Ah la nostalgia...! (parte prima)

Qualche giorno fa stavo sistemando alcune foto nel computer e, per caso, mi sono imbattuto in una cartella che aveva come titolo: Ladakh 1984. Ho aperto il file e sono stato colpito da una forte emozione: rivedere i volti di quei compagni di viaggio, ricordare i luoghi e, soprattutto, gli odori mi ha fatto ritornare a quel viaggio affascinante. Una grande nostalgia mi ha assalito: quanti anni sono passati da allora, ero giovane, pieno di capelli (!) con voglia di vivere e viaggiare, speranzoso in un mondo migliore, motivato al mio lavoro e fortemente impegnato nel "sociale" con tanti altri amici e colleghi. Figlio, anche se giovane, del mitico '68, (avevo conosciuto Mario Capanna in Università Statale a Milano), avevo la percezione che tutto si potesse cambiare e migliorare, largo ai giovani ed alla loro determinazione ad una società più giusta, equa e solidale. Cosa sia rimasto di quel sogno, beh... quello che abbiamo attorno è certamente lontano da quanto sperato e immaginato. I meno giovani ricorderanno una delle parole d'ordine di allora: "Vogliamo tutto e subito...!" Ma non voglio entrare in considerazioni politiche dato che quei tempi sembrano anni luce lontano dagli anni che stiamo vivendo! Vorrei porre attenzione al sentimento della nostalgia, ritorno ad un tempo che fu, ricordo di momenti passati ed emozioni ancora vive che ci fanno piacere da una parte ma dolore dall'altra, dato che non potranno più verificarsi... Noi tutti che viviamo all'estero dobbiamo confrontarci con tale sentimento di nostalgia, anche se non possiamo certo considerarci gli emigrati con la valigia di cartone.
Le motivazioni di tale uscita dai confini d'Italia sappiamo bene quali sono, lavoro, possibilità di mettere su famiglia agevolmente, bisogno di emanciparsi dalle famiglie, ricerca di un'affermazione professionale che spesso in Italia è ben poco riconosciuta...
E poi c'è la nostalgia. Non credo minimanente a coloro i quali mi dicono che non hanno nostalgia di casa, del paese, della città, degli amici, dei familiari, della pizzeria di loro cugino, della spiaggia vicino casa. Nostalgia anche per chi, come noi nizzardi, in mezz'ora possiamo andare a Ventimiglia e parlare in italiano con i negozianti, che sovente ci rispondono in francese...!
Bando alla nostalgia, se vorrete seguirmi vi racconterò un po' di quel mitico viaggio, che dividerò in tre parti per comodità di lettura e non abusare della vostra pazienza.

PARTE PRIMA: il LADAKH
Correva l'anno 1984, a cavallo tra agosto e settembre tredici giovani si incontrano per intraprendere un viaggio con Avventure nel Mondo con destinazione: India, Ladakh e Nepal
Incontro a Roma e partenza per Delhi con sosta tecnica all'aeroporto di Gedda. Ricordo ancora che noi "occidentali" eravamo confinato dietro transenne per non mescolarci con i sauditi, che osservavano con disprezzo noi "infedeli".
Arrivati a Delhi il nostro gruppo ha noleggiato tre auto (uguali alle nostre Fiat 1100) con autisti per raggiungere la cittadina di Leh, capitale del Ladakh, chiamato anche piccolo Tibet. Il Tibet è stato annesso "con dolcezza" dalla Cina ed allora impossibile da visitare, con il Dalai Lama costretto all'esilio. Diversi giorni di viaggio per percorrere i circa 1.000 km su strade terribili, con frequenti soste per aggiungere acqua ai radiatori delle vetture. Tenete conto che siamo ad altezze sul livello del mare oltre i 2.000 metri, quindi per chi come noi non è abituato all'altezza ogni sforzo è una prova di coraggio.
La strada per Leh
Prima di arrivare a Leh abbiamo visitato i Gompa di Lamayuru ed Alchi, luoghi di preghiera e raccoglimento per i buddisti del Ladakh. Dappertutto l'effige di Budda, con lunghe orecchie, simbolo di saggezza. 
Ingresso al Gompa di Alchi
I monaci dalla tunica rossa ci hanno sempre accolto con cortesia e curiosità, hanno avuto pazienza quando li abbiamo fotografati nel mentre delle loro cerimonie, ci hanno offerto the e quanto avevano da mangiare per rifocillarci. Una bevanda molto utilizzata (soprattutto d'inverno e qui il freddo è terribile), è il the con il burro rancido di yack. Dire che per i nostri gusti è orripilante è poco, ma io, solo ed impavido ho accettato l'offerta e bevuto la pozione sotto gli occhi divertiti dei monaci e lo sguardo preoccupato di Nicola, amico e collega di lavoro nonché medico che già mi vedeva rotolare a terra tra gli spasmi...! Ebbene sono sopravvissuto e da allora digerisco anche i sassi!

Un monaco al Gompa di Alchi
Budda al Gompa di Lamayuru
Dopo tanti giorni di viaggio siamo giunti a Leh, che si trova ad oltre 3.500 metri d'altezza. Di grande effetto è il grande palazzo di Leh del XVII secolo, realizzato sul modello della precedente residenza del Dalai Lama (il palazzo del Potala in Tibet), che si affaccia sul bazar e sui labirinti di stradine della città vecchia. 
Un paio di giorni di riposo (si fa per dire) e via per un'ascensione a cavallo per la grotta di Amarnath ad oltre 3.800 metri, per vedere il Lingam di Shiva. La grotta è un importante luogo di culto e di preghiera per gli induisti. Ma ne parleremo la prossima puntata...
Il grande palazzo di Leh






La maggior parte del gruppo alla grotta di Amarnath (3.880 metri)

  











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