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La passione di Nadia

Foto: Tatiana S. da Pixabay
Nadia viene a Nizza per un master universitario di un anno in scienze motorie. E' una ex nuotatrice di livello agonistico che ha dovuto abbandonare i propositi di passare in nazionale per un infortunio ad una spalla conseguente ad una caduta dal motorino, che attribuisce alla stanchezza dopo un allenamento estenuante. Ha così potuto (e dovuto) convertire la sua esperienza agonistica nell'insegnamento presso alcune piscine di Livorno, sua città.

Decide di frequentare un master in Francia per specializzarsi nell'insegnamento ai bambini, sua passione da sempre, consapevole dell'importanza di acquisire tecniche e pratiche per tale fascia di età.

E' altresì consapevole che per un anno la sua relazione con Ettore sarà a distanza, il fidanzato ha difficoltà a spostarsi per via del lavoro nel negozio di frutta che ha con la propria madre ma Nadia sa che l'anno passerà in fretta.

Per molti mesi le cose vanno avanti bene, entrambi impegnati: Nadia nello studio ed Ettore nel negozio.

A Pasqua Nadia torna a Livorno per trascorrere alcuni giorni in famiglia e con Ettore. Avrebbero dovuto essere momenti sereni e gioiosi ma Nadia sente che Ettore è "assorto", lontano e piuttosto freddino nei suoi confronti.

Non se la sente di fare troppe domande ad Ettore, capisce che lui ha vissuto molto male la distanza ma occorre pazientare ancora qualche mese e lei potrà tornare a Livorno.

Una sera escono con comuni amici ed un ragazzo del gruppo fa una battuta infelice: "...Ettore spera che Nadia non veda il tuo cellulare...". Lei sente la battuta e non capisce bene ma ha un brutto presentimento.

Per farla breve alcuni giorni dopo, quando intravede sul cellulare di Ettore le notifiche di nuovi messaggi stavolta non sta zitta, lo incalza e pretende di leggere il contenuto. Ettore non vuole ed è chiaramente in difficoltà, cerca delle scuse che fanno infuriare ancor di più Nadia. Ne nasce un litigio che si conclude quando Ettore ammette di avere una storia con una ragazza del gruppo.

Nadia sente che il mondo le è caduto addosso, mai avrebbe potuto pensare una cosa del genere, scappa a casa e dopo un giorno torna a Nizza, fortemente motivata a concludere il suo master. Inizialmente si sente addosso una strana forza che l'aiuta a riprendere le lezioni, ma passate poche settimane mi contatta perchè dorme malissimo (quando riesce) e praticamente non sente più il bisogno di mangiare. Consulta un medico che le prescrive lo Xanax come ansiolitico e per dormire. Nadia prende lo Xanax solo due mesi  perchè vuole affrontare le sua angosce senza "la chimica", con maggiore consapevolezza di sè.

Il master sta per concludersi e Nadia non sa che fare: tornare a Livorno o dare un cambiamento radicale alla sua vita? Con questi interrogativi sullo sfondo lavoriamo assieme per alcuni mesi.

Per i più curiosi dirò che Nadia ha concluso brillantemente il master e nonostante un'offerta di lavoro qui in Costa Azzurra ha preferito trasferirsi in Quebec per specializzarsi ed insegnare nuoto a bambini autistici con la Terapia Multisistemica in Acqua. Ora sta molto meglio, in termini di sonno ed alimentazione, soprattutto ha iniziato una relazione con Silvan, un collega di lavoro canadese anch'egli ex nuotatore agonistico ed insegnante di nuoto per bambini ciechi ed ipovedenti.


P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679.

 

 


 

 

 


 




Il cambio di scuola di Salvatore e Maria

Foto di Janko Ferlič su Unsplash

La famiglia di Salvatore e Maria si è trasferita l'anno scorso dalla Sicilia a Nizza per seguire il padre che ha trovato lavoro qui. Giuseppe, il padre, si è convinto a lasciare il paesino vicino Catania dato che il lavoro per lui, che è un valente muratore, ormai è sempre meno. Il fratello di Giuseppe vive e lavora da oltre dodici anni su Nizza e da molto tempo cerca di convincerlo a salire a Nizza per trovare un po' di stabilità lavorativa ed economica per tutta la famiglia.

Alla fine l'anno scorso la decisione è presa, trasferimento a Nizza con appoggio momentaneo presso il fratello per iniziare una nuova vita.

I due fratelli lavorano assieme per un'impresa edile apprezzata che, guarda caso, ha molto lavoro da italiani che risiedono nella costa.

Se Giuseppe può dire che già dopo pochi mesi le cose si stanno mettendo al meglio (meritatamente), la famiglia si ritrova in grave sofferenza sia per Salvatore che per Maria, i figlioli rispettivamente di 17 e 16 anni.

Potete immaginare lo choc emotivo per i due ragazzi, paracadutati a Nizza dal paesino siciliano, in scuole pubbliche con classi assai numerose e con una lingua che conoscono poco.

Maria piange quasi ogni giorno, Salvatore vorrebbe fare il "duro" ma sta molto male anche lui. I genitori vanno spesso a parlare con gli insegnanti per capire come aiutare al meglio i ragazzi ed anche per chiedere sommessamente di aiutare a scuola i loro figlioli in questa difficile fase di inserimento.

Non si sa bene perchè ma il "dialogo" tra i genitori e gli insegnanti è difficile, già la lingua è motivo di fraintendimenti, però la sensazione di Giuseppe e di Carmela è che ci sia dell'altro.

I due ragazzi prendono lezioni private di grammatica e conversazione francese e, come spesso per i giovani, in brevissimo tempo se la cavano piuttosto bene. Maria poi ha una pronuncia da fare invidia e, giustamente, ne è orgogliosa.

Consapevoli di ciò i genitori pensano che forse il peggio sia passato per i loro ragazzi che peraltro sono sempre diligenti a scuola.

Un giorno Giuseppe e Carmela vengono chiamati d'urgenza a scuola: Maria ha litigato con una compagna di classe durante la ricreazione, qualche spinta e l'altra ragazzina è caduta a terra tra urla e pianti.

Hanno però la netta sensazione che l'episodio veda già la colpevole in Maria, l'altra giovane la vittima, gli italiani al solito "casinari" e pronti a difendere sempre e comunque i figli!

Addirittura i genitori e Maria devono recarsi dalla Direttrice che non perde occasione per una filippica un tantino "razzista". 

Siccome la versione di Maria è ben diversa da come sembra la ricostruzione "ufficiale" che è molto punitiva nei suoi confronti, tanto che viene consigliato di consultare lo psicologo della scuola e viene fissato un rdv.

I genitori sono preoccupati che Maria sia dichiarata colpevole senza appello e mi contattano.

Li vedo in fretta, genitori e Maria, che è tutto fuorchè una ragazzina violenta ma dolcissima ed introversa.

Mi offro di andare con loro al rdv con lo psicologo e con la Direttrice, previo assenso della scuola, ovviamente. Alla scuola accettano, spostano il rdv alcune volte (forse sperano io non possa partecipare).

Viene il gran giorno: mi ritrovo davanti una Direttrice molto "affaticata" (direi in burn-out) ed un giovane psicologo neanche trentenne. All'inizio il collega è "piuttosto aggressivo" nei miei confronti, ovviamente gli da fastidio la mia presenza (e sin qui è umanamente comprensibile). Preso dal suo ruolo dice che Maria ha litigato spesso con le compagne dato che ha una personalità aggressiva come si evince dal test proiettivo.

Da vecchio psicologo chiedo quale test abbia utilizzato per tale "severa" diagnosi su Maria. Mi indica il 16 PF test di Cattell e mi chiede se lo conosco. Il destino a volte è bizzarro: tanti anni fa all'Università di Milano ho lavorato a lungo con il Prof. Marcello Novaga, docente universitario di Psicologia e curatore della versione italiana del 16 PF di Cattell. E' un test che conosco benissimo, ho ancora gli appunti di Novaga, le sue osservazioni e le migliorie al test stesso. Racconto loro ciò e chiedo di vedere le risposte e la relativa sintesi per confermare o meno la "diagnosi" del giovane collega. Imbarazzo dello psicologo e della Direttrice, non sanno che dire...

La faccio breve, dopo lo scambio "agacé" tra psicologi abbiamo cominciato a parlare davvero di Maria, ragazzina che ha dovuto affrontare un cambiamento emotivamente così difficile, certo non con l'attenzione che poteva e doveva ricevere. Il clima del colloquio è cambiato, dalla contrapposizione siamo passati al chiederci come aiutare Maria. La scuola ed i genitori non sono in contrapposizione, non è una disputa sulla pelle di Maria!

Il rdv era partito male ma con un po' di umiltà e di saggezza (di tutti) ci siamo chiesti come aiutare Maria nel breve e medio periodo, che è la cosa davvero importante.

N.B. Uscendo dal rdv ho detto in italiano al collega (che ha capito benissimo...): "...Prima di sparare diagnosi cliniche su Maria è bene usare cautela e prudenza..."

 


P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679.



 


Alberto e Karla

Photo: Nick Karvounis by Unsplash

Alberto è un ragazzo romano che vive da molti anni in Francia, dapprima a Lione ove ha lavorato in una azienda informatica poi si è trasferito a Nizza sempre nello stesso ambito. Dopo la laurea a Roma si è concesso un anno in giro per l'Europa prima di "mettere la testa a posto" ed iniziare seriamente a cercare lavoro. Qualche contratto a tempo determinato in Italia e poi la decisione di andare in Francia che ha conosciuto nel suo vagabondare post-laurea ed ama molto.

E' un ragazzo bello e simpatico, ha avuto molte relazioni di breve durata ma al momento è ciò che cerca. Ad onore del vero ha un "tira e molla" con una ragazza, compagna di liceo, si mettono assieme e poi si lasciano in continuazione, come si dice: "Nè con te nè senza di te..."

Quando si stabilizza a Nizza riesce a concludere questa storia, complice la conoscenza di una ragazza che definisce incantevole ed assai femminile. Si frequentano assiduamente, si innamorano e nel giro di pochi mesi Alberto si trasferisce a casa di Karla.

Karla è una giovane danese che lavora a Monaco per un'azienda di eventi internazionali, è praticamente la responsabile per la Francia, lavoro che le consente una vita assai divertente e "social".

Al di là del lavoro i due giovani si concedono molti "regali" in termini di eventi culturali, mondani ed artistici. Per non parlare dei viaggi, passione di entrambi sia in città d'arte che in luoghi selvaggi.

Dopo un anno comprano casa assieme e si sposano. Grande cerimonia: una parte in Danimarca, una parte a Roma e per finire in bellezza con gli amici a Nizza.

Una sera ad una cena elegante Karla, che ha bevuto qualche bicchiere di troppo, scherza e "flirta" con un ragazzo. Alberto se ne accorge e nel viaggio di rientro a casa ha una discussione con la ragazza. Karla si scusa, non è nulla, giusto qualche battuta stupida per via dell'alcol.

Qualche settimana dopo altro episodio similare. Karla ha gli sguardi di molti ragazzi addosso, è provocante e sembra nemmeno vedere Alberto ed il suo imbarazzo. Stavolta discutono duramente, Alberto è molto ferito e sofferente per il comportamento della ragazza. Karla si scusa ancora, non fa nulla di male, le piace "piacere", fa parte del mondo femminile!

Alberto sta male, questa "parte" di Karla non la conosceva, e lo fa soffrire.

Ne parlano assieme più volte, Karla promette che non accadrà più per amore di Alberto cui tiene immensamente. Per alcuni mesi le cose vanno bene sino alla festa nazionale danese del 5 giugno.

Karla beve e flirta con altri ragazzi danesi, ad un certo punto reagisce male con Alberto che non riesce a contenersi e lascia la festa da solo. Karla si fa riaccompagnare da un amico a casa, decisamente ubriaca.

Notte di litigi, urla e pianti. Alberto non ce la fa più, è deluso e amareggiato, vorrebbe lasciare Karla ma non riesce, è troppo legato a lei...

Iniziano mesi di sofferenza per entrambi, Karla giura di stare attenta al bere, Alberto vorrebbe crederle ma è choccato e sfiduciato. Il loro rapporto si "raffredda" sempre di più, notti insonni a parlare, fanno un viaggio per cercare di ridare vita alla loro storia ma con scarso esito. Decidono di lasciarsi per un mese, specie di prova non si sa di cosa! Concordano di non sentirsi ma dopo una settimana Karla gli telefona piangendo. Alberto piange anche lui e si ritrovano. Peccato che non riescono più ad avere la bella intimità di prima, la loro coppia è "terremotata."

Alberto propone a Karla una terapia di coppia e li vedo per alcuni mesi, assieme e talvolta separatamente. Vorrete sapere com'è andata: Karla è rientrata in Danimarca ed ha intrapreso un percorso presso un'associazione di alcolisti, Alberto è rimasto a Nizza e continua il lavoro psicologico. Si sono separati e stanno per divorziare, ma un forte legame resta tra loro dato che si sentono per messaggi o telefonate, non vogliono gettare via tutto, anche i bei momenti vissuti assieme, consapevoli che ora dovranno e potranno scrivere altre pagine della loro vita, con altri partner.

 

P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679. 

 





 




L'Associazione Psicologi Italiani in Francia



Da un anno sono diventato membro dell'Associazione Psicologi Italiani in Francia. E' per me molto importante fare parte di un circuito di psicologi italiani in Francia, che operano nei servizi pubblici del territorio, privatamente o presso organizzazioni che si occupano di salute mentale.

L'Apsi ha prodotto e continua a produrre materiale clinico e divulgativo su vari temi della psicologia con particolare attenzione agli effetti psicologici della pandemia da Covid19, al tema della casa come luogo mentale ed affettivo ed, ovviamente, al bilinguismo.

La stragrande maggioranza dei colleghi lavora a Parigi o nei pressi della capitale.

Al momento sono il solo al sud della Francia, in quel di Nizza.

 

Visitate il sito dell'Associazione...

 https://preview.apsi-psicologifrancia.com/cc1221572/





Luciano ed il suo incidente


Ricordo del raduno BMW del 1998 a Riva del Garda (mia foto)

Luciano è uno Chef modenese che ha lasciato l'Italia assieme alla moglie, vent'anni fa. Era stato chiamato da un amico che aveva aperto un piccolo ristorante italiano a Parigi, elegante e di qualità. Dopo pochi anni, visti gli ottimi risultati di clientela era diventato socio dell'attività.

Sono anni molto impegnativi e soddisfacenti con il ristorante che ha riscontri di pubblico e recensioni assai positive. Le mogli di Luciano e del socio curano la sala ed il ristorante è sempre più conosciuto ed apprezzato in Parigi. Dapprima acquistano il piccolo locale poi uno più grande in una zona centrale della città e danno lavoro a sei collaboratori tra cucina e sala.

Si sa il traffico di Parigi è caotico e Luciano va da casa al lavoro con la sua meravigliosa Ducati con la moglie al seguito. Una ventina di minuti e nessun problema per parcheggiare. Del resto Luciano è anche un ottimo pilota, viene pur sempre dalla "terra dei motori", terra che vede aziende come Ferrari, Maserati, Lamborghini e naturalmente moto Ducati.

Chi va in moto deve mettere in conto qualche piccolo incidente, il più delle volte a causa delle "distrazioni" degli automobilisti, che protetti nelle loro scatole di ferro a quattro ruote, non badano ai poveri motociclisti, infatti sono scivolati alcune volte con qualche ammaccatura, un po' di spavento e nulla più.

Una sera al rientro dal lavoro sul périphérique un automobilista gli taglia la strada e li fa cadere. L'automobilista è choccato lui stesso, li soccorre e conduce al pronto soccorso più vicino. Una notte di esami e controlli vari ma sembra che nulla di grave sia occorso a Luciano ed alla moglie.

Due settimane di stop dal lavoro ma la brigata di Luciano è capace di fare fronte all'evenienza in attesa della guarigione del loro Chef.

A distanza di alcuni mesi Luciano comincia a zoppicare, sente la gamba sinistra "pesante" e dolorante ma con po' di fisioterapia la situazione migliora sino al triste mattino di un sabato. Luciano fa per alzarsi ma la gamba non lo regge, ha un dolore insopportabile e si trova a camminare a quattro zampe come un cane!

La TAC fatta in urgenza mostra una grave ernia espulsa che occorre operare al più presto. Uno dei suoi clienti è un neurochirurgo e lo opera lui stesso in una clinica parigina. L'intervento si svolge senza problemi e dopo una breve convalescenza Luciano può riprendere il lavoro. Il peggio sembra passato e quasi dimenticato, Luciano è dedito al suo lavoro che vive sempre con passione.

A distanza di circa un anno il dolore si ripresenta e a volte Luciano non riesce a stare in piedi per il male che sente alla gamba, con sensazioni di anestesia al piede ed alla gamba. La TAC di controllo evidenzia che parte dell'ernia è ancora espulsa ed interferisce con il nervo che lo fa così tanto soffrire.

Ovviamente si rivolge al medico che lo ha operato ma ha la netta sensazione che il chirurgo "se ne lavi le mani". Per farla breve consulta altri neurochirurghi e, dalle loro risposte, capisce bene che l'intervento è andato male ed occorre ripeterlo.

Luciano è demoralizzato, deluso ed arrabbiato! Si fa operare nuovamente in un ospedale parigino ed il chirurgo gli dice che non sarà più come prima, la parte è ormai molto fragilizzata e lo stare in piedi, legato al suo lavoro, sarà possibile solo per brevi tempi. 

Uno Chef lavora in piedi per parecchie ore e Luciano "stringe i denti" ma davvero non riesce per il dolore nonostante i farmaci che assume e comincia a perdere giornate di lavoro. Sempre più spesso è a casa, si sente depresso e comincia a mangiare smodatamente e ahimè a bere.

Nel volgere di pochi mesi lascia il lavoro, cede le quote del ristorante al socio che spera sempre vederlo tornare in cucina. A casa mangia e beve in continuazione, abusa anche di farmaci antidepressivi ed ipnotici per dormire. La moglie è disperata e non sa più che fare con Luciano, gli fa una pena infinita ed al contempo rabbia, nel vedere il proprio uomo sprofondare nell'abisso.

La moglie come estremo tentativo lo costringe a lasciare Parigi per la Costa Azzurra ove hanno un cognato che ha una piccola impresa di pulizie e sarebbe ben disposto a farli lavorare con sè nel piccolo ufficio-magazzino. Praticamente trascinato per i capelli Luciano viene a Nizza, in modo intermittente va in ufficio e promette alla moglie di andare almeno una volta da uno psicologo. 

Quando incontro Luciano mi ispira subito simpatia, viene da una terra "sanguigna" ove buon cibo, vino e motori sono gioiosamente di casa. Casualmente vengo a sapere che ha passione per le moto BMW, ne ha posseduti alcuni modelli che anch'io ho avuto per anni e ci lasciamo andare a ricordi di "motard" come due ragazzini. Non solo, nel lontano 1998 entrambi eravamo andati all'annuale raduno BMW moto, in quel di Riva del Garda, quindi ci eravamo già incontrati senza saperlo!

Per farla breve Luciano era venuto in seduta abbastanza sfiduciato e resta stupito che per oltre un'ora abbiamo parlato e non solo di moto, ovviamente. Sull'onda della comune passione mi "concede" qualche altro incontro informativo e poi... chissà.

Avrete ben capito che le moto BMW ci hanno permesso di costruire un inizio di legame, una passione condivisa ci ha consentito di trovare un terreno comune e Luciano ha iniziato a parlare di sè e della sua grande sofferenza.

Il lavoro è in corso. Probabilmente Luciano non potrà più riprendere la sua attività di Chef, gli è impossibile stare in piedi a lungo ma la voglia di avere un suo locale sta tornando, in qualità di titolare con un giovane e bravo Chef emiliano ai fornelli, ovviamente!

 

P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679.

Il segreto della mamma di Anna


© Imam Fadly by Unsplash

Anna, una giovane donna trentaduenne si è rivolta a me perchè dopo anni molto positivi sia dal punto di vista affettivo che lavorativo qui a Nizza, ha cominciato a sentirsi inquieta ed ansiosa. Nella sua adolescenza, per motivi legati a disturbi alimentari, nella fattispecie un'anoressia che l'aveva portata ad essere assai sottopeso, aveva già consultato una psicologa con ottimi risultati nel giro di nemmeno un anno. E' quindi "preparata" e consapevole dell'aiuto che potrebbe ancora darle uno psicologo, senza aspettative miracolistiche o magiche.

E' particolarmente colpita dal questionario del copione che le propongo all'inizio della consultazione, un questionario di una quarantina di domande volto a conoscere il più possibile le dinamiche familiari sin dai primi anni di vita della persona, nell'interazione con le figure importanti della sua vita, familiari e non solo.

Possiamo definire il copione (come nel teatro) il ruolo, l'espressione e la parte che ogni persona esprime nella propria vita a seguito delle interazioni significative della sua crescita fisica e psicologica.

Più nello specifico i copioni sono pattern relazionali inconsci basati sulle reazioni psicologiche del vivere, sull'esperienza, sulle decisioni prese nel tempo ed in fasi precoci dello sviluppo che inquadrano e definiscono (e talvolta imprigionano) la persona. 

Strutturare un copione personale permette anche di proteggersi dalla confusione e dal disorientamento, quindi non è solo un aspetto normativo, permette anche di dare spazio alla propria curiosità, inventiva e trasgressione.

Uso il questionario del copione per iniziare a interrogare la persona sulle dinamiche familiari, non per fare una fotografia psicologica ma per cominciare a porre domande, direi un punto di partenza per il lavoro clinico.

Nell'analizzare le risposte di Anna al questionario emerge con forza il suo desiderio di avere un figlio. Non solo, aveva vissuto con grande sofferenza durante l'anoressia la mancanza di mestruazioni per quasi un anno, terrorizzata che il suo corpo non potesse più tornare ad un peso adeguato e riprendere ad avere un ciclo regolare.

Se il lavoro con la collega le aveva permesso di regolarizzare peso e ciclo, il desiderio del figlio era come "scomparso", mi dice: "...Ero giovane, al momento giusto avrei dato conto al mio desiderio..."

Qual'è il momento giusto? Luigi ed Anna vivono insieme da anni, sono una "bella coppia", lavorano entrambi in ambito informatico e sono riusciti appena prima del confinamento ad acquistare la loro casetta ove erano inizialmente in affitto. Luigi è anche riuscito a farle prendere la patente. Anna si era sempre sentita terrorizzata all'idea di condurre un'auto, ma con il supporto di Luigi si è "lanciata" ed ora ci ha quasi preso gusto! Ride a posteriori di questa sua paura e mi dice che la sua mamma ha tentato varie volte e riusciva bene alla teoria ma al momento delle guide andava in panico fino a decidere di abbandonare l'idea (banale esempio di copione...).

Ora è il momento giusto di avere un figlio. Anzi meglio: Luigi esprime chiaramente il suo desiderio di un figlio certo di trovare Anna assolutamente concorde e desiderosa come lui di tale gioioso progetto.

Anna è felice e d'accordo, ma le notti successive fa alcuni sogni o meglio incubi che la inquietano. Ne parla con Luigi che appare piuttosto sconcertato e non sa bene come affrontare le preoccupazioni di Anna.

Gli incubi di Anna vertono sul tema narrativo della nascita di un figlio affetto da qualche malattia genetica e che muore poco dopo. Ma ciò che inquieta maggiormente Anna è la paura che sia Luigi il responsabile della malattia per il bimbo...

Va da se che consultano alcuni bravi ginecologi e genetisti, che escludono, a seguito degli esami approfonditi eseguiti su entrambi, che tali paure abbiano un fondamento clinico.

Ma Anna è ugualmente inquieta e decide di consultarmi. Sin dall'inizio mi chiede di coinvolgere Luigi e mi trova assolutamente d'accordo. Neanche a dire che Luigi è della partita, non sa bene come affrontare la sofferenza di Anna, capisce che è davvero spaventata e per la loro coppia ciò può rappresentare un grave momento di crisi.

Stimolata dalle domande del questionario del copione Anna, in una seduta in cui è presente solo lei dato che Luigi è dovuto andare a Parigi per lavoro, mi racconta che una sua zia le aveva accennato molti anni prima di un "qualcosa" che riguardava la loro famiglia. Anna non aveva approfondito, pensava ad un momento difficile per motivi economici, peraltro ormai superati. Qualche giorno prima, incuriosita, ha contattato la zia ed ha saputo (dopo forti insistenze) che la mamma di Anna aveva abortito, accompagnata allo studio del medico proprio da quella zia, senza che il marito sapesse nulla. Anna fa due veloci conti e capisce che l'aborto è precedente alla sua nascita!

Questa consapevolezza è sia dolorosa che catartica, la mamma di Anna ha dovuto-voluto abortire per una relazione extra-coniugale sconosciuta in famiglia ad eccezione della zia "complice".

Potete immaginare il turbine di sentimenti, dolore e sofferenza di Anna nel mettere in fila tutti questi eventi, che racconta senza alcun filtro a Luigi, sempre più scosso da ciò che ascolta.

Questa dolorosa consapevolezza consente però ad Anna di capire meglio la profondità della sua paura, espressa negli incubi appena vissuti, collegati con ciò che la mamma aveva passato e trasmesso "inconsciamente" alla figliola.

Questo passaggio è essenziale per il percorso di coppia di Anna e Luigi, che ora possono affrontare il loro desiderio di figlio nella realtà fatta di gioia, speranza e fatica (ovviamente) senza i fantasmi di un lutto pieno di sensi di colpa che può avere vissuto la mamma di Anna nella difficile scelta di abortire in segreto.


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Il principio della rana bollita

© Ph. Alexa by Pixabay

Il principio della rana bollita: 

Se si butta una rana in un contenitore di acqua bollente la bestiola, come tocca l’acqua, spicca un salto fulmineo e riesce ad uscirne viva. Se si mette la rana nell’acqua fredda e si riscalda molto lentamente il contenitore fino ad ebollizione, la bestiola finisce bollita senza mostrare alcun segno di reazione e senza tentare di venirne fuori. Conosciamo tutti la metafora: quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla consapevolezza e non suscita nessuna reazione ed opposizione.

Il principio della rana bollita è utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky in riferimento ai popoli che accettano passivamente restrizioni, vessazioni, scomparsa di valori in totale passività. Medesimo principio può essere usato per il comportamento delle persone passive, remissive, disinteressate e disattente, che si deresponsabilizzano di fronte ai cambiamenti in corso.

Scrive Chomsky: “Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e oggi ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute. Proprio come la rana bollita, cotta a puntino, mentre sguazzava tranquilla nella sua acqua sempre più tiepida."

Anche il sociologo americano Joseph Overton ha lavorato su questi concetti: egli è noto per la sua teoria di ingegneria sociale, conosciuta coma "La Finestra di Overton". Overton ha studiato ed analizzato i meccanismi di persuasione e di manipolazione delle masse. Era particolarmente attratto dal comprendere come si potesse trasformare un’idea inaccettabile per la società in un certo momento storico e dopo alcuni anni essere considerata accettata e "normale".

Overton identifica una sequenza in progressione che consta di sei fasi:

1) Inconcepibile. Potremmo dire l'apertura della "finestra". L'idea o il comportamento è impensabile, rifiutato, spesso considerato orrendo o vietato. Però se ne parla sempre più spesso...

2) Estrema. L'idea o il comportamento è sempre considerato molto negativamente però qualcuno inizia a fare timidi distinguo e propone delle eccezioni.

3) Accettabile. Che si può sintetizzare nel modo seguente:  “Io non lo farei mai, ma perché impedirlo ad altri?” Overton nota poi che alla televisione molti "esperti" affrontano l'argomento che quindi è sempre più diffuso al gran pubblico.

4) Ragionevole. In questa fase Overton nota che l'idea o il comportamento ha perso gran parte dell'aspetto negativo o ripugnante. Si pensa: "Se riguarda poche persone può essere tollerato".

5) Diffusa. L'idea o il comportamento si diffonde rapidamente, sovente tramite i cosiddetti "influencer", che veicolano con la forza della loro persuasione il tema in oggetto.

6) Legalizzata.  L’idea o il comportamento viene accettato, normalizzato e sancito ufficialmente.

Overton si astiene dal connotare "politicamente" la sua analisi. Il suo scopo è approfondire i passaggi tramite i quali un'idea o un comportamento connotato negativamente o proibito può (ovviamente in un tempo adeguato) un po' alla volta divenire accettabile e "normale" per le persone.

Overton è ben consapevole della forza di persuasione dei media (tv e giornali) e dell'opinione pubblica nel fare accettare un po' alla volta idee e comportamenti che qualche anno (o decennio) prima non sarebbero stati mai considerati normali. Overton (morto nel 2003 a soli 43 anni) non aveva ancora conosciuto l'immensa forza di persuasione di Internet e dei Social che stavano nascendo, ad esempio Facebook è del 2004. 

Un classico esempio di finestra di Overton è il proibizionismo negli Stati Uniti. Nel periodo dal 1920 al 1933 negli Stati Uniti d'America tramite il XVIII emendamento e il Volstead Act venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool. Era il cosiddetto "proibizionismo", che tutti noi abbiamo visto in numerosi film americani. Pensate che oggi si potrebbe mai riproporre il "proibizionismo"...?

La finestra di Overton può anche spiegare come alcuni popoli abbiano potuto accettare e condividere idee e comportamenti violenti, razzisti e distruttivi (tipici delle dittature) nel volgere di non molti anni. Il riferimento è ai totalitarismi del nazismo e del comunismo, alle operazioni militari chiamate "missioni di pace" ed alle limitazioni delle libertà fondamentali a causa della pandemia...