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Festa delle Associazioni, giardino della Place Wilson


L'Associazione SOREMAX (loi 1901) di cui sono co-fondatore sarà presente al jardin de la Place Wilson sabato 13 settembre assieme a tante altre Associazioni.

 

La Mairie de Nice tramite la sua Maison des Associations intende fare conoscere la moltitudine di Associazioni che, soprattutto tramite volontari, si occupano di promozione del benessere, della salute, della consapevolezza civile e solidarietà nella città di Nizza.

 

 


Per maggiori informazioni consultate il sito seguente:
 
https://www.nice.fr/agenda/nice-fete-sa-rentree/

 

Il burn-out di Veronica

© Pexels

Veronica proviene da un paesino del sud Italia, luogo tranquillo in cui il tempo scorre lentamente.
La famiglia è semplice, il padre lavora in Comune e la mamma accudisce la casa e le tre figliole. Veronica è la più grande ed è la sola che manifesti il desiderio di studiare dopo le scuole superiori, che frequenta con ottimi risultati. Il papà spera che Veronica passi il concorso per entrare in Comune ma la ragazza è desiderosa di proseguire a studiare informatica. 
Decide di iscriversi all’Università nella città capoluogo della sua Regione e va a convivere con due ragazze del suo stesso paesino, condivideranno le spese e quello che, per tutte e tre, rappresenta un grande passo rispetto alla tranquillità familiare.
All’Università ha i suoi primi flirt, piace molto ai ragazzi per la sua dolcezza ed innata simpatia ed è ben consapevole che troverà il “ragazzo giusto” solo più avanti quando si sarà stabilizzata per il lavoro, certa di dovere lasciare il suo paesino per una città del nord Italia.
Al termine dell’Università ha un’offerta di lavoro interessante a Milano. 
Si trasferisce con una ragazza conosciuta all’Università, che lavorerà anche lei a Milano, ed assieme iniziano a conoscere la grande città nel bene e nel male.
L’impatto con il lavoro presso una grande società informatica multinazionale è duro per Veronica: l’ambiente è asettico, i colleghi freddi e scostanti, sente anche un filo di razzismo per lei che viene dal sud. Cerca di non farsi contagiare da questa brutta impressione, si butta nel lavoro (che le piace) ed evita di andare in mensa con i colleghi per evitare battutine e stupida ironia su di lei.
Nel bar dove mangia spesso conosce Pino, un ragazzo “terrone” come lei. Hanno reciproca simpatia ed iniziano a frequentarsi anche fuori dell’orario di lavoro.
Sono consapevoli che hanno bisogno l’uno dell’altra, sono complici nell’affrontare la complessità di una città come Milano, votata al lavoro e con ritmi forsennati. In modo del tutto naturale iniziano una storia.
Dopo un anno hanno la possibilità di andare a convivere, un passo importante e positivo che rafforza il loro legame.
Veronica è sempre sotto pressione per il lavoro, non solo, le hanno dato da coordinare alcuni suoi colleghi più giovani con la promessa di una promozione.
Veronica si butta a capofitto nella nuova sfida, fa spesso tardi al lavoro per raggiungere gli obiettivi lavorativi suoi e del suo piccolo gruppo. 
I risultati sono buoni, meglio di quanto previsto e quando Veronica  ha il colloquio con il suo capo per definire il salto di carriera rimane molto delusa: dovrà aspettare almeno un anno perché il budget non consente la promozione sperata. Potete immaginare lo sconcerto di Veronica, non reagisce e torna a casa per chiudersi in un assoluto mutismo.
Dopo poche settimane, un sabato, Veronica è costretta ad andare in ufficio per un serio problema che mette in allarme il gruppo di informatici dell’azienda: pensavano tutti di cavarsela in poche ore ma alla sera di sabato sono ancora in ufficio ed “in alto mare”. Senza quasi accorgersene Veronica comincia ad avere difficoltà a stare in piedi, barcolla, vede male e sente un pugno allo stomaco. I colleghi la vedono bianchissima in viso e si preoccupano per lei. Un ragazzo che è anche volontario in una ambulanza di Milano la aiuta, la mette in posizione di sicurezza ed assiste.
Veronica stenta a riprendersi, é senza forze, le tremano le gambe e Pino viene a prenderla al lavoro. Le consigliano di andare al Pronto Soccorso ma Veronica si rifiuta, vuole solo tornare a casa con il suo ragazzo.
La notte é molto tormentata per Veronica, è agitatissima, in ansia, vomita, piange ed il “povero” Pino non sa che fare…
Consultano il loro medico di base che sentenzia senza esitazione: Veronica è in pieno burn-out !
La ragazza è incredula, ha sentito parlare di burn-out ma le sembra solo una scusa per lavorare di meno.
Invece il burn-out è la reazione “normale” che una persona vive nel momento in cui si è gettata a capofitto nel lavoro, si è disillusa per il mancato riconoscimento di quanto svolto, poi si sente frustrata e distaccata e lavora in modo “automatico” e per finire giunge all’esaurimento delle forze mentali che, ovviamente, impattano sul corpo con i sintomi prima descritti.
Possiamo definire il burn-out uno stress lavoro correlato, che si evidenzia con sintomi fisici che sottendono un’impasse psicologica importante della persona. 
Il burn-out era stato studiato sin dagli anni settanta, inizialmente si pensava colpisse solo le persone che facevano mestieri “di aiuto agli altri”, medici, infermieri, vigili del fuoco, polizia ecc. con l’espressione: “… Chi mette troppa passione nel lavoro prima o poi “si brucia”.
Poi però ci si era resi conto che tale “reazione” valeva per ogni attività, nel momento in cui al carico di lavoro faceva seguito una disillusione, una delusione, un mancato riconoscimento del lavoro svolto o cattive relazioni tra i colleghi o addirittura un “clima” aziendale malsano.
Per Veronica non è facile accettare che si è “bruciata”, ha dato molto (troppo) in azienda ed ora è senza energie psichiche per continuare.
Il medico le scrive un mese di malattia, tanto per cominciare e, soprattutto, la convince a rivolgersi ad uno psicoterapeuta per una consultazione. 
Veronica giunge al colloquio molto triste e demotivata, non si capacita che tutto il suo impegno, la serietà e la dedizione nel suo lavoro non sia stata compresa, anzi le hanno fatto delle promesse non mantenute.
Mai si sarebbe aspettata una delusione così cocente, si sente presa in giro e senza energie per continuare il lavoro. Veronica è costretta a “resettare” ciò che pensa del lavoro, un’aspetto idealizzato che mal si concilia con la realtà in cui si è trovata ad agire. Non è facile ri-posizionarsi rispetto al lavoro, ovvero togliere illusione ed idealizzazione per tornare con i piedi per terra: il lavoro è parte della vita ma non la vita stessa, chi è bravo all’Università spesso non è pronto per affrontare il mondo del lavoro che ha coordinate, valori e dinamiche molto complesse.
Veronica si prende un paio di mesi di malattia per “curare” il fisico e recuperare il sonno che aveva perduto nei momenti peggiori poi, dopo averne parlato in seduta, decide di andare dal suo capo per chiedere l’aumento di stipendio e quella promozione attesa. Al colloquio è tranquilla, non ha nulla da perdere, argomenta serenamente il tutto ed aspetta la reazione del suo capo. 
Riceve le solite risposte evasive e fumose e Veronica lascia il colloquio “leggera” e decisa a lasciare l’azienda, per un’informatica è facile trovare altro e di meglio…
Veronica al termine della malattia si dimette, lascia anche Milano che le ha dato molto ma portato via forse troppo e, d’accordo con Pino, tornano nel "loro sud".
Ora i due ragazzi sono a Catania, lei lavora in un istituto di ricerca e Pino, che è ragioniere, da un commercialista. Convivono ed hanno il serio proponimento di avere un figlio…

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/67











 

I sintomi di Adriana

© Pexels

Adriana è una ragazza trentenne che decide di lasciare l’Italia per trasferirsi in Francia e cercare un lavoro più soddisfacente. È infermiera ed ha sempre lavorato all’Ospedale di Taranto, sua città natale, con turni massacranti e basso stipendio. Le spiace allontanarsi dalla famiglia dato che è figlia unica e lascia il fidanzato “storico” dopo dieci anni di relazione in cui lui non si è mai deciso a proporle il matrimonio e Adriana pensa sia ormai una storia troppo sfilacciata. Sente parlare di Nizza da una collega che ha già avviato la procedura per il riconoscimento del titolo di studio per lavorare come infermiera in Francia. Conosce poco Nizza, viene alcune volte come “turista” ed è piacevolmente colpita dalla città. Conosce il francese scolastico e, prima di fare il grande passo, prende lezioni private di lingua. Adriana ora è pronta a trasferirsi, inizialmente alloggia dalla collega italiana che è già inserita in Ospedale ed inizia a lavorare presso una clinica convenzionata. Gli orari sono molto più “normali”, raramente lavora nel fine settimana e lo stipendio più elevato che in Italia. È contenta della sua scelta, ha però difficoltà a legare con le colleghe del lavoro che le sembrano cortesi ma “freddine” nei rapporti interpersonali. Di fatto frequenta solo la sua collega italiana che però sta per trasferirsi a Lione a seguito di una offerta lavorativa molto interessante. I fine settimana spesso sono noiosi quindi decide di iscriversi ad un corso di yoga. Adriana è molto contenta della sua scelta, lo yoga l’aiuta a prendere coscienza di sé, concentrarsi e sente una “buona energia” nelle persone che frequentano con lei il corso. Dopo le lezioni fa spesso uno spuntino in un locale vicino e li conosce Karim, un ragazzo tunisino che non nasconde interesse per lei. Adriana non vorrebbe iniziare una storia ma si lascia convincere dalla dolcezza del ragazzo. Si frequentano per oltre un anno sino a quando, di comune accordo, decidono di andare a convivere in una casetta che affittano assieme. Stanno bene e cominciano a pensare ad avere un figlio, grande desiderio di Adriana, che sente "l’orologio biologico" correre. Un giorno Adriana dimentica il suo cellulare in clinica ed usa quello di Karim per prenotare una pizzeria per la sera stessa. Rimane sorpresa da una seria di chiamate a Karim da parte di una certa Afef. Chiede al ragazzo chi sia ma riceve delle risposte evasive. È perplessa ma non vuole essere “paranoica” e farsi strani film, però “un tarlo” continua a non darle pace… Si ricorda lo “strano” numero e il giorno successivo decide di chiamare direttamente; scopre che è un Hammam: Afef è una delle ragazze del centro, con tanto di foto sul sito e non vi è dubbio che la fanciulla non faccia solo massaggi rilassanti! Potete immaginare lo sconcerto il dolore e la rabbia di Adriana, nello scoprire cosa potesse avere fatto “il suo Karim” con quella ragazza. Lo affronta la sera stessa tra urla e pianti. Karim è costretto dall’evidenza ad ammettere che nel frequentare l’Hammam ha visto parecchie volte Afef, ma spergiura che è “solo” un fatto fisico! Adriana si sente ancor più male, è una bellissima ragazza, cento volte meglio di quella Afef che appare assai volgare, non riesce più a sopportare la situazione e costringe Karim ad uscire immediatamente di casa. I giorni successivi sono un tormento, non riesce a dormire ed ha sempre mal di stomaco, prende dei giorni di malattia e consulta una psichiatra che le prescrive dei farmaci ansiolitici ed ipnotici per dormire. I farmaci sembrano non funzionare con Adriana, anzi hanno un effetto paradossale, è ancora più irrequieta ed insonne. Dopo alcune settimane decide di interrompere le medicine e conta che il solo yoga possa darle pace e serenità. I giorni passano ma Adriana sta sempre male, oltretutto viene a sapere che Karim cerca di contattarla nonostante lei lo abbia bloccato e minacciato di chiamare la Polizia se si fosse fatto ancora vivo. L’insegnante di yoga spesso la ospita a casa sua quando capisce che Adriana è davvero angosciata e potrebbe farsi del male, non solo, la convince a prendere appuntamento con uno psicologo per iniziare un percorso psicoterapico. I colloqui sono difficili per la disperazione che Adriana vive, potete immaginare cosa possa pensare degli uomini… All’inizio delle consultazioni spesso utilizzo il test del copione per capire meglio le dinamiche familiari della persona, utili per poi fare chiarezza su eventi dolorosi attuali e sulle modalità di reazione della persona stessa. Dal test che Adriana compila emerge qualcosa di opaco in riferimento al termine del periodo adolescenziale: le domande successive non portano luce su momenti importanti della sua vita verso i vent’anni. Al colloquio successivo Adriana di colpo è colta da un feroce mal di testa, non riesce più a parlare e deve tornare a casa… La seduta che segue è importante perché Adriana molto commossa mi racconta che verso i vent’anni ha dovuto abortire da sola e di nascosto dai familiari dopo che il ragazzo con cui stava l’aveva lasciata di colpo. Un momento doloroso in cui aveva già vissuto un forte mal di stomaco, insonnia per alcuni mesi e grande male alla testa. Tali sintomi “psicosomatici” si sono ripresentati al momento della separazione da Karim, con il vissuto emozionale di una violenza fatta da un uomo nei suoi confronti allora con l’essere costretta all’aborto ora con il tradimento. Concordiamo che Adriana debba parlare di quell’evento con i genitori, è un segreto troppo pesante da tenere dentro di se, un segreto che la fa sentire troppo in colpa. Rientra in Italia e ne parla con i suoi, e… da li a pochi giorni i sintomi “psicosomatici” si riducono e spariscono. Ovviamente il lavoro psicologico continua, un pò come un lutto che va elaborato lentamente, in un processo di “riparazione” perché Adriana possa tornare a “fidarsi” di un uomo. 

 

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/679

 

Löic


© Pexels
Löic è un ragazzo trentenne che lavora in un’agenzia immobiliare da molti anni.
É apprezzato e ben visto dal titolare e dai colleghi per la sua professionalità e correttezza.
Tiene molto al suo aspetto e veste sempre con grande gusto ed attenzione ai dettagli, che siano una certa scarpa, una camicia o una giacca elegante.
Piuttosto riservato non ama parlare della sua vita extra lavorativa e raramente partecipa ad aperitivi tra colleghi. Racconta però spesso di viaggi avventurosi in luoghi bellissimi con piccoli gruppi di partecipanti. In agenzia i colleghi non sanno se Löic ha una ragazza o se, magari, è così riservato perché non vuole far sapere che è gay.
Tant’é, Löic lavora con ottimi risultati ed un buon guadagno, più che meritato.
Un giorno un suo collega intravvede sul suo tavolo di lavoro un farmaco utilizzato per perdere peso.
Ingenuamente chiede perché ne fa uso, dato che Löic è sicuramente in forma e certo non ha del grasso addosso.
Löic appare molto contrariato dalla domanda, non sa bene cosa rispondere ed appare piuttosto aggressivo con il collega.
Altri colleghi, casualmente, assistono alla scena e cercano di pacificare l’atmosfera ma Löic è molto scosso, risentito e di colpo esce dall’agenzia tra lo stupore dei colleghi.
Martine, una sua collega, dispiaciuta per quanto accaduto, lo segue per rassicurarlo ma viene respinta e si ritrova investita di parole sgradevoli…
In agenzia rimangono tutti colpiti e dispiaciuti dall’accaduto, è un fulmine a ciel sereno.
Il giorno successivo Löic non va al lavoro, si da malato e non risponde alle telefonate del capo e dei colleghi. Anzi, resta “in malattia” per una settimana con i colleghi sempre più sconcertati e dispiaciuti.
Quando rientra al lavoro nessuno fa cenno all’accaduto, ovviamente nemmeno lui.
Martine, che lo aveva seguito fuori dall’ufficio, non riesce a fare finta di nulla e “dolcemente” gli parla per capire qualcosa ed offrire la sua sincera amicizia.
Si vedono alla sera in un bar e Löic con gli occhi umidi le dice che sta molto male e non vuole mostrarsi bisognoso agli altri ma non ce la fa più e scoppia a piangere.
Martine è molto scossa ed ora comprende la grande sofferenza sempre nascosta di Löic. Con grande delicatezza attende che Löic prosegua per dare conto del motivo di tanta angoscia e dolore: apprende così che il giovane è anoressico da tanti anni, mangia sempre le solite due o tre cose e non sgarra mai. Non solo, va molto spesso in palestra per bruciare calorie e da qualche settimana è riuscito a farsi prescrivere da un medico dei farmaci per “dimagrire” visto che si percepisce grasso !
Appare chiaro ora il motivo dei comportamenti “bizzarri” di Löic, il segreto che cercava di mantenere in ufficio ed il suo essere sempre “controllato” e algido.
Martine si preoccupa per Löic e si offre di dargli delle indicazioni per potere accedere a colloqui o gruppi per affrontare la sua sofferenza che gli distrugge la vita.
Martine su internet trova Soremax che gli pare possa essere un’occasione per Löic di iniziare ad affrontare il suo dolore e la sua sofferenza aiutato da altre persone.
Löic giunge al colloquio accompagnato da Martine, che si rivela davvero amica e vero sostegno per il ragazzo.
Colpisce sin da subito che Löic mangi due o tre alimenti, totalmente inadatti a fornirgli vitamine, calorie e nutrimento necessario ad un giovane uomo. Parla di se come grasso e sempre alla ricerca di un modo per perdere peso sia con la ginnastica che con la dieta da “prigioniero di guerra” ed ultimamente con i farmaci che gli danno effetti collaterali come forti mal di testa.
É una situazione davvero complessa ma in qualche modo ora Löic ha rotto il suo segreto con Martine che è ben decisa a fare qualcosa per il collega che sente umanamente fragile e bisognoso.
Il nostro approccio in questo caso privilegia l’aspetto del nutrimento, del cibo, che per Löic è veleno, rifiuto, rischio di ingrassare per lui che già si percepisce sovrappeso.
Il test PCS che gli proponiamo ci da molte informazioni a cavallo tra gli aspetti psicologici e le emozioni rispetto all’assumere certi alimenti o meno.
È un primo approccio che ci aiuta a proporre a Löic di imparare a conoscere il cibo nell’aspetto di sapore, colore, profumo, abbinamenti e modo di cottura per ritrovare ricordi ed emozioni ben fissate nella sua mente sia negli aspetti negativi che positivi.
Un primo passo per cercare di mettere ordine in un “disordine” totale di Löic rispetto al cibo, senza contare calorie e zuccheri ma valorizzando gli aspetti sensoriali nell’atto del mangiare.
Löic è molto perplesso ma consapevole che si trova in un vicolo cieco e deve fare qualcosa e dare fiducia a qualcuno.
Nel giro di qualche mese Löic inizia ad assaporare cibi che non mangiava da anni, abbandona i farmaci “per dimagrire” e riesce a ridurre l’ossessione per l’attività fisica in palestra.
Il lavoro sensoriale sul cibo è affiancato dalle sedute psicologiche per dare parola alla sua angoscia e sostenerlo nel difficile percorso che ha intrapreso, consapevole che se si arriva “sul fondo del bidone” non si può che risalire!
Utilizziamo altri test psicologici per avere elementi riferiti alle vicende familiari, alla storia di Löic, per aiutarlo a rivedere e riconoscere l’origine della sua sofferenza nascosta per così tanti anni agli altri.
Il lavoro è in corso, Martine è sempre molto vicina a Löic e di vero sincero supporto. I più “maligni” dicono che i due hanno iniziato una storia, si vedono assiduamente e fanno coppia fissa…


Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/679