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2026, pianeta terra. Emergere dalla lunga notte

© Casa della Psicologia-OPL

Come in un racconto distopico, l’inizio dell’anno è stato segnato da una successione di eventi drammatici per i quali non disponiamo ancora di un lessico adeguato. Diversi paesi del mondo sono stati coinvolti: Venezuela, Iran, Cuba. Espressioni come “Board of Peace”, “Riviera di Gaza”, “ICE” richiamano a inversioni di senso che abbiamo imparato a conoscere dalla letteratura post-bellica, da chi l’orrore lo aveva visto con i propri occhi e cercava un modo di raccontarlo perché non si ripetesse. “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza” scriveva nel 1948 George Orwell nel suo celeberrimo romanzo “1984”. Camminiamo spaesati tra le macerie, ancora fumanti, del diritto internazionale.

Per lungo tempo questa violenza è stata ai margini dell’ordine occidentale, abbiamo pensato che l’orrore fosse stato sconfitto, le parole “mai più” sembravano aver assunto un senso onnicomprensivo, illudendoci anche che fossero realtà condivisa. Oggi, tuttavia, quella stessa violenza ritorna al centro e attraversa anche le società che avevano preteso di restarne immuni. L’ombra coloniale non si manifesta più soltanto nei territori storicamente assoggettati, ma riemerge dentro le stesse democrazie, prima in forme meno evidenti, oggi in maniera sempre più eclatante.

In questo contesto ci troviamo a curare, ad ascoltare, a cercare parole capaci di restituire senso a una realtà che appare improvvisamente disordinata, violenta e contraddittoria, ma che forse non aveva mai smesso di esserlo. Come prendersi cura del malessere dei singoli, dei gruppi e delle istituzioni dentro un simile scenario storico? La disciplina psicologica si può davvero considerare al riparo dal rischio di diventare, consapevolmente o meno, uno strumento di adattamento, controllo e sorveglianza?

La serata propone una riflessione sul presente attraverso uno sguardo multidisciplinare, l’unico che possa garantire di non cadere in spiegazioni semplificanti e rispetti la complessità del momento storico che stiamo vivendo come collettività.

Relatrici e relatori:
Roberto BERTOLINO,
psicologo psicoterapeuta, Centro Frantz Fanon di Torino
Annalisa CAMILLI,
giornalista di Internazionale - in collegamento da remoto
Rahel SEREKE,
urbanista e politologa, fondatrice dell’associazione “Cambiare Passo”


Moderano:
Valentina STIRONE,
Psicologa psicoterapeuta, Componente Comitato scientifico Casa della Psicologia 
Gabriele TAPELLA,
Psicologo psicoterapeuta, Componente Comitato scientifico Casa della Psicologia
Danilo CORONA,
Psicologo psicoterapeuta, Consigliere OPL, Resp. Comitato scientifico Casa della Psicologia

© Casa della Psicologia-OPL

Eventi alla Casa della Psicologia di Milano

© Casa della Psicologia - OPL
Viviamo un tempo attraversato da ansia, precarietà, solitudine, sfiducia nel futuro, ineguaglianze e fratture sociali profonde. A livello internazionale assistiamo impotenti al superamento delle frontiere dell’umano e del diritto, che hanno tolto valore ad Istituzioni nate dopo la seconda guerra mondiale proprio per tutelare la pace e il rispetto tra i popoli. In questo scenario, la Psicologia è chiamata a riscoprire il suo ruolo civile, sociale e politico: prendersi cura dell’umano e di ciò che nell’essere umano rischia di spegnersi.
Il titolo proposto gioca sul doppio significato tra il tornare alla Costituzione e il bisogno di ri-costituire una psiche: un apparato capace di pensare i pensieri, oggi più che mai necessario in un tempo in cui il pensiero sembra impoverirsi.  Parlare di Costituzione della Psiche significa interrogarsi non solo sui diritti in quanto tali, ma sulle condizioni psichiche che li rendono effettivamente praticabili: la capacità di pensare, di entrare in relazione e di dare parola all’esperienza.
Letta nella sua dimensione etica ed esistenziale, la Costituzione italiana è una “mappa dell’umano”. Parla di equità, dignità, cura, legami, libertà di pensiero ed espressione, educazione, lavoro, ambiente, tutela della fragilità.  Parla dei bisogni psicologici fondamentali delle persone e delle comunità. Per questo resta profondamente attuale ed è una bussola emotiva e civile per orientarsi nell’incertezza del presente.
Gli incontri proposti seguono una linea che sintetizziamo con un verso di L.Cohen“C’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce.”  Esploriamo un punto di rottura, dove la vita psichica si spezza o si impoverisce, e un possibile punto di riparazione, dove filtra la luce, con idee ed esperienze che ricostruiscono un senso di comunità, appartenenza e solidarietà.
La nostra Costituzione ha svolto proprio questa funzione: rispondere alla disgregazione del dopoguerra attraverso una dialettica democratica, capace di generare diritti, tutele e riconoscimenti che oggi, ancora una volta, siamo chiamati a difendere.

 

 

A proposito di bullismo...


© Ordine Psicologi della Lombardia

L’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha avviato, a partire dal 2016, un progetto specifico volto alla promozione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) all’interno e all’esterno della comunità professionale degli psicologi, ritenendo che la stessa possa rappresentare uno strumento fondamentale per comprendere ed esercitare al meglio la professione in tutte le sue declinazioni, in particolare con bambini e adolescenti. Partendo dalle riflessioni inerenti la conoscenza della CRC, alla luce dei principi del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani e sulla scia della salienza contingente di alcune emergenze sociali attuali, è nata l’idea di approfondire, in un quadro normativo, clinico e trasversalmente centrato sulla promozione e prevenzione nell’ambito dei diritti umani, i fenomeni di bullismo e cyberbullismo. L’obiettivo di questo opuscolo, nonché del lavoro che ha visto la creazione di un decalogo ad hoc, “Decalogo per gli adulti per battere il bullismo”, è di creare strumenti semplici e comprensibili di sensibilizzazione e divulgazione professionale su queste tematiche, rilevanti sul piano professionale e impattanti sul piano sociale e di violazione dei diritti. Le domande basilari da cui siamo partiti sono: la categoria degli psicologi è pronta ad affrontare questa nuova sfida offrendo una risposta professionale consapevole e competente su tutti i piani? Come può il Codice Deontologico ispirare un’azione professionale corretta e coerente e al contempo integrata in un sistema di protezione più ampio? Quanto è conosciuto il lavoro dello psicologo nelle sue declinazioni specifiche? Quanto bisogno c’è, ancora, di definire standard e omogeneità a livello della società e della comunità professionale? Alcune risposte iniziali sono contenute in questo opuscolo e si inseriscono nel solco di un grande movimento ordinistico che a partire dal 2014 è nato in Lombardia e si è inserito in una più ampia azione che a livello italiano e mondiale orienta verso un’integrazione necessaria fra l’azione professionale in chiave deontologica e un’educazione di massa ai diritti e al diritto per tutte le professioni sanitarie e sociali. Riccardo Bettiga Psicologo psicoterapeuta Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia Le prevaricazioni e i soprusi, spesso perpetrati di fronte a colludenti spettatori e molte volte connotati da violenza e umiliazione, sono un problema che esiste da sempre fra i giovani e che ne caratterizza in negativo alcune fasi dello sviluppo. A scopo descrittivo basti ricordare la perfetta caratterizzazione letteraria, divenuta stereotipica, di Franti, contenuta nel libro Cuore. Negli anni però le dinamiche sociali, le caratteristiche individuali e con esse il fenomeno stesso hanno cambiato forma e diffusione trasformandosi in quelli che oggi riconosciamo specificatamente come atti di bullismo e cyberbullismo. La platea dei potenziali spettatori è aumentata, è cresciuto il fenomeno del disimpegno morale ed è aumentato enormemente il valore sociale dell’immagine e dell’identità costruita nel mondo virtuale. Così, quelli che erano soprusi, si sono trasformati sempre più in devastanti traumi identitari. Proprio parlando di ciò, ricordiamo la prima vittima riconosciuta di cyberbullismo, Carolina Picchio, e la prima legge sul cyberbullismo, L. 29 del maggio 2017, n. 71, entrata in vigore il 18 giugno 2017. Tale norma definisce per la prima volta il ruolo della scuola nelle attività di prevenzione e promozione e, pur in un’ottica parziale, apre all’attenzione del legislatore il problema legato a questi fenomeni. Una buona parte del lavoro degli psicologi e di tutti gli operatori che si occupano di disagio infantile e adolescenziale si interfaccia necessariamente con differenti forme di violenza. Il fenomeno del bullismo però è differente, è una violenza che intacca dimensioni sempre più ampie e complesse della vita dei ragazzi e le professioni coinvolte devono quindi avere competenze sempre più elevate all’interno dei processi di presa in carico tanto delle vittime quanto del bullo, tanto nella fase preventiva quanto in quella valutativa e nell’intervento. Tale complessità clinica ci fa capire che oggi non si può pensare di lavorare senza l’inserimento di uno psicologo professionista all’interno delle reti di prevenzione e promozione del bullismo. L’intervento psicologico, infatti, si configura come una risorsa preziosa e utile per comprendere il fenomeno, ma anche per supportare la rete di protezione e le istituzioni nella stesura di progetti preventivi e di interventi professionali complessi, trasversali dall’intimità individuale alla realtà sociale più estesa. Secondo Amnesty International il bullismo è una violazione dei diritti umani, poiché lede la dignità di chi lo subisce ed è contrario ai principi fondamentali quali l’inclusione, la partecipazione e la non discriminazione. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) è il primo strumento di tutela internazionale a sancire le diverse tipologie di diritti umani: civili, culturali, economici, politici e sociali. I quattro principi fondamentali devono orientare leggi, interventi e contesti che coinvolgano le persone da zero a diciotto anni. L’Italia ha ratificato la CRC nel 1991, legge 176. Nello studiare il fenomeno del bullismo diretto e indiretto-relazionale nelle sue molteplici manifestazioni e nell’analizzare i singoli casi è importante ragionare in termini di violazione e tutela dei diritti, tenendo conto dei principi enunciati nella CRC, che sono fortemente interagenti, considerando tutti i soggetti coinvolti che concorrono a costruire i contesti di discriminazione, violazione dei diritti e cristallizzazione dei ruoli. I quattro principi fondamentali della Convenzione da tenere sempre in considerazione sono: 

• Principio di non discriminazione art. 2, impegna gli Stati membri ad assicurare i diritti enunciati a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione del bambino e dei genitori. 

• Superiore interesse del bambino, art. 3, prevede che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l’interesse superiore del bambino debba essere una considerazione preminente. 

• Diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo, art. 6, prevede il riconoscimento da parte degli Stati membri del diritto alla vita del bambino e l’impegno ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo fisico e psicologico. 

• Ascolto delle opinioni del bambino, art.12 prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano. L’attuazione del principio comporta il dovere, per gli adulti, di ascoltare il bambino tenendone in considerazione le opinioni. La CRC considera l’ascolto delle opinioni anche in base all’età. 

 


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