Lavorare nella Regione PACA

Da quando sono arrivato a Nizza, poco alla volta sono stato contattato, in quanto psicologo, da giovani italiani che lavorano nella fascia tra Mentone e Cannes, oltre che nell'importante polo scientifico di Sophia Antipolis.
Giovani ricercatori, ingegneri, biologi o chimici che lavorano in aziende private ad alta tecnologia o presso i numerosi laboratori di ricerca del polo di Sophia Antipolis oltreché da Amadeus.
Quali difficoltà hanno espresso queste persone peraltro capaci, preparate, abituate ad agire in contesti europei e non solo: una certa inerzia nell'inserirsi nel contesto lavorativo francese, difficoltà riferite ai rapporti tra colleghi e con i superiori, soprattutto se francesi.
Direte voi che queste tematiche sono presenti in qualunque attività lavorativa ed in ogni paese europeo (volendo limitarci alla nostra cara vecchia Europa), ed è certamente vero, però dopo avere ascoltato le parole di tante persone, mi sono fatto l'idea di un contesto lavorativo, quello francese, per molti versi estremamente formale e con talune rigidità che, soprattutto per noi italiani, davvero sono difficili da comprendere e maȋtriser, come dicono qui.
Da qui lievi sintomi come difficoltà a dormire, ansia, gastriti, poca voglia di socializzare, nostalgia di casa pur sapendo che da noi e soprattutto nelle regioni del sud trovare lavoro è pur sempre difficile.
Troppi giovani lamentano che, se noi siamo abituati a parlare e giungere (o almeno tentare) di giungere ad una decisione comune, sia che si tratti di colleghi, superiori o gruppi di lavoro dedicati, troppo spesso l'unica risposta ad un problema è un giro di mail o un'indicazione fatta calare dall'alto, che dovrebbe sistemare il tutto, ma non risolve nulla.
Mi sono fatto l'idea che la relazione tra le persone troppo spesso è sostituita da formali papers, mail, fogli Excel, chiavette USB con i compiti da fare a casa, invece che un sano ed a volte duro confronto, faccia a faccia.
Talvolta anche gli incontri in diretta sono fonte di frustrazione, come nella storiella paradigmatica appena ascoltata: un ingegnere sicuramente capace e creativo (ebbene si anche gli ingegneri sono creativi!), con una ottima padronanza dell'inglese, dato che ha lavorato alla mitica Intel negli Stati Uniti per anni, doveva incontrare il capo francese per una impasse su un aspetto tecnico del lavoro.
Colloquio iniziato in inglese, è la lingua di lavoro e la documentazione tecnica è scritta in tale lingua.
Ad un certo punto quando il capo si è trovato in palese difficoltà tecnica, di colpo ha preteso di parlare in francese, lingua che il nostro giovane ingegnere conosce certo non così bene....
Il nostro ha immediatamente capito che il cambio di lingua significava per lui passare da una posizione di ragione ad una posizione di inferiorità che lo ha costretto sulla difensiva.
L'incontro si è concluso con un "nulla di fatto", il problema non è stato risolto e tra queste due persone la distanza "umana" si è accentuata, così pure la diffidenza (da entrambe le parti) e si è persa un'occasione.
E' vero siamo rumorosi, gesticoliamo, ci facciamo prendere dalle emozioni a ragione ed a torto, siamo "casinisti" e ci piacciono cose e luoghi belli....
Ma, come mi diceva un giovane ingegnere napoletano che lavora a Sophia Antipolis:  "...Dottò, gli ingegneri francesi sono bravi ma noi italiani siamo meglio, eccome...!"

Per amore di patria evito di affrontare il tema dei giovani "cervelli" (e non solo giovani, ovviamente) che vogliono-devono lasciare l'Italia, dato che è una ferita aperta per noi tutti.
P.S. Ultimo episodio: penso alle parole di un insipiente Ministro della Repubblica, che non nomino ma che tutti noi sappiamo chi è....







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