Giovani laureati che lasciano il nostro paese per lavorare all'estero


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Quando studiavo all'Università di Padova non esisteva ancora il programma Erasmus (è nato nel 1987), opportunità che noi studenti di allora avremmo utilizzato con gran piacere. Si doveva viaggiare a proprie spese per conoscere altri paesi, soprattutto europei e nella maggior parte dei casi per imparare una lingua straniera in loco. Studiare e vivere per un anno in un paese straniero in Erasmus è certo una grande opportunità ed esperienza positiva per i giovani.

Però da almeno quindici anni l'Erasmus è il primo passo per tanti giovani per poi lasciare l'Italia in maniera definitiva e trovare lavoro in paesi quali Spagna, Francia, Inghilterra, Germania e Portogallo. Le città europee più popolari sono: Barcellona, Madrid, Amsterdam, Lisbona, Parigi, Berlino e Atene. Di fatto l'Erasmus può (ed è) un trampolino per poi trasferirsi all'estero nel momento in cui si è trovato un lavoro.

Condivido a tale riguardo l'articolo apparso su MilanoEvents.it che si riferisce agli studenti lombardi. Consideriamo poi che molti ragazzi del centro-sud Italia si trasferiscono presso Università della Lombardia per concludere gli studi con il biennio di specialistica.

Sempre più giovani laureati lasciano la Lombardia: è fuga di talenti
Negli ultimi anni sempre più giovani formati in Lombardia scelgono di costruire il proprio futuro all’estero. Il fenomeno dei cosiddetti “cervelli in fuga” continua infatti a crescere e i numeri mostrano un divario sempre più ampio tra chi parte e chi invece decide di tornare. Secondo i dati più recenti, nel 2024 oltre 11 mila laureati lombardi si sono trasferiti all’estero, mentre i rientri si sono fermati a circa 2.840 persone. Il saldo è quindi fortemente negativo, con più di 8 mila laureati in meno in un solo anno. Un flusso che evidenzia come molti giovani altamente qualificati preferiscano cercare opportunità professionali fuori dall’Italia.
Un fenomeno in crescita negli ultimi dieci anni
La tendenza non è nuova, ma negli ultimi anni è diventata più evidente.
Nel 2015 i laureati lombardi emigrati all’estero erano circa 5.600. Nel 2020 il numero era salito a circa 6.500. Nel 2024 ha superato quota 11 mila, più del doppio rispetto a dieci anni fa.
I rientri invece non seguono lo stesso andamento. Se nel 2015 erano circa 1.900, nel 2020 avevano superato di poco 3.200, ma negli ultimi dati disponibili sono tornati a scendere a 2.840. Questo significa che molti di coloro che partono finiscono per costruire la propria carriera stabilmente all’estero.
Giovani e sempre più qualificati
Chi lascia il Paese è spesso giovane e con un alto livello di istruzione. Oggi il 71% degli italiani che emigrano possiede un titolo di studio medio-alto e il 37% è laureato, una quota in aumento rispetto al passato.
Anche l’età racconta molto del fenomeno:
il 58% degli espatriati ha tra 18 e 39 anni
la fascia 25-39 anni rappresenta circa il 67% dei laureati che partono
gli under 25 sono circa il 10%, più del doppio rispetto a dieci anni fa.
Milano resta attrattiva, ma cambia qualcosa
Nonostante questo fenomeno, Milano continua a essere uno dei principali poli di attrazione per lavoro e studio in Italia. Tuttavia negli ultimi anni si registrano alcuni cambiamenti anche nei flussi interni.
Il saldo migratorio interno della città metropolitana è diventato leggermente negativo: significa che alcune persone scelgono di trasferirsi in altre province. Tra le destinazioni più frequenti ci sono Pavia, Monza, la Brianza e Cremona, territori dove il costo della vita è più basso ma che restano vicini al mercato del lavoro milanese.
Perché tanti giovani scelgono l’estero
Tra le principali ragioni che spingono i giovani laureati a lasciare l’Italia ci sono stipendi più alti e maggiori opportunità di carriera.
Secondo le analisi citate nello studio, chi lavora all’estero può guadagnare in media il 54% in più rispetto a chi resta in Italia, con differenze che dopo alcuni anni possono superare anche il 60%.
Un problema strutturale
Il fenomeno è legato anche a un tema demografico più ampio. L’Italia, Lombardia compresa, sta attraversando un processo di progressivo invecchiamento della popolazione e di riduzione dei giovani in età lavorativa.
In teoria questo dovrebbe rendere ancora più prezioso il capitale umano qualificato. In pratica, però, molti dei giovani formati nelle università italiane "scelgono" di mettere le proprie competenze a disposizione di altri Paesi.
Il risultato è un paradosso: territori come la Lombardia formano ogni anno migliaia di laureati, ma una parte crescente di questi si vede costretta a costruire altrove il proprio percorso professionale.


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