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Forum Engagement - 29 ottobre 2025

 

 
 

Soremax é stata invitata al Forum de l'Engagement del 29 ottobre al parc Phoenix di Nizza.

Dalle 14 alle 14.45 avremo uno spazio dedicato per presentare Soremax al pubblico.

 

 

 

Silvie

 

© Pexels
Silvie non dimostra certo i suoi 35 anni, ha un aspetto da ragazzina acerba, magra, graziosa e simpatica.
Da bambina aveva un fratello immaginario, che era un cantante famoso.
Silvie sogna sempre ad occhi aperti di essere una diva di grande successo e tutti la acclamano perché è la più bella e la più brava, oppure fa cose straordinarie, che le procurano una grande notorietà. E’ una musicista, una cantante…l’obiettivo è il riconoscimento universale.
Ci parla della famiglia: il padre si occupava dell’organizzazione dei percorsi in una ditta di trasporti dove ha lavorato per 30 anni.
Era rigido e severo, ma anche un padre meraviglioso: aveva soprattutto un’intesa speciale con lei. Quando faceva un regalo alla moglie (ad esempio per il suo compleanno) aveva sempre un regalo anche per lei.
Muore improvvisamente d’infarto quando Silvie aveva 20 anni: la sua vita, che era bellissima, è cambiata, all’improvviso.
Così racconta la circostanza della morte di suo padre: torna a casa allegra, dopo una bella giornata, e suo fratello, con aria spaventata le dice “Papà se n’è andato!” Lei non capisce e chiede “Dove?”
Silvie ha fatto molta fatica a realizzare che era morto.
Era sempre stata convinta che i suoi genitori si amassero molto e andassero d’accordo, e invece, poco dopo, sua madre le dice che “Non era stato un matrimonio facile” e lei stenta davvero a crederlo.
La madre aveva conosciuto il marito nella stessa azienda in cui lavoravano.  Silvie dice poco di sua madre: che era un’ottima mamma, ma molto legata alla nonna.
A 24 anni Silvie decide di andare a vivere per conto suo e affitta un piccolo appartamento, vivere sola le piaceva moltissimo: “Fumo, alcool e ragazzi”.
Fa lavoretti saltuari e poco dopo deve tornare a vivere con la madre ed il fratello. I rapporti con il fratello, di due anni maggiore di lei, sono sempre stati difficili. Lui era “il genio” della famiglia e lei era sempre la “piccolina”. Il fratello è sempre stato un bambino agitato e aggressivo, che metteva in difficoltà gli adulti per i suoi comportamenti. Si è fatto spesso male, anche in modo grave. Odioso con tutti, ma con il carisma del leader. Silvie ed il fratello sono sempre stati cane e gatto. La rottura è diventata totale dopo che lui ha portato via alcuni oggetti dalla casa della nonna senza dire nulla. Non si parlano da anni. Lui continua a telefonarle e a scriverle, ma lei gli attacca il telefono. Il fratello vive con una fidanzata ed è stato un po’ adottato dalla famiglia di lei.

Silvie ricorda che di notte spesso aveva incubi: soffriva di solitudine, si sentiva esclusa, perché i suoi dormivano con il fratello da una parte della casa e la sua cameretta era dalla parte opposta, in fondo ad un corridoio.

Aveva un po’ risentito del cambio di casa avvenuto quando aveva 12 anni: prima aveva molti amici di cortile e quella che è ancora la sua migliore amica, viveva nel palazzo di fronte. Finita la maturità, ha avuto un episodio che lei descrive di “depressione assoluta”: un buco nero di apatia totale. Ne è uscita da sola, dopo alcuni mesi e non ha mai veramente capito il perché.
Silvie ha sempre avuto relazioni sentimentali, mai grandi amori (parole sue) ma legami con ragazzi spesso poco affettuosi.
Luca invece era carino ed innamorato; è ancora un caro amico per lei: adorabile, spirituale…ma lei si sentiva brutta, era ingrassata di 15 chili e si stava chiudendo sempre più. Luca aveva tentato di tutto per “scuoterla” ma invano. Dopo un anno difficile avevano deciso di comune accordo di lasciarsi pur rimanendo amici e confidenti l’uno dell’altra. Dopo che si era lasciata con Luca, Silvie pensava forse di essere omosessuale, ma era troppo confusa.
Decide con forza di perdere peso, fa una dieta strettissima che le fa perdere molti chili ma poi, di colpo, non ce la fa più, riprende a mangiare ed inizia a vomitare.
Torna ad essere depressa, annoiata e senza voglia di vivere.
Silvie poi, con fatica, ci parla della sua gelosia: era gelosa di tutti i suoi compagni, vedeva sguardi ammiccanti dei suoi fidanzati con altre donne ma pur soffrendo non diceva nulla per paura di perdere il ragazzo con cui stava.
Attualmente lavora in un’agenzia pubblicitaria, dove è stata da poco assunta a tempo indeterminato e questo la rende orgogliosa ma il carico di lavoro è eccessivo e perde sei chili in due mesi. Visto che si abbuffa alla sera riprende a vomitare ogni giorno ma si rende conto che è un “gioco” pericoloso da cui non riesce ad uscire da sola.
La sua vita é incentrata solo sul mangiare e vomitare, interrotti solo dalle lunghe ore di lavoro in cui non tocca nulla, nemmeno un bicchiere d’acqua.
É inviata a Soremax dal medico di base che ha ricoverato il suo attuale fidanzato per abuso di alcool. Le prime sedute di terapia sono incentrate sulla sua relazione con l’attuale ragazzo, totalmente dedito ad alcool e droga e che la sta trascinando sempre più giù.
Silvie ci dice che “Fare la fidanzata non è come fare la crocerossina”. Lei infatti riconosce di avere sempre vissuto con l’abitudine di occuparsi tanto degli altri e poco di sé e della sua vita. É un piccolo momento di consapevolezza che la interroga sulla sua relazione attuale, che descrive come “…Assolutamente malata”.
Pur con fatica decide di non occuparsi più del ragazzo per “Riprendere in mano la sua vita”. Decide di lasciare il lavoro che la sta stressando sin troppo per andare in un’agenzia di viaggi con orari molto più accettabili. Non solo, si riavvicina nuovamente a Luca, suo vecchio fidanzato ed unica figura “normale” e sinceramente affezionata a Silvie.
Riprendono a frequentarsi, già questo “stabilizza” un po’ Silvie, che ha molto bisogno di essere accompagnata sul tema cibo: scelta degli alimenti, quantità ed abbinamenti per riuscire a “tenere” dentro di se quanto ha mangiato senza dovere vomitare. Lavoro complesso che vede la collaborazione di Soremax passo passo con Silvie. É nostra assoluta convinzione che il recupero del piacere del cibo, che passa per il sapore, il colore, il gusto ed il profumo sia essenziale per ogni persona che vive il cibo come nemico, veleno e fonte di conflitto. Silvie “scopre” il cibo in un modo diverso da come è per lei da troppi anni, si stupisce di assaporare “nutrienti” che mai avrebbe scelto per suo conto e che non attivano subito in lei il bisogno di vomitare. Il lavoro continua, c’è bisogno di tempo perché non é possibile forzare delle tappe che passano per una presa di coscienza lenta e progressiva ma unica via per un rapporto con il cibo che torni, per quanto possibile, il più sano e normale.

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/679








Témoignage de Corinne


© Photo de Corinne
J'ai été anorexique vers l'âge de 14 ans, suite à une réflexion de la part de ma mère mais je pense qu'elle était déjà présente latente. Je me suis retrouvée avec un poids de 32 Kilos toute vêtue, je refusais toute nourriture et lorsque j'avalais un peu plus,  j'allais me faire vomir.  Le docteur a décidé une hospitalisation urgente, un mois enfermée à l'hôpital sans aucune visite encore moins  celle de ma mère. Je suis sortie avec un poids qui me maintenait  en vie . L'anorexie a duré jusqu'à l'âge de 45 ans avec des crises de boulimie . Je me donnais au sport et a 23 ans j'ai passé un brevet d'état d'éducateur sportif , je continuais mes crises avec prise de laxatifs , un cauchemar que je gardais pour moi , un lourd secret. J'ai eu trois enfants le seul moment ou j'allais bien ; mes grossesses. Anorexie , je me sentais connecter avec des sources spirituelles , j'avais  développé le dessin, l'écriture , je travaillais trés bien à l'école une forme d'intelligence se développait. J'ai honte de dire qu'il m'arrivait d'être merveilleusement bien , sereine. Lorsque mes crises arrivaient j'avais l'habitude de dire la "petite voix du diable" car mon mental me torturé  atrocement , il me fallait vomir vomir et encore vomir. A l'âge de 30 ans j'ai commencé à faire du Yoga , je me suis sentie connecter à mon corps et pendant une dizaine d'années , je me suis orientée vers l'étude du Yoga , il m'a sauvé la vie , je trouvais le moyen de me comprendre , de m'accepter ,  de faire un lien entre le corps physique , le corps émotionnel et surtout de faire un gros travail sur moi même . Aujourd'hui  je suis enseignante de Yoga et Psychopraticienne en psychosomatique, je ne crois pas au hasard , la vie est faite de rencontres, d'obstacles qui nous permettent d'évoluer vers le mieux . 

J'ai toujours un rapport particulier avec la nourriture, je ne suis plus anorexique ou boulimique mais il y a encore une limite que je ne dois pas dépasser je le sais. J'ai fait de l'anorexie une amie plus du tout  une rivale et ca m'a aidé à la vaincre . le Yoga, differents sports sont toujours mes armes de guérison surtout le Yoga e la méditation.

Mon souhait serait d'être un soutient à toutes les personnes anorexiques par mon témoignage, mon vécu, mes pratiques. 

Corinne Satya Granet

 

 

Soremax, association sans but lucratif (loi 1901) se consacre à la prévention et au soutien des personnes atteintes de troubles alimentaires, anoressie, boulimie et obésité (TCA).

Un groupe d'écoute gratuit pour filles et garçons est actif chaque samedi à 16h à Nice.
Pour plus d'informations et inscriptions visitez le site: 
 
 

 

 

 

 

 

 

Groupe d'écoute gratuit pour filles et garçons


 

© Soremax

Soremax, association sans but lucratif (loi 1901) se consacre à la prévention et au soutien des personnes atteintes de troubles alimentaires, anoressie, boulimie et obésité (TCA).

Un groupe d'écoute gratuit pour filles et garçons commence le samedi 9 novembre à 16h à Nice.
Pour plus d'informations et inscriptions visitez le site: 
 

SOREMAX è Association loi 1901

Journa Officiel RF 31 mai 2024


Soremax è iscritta come Associazione legge 1901 alla Prefettura delle Alpi Marittime 

 

L'associazione, denominata Soremax, ha come scopo lo studio e la gestione delle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA), nonché l'accoglienza dei pazienti affetti da DCA e delle rispettive famiglie. La sua azione comprende anche la creazione di gruppi di ascolto e di consulenza, guidati da psicoterapeuti, nonché l'implementazione di percorsi sensoriali e olfattivi all'interno di laboratori di cucina strutturata, supervisionati da chef, biologi ed esperti in comunicazione interpersonale.

Si impegna a operare per il benessere fisico e psicologico degli individui affetti da DCA, favorendo il loro accompagnamento terapeutico e proponendo attività volte a rafforzare la loro autostima e le loro competenze relazionali. 

Nell'ambito del suo scopo sociale, l'associazione potrà anche stabilire collaborazioni e partenariati con altri professionisti, enti o associazioni, al fine di arricchire le sue attività, estendere il suo campo d'azione e favorire la condivisione di conoscenze e risorse a beneficio delle persone affette da DCA e del loro entourage. 

Queste collaborazioni potranno includere, tra gli altri, professionisti della salute mentale, nutrizionisti, educatori specializzati, nonché qualsiasi altra persona o entità che contribuisca al raggiungimento degli obiettivi dell'associazione.

Tutte queste azioni dovranno essere svolte nel rispetto dei valori e dei principi enunciati negli attuali statuti, nonché in conformità con le disposizioni legali e normative applicabili.





Troubles alimentaires et dynamiques familiales

 

© Pexels
 

La pertinence épidémiologique des troubles alimentaires sur plusieurs tranches d’âge pose à Soremax une série de questions d’un point de vue clinique et théorique.

Si nous considérons l’anorexie, la boulimie et l’obésité, certaines des nouvelles manifestations du malaise contemporain, il peut être utile d’en offrir une lecture actualisée tenant compte de leur phénoménologie actuelle. L’apparition des troubles alimentaires est de plus en plus précoce dans ses manifestations (elle se retrouve même chez les enfants) et il est donc nécessaire d’aborder la « fonction parentale » en ce qui concerne la reconnaissance des désirs des enfants eux-mêmes, qui ne coïncident pas toujours avec leurs demandes, parfois impossibles.

Mais c’est l’adolescence le moment où la souffrance anorexique-boulimique émerge, peut-être présente depuis longtemps mais cachée aux membres de la famille. Pourquoi l’adolescence ? L’adolescence renferme en son cœur l’une des phases les plus traumatisantes et révolutionnaires de la vie de l’être humain : la puberté. C’est un temps où les pulsions psychologiques réapparaissent après la phase de latence.

La transformation rapide du corps pousse la personne à se confronter, souvent prématurément, à son identité sexuelle. La relation que les jeunes adolescentes anorexiques-boulimiques entretiennent avec le miroir, objet aimé ou détesté, révèle comment l’image réfléchie du corps leur revient avec des effets d’étrangeté et une profonde angoisse. Qu’est-ce qui les a empêchées de se préparer suffisamment à ce saut existentiel au point qu’elles y répondent par l’anorexie ou la boulimie ? Quels éléments structurent et influencent la lecture que ces filles font du traumatisme de la puberté ? Par exemple : l’influence de la mère dans son rapport avec la féminité, le poids d’un mode de vie qui prend de moins en moins en compte la fragilité et l’incertitude dans lesquelles l’adolescente est immergée, la poussant vers des rôles, des attitudes, des choix qu’elle n’est pas encore en mesure de faire. Les statistiques qui associent l’apparition de l’anorexie-boulimie à l’époque adolescente montrent en effet comment ces symptômes sont des « expédients » pour traverser la crise pubertaire.

Les troubles alimentaires sont notoirement liés à une préoccupation excessive du sujet envers l’image corporelle, une image qui, en particulier dans notre culture, veut se conformer à l’idéal esthétique dominant qui pose comme modèle la minceur du corps. Cet idéal a une incidence particulière dans le monde féminin, car il rend la femme susceptible ou non d’occuper la position d’objet du désir masculin. La relation avec le désir et la sexualité est clairement au centre de ce malaise, montrant tous les aspects symptomatiques qui lient le sujet féminin à un développement psychologique particulièrement complexe. En réalité, l’aménorrhée elle-même, qui accompagne les diverses formes d’anorexie, témoigne de manière symptomatique des effets d’une fermeture à la voie maternelle et féminine et nous amène à nous interroger sur le fait que dans ces tableaux symptomatologiques, apparaît un certain refus, non seulement des capacités reproductives propres à la femme, mais aussi de l’acceptation d’un corps qui, en tant que féminin, prend en compte le plan de la différence sexuelle.

Ce n’est pas par hasard que l’anorexie-boulimie se manifeste souvent comme le résultat d’une dysfonction du lien mère-fille, accentué par le manque du rôle paternel qui caractérise de plus en plus le contexte socio-culturel actuel. La diffusion du malaise concerne le monde féminin dans toutes les tranches d’âge, de l’adolescence à l’âge adulte. Tout comme le ménarche, à la puberté, marque un moment particulièrement délicat dans le développement psycho-affectif, la ménopause est aujourd’hui également une cause récurrente de l’apparition tardive du trouble alimentaire. De plus, les nouveaux contextes familiaux, qui se différencient de la famille traditionnelle par le changement du rôle social des femmes, ont déterminé une nouvelle configuration et une nouvelle redistribution des rôles au sein de la famille, montrant comment la population féminine est aujourd’hui plus que jamais divisée dans différents domaines : de celui maternel à celui affectif et professionnel.

Tous ces éléments amènent Soremax à considérer de plus en plus l’importance de la prise en charge, avec des groupes dédiés, des parents d’adolescents souffrants. Il est nécessaire de procéder à un « traitement de la famille » pour connaître les différents contextes familiaux, en examinant à la fois les différentes caractéristiques des pères et des mères et, dans un second temps, les logiques familiales les plus fréquentes dans les familles de sujets anorexiques-boulimiques. L’objectif est de permettre une récupération des communications intra-familiales pour réduire, autant que possible, les angoisses, les ressentiments, les malentendus et les sentiments de culpabilité.

Mais comment s’orienter face à une personne qui demande de l’aide ?

Les personnes anorexiques ou boulimiques demandent rarement de l’aide, presque toujours la demande de soin est une demande préoccupée de la famille ou de l’école. L’approche d’une fille (ou d’un garçon) souffrante n’est pas facile, on est surtout effrayé par la dangereuse perte de poids dans l’anorexie, ou par les crises de boulimie et le vomissement qui suit chez les boulimiques. L’aspect physique et médicalisé prévaut dans l’approche et, souvent, fait perdre de vue la centralité de la dimension psychologique de cette souffrance.

En bref, pour commencer tout parcours de soin psychologique, qui n’exclut pas de prendre en compte le « corps », il est nécessaire de d’abord construire une alliance thérapeutique avec le sujet souffrant, une alliance qui suppose respect, reconnaissance, empathie, absence de culpabilisation et encore moins de chantage ou d’imposition.


Une séance de groupe


 © Pexels

Sont présentes dans le groupe : Valentina, Silvia, Giada, Ombretta, Stefania, Novella et Francesca.

Valentina commence à parler, à mon invitation, car elle doit en effet rentrer chez elle plus tôt. Elle raconte qu’elle ne se sent pas très bien aujourd’hui, elle a comme la sensation que quelque chose de mauvais va arriver, mais elle ne sait pas quoi : « Avec ma mère, c’est toujours pareil, elle est hystérique ! Maintenant, en plus, elle et mon père m’ont dit que si cette année je ne passe pas tous mes examens, ils ne paieront plus mes frais universitaires, mais je n’arrive pas à étudier. » Thérapeute : « Et qu’avez-vous répondu lorsqu’ils vous ont dit cela ? » Valentina : « Que je ferai de mon mieux. » Thérapeute : « Voilà Valentina, il faut bien comprendre ce que l’on entend par « mieux », car il me semble que c’est un peu cela le problème… » Valentina raconte qu’elle est fatiguée, elle le dit en pleurant, elle n’arrive pas à étudier parce qu’elle est toute la journée à l’université et que le samedi et le dimanche sont les seuls jours où elle peut voir ses amis, à quoi elle ne veut pas renoncer. Valentina continue en disant que ce week-end ne s’est pas bien passé : « Je n’ai fait que manger, cela faisait longtemps que ça ne m’était pas arrivé, même dehors, j’ai mangé des bonbons, des chips, des cochonneries toute la journée. » Elle a aussi vu son ex-petit ami et à cause de cela, elle se sent mal, elle n’arrive pas à faire semblant de rien, c’est absurde qu’il fasse l’ami : « Les choses n’allaient pas bien même avant, mais au moins j’avais quelqu’un, en dehors de ma famille, qui pouvait m’aider. » Elle continue : « Puis ma mère, un jour elle me dit que je ne mange rien, le lendemain elle me dit qu’elle me trouve bien, elle doit se décider, que veut-elle de moi ? » Thérapeute : « Valentina, il me semble que le problème est que, quoi que vous fassiez, ils vous en demanderont toujours plus parce qu’ils ont été habitués ainsi… » Valentina : « Eh bien, j’ai compris, j’étais la bonne petite fille, je restais toujours à la maison pour étudier et en fait j’ai perdu dix kilos en deux mois et ils ne s’en sont même pas aperçus, au moins ils ne râlaient pas tout le temps ! » Thérapeute : « Oui, mais vous ne viviez pas… » Valentina : « C’est vrai aussi… je ne sais pas, je ne sais plus à qui je peux faire confiance… » Les filles du groupe interviennent avec des suggestions. Silvia : « Mais si tu essayais de travailler le samedi et le dimanche, comme ça tu serais indépendante et cela t’aiderait aussi à avoir plus confiance en toi ? » Giada : « Valentina a essayé mais ses parents ne voulaient pas. » Valentina : « Et puis ce sont les seuls jours où je vois mes amis… » Thérapeute : « Bien sûr que c’est un chantage en bonne et due forme. On dirait que vivre en famille, c’est comme vivre en guerre, est-il possible qu’on ne puisse pas être tranquilles…? » Thérapeute : « Et vous, Ombretta, comment allez-vous ? Comment s’est passée cette semaine ? » Ombretta : « C’était un désastre, tout a mal tourné… » Elle raconte avoir eu une grosse dispute avec ses parents à propos de son désir de quitter l’école pour suivre des cours en privé. Après que sa mère lui ait dit qu’il n’en était pas question, elle a commencé à pleurer et à se désespérer au point qu’à un certain moment, elle n’arrivait plus à respirer : « Je me suis complètement rigidifiée, je sentais des picotements dans tout le corps, je ne pouvais plus bouger, pour la première fois de ma vie j’ai eu peur de mourir. » Thérapeute : « Et après, qu’avez-vous fait ? » Ombretta : « Maman a appelé papa qui était en haut chez grand-mère et il est arrivé et m’a immédiatement fait une injection… » Giada : « Quoi ? Quelle injection t’a-t-il faite ? » Ombretta : « Des tranquillisants. » Thérapeute : « Mais des caresses au lieu d’une injection, non ? Peut-être qu’une fille effrayée a plus besoin d’un câlin pour se calmer… » Ombretta : « Oui, comme si… ensuite il m’a aussi donné des gouttes à prendre et il m’a dit, si je sais que tu vomis celles-ci aussi, je me fâche… » « Mais quel rapport ? Quel sens cela a-t-il ? Ma mère, l’autre jour, m’a aussi dit qu’elle ne rechargerait pas mon téléphone portable parce que la veille au soir j’avais mangé des chips… » Les filles demandent des éclaircissements et Ombretta raconte que sa mère ferme le réfrigérateur dans la cave avec un cadenas et que ses parents lui reprochent ce qu’elle dépense pour manger et vomir. Les filles sont stupéfaites par l’attitude des parents d’Ombretta, surtout celle de son père. Ombretta : « Ensuite, pendant deux jours, il a été tout gentil, mais maintenant je le connais et même s’il fait semblant d’être gentil, j’ai peur parce que je sais qu’il redeviendra comme avant. Puis, même quand j’étais malade, moi à leur place j’aurais eu un peu de pitié pour moi, j’ai pleuré toute la journée tellement j’étais mal, et puis le soir à six heures quand je suis allée vomir, il semblait que j’avais mangé une heure avant, je n’avais rien digéré, mais est-ce possible, j’ai une tête dans le ventre ! » Stefania raconte brièvement sa jalousie qu’elle considère excessive : « J’ai mal à l’estomac, j’ai la nausée, je n’arrive pas à dormir… » envers l’ex de son petit ami qui : « …Est brune, mince et très jolie… ». Elle raconte avoir joué au tennis contre elle et que, sous la tension, elle a tout raté : « Comme si cela ne suffisait pas, elle continuait à marquer des points contre moi, je l’aurais tuée. » Francesca : « C’est normal que tu sois jalouse. » Stefania : « Oui, mais je ne suis pas jalouse de manière normale, maintenant je le suis même de mes sœurs… Je suis devenue exactement comme ma mère. » Francesca parle au groupe de l’arrivée imminente de son petit ami de Rome et « …Ce qui l’empêchera de venir au groupe lundi prochain ; et ensuite, elle raconte la fin de son histoire avec Dario et comment, avec lui, elle a aussi perdu les amies qui, elle ne sait pas pourquoi, ont pris son parti. » Le père de Francesca est en revanche très heureux de la fin de cette relation qui a duré quatre ans ; « …Il a toujours été jaloux de lui, imaginez qu’au restaurant quand nous sommes tous les deux, il me présente presque comme sa petite amie… » Thérapeute : « Ce serait mieux qu’il vous traite comme une fille et non comme une épouse !!! » Giada prend la parole pour dire au groupe que son travail l’angoisse beaucoup. « Tous ces vieux déprimés… » mais qui lui assure au moins une sécurité économique. Elle continue avec le récit d’une dispute entre elle et Flavio à propos d’un matelas : « Il ne veut pas dormir sur mon matelas, et il ne veut pas dormir avec le chat. Je peux comprendre que quelqu’un ne veuille pas dormir avec des chats… » Finalement, elle a décidé d’acheter un nouveau matelas, mais ensuite sa mère s’en est mêlée. » Cette intrusion de sa mère a beaucoup dérangé Giada : « Je ne comprends pas pourquoi elle devait s’en mêler, c’était une affaire entre moi et son fils… peut-être qu’elle ne voulait pas nous voir nous disputer, mais je lui ai expliqué que je me dispute deux cent cinquante fois par jour avec son fils. » Thérapeute : « Giada, sentez-vous que vous avez une place dans le groupe ? » Giada commence à pleurer, disant qu’elle ne sait même pas pourquoi elle le fait : « Je ne sais pas pourquoi je pleure maintenant, je ne sais rien… » Novella, à propos de son père, raconte la communion de sa petite cousine de sept ans : « Devant l’église, mon père s’est penché, l’a appelée et lui a indiqué la joue pour qu’elle lui fasse un bisou. Plus tard, au buffet, il y avait un enfant qui n’avait même pas un an et lui, vous auriez dû le voir tout gentil… » J’ai dit à ma mère : « C’est sûr que nous devions rester petits… » et elle m’a dit : « Quelle garce tu es…!!! », « Mais c’est la vérité, c’est une pensée que mon frère et moi partageons. » Puis elle continue : « C’est vrai que mon père a cinquante ans et qu’il n’y a plus d’espoir qu’il change… » Thérapeute : « Eh bien, cinquante ans ce n’est pas si vieux, ne démolissons pas ces hommes ainsi… » Novella : « Eh bien, en fait, il était peut-être aussi rigide quand il avait vingt ans… il est maniaque comme le tien (s’adressant à Ombretta) avec l’ordre, pendant que je fais une tarte, il est déjà là à tout ranger… bon sang, laisse-moi au moins finir ! » « De toute façon, il n’a même pas changé quand, avec ma maladie, je l’ai confronté à son échec. » Francesca raconte aussi que ses parents déménagent ; son père a eu des problèmes financiers et ils ont dû diviser leur grande maison en trois appartements, ils iront dans l’un d’eux. Thérapeute : « Une sorte de retraite… » Francesca : « Oui, heureusement que je n’y vis pas, que j’ai réussi à me faire mon propre espace… » Le thérapeute fait remarquer que dans la séance d’aujourd’hui, des figures très jugeantes émergent…

Ce texte est rédigé dans le respect du Code de la Privacy – RGPD – règlement UE 2016/679.


La nostalgie de Sara

 

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Sara est une jeune femme qui vit en Sardaigne et est une cuisinière accomplie. Elle cuisinait pour toute la famille, avec la plus grande appréciation de ses parents et de ses frères. Elle cuisinait mais mangeait rarement avec eux à table et ne s’est jamais sentie capable de faire de son talent un travail. Pendant l'été, elle travaille comme serveuse et, étant donné qu'en hiver en Sardaigne elle est au chômage, elle décide à contrecœur de suivre son frère Matteo pour aller sur le "continent", près de Rome.

Matteo est également serveur dans un restaurant renommé des Castelli Romani et pourra initialement héberger Sara chez lui. Les deux ne se sont jamais très bien entendus et, après moins d'un an, Sara décide de quitter Matteo pour chercher "fortune" ailleurs.

Un client du restaurant parle à Sara de la Côte d'Azur : la mer, la nature, de beaux endroits et beaucoup de travail pour une personne comme elle, sérieuse et précise. Sara a réussi à économiser un peu d'argent et décide de se lancer. Elle s'installe à Cannes, trouvant d'abord un logement en colocation. Elle commence comme serveuse dans un petit restaurant français, et le propriétaire décèle en elle la passion pour le travail et le sérieux. Sara travaille énormément parce qu'elle veut montrer aux autres (et surtout à elle-même) qu'elle vaut quelque chose et qu'elle est une bonne personne.

Elle aime beaucoup la Côte d'Azur et la mer qui lui rappelle un peu sa Sardaigne. Elle achète un scooter et en profite dès qu'elle a du temps pour faire des tours dans les villages voisins et le long de la côte.

Elle a toujours été une solitaire, elle n'a pas beaucoup d'intérêts à part le travail. Elle suit juste un cours de français de base mais évite les occasions de rencontrer les autres élèves.

Sa principale préoccupation est de retourner en Sardaigne chez elle, dès que possible. Elle se rend compte que cela devient parfois une obsession, vérifiant continuellement les sites pour les vols à bas prix et essayant de "rassembler des jours" pour rentrer chez elle.

Sara a de moins en moins d'appétit, elle cesse de cuisiner pour elle-même, achète des plats préparés, mange debout ou devant la télévision et continue à perdre du poids. Elle n'a jamais faim, se retrouve rapidement en sous-poids et n'a plus de règles. Évidemment, les effets se voient également au travail, parfois elle arrive en retard et est distraite. Son patron, bien qu'affectueusement, la réprimande et est sincèrement inquiet pour elle.

Elle essaie l'acupuncture pour l'appétit, fait quelques séances chez un bon médecin qui lui fait comprendre que quelque chose de plus profond la tourmente. Sara ne croit pas en la "psychologie", selon elle, si quelqu'un va mal, il doit faire des examens, puis avoir un diagnostic et prendre le bon médicament ! Simple et linéaire...

Le médecin acupuncteur comprend bien comment "fonctionne" sa patiente, Sara ne veut pas se poser des questions inconfortables pour comprendre comment sortir de son malaise.

Après le cycle de séances d'acupuncture, Sara est "forcée" par le médecin de consulter un psychologue. Nous nous rencontrons une première fois, puis une deuxième et ainsi de suite. Le fait de parler en italien nous sauve, jamais elle ne serait allée voir un psychologue français. Je dois dire que petit à petit, une sympathie réciproque s'est créée, elle m'a fait mourir de rire en me racontant la préparation détaillée du "porceddu", plat traditionnel sarde accompagné (évidemment) de vin Cannonau, qu'elle prépare divinement ! Le récit des fortes traditions alimentaires sardes m'a convaincu que le profond malaise de Sara était lié à la nostalgie de sa terre. Une nostalgie pour elle jamais apaisée et maintenant devenue déchirante.

Sara "fonctionne" psychologiquement sur le sens du devoir, de la responsabilité et du sacrifice. C'est une belle fille mais elle n'achète rien pour elle, ne se maquille pas, n'a ni loisirs ni passions. Elle est consciente que maintenant la nourriture, ou plutôt la privation de nourriture, est la seule chose qui l'intéresse vraiment mais c'est aussi son tourment et sa dépendance.

Sara vient toujours en séance ponctuelle et collaborative mais j'ai l'impression que très peu de choses bougent psychologiquement en elle. Elle est de plus en plus maigre et fatiguée, et moi aussi j'ai peur qu'elle ne s'effondre sans force d'un moment à l'autre. Je décide de la prendre à contre-pied avec le thème de la nostalgie de sa terre. Il ne lui est tout simplement pas possible de vivre loin de la Sardaigne, pour elle c'est insoutenable et cela pourrait même la mener à la mort !

J'admets avoir été directif et je lui ai "imposé" de demander un arrêt maladie et de retourner chez elle en Sardaigne pour un moment. De plus, elle a la "mission" de chercher du travail sur son île, puis éventuellement de réaliser son désir d'avoir une petite entreprise à elle. Ce désir est toujours resté caché en elle, convaincue de ne pas être capable de faire quelque chose de bon toute seule.

Sara, revenue sur sa terre, reprend lentement à manger (miraculeusement, comme elle dit…) et décide de quitter son travail à Cannes. Elle reprend un peu de force et prend contact pour trouver du travail toujours comme serveuse. Son cousin Lino lui donne une idée, pourquoi ne pas louer un petit espace dans son village au bord de la mer et proposer de la "street food". Sara est effrayée et nous en parlons longuement via Skype, mais comme elle dit "...On ne revient pas en arrière...". En peu de temps, Sara ouvre un petit local où elle prépare et frit des seadas, un dessert typique de la tradition sarde, parfait comme "street food" pour les touristes et les vacanciers du village.

Sara prend du poids, elle fait toujours attention à ce qu'elle mange mais elle est épanouie et est forcée par son travail de se lier avec beaucoup de gens, en forçant sa réticence naturelle.

En résumé : Sara est maintenant contente de son choix, elle travaille intensément et a repris à s'occuper d'elle-même et se permet de petites gratifications. Avoir repris du poids signifie qu'elle doit de nouveau faire face à sa féminité. Elle est attirée par un garçon mais ne se sent pas encore prête pour une relation, elle me dit : "...Laissons le temps au temps, je ne veux pas me précipiter mais me sentir bien avec moi-même, on verra après...".

Bonne chance, Sara...

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À la découverte de soi : Clé pour surmonter les troubles de l'alimentation - γνῶθι σεαυτόν


 
À la découverte de soi : Clé pour surmonter les troubles de l'alimentation - γνῶθι σεαυτόν

Les troubles de l'alimentation sont souvent complexes et profondément enracinés dans nos émotions et nos perceptions de nous-mêmes. Ils peuvent nous piéger dans un cycle sans fin de comportements destructeurs liés à la nourriture. Pourtant, au cœur de cette lutte, se trouve un chemin vers la guérison :
la connaissance de soi.
Pour émerger de ces troubles émotionnels, il est crucial de se plonger dans un voyage intérieur, à la découverte de qui nous sommes vraiment. Cela implique non seulement de comprendre nos motivations et nos émotions liées à l'alimentation, mais aussi d'explorer nos croyances, nos valeurs et nos désirs les plus profonds.
Au cœur de cette démarche se trouve l'amour de soi.
Sans cet amour inconditionnel pour nous-mêmes, il est difficile de reconnaître notre valeur intrinsèque et de faire les choix qui nous conduisent vers la guérison.
Comprendre que nous méritons le bien-être et la paix intérieure est essentiel pour surmonter les obstacles sur notre chemin.
Les grandes traditions philosophiques du monde offrent des perspectives riches sur la connaissance de soi.
Dans le stoïcisme, par exemple, la maîtrise de soi est considérée comme la clé de la sérénité intérieure.
Les enseignements bouddhistes nous encouragent à observer nos pensées et nos émotions sans jugement, et à cultiver la compassion envers nous-mêmes.
La philosophie existentialiste met l'accent sur la responsabilité individuelle et la liberté de choisir notre propre voie dans la vie, indépendamment des pressions sociales ou des attentes externes. Enfin, la psychologie moderne nous offre des outils pratiques pour explorer nos schémas de pensée et nos comportements, et pour nous libérer des conditionnements qui nous limitent.
Pour entamer ce voyage de découverte de soi, il est utile de pratiquer la pleine conscience, la méditation et l'introspection. Prendre le temps de se connecter avec nos émotions, nos sensations corporelles et nos pensées nous permet de mieux comprendre nos motivations et nos besoins réels.
Il est également important de remettre en question les croyances et les attentes qui nous ont été inculquées par notre famille, notre éducation, notre culture et notre société.
En reconnaissant que nous avons le pouvoir de choisir nos propres valeurs et de définir notre propre identité, nous devenons plus libres de nous épanouir pleinement.
Pour ceux qui souffrent de troubles de l'alimentation, le chemin vers la guérison peut sembler long et difficile.
Mais il est important de se rappeler qu'il y a de l'espoir.
En se donnant la permission d'explorer qui nous sommes vraiment, en cultivant l'amour de soi et en se libérant des conditionnements qui nous limitent, nous pouvons retrouver notre pouvoir intérieur et vivre une vie pleine de sens et de vitalité.
La route peut être sinueuse, mais chaque petit pas vers la connaissance de soi nous rapproche un peu plus de la guérison. Alors, que ce voyage soit aussi une source d'inspiration et de transformation, et que vous trouviez en vous-même la force et la résilience nécessaires pour surmonter les défis qui se dressent sur votre chemin vers la guérison.
Giovanni Sorrentino

La guérison par le plaisir de manger

 

© Soremax



Giovanni Sorrentino décrit le projet Soremax
 
La Guérison par le Plaisir de Manger :
Une Approche Bienveillante pour les Personnes Souffrant d'Anorexie
L'anorexie, un trouble alimentaire complexe, affecte de nombreuses personnes à travers le monde. Bien que les causes de ce trouble soient multifactorielles, la relation entre l'anorexie et le plaisir de manger est un aspect crucial souvent négligé. Certains thérapeutes soutiennent l'idée que redécouvrir le plaisir de manger peut jouer un rôle crucial dans le processus de guérison, en éloignant la culpabilité associée aux repas.
L'anorexie crée souvent une dynamique où la nourriture devient source d'anxiété et de culpabilité. L'idée de manger peut déclencher des émotions négatives, faisant du repas un véritable défi pour les personnes touchées. Certains experts s'accordent à dire que réintroduire le plaisir de manger peut aider à changer cette dynamique toxique.
La dégustation des aliments devrait être une expérience sensorielle agréable, mais pour ceux souffrant d'anorexie, cela peut devenir une tâche difficile. Redécouvrir le goût et le plaisir des aliments dans un environnement exempt de pression et d'anxiété peut être le premier pas vers une relation plus saine avec la nourriture. Des séances guidées, axées sur l'appréciation des saveurs, peuvent aider à rétablir cette connexion perdue.
Il est essentiel de souligner l'importance d'un accompagnement bienveillant tout au long du processus de guérison. Les proches, amis et thérapeutes jouent un rôle crucial en offrant un soutien constant, empreint d'amour et de compréhension. L'objectif est de créer un environnement sans jugement où le plaisir de manger peut être redécouvert et cultivé.
La notion de repas en famille ou entre amis peut, dans un premier temps, susciter des appréhensions pour ceux souffrant d'anorexie. Cependant, transformer la table en un lieu de guérison, dépourvu de toute pression, peut contribuer significativement au processus de rétablissement. Des repas partagés avec amour et sans jugement peuvent aider à associer la nourriture à des expériences positives.