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Paura... del Virus

© Gruppo INI
 
E' innegabile, molte, troppe persone qui in Francia, in Italia ed altrove hanno terrore del virus.

Intendiamoci, nessuno nega il Covid-19, la sua diffusione e la potenziale pericolosità degli effetti sulle persone.

Però dopo due anni di "esperienza" volenti o nolenti tutti noi dovremmo fare alcune considerazioni e non accettare passivamente le notizie siano esse di stampa che tramite la televisione.

Parla una persona che nel novembre 2020 ha contratto il virus e per tre settimane, divenute poi quattro per via di una infezione urinaria seguente, è stata male con febbre, mai troppo forte, però persistente. Ovviamente stanchezza, ossa rotte, mal di testa, tosse a tratti...

I classici sintomi del Covid-19 delle prime ondate.

Ho avuto paura? Certamente, il mio terrore era di finire all'ospedale, ricoverato e intubato come si vedeva quotidianamente alla Tv o si leggeva nei bollettini di guerra dei giornali.

Entro ancor più nel personale: nell'ottobre 2020 dopo un ricovero di un mese all'Ospedale Policlinico  (eccellenza medica di Milano) era mancato per Covid-19 mio suocero. Nessuno ha potuto vederlo, parlargli, dato che le scarne notizie erano filtrate dagli infermieri, nemmeno tanto cortesi (posso capirli, erano stressati di certo anche loro). Abbiamo dovuto fare intervenire il Tribunale per i Diritti dei Malati per consentire, dopo telefonate di fuoco, ad una figlia di vederlo sedato e sotto morfina poche ore prima di morire...

Fine della corsa, iniziata ancora peggio. Quando mio suocero ha manifestato i primissimi sintomi di sospetto Covid-19 il medico di base non l'ha mai visitato e nemmeno sentito per telefono. Dopo alcuni giorni a casa con Tachipirina sempre in attesa di test per il Covid-19 il quadro clinico era in peggioramento. Il medico di base sempre desaparecido. Abbiamo dovuto fare intervenire una Croce Privata che ha inviato un medico (di persona) a casa e che ha richiesto il ricovero immediato con ambulanza per la modica cifra di 250 euro.

I medici del Policlinico sono preparati e non si spaventano di certo davanti ai virus, però hanno dovuto seguire il protocollo dell'AIFA (detto da loro non senza imbarazzo) che con la sciagurata Tachipirina e vigile attesa prima o poi costringerà qualcuno ad assumersi la responsabilità di ciò.

Come scritto il mese successivo il Covid-19 mi ha voluto fare visita. Ebbene il mio medico generalista senza attendere il test (per la cronaca i primi test erano negativi solo dopo una settimana positivi) ha iniziato a bombardarmi di cortisone ed antibiotici per prevenire le complicanze polmonari, vero rischio di questo virus.

Subito radiografia dei polmoni, controllo costante della saturazione di ossigeno nel sangue con apparecchietto acquistato in farmacia e, soprattutto, costante comunicazione per telefono e messaggi tra me ed il medico. In breve non mi sono mai sentito solo, rassicurato dalle sue parole: "... Ti curo a casa, occorre pazienza e seguire le cure per bene, è un virus e abbiamo le armi per combattere non lui (il virus) ma i danni che potrebbe causare all'organismo".

Già i virus se ne fregano altamente dei farmaci antivirali, che i medici seri e coscenziosi infatti non utilizzano. Semmai la battaglia è sugli effetti collaterali a volte assai pericolosi e vera causa di morte se non adeguatamente curati. Il che ha comportato cambiare nel corso della malattia gli antibiotici per "proteggere" gli organi di volta in volta colpiti dal virus, sino all'infezione delle vie urinarie, ultima battaglia che ho dovuto affrontare.

Qualcuno obietterà che la differenza di età tra me e mio suocero è stata decisiva per il buon esito delle cure.

Purtroppo abbiamo tutti visto che dei giovani lasciati a casa con Tachipirina e vigile attesa sono finiti in ospedale spesso in rianimazione e persone anziane neanche tanto messe bene se la sono cavata...

La medicina del territorio, il medico di famiglia, il generalista in Francia, fa la differenza. Se salta questa prima linea sanitaria perchè il medico ha paura o si attiene alle linee guida ed ai protocolli, non ci saranno mai abbastanza posti letto per accogliere le persone che, dopo alcuni giorni di attesa saranno ormai attaccate dal virus, che fa il suo mestiere con la forza amplificata dall'inerzia di chi avrebbe dovuto contrastarlo alle prime avvisaglie!

Altro che attendere il test, contrattaccare subito con antibiotici e cortisone che costano poco e tutti i medici sanno bene usare se solo vogliono "sporcarsi le mani".

Poi è arrivato il vaccino. Ci ricordiamo tutti i toni trionfalistici di scienziati vari qui in Europa ed altrove che ci "vendevano" il vaccino come la sola e vera cura contro il virus. Un pò di marketing e guerra tra le case farmaceutiche ma non è una novità...

Immunità di gregge al raggiungimento del 70% di persone vaccinate, ripresa della vita sociale pur con le solite attenzioni.

Hub vaccinali, iniezioni nel luoghi più disparati, grande affluenza e speranza di vedere la fine del tunnel.

A distanza di oltre un anno siamo ancora da capo: varianti del virus (ma lo si sa da decenni!) seconda dose, terza dose, booster ed immunità di gregge portata al 90%, anzi 95%...

Prima dose Pfizer, seconda con Moderna? No, anzi si. Dipende da quello che abbiamo a magazzino. Quasi quasi potremmo vedere su Amazon se vendono dosi, naturalmente niente Sputnik, è stato il primo ma è bolscevico e non si deve usare.

A cosa serve un vaccino? A produrre degli anticorpi. Quanti di voi sanno quanti ne avevano prima della vaccinazione o della malattia ed adesso?

Ancora esperienza personale: nel marzo 2021 sono andato all'hub vaccinale di Nizza con prenotazione per la prima dose. Ho mostrato il test degli anticorpi all'ingresso e mi sono messo in fila. Prima di entrare nello stanzino per l'iniezione un medico ha guardato il foglio e mi ha bloccato. Con il valore di 2946 (anticorpi dovuti al contatto con il virus) non dovevo assolutamente fare l'iniezione! Mi ha chiesto perchè ero in fila... Banale risposta, ero stato convocato per mail dalla Mairie di Nizza. Non solo, il medico era rimasto sorpreso che nel mio dossier non risultasse la malattia nel novembre 2020, certificata dal laboratorio di analisi dove sono solito fare gli esami e che doveva trasmettere i miei dati al sistema centrale francese di vigilanza del Covid.

Non so voi, a me tutto questo suona come un grande frullatore. Poche notizie scientifiche date con attenzione e cautela, invece grande vociare ed urlare di virologi in bagarre tra loro, sia in Italia che in Francia giusto per citare i casi più vicini.

Mi fermo qui, però vi preannuncio che questa è la prima parte di un discorso molto più articolato che desidero portare avanti dalla parte di un cittadino che cerca di capire cosa sta accadendo intorno a lui in questo momento così complesso.

Ma poi uno Stato, quale che sia, dovrebbe rassicurare i cittadini, informarli anche in modo duro e puntuale di quanto sta accadendo o spaventarli e terrorizzarli?

Ai posteri l'ardua sentenza...

Fine prima parte

 

 


 






Limitazione della libertà al tempo del coronavirus. Ripercussioni psicologiche

Associazione Psicologi Italiani in Francia

 

Sono stato accolto tra i membri dell'APSI, ASSOCIAZIONE PSICOLOGI ITALIANI IN FRANCIA. Mi fa molto piacere condividere esperienze e progetti con colleghi italiani su temi di psicologia e psicoterapia ed affrontare, dal nostro vertice di osservazione, la sofferenza ingenerata dalla pandemia a seguito del Covid19.

L’APSI è costituita da psicologi italiani che vivono e lavorano in Francia. Molti di noi si sono incontrati la prima volta il 21 marzo 2019 presso il Consolato d’Italia a Parigi, in occasione della prima riunione, organizzata dalla Console Generale d’Italia, Emilia Gatto, per i medici e gli psicologi italiani a Parigi. A partire da questa data e da altri incontri che sono seguiti, è nata l’idea di creare un’associazione di psicologi italiani.

I tre membri fondatori, Anna Arrivabene, Cinzia Crosali e Alessandra Di Palma, hanno cominciato a lavorare attorno al progetto di fondazione dell’associazione, alla sua missione e agli statuti. Dopo qualche mese le riunioni si sono allargate e altri colleghi hanno iniziato a collaborare alla creazione dell’associazione.

L’APSI è nata ufficialmente il 26 novembre 2019, attraverso la sua registrazione presso la Prefettura di Parigi. Il nostro intento è quello di creare una rete, non solo tra gli psicologi italiani che lavorano in Francia, ma anche con altri professionisti italiani della salute. L'obiettivo è di offrire ai nostri connazionali una piattaforma di psicologi sperimentati, di costruire un confronto formativo tra le specifiche competenze di ogni aderente, e di organizzare insieme eventi culturali aperti al pubblico.  

La nostra particolarità è quella di essere un’associazione eterogenea e composita, in cui psicologi italiani di diverso indirizzo si associano e si confrontano con l’obiettivo comune dello sviluppo e dell’approfondimento della pratica clinica. Desideriamo dialogare e interagire con le associazioni italiane a Parigi e in Francia: culturali, ricreative, sanitarie, imprenditoriali; ma anche con gli artisti, i professionisti, i ristoratori, gli stilisti, gli scrittori… della nuova e dell’antica emigrazione.

Offriamo un ascolto e un aiuto psicologico per i problemi legati all’inserimento nella realtà francese, per il disagio dovuto ai nuovi sintomi della nostra realtà sociale. Riceviamo coppie, famiglie, bambini, adulti, adolescenti. Ci occupiamo dei problemi di depressione, ansia, fobie, problemi alimentari, difficoltà nelle relazioni sociali, nella sessualità, nel ruolo genitoriale, nel lavoro e nello studio.

L’APSI fa attualmente parte del CAP (Coordinamento delle Associazioni dei Professionisti italiani) e la sua attività è stata accolta positivamente anche dalla nuova Console generale d’Italia a Parigi, Irene Castagnoli, che ha dato il suo appoggio al nostro progetto.

Dal mese di marzo 2020, l’APSI ha offerto un’azione di sostegno psicologico gratuito ai connazionali italiani bisognosi di aiuto e in difficoltà di fronte alla crisi sanitaria (Covid -19) . Questo progetto è stato sostenuto dal Consolato, dai CAP, dai COMITES e dalla comunità italiana. Abbiamo operato in collaborazione con i medici italiani impegnati nello stesso momento sul fronte sanitario.

Attualmente l’APSI conta più di 30 membri di vario indirizzo : cognitivo, comportamentale, psicoanalitico, sistemico, fenomenologico, antropologico-trasformazionale, gestaltico, costruttivista, strategico, integrativo… Ciascuno di noi partecipa al confronto con i colleghi nel rispetto delle diversità degli approcci e dei riferimenti teorici e soprattutto nel rispetto della diversità soggettiva dei pazienti e della complessità della sofferenza psichica che incontriamo nella nostra pratica quotidiana. E’ con questo spirito che gli psicologi italiani dell’APSI desiderano fare della loro associazione un luogo di lavoro, di incontro e di promozione della pratica clinica e della ricerca. 

Sito APSI: https://www.apsi-psicologifrancia.com/home.html


 

 

 

Elezioni del Comites di Nizza

 

Inizia una nuova avventura: mi hanno proposto di partecipare alle elezioni del nuovo Comites di Nizza indette per il tre dicembre di quest'anno.

Con piacere ho accettato dato che credo assai utile sviluppare un luogo dove gli italiani residenti a Nizza, ed in questa parte della Costa Azzurra, possano incontrarsi per risolvere piccoli e grandi problemi oltrechè per svagarsi e condividere le loro esperienze. La squadra che si presenta è ottima, con diverse persone installate qui in Francia da moltissimi anni. Ciò permette loro di muoversi nei meandri amministrativo-burocratici con sapienza. Oltrechè conoscere dal punto di vista culturale la città di Nizza con tutte le opportunità che offre.

Soprattutto un gruppo assai composito, ed è un valore aggiunto, con all'interno architetti, giornalisti, ex sindacalisti, fotografi professionisti, cantanti lirici, psicologi, ex dirigenti di imprese italiane ed impiegati della pubblica amministrazione francese, giusto per citarne alcuni.

Ovviamente passione per tutto quanto riguarda l'Italia, la sua cultura, la lingua e la promozione del sistema paese.

Vero è che il Comites potrebbe/dovrebbe essere il raccordo tra il consolato di Nizza ed i cittadini residenti (e non solo) che in questa parte di Francia sono assai numerosi.

Per presentarci di persona abbiamo organizzato un evento aperitivo venerdi 22 ottobre presso Casa Elli a Nizza. La lista si chiama: INSIEME, Italiani des Alpes du sud-est

Vi attendiamo numerosi!


Psiche Formazione e Clinica

 

Psiche Scuola si trasforma in Psiche Formazione e Clinica ovvero un polo culturale che organizzi eventi su temi inerenti alla psicologia, e in particolare intorno al fare psicoterapia, soprattutto in ambito istituzionale, prendendo a fondamento un concetto di “integrazione” basato sulla ricerca di una modalità di confronto nella quale l’elemento basilare sia il rispetto della differenza, con il superamento dell’idea che la tecnica che ciascuno applica sia la migliore e quella in grado di gettare luce sulle altre. Lo scopo vuol essere quello di promuovere dibattiti su idee nuove che si aprano al confronto, parlando di relazione, di lavoro d’équipe e di ricerca in un modo che possa non essere vincolato a idee che piovono dall’alto e alle quali ci si debba attenere in modo rigido.

In settembre i libri prodotti recentemente in formato e-book escono in formato cartaceo

  Visitate il sito di Psiche: http://www.psichesrl.com/

 



Luxottica ed i suoi dipendenti...

 

                                                                        © Logo Luxottica         

Luxottica è azienda leader mondiale nel settore degli occhiali, con marchi notissimi come: Ray Ban, Prada, Bulgari, Versace, Tiffany, Valentino, Chanel... 

Da sempre il suo fondatore Leonardo Del Vecchio, ha mostrato come sia possibile coniugare il fare impresa con l'attenzione ai propri dipendenti e collaboratori.

Del Vecchio è nato in una famiglia semplice di Milano ed a seguito della prematura morte del padre viene inserito al collegio dei Martinitt, che tutti i milanesi ben conoscono. A 15 anni va a lavorare come garzone in un'azienda di coppe e medaglie e viene spinto a seguire corsi serali di incisione all'Accademia di Brera. A 22 anni si trasferisce in Trentino ad Agordo, sua seconda patria ove apre una bottega di montature per occhiali. Nel 1961 nasce la Luxottica con 14 dipendenti, sempre nel campo della minuteria per occhiali.

Da allora è una crescita esponenziale dell'attività, dell'inventiva e del business. Stiamo parlando ad oggi di un fatturato miliardario e sedi in tutto il mondo sia produttive che commerciali.

Ma, Leonardo Del Vecchio non si è lasciato "corrompere" dal denaro e dalla fama, ha sempre avuto a che fare con i suoi dipendenti ed operai, ne conosce le potenzialità ed ancor meglio i bisogni. Si è preoccupato di creare un welfare aziendale, sanitario, assistenziale e scolastico per i suoi collaboratori negli stabilimenti italiani che crescevano in numero e capacità produttiva, permettendogli di acquisire marchi europeri ed americani leader nelle rispettive nazioni.

Viene alla mente un altro imprenditore visionario come Adriano Olivetti, che negli stabilimenti di Ivrea aveva creato un laboratorio di psicologia sperimentale ed ergonomia del lavoro diretto dal grande psicoanalista Cesare Musatti...!

Ebbene, a seguito della pandemia Del Vecchio ha istituito un nuovo servizio connesso al welfare per tutti i dipendenti Luxottica. Si chiama “Accanto a te” ed è un servizio di ascolto, sostegno e accompagnamento psicologico nel pieno rispetto della riservatezza. Tutte le maestranze potranno richiedere supporto al numero verde 800 386 330 oppure tramite un portale dedicato le cui credenziali sono state inviate per mail a tutti coloro che lavorano in Luxottica. Inoltre si potrà beneficiare di tre incontri con uno psicologo di fiducia. Oltre ad un servizio di assistenza per problematiche di carattere familiare e sociale, come: gestione di figli minori (babysitter, asili nido, etc.), gestione di situazioni di non autosufficienza (cure sanitarie, diagnosi, invalidità, legge 104, strutture adibite a cure sanitarie specifiche, etc.), assistenza agli anziani (centri diurni, RSA, assistenza domiciliare sanitaria, ricerca badante, etc.), cure palliative (come attivare l’iter, documentazione necessaria, strutture dedicate, etc.). Che dire: un magnifico esempio di solidarietà, attenzione alle persone e sostegno concreto per il mondo del lavoro e non solo.

 






 

Freud e l'omosessualità

  

Sigmund Freud

 

Sul tema dell'omosessualità si è sempre dibattuto, spesso pacatamente ma troppo spesso con vere e proprie guerre di "religione". Desidero proporre una lettera che Freud scrisse in risposta ad una madre preoccupata dell'omosessualità del figlio. Con la consueta semplicità di scrittura ed umanità Freud le risponde e mette a fuoco i vari aspetti che girano attorno al tema dell'omosessualità. E lo scritto è del 1935...

Vienna 9 Bergasse – aprile 1935

Cara signora, 
deduco dalla sua lettera che suo figlio è omosessuale. Sono molto colpito dal fatto che non usi mai questo termine nel darmi le informazioni su di lui. Posso chiedere perché lo evita? L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non c’è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante; non può essere classificata come una malattia; riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni erano omosessuali, tra di loro c’erano grandi uomini. (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc). 

È una grande ingiustizia perseguitare l’omosessualità come un crimine – e anche una crudeltà. Se non mi crede, legga i libri di Havelock Ellis. Mi chiede se posso aiutarla, intendendo dire, suppongo, se posso sopprimere l’omosessualità e fare in modo che al suo posto subentri l’eterosessualità. La risposta è, in linea generale, che non posso promettere che questo accada. 

In un certo numero di casi riusciamo a sviluppare i semi degradati delle tendenze eterosessuali, che sono presenti in ogni omosessuale, ma nella maggior parte dei casi non è più possibile. Dipende dal tipo e dall’età dell’individuo. Il risultato del trattamento non può essere previsto. Quello che l’analisi può fare per suo figlio è un’altra cosa. Se lui è infelice, nevrotico, lacerato da conflitti, inibito nella sua vita sociale, l’analisi può portargli armonia, pace della mente, piena efficienza, sia che rimanga un omosessuale, sia che diventi eterosessuale. Se si decide, può fare l’analisi con me – non mi aspetto che lo farete – lui deve venire a Vienna. Non ho alcuna intenzione di spostarmi da qui. Tuttavia, non trascurate di darmi una risposta.

Cordiali saluti con i migliori auguri,

Freud