Evento APSI a Parigi

 

© APSI


Un interessante evento dell'APSI domenica 31 maggio alla Librairie Italienne Tour de Babel di Parigi.





2026, pianeta terra. Emergere dalla lunga notte

© Casa della Psicologia-OPL

Come in un racconto distopico, l’inizio dell’anno è stato segnato da una successione di eventi drammatici per i quali non disponiamo ancora di un lessico adeguato. Diversi paesi del mondo sono stati coinvolti: Venezuela, Iran, Cuba. Espressioni come “Board of Peace”, “Riviera di Gaza”, “ICE” richiamano a inversioni di senso che abbiamo imparato a conoscere dalla letteratura post-bellica, da chi l’orrore lo aveva visto con i propri occhi e cercava un modo di raccontarlo perché non si ripetesse. “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza” scriveva nel 1948 George Orwell nel suo celeberrimo romanzo “1984”. Camminiamo spaesati tra le macerie, ancora fumanti, del diritto internazionale.

Per lungo tempo questa violenza è stata ai margini dell’ordine occidentale, abbiamo pensato che l’orrore fosse stato sconfitto, le parole “mai più” sembravano aver assunto un senso onnicomprensivo, illudendoci anche che fossero realtà condivisa. Oggi, tuttavia, quella stessa violenza ritorna al centro e attraversa anche le società che avevano preteso di restarne immuni. L’ombra coloniale non si manifesta più soltanto nei territori storicamente assoggettati, ma riemerge dentro le stesse democrazie, prima in forme meno evidenti, oggi in maniera sempre più eclatante.

In questo contesto ci troviamo a curare, ad ascoltare, a cercare parole capaci di restituire senso a una realtà che appare improvvisamente disordinata, violenta e contraddittoria, ma che forse non aveva mai smesso di esserlo. Come prendersi cura del malessere dei singoli, dei gruppi e delle istituzioni dentro un simile scenario storico? La disciplina psicologica si può davvero considerare al riparo dal rischio di diventare, consapevolmente o meno, uno strumento di adattamento, controllo e sorveglianza?

La serata propone una riflessione sul presente attraverso uno sguardo multidisciplinare, l’unico che possa garantire di non cadere in spiegazioni semplificanti e rispetti la complessità del momento storico che stiamo vivendo come collettività.

Relatrici e relatori:
Roberto BERTOLINO,
psicologo psicoterapeuta, Centro Frantz Fanon di Torino
Annalisa CAMILLI,
giornalista di Internazionale - in collegamento da remoto
Rahel SEREKE,
urbanista e politologa, fondatrice dell’associazione “Cambiare Passo”


Moderano:
Valentina STIRONE,
Psicologa psicoterapeuta, Componente Comitato scientifico Casa della Psicologia 
Gabriele TAPELLA,
Psicologo psicoterapeuta, Componente Comitato scientifico Casa della Psicologia
Danilo CORONA,
Psicologo psicoterapeuta, Consigliere OPL, Resp. Comitato scientifico Casa della Psicologia

© Casa della Psicologia-OPL

Eventi alla Casa della Psicologia di Milano

© Casa della Psicologia - OPL
Viviamo un tempo attraversato da ansia, precarietà, solitudine, sfiducia nel futuro, ineguaglianze e fratture sociali profonde. A livello internazionale assistiamo impotenti al superamento delle frontiere dell’umano e del diritto, che hanno tolto valore ad Istituzioni nate dopo la seconda guerra mondiale proprio per tutelare la pace e il rispetto tra i popoli. In questo scenario, la Psicologia è chiamata a riscoprire il suo ruolo civile, sociale e politico: prendersi cura dell’umano e di ciò che nell’essere umano rischia di spegnersi.
Il titolo proposto gioca sul doppio significato tra il tornare alla Costituzione e il bisogno di ri-costituire una psiche: un apparato capace di pensare i pensieri, oggi più che mai necessario in un tempo in cui il pensiero sembra impoverirsi.  Parlare di Costituzione della Psiche significa interrogarsi non solo sui diritti in quanto tali, ma sulle condizioni psichiche che li rendono effettivamente praticabili: la capacità di pensare, di entrare in relazione e di dare parola all’esperienza.
Letta nella sua dimensione etica ed esistenziale, la Costituzione italiana è una “mappa dell’umano”. Parla di equità, dignità, cura, legami, libertà di pensiero ed espressione, educazione, lavoro, ambiente, tutela della fragilità.  Parla dei bisogni psicologici fondamentali delle persone e delle comunità. Per questo resta profondamente attuale ed è una bussola emotiva e civile per orientarsi nell’incertezza del presente.
Gli incontri proposti seguono una linea che sintetizziamo con un verso di L.CohenC’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce.”  Esploriamo un punto di rottura, dove la vita psichica si spezza o si impoverisce, e un possibile punto di riparazione, dove filtra la luce, con idee ed esperienze che ricostruiscono un senso di comunità, appartenenza e solidarietà.
La nostra Costituzione ha svolto proprio questa funzione: rispondere alla disgregazione del dopoguerra attraverso una dialettica democratica, capace di generare diritti, tutele e riconoscimenti che oggi, ancora una volta, siamo chiamati a difendere.

 

 

Giulia e Andrea

 

© Pexels
Settimane fa a Milano nel corso di un seminario clinico una collega ci ha presentato il caso di Giulia ed Andrea, due ragazzi trentenni sposati da alcuni anni. 

Provengono entrambi da famiglie benestanti, i genitori di Giulia sono avvocati assai conosciuti ed i genitori di Andrea hanno una farmacia in centro a Milano.
In quella che scherzosamente dicono essere la loro “sola ribellione” hanno deciso di non seguire le orme genitoriali dato che lavorano entrambi nella scuola pubblica: Giulia insegna filosofia e Andrea matematica in due licei della città.
Sono entrambi molto sportivi, avrebbero potuto ben figurare anche a livello regionale nel nuoto, loro grande passione e che era stata l’occasione della loro conoscenza nella stessa società sportiva milanese. In breve tempo si erano fidanzati e dopo due anni sposati con il sostegno e la gioia di entrambe le famiglie.
Hanno una bella casa ricevuta in dono dalle rispettive famiglie, consapevoli che con il loro lavoro non avrebbero mai potuto acquistarla nemmeno dopo tanti anni…

Giulia e Andrea sono impegnati nel sociale, entrambi volontari alla Croce Rossa e frequentano assiduamente la vicina Parrocchia cui dedicano delle ore per il doposcuola di bambini e ragazzi.
Giulia è particolarmente dedita al sostegno di bambini e ragazzi, dato che ha una grande sensibilità e pazienza anche con gli “allievi” più difficili.
E qui si apre un capitolo particolarmente delicato della storia di Giulia e naturalmente  di Andrea.

La giovane desidera da tempo avere un figlio, totalmente sostenuta in questo suo desiderio da Andrea ma… ma nulla accade. L’ansia comincia a salire, i due giovani ne parlano con le rispettive famiglie per cercare sostegno e consiglio. Uno zio di Andrea che è primario medico in un ospedale milanese viene consultato e guida i due giovani verso colleghi ginecologi ed andrologi.
Giulia ed Andrea iniziano un percorso di consultazioni, visite ed esami per cercare di dare risposta alla mancata gravidanza della giovane.

Seguono mesi di pellegrinaggio da vari medici sia a Milano che in altre città presso Centri di alta specializzazione. Esami e visite non danno alcuna risposta, tutto è nella norma e non si capisce perché Giulia non resti incinta. Inizia una seconda fase di consultazioni presso Centri in Spagna e Inghilterra. Viaggi, visite, esami e consultazioni si susseguono e la vita dei due giovani è a dir poco stravolta da tutto ciò. In ultima analisi si affidano ad un Centro inglese molto conosciuto e rinomato nell’ambito clinico, la cui spesa (elevata) è sostenuta dalle rispettive famiglie.
Passa quasi un anno di tentativi, speranze e poi grandi delusioni che portano Giulia a lambire una depressione ed avere una crisi con Andrea dato che i fallimenti sono continui. A questo punto Andrea interviene decisamente e ferma tutto: non è possibile andare avanti così, consapevole che la vita di Giulia e della coppia è messa in grave rischio. 
Passano alcuni mesi senza l’incubo di visite e controlli, i due giovani ritrovano un minimo di serenità e decidono di abbandonare il progetto di avere un figlio in modo naturale.

Giulia ed Andrea avevano già messo in conto l’iter di un’adozione, preso atto del fallimento dei tentativi sin li svolti, ed iniziano le pratiche, disponibili anche all’adozione internazionale di un bimbo magari malato. Seguono altri incontri e colloqui che sappiamo essere non facili soprattutto per Giulia, che porta dentro di se il “fallimento” del suo desiderio di maternità. 
Non passa molto tempo che i due giovani vengono chiamati perché un bimbo italiano neonato e in stato di abbandono può essere a loro assegnato. Potete immaginare la gioia di Giulia, che non sta più nella pelle dalla felicità. 
Il piccolo arriva nella casa di Giulia ed Andrea, che sono totalmente dedicati alla creatura in un turbine di forti emozioni per entrambi con una gioia infinita dei due giovani e, manco a dirlo, delle famiglie. Su “decisa spinta” di Andrea, Giulia inizia un percorso psicologico (con la collega) per dare conto alle forti emozioni che vive, nell’alternarsi dapprima di sentimenti depressivi e ora di felicità per il bimbo.

Ebbene quando Donato, il bimbo adottivo ha quasi un anno, accade un fatto assai interessante.
Giulia rimane incinta, è sorpresa e fa tutti i test possibili che confermano la gravidanza senza ombra di dubbio. Giulia, appena ripresa dallo choc e in un misto di gioia e paura per tale evento fa di tutto per proteggere la gravidanza che, nello stupore di molti medici, prosegue serenamente sino alla nascita di Elena. 


La collega ci pone e si pone l’interrogativo di fondo: ma come, una coppia che aveva fatto ogni tipo di test, varie tecniche di PMA e dichiarata senza ombra di dubbio impossibilitata ad avere figli…?

E qui si aprono tanti interrogativi: è possibile che un percorso psicologico abbia in qualche modo “liberato” qualcosa nelle emozioni di Giulia tanto da permetterle di restare incinta?
Numerosi studi hanno evidenziato che le nostre emozioni, i nostri desideri ed i nostri pensieri agiscono sul corpo, sui muscoli, ed anche sui sistemi ormonali ed immunitari.
Dopo l’arrivo del bimbo adottivo Giulia si é forse sentita “autorizzata” ad avere un figlio in modo naturale, sapendo che nell’intimo della ragazza avere due figli rappresenta un equilibrio che sente giusto…? 
Ma allora il desiderio di un secondo figlio è così potente per Giulia da permetterle quel "...Misterioso salto dalla mente al corpo" di cui parla Felix Deutsch…?


Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/67