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La richiesta di aiuto parte dalla scuola primaria che segnala difficoltà attentive, impulsività, conflitti con i compagni e un rendimento altalenante. Gli insegnanti convocano i genitori e parlano di una bambina intelligente, intuitiva, ma “imprevedibile”: può partecipare con entusiasmo e subito dopo distrarsi completamente, alzarsi senza permesso o reagire in modo eccessivo a una frustrazione minima.
Due anni prima i genitori si erano separati in modo conflittuale. Ai forti sentimenti iniziali ed alla gioia per la nascita di Giulia aveva fatto seguito una crisi tra i due con incomprensioni e litigi talvolta aspri. Ad oggi la comunicazione tra loro è tesa e mediata quasi esclusivamente da messaggi formali. Giulia vive prevalentemente con la madre e con i nonni, che sono molto disponibili, e trascorre con il padre weekend alterni.
Nel racconto materno emerge stanchezza: “Con me non ascolta, devo ripeterle le cose cento volte”. Il padre, in un colloquio separato, minimizza: “È una bambina vivace, come lo ero io. Non ha niente che non va”.
Spinti dalla scuola i genitori sottopongono Giulia ad una serie di test che confermano la valutazione clinica di un quadro compatibile con Disturbo da Deficit di Attenzione-Iperattività (ADHD). Tuttavia, ciò che colpisce maggiormente non è solo la sintomatologia attentiva e comportamentale, ma la fragilità emotiva che emerge nei momenti di passaggio tra le case della mamma e del papà.
Giulia racconta che il giorno prima di andare dal padre ha mal di pancia. Quando torna dalla madre, è spesso irritabile e oppositiva. In seduta dice: “Se faccio la brava, forse non litigano più”. Questa frase sembra condensare il suo vissuto: una bambina che interiorizza il conflitto genitoriale e si attribuisce una responsabilità che non le appartiene.
Le differenze educative tra i genitori risultano marcate. La madre cerca di mantenere routine strutturate, orari regolari e limiti chiari. Il padre adotta uno stile più permissivo, le lascia vedere la televisione ed ha poche richieste strutturate. Giulia si muove tra due sistemi normativi incongruenti. La sua difficoltà di autoregolazione, tipica dell’ADHD, trova in questa incoerenza un terreno che amplifica disorganizzazione e impulsività.
In terapia individuale, Giulia mostra una buona capacità simbolica attraverso il gioco. Nei disegni compaiono spesso case separate, collegate da ponti fragili o spezzati. I personaggi sono agitati, in movimento costante. Lavorando sulle emozioni, fatica inizialmente a nominarle; tende a passare rapidamente dall’euforia alla frustrazione. Gradualmente, attraverso tecniche di regolazione emotiva e rinforzo delle competenze sociali, inizia a riconoscere segnali corporei di attivazione e a chiedere aiuto prima dell’esplosione comportamentale.
Parallelamente viene avviato un lavoro con entrambi i genitori. Separatamente partecipano a incontri di parent training sull'ADHD, finalizzati a comprendere che il comportamento della figlia non è né “capriccio” né “colpa educativa”, ma espressione di una difficoltà neuro-evolutiva che necessita coerenza e prevedibilità. Successivamente, in incontri congiunti, si lavora su accordi minimi condivisi: routine simili per i compiti, regole chiare sull’uso della televisione, modalità comunicative meno accusatorie in presenza della bambina.
Dopo alcuni mesi, la scuola segnala una maggiore stabilità: Giulia si alza ancora dal banco, ma riesce più spesso a completare le attività; i conflitti con i compagni di classe diminuiscono. I momenti di passaggio tra le due case restano delicati, ma vengono introdotti rituali di transizione che la aiutano a sentirsi più sicura.
Clinicamente, il caso evidenzia come l’ADHD non si sviluppi nel vuoto relazionale. La vulnerabilità neuro-biologica della bambina si intreccia con l’instabilità del contesto familiare. L’incoerenza educativa e la tensione tra i genitori non causano il disturbo, ma ne modulano l’espressione e l’intensità.
Il lavoro terapeutico, integrando intervento sul minore e sostegno alla genitorialità, permette una progressiva riduzione del sintomo come unico canale espressivo del disagio. Giulia non smette di essere vivace e intensa, ma inizia a disporre di strumenti per abitare quella intensità senza esserne travolta.
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