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Giulio non aveva tanta voglia di studiare ed a fatica era riuscito a diplomarsi in ragioneria già con l’idea di partire all’estero, in Inghilterra, con il suo inglese appreso ascoltando i testi di band famose dell’epoca. Detto fatto, si era trasferito a Londra in condivisione con altri due ragazzi come lui di un paese vicino Taranto. I primi anni erano stati faticosi per Giulio che si era mantenuto come cameriere nei soliti ristoranti italiani della capitale ed era tornato in Italia solo una volta. A Londra aveva conosciuto Manon, una ragazza francese anch’essa “fuggita” all’estero per fare esperienza e mettere da parte dei soldi per poi… chissà! I due ragazzi iniziano a frequentarsi e Manon non fa mistero, sin dall’inizio della loro conoscenza, che vuole tornare in Francia dato che non se la sente più di vivere a Londra.
I due ragazzi parlano lungamente del trasferimento in Francia, Giulio dapprima é perplesso, conosce male il francese ma per amore si fa questo ed altro! E partono.
Vanno a convivere in un monolocale in quel di Balaruc les Bains ed entrambi lavorano in una cooperativa che offre servizi di pulizia per il grande stabilimento termale del paesino. Il paesino é molto tranquillo, si vive bene ed il costo della vita é contenuto, il che consente loro di mettere da parte dei soldi con il progetto di acquistare casa assieme e pensare ad un bimbo, che Manon desidera tanto.
I due lavori a tempo indeterminato consentono loro di acquistare in breve tempo un’appartamentino e, di li a poco, Manon rimane incinta. Grande gioia di Manon e Giulio che coronano al meglio i loro desideri di coppia e di famiglia con l’arrivo di Matteo. I familiari di Manon sono davvero generosi ed accoglienti e spesso tengono Matteo per consentire un po’ di riposo ai due ragazzi.
Al primo viaggio di Matteo in Italia, per passare le vacanze dai genitori di Giulio, accade qualcosa di inaspettato: Giulio avverte una sensazione particolare che non sa ben descrivere ma che lo turba molto. Si sente strano, tutti notano che è taciturno, sembra lontano e distaccato. Trascorrono un paio di settimane in Italia per poi rientrare in Francia alla solita vita ma Giulio ha come un peso dentro di se. Ne parla lungamente con Manon che lo fulmina con una riflessione: “Caro Giulio, hai nostalgia di casa tua, niente di strano, l’ho provata anch’io quando ero a Londra…” Giulio non aveva certo messo in conto questo sentimento, in tanti anni all’estero era tornato a casa in Italia solo due-tre volte e mai avrebbe pensato di stare male in riferimento al luogo natio ed alla sua famiglia di origine. Dice Giulio: “Non capisco perché mi manchi così tanto un paese dal quale, in fondo, volevo allontanarmi”.
Questa consapevolezza lo porta a intraprendere un percorso psicologico per dare parola a tale sentimento e all’inquietudine che ancora vive nell’oscillazione emotiva tra Taranto e la Francia. Giulio deve fare i conti con la nostalgia, che non è solo il desiderio di tornare in un luogo o di ritrovare persone care ma è dolore per un tempo che non può più tornare.
Giulio non prova nostalgia solo per il paese della sua infanzia, ma per l’infanzia che ha vissuto in quel paese e quel tempo è perduto per sempre. Giulio è cambiato, i luoghi sono cambiati e le persone non sono più quelle… Quando si è trasferito, era convinto che la distanza dall'Italia gli avrebbe permesso di costruire una vita più libera, lontana da alcune aspettative familiari che sentiva come ingombranti. La nostalgia, allora, non riguarda soltanto il desiderio di tornare ma può esprimere anche il bisogno di ritrovare una continuità tra ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati.
Forse la domanda non è soltanto: “Dove mi sento a casa?” Ma anche: “Quale parte di me sto cercando di ritrovare?”
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