I comportamenti pericolosi degli adolescenti

Giornali e tv quotidianamente ci parlano di fatti gravi, se non mortali, che coinvolgono singoli adolescenti o gruppi di giovani. Tutto ciò in riferimento a comportamenti antisociali o trasgressivi: uso di droghe, alcool, guida pericolosa, azioni violente contro altri giovani o “l’autorità”…


Photo da NOSTROFIGLIO.it

Fatto tristemente noto e ricorrente è dato dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di droghe all’uscita delle discoteche, con incidenti troppo spesso mortali per adolescenti e giovani; così come investimenti di persone per stili di guida pericolosi e velocità eccessive.
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di adolescenti o giovani direttamente coinvolti, che fanno scalpore nelle cronache dei media e portano sovente a dibattiti sulle condotte pericolose, caratteristiche dell’adolescenza, di giovani che sembrano comportarsi in egual modo in qualunque paese.
Sappiamo bene che l’adolescenza è una fase complessa della vita per i molteplici compiti evolutivi da affrontare, sia sul versante fisico, come la costruzione dell’immagine corporea (non è più un bambino-a e non ancora uomo o donna), sia per il cambiamento dei rapporti all’interno della famiglia, le prime cotte ed innamoramenti e l’inserimento nel gruppo dei pari.
Ebbene proprio “il gruppo dei pari” è indicato come un fattore fondamentale per tentare di capire certi comportamenti antisociali, leggere la realtà degli adolescenti e cercare di scoprire dei fattori cosiddetti scatenanti.
E’ interessante sapere che per gli adolescenti i ragazzi che sono i leader non sono quelli più bravi, seri o studiosi ma quelli che per via di minori “sensi di colpa” non si fanno problemi ad attuare comportamenti pericolosi, antisociali o trasgressivi, prontamente imitati da altri ragazzi del gruppo.
E’ anche ben noto il fenomeno della riduzione della responsabilità personale all’interno di un gruppo, il giovane si sente meno colpevole di un atto o comportamento antisociale se agisce con altri, sino al terribile effetto criminale del cosiddetto “branco”. Di fatto poi essere in gruppo comporta percepirsi difficilmente individuabile tra i tanti del gruppo stesso, una specie di anonimato personale che fa sentire forti e inafferrabili.

Molteplici studi hanno evidenziato che il legame con “il gruppo dei pari” è particolarmente forte, anche negli aspetti antisociali, come scritto prima, se l’adolescente non percepisce la famiglia ed i suoi membri un luogo rassicurante, ove ascolto e dialogo sono importanti.

Va da sé che se in famiglia vige solo disattenzione, poco ascolto, contrapposizione, regole imposte dall’alto, allora il giovane si troverà ad essere “accolto” e capito solo nel suo “gruppo dei pari”.
Torna qui l’importanza della famiglia come sistema educativo ed affettivo, rassicurante ma anche contenitivo se necessario.
Soprattutto come i genitori intendono l’educazione dei loro figli, il grado di autonomia che riconoscono loro e che varia non solo per l’età, l’ascolto delle loro esigenze e non favorire lo scontro generazionale quasi fosse necessario a tutti i costi per crescere.
Anche che i genitori abbiano chiaro (e si confrontino costantemente) cosa significa fare crescere un-a giovane, come essere presenti sempre anche “sotto attacco” dell’adolescente (è parte dell’emancipazione) e riconoscere che è difficile anche per i genitori crescere vicino ai figli.
Si parla spesso poi delle benedette o maledette regole che un genitore dovrebbe imporre ai figli. Tanto per citare (a mò di esempio) un must della nostra epoca: il telefonino. Giorni fa in pausa pranzo ero in una pizzeria con amici. I nostri vicini, genitori con i due figli adolescenti, hanno accettato supinamente che il ragazzo e la ragazza adolescenti passassero tutto il tempo con il cellulare in mano mentre mangiavano. Non solo, dopo una chiamata ricevuta dalla ragazza e che rispondeva ad alta voce come fosse sola in sala, un signore di una certa età l’ha invitata in modo cortese ma fermo ad abbassare la voce…
Credete voi che i genitori abbiano detto qualcosa? Non una parola, nemmeno uno sguardo.
Ho avuto pena per quei genitori, se non sono capaci di essere “educatori” in una situazione così banale cosa potranno mai fare in casi difficili o pericolosi, sempre che sappiano cosa possa mai capitare ai loro figli.

Il rischi drammatico è che tali genitori procedano su due strade entrambe pericolose e fallimentari: lasciare correre sempre, tanto si cresce e poi ci si responsabilizza (!) oppure diventare autoritari ed imporre regole ferree per evitare guai peggiori, quando il peggio è già avvenuto.

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