L'effetto Flynn inverso

© Pexels

James Robert Flynn è uno psicologo statunitense noto per le sue pubblicazioni sull’intelligenza umana e sull’aumento nel tempo di punteggi del Quoziente Intellettivo (QI) in tutto il mondo. Tale fenomeno è stato chiamato: “Effetto Flynn”.
Flynn osserva che il QI umano ha un aumento costante nel corso del Novecento, egli valuta che sia aumentato di due o tre punti ogni dieci anni.
Più precisamente Flynn osserva che non si tratta di un’aumento dell’intelligenza in senso assoluto ma il valore è correlato ai miglioramenti delle condizioni di vita.
Va da se che la scolarità contribuisce a tale aumento, come la migliore alimentazione e la riduzione delle malattie infantili. Lo stesso ambiente è più ricco di stimoli visivi, sociali e relazionali che, di fatto, “allenano” la mente.
Dall’inizio degli anni duemila però i punteggi medi del QI hanno iniziato una stagnazione o una diminuzione in tutti i paesi “occidentali”, nel nord del continente europeo e alle nostre latitudini: Spagna, Francia, Italia e Grecia.
Tale fenomeno è chiamato “Effetto Flynn inverso” ed è oggetto di studio da parte di discipline diverse. A onor del vero molti studiosi sono perplessi, riconoscono una stagnazione del QI, ma non concordano sulle vere cause.
Possiamo certamente ascrivere il fenomeno a vari fattori generali quali:

il famoso scrolling dei contenuti sul telefonino o sul tablet soprattutto da parte dei giovani (ma non solo) comporta sovraccarico e dipendenza digitale. Il consumo costante di contenuti brevi e frammentati riduce l’attenzione prolungata e la capacità di pensiero critico.

L’impoverimento linguistico, la riduzione del vocabolario e la semplificazione del linguaggio limitano l’elaborazione di pensieri complessi e articolati.

I notevoli cambiamenti nello stile di vita: la scarsa propensione alla lettura, la sedentarietà e l’alimentazione, possono incidere negativamente sullo sviluppo cognitivo.

In qualche modo memorizziamo e impariamo meno, ovvero alleniamo poco la nostra mente a forme di pensiero più evolute. 

Aggiungo io: siamo capaci di ascoltare e fare spazio al pensiero altrui? Che non vuole dire perdere la propria convinzione ma provare anche a capire il pensiero dell’altro… 

Se non tutti gli studiosi condividono le cause del fenomeno possiamo e dobbiamo porci alcuni interrogativi centrali:
* che contesti sociali e relazionali stiamo offrendo a i nostri figli ?
* Investiamo abbastanza nella scuola e nell’educazione in senso lato ?
* Facciamo in modo che i nostri giovani usino la tecnologia senza esserne completamente assorbiti ?
* Ci ricordiamo che esistono strumenti potenti e alla portata di tutti ovvero i libri che stimolano lettura e riflessione ?
* L’intelligenza artificiale potrà aumentare delle conoscenze ma che ne sarà del pensiero critico ?














Perchè la guerra?

© Pexels

Pochi anni prima dello scoppio della seconda guerra mondiale Albert Einstein e Sigmund Freud hanno uno scambio epistolare che darà origine al volumetto “Perchè la guerra?” del 1933.
Einstein pone a Freud una domanda molto precisa: “Esiste un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?” 

Freud risponde ad Einstein che occorre partire dalla comprensione della natura umana.

Un primo punto che Freud affronta riguarda la pulsione aggressiva. 

L’aggressività è una componente della natura umana: Freud sostiene che nell’uomo esiste una spinta distruttiva, che nella sua teoria chiama pulsione di morte (Todestrieb), contrapposta alla pulsione di vita (Eros).
Freud afferma che nell’uomo non esiste solo il desiderio di conservare la vita, amare e costruire (Eros), ma anche una tendenza alla distruzione e all’aggressione (pulsione di morte).
Questa aggressività può rivolgersi:
* verso gli altri individui;
* verso gruppi esterni (nemici, popoli diversi);
* anche verso sé stessi.
La civiltà non elimina questa forza, ma cerca di incanalarla e controllarla.
Freud non dice che l’uomo sia “naturalmente cattivo”. Dice piuttosto che l’essere umano è attraversato da forze contraddittorie:
* amore e odio;
* cooperazione e rivalità;
* costruzione e distruzione.
La cultura nasce proprio dal tentativo di trasformare queste energie in forme socialmente accettabili.
Un secondo aspetto è il passaggio dalla violenza al diritto.
La guerra nasce dall’intreccio tra interessi, potere e aggressività: Freud ci ricorda che gli Stati, come gli individui, possono essere spinti dalla ricerca di dominio e dalla volontà di prevalere sull’altro.
Freud fa un passaggio storico importante ovvero all’inizio della storia umana prevale la forza fisica: vince chi è più forte.
Poi gli uomini si uniscono e creano una comunità in cui la forza del singolo viene sostituita dalla forza collettiva del diritto.
Tuttavia Freud osserva che anche il diritto resta legato alla forza: una legge funziona perché esiste un’autorità capace di farla rispettare.
Perché allora gli uomini fanno la guerra?
Secondo Freud, perché:
* gli Stati difendono interessi e potere;
* i gruppi umani tendono a creare un “noi” contro un “loro”;
* l’aggressività può essere mobilitata attraverso ideologie, propaganda e identificazione collettiva;
* le masse possono essere trascinate da leader che utilizzano paure e desideri di appartenenza.
Il diritto nasce dalla forza organizzata: Freud osserva che una società può trasformare la violenza individuale in una forza regolata dalle leggi. La civiltà non elimina la violenza, ma cerca di limitarla attraverso istituzioni e norme comuni.

La speranza di Freud è che la cultura possa contrastare la guerra. Lo sviluppo dell’educazione, della ragione e dei legami affettivi tra gli esseri umani può ridurre la tendenza alla distruzione.
Una frase chiave del testo è l’idea che “Tutto ciò che favorisce lo sviluppo della cultura lavora anche contro la guerra”.
Freud vede una possibilità di contrasto alla guerra nella civilizzazione:
* più istruzione;
* più capacità critica;
* più identificazione con gli altri esseri umani;
* maggiore sviluppo della ragione.

Scrive Freud che l’evoluzione culturale tende a rendere gli uomini meno disponibili alla guerra, perché rafforza il pensiero e indebolisce gli impulsi immediati.
In sintesi: per Freud la guerra non è un incidente esterno alla natura umana, ma nasce dall’incontro tra aggressività pulsionale, organizzazione sociale e lotte di potere. La civiltà non cancella il conflitto, ma può trasformarlo e limitarlo.
A conclusione mi piace riportare le parole di Einstein: 
«Io non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma posso dirvi che cosa useranno nella quarta: le pietre!»


© Bollati-Boringhieri

 

Testo: Sigmund Freud-Albert Einstein, “Perchè la guerra?”, Ed. Bollati Boringhieri