La consultazione con i genitori

La consultazione con i genitori


Nella mia pratica professionale, mi sono sempre occupato di consultazione con i genitori, principalmente per difficoltà di relazione con i loro figli, sia bambini che ragazzi o adolescenti… se non giovani adulti.
Le problematiche "generazionali" sembrano complicarsi sempre più nonostante l'impegno dei genitori stessi, l'intervento di insegnanti ed altre figure di rilievo per il bambino o ragazzo in oggetto.
Mi riferisco in questo caso a consultazioni promosse dai genitori, rispetto al loro figliolo, dato che nel caso un ragazzo fosse già mio paziente, ciò comporta maggiore cautela nell'eventuale consultazione con i suoi genitori, ovviamente con il suo e loro assenso!
Ma torniamo al caso di due genitori che mi consultano perché sono preoccupati di comportamenti del loro figlio o figlia, comportamenti che ritengono, a torto o a ragione, fonte di ansia per loro o francamente pericolosi: conflittualità perenne, assenza di regole (genitoriali o convenzioni sociali), sperpero di denaro, insuccessi scolastici, cattive frequentazioni, anoressia o bulimia ecc…
La posizione dello psicologo per tentare di aiutare queste persone, dovrebbe essere equidistante, sia dai genitori che dai figli, dato che ogni complicità comporterebbe perdere di vista il focus del problema e capire ben poco.
In queste intricate situazioni provo a far passare un primo messaggio: non si tratta di un braccio di ferro,  genitori contro figli, dato che l'unica certezza è che perdano tutti e non poco.
La sconfitta di tutti gli attori in gioco comporta la "rottura" della comunicazione genitori e figli e, molto spesso, tale rottura non può essere più recuperata.
Se riesco a far passare questo messaggio, predispongo i genitori a fare un po' di spazio nella loro mente per tentare di capire ciò che la figlia o figlio "urla" loro con il suo comportamento provocatorio e conflittuale.
Non si tratta di un passaggio facile da digerire per i genitori, ovviamente ambivalenti nel loro sincero desiderio di aiutare la figlia o figlio, ed ugualmente sfiniti dal conflitto in atto, magari da anni, quindi pronti a gettare la spugna ed arrendersi agli eventi.
Un secondo messaggio che tento di fare passare riguarda ciò che potremmo chiamare "il tragico equivoco". Provo a spiegarmi con un esempio: se io genitore credo che mia figlia faccia ogni cosa contro di me, la considero, di fatto, una nemica da combattere…
Se io figlia credo che i miei genitori pensino solo a controllarmi e avere la meglio su di me, li considero dei nemici da battere con ogni mezzo…
Risultato finale: conflittualità perenne, totale incomprensione, radicalizzazione dello scontro e allontanamento sempre più marcato tra quella figlia e quei genitori.
Mostrare ai genitori, e se possibile anche alla figlia o figlio, "il tragico equivoco" potrebbe consentire di abbassare il livello dello scontro, per aprire un canale di comunicazione.
Un po' come, nel corso della battaglia, alzare bandiera bianca per parlare con il "nemico". Parlare non risolve certo magicamente tutto, ma consente di cercare insieme una via di uscita, utile ad entrambi i contendenti, se non addirittura per giungere ad un cessate il fuoco e ad un armistizio, di li a poco.





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