesista di Codogno Annalisa Malara che ha scoperto il paziente 1. 

E l'OMS, il Ministro della Salute, il CTS che facevano?  

Quando ero alle medie prima di entrare in classe ci scambiavamo le figurine dei calciatori (le mitiche Panini). Adesso abbiamo il vaccino, anzi i vaccini. Un Pfizer vale 15 AstraZeneca, un Moderna vale 5 Johnson e lo Sputnik V è difficile da scambiare, fa tanto comunista, accompagnato da un bicchierino di vodka e in Europa non si può usare...

Sono solo alcune considerazioni, ne mancano tante altre ma la storia, sicuramente, è ancora da scrivere. 

C'è una narrazione ufficiale che sin qui ha rappresentato il canovaccio di interpretazione della pandemia ma sempre più emerge una narrazione alternativa che mette in questione le persone e la loro capacità o incapacità di reazione di fronte ad eventi di tale portata. E' innegabile che comportamenti irrazionali siano stati all'origine di molte disfunzioni. Credere solo nella scienza, quest'illuminismo prolungato, ha dimostrato che non è più rassicurante dato che un invisibile virus ha sconvolto soprattutto le nostre menti.

 

PS Permettetemi di ringraziare la mia dottoressa che non si è fatta spaventare da quello che stava accadendo ed ha continuato in scienza e coscienza a prescrivere i farmaci che riteneva necessari per affrontare il Covid. Nonostante la confusione totale di cure, farmaci e pareri autorevoli ha solamente ascoltato ciò che la sua esperienza di cura di malati le indicava.


 




 


 






La didattica a distanza genera stress, noia e fatica.

 

                                                                 ©Photo: La Repubblica


Indagine svolta dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi sulla scuola: il 63% dei 14-19enni la preferisce in presenza

Oltre 6 ragazzi su 10 fra i 14 e i 19 anni tengono “molto” alla didattica in presenza. Oltre il 54% ne soffre “molto” la mancanza. La scuola è associata a socialità, crescita, confronto, le lezioni a distanza a fatica, stress, noia. Questi i primi risultati dell’indagine portata avanti dal Centro Studi del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi nell’ambito delle attività congiunte con il Ministero dell’Istruzione per dare supporto alle istituzioni scolastiche nel periodo dell’emergenza. L’indagine è stata consegnata alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

“Ascoltare le opinioni dei giovani, i loro vissuti, è importante. In questo caso i dati dell’indagine ci consegnano uno scenario molto chiaro: la didattica a distanza non attutisce i danni dell’impossibilità di andare a scuola e porta soprattutto stress, noia, fatica”, spiega il Presidente del Cnop, David Lazzari. “Della scuola in presenza ai ragazzi piace la socialità, la possibilità di avere un confronto con gli altri e la possibilità di frequentare amici e compagni, che la didattica a distanza non garantisce. Mentre della scuola in presenza i giovani non apprezzano gli orari rigidi, marginale nota positiva della didattica a distanza”, prosegue. A tenere alla scuola in presenza, secondo il report realizzato dal Cnop, sono praticamente tutti i giovani intervistati, con una quota di “molto” davvero alta (63%), mentre ad apprezzare la didattica a distanza sono meno di 4 studenti su 10, e, in ogni caso, con un numero di “molto” decisamente più bassa (12%). Si registra anche un sensibile calo della “fedeltà” alla partecipazione alle lezioni a distanza. L’86% dei giovani intervistati dichiara infatti di aver seguito tutte le lezioni a distanza durante il lockdown, mentre ora la quota scende al 70%.

“Ringrazio il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi per lo studio realizzato”, dichiara la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina “sono dati che devono farci riflettere e guidare il nostro operato. Uno spaccato di come i nostri ragazzi stanno vivendo questo momento. In questi mesi – prosegue Azzolina – abbiamo dato alle scuole risorse per promuovere attività di sostegno psicologico per fare fronte a situazioni di insicurezza, stress, ma anche paura e tristezza fra gli studenti e il personale. Porteremo avanti questo tipo di attività, in collaborazione con l’Ordine degli psicologi. Anzi, le rafforzeremo. Non possiamo infatti assolutamente sottovalutare gli aspetti psicologici di questa crisi e che cosa voglia dire, per i nostri giovani, la prolungata mancanza di una socialità sana, come quella che si vive a scuola”.

Il 67% dei ragazzi intervistati afferma di non avere problemi con le dotazioni tecnologiche, gli altri, quelli che manifestano difficoltà, lamentano l’assenza o cattiva qualità della connessione. Quasi tutti i giovani intervistati (il 94% del campione fra chi risponde “molto”, 54%, e chi abbastanza, 40%), in definitiva, sentono la mancanza della scuola in presenza, e il 98% a settembre era felice di poter rientrare in aula. Il sentimento prevalente, in questo momento, tra i giovani italiani, è negativo, e si traduce soprattutto in tristezza, malinconia, paura, rabbia e distacco. I sentimenti positivi sono minoritari.

“Probabilmente, il dato più allarmante è che solo il 2% dei giovani italiani, in questo momento, riferisce di provare gioia o allegria. Un malessere psicologico che deriva dall’isolamento e dalla assenza o carenza delle attività educative ma anche ludiche e sportive”, afferma Lazzari. Sono dati che riscontrano quanto emerso in altre indagini (es. Unicef nov.2020) dove un ragazzo su tre ha chiesto la presenza di reti di ascolto e sostegno psicologico nella scuola.

Questo lungo periodo di lontananza dalla scuola come spazio fisico ha fatto riscoprire la valenza della scuola come “spazio psicologico”, terreno fondamentale per il percorso di crescita dei futuri adulti. “La scuola non è solo trasmissione di informazioni e contenuti ma un luogo di relazioni, di costruzione di socialità, di educazione emotiva. È ora fondamentale aiutare le ragazze ed i ragazzi a recuperare e a superare il malessere psicologico che si è creato con azioni efficaci e, al contempo, attrezzarci meglio per il futuro, perché la scuola possa valorizzarsi come luogo di crescita psicologica per la vita”, conclude il presidente del Cnop.

Fonte: CNOP gennaio 2021