Featured Slider

La somatizzazione. La natura guarisce, il medico cura



"La natura guarisce, il medico cura". Inizio questo mio scritto partendo dal titolo di un libro del medico e psicoanalista tedesco Georg Groddeck, considerato il fondatore della medicina psicosomatica.
Orbene questo geniale medico aveva studiato il simbolismo psicologico degli organi del corpo e curava con la psicoanalisi e la medicina naturale le malattie "somatiche", nella sua clinica di Baden-Baden.
Addirittura Freud riconobbe di essere debitore con Groddeck del termine Es, l'energia psichica che: "Rappresenta la voce della natura nell'animo dell'uomo".
Da allora tante ricerche e studi hanno dimostrato che emozioni, affetti, dolori psicologici si riversano sul corpo e lo fanno ammalare. Noi tutti abbiamo sperimentato in piccola o gran parte questa verità: se stiamo male nell'anima anche il nostro corpo sta male e viceversa...
Qui però il rapporto è chiaro e diretto, se sono triste ed abbattuto sarò con le spalle curve, senza energia, affaticato e svogliato. Non si scappa, emozioni e corpo sono complementari e connessi in maniera assoluta.
Però spesso non siamo in grado di esprimere od accettare talune emozioni, affetti o sentimenti e qui le cose si complicano. Allora si parla di somatizzazione, ovvero del fenomeno per cui una persona sperimenta una sofferenza psichica per il tramite di sintomi fisici. Questi sintomi vengono quasi sempre portati all'attenzione del medico, anche se poi tali disturbi non hanno una base organica, non si rintracciano evidenze cliniche documentabili, gli esami (ecografie, sangue, Tac) dicono poco o niente. La persona sta male, il medico non sa più che esami prescrivere, magari si va da un altro sanitario senza tanta soddisfazione e il dolore rimane!
Salto di palo in frasca, negli anni '80 a a Milano partecipai all'inizio dell'avventura di Riza Psicosomatica, rivista mensile di medicina psicosomatica, nata per mostrare il collegamento tra le emozioni ed i sintomi "somatici". Gli articoli si riferivano ai sintomi più svariati: gastriti, dolori addominali, cefalea, nausea, vomito, dolori nevralgici, paralisi agli arti, pressione "ballerina", perdita della voce, mancamenti, insonnia, calo della vista....
Orbene, negli scritti si metteva in evidenza il fatto che se delle emozioni, delle scelte importanti, delle paure non riconosciute, non avevano accesso alla nostra coscienza (consapevolezza), il corpo si ammalava e si esprimeva con un sintomo. Come se la nostra mente ci dicesse: "Non mi vuoi ascoltare? Allora il tuo corpo starà male e dovrai fare per forza qualcosa..." 
Ad esempio l'emicrania è caratteristica delle persone "tutta testa", cerebrali, che cercano di controllare le proprie emozioni con processi di pensiero razionali, negando i conflitti o lo stress. Quella forma di cefalea cosiddetta muscolo-tensiva, fa riferimento a persone che hanno pensieri così "pesanti" da sovraccaricare il collo e le spalle. Si tratta di persone sin troppo responsabili con un senso del dovere eccessivo ed insopportabile.
Il mito, cui spesso si faceva riferimento negli scritti di Riza Psicosomatica, ci aiuta: ad esempio Zeus soffriva di dolorosissime cefalee e guarisce solo quando esce Atena dalla sua testa. Il mito ci insegna che occorre aprirsi la testa (la logica) e fare uscire il femminile, ovvero le emozioni, per cui testa ed emozioni assieme permettono la nascita della saggezza, incarnata della dea Atena, che noi tutti conosciamo bene perché è anche la protettrice di quel vagabondo e guerriero di Ulisse...
Ai pazienti che si rivolgono a me con sintomi psicosomatici di solito propongo la seguente prospettiva: anziché considerare il sintomo un nemico da combattere e vincere, chiedo loro di provare a capire cosa il corpo sta loro dicendo con il suo linguaggio. Considerare il sintomo un modo del corpo di dirci qualcosa per cercare delle soluzioni originali od accettare verità spiacevoli e, di conseguenza cambiare qualcosa della propria vita. Certo non è facile ed immediato ma tale prospettiva può solo portare benefici a breve e lungo termine, potrebbe consentire di rivedere decisioni e posizioni rispetto a persone e cose della nostra vita, emozionale e relazionale. Oltretutto spesso esprimere ed accettare un'emozione potente come la rabbia o la frustrazione è già di per se "curativo".
Giusto un inciso su un sintomo molto comune e faticoso da gestire: l'insonnia.
Fermo restando che capita a tutti se è un sintomo passeggero, se invece perdura allora occorre mettersi in ascolto e tentare di comprendere che cosa (emozione o persona) mi tiene sveglio ed inquieto.
Considero l'insonnia come la febbre, non è una malattia in se ma il segnale di qualcosa che non va ed è da indagare e conoscere. Quindi perché sto sveglio, che cosa non va della mia vita, che cosa desidero ma mi nego, con chi sono arrabbiato e credo di non potere fare nulla, sono troppo stanco e non riesco a "staccare", di cosa ho paura...? Ricordiamo che molto spesso più che le risposte, sono le giuste domande il vero inizio del processo di guarigione.
  









Il disegno dei bambini


 
 
Il disegno infantile è da sempre un utile strumento di conoscenza ed indagine per cercare di comprendere la psicologia di un bambino sia sul versante della "cosiddetta normalità" che per aspetti disfunzionali o patologici.
I test più usati, cosiddetti carta e matita dato che sono di semplice ed immediata somministrazione, oltre che ampiamente codificati sono: il test dell'albero, della figura umana e il disegno della famiglia nelle due versioni, famiglia di esseri umani o famiglia di animali (cani, gattini).
L'interpretazione del disegno si basa sui fondamenti dell'interpretazione della scrittura, ovvero il simbolismo dello spazio, studiato all'inizio dello scorso secolo dal grafologo svizzero Max Pulver.
Per fare degli esempi: l'alto simboleggia la luce, il cielo e il giorno.
Il basso: il buio, il profondo, la nostra parte istintuale.
La sinistra: il passato, la madre e l'introversione.
La destra: il futuro, il padre, l'estroversione.
A questi semplici e preziosi test carta e matita, possiamo aggiungere lo SCENOTEST di Von Stabbs, ovvero una scatola con pupazzetti di varie età, animali, macchinine e pezzi colorati di legno. Il test viene somministrato ai bambini per fare loro costruire una storia.
 
La scatola dello Scenotest
Le FAVOLE della Düss, che consistono in dieci storie da raccontare al bambino per poi analizzare le sue risposte.
Le famosissime BLACKY'S PICTURES, ovvero 12 tavole che hanno per protagonista il cagnolino Blacky da mostrare al bambino per indagare vari aspetti della personalità, in riferimento alla teoria psicoanalitica.

 
Una tavola delle Blacky's Pictures
L'altrettanto conosciuto TAT, Test di Appercezione Tematica, che consiste in 10 tavole con raffigurati animali da utilizzare perché il bambino verbalizzi una storia.
Il FAT, Family Aptitudinal Test, sei tavole che raffigurano scene di bambini e adulti per chiedere al soggetto di inventare una storia in relazione ad ogni tavola.
Con il tempo si sono aggiunti svariati test come quello dei 4 ELEMENTI: il SOLE, collegato all'elemento FUOCO simboleggia la figura paterna, l'ACQUA, origine della vita possiamo associarla alla figura materna, la CASA viene collegata con l'elemento ARIA e consente di fare ipotesi sulla vita del bambino nel suo ambiente familiare, per ultimo il SERPENTE legato all'elemento TERRA consente di fare ipotesi sul desiderio del bambino di conoscere ed esplorare il mondo circostante. 
Tralascio volutamente le scale di intelligenza ed i test cognitivi il cui scopo è valutare ritardi mentali, deficit dell'attenzione o traumi cerebrali.
La costante di questi test, dai più semplici ai più articolati è l'utilizzo del meccanismo della proiezione, che consente di ottenere del materiale prezioso da parte del bambino e che andrà elaborato e correlato con l'anamnesi ovvero la conoscenza quanto più dettagliata della storia familiare.
La proiezione è un meccanismo di difesa studiato da Freud che aveva osservato che il bambino con grande naturalezza attribuisce ad altri, siano essi animali, oggetti o persone, emozioni, sentimenti e desideri che lui stesso prova.
Questo meccanismo è alla base dell'utilizzo dei test cosiddetti proiettivi, prima citati, e consente allo psicologo di comprendere aspetti emozionali, desideri, difficoltà relazionali ed angosce del bambino cui vengono somministrati.
In conclusione questi strumenti possono permettere allo psicologo di fare ipotesi, comprendere aspetti critici e difficoltà, espresse tramite il disegno dal bambino.
Particolare attenzione va posta alla cosiddetta "somministrazione" del o dei test.
Immaginata la classica situazione, un bambino che non ha mai visto lo psicologo, accompaganato dai genitori, magari con delle facce tristi e preoccupate, viene sottoposto a strane prove. Anche i disegni, che per lui sono un piacere, ora vengono richiesti in sequenza ed è comprensibile che il bambino sia quantomeno perplesso se non ostile.
Ne consegue che la capacità empatica, l'attenzione ed il rispetto per i tempi del bambino possono fare si che un test sia valido o del tutto falsato, non per problemi del giovane esaminato ma per mancanza di tatto e professionalità dell'esaminatore!
Ricordiamo poi quanto ha detto un grande pediatra e psicoanalista inglese, Winnicott: "Non esiste un bambino ed una madre ma una relazione tra la madre ed il suo bambino..." che tradotto significa che se un bambino sta male occorre indagare le relazioni familiari, emozioni e sentimenti di quella famiglia.







Serata su Pirandello al teatro "Garibaldi" del Consolato di Nizza

La locandina della serata teatrale
Va proprio detto che il nuovo Console di Nizza Raffaele De Benedictis e la moglie, Signora Paola, hanno impresso una piacevole accelerazione agli eventi culturali siano essi conferenze, intermezzi musicali, teatrali o gastronomici direttamente organizzati, o promossi in associazione con altre realtà italiane di Nizza.
Sarò sincero, negli anni scorsi la voglia di partecipare era poca sia per le "offerte" proposte sia per la lontananza "emotiva" dei rappresentanti del Consolato, fatta eccezione per poche persone.
Una cosa che mi aveva molto colpito (negativamente) nel 2016, era stata la decisione di festeggiare il 2 giugno alla villa Massena, cornice prestigiosa ma del tutto fuori luogo rispetto alla sede del nostro Consolato, con annesso gradevole giardino e pennone con la bandiera italiana...
Nell'ultimo anno la partecipazione delle persone, siano esse italiane o amici francesi, è aumentata, sento parlare con interesse degli eventi attuali e futuri organizzati dal Consolato, ed è un vero piacere cogliere l'atmosfera conviviale unita alla cordialità del Console e Signora.
Voglio anche ringraziare l'amico Sabino Lafasciano, uomo di cultura, oltre che attento, e perchè no, anche "pungente" animatore di molte serate al nostro Consolato.
Invito tutti a partecipare alla rappresentazione teatrale di venerdì e con l'occasione rileggere la biografia di Pirandello, personaggio complesso e geniale.
Al liceo spesso abbiamo cercato di evitare le lezioni su Pirandello, poi con il tempo sono andato a teatro a vedere le sue opere. Ricordo ancora la prima rappresentazione cui ho assistito: "L'uomo dal fiore in bocca", dramma borghese in atto unico, al teatro Carcano di Milano.
Erano tanti anni fa....



Un filosofo in cucina: Keisuke Matsushima

Keisuke Matsushima (foto dal sito)
Sushi-K, un piccolo locale con solo sette coperti, arredo e sedie in legno, ambiente caldo ed accogliente con il bancone attorno allo spazio per preparare il sushi.
In questa "location" mi accoglie Keisuke Matsushima. Mentre parliamo Kobuchi Takao prepara il sushi con gesti misurati e delicati, le sue mani sembrano danzare mentre tagliano e compongono i piatti.
Keisuke inizia a parlare sottovoce e mi racconta del suo amore per Nizza, del mare e del clima gradevole della città. Gli piace fare sport ed in questa zona può godere sia del mare che delle belle montagne a pochi chilometri dalla città. Viaggia molto per piacere e per lavoro, tra Europa e Giappone, (ha due ristoranti a Tokio) ma si sente particolarmente attratto dalla cultura mediterranea ed in particolare modo dalla cucina dei paesi che si affacciano su questo mare.
A Nizza ha tre ristoranti ed il piccolo Sushi-K, aperto a fine ottobre nella centrale rue de France, ad un passo dalla zona Pietonne.
Di colpo si alza e mi invita a seguirlo nell'attiguo ristorante, passo così per la zona cucina, sembra una sala operatoria, ossequiosi giovani giapponesi si affaccendano per preparare le basi dei piatti.
Qui il tono della sua voce cambia e prende vita. Si siede su una sedia di Chiavari, da lui reinterpretata e resa leggerissima ed avvolgente e con il sorriso mi dice: ≪E' come essere nelle braccia di una madre, accolti e rassicurati, per potere gustare il cibo con calma...≫
≪Sempre più si parla di cibo "fusion" di contaminazioni tra le cucine ma io penso invece che occorre andare alle origini, conoscere e studiare i componenti, gli ingredienti, la sapienza antica che le cucine ci hanno tramandato nel tempo.
Proprio per questo amo la cucina regionale italiana, che riesce ancora ad esprimere una cultura del cibo con grande sapienza, più della cucina francese che troppo spesso è  "omologata" oppure soffre di una ricerca di novità a tutti i costi.
Keisuke va personalmente a comperare verdure, carne e pesce dai produttori locali, e soprattutto al mercato di Ventimiglia, dove lo conoscono tutti e con pazienza rispondono alle sue domande e gli passano preziose informazioni sui prodotti del territorio.

Al mercato del pesce di Ventimiglia (foto dal sito)
Continua : <<Considero la regione di Nizza, il Ponente ligure e parte del Piemonte un unico territorio dal punto di vista della cultura del cibo, non a caso sono appena tornato da Alba ove ho acquistato dei meravigliosi (e costosi) tartufi.
Mi affascina conoscere i prodotti del territorio per esaltarne le specificità, cercare piccole produzioni di eccellenza. Ad esempio a Sanremo ho trovato una signora che vende al mercato locale dei friarielli da lei coltivati...!
Friarielli che sono un concentrato di sali minerali, vitamine ed antiossidanti, aiutano il processo digestivo e sono privi di colesterolo e grassi>>.
Per Keisuke cucinare è conoscere profondamente gli ingredienti, conoscere la storia delle pietanze di una certa zona, capire gli abbinamenti e rispettare la stagionalità dei prodotti.
Questa porzione di territorio, affacciata sul Mediterraneo, ha rappresentato per lui una scoperta, ha trovato un'inaspettata ricchezza e sapienza nelle cucine locali.
Continua : <<Ciò mi permette di preparare piatti, siamo essi di carne, pesce o verdure con un preciso bilanciamento dei sapori, piatti gradevoli per le papille del nostro stomaco che inviano inoltre un messaggio (chimico) alla nostra mente di serenità ed appagamento. 
Il cibo è per riempire la pancia, la cucina è per dare piacere e serenità alla persona>>.
Chiedo a Keisuke cosa pensa del sale e dello zucchero.
Prima di rispondere fa una faccia che lascia presagire la risposta e aggiunge :
<<Non uso mai zucchero e sale, fanno male, per me sono veleni, ne vediamo gli effetti in troppi cibi calorici ed artefatti>>.
Mi dice che assapora con piacere i cibi preparati con i ricchi ingredienti del territorio e, da bravo giapponese, ama ovviamente il sushi, questo "aspro" cibo che sposa il riso con pesce, vegetali o uova, piacere per il ventre (come dice lui ridendo) e soprattutto piacere e serenità per la nostra mente.



Banco della verdura a Ventimiglia (foto dal sito)
foto dal sito
foto dal sito
foto dal sito
foto dal sito

I "Sacerdoti" del cibo: gli Chef

Giovanni Sorrentino a VIA LATINA
Sapete che mi occupo da lunghi anni di "disturbi del comportamento alimentare", (anoressia, bulimia ed obesità) e sapete ancor meglio che il cibo è solo l'effetto visibile di questa sofferenza, sofferenza legata nel profondo alle relazioni emotive con le figure di riferimento familiari.
Ma il cibo esprime soprattutto vita, amore, gioia e piacere, meglio se condiviso con altri: i "Sacerdoti" di questi riti sono gli Chef, uomini e donne che lavorano, studiano e preparano quotidianamente alimenti (poveri o ricchi) con la fatica delle loro mani.
Con piacere vi presento la mia intervista ad uno di questi "Sacerdoti", che lavora a Nizza in Boulevard Jean Jaures, meglio conosciuto come la Coulée Verte dopo l’importante intervento di riqualificazione di questa porzione di città. Qui si affaccia Via Latina, bottega di prodotti italiani freschi, paste, secondi, formaggi e delizie varie, dolci compresi. Proseguendo verso l’interno del locale si scopre uno spazio affacciato sulla cucina, con gli ospiti seduti su sgabelli, che conversano, e al centro un grande tavolo attorno al quale è possibile assaggiare i piatti preparati al momento dallo chef Giovanni Sorrentino, di origine e tradizione napoletana (la sua famiglia gestiva una trattoria vicino al porto di Napoli).
Simpatico, curioso e dalla storia professionale variegata, di formazione è biologo ma la passione per la cucina l’ha allontanato dai laboratori di ricerca per permettergli di dedicarsi completamente alla cucina, e che cucina! Dopo aver lavorato a lungo come chef in Toscana, ad Arezzo, da tre anni è approdato a Nizza. L’innata curiosità lo ha portato a incontrare proprio qui in Costa Azzurra due persone che Giovanni considera visionarie, nella cucina e nella vita. Ha avuto due esperienze lavorative con chef importanti: il primo è David Faure, che è stato una stella Michelin, l’altro è Keisuke Matsushima chef di poche parole ma concreto, scientifico e pulito come sa essere un giapponese. <<Mi ha fatto capire che io coglievo a livello intuitivo alcune cose della cucina che invece è una scienza molto precisa>>.
So che si riferisce soprattutto all’Umami, di cui mi parla  davanti ad un calice di Falanghina, mentre mi racconta della sua esperienza con Matsushima. La parola giapponese significa “delizioso” ed è stata utilizzata da un chimico, il dr. Ikeda, nel lontano 1908, partendo da una zuppa tradizionale che si chiama dashi, fatta con il tonno essiccato di alta qualità, zuppa complessa da preparare. Ebbene Ikeda percepì un gusto che non era tra quelli conosciuti sino ad allora, ovvero: salato, dolce, acido e amaro.
Questo quinto gusto che definì Umami, era un sapore che identificò in una molecola ben precisa ovvero il glutammato di sodio che ritroviamo anche nei dadi da cucina. Per inciso l’Umami viene prodotto oggi in modo industriale dalla stessa azienda fondata dal dr. Ikeda, e viene utilizzata molto in Asia.
Anche in Francia, mi dice Giovanni, il grande chef Paul Escoffier, all’origine della moderna cucina francese, ritrovò nei fondi di cottura della carne (vitello, quaglia, piccione o maiale) questo quinto gusto “rotondo” che completava e dava sapore pieno al cibo, rendeva “delizioso”.
Da bravo napoletano, Sorrentino ama particolarmente la cucina classica della sua città e quella italiana in generale. <<Sai perché il Parmigiano Reggiano è così buono? Perché contiene la maggiore quantità in assoluto di glutammato naturale, ecco perché piace così tanto. Se mangio Parmigiano faccio bene al corpo e questa “delizia” giunge anche alla mia mente. Ti faccio un altro esempio: in un piatto di spaghetti alle vongole c’è glutammato nella pasta e Inosina nelle vongole, quindi è pieno di Umami!>>
<<Tieni conto che l’Umami consente di cucinare con meno grassi, meno olio e burro, perchè combinando i vari ingredienti il sapore “esplode” e non hai bisogno di caricare troppo il cibo, tanto da potere essere mangiato con piacere anche da persone anziane o malate. E’ bene ricordare che con l’età si perde il gusto del sale perché i recettori del salato muoiono e viene fuori sempre più il dolce come sapore percepito>>.
Per i piatti che prepara a Via Latina predilige i prodotti genuini, scelti accuratamente. Mi fa l’esempio della pasta al pomodoro, ma quali pomodori utilizza? <<Naturalmente quelli del “Piennolo” vesuviano, a grappolo, prodotto Dop, così come il formaggio Pecorino Fiore Sardo (Dop), e ho spinto chi mangiava solo carne a provare anche il pesce e… pensa, sono anche tornati curiosi di assaporare altre mie ricette!>>

Intervista pubblicata sul sito: Voglia di Francia  http://www.vogliadifrancia.it/

Intervista su Monaco Italia Magazine

foto © arvalens
Agli operai di un tempo ed ai ristoratori, si aggiungono gli operatori nel campo immobiliare, gli esercenti, i liberi professionisti, gli imprenditori, eccetera. Apprezzati e qualificati nei rispettivi settori lavorativi. Sono gli italiani a Nizza, ovvero gli oltre 30.000 nostri connazionali che si dedicano ad un'ampia gamma di lavori, a cui si aggiungono i turisti ed gli italiani che soggiornano nella città della Costa Azzurra durante le vacanze o per periodi limitati.
Riporto l'intervista che la Dr.ssa Angela Valenti Durazzo mi ha fatto per il suo Monaco Italia Magazine, giornale on-line in italiano, che segue gli eventi del Principato di Monaco e dei territori limitrofi.
Christian Estrosi, sindaco di Nizza, ha origini italiane ed è un sostenitore dei legami culturali, istituzionali e commerciali fra le due nazioni. Mentre girando per la città è inevitabile provare un moto di orgoglio quando si passa in Place Garibaldi, al centro della quale vi è la statua dell’eroe dei due mondi, nato a Nizza.
Sono molte, dunque oltre al Consolato Italiano a Nizza, la Camera di Commercio italiana e il Com.it.es, (Comitato italiani all’estero) le realtà e le iniziative di cui possono usufruire i nostri connazionali.
Ma come vivono gli italiani a Nizza? Quali sono gli stereotipi da sfatare sui cugini d’oltralpe e sui nostri connazionali all’estero? Ce ne parla, in relazione alla propria esperienza personale e professionale Massimo Felici, psicologo e psicoterapeuta milanese trasferitosi a Nizza con la moglie Cinzia nel settembre 2013.
“E’ la domanda che sempre mi pongono amici, colleghi e conoscenti italiani da quando siamo espatriati – spiega – sappiamo bene che la Costa Azzurra è conosciuta in tutto il mondo e sinonimo di vacanza, piaceri, buona cucina, offerte culturali e paesaggistiche di rilievo. Tutto vero ma, ovviamente, anche terra ove vivono spesso faticosamente tante persone, francesi e non, che nel corso degli anni hanno cercato, e talvolta, fatto fortuna”.
Dottor Felici, ci racconti innanzitutto perché ha deciso di trasferirsi a Nizza
Per la nostra famiglia non è un’esperienza nuova. Mia nonna ha vissuto 15 anni a Nizza dove aveva due negozi, uno di oggetti veneziani e l’altro di pizzi di Burano. Allo scoppio della guerra rientrò in Italia ma quando rimase vedova volle tornare a Nizza. Per quanto mi riguarda invece, dopo tanti anni di lavoro a Milano come psicoterapeuta, nel settembre del 2013 con mia moglie abbiamo deciso di trasferirci in questa città, dove continuo a fare la mia professione, sia con pazienti italiani a Nizza ed in Costa Azzurra, sia con quelli che seguo via Skype, a Milano o altrove. L’incontro con la Camera di Commercio Italiana di Nizza mi ha permesso di riprendere anche ad insegnare la lingua italiana ai francesi, di allestire seminari per le aziende associate, di occuparmi di eventi culturali ed intervistare persone italiane e francesi per il Blog della Camera di Commercio.
Quali sono, nonostante il supporto di enti ed istituzioni, i problemi che incontra al suo arrivo un italiano che vive e lavora nella città più grande della Costa Azzurra?
Stando alla mia pratica professionale sono principalmente due. La conoscenza non sufficiente della lingua francese può far si che la persona si senta svalorizzata. Infatti chi si trasferisce lo fa per avere più sicurezza dal lato economico, ma vi è anche una fatica di vivere legata all’apprendimento della lingua e all’adeguamento alle diverse abitudini. Occorre infatti per prima cosa rendersi conto che siamo a circa 40 chilometri dall’Italia ma non siamo in Italia. Entrare nella logica di un popolo straniero sebbene con i dovuti tempi e modalità. Un’altra situazione che si presenta con una certa frequenza è quella delle relazioni a distanza che possono degradarsi e finire.
E il terribile attentato del 14 luglio 2016, quali ripercussioni ha avuto in generale sulla popolazione?
L’atmosfera dopo quel giorno è stata a lungo pesante. La maggior parte delle persone, infatti, anche se non si trovava sul posto della strage, ha avuto parenti, amici o conoscenti coinvolti. Oppure ha visto l’accaduto anche se è riuscita a mettersi in salvo. Sicuramente molti hanno avuto bisogno di un sostegno psicologico, anche se devo dire che il Comune di Nizza, ha fatto molto per aiutare la cittadinanza nell’elaborazione del lutto ed anche le recenti celebrazioni del 14 luglio, festa nazionale francese, lo hanno dimostrato.
Ed oggi ?
Nessuno ha dimenticato ma oggi si vuole andare oltre. I primi tempi era difficile anche per me, passare sulla passeggiata in bicicletta, come facevo prima, come niente fosse. Nessuno si aspettava quello che è accaduto. Nizza è sempre stata per i turisti e per noi tutti un’isola felice. Qui non poteva accadere nulla.
E tornando agli italiani a Nizza?
Andando all’estero cominci a pensare in maniera diversa. Non è che si dimentica l’Italia, al contrario chi è qui vede molto meglio la realtà del nostro Paese, quali sono i problemi ed anche le prospettive e le risorse. Qui si crea un mix tra la cultura italiana, che è grandiosa, ed il welfare francese. In un certo senso l’italiano all’estero è più italiano, se si esclude una minoranza che dà un taglio netto alle origini.

Come vivono gli italiani a Nizza (parte seconda)

    
Photo Cinzia Corbetta
Sono rimasto molto sorpreso quando stamattina ho visto sulla bacheca di Blogger che oltre 2700 persone hanno letto il mio post "Come vivono gli italiani a Nizza", pubblicato il 22 luglio scorso.
E' un numero molto elevato per il post di un "semplice cittadino" che vive e lavora in quel di Nizza...
Solo una parte dei lettori ha poi scritto un commento sul mio post condiviso su FB, e devo dire che anche qui sono rimasto sorpreso: altro che Guelfi e Ghibellini di Toscana memoria, pare proprio che per molti Nizza sia una città in cui vivere è positivo, bello, accogliente e via così, ed altrettanti hanno espresso parole negative e dure rispetto alla città ed al dovere-volere viverci e lavorare.
Per molti Nizza è peggiorata, come qualità di vita, persone, offerte lavorative, pulizia e sicurezza.
Altri hanno espresso invece soddisfazione non solo per la riqualificazione in atto della città (piazze, pedonalizzazioni, verde e trasporti), ma anche in termini di offerte lavorative e sicurezza.
Chi ha ragione? 
Vissuti così diversi e radicali mostrano che Nizza è percepita come stratificata orizzontalmente, a più livelli, ed ognuno coglie il piano che più lo caratterizza e lo avvicina alle proprie paure o desideri oltre che aspettative.
Personalmente percepisco due città di Nizza, a mo' di taglio verticale, quella dell'anno lavorativo e quella estiva e vacanziera. Mi spiego meglio: d'estate Nizza, ad eccezione dell'anno scorso dopo il tragico attentato del 14 luglio, scoppia di gente, macchine, bici e motorini, con il codazzo assordante di rumori, odori e frenesia dello shopping, dei locali trendy e non con ristoranti e pizzerie piene di turisti...
Questa Nizza non mi piace, il numero di abitanti aumenta vertiginosamente e la città è in affanno: traffico, sporcizia e rumore la fanno da padroni.
Permettetemi una "cattiveria" di costume: trovo che la stragrande maggioranza dei turisti faccia proprio di tutto per vestirsi, camminare e porsi in modo sgradevole e volgare, poi in altri momenti dell'anno ed in altri contesti d'improvviso tornano seriosi!
Dopo avere espresso la mia opinione, condivisibile o meno, vorrei analizzare un po' meglio quella che chiamo la Nizza lavorativa: la città sta cambiando, i lavori del tram, linea due, proseguono e sono certo che i tempi finali di realizzazione dell'opera saranno rispettati. Leggo che i costi aumentano, i cantieri sono campi di battaglia, ci sono le voragini che hanno dato tanto da scrivere ai giornali, tutto vero, ma penso che al termine dei lavori Nizza avrà trasporti ancor più efficienti, e non è poco.

Photo Cinzia Corbetta
La Coulée Verte, grande opera di verde che sana orribili edifici precedenti, è certo un polmone di svago e piacere per i nizzardi e gli ospiti della città. Mi si dirà che la pelouse (il prato) è stato rifatto in varie zone, con conseguente aumento delle spese, però vedere giornalmente giovani, bimbi ed anziani godere della Coulée Verte è un piacere immenso.
Estrosi, il Sindaco di Nizza, sovente contestato per il suo culto della personalità (definizione usata per Mao Tse-tung, forse ricordate), è onnipresente ad inaugurazioni qua e là per la città ed ha certo il suo buon tornaconto politico però si vedono opere, palazzi e riqualificazioni importanti (vedi la Gare du Sud), che rivitalizzano interi quartieri della città.
Certo il progetto faraonico di edizia commerciale-abitativa lungo la piana del fiume Var, con il nuovo stadio sportivo Allianz Riviera ed in attesa del grande spazio espositivo che realizzerà Ikea, è un boccone succulento per gli immobiliaristi, ma numerose società li stabilite potranno assumere personale e non è poco.

Photo Cinzia Corbetta
Aprono tanti negozi e ristoranti, molti chiudono, ed il mercato delle case sembra in ripresa anche se i tempi d'oro sono finiti. Molti studenti, anche stranieri, frequentano l'Università di Nizza oltre che le varie Business School, e questa vivacità mi pare un grande bene. Mi rendo conto che potrei continuare con esempi di vario genere ma non riuscirei a convincere coloro i quali pensano male di Nizza, dal loro punto di vista hanno ragione, ogni moneta ha il suo rovescio Eros è tale perchè vi è Thanatos (citazione freudiana).
Attendo i commenti su FB...