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James Robert Flynn è uno psicologo statunitense noto per le sue pubblicazioni sull’intelligenza umana e sull’aumento nel tempo di punteggi del Quoziente Intellettivo (QI) in tutto il mondo. Tale fenomeno è stato chiamato: “Effetto Flynn”.
Flynn osserva che il QI umano ha un aumento costante nel corso del Novecento, egli valuta che sia aumentato di due o tre punti ogni dieci anni.
Più precisamente Flynn osserva che non si tratta di un’aumento dell’intelligenza in senso assoluto ma il valore è correlato ai miglioramenti delle condizioni di vita.
Va da se che la scolarità contribuisce a tale aumento, come la migliore alimentazione e la riduzione delle malattie infantili. Lo stesso ambiente è più ricco di stimoli visivi, sociali e relazionali che, di fatto, “allenano” la mente.
Dall’inizio degli anni duemila però i punteggi medi del QI hanno iniziato una stagnazione o una diminuzione in tutti i paesi “occidentali”, nel nord del continente europeo e alle nostre latitudini: Spagna, Francia, Italia e Grecia.
Tale fenomeno è chiamato “Effetto Flynn inverso” ed è oggetto di studio da parte di discipline diverse. A onor del vero molti studiosi sono perplessi, riconoscono una stagnazione del QI, ma non concordano sulle vere cause.
Possiamo certamente ascrivere il fenomeno a vari fattori generali quali:
il famoso scrolling dei contenuti sul telefonino o sul tablet soprattutto da parte dei giovani (ma non solo) comporta sovraccarico e dipendenza digitale. Il consumo costante di contenuti brevi e frammentati riduce l’attenzione prolungata e la capacità di pensiero critico.
L’impoverimento linguistico, la riduzione del vocabolario e la semplificazione del linguaggio limitano l’elaborazione di pensieri complessi e articolati.
I notevoli cambiamenti nello stile di vita: la scarsa propensione alla lettura, la sedentarietà e l’alimentazione, possono incidere negativamente sullo sviluppo cognitivo.
In qualche modo memorizziamo e impariamo meno, ovvero alleniamo poco la nostra mente a forme di pensiero più evolute.
Aggiungo io: siamo capaci di ascoltare e fare spazio al pensiero altrui? Che non vuole dire perdere la propria convinzione ma provare anche a capire il pensiero dell’altro…
Se non tutti gli studiosi condividono le cause del fenomeno possiamo e dobbiamo porci alcuni interrogativi centrali:
* che contesti sociali e relazionali stiamo offrendo a i nostri figli ?
* Investiamo abbastanza nella scuola e nell’educazione in senso lato ?
* Facciamo in modo che i nostri giovani usino la tecnologia senza esserne completamente travolti ?
* Ci ricordiamo che esistono strumenti potenti e alla portata di tutti ovvero i libri che stimolano lettura e riflessione ?
* L’intelligenza artificiale potrà aumentare delle conoscenze ma che ne sarà del pensiero critico ?

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