Positivo al Covid-19, una testimonianza

 
                                                                 ©GenovaQuotidiana
 
Domenica otto novembre ho ricevuto la telefonata del laboratorio che aveva processato il mio test PCR per la ricerca del Covid-19. Ero sorpreso di ricevere di domenica una telefonata ed ho subito immaginato il motivo... Una cortese persona mi ha dato i consigli di rito per un positivo al virus: restare a casa almeno sette-dieci giorni, consultare il mio medico, seguire le cure del caso e contattare il 15 solo per seri problemi respiratori... Ho pensato: benvenuto nel novero di coloro i quali hanno contratto il virus Covid-19. Poi ho cercato di capire dove potevo essermi contagiato. Nelle giornate convulse e "folli" a Milano o già a Nizza nei brevi e fugaci contatti prima di partire per l'Italia... mah! Sinceramente non potevo identificare una situazione davvero potenzialmente pericolosa ma tant'è, il virus mi aveva utilizzato per fare il suo lavoro, replicarsi e vivere usando noi umani come veicoli. Parliamo di sintomi: nel mio caso febbre notturna per oltre una settimana, stranamente di giorno la temperatura era normale, di notte invece avevo il riscaldamento autonomo a 38-38,5... Tosse e mal di testa a volte lancinante. Ebbene il mio medico curante di Nizza, italiana e soprattutto attenta e preziosa alleata in quei momenti critici ha davvero fatto la differenza. Sin dai primi malesseri ancora in quel di Milano mi ha seguito e consigliato, prescritto Tachipirina, antibiotici e cortisone per coprire il più possibile le infezioni (secondarie) ma pericolose date dal virus. Giornalmente ci siamo consultati (che pazienza ha avuto), e mi ha sostenuto nei momenti di ripresa e nei momenti di riacutizzazione dei sintomi, dato che il virus non fa sconti. Quando credi di essere fuori dal tunnel, zac, arriva la tosse o il mal di gola che ti ricorda che devi ancora pagare qualcosa...! Qui spezzo una lancia in modo forte e chiaro: trovo assolutamente giusto e nel solco del giuramento di Ippocrate che un medico utilizzi, con scienza e coscienza, i farmaci che ritiene utili e opportuni, senza dovere sottostare a protocolli scritti a Roma o Parigi o all'OMS (stendiamo un velo pietoso...). Il nostro medico ha curato moltissime persone con i farmaci che di volta in volta riteneva opportuni senza credere ai miracoli degli antivirali, che di certo hanno solo il costo elevato. Di fondo aveva una certezza: evitare assolutamente un ricovero ospedaliero, più pericoloso che altro. Ebbene ammetto che un paio di notti ho temuto di finire all'ospedale a Nizza, ma il medico mi ha rassicurato e dato quella fiducia e speranza che stava vacillando in me sotto effetto della febbre alta... Per maggiore scrupolo mi ha fatto fare una lastra ai polmoni che sappiamo essere il bersaglio del Virus e, niente da segnalare. E non posso che ringraziarla, mi ha curato anche a distanza, sostenuto, inviato le ricette di volta in volta necessarie per proseguire le cure ed ascoltato nelle paure che sovente provavo.
Quindi, se esiste una vera medicina territoriale, fatta di persone, non di tecnica ed apparecchi costosi, anche la pandemia si può affrontare con la giusta serietà e senza drammatizzare. Sappiamo che gli ospedali sono spesso intasati da persone spaventate dal virus. Del resto se non si ricevono attenzioni, ascolto medico e cure immmediate allora l'ospedale diventa la prima ed unica linea di cura per i malati. Occorre ringraziare tutti i medici del territorio che coraggiosamente, con dedizione e passione medica seguono i loro pazienti per evitare che il virus in pochi giorni riesca a fare quei danni che leggiamo nelle testimonianze di molti malati, anche guariti, ma a seguito di ricoveri pesanti e dolorosi.
La celerità dell'intervento fa la differenza, quando i sintomi sono all'inizio, blandi e magari mal comprensibili il contatto con il proprio medico è basilare. Se funziona questo approccio nel 95% dei casi le cose possono e devono girare al meglio. Ciò è mancato nella grande Milano, ed è il prezzo che la mia famiglia ha pagato ad un medico di base latitante e lontano dai suoi pazienti... Quando si è dato da fare, dopo una settimana di chiamate, era troppo tardi per il paziente. Sarà segnalato al Tribunale per i Diritti dei Malati e dovrà rispondere di tale insipienza e vigliaccheria nelle sedi opportune. Mi sembra il minimo se si sceglie di fare il medico!
 
PS abbiamo comperato quel semplice apparecchietto che serve per indicare la saturazione di ossigeno nel sangue, pochi euro per tenere sotto controllo il valore di Sp02 e la frequenza cardiaca.
Giusto per un auto-controllo, prezioso però da indicare al medico, anche a distanza, per prevenire eventuali complicazioni ai polmoni...
 

 
 





 
 

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