Cari amici francesi...

E si, cari amici francesi, dopo avere preso in giro noi italiani, talvolta con garbo, talvolta in modo offensivo, ora fate anche voi i conti con il virus...
Premetto che desidero solo fare delle considerazioni antropologiche e psicologiche, senza toccare aspetti sanitari, politici ed economici, che molto meglio di me saranno espressi da autorevoli commentatori italiani e francesi.

Photo presa dalla Tv
Lunedi mattina, esco per fare un po' di spesa (latte, pane e verdura) nei piccoli negozi di prossimità dato che non amo i centri commerciali ed i supermercati. Oltretutto si può parlare con i titolari, condividere le preoccupazioni e (anche) sorridere. Ovviamente ad un metro di distanza.
Fin qui bene, le persone che incrocio sono silenziose, sembrano assorte ma tant'è.
Mi reco quindi in farmacia, sbarramento a tre metri dai banconi, fila composta di una decina di persone. Una signora con mascherina che deve uscire dalla farmacia, rabbiosamente fa spostare tutta la fila perché nessuno le sia troppo vicino quando varcherà la porta. Tutti noi ci scansiamo per farla passare, si ferma e dice qualcosa riferito agli italiani... Capisco che ci considera degli indisciplinati che se ne fregano delle regole. Mi scuso per gli italiani (chissà perché mi sento di rappresentarli), ma le dico che dopo avere fatto uscire di casa milioni di cittadini per votare domenica, è quantomeno bizzarro poi chiedere lunedi di restare a casa per fermare il virus!
Infatti. Questa è la cosa che più stupisce, nemmeno da noi i politici più attaccati alla poltrona (cadrega in milanese), avrebbero fatto una cosa del genere. Oltretutto per Macron questa forzatura si è rivelata poco premiante nelle città importanti, in termini di voti, vista la scarsissima affluenza (ma dai...). Ora si parla di rinviare i ballottaggi che dovrebbero tenersi domenica prossima. Ma no, propongo di fare il secondo turno domenica, in pieno picco dell'epidemia così ci ingrazieremo il virus che, preso da pietà per la umana stupidità, lungi dal dare il colpo di grazia, ci lascerà in pace.
Più seriamente sono molto dispiaciuto per i francesi (ed anche gli spagnoli, gli inglesi, ecc.) che pur avendo otto-dieci giorni di vantaggio sull'impennata dei casi di contagio, ed avendo ben chiaro cos'è accaduto in Italia, che ha una sanità di eccellenza e medici assai preparati, si sono lasciati prendere in contropiede.
Oggi al telegiornale delle 13 il Prof. Philippe Juvin, Chef du Service des Urgences dell'Hôpital Georges Pompidou di Parigi ha detto con chiarezza le stesse cose sentite dire dai nostri medici in prima linea in Italia: problemi per il triage, casi in vertiginosa crescita, mancanza di letti per i casi difficili soprattutto nelle rianimazioni, respiratori non sufficienti, bisogno urgente di creare spazi ulteriori per ricoveri di gran numero di pazienti.
Praticamente le stesse parole dei nostri sanitari, cui va il nostro ringraziamento affettuoso.
A giorni la Francia sarà come l'Italia, però con la consapevolezza che in alcuni giorni, anziché sottovalutare la situazione, avrebbero potuto (umilmente) darsi da fare per attrezzare e rinforzare strutture, assumere medici ed infermieri, dare norme forti e chiare di comportamento alla cittadinanza (e verificare il rispetto), bloccare il più possibile la circolazione delle persone e quindi, del virus.
Ma noi italiani siamo sempre un passo avanti alle disgrazie. E' secoli che ci facciamo i conti, nel bene e nel male. E allora ben vengano i concerti dalle finestre, che tutti noi abbiamo visto alla televisione, in svariate città italiane. L'ho proposto anche ai vicini italiani del nostro palazzo e, dato che siamo tutti milanesi di origine, dovremmo cantare "O mia bela Madunina",
Stiamo a casa tutti, contiamo sui bravi medici francesi che ora si stanno trovando anche loro in prima linea a combattere la violenta diffusione del virus, e... sulla fortuna.
Per pietà (antropologica) non ho commentato il raduno dei Puffi di pochi giorni fa e la festa dei supporter del PSG.





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