La fabbrica della famiglia

La copertina del libro
L'amico Bruno Capaldi mi ha proposto la lettura di questo interessante libro dal titolo apparentemente ambiguo: "La fabbrica della famiglia". Una famiglia non si fabbrica, non è un'automobile, direte voi, giustamente. Semmai avremo a che fare con sentimenti, desideri, passioni, grandi amori e conflitti, separazioni e divorzi, nelle miscele più diverse.
Hefez, parte dal mostrare che ciò che intendiamo come famiglia, ed è un modello estremamente radicato soprattutto in noi italiani, può non tenere conto di ciò che accade nel XXI secolo.
Già in Francia la percezione della piccola istituzione chiamata famiglia è diversa dalla percezione di noi italiani: è molto più accettato (o tollerato) che avvengano separazioni, divorzi, ricomposizioni di famiglie con figli di primo letto ed altri, successivi. Poi adozioni, trasferimenti in territori lontani ed emancipazione di ragazzi già a 18 anni, magari per andare a studiare in città diverse dalla residenza familiare... E' meglio o peggio? Non saprei, al momento occorre registrare il fenomeno e provare a raccontarlo per riflettere sui modelli culturali che abbiamo dentro di noi. E' ciò che fa Hefez, psichiatra e psicoanalista, responsabile dell'unità di terapia familiare all'ospedale della Pitié Salpêtrière di Parigi, quindi un osservatorio privilegiato sulle vicende familiari e contorni vari.
La sfida che lancia Hefez è di abbandonare la comodità di pensare alla famiglia in termini madre-padre con figli e basta, un bianco-nero rassicurante dal punto di vista psicologico e "naturale". L'autore basandosi sull'esperienza di terapeuta di famiglia si è trovato di fronte a famiglie tradizionali, ricomposte, con figli adottivi, pluriparentali (a seguito di separazioni), monoparentali (un solo genitore) o omoparentali...  Utilizzare gli schemi della famiglia "classica" non lo avrebbe portato ad aiutare i suoi pazienti, nel momento della consultazione psicologica. E' per questo che ci propone di utilizzare la metafora della "fabbrica" di una famiglia che si sta componendo con gli elementi che si trovano in giro nella società attuale: maschi e femmine, omosessualità e desiderio di figli, matrimoni e separazioni successive, famiglie ricomposte con vari genitori di vari figli o genitorialità al singolare.
Hefez propone di leggere la famiglia sia in senso orizzontale che verticale, una sorta di tridimensionalità certo complessa ma che descrive molto meglio ciò che accade nella realtà della nostra società del XXI secolo. In qualche modo accettare cambiamenti che possono crearci timore ed ansia all'interno di scenari molto fluidi e poco tradizionali. L'autore con il supporto di vignette cliniche tratte dalla sua esperienza di psicoanalista ci invita ad accettare le mutazioni in corso nella società attuale tralasciando giudizi morali per pensare queste "nuove famiglie in costruzione" come una risposta più fluida e più libera alla trasmissione della cultura ed all'educazione dei figli.

“Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente”.   Rainer Maria Rilke in "Lettere milanesi", 1923












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