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Intervista radiofonica COMITES café

© Apsi

Nel quadro del podcast “Comites Café”, dedicato alle attività delle associazioni italiane in Francia, APSI è stata scelta per rilasciare un’intervista a Radio Aligre.

Floriana Pacelli, in rappresentanza di APSI, é stata quindi intervistata da Letizia Capitanio (Commissione Comunicazione del Comites di Parigi) e ha potuto testimoniare delle numerose iniziative di APSI nel corso degli ultimi anni a supporto della Comunità italiana a Parigi.

L’intervista è stata poi trasmessa alla Radio ad inizio gennaio 2026.



 

 


Non ci fidiamo più

 

© Guido Salerno Aletta

È questo il titolo dell'ultimo libro di Guido Salerno Aletta, come sempre estremamente documentato, analitico e di grande respiro. 

Se non riuscite più a credere alle narrazioni vigenti, buoni contro cattivi, occidente contro oriente, cristiani contro islamici, esportazioni di democrazia con le bombe, diritto internazionale a volte si a volte no e diritto alla difesa a costo di migliaia di morti e via così...

Allora questo libro può essere un'ottima lettura, per comprendere meglio la complessità del mondo in cui viviamo con la possibilità di connettere ambiti e tematiche in apparenza lontane tra loro ma che poi si connettono strettamente e mostrano i loro effetti spesso negativi e/o distruttivi. 

Per chi vorrà, buona lettura 

 

 

 

 

Guido Salerno Aletta

  

 

Ieri è mancato un caro amico, Guido.

Un economista molto preparato, lucido nelle sue analisi e mai aggressivo. Spesso intervistato per le sue conoscenze geopolitiche frutto di tanti anni di lavoro sia a Roma che all'estero, soprattutto in sud America.

Quante risate e discorsi seri intorno al tavolo di una comune amica che ci ospitava con grande affetto, tutti assieme...

Ci eravamo incrociati pochi giorni fa a Nizza per gli auguri, un abbraccio ed un arrivederci... che purtroppo non sarà più.

Ciao Guido, la comunità di Nizza è triste per la tua perdita

 

 

 

Corso di formazione

 

© psichesrl.it

In un mondo sempre più connesso e multiculturale, la capacità di comprendere e valorizzare le differenze è diventata un requisito fondamentale. Il corso di formazione alla transculturalità a Palermo rappresenta un’opportunità unica per professionisti, studenti e operatori sociali che desiderano acquisire competenze pratiche e teoriche nell’ambito dell’inclusione e della comunicazione interculturale. Partecipare a un percorso di questo tipo significa sviluppare strumenti concreti per affrontare le sfide della diversità, trasformandole in occasioni di crescita personale e professionale. Questo corso organizzato con la collaborazione di Psiche Srl offre contenuti strutturati che spaziano dalla psicologia sociale alla mediazione culturale, passando per casi pratici e simulazioni. Grazie a docenti qualificati e a un approccio multidisciplinare, i partecipanti possono apprendere strategie efficaci per migliorare le relazioni in contesti educativi, aziendali e sanitari. La formazione non si limita alla teoria: grande attenzione viene data alla pratica e al confronto diretto. Il corso di formazione alla transculturalità a Palermo si distingue inoltre per l’impostazione esperienziale, pensata per stimolare riflessioni personali e favorire l’acquisizione di competenze spendibili subito nel mondo del lavoro. Se desideri investire nel tuo futuro e contribuire a costruire ambienti inclusivi, questa è la scelta ideale. Non lasciarti sfuggire l’occasione di acquisire conoscenze fondamentali per la tua carriera: scegli il corso di formazione alla transculturalità a Palermo, iniziando così il tuo percorso di crescita professionale

Il principio della "rana bollita"


 © Pexels

Il principio della rana bollita: 

Se si butta una rana in un contenitore di acqua bollente la bestiola, come tocca l’acqua, spicca un salto fulmineo e riesce ad uscirne viva. Se si mette la rana nell’acqua fredda e si riscalda molto lentamente il contenitore fino ad ebollizione, la bestiola finisce bollita senza mostrare alcun segno di reazione e senza tentare di venirne fuori. Conosciamo tutti la metafora: quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla consapevolezza e non suscita nessuna reazione ed opposizione.

Il principio della rana bollita è utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky in riferimento ai popoli che accettano passivamente restrizioni, vessazioni, scomparsa di valori in totale passività. Medesimo principio può essere usato per il comportamento delle persone passive, remissive, disinteressate e disattente, che si deresponsabilizzano di fronte ai cambiamenti in corso.

Scrive Chomsky: “Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e oggi ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute. Proprio come la rana bollita, cotta a puntino, mentre sguazzava tranquilla nella sua acqua sempre più tiepida."

Anche il sociologo americano Joseph Overton ha lavorato su questi concetti: egli è noto per la sua teoria di ingegneria sociale, conosciuta coma "La Finestra di Overton". Overton ha studiato ed analizzato i meccanismi di persuasione e di manipolazione delle masse. Era particolarmente attratto dal comprendere come si potesse trasformare un’idea inaccettabile per la società in un certo momento storico e dopo alcuni anni essere considerata accettata e "normale".

Overton identifica una sequenza in progressione che consta di sei fasi:

1) Inconcepibile. Potremmo dire l'apertura della "finestra". L'idea o il comportamento è impensabile, rifiutato, spesso considerato orrendo o vietato. Però se ne parla sempre più spesso...

2) Estrema. L'idea o il comportamento è sempre considerato molto negativamente però qualcuno inizia a fare timidi distinguo e propone delle eccezioni.

3) Accettabile. Che si può sintetizzare nel modo seguente:  “Io non lo farei mai, ma perché impedirlo ad altri?” Overton nota poi che alla televisione molti "esperti" affrontano l'argomento che quindi è sempre più diffuso al gran pubblico.

4) Ragionevole. In questa fase Overton nota che l'idea o il comportamento ha perso gran parte dell'aspetto negativo o ripugnante. Si pensa: "Se riguarda poche persone può essere tollerato".

5) Diffusa. L'idea o il comportamento si diffonde rapidamente, sovente tramite i cosiddetti "influencer", che veicolano con la forza della loro persuasione il tema in oggetto.

6) Legalizzata.  L’idea o il comportamento viene accettato, normalizzato e sancito ufficialmente.

Overton si astiene dal connotare "politicamente" la sua analisi. Il suo scopo è approfondire i passaggi tramite i quali un'idea o un comportamento connotato negativamente o proibito può (ovviamente in un tempo adeguato) un po' alla volta divenire accettabile e "normale" per le persone.

Overton è ben consapevole della forza di persuasione dei media (tv e giornali) e dell'opinione pubblica nel fare accettare un po' alla volta idee e comportamenti che qualche anno (o decennio) prima non sarebbero stati mai considerati normali. Overton (morto nel 2003 a soli 43 anni) non aveva ancora conosciuto l'immensa forza di persuasione di Internet e dei Social che stavano nascendo, ad esempio Facebook è del 2004. 

Un classico esempio di finestra di Overton è il proibizionismo negli Stati Uniti. Nel periodo dal 1920 al 1933 negli Stati Uniti d'America tramite il XVIII emendamento e il Volstead Act venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool. Era il cosiddetto "proibizionismo", che tutti noi abbiamo visto in numerosi film americani. Pensate che oggi si potrebbe mai riproporre il "proibizionismo"...?

La finestra di Overton può anche spiegare come alcuni popoli abbiano potuto accettare e condividere idee e comportamenti violenti, razzisti e distruttivi (tipici delle dittature) nel volgere di non molti anni. Il riferimento è ai totalitarismi del nazismo e del comunismo, alle operazioni militari chiamate "missioni di pace" ed alle limitazioni delle libertà fondamentali a causa della pandemia...

Corso per Operatore Transculturale a Palermo


© Centro Penc
Il corso annuale forma la figura dell’Operatore Transculturale in ambito etnoclinico, un professionista in grado di integrare nel proprio lavoro un approccio sensibile alle differenze culturali e ai contesti migratori.

Il corso è rivolto alle professioni sanitarie, in particolare a psicologi, psicoterapeuti, medici, psichiatri, infermieri, e si rivolge a coloro che desiderano approfondire le connessioni tra cultura, sofferenza psichica e pratiche di cura.

In un mondo in rapido mutamento, la cura e la salute mentale si trovano sempre più spesso a dover rispondere a situazioni complesse, attraversate da diversità culturali, esperienze migratorie, e da nuovi assetti familiari e sociali. La transculturalità diventa così una chiave fondamentale per leggere il disagio, comprendere il paziente nella sua interezza e costruire pratiche di cura realmente efficaci.

La formazione ha una struttura esperienziale, in cui il gruppo è lo strumento elettivo di apprendimento. Si lavora attraverso il gruppo, per promuovere una riflessione profonda e condivisa sulle proprie pratiche professionali.

L’approccio etnoclinico proposto permette di sviluppare competenze relazionali e cliniche centrate sull’ascolto delle differenze, sull’attenzione ai codici simbolici culturali e sulla costruzione di uno spazio terapeutico interculturale. Anche sul versante applicativo il gruppo viene considerato strumento elettivo, e la formazione sarà rivolta anche allo sviluppo di competenze relative alla conduzione di gruppi, variamente declinata secondo le specifiche professionalità degli allievi.

La sede del Corso, organizzato dal Centro Penc in collaborazione con Psiche Srl, sarà Palermo. Verranno date reali opportunità di partecipazione online a coloro che risiedono lontano dalla sede.

Il corso sarà svolto a Palermo in collaborazione con Psiche Srl di Milano 

 

https://www.centropenc.org/

Maria e Paul

© Pexels

Maria è venuta in consultazione dicendo: “Mi sembra che la mia vita stia andando avanti senza di me.” Una frase che all’inizio può sembrare bizzarra, ma in realtà è un segno molto concreto di sofferenza, di "disallineamento" interno.

Maria, trentenne è fiorentina e vive da sei anni a Lione. Quando racconta del trasferimento, si percepisce che allora era carica di entusiasmo: la nuova città, il lavoro, l’idea di reinventarsi. E poi, quasi come una parentesi, dice: “E poi ho incontrato Paul.” Quella parentesi, in realtà, è diventata fondamentale per la sua vita francese. Si sono sposati, hanno costruito una quotidianità stabile, affettuosa e molto funzionante.

La difficoltà è arrivata dopo. Non con un trauma, non con un evento singolo, più come una crepa che si allarga lentamente. Lei stessa non sa esattamente quando sia iniziata. Forse quando era triste nel viaggio di rientro a Lione dalla sua Firenze. O quando ha iniziato ad avere quelle sensazioni strane, non veri attacchi di panico, ma momenti in cui la realtà sembrava scivolare un po’ di lato, come se fosse leggermente sfocata. Durano pochi secondi, ma sono bastati a farla spaventare.

La sua voce, quando ne parla, non è drammatica. È più come se fosse sorpresa da se stessa: Non capisco perché succede. Non sono fatta così.”

Ed è proprio questo uno dei punti cruciali: il fatto che ciò che prova non corrisponde più alla persona che crede di essere. Il senso di identità, nel suo caso, non è tanto “rotto” quanto disallineato. Maria si sente sospesa tra due luoghi, due appartenenze, due versioni di sé. In Italia non si sente più davvero “di casa”, ma in Francia non si sente del tutto “arrivata”.

E poi c’è la questione dei figli. Il marito è pronto, lei no. Non “solo no”: un no pieno di inquietudine. Dice: “Come faccio a decidere dove costruire una vita nuova, se non riesco a capire dove ho lasciato la mia?”
Non c’è rifiuto materno, né un problema di coppia in senso profondo. C’è una paura più vasta, quasi identitaria: la paura di radicarsi in un posto mentre una parte di sé è ancora altrove.

Nel modo in cui parla, si vede che non ha mai davvero preso in considerazione la possibilità di essere una persona divisa, complessa, intrecciata a due mondi. Lei cerca un “posto giusto” in cui collocarsi, e il problema è proprio che quel posto non esiste come entità singola. Esiste la possibilità di essere entrambe le cose, ma questo per lei è un concetto ancora difficile da accettare.

Durante i colloqui, Maria è sempre molto rispettosa, molto ordinata nel modo di raccontarsi. Ma basta farle la domanda giusta, o toccare una corda emotiva e improvvisamente le si inumidiscono gli occhi, non perché stia “crollando”, ma perché è esausta da mesi di equilibrio precario. Dice spesso: “Mi manca qualcosa, ma non so cosa.”

Maria non si può definire depressa, dorme male dato che non sente di riposare davvero ed il suo rapporto con il cibo è "normale", ma ha sempre quella sensazione di vedere la sua vita come "sfocata".

Sembra sempre dovere scegliere dove vivere, Italia o Francia. Italia che è la sua terra con i genitori anziani e due fratelli. Sono sempre stati una famiglia unita ed hanno supportato Maria quando per lavoro si è trasferita a Lione. Lei rientra ogni due-tre mesi per qualche giorno a casa a Firenze ed è un bel momento per tutti, ritrovarsi ed abbracciarsi. Paul è stato accolto molto bene in famiglia, è un giovane simpatico e parla già bene l'italiano, il che lo rende ancor più amato da tutti loro. Peraltro la Francia le ha fatto conoscere Paul che è davvero l'uomo della sua vita e le consente di insegnare italiano all'Università, sua grande passione. Anche i familiari di Paul le vogliono bene ed hanno grande stima di lei.

Per molte sedute lavoriamo sul suo senso interno di continuità. Spesso non è necessario “scegliere” una patria emotiva: può averne due... L’appartenenza non è un luogo, ma un processo. E lei ascolta, riflette, porta ogni settimana un pezzetto nuovo di quel puzzle. 

Adesso, dopo qualche mese, si sente meno angosciata. I risvegli notturni sono diminuiti, gli episodi di sfocatura della realtà sono più rari. E soprattutto, parla di sé con meno colpa. Non dice più “Dovrei essermi abituata ormai”, ma“Sto imparando ad abitare entrambe le mie parti”.

Una svolta importante (e inaspettata) avviene un giorno quando sta per lasciare Firenze per tornare a Lione: nel salutare i familiari la mamma l'abbraccia e le dice quasi sottovoce che non avrebbe mai pensato di avere una figlia di cui andare così orgogliosa dopo.....  Dopo che? Maria non capisce e chiede alla mamma. La mamma quasi in lacrime le confessa che prima di Maria aveva perso un bambino e per lei era stata un'esperienza traumatica che nessuno dei figli sapeva. Ora per Maria si apre una consapevolezza importante: che paura le ha passato "inconsciamente" sua mamma in riferimento ad una gravidanza? Maria ha bisogno di parlare di ciò per molte sedute ed ha l'impressione che qualcosa possa cambiare dentro di lei in riferimento a ciò che sente come un mancato desiderio di avere un bambino, che invece Paul desidera.

Ovviamente ne parla con Paul, che accoglie il racconto e la consapevolezza di lei come un passaggio decisivo per la serenità e "crescita" psicologica di Maria al di là dell'avere o meno un figlio. 

Lavorare su questo aspetto porta Maria ad avere sempre meno quei momenti di "sfocatura", racconta in seduta un sogno in cui ha due gemelli e che devono decidere con Paul i nomi...

Ne è piacevomente sorpresa, anche se è consapevole che ha ancora bisogno di tempo per capire quanto è suo il desiderio di un figlio e quanto sente di volerlo per l'amore che ha nei confronti di Paul. 

Il cammino è ancora aperto.  Ma c’è una differenza netta tra la donna che è entrata la prima volta in seduta, tesa e trattenuta e quella che ora si concede di dire: “Forse posso stare dove sono, anche se non so ancora definirlo” e, clinicamente parlando, questo è un movimento enorme.

 

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/67