Featured Slider

Visualizzazione post con etichetta virus. Mostra tutti i post

La variante più pericolosa del virus : la forma R - U


© Le journal de Montréal
 
Il virus sappiamo tutti muta, è una sua prerogativa.

Ma una variante è, a mio modo di vedere, assai pericolosa e prevalente da circa un anno, quella che ha colpito RAGIONE ed UMANITA'.
Assistiamo quotidianamente ad eventi, situazioni e casi di cronaca che ci dovrebbero lasciare sgomenti e preoccupati. E' esperienza di tutti leggere od assistere a lotte tra gruppi di persone, medici tra loro, biologi, giuristi, giornalisti, politologi e comuni cittadini "sapienti" che danno dell'ignorante a tutti gli altri. Alla televisione poi è un fiorire di dibattiti, approfondimenti e confronti che molto spesso divengono risse televisive, che fanno però "audience"...

Episodio di cronaca in provincia di Padova: una signora assiste all’incidente di uno sventurato motociclista che finisce in un fosso. Veloce esce di casa per soccorrerlo. Piccolo particolare, la signora essendo in quarantena non avrebbe dovuto uscire. All’arrivo dei soccorsi vengono prese le sue generalità e dopo poco si ritrova una condanna a due mesi commutata in multa di 4500€ perché doveva restare a casa…
La prossima volta la signora lascerà nel fosso il malcapitato motociclista e non avrà problemi!

Altri casi di cronaca recente : un ragazzo 17enne, partito con i genitori da Roma per la Sardegna per Natale e tutti in regola con il green pass, non è potuto rientrate a Roma ed ha perso tre settimane di scuola perché le norme del pass erano cambiate nel frattempo. I genitori sconcertati si erano rivolti al Tribunale di Sassari ed al Ministero della Salute, invano.
Analogo caso un ragazzo di Pisa bloccato ad Olbia con la famiglia ed imbarcato sulla nave per decreto urgente del Tribunale di Tempio Pausania. I genitori ovviamente si erano rivolti al Ministro della Salute anche qui senza risposta.

Sono solo due casi ma ogni giorno si leggono vicende tragicomiche ottime per il teatro dell’assurdo!

Le scuole poi sono ormai luoghi ove il festival dell'assurdo è ai massimi livelli. La cronaca è piena di episodi con classi decimate, genitori con le mani nei capelli perchè non sanno come fare con i loro bambini costretti sovente a casa ed a "singhiozzo".
Leggo oggi che in Svizzera i commercianti accolgono i clienti italiani anche senza pass e le restrizioni saranno tolte dal 16. Business is business. In Spagna da mesi l’atmosfera è di una ripresa graduale della normalità, Copenaghen abolisce card e mascherine, In Inghilterra si va verso lo stop alla vaccinazione dei sanitari. Se non erro sono nazioni europee, come mai in Italia e Francia la narrazione è ancora una miscela di paura, varianti sempre più contagiose e regole ferree?
Veniamo alla Francia: io (come milioni di francesi) continuo a ricevere messaggi da parte di AMELI che mi aggiornano sulle modifiche al mio pass sanitaire con linguaggio burocratico e vagamente minaccioso.
La sostanza è che l'iniziale validità del pass dopo il booster da sette mesi di colpo è scesa a quattro mesi. In più è stato  creato il pass+, da capire come funzionerà. Spero di non ritrovarmi con il pass scaduto nottetempo e quindi “fuori legge”… Ha qualcosa di scientifico e sanitario ciò? Non direi proprio.

Vedete che la variante R - U colpisce e duramente!

Per non parlare della vera e propria guerra civile tra vaccinati e non, abbiamo tutti sentito parole di fuoco nei confronti dei no-vax, tali per scelta o per paura. Addirittura taluni arrivano a dire che i no-vax non dovrebbero essere ricoverati in ospedale perché tolgono letti ai vaccinati e, giusto per punirli, almeno pagarsi le cure.
Soprattutto ora che è chiaro a tutti che il vaccino tale non è (non immunizza) ma si configura come “un farmaco” che protegge per un po' dal virus, poi occorre la seconda dose, la terza e via così.
Oltretutto il nostro sistema immunitario non gradisce essere bombardato di "vaccini" ravvicinati tra loro e magari c’é caso che reagisca malamente. Anche i vaccinati possono contagiare, guarda un po', non si spiegherebbe il numero così elevato di casi degli ultimi tempi.
Ma per la stragrande maggioranza delle persone i no-vax sono il diavolo, moderni untori da eliminare. Nota bene, molti hanno paura di vaccinarsi da grandi, già la vista della siringa li spaventa. Tutti noi da bambini siamo stati pluri-vaccinati ma allora il rifiuto era impensabile e non contemplato dato che i vaccini erano assai utilizzati ed immunizzavano davvero...
Il green pass poi è un capolavoro: nota bene tutti noi che viviamo a cavallo d’Italia e Francia non abbiamo ancora capito se il green pass italico equivale al francese, i tempi di scadenza sono diversi soprattutto in relazione ai vari tipi di vaccino ad una dose o due senza parlare del booster. In Francia poi il pass sanitaire è diventato pass vaccinal, sapete bene quali sono le differenze? Sembra però che in febbraio le regole dovrebbero essere uniformate in tutta Europa. 

Altro tema assai controverso e cruciale. I famosi anticorpi: un vaccino serve a creare anticorpi per proteggerci contro l’infezione. Semplice e lineare. Quanti di voi sanno il valore dei loro anticorpi oggi, precedentemente ed a seguito di una vaccinazione? Indovino che pochi ne sono al corrente con consapevolezza. Se hanno contratto il Covid quanti anticorpi hanno prodotto dopo? E a distanza di mesi che valore residuo hanno?
Orbene il dato è essenziale per la scelta di vaccinarsi o meno e in quali tempi semmai proporre un richiamo.
Sono state vaccinate persone con valori di anticorpi di 4-5000 unità, anche più e dal punto di vista medico è un azzardo! Poi, guarda caso si parla di reazioni avverse, trombosi, problemi cardiaci e via così. Magari un prelievo in vista del vaccino dovrebbe essere di routine, poi un prelievo di controllo post iniezione. Caso per caso, da vera medicina delle persone non solo per età e per smaltire i vaccini che, guarda caso, hanno una scadenza breve una volta usciti dalle celle frigo.
Ma la cosa che trovo più assurda (e ridicola) è il trasporto pubblico. Per prendere il tram qui a Nizza abbiamo segni per terra, distanziamenti e segnali poi saliti in vettura tutti pigiati come sardine. Il virus ringrazia per la collaborazione! Questo inverno a Milano per salire sui mezzi pubblici era obbligatoria la famosa mascherina FFP2 certi di essere controllati dai vigili o dalla Polizia. Piccolo particolare non se ne trovavavano in farmacie, supermercati e negozi vari. C’era un mercato nero, ragazzi che le vendevano di nascosto a prezzi folli ma tant’è…
Sempre Milano tra Natale e capodanno, in una trattoria affollata di operai alle ore 12 ben pochi avventori erano in possesso del green pass. il proprietario ci diceva che se doveva chiedere il pass poteva tranquillamente chiudere la sua attività. I famosi ristori erano ben poca cosa per mantenere una famiglia intera quindi il lavoro doveva proseguire. No comment.
Ventimiglia pochi giorni fa, splendida giornata di sole. Un caffè al bar al mattino ed un ristorante a pranzo assai frequentato da francesi. Si mangia molto bene, si spende il giusto e sono cortesissimi. Nessuna richiesta di pass. Business is business!

A me pare chiaro che il virus (nessuno nega che esista) ha creato gravi effetti soprattutto nella testa di tante persone, che sembrano avere perso umanità e raziocinio, a caccia di colpevoli e incapaci di comprendere la complessità di quanto era in corso, senza dare la caccia alle streghe.
Esiste una realtà “quotidiana” fatta di persone che lavorano, studiano, hanno a che fare con bambini o anziani, artigiani e lavoratori in proprio non garantiti dallo stipendio fisso e dal lavoro da casa. Ebbene queste persone hanno assai sofferto in questi due anni, ma al solito hanno “tirato la carretta”. Poi i “garantiti” che hanno avuto anche loro difficoltà però con salari e contratti che li hanno protetti molto di più.
Poi la categoria antropologica dei “governanti” e dei tecnici / scienziati. Stendiamo un velo pietoso, tra incapacità, ingenuità, stupidità e provvedimenti bizantini sono riusciti a raggiungere vette di irrazionalità impensabili!
Soprattutto sono sconcertato dal mondo medico e sanitario in senso lato. Al coraggio di medici, infermieri ed ausiliari morti di Covid in prima linea all’inizio della pandemia si contrapponevano poi "tromboni" che passavano più tempo in televisione a litigare tra loro (spettacolo penoso) che nei reparti ospedalieri.
Ma gli Ordini Professionali che fanno, stanno solo a guardare senza intervenire per ricordare a molti di loro che stare zitti é assai meglio!
Sono solo alcuni esempi di irrazionalità e mancanza di umanità che possiamo vedere quotidianamente qui in Francia come in Italia.
A proposito di irrazionalità ed un pizzico di follia: sempre più ricercatori indicano le stranezze di questo virus che appare modificato (Chimera) ed a cui lavoravano da tempo biologi cinesi a Wuhan con sovvenzioni americane ed europee. Fonti bene informate scrivono che ricercatori cinesi erano al lavoro sui coronavirus da tanti anni. Consapevoli della pericolosità di tale ricerche, mai intraprese prima di allora, avevano chiesto all’OMS l’autorizzazione a costruire il famoso laboratorio P4 di Wuhan. Occorreva anche formare i biologi cinesi alle tecniche di manipolazione già acquisite da ricercatori francesi ed americani. Questo transfert di tecnologia ha permesso ai ricercatori di Wuhan di spingere sempre più in la la conoscenza dei coronavirus. Le ricerche iniziali tentavano di creare un vaccino per l’AIDS, mai realizzato, però sui coronavirus ormai i cinesi erano leader indiscussi con un team di altissimo livello guidato dalla famosa Bat Woman la professoressa Shi Zhengli.
Credo passerà molto tempo prima che si possa sapere qualcosa di più di tali sperimentazioni, certo è che chi ha fatto tali ricerche doveva essere ben consapevole dei rischi enormi cui andava incontro lui stesso e gli altri in caso di incidente (vedi laboratorio di livello P4, il massimo possibile al mondo).
Sapremo mai la verità? Di solito chi fa un’arma biologica crea al contempo l’antidoto e, come si vede anche nei film del genere, all’ultimo minuto il protagonista agonizzante e pieno di ustioni dopo il siero salvifico torna sorridente alla vita!
Solo chi crea il virus è davvero in grado di realizzare l’antidoto esatto, ci dicono gli esperti, però così facendo appone la sua firma al virus.
Questa è fanta-medicina, magari i colpevoli sono solo i pipistrelli ed i pangolini del famoso mercato "umido" di Wuhan…





Paura... del Virus

© Gruppo INI
 
E' innegabile, molte, troppe persone qui in Francia, in Italia ed altrove hanno terrore del virus.

Intendiamoci, nessuno nega il Covid-19, la sua diffusione e la potenziale pericolosità degli effetti sulle persone.

Però dopo due anni di "esperienza" volenti o nolenti tutti noi dovremmo fare alcune considerazioni e non accettare passivamente le notizie siano esse di stampa che tramite la televisione.

Parla una persona che nel novembre 2020 ha contratto il virus e per tre settimane, divenute poi quattro per via di una infezione urinaria seguente, è stata male con febbre, mai troppo forte, però persistente. Ovviamente stanchezza, ossa rotte, mal di testa, tosse a tratti...

I classici sintomi del Covid-19 delle prime ondate.

Ho avuto paura? Certamente, il mio terrore era di finire all'ospedale, ricoverato e intubato come si vedeva quotidianamente alla Tv o si leggeva nei bollettini di guerra dei giornali.

Entro ancor più nel personale: nell'ottobre 2020 dopo un ricovero di un mese all'Ospedale Policlinico  (eccellenza medica di Milano) era mancato per Covid-19 mio suocero. Nessuno ha potuto vederlo, parlargli, dato che le scarne notizie erano filtrate dagli infermieri, nemmeno tanto cortesi (posso capirli, erano stressati di certo anche loro). Abbiamo dovuto fare intervenire il Tribunale per i Diritti dei Malati per consentire, dopo telefonate di fuoco, ad una figlia di vederlo sedato e sotto morfina poche ore prima di morire...

Fine della corsa, iniziata ancora peggio. Quando mio suocero ha manifestato i primissimi sintomi di sospetto Covid-19 il medico di base non l'ha mai visitato e nemmeno sentito per telefono. Dopo alcuni giorni a casa con Tachipirina sempre in attesa di test per il Covid-19 il quadro clinico era in peggioramento. Il medico di base sempre desaparecido. Abbiamo dovuto fare intervenire una Croce Privata che ha inviato un medico (di persona) a casa e che ha richiesto il ricovero immediato con ambulanza per la modica cifra di 250 euro.

I medici del Policlinico sono preparati e non si spaventano di certo davanti ai virus, però hanno dovuto seguire il protocollo dell'AIFA (detto da loro non senza imbarazzo) che con la sciagurata Tachipirina e vigile attesa prima o poi costringerà qualcuno ad assumersi la responsabilità di ciò.

Come scritto il mese successivo il Covid-19 mi ha voluto fare visita. Ebbene il mio medico generalista senza attendere il test (per la cronaca i primi test erano negativi solo dopo una settimana positivi) ha iniziato a bombardarmi di cortisone ed antibiotici per prevenire le complicanze polmonari, vero rischio di questo virus.

Subito radiografia dei polmoni, controllo costante della saturazione di ossigeno nel sangue con apparecchietto acquistato in farmacia e, soprattutto, costante comunicazione per telefono e messaggi tra me ed il medico. In breve non mi sono mai sentito solo, rassicurato dalle sue parole: "... Ti curo a casa, occorre pazienza e seguire le cure per bene, è un virus e abbiamo le armi per combattere non lui (il virus) ma i danni che potrebbe causare all'organismo".

Già i virus se ne fregano altamente dei farmaci antivirali, che i medici seri e coscenziosi infatti non utilizzano. Semmai la battaglia è sugli effetti collaterali a volte assai pericolosi e vera causa di morte se non adeguatamente curati. Il che ha comportato cambiare nel corso della malattia gli antibiotici per "proteggere" gli organi di volta in volta colpiti dal virus, sino all'infezione delle vie urinarie, ultima battaglia che ho dovuto affrontare.

Qualcuno obietterà che la differenza di età tra me e mio suocero è stata decisiva per il buon esito delle cure.

Purtroppo abbiamo tutti visto che dei giovani lasciati a casa con Tachipirina e vigile attesa sono finiti in ospedale spesso in rianimazione e persone anziane neanche tanto messe bene se la sono cavata...

La medicina del territorio, il medico di famiglia, il generalista in Francia, fa la differenza. Se salta questa prima linea sanitaria perchè il medico ha paura o si attiene alle linee guida ed ai protocolli, non ci saranno mai abbastanza posti letto per accogliere le persone che, dopo alcuni giorni di attesa saranno ormai attaccate dal virus, che fa il suo mestiere con la forza amplificata dall'inerzia di chi avrebbe dovuto contrastarlo alle prime avvisaglie!

Altro che attendere il test, contrattaccare subito con antibiotici e cortisone che costano poco e tutti i medici sanno bene usare se solo vogliono "sporcarsi le mani".

Poi è arrivato il vaccino. Ci ricordiamo tutti i toni trionfalistici di scienziati vari qui in Europa ed altrove che ci "vendevano" il vaccino come la sola e vera cura contro il virus. Un pò di marketing e guerra tra le case farmaceutiche ma non è una novità...

Immunità di gregge al raggiungimento del 70% di persone vaccinate, ripresa della vita sociale pur con le solite attenzioni.

Hub vaccinali, iniezioni nel luoghi più disparati, grande affluenza e speranza di vedere la fine del tunnel.

A distanza di oltre un anno siamo ancora da capo: varianti del virus (ma lo si sa da decenni!) seconda dose, terza dose, booster ed immunità di gregge portata al 90%, anzi 95%...

Prima dose Pfizer, seconda con Moderna? No, anzi si. Dipende da quello che abbiamo a magazzino. Quasi quasi potremmo vedere su Amazon se vendono dosi, naturalmente niente Sputnik, è stato il primo ma è bolscevico e non si deve usare.

A cosa serve un vaccino? A produrre degli anticorpi. Quanti di voi sanno quanti ne avevano prima della vaccinazione o della malattia ed adesso?

Ancora esperienza personale: nel marzo 2021 sono andato all'hub vaccinale di Nizza con prenotazione per la prima dose. Ho mostrato il test degli anticorpi all'ingresso e mi sono messo in fila. Prima di entrare nello stanzino per l'iniezione un medico ha guardato il foglio e mi ha bloccato. Con il valore di 2946 (anticorpi dovuti al contatto con il virus) non dovevo assolutamente fare l'iniezione! Mi ha chiesto perchè ero in fila... Banale risposta, ero stato convocato per mail dalla Mairie di Nizza. Non solo, il medico era rimasto sorpreso che nel mio dossier non risultasse la malattia nel novembre 2020, certificata dal laboratorio di analisi dove sono solito fare gli esami e che doveva trasmettere i miei dati al sistema centrale francese di vigilanza del Covid.

Non so voi, a me tutto questo suona come un grande frullatore. Poche notizie scientifiche date con attenzione e cautela, invece grande vociare ed urlare di virologi in bagarre tra loro, sia in Italia che in Francia giusto per citare i casi più vicini.

Mi fermo qui, però vi preannuncio che questa è la prima parte di un discorso molto più articolato che desidero portare avanti dalla parte di un cittadino che cerca di capire cosa sta accadendo intorno a lui in questo momento così complesso.

Ma poi uno Stato, quale che sia, dovrebbe rassicurare i cittadini, informarli anche in modo duro e puntuale di quanto sta accadendo o spaventarli e terrorizzarli?

Ai posteri l'ardua sentenza...

Fine prima parte

 

 


 






Colpa del virus o altro...?!

© Logo OPL

Da oltre un anno siamo in piena pandemia. Abbiamo avuto un momento di "libertà" l'estate scorsa e, a parte le mascherine ed il distanziamento, sembrava che la vita potesse riprendere dopo tanta paura e sorpresa.

Ma già dall'autunno ecco ripresentarsi il "virus" che, evidentemente, non si era estinto come magicamente pensavamo un po' tutti.

Già il virus, anzi tutti i virus se ne fregano altamente di quello che pensiamo di loro, fanno il loro lavoro metodico, ci fanno ammalare senza uccidere sempre altrimenti si estinguerebbero anche loro e attraversano frontiere e oceani in un batter d'occhio.

Ma come hanno reagito al virus i vari governi, dato che il contagio si è praticamente esteso velocemente su tutto il pianeta?  Dal punto di vista psicologico in modo sconcertante...

Penso che le classi politiche europee ed extra europee si siano dimostrate altamente incapaci di fronteggiare eventi di tale portata. Un caro amico romano, assai ben introdotto nel potere della capitale che ruota attorno al Parlamento Italiano, mi diceva che la maggior parte dei rappresentanti pubblici non sarebbero in grado di gestire un condominio, figuriamoci una pandemia!

Ero perplesso nel sentire queste parole da lui tempo fa, ma i fatti gli hanno dato ragione eccome.

Analizziamo alcuni aspetti: mi riferisco soprattutto all'Italia ma anche in Francia le cose sono andate quasi allo stesso modo. La comunicazione iniziale dell'esplosione del contagio è stata davvero sconcertante. Una chiamata alle armi con metafore di guerra, attacco, battaglie, resistenza e, ciliegina sulla torta, il lapsus psicologico della distanziazione sociale. Si doveva parlare di distanziazione fisica, il famoso metro, ma il lapsus sociale ci ha bombardato per mesi sul tema della distanziazione sociale!

I più maligni vedevano in questo la vera natura della risposta "del potere" al virus, allontanare le persone tra loro, colpire i legami sociali, indebolire le persone per gestire al meglio le enormi difficoltà che si sarebbero presentate in ogni nazione in brevissimo tempo.

Altro aspetto sconcertante il continuo scontro tra poteri locali (Regioni) e potere centrale (Roma), segno di una pregressa ed antica mancanza di coordinamento e collegamento, che il virus ha fatto esplodere.

La famosa "catena di comando". Chi ha fatto il militare sa bene quanto sia importante. Posso avere armi efficaci e soldati addestrati ma, se non conosco le coordinate del bersaglio (il target) a chi sparo? Sono caduto anch'io nelle metafore militari ma stavolta ci sta...

Penoso spettacolo quello del rimpallo tra gli scienziati ed il potere politico. Molti politici si arrogavano il diritto di decidere che fare (giusto) senza sentirsi succubi degli scienziati. Però appena c'era una difficoltà palese o una criticità si trinceravano dietro i vari comitati scientifici, gabinetti di crisi e via così. Allora chi fa da genitore e chi fa da figlio? Sono interscambiabili o solo fonte di confusione...

Già la confusione è l'aspetto psicologico che più si evince in questa pandemia. I medici erano tirati per la giacchetta da grandi virologi ed epidemiologi, sovente in contrasto con i clinici che avevano i reparti ospedalieri con i pazienti affetti da Covid.

Penoso e tragico vedere gli scontri tra "posizioni di potere" di medici sul tema delle cure da adottare e consigliare per affrontare il virus. In Francia il famoso Prof. Raoult, riconosciuto come uno dei più autorevoli microbiologi ed infettivologi mondiali ha ricevuto in piena pandemia la visita "pastorale" di Macron sull'uso della clorochina. Qualche mese dopo però è stato messo in stato d'accusa dall'Ordine dei Medici e lui ha contraccambiato con altre carte bollate.

E l'Organizzazione Mondiale della Sanità...? Beh, mondiale non proprio. Ora lo sappiamo bene e affidarsi al loro parere scientifico fa tremare di paura. E' appena uscita la notizia che l'italianissimo Ranieri Guerra, direttore vicario OMS, è indagato a Bergamo per false informazioni al pm. Sembra una piccola accusa ma dietro ci sono piani pandemici non aggiornati ed una impreparazione del sistema paese ad eventuali virus altamente contagiosi, anche se non particolarmente mortali.

I medici sono stati lasciati soli in prima linea. Quanti medici, infermieri e personale di assistenza ospedaliera si sono ammalati o sono deceduti per la pandemia. Ricordiamo che l'dentificazione del Covid-19 è frutto della determinazione dell'anestesista di Codogno Annalisa Malara che ha scoperto il paziente 1. 

E l'OMS, il Ministro della Salute, il CTS che facevano?  

Quando ero alle medie prima di entrare in classe ci scambiavamo le figurine dei calciatori (le mitiche Panini). Adesso abbiamo il vaccino, anzi i vaccini. Un Pfizer vale 15 AstraZeneca, un Moderna vale 5 Johnson e lo Sputnik V è difficile da scambiare, fa tanto comunista, accompagnato da un bicchierino di vodka e in Europa non si può usare...

Sono solo alcune considerazioni, ne mancano tante altre ma la storia, sicuramente, è ancora da scrivere. 

C'è una narrazione ufficiale che sin qui ha rappresentato il canovaccio di interpretazione della pandemia ma sempre più emerge una narrazione alternativa che mette in questione le persone e la loro capacità o incapacità di reazione di fronte ad eventi di tale portata. E' innegabile che comportamenti irrazionali siano stati all'origine di molte disfunzioni. Credere solo nella scienza, quest'illuminismo prolungato, ha dimostrato che non è più rassicurante dato che un invisibile virus ha sconvolto soprattutto le nostre menti.

 

PS Permettetemi di ringraziare la mia dottoressa che non si è fatta spaventare da quello che stava accadendo ed ha continuato in scienza e coscienza a prescrivere i farmaci che riteneva necessari per affrontare il Covid. Nonostante la confusione totale di cure, farmaci e pareri autorevoli ha solamente ascoltato ciò che la sua esperienza di cura di malati le indicava.


 




 


 






Positivo al Covid-19, una testimonianza

 
                                                                 ©GenovaQuotidiana
 
Domenica otto novembre ho ricevuto la telefonata del laboratorio che aveva processato il mio test PCR per la ricerca del Covid-19. Ero sorpreso di ricevere di domenica una telefonata ed ho subito immaginato il motivo... Una cortese persona mi ha dato i consigli di rito per un positivo al virus: restare a casa almeno sette-dieci giorni, consultare il mio medico, seguire le cure del caso e contattare il 15 solo per seri problemi respiratori... Ho pensato: benvenuto nel novero di coloro i quali hanno contratto il virus Covid-19. Poi ho cercato di capire dove potevo essermi contagiato. Nelle giornate convulse e "folli" a Milano o già a Nizza nei brevi e fugaci contatti prima di partire per l'Italia... mah! Sinceramente non potevo identificare una situazione davvero potenzialmente pericolosa ma tant'è, il virus mi aveva utilizzato per fare il suo lavoro, replicarsi e vivere usando noi umani come veicoli. Parliamo di sintomi: nel mio caso febbre notturna per oltre una settimana, stranamente di giorno la temperatura era normale, di notte invece avevo il riscaldamento autonomo a 38-38,5... Tosse e mal di testa a volte lancinante. Ebbene il mio medico curante di Nizza, italiana e soprattutto attenta e preziosa alleata in quei momenti critici ha davvero fatto la differenza. Sin dai primi malesseri ancora in quel di Milano mi ha seguito e consigliato, prescritto Tachipirina, antibiotici e cortisone per coprire il più possibile le infezioni (secondarie) ma pericolose date dal virus. Giornalmente ci siamo consultati (che pazienza ha avuto), e mi ha sostenuto nei momenti di ripresa e nei momenti di riacutizzazione dei sintomi, dato che il virus non fa sconti. Quando credi di essere fuori dal tunnel, zac, arriva la tosse o il mal di gola che ti ricorda che devi ancora pagare qualcosa...! Qui spezzo una lancia in modo forte e chiaro: trovo assolutamente giusto e nel solco del giuramento di Ippocrate che un medico utilizzi, con scienza e coscienza, i farmaci che ritiene utili e opportuni, senza dovere sottostare a protocolli scritti a Roma o Parigi o all'OMS (stendiamo un velo pietoso...). Il nostro medico ha curato moltissime persone con i farmaci che di volta in volta riteneva opportuni senza credere ai miracoli degli antivirali, che di certo hanno solo il costo elevato. Di fondo aveva una certezza: evitare assolutamente un ricovero ospedaliero, più pericoloso che altro. Ebbene ammetto che un paio di notti ho temuto di finire all'ospedale a Nizza, ma il medico mi ha rassicurato e dato quella fiducia e speranza che stava vacillando in me sotto effetto della febbre alta... Per maggiore scrupolo mi ha fatto fare una lastra ai polmoni che sappiamo essere il bersaglio del Virus e, niente da segnalare. E non posso che ringraziarla, mi ha curato anche a distanza, sostenuto, inviato le ricette di volta in volta necessarie per proseguire le cure ed ascoltato nelle paure che sovente provavo.
Quindi, se esiste una vera medicina territoriale, fatta di persone, non di tecnica ed apparecchi costosi, anche la pandemia si può affrontare con la giusta serietà e senza drammatizzare. Sappiamo che gli ospedali sono spesso intasati da persone spaventate dal virus. Del resto se non si ricevono attenzioni, ascolto medico e cure immmediate allora l'ospedale diventa la prima ed unica linea di cura per i malati. Occorre ringraziare tutti i medici del territorio che coraggiosamente, con dedizione e passione medica seguono i loro pazienti per evitare che il virus in pochi giorni riesca a fare quei danni che leggiamo nelle testimonianze di molti malati, anche guariti, ma a seguito di ricoveri pesanti e dolorosi.
La celerità dell'intervento fa la differenza, quando i sintomi sono all'inizio, blandi e magari mal comprensibili il contatto con il proprio medico è basilare. Se funziona questo approccio nel 95% dei casi le cose possono e devono girare al meglio. Ciò è mancato nella grande Milano, ed è il prezzo che la mia famiglia ha pagato ad un medico di base latitante e lontano dai suoi pazienti... Quando si è dato da fare, dopo una settimana di chiamate, era troppo tardi per il paziente. Sarà segnalato al Tribunale per i Diritti dei Malati e dovrà rispondere di tale insipienza e vigliaccheria nelle sedi opportune. Mi sembra il minimo se si sceglie di fare il medico!
 
PS abbiamo comperato quel semplice apparecchietto che serve per indicare la saturazione di ossigeno nel sangue, pochi euro per tenere sotto controllo il valore di Sp02 e la frequenza cardiaca.
Giusto per un auto-controllo, prezioso però da indicare al medico, anche a distanza, per prevenire eventuali complicazioni ai polmoni...
 

 
 





 
 

Qualche considerazione sul Covid-19

 

© La Vérité

In questi mesi difficili ho potuto fare molti colloqui e consultazioni gratuite (in accordo con l'ordine degli Psicologi della Lombardia) vuoi di persona che via Skype in riferimento all'emergenza Covid-19 ed ai suoi effetti psicologici ed antropologici.

Avete letto bene, anche aspetti antropologici, che vorrei provare a delineare.

Sono rimasto davvero colpito dalle differenze individuali di reazione all'emergenza virus, addirittura in seno alle stesse famiglie: persone terrorizzate e persone dello stesso nucleo familiare apparentemente tranquille e fiduciose di non contrarre mai il virus...!

Chi disinfettava tutto, la spesa, i vestiti, la casa ed ovviamente mani e quant'altro per combattere il virus. Usciva, anzi non usciva di casa e vedeva come untori tutte le persone che si avvicinavano a qualche metro di distanza anche con la mascherina.

Magari la sorella o il fratello del "terrorizzato" dal virus si comportava come se il contagio fosse solo per gli altri ed osservava il familiare con un misto di pena e fastidio.

Parliamo soprattutto di persone che non hanno (fortunatamente) avuto familiari ed amici colpiti dalla pandemia e ricoverati in ospedale, magari in rianimazione.

Come spiegare tali differenze così marcate?

Nel corso dei colloqui ho potuto osservare che le persone riferivano in modo molto diverso le notizie che avevano ascoltato dalla televisione, radio o dai Social.

Prima considerazione: all'inizio le metafore narrative del virus erano di tipo militare, ovvero guerra, combattere il nemico, morti e feriti sul campo (di battaglia), militari in strada con mezzi mimetici, medici militari e soldati chiamati di rinforzo per l'ottima organizzazione che potevano mettere in opera in tempi rapidi.

Una "potenza di fuoco" contro il virus che tentava di rassicurarci e darci il segno di una battaglia difficile ma che si poteva combattere con grandi mezzi pur contro un nemico invisibile e subdolo.

Aspetto comunicativo: siamo stati tutti bombardati da notizie, reportage, approfondimenti, dossier, collegamenti con ospedali e camere mortuarie (!), interviste praticamente a tutti i primari di rianimazione, reparti Covid-19 e medici delle città più importanti, sia di giorno che di notte. Ovviamente mi riferisco ugualmente a ciò che è accaduto e accade in Francia come in Italia.

Ad un certo punto sembrava esserci uno strano derby: Marsiglia contro Parigi (guarda caso), Napoli contro Milano (guarda caso) e via così. Illustri clinici, virologi o epidemiologi erano consultati e sovente ci davano interpretazioni differenti degli stessi dati. A seconda dei canali televisivi ascoltati ci si trovava di fronte a medici che presentavano scenari drammatici mentre altri, pur con cautela, cercavano di infondere speranza. Così pure in riferimento alle terapie utilizzate con i malati, molto difformi tra loro, per non parlare del vaccino. Vaccino che qualcuno attende come la soluzione definitiva e "scientifica" della pandemia mentre molti altri autorevoli clinici ci spiegano che mai esisterà un vaccino per il Covid-19. Del resto dopo tanti anni di ricerca e studio non c'è ancora un vaccino contro l'HIV, quindi...

Per non parlare della Cina: mercati di animali crudelmente sgozzati, pipistrelli o pangolini portatori del virus. E' quella l'origine o si tratterebbe del famoso laboratorio BSL4 di Wuhan? Virus "scappato" dal laboratorio, intenzionalmente o incidente, ognuno può farsi la sua idea.

E l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità o centro di potere sanitario in mano a multinazionali private, ben orientate al profitto?

Ebbene, in base alle notizie che ascoltiamo (quindi operiamo una scelta), potremo convincerci che la situazione è grave, addirittura sfuggita di mano a chi ci governa.

Ugualmente potremo cogliere (quindi operiamo una scelta) che pur nella difficoltà la situazione è sotto controllo e possiamo essere fiduciosi.

Chi ha ragione? Entrambi i modi di pensare sono legittimi, sono le due facce della medaglia, solo il tempo ci potrà dare riscontri "oggettivi" e permettere una lettura di quanto accaduto. Soprattutto comprendere il rapporto tra gli aspetti sanitari e di pandemia indotti dal virus Covid-19 e gli aspetti sociali, antropologici, umani e politici ugualmente importanti e che, a mio avviso, sono ancora molto da analizzare.

Giusto qualche spunto di riflessione preso dall'esperienza personale. Ad inizio settembre tornato dall'Italia, come molti di noi, ho voluto fare il test PCR per prudenza. Munito di ordonnance del medico mi sono prenotato per il test in tre diversi laboratori di Nizza. Ebbene la prima disponibilità era per il 23 settembre, ovvero tre settimane dopo! Giustamente insoddisfatto di ciò mi sono rivolto ad un infermiere privato (liberale) che mi ha fatto il tampone immediatamente ed il cui esito è arrivato sette giorni dopo... So che siete curiosi e vi dico che sono negativo come anche il test fatto in luglio per la Mairie di Nizza.

Altra esperienza personale purtroppo più triste: una persona cara ed anziana a Milano ha avuto febbre e inizio di difficoltà respiratoria. Il medico curante consultato per telefono, ovviamente, ha prescritto antibiotici ed ha suggerito di non andare al pronto soccorso.

Dopo alcuni giorni la persona si è aggravata, febbre e mancanza di respiro: il medico non è uscito a visitarlo ed ha detto di seguire il Protocollo. Ovvero potere morire in casa senza una visita medica. Disperati i familiari dopo una settimana hanno chiamato un medico privato che per la modica somma di 210 euro è venuto (lui si) a visitare il paziente e l'ha spedito in urgenza con ambulanza al Policlinico, ospedale di eccellenza di Milano.

Due settimane di ricovero, nessuno può visitare il malato, solo notizie telefoniche ad un familiare se un infermiere cortese del reparto Covid-19 ha voglia e tempo di dare notizie. Ad oggi i familiari sanno solo che la situazione è grave, il congiunto è sedato e sotto ossigeno, non risponde alle cure ed i polmoni sono in grave sofferenza.

Però sanno che se dovesse morire verranno prontamente avvisati di giorno o di notte!

No comment

 

 

 



 





Cari amici francesi...

E si, cari amici francesi, dopo avere preso in giro noi italiani, talvolta con garbo, talvolta in modo offensivo, ora fate anche voi i conti con il virus...
Premetto che desidero solo fare delle considerazioni antropologiche e psicologiche, senza toccare aspetti sanitari, politici ed economici, che molto meglio di me saranno espressi da autorevoli commentatori italiani e francesi.

Photo presa dalla Tv
Lunedi mattina, esco per fare un po' di spesa (latte, pane e verdura) nei piccoli negozi di prossimità dato che non amo i centri commerciali ed i supermercati. Oltretutto si può parlare con i titolari, condividere le preoccupazioni e (anche) sorridere. Ovviamente ad un metro di distanza.
Fin qui bene, le persone che incrocio sono silenziose, sembrano assorte ma tant'è.
Mi reco quindi in farmacia, sbarramento a tre metri dai banconi, fila composta di una decina di persone. Una signora con mascherina che deve uscire dalla farmacia, rabbiosamente fa spostare tutta la fila perché nessuno le sia troppo vicino quando varcherà la porta. Tutti noi ci scansiamo per farla passare, si ferma e dice qualcosa riferito agli italiani... Capisco che ci considera degli indisciplinati che se ne fregano delle regole. Mi scuso per gli italiani (chissà perché mi sento di rappresentarli), ma le dico che dopo avere fatto uscire di casa milioni di cittadini per votare domenica, è quantomeno bizzarro poi chiedere lunedi di restare a casa per fermare il virus!
Infatti. Questa è la cosa che più stupisce, nemmeno da noi i politici più attaccati alla poltrona (cadrega in milanese), avrebbero fatto una cosa del genere. Oltretutto per Macron questa forzatura si è rivelata poco premiante nelle città importanti, in termini di voti, vista la scarsissima affluenza (ma dai...). Ora si parla di rinviare i ballottaggi che dovrebbero tenersi domenica prossima. Ma no, propongo di fare il secondo turno domenica, in pieno picco dell'epidemia così ci ingrazieremo il virus che, preso da pietà per la umana stupidità, lungi dal dare il colpo di grazia, ci lascerà in pace.
Più seriamente sono molto dispiaciuto per i francesi (ed anche gli spagnoli, gli inglesi, ecc.) che pur avendo otto-dieci giorni di vantaggio sull'impennata dei casi di contagio, ed avendo ben chiaro cos'è accaduto in Italia, che ha una sanità di eccellenza e medici assai preparati, si sono lasciati prendere in contropiede.
Oggi al telegiornale delle 13 il Prof. Philippe Juvin, Chef du Service des Urgences dell'Hôpital Georges Pompidou di Parigi ha detto con chiarezza le stesse cose sentite dire dai nostri medici in prima linea in Italia: problemi per il triage, casi in vertiginosa crescita, mancanza di letti per i casi difficili soprattutto nelle rianimazioni, respiratori non sufficienti, bisogno urgente di creare spazi ulteriori per ricoveri di gran numero di pazienti.
Praticamente le stesse parole dei nostri sanitari, cui va il nostro ringraziamento affettuoso.
A giorni la Francia sarà come l'Italia, però con la consapevolezza che in alcuni giorni, anziché sottovalutare la situazione, avrebbero potuto (umilmente) darsi da fare per attrezzare e rinforzare strutture, assumere medici ed infermieri, dare norme forti e chiare di comportamento alla cittadinanza (e verificare il rispetto), bloccare il più possibile la circolazione delle persone e quindi, del virus.
Ma noi italiani siamo sempre un passo avanti alle disgrazie. E' secoli che ci facciamo i conti, nel bene e nel male. E allora ben vengano i concerti dalle finestre, che tutti noi abbiamo visto alla televisione, in svariate città italiane. L'ho proposto anche ai vicini italiani del nostro palazzo e, dato che siamo tutti milanesi di origine, dovremmo cantare "O mia bela Madunina",
Stiamo a casa tutti, contiamo sui bravi medici francesi che ora si stanno trovando anche loro in prima linea a combattere la violenta diffusione del virus, e... sulla fortuna.
Per pietà (antropologica) non ho commentato il raduno dei Puffi di pochi giorni fa e la festa dei supporter del PSG.