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La costruzione di un luogo psichico. Brevi riflessioni sulla nozione di casa natale.

LA CASA: LUOGO FISICO, LUOGO PSICHICO?

© APSI
 

Qual è l’esperienza degli expat e del loro ritorno a casa?

L’APSI (Associazione Psicologi Italiani in Francia) e il DIRE (Donne Italiane Rete Estera) hanno il piacere di invitarvi al primo webinar congiunto sul tema:

 

“LA CASA: LUOGO FISICO, LUOGO PSICHICO?”

 

Si parlerà della casa sia come luogo fisico, estetico, narrativo, sia come luogo della nostra intimità psichica e delle nostre radici. La casa assume infatti molte sfumature e molti volti, anche simbolici, in particolare per chi, come molti tra di noi, vive l’esperienza dell’espatrio, e di un eventuale ritorno.

 

Il webinar, via zoom, sarà sia l'occasione per riflettere insieme, attraverso i contributi dei professionisti che interverranno, sia uno spazio in cui porre domande e condividere esperienze. 

La Console Generale d’Italia a Parigi, Irene Castagnoli, ci onorerà della sua presenza.  Interverranno: le psicologhe Anna Arrivabene e Giulia Paoletti, e la decoratrice d'interni Barbara Masella Saitta

Nell’attesa di ritrovarvi numerosi, vi alleghiamo la locandina dell’evento che si terrà il 24/03/2002 h18.30-20.00.  

 

  
 

 

 

 

 

 

Educare i bambini alla meraviglia ai tempi del COVID

 

 

 

© APSI

 

 

Riporto l'interessante scritto della collega Sara Sesia dell'APSI sul tema: Dentro e fuori il Covid

Pensando a questo incontro mi è subito venuta alla mente la parola “meraviglia”. Essendo un sentimento positivamente connotato, potrebbe apparire un ossimoro associarlo alla sofferente esperienza del Covid-19. Ho ripensato alle parole di Aristotele (“Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia”), a quelle dello psicologo Donald Winnicott quando spiega come “La capacità di provare ancora stupore è essenziale nel processo della creatività”; per finire poi con la suggestiva frase di un più recente scrittore quando afferma che “Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni, un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi, un bambino che gioca con le fate mi ha raccontato che siamo fatti di meraviglia.” E proprio ai bambini infatti associamo il più frequentemente questa parola; è facile per ognuno di noi immaginare con tenerezza lo sguardo stupito di un bimbo di fronte ad un aquilone che vola. La meraviglia, lo stupore (che è una emozione primaria, innata e comune a tutte le culture del mondo) diviene anche presupposto di ragionamento e capacità creativa (pensiamo al bambino che chiede: come fa a volare?), indicandoci come emozione e cognizione siano strettamente legate. Ed ecco, forse, qui il legame tra lo stupore (e la sua assenza in realtà) e i mesi della pandemia, in cui la costrizione della sottrazione di liberà ha tolto momenti e occasioni di stupore, gettando i nostri bimbi, e noi stessi, in una routine monotona, a tratti anche depressiva e angosciante. Già a tre settimane i bambini reagiscono alle novità: uno studio ha dimostrato che, se li si abitua a vedere una serie di figure geometriche e poi se ne inserisce una nuova, il loro cuore batte più velocemente. Quindi come sopperire a questa importante perdita di occasione di stupore durante il covid che si è configurato anche come “Situazione che ha impedito di attingere a delle risorse note per fronteggiare i consueti problemi?” (COVID-19 International Behavioral Science Working Group dell’Università di Harvard - task force di esperti del mondo delle scienze comportamentali sotto l’egida del Prof. Gary King.

Stare bene aiuta a fare meglio

© ENPAP
   

  

Allevia lo stress, ma non è una SPA.


Schiarisce i pensieri, ma non è una passeggiata in bicicletta.


Migliora il rendimento sul lavoro, ma non è un caffè.


Aiuta a fare le scelte giuste, ma non è un interior designer. 


Risolve i conflitti, ma non è una fuga romantica. 


Tira fuori il meglio di te, ma non è cantare sotto la doccia. 


Contribuisce a creare un clima sereno in famiglia, 

ma non è un purificatore d'aria.


È lo psicologo, al tuo fianco per vivere meglio le sfide di ogni giorno. Perché "Stare bene aiuta a fare meglio". Recita così il video di presentazione della campagna #starebenefaremeglio di Enpap, l'Ente nazionale di previdenza e assistenza per gli psicologi, lanciata nel corso di una conferenza stampa.


Sette le tematiche intorno a cui si svilupperà la comunicazione dell'iniziativa: gestione dello stress, problem solving, come migliorare il rendimento sul lavoro, come fare le scelte giuste, come risolvere i conflitti di coppia, empowerment, relazioni di coppia e con i figli. La campagna #starebenefaremeglio, spiegano da Enpap, porta l'attenzione sull'aumentato bisogno delle persone di ritrovare quanto prima un benessere globale e su come i professionisti della salute mentale (psicologi in primis) possono contribuire a far sì che lo si ritrovi, favorendo un equilibrio personale e sociale. Coltivare il benessere psicologico vuole anche dire prevenire il malessere psichico e salvaguardare la salute mentale, duramente messa alla prova da questi due anni di pandemia. Come si fa per la salute del fisico, adottando uno stile di vita più adeguato ai propri bisogni quando è necessario, così si dovrebbe fare per la salute mentale, prima che difficoltà sul lavoro, conflitti familiari, stress e frustrazioni quotidiane diventino un limite serio all'espressione delle nostre potenzialità e alla nostra vita di relazione, o ci rendano troppo faticoso l'adattarci ai cambiamenti del mondo intorno a noi. Stare bene a 360 gradi, infatti, aiuta sempre a fare meglio. Anche nei momenti di difficoltà.


Ma come viene percepito oggi lo psicologo e il bisogno di psicologia? Stando ai dati della recente ricerca Enpap, 'Il ruolo dello psicologo e dello psicoterapeuta nella società', oggi sia lo psicologo sia lo psicoterapeuta vengono percepiti da più del 50% del campione (1.032 intervistati) come facilitatori del benessere piuttosto che come curatori di un malessere. Più del 30% della popolazione italiana si rivolge a questi professionisti e l'84% del campione afferma che la figura dello psicologo si è progressivamente "normalizzata".


"La pandemia ha amplificato il vuoto relazionale, già presente da tempo a causa dei mutamenti sociali che hanno attraversato la società negli scorsi decenni e per la scarsa attenzione alla dimensione del benessere sociale da parte delle Istituzioni- osserva Felice Damiano Torricelli, presidente Enpap- intere generazioni di cittadini hanno sviluppato fragilità nei loro processi identitari. Se uniamo questo aspetto alla maggiore sfiducia nei contesti collettivi e con la precarizzazione di tutti i legami che conferiscono stabilità alla nostra identità (la famiglia, il lavoro, le amicizie, le appartenenze), fare i conti con il disagio che ne deriva può essere molto complesso. In futuro, dunque, la collettività avrà più bisogno di psicologia e di servizi pubblici di psicologia, come emerge dalla ricerca Enpap".


Uno dei limiti a rivolgersi allo psicologo o allo psicoterapeuta rimane il costo delle sedute, e la conoscenza ancora limitata della possibilità di fare sedute online, modalità che si è diffusa moltissimo in questi mesi di pandemia. "È a tutti evidente, come più volte ha sottolineato anche il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi- sottolinea Torricelli- che c'è un'onda lunga di disagi e disturbi psicologici che durerà anni e interessa quote crescenti della popolazione man mano che si prolunga l'emergenza pandemica. Problemi psicologici conclamati riguardano almeno una persona su quattro nella popolazione generale e, tra i giovani, uno su due vive un disagio psicologico su cui è necessario intervenire al più presto".


"A oggi, però, i servizi di psicologia sono quasi esclusivamente nel privato e quindi accessibili solo a chi può permetterseli, per quanto gli psicologi si stiano impegnando a tenere tariffe basse, anche grazie all'aumentata offerta di interventi online". Questa campagna di comunicazione "è anche un modo per richiamare, ancora una volta, l'attenzione dei decisori pubblici sul bisogno immediato di servizi di psicologia", conclude il presidente Enpap.


La campagna #starebenefaremeglio punta l'attenzione anche sulla vita di coppia e sulle relazioni con i figli. Come incidono questi due aspetti sul benessere globale? "Ben-essere significa che il nostro essere sta bene, e se sta bene si diffonde anche nell'ambiente in cui si vive- premette Maura Manca, psicologa clinica, psicoterapeuta, e presidente dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza- Quando in famiglia non si respira un clima sereno l'attenzione è spostata sui problemi, su ciò che non funziona e si arriva a procrastinare gli impegni quotidiani fino a creare una sorta di sedentarietà mentale. Il benessere familiare favorisce il benessere individuale e viceversa. Per questa ragione è importante lavorare sulle modalità con le quali i vari membri della famiglia si relazionano e soprattutto su come comunicano. La famiglia è come una squadra che si deve basare sulla parola 'insieme', perché dove c'è relazione c'è influenza reciproca. Le azioni di un membro della squadra possono influenzare anche lo stato psichico degli altri membri".


Per il 72% del campione della ricerca Enpap, comunicare che si sta facendo un percorso con un professionista della salute mentale crea ancora un certo imbarazzo. Perché c'è ancora questo stigma sociale? "La nostra professione risente ancora di un antico pregiudizio secondo il quale lo psicologo è colui che si occupa unicamente di 'patologia mentale'. In realtà la psicologia, in tutti i suoi ambiti di intervento, che non sono solo la clinica, ma anche l'ambiente, la riqualificazione degli spazi, la scuola, gli stati di emergenza e tanto altro, si occupa della salute e del benessere della persona e della società, in un costante processo di crescita individuale, relazionale, sociale e professionale- spiega Marta Giuliani, psicologa, psicoterapeuta e consigliera Cig Enpap- Lo psicologo deve qualificarsi sempre di più nella società come un esperto della complessità, e saper comunicare efficacemente questi aspetti è un elemento chiave per ridurre la distanza tra psicologi e cittadini", conclude.

© ENPAP 


La variante più pericolosa del virus : la forma R - U


© Le journal de Montréal
 
Il virus sappiamo tutti muta, è una sua prerogativa.

Ma una variante è, a mio modo di vedere, assai pericolosa e prevalente da circa un anno, quella che ha colpito RAGIONE ed UMANITA'.
Assistiamo quotidianamente ad eventi, situazioni e casi di cronaca che ci dovrebbero lasciare sgomenti e preoccupati. E' esperienza di tutti leggere od assistere a lotte tra gruppi di persone, medici tra loro, biologi, giuristi, giornalisti, politologi e comuni cittadini "sapienti" che danno dell'ignorante a tutti gli altri. Alla televisione poi è un fiorire di dibattiti, approfondimenti e confronti che molto spesso divengono risse televisive, che fanno però "audience"...

Episodio di cronaca in provincia di Padova: una signora assiste all’incidente di uno sventurato motociclista che finisce in un fosso. Veloce esce di casa per soccorrerlo. Piccolo particolare, la signora essendo in quarantena non avrebbe dovuto uscire. All’arrivo dei soccorsi vengono prese le sue generalità e dopo poco si ritrova una condanna a due mesi commutata in multa di 4500€ perché doveva restare a casa…
La prossima volta la signora lascerà nel fosso il malcapitato motociclista e non avrà problemi!

Altri casi di cronaca recente : un ragazzo 17enne, partito con i genitori da Roma per la Sardegna per Natale e tutti in regola con il green pass, non è potuto rientrate a Roma ed ha perso tre settimane di scuola perché le norme del pass erano cambiate nel frattempo. I genitori sconcertati si erano rivolti al Tribunale di Sassari ed al Ministero della Salute, invano.
Analogo caso un ragazzo di Pisa bloccato ad Olbia con la famiglia ed imbarcato sulla nave per decreto urgente del Tribunale di Tempio Pausania. I genitori ovviamente si erano rivolti al Ministro della Salute anche qui senza risposta.

Sono solo due casi ma ogni giorno si leggono vicende tragicomiche ottime per il teatro dell’assurdo!

Le scuole poi sono ormai luoghi ove il festival dell'assurdo è ai massimi livelli. La cronaca è piena di episodi con classi decimate, genitori con le mani nei capelli perchè non sanno come fare con i loro bambini costretti sovente a casa ed a "singhiozzo".
Leggo oggi che in Svizzera i commercianti accolgono i clienti italiani anche senza pass e le restrizioni saranno tolte dal 16. Business is business. In Spagna da mesi l’atmosfera è di una ripresa graduale della normalità, Copenaghen abolisce card e mascherine, In Inghilterra si va verso lo stop alla vaccinazione dei sanitari. Se non erro sono nazioni europee, come mai in Italia e Francia la narrazione è ancora una miscela di paura, varianti sempre più contagiose e regole ferree?
Veniamo alla Francia: io (come milioni di francesi) continuo a ricevere messaggi da parte di AMELI che mi aggiornano sulle modifiche al mio pass sanitaire con linguaggio burocratico e vagamente minaccioso.
La sostanza è che l'iniziale validità del pass dopo il booster da sette mesi di colpo è scesa a quattro mesi. In più è stato  creato il pass+, da capire come funzionerà. Spero di non ritrovarmi con il pass scaduto nottetempo e quindi “fuori legge”… Ha qualcosa di scientifico e sanitario ciò? Non direi proprio.

Vedete che la variante R - U colpisce e duramente!

Per non parlare della vera e propria guerra civile tra vaccinati e non, abbiamo tutti sentito parole di fuoco nei confronti dei no-vax, tali per scelta o per paura. Addirittura taluni arrivano a dire che i no-vax non dovrebbero essere ricoverati in ospedale perché tolgono letti ai vaccinati e, giusto per punirli, almeno pagarsi le cure.
Soprattutto ora che è chiaro a tutti che il vaccino tale non è (non immunizza) ma si configura come “un farmaco” che protegge per un po' dal virus, poi occorre la seconda dose, la terza e via così.
Oltretutto il nostro sistema immunitario non gradisce essere bombardato di "vaccini" ravvicinati tra loro e magari c’é caso che reagisca malamente. Anche i vaccinati possono contagiare, guarda un po', non si spiegherebbe il numero così elevato di casi degli ultimi tempi.
Ma per la stragrande maggioranza delle persone i no-vax sono il diavolo, moderni untori da eliminare. Nota bene, molti hanno paura di vaccinarsi da grandi, già la vista della siringa li spaventa. Tutti noi da bambini siamo stati pluri-vaccinati ma allora il rifiuto era impensabile e non contemplato dato che i vaccini erano assai utilizzati ed immunizzavano davvero...
Il green pass poi è un capolavoro: nota bene tutti noi che viviamo a cavallo d’Italia e Francia non abbiamo ancora capito se il green pass italico equivale al francese, i tempi di scadenza sono diversi soprattutto in relazione ai vari tipi di vaccino ad una dose o due senza parlare del booster. In Francia poi il pass sanitaire è diventato pass vaccinal, sapete bene quali sono le differenze? Sembra però che in febbraio le regole dovrebbero essere uniformate in tutta Europa. 

Altro tema assai controverso e cruciale. I famosi anticorpi: un vaccino serve a creare anticorpi per proteggerci contro l’infezione. Semplice e lineare. Quanti di voi sanno il valore dei loro anticorpi oggi, precedentemente ed a seguito di una vaccinazione? Indovino che pochi ne sono al corrente con consapevolezza. Se hanno contratto il Covid quanti anticorpi hanno prodotto dopo? E a distanza di mesi che valore residuo hanno?
Orbene il dato è essenziale per la scelta di vaccinarsi o meno e in quali tempi semmai proporre un richiamo.
Sono state vaccinate persone con valori di anticorpi di 4-5000 unità, anche più e dal punto di vista medico è un azzardo! Poi, guarda caso si parla di reazioni avverse, trombosi, problemi cardiaci e via così. Magari un prelievo in vista del vaccino dovrebbe essere di routine, poi un prelievo di controllo post iniezione. Caso per caso, da vera medicina delle persone non solo per età e per smaltire i vaccini che, guarda caso, hanno una scadenza breve una volta usciti dalle celle frigo.
Ma la cosa che trovo più assurda (e ridicola) è il trasporto pubblico. Per prendere il tram qui a Nizza abbiamo segni per terra, distanziamenti e segnali poi saliti in vettura tutti pigiati come sardine. Il virus ringrazia per la collaborazione! Questo inverno a Milano per salire sui mezzi pubblici era obbligatoria la famosa mascherina FFP2 certi di essere controllati dai vigili o dalla Polizia. Piccolo particolare non se ne trovavavano in farmacie, supermercati e negozi vari. C’era un mercato nero, ragazzi che le vendevano di nascosto a prezzi folli ma tant’è…
Sempre Milano tra Natale e capodanno, in una trattoria affollata di operai alle ore 12 ben pochi avventori erano in possesso del green pass. il proprietario ci diceva che se doveva chiedere il pass poteva tranquillamente chiudere la sua attività. I famosi ristori erano ben poca cosa per mantenere una famiglia intera quindi il lavoro doveva proseguire. No comment.
Ventimiglia pochi giorni fa, splendida giornata di sole. Un caffè al bar al mattino ed un ristorante a pranzo assai frequentato da francesi. Si mangia molto bene, si spende il giusto e sono cortesissimi. Nessuna richiesta di pass. Business is business!

A me pare chiaro che il virus (nessuno nega che esista) ha creato gravi effetti soprattutto nella testa di tante persone, che sembrano avere perso umanità e raziocinio, a caccia di colpevoli e incapaci di comprendere la complessità di quanto era in corso, senza dare la caccia alle streghe.
Esiste una realtà “quotidiana” fatta di persone che lavorano, studiano, hanno a che fare con bambini o anziani, artigiani e lavoratori in proprio non garantiti dallo stipendio fisso e dal lavoro da casa. Ebbene queste persone hanno assai sofferto in questi due anni, ma al solito hanno “tirato la carretta”. Poi i “garantiti” che hanno avuto anche loro difficoltà però con salari e contratti che li hanno protetti molto di più.
Poi la categoria antropologica dei “governanti” e dei tecnici / scienziati. Stendiamo un velo pietoso, tra incapacità, ingenuità, stupidità e provvedimenti bizantini sono riusciti a raggiungere vette di irrazionalità impensabili!
Soprattutto sono sconcertato dal mondo medico e sanitario in senso lato. Al coraggio di medici, infermieri ed ausiliari morti di Covid in prima linea all’inizio della pandemia si contrapponevano poi "tromboni" che passavano più tempo in televisione a litigare tra loro (spettacolo penoso) che nei reparti ospedalieri.
Ma gli Ordini Professionali che fanno, stanno solo a guardare senza intervenire per ricordare a molti di loro che stare zitti é assai meglio!
Sono solo alcuni esempi di irrazionalità e mancanza di umanità che possiamo vedere quotidianamente qui in Francia come in Italia.
A proposito di irrazionalità ed un pizzico di follia: sempre più ricercatori indicano le stranezze di questo virus che appare modificato (Chimera) ed a cui lavoravano da tempo biologi cinesi a Wuhan con sovvenzioni americane ed europee. Fonti bene informate scrivono che ricercatori cinesi erano al lavoro sui coronavirus da tanti anni. Consapevoli della pericolosità di tale ricerche, mai intraprese prima di allora, avevano chiesto all’OMS l’autorizzazione a costruire il famoso laboratorio P4 di Wuhan. Occorreva anche formare i biologi cinesi alle tecniche di manipolazione già acquisite da ricercatori francesi ed americani. Questo transfert di tecnologia ha permesso ai ricercatori di Wuhan di spingere sempre più in la la conoscenza dei coronavirus. Le ricerche iniziali tentavano di creare un vaccino per l’AIDS, mai realizzato, però sui coronavirus ormai i cinesi erano leader indiscussi con un team di altissimo livello guidato dalla famosa Bat Woman la professoressa Shi Zhengli.
Credo passerà molto tempo prima che si possa sapere qualcosa di più di tali sperimentazioni, certo è che chi ha fatto tali ricerche doveva essere ben consapevole dei rischi enormi cui andava incontro lui stesso e gli altri in caso di incidente (vedi laboratorio di livello P4, il massimo possibile al mondo).
Sapremo mai la verità? Di solito chi fa un’arma biologica crea al contempo l’antidoto e, come si vede anche nei film del genere, all’ultimo minuto il protagonista agonizzante e pieno di ustioni dopo il siero salvifico torna sorridente alla vita!
Solo chi crea il virus è davvero in grado di realizzare l’antidoto esatto, ci dicono gli esperti, però così facendo appone la sua firma al virus.
Questa è fanta-medicina, magari i colpevoli sono solo i pipistrelli ed i pangolini del famoso mercato "umido" di Wuhan…





L'impatto della pandemia sulla salute mentale

© Humanitas University

Si è conclusa la seconda fase della ricerca Humanitas per valutare l'impatto della pandemia sulla salute ed il benessere mentale, che riporto con interesse.

Nel giugno scorso è terminata anche la seconda fase dello studio per valutare l’impatto della pandemia da COVID-19 sulla salute e il benessere mentale della popolazione italiana e mondiale, il gruppo di ricerca ha potuto analizzare i dati finora raccolti. Condotta dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, insieme al Centro di Medicina Personalizzata sui Disturbi d’Ansia e di Panico di Humanitas San Pio X, l’indagine è stata guidata dal Prof. Giampaolo Perna e coordinata dalla Dott.ssa Daniela Caldirola, al fine di poter evidenziare i bisogni e le necessità a cui rispondere. L’indagine si avvale di un questionario online, approvato dal Comitato Etico di riferimento, con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di persone (non personale sanitario) che in forma anonima e volontaria desiderino collaborare allo studio attraverso la compilazione del questionario.

«L’elaborazione dei nuovi dati, in combinazione a quelli precedenti, è stata orientata a valutare l’insorgenza di sintomi psichiatrici clinicamente significativi e l’individuazione dei fattori che possono avere contribuito a tale insorgenza, in tutti coloro che avevano riportato di non aver mai avuto una diagnosi di disturbo psichiatrico nel corso della vita – spiega il Professor Perna. Abbiamo inoltre valutato in che misura la pandemia abbia modificato lo stile di vita e la qualità delle relazioni personali sull’intero campione raccolto. Le persone che finora hanno partecipato allo studio sono 3532 (2379 nella prima fase e 1153 nella seconda), di cui il 57.6% ha completato l’intero questionario. Le nostre analisi hanno mostrato che, tra coloro che avevano dichiarato di non mai avere avuto nella vita una diagnosi di disturbo psichiatrico, l’8% dei partecipanti nella prima fase e un ulteriore 8% dei partecipanti nella seconda fase, ha riportato una sintomatologia depressiva clinicamente significativa insorta durante la pandemia. Sintomi ansiosi che potrebbero essere indicativi dell’insorgenza di un disturbo d’ansia sono stati trovati in circa l’11% dei partecipanti sia nella prima sia nella seconda fase. Sintomi suggestivi di un possibile disturbo di panico sono emersi nell’ 1.2% e 3% dei partecipanti nella prima e seconda fase, rispettivamente. Sintomi clinicamente significativi di disturbo post-traumatico da stress sono emersi nel 2% dei partecipanti nella prima fase e nel 3.4% nella seconda. Infine, il 6.2% dei partecipanti nella prima fase e il 3.8% nella seconda ha riportato sintomi significativi di tipo ossessivo-compulsivo disturbanti e interferenti con la qualità di vita. Questi dati suggeriscono che, globalmente, un numero considerevole di italiani ha sviluppato sintomi psichiatrici di interesse clinico durante la pandemia».
I disturbi psichiatrici sono aumentati, anche in chi non aveva mai avuto problemi prima
«Per valutare quali fattori abbiano influito nell’insorgenza di tale sintomatologia abbiamo impiegato una tecnica complessa di analisi basata sull’apprendimento automatico (machine learning) – continua il professore. I fattori che sembrano aver contribuito maggiormente allo sviluppo di una sintomatologia psichiatrica clinicamente significativa, in soggetti senza una storia precedente di disturbi psichiatrici, sono le caratteristiche personali di bassa resilienza verso lo stress, essere studenti universitari, avere un’intensa paura di trasmettere il COVID-19 ad altre persone, aver provato un intenso stress per le restrizioni imposte a tutti i cittadini per il contenimento della pandemia, aver cessato di praticare attività fisica a causa della pandemia, e vivere da soli.
Lo studio ha inoltre evidenziato che, nel corso dei primi otto mesi della pandemia, molti Italiani hanno riportato un peggioramento dello stile di vita e delle relazioni interpersonali e familiari. In particolare, circa il 20% ha riportato insonnia significativa, il 17% ha aumentato il consumo di nicotina e l’11% quello dell’alcool, il 46% ha diminuito l’attività fisica e il 10% l’ha smessa del tutto, il 68% ha diminuito la soddisfazione sessuale, il 70% ha peggiorato la relazione con il partner e ha avuto più difficoltà nella gestione dei figli. Infine, circa il 20% ha iniziato ad utilizzare ansiolitici e il 16% ha iniziato l’uso di antidepressivi».

Dati i nostri risultati emerge quanto sia utile continuare il monitoraggio delle conseguenze a medio e lungo termine della pandemia COVID-19 sulla salute mentale e il benessere generale. Ciò può dare inoltre un contributo utile per identificare possibili fattori di rischio.
I dati emersi suggeriscono che attività di prevenzione, sostegno e cura del benessere mentale siano di grande importanza per aiutare quella consistente parte di italiani che ha particolarmente risentito della pandemia dal punto di vista emotivo.
A tutela del benessere mentale attuale e futuro della popolazione, è importante monitorare l’andamento nel tempo dei livelli di stress e malessere emotivo, anche a distanza dal picco più acuto dell’emergenza sanitaria. Per effettuare il monitoraggio è stato utilizzato un questionario anonimo e volontario che viene riproposto a distanza di mesi alle stesse persone per valutare eventuali differenze nelle risposte.

© Humanitas University



Paura... del Virus

© Gruppo INI
 
E' innegabile, molte, troppe persone qui in Francia, in Italia ed altrove hanno terrore del virus.

Intendiamoci, nessuno nega il Covid-19, la sua diffusione e la potenziale pericolosità degli effetti sulle persone.

Però dopo due anni di "esperienza" volenti o nolenti tutti noi dovremmo fare alcune considerazioni e non accettare passivamente le notizie siano esse di stampa che tramite la televisione.

Parla una persona che nel novembre 2020 ha contratto il virus e per tre settimane, divenute poi quattro per via di una infezione urinaria seguente, è stata male con febbre, mai troppo forte, però persistente. Ovviamente stanchezza, ossa rotte, mal di testa, tosse a tratti...

I classici sintomi del Covid-19 delle prime ondate.

Ho avuto paura? Certamente, il mio terrore era di finire all'ospedale, ricoverato e intubato come si vedeva quotidianamente alla Tv o si leggeva nei bollettini di guerra dei giornali.

Entro ancor più nel personale: nell'ottobre 2020 dopo un ricovero di un mese all'Ospedale Policlinico  (eccellenza medica di Milano) era mancato per Covid-19 mio suocero. Nessuno ha potuto vederlo, parlargli, dato che le scarne notizie erano filtrate dagli infermieri, nemmeno tanto cortesi (posso capirli, erano stressati di certo anche loro). Abbiamo dovuto fare intervenire il Tribunale per i Diritti dei Malati per consentire, dopo telefonate di fuoco, ad una figlia di vederlo sedato e sotto morfina poche ore prima di morire...

Fine della corsa, iniziata ancora peggio. Quando mio suocero ha manifestato i primissimi sintomi di sospetto Covid-19 il medico di base non l'ha mai visitato e nemmeno sentito per telefono. Dopo alcuni giorni a casa con Tachipirina sempre in attesa di test per il Covid-19 il quadro clinico era in peggioramento. Il medico di base sempre desaparecido. Abbiamo dovuto fare intervenire una Croce Privata che ha inviato un medico (di persona) a casa e che ha richiesto il ricovero immediato con ambulanza per la modica cifra di 250 euro.

I medici del Policlinico sono preparati e non si spaventano di certo davanti ai virus, però hanno dovuto seguire il protocollo dell'AIFA (detto da loro non senza imbarazzo) che con la sciagurata Tachipirina e vigile attesa prima o poi costringerà qualcuno ad assumersi la responsabilità di ciò.

Come scritto il mese successivo il Covid-19 mi ha voluto fare visita. Ebbene il mio medico generalista senza attendere il test (per la cronaca i primi test erano negativi solo dopo una settimana positivi) ha iniziato a bombardarmi di cortisone ed antibiotici per prevenire le complicanze polmonari, vero rischio di questo virus.

Subito radiografia dei polmoni, controllo costante della saturazione di ossigeno nel sangue con apparecchietto acquistato in farmacia e, soprattutto, costante comunicazione per telefono e messaggi tra me ed il medico. In breve non mi sono mai sentito solo, rassicurato dalle sue parole: "... Ti curo a casa, occorre pazienza e seguire le cure per bene, è un virus e abbiamo le armi per combattere non lui (il virus) ma i danni che potrebbe causare all'organismo".

Già i virus se ne fregano altamente dei farmaci antivirali, che i medici seri e coscenziosi infatti non utilizzano. Semmai la battaglia è sugli effetti collaterali a volte assai pericolosi e vera causa di morte se non adeguatamente curati. Il che ha comportato cambiare nel corso della malattia gli antibiotici per "proteggere" gli organi di volta in volta colpiti dal virus, sino all'infezione delle vie urinarie, ultima battaglia che ho dovuto affrontare.

Qualcuno obietterà che la differenza di età tra me e mio suocero è stata decisiva per il buon esito delle cure.

Purtroppo abbiamo tutti visto che dei giovani lasciati a casa con Tachipirina e vigile attesa sono finiti in ospedale spesso in rianimazione e persone anziane neanche tanto messe bene se la sono cavata...

La medicina del territorio, il medico di famiglia, il generalista in Francia, fa la differenza. Se salta questa prima linea sanitaria perchè il medico ha paura o si attiene alle linee guida ed ai protocolli, non ci saranno mai abbastanza posti letto per accogliere le persone che, dopo alcuni giorni di attesa saranno ormai attaccate dal virus, che fa il suo mestiere con la forza amplificata dall'inerzia di chi avrebbe dovuto contrastarlo alle prime avvisaglie!

Altro che attendere il test, contrattaccare subito con antibiotici e cortisone che costano poco e tutti i medici sanno bene usare se solo vogliono "sporcarsi le mani".

Poi è arrivato il vaccino. Ci ricordiamo tutti i toni trionfalistici di scienziati vari qui in Europa ed altrove che ci "vendevano" il vaccino come la sola e vera cura contro il virus. Un pò di marketing e guerra tra le case farmaceutiche ma non è una novità...

Immunità di gregge al raggiungimento del 70% di persone vaccinate, ripresa della vita sociale pur con le solite attenzioni.

Hub vaccinali, iniezioni nel luoghi più disparati, grande affluenza e speranza di vedere la fine del tunnel.

A distanza di oltre un anno siamo ancora da capo: varianti del virus (ma lo si sa da decenni!) seconda dose, terza dose, booster ed immunità di gregge portata al 90%, anzi 95%...

Prima dose Pfizer, seconda con Moderna? No, anzi si. Dipende da quello che abbiamo a magazzino. Quasi quasi potremmo vedere su Amazon se vendono dosi, naturalmente niente Sputnik, è stato il primo ma è bolscevico e non si deve usare.

A cosa serve un vaccino? A produrre degli anticorpi. Quanti di voi sanno quanti ne avevano prima della vaccinazione o della malattia ed adesso?

Ancora esperienza personale: nel marzo 2021 sono andato all'hub vaccinale di Nizza con prenotazione per la prima dose. Ho mostrato il test degli anticorpi all'ingresso e mi sono messo in fila. Prima di entrare nello stanzino per l'iniezione un medico ha guardato il foglio e mi ha bloccato. Con il valore di 2946 (anticorpi dovuti al contatto con il virus) non dovevo assolutamente fare l'iniezione! Mi ha chiesto perchè ero in fila... Banale risposta, ero stato convocato per mail dalla Mairie di Nizza. Non solo, il medico era rimasto sorpreso che nel mio dossier non risultasse la malattia nel novembre 2020, certificata dal laboratorio di analisi dove sono solito fare gli esami e che doveva trasmettere i miei dati al sistema centrale francese di vigilanza del Covid.

Non so voi, a me tutto questo suona come un grande frullatore. Poche notizie scientifiche date con attenzione e cautela, invece grande vociare ed urlare di virologi in bagarre tra loro, sia in Italia che in Francia giusto per citare i casi più vicini.

Mi fermo qui, però vi preannuncio che questa è la prima parte di un discorso molto più articolato che desidero portare avanti dalla parte di un cittadino che cerca di capire cosa sta accadendo intorno a lui in questo momento così complesso.

Ma poi uno Stato, quale che sia, dovrebbe rassicurare i cittadini, informarli anche in modo duro e puntuale di quanto sta accadendo o spaventarli e terrorizzarli?

Ai posteri l'ardua sentenza...

Fine prima parte