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Gruppi per genitori di ragazze che soffrono di disturbi alimentari


© Soremax

Come sapete per molti anni ho lavorato in Associazioni e Centri specializzati nella cura dei disturbi alimentari: anoressia, bulimia, obesità e via dicendo.

L'utenza era composta in grandissima parte da adolescenti e giovani donne ed uomini ed i genitori dei nostri pazienti non erano coinvolti nel processo di cura.

Ciò a motivo del fatto che le stesse pazienti non volevano che i genitori fossero coinvolti, anzi molto spesso la precondizione era che noi terapeuti non accettassimo nemmeno telefonate o contatti vari dal papà o dalla mamma!

L'esperienza ci ha portato successivamente a riconsiderare tale posizione: vero è che genitori e figli affrontano la sofferenza legata ai disturbi alimentari da prospettive lontane tra loro ed all'apparenza inconciliabili.

Dapprima abbiamo incontrato i genitori di pazienti in cura da noi però in uno spazio a loro dedicato senza che vi fossero interferenze con i figli. I genitori che incontravamo erano portatori di grande angoscia per la situazione creatasi in famiglia. Alternavano momenti di depressione, rabbia, impotenza e talvolta di "resa incondizionata" rispetto alla malattia dei figli.

Soprattutto le mamme erano sconvolte e si sentivano in colpa per quanto accadeva, senza riuscire a dare parola di tale sofferenza con i figli. Talvolta vi erano "dialoghi" genitori-figli che finivano quasi sempre in litigio, scontro e rabbia reciproca.

Insomma un dialogo interrotto e carico di rabbia e incomprensione che faceva aumentare la distanza tra le generazioni.

Va onestamente detto che come terapeuti inizialmente la percezione dei genitori delle pazienti sofferenti di disturbi alimentari era connotata negativamente con una sottesa colpevolizzazione per quanto stava accadendo. Figlie che non venivano tenute in giusto conto, ricevevano oggetti e soldi ma non attenzione e rispetto per i propri desideri, talvolta erano infantilizzate e talvolta considerate già grandi anche se avevano solo sedici-diciassette anni.

Però appena si riusciva a entrare di più nelle emozione e nel dolore dei genitori, si aprivano spazi di comprensione e condivisione utili per "migliorare" le dinamiche familiari certo disfunzionali.

L'esperienza ci ha portato a rivedere il ruolo e la funzione dei genitori rispetto alla sofferenza delle figlie.

Abbiamo allora deciso di costituire dei gruppi di ascolto per i genitori esattamente come già facevamo per le ragazze ed i ragazzi alle prese con la sofferenza anoressico-bulimica. 

Ebbene i gruppi di genitori costituivano un momento prezioso di conoscenza, consapevolezza e crescita psicologica per i partecipanti. Padri e madri che raccontavano della sofferenza, rabbia ed impotenza a riguardo delle figlie anoressiche o bulimiche.

Abbiamo osservato empiricamente che se i genitori seguivano un gruppo terapeutico, la relazione con le figlie anoressiche poteva cambiare e migliorare. Si riducevano i momenti di scontro, talvolta addirittura era possibile un confronto "civile": padri e madri riuscivano a tenere la loro funzione genitoriale senza scivolare in posizioni di tipo amicale o contrappositive.

Soprattutto la rabbia e l'impotenza, che troppo spesso sentivano i genitori, poteva attenuarsi ed essere messa in parola all'interno della famiglia.

Sovente il lavoro con i genitori era volutamente separato dal lavoro delle figlie, ad espressa richiesta o per nostra percezione dato che il dialogo all'interno di una famiglia se manca non si può ricreare "a comando". Spesso però era possibile "incrociare" il lavoro dei genitori con quello delle figlie e, diciamolo onestamente, con reciproca soddisfazione. Un dialogo familiare ritrovato riduceva l'angoscia e la rabbia nei membri della famiglia e, guarda caso, interveniva anche sul sintomo che poteva attenuarsi negli effetti più evidenti, che fosse anoressia, bulimia, vomito, abbuffate o una miscela di tali sintomi.

Ho incontrato moltissime coppie e condotto gruppi di genitori con la consapevolezza che aiutare loro è un passo estremamente importante per aiutare le loro figliole ed i figlioli con disturbi del comportamento alimentare.

Non metto in dubbio che tanti genitori abbiano responsabilità più o meno determinanti nello scatenamento della sofferenza anoressico-bulimica delle figlie. Però se si esce dalla logica del percepirli sempre "colpevoli" è possibile aiutarli a capire dove hanno "sbagliato", accompagnarli a porre maggiore attenzione a ciò che dicono e fanno, assumere una posizione di ascolto empatico e non giudicante che potrebbe solo peggiorare la situazione.

L'esperienza ci ha confermato quanto ipotizzato, se il lavoro terapeutico delle figlie è accompagnato dal parallelo lavoro dei genitori è possibile affrontare la sofferenza delle figlie in tempi ridotti, con buoni risultati e remissione dei sintomi. Come diceva il genitore di una ragazzina sedicenne gravemente anoressica: "Non c'è uno che vince e uno perde, o vinciamo tutti assieme o perdiamo tutti...".

Proprio per questa consapevolezza nel progetto Soremax abbiamo deciso di costituire dei gruppi in presenza di genitori di ragazze anoressico-bulimiche. Gruppi che si possono riunire settimanalmente per dare parola e senso all'angoscia di padri e madri coinvolti nell'affrontare una ragazza o un ragazzo che soffre di disturbi del comportamento alimentare.

Questi gruppi saranno condotti da me e da Giovanni Sorrentino nella funzione di facilitatori della circolazione della parola, della condivisione di esperienze e di preoccupazioni. Va da se che il gruppo stesso potrà poi, con il passare del tempo, divenire luogo di elaborazione e crescita psicologica per i genitori e permettere loro di migliorare la relazione con le figlie ed i figli.

Per saperne di più : Soremax













 

Groupes de soutien

  

Bonjour, tous les jeudis de 18h à 19h sur Soremax.org il est possible de participer à des groupes de soutien en visioconférence pour les personnes souffrant de troubles alimentaires. L'espace est gratuit, confidentiel et vous avez la possibilité d'interagir ou simplement d'écouter, selon vos préférences.
Des experts sont présents pour faciliter les échanges entre les participants, dans un moment de parole et de partage des souffrances liées au thème de l'alimentation.
Lien pour vous connecter: https://meet.jit.si/Soremax-Visio-FRA

À la découverte de soi : Clé pour surmonter les troubles de l'alimentation - γνῶθι σεαυτόν


 
À la découverte de soi : Clé pour surmonter les troubles de l'alimentation - γνῶθι σεαυτόν

Les troubles de l'alimentation sont souvent complexes et profondément enracinés dans nos émotions et nos perceptions de nous-mêmes. Ils peuvent nous piéger dans un cycle sans fin de comportements destructeurs liés à la nourriture. Pourtant, au cœur de cette lutte, se trouve un chemin vers la guérison :
la connaissance de soi.
Pour émerger de ces troubles émotionnels, il est crucial de se plonger dans un voyage intérieur, à la découverte de qui nous sommes vraiment. Cela implique non seulement de comprendre nos motivations et nos émotions liées à l'alimentation, mais aussi d'explorer nos croyances, nos valeurs et nos désirs les plus profonds.
Au cœur de cette démarche se trouve l'amour de soi.
Sans cet amour inconditionnel pour nous-mêmes, il est difficile de reconnaître notre valeur intrinsèque et de faire les choix qui nous conduisent vers la guérison.
Comprendre que nous méritons le bien-être et la paix intérieure est essentiel pour surmonter les obstacles sur notre chemin.
Les grandes traditions philosophiques du monde offrent des perspectives riches sur la connaissance de soi.
Dans le stoïcisme, par exemple, la maîtrise de soi est considérée comme la clé de la sérénité intérieure.
Les enseignements bouddhistes nous encouragent à observer nos pensées et nos émotions sans jugement, et à cultiver la compassion envers nous-mêmes.
La philosophie existentialiste met l'accent sur la responsabilité individuelle et la liberté de choisir notre propre voie dans la vie, indépendamment des pressions sociales ou des attentes externes. Enfin, la psychologie moderne nous offre des outils pratiques pour explorer nos schémas de pensée et nos comportements, et pour nous libérer des conditionnements qui nous limitent.
Pour entamer ce voyage de découverte de soi, il est utile de pratiquer la pleine conscience, la méditation et l'introspection. Prendre le temps de se connecter avec nos émotions, nos sensations corporelles et nos pensées nous permet de mieux comprendre nos motivations et nos besoins réels.
Il est également important de remettre en question les croyances et les attentes qui nous ont été inculquées par notre famille, notre éducation, notre culture et notre société.
En reconnaissant que nous avons le pouvoir de choisir nos propres valeurs et de définir notre propre identité, nous devenons plus libres de nous épanouir pleinement.
Pour ceux qui souffrent de troubles de l'alimentation, le chemin vers la guérison peut sembler long et difficile.
Mais il est important de se rappeler qu'il y a de l'espoir.
En se donnant la permission d'explorer qui nous sommes vraiment, en cultivant l'amour de soi et en se libérant des conditionnements qui nous limitent, nous pouvons retrouver notre pouvoir intérieur et vivre une vie pleine de sens et de vitalité.
La route peut être sinueuse, mais chaque petit pas vers la connaissance de soi nous rapproche un peu plus de la guérison. Alors, que ce voyage soit aussi une source d'inspiration et de transformation, et que vous trouviez en vous-même la force et la résilience nécessaires pour surmonter les défis qui se dressent sur votre chemin vers la guérison.
Giovanni Sorrentino

"Les mannequins sont trop maigres...?"

 

Isabelle Caro

En France, Olivier Véran, député et médecin, s'est fortement battu pour faire adopter une loi concernant la maigreur des "mannequins". L'objectif est d'empêcher les agences de mannequins de faire défiler des mannequins trop maigres, en se référant à l'Indice de Masse Corporelle (IMC ou BMI) qui est calculé comme le rapport entre le poids en kilogrammes et le carré de la taille en mètres. Des valeurs comprises entre 18,5 et 24 sont considérées comme appropriées, en dessous de 18,5 indiquant la maigreur, et en dessous de 16, la maigreur est grave et comporte des problèmes de santé. Par exemple, une fille mesurant un mètre soixante-quinze devrait peser au moins 55 kilos pour avoir un IMC de 18, considéré comme "acceptable". En 2016, la loi a été adoptée et Olivier Véran, (qui s'est beaucoup battu pour cela), veut que les mannequins soient en mesure de prouver qu'ils ont un IMC d'au moins 18 pour pouvoir défiler. La ministre française de la Santé, Marisol Touraine, avait déclaré que la loi était : "Un message important pour ces jeunes femmes qui regardent les mannequins comme un canon esthétique". Par ailleurs, des lois similaires sont en vigueur dans d'autres pays, en Espagne depuis 2006, les mannequins doivent passer une visite médicale avant de défiler, et en Israël depuis 2013, il existe une loi qui stipule clairement que les mannequins doivent avoir un IMC d'au moins 18,5, ce qui est un peu la frontière entre poids normal et maigreur. En Italie, la Fashion Week de Milan impose depuis des années aux mannequins d'avoir un IMC minimum de 18,5. Petite malice : la loi s'appliquera-t-elle également aux mannequins masculins...? La loi prévoit également des amendes (75 000 euros) et des peines de prison pouvant aller jusqu'à six mois pour les propriétaires d'agences qui ne la respecteraient pas... En France, chaque année se déroule la Paris Fashion Week, une série d'événements et de défilés de mode qui représentent une vitrine mondiale pour le marché de l'habillement made in France, et le Syndicat des Agences de Mannequins (Synam) a déjà déclaré la guerre à cette loi. Le Synam argumente que les défilés ne se feront plus en France pour contourner la loi, ce qui entraînerait une perte d'emplois et de parts de marché dans le secteur de la mode et de la haute couture. Des estimations prudentes (valables pour chaque pays européen) indiquent qu'il y a entre 30 000 et 40 000 personnes souffrant d'anorexie, avec une prédominance absolue du sexe féminin, soit 9 personnes sur 10. Un sujet connexe, mais à ne pas confondre, est la partie de la loi qui veut combattre (à juste titre) les personnes et les sites Web qui encouragent une maigreur extrême chez les filles et les garçons, les soi-disant sites "pro-ana". Essayez de faire un tour sur le web parmi ces sites et vous serez choqués. Souvent, les photos sont choquantes, les textes vraiment choquants et franchement, il y a un sentiment de mort insupportable. Beaucoup d'entre vous se souviendront de la triste fin d'Isabelle Caro, mannequin et actrice française qui a été photographiée nue en 2007 par Oliviero Toscani. Les grandes affiches ont beaucoup fait parler d'elles et ont été retirées après quelques jours à la suite de violentes critiques de la part de diverses associations de médecins, d'organisations socio-sanitaires et de la presse, sur un sujet aussi dramatique et malheureusement actuel. Pour conclure cet écrit, voici les dix commandements d'un site pro-ana facilement accessible...!

  1. Si tu n'es pas mince, tu n'es pas attirant(e) ; 
  2. Être mince est plus important que d'être en bonne santé ;
  3. Achète des vêtements, coupe tes cheveux, prends des laxatifs, meurs de faim, fais tout pour paraître plus mince ;
  4. TU NE PEUX PAS MANGER SANS TE SENTIR COUPABLE ;
  5. TU NE PEUX PAS MANGER de la nourriture grasse SANS TE PUNIR APRÈS ; 
  6. Tu dois compter les calories et réduire ton apport en conséquence ;
  7. Ce que dit la balance est la chose la plus importante ;
  8. Perdre du poids est bon, en gagner est mauvais ;
  9. TU NE SERAS JAMAIS TROP MINCE ;
  10. Être mince et ne pas manger sont le symbole d'une vraie force de volonté et de maîtrise de soi.

"La Scarification et ses Relations Complexes avec les Troubles Émotionnels: Une Analyse Profonde et l'Appel à l'Arrêt"

 

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"La scarification et ses relations complexes avec les troubles émotionnels: une analyse profonde et l'appel à l'arrêt"

La scarification, une pratique d'automutilation qui implique délibérément le fait de se couper la peau pour créer des cicatrices, a suscité une préoccupation croissante en raison de ses relations complexes avec les troubles émotionnels. Dans cet article, nous explorerons spécifiquement le lien entre la scarification et les troubles de l'alimentation tels que l'anorexie, mettant en lumière les raisons de cette corrélation troublante. Enfin, nous aborderons la nécessité impérieuse de mettre fin à cette pratique autodestructrice et de fournir un soutien adapté aux personnes concernées.

La scarification est souvent utilisée comme moyen d'exprimer la douleur émotionnelle, le désespoir ou le besoin de contrôle. Cette pratique peut être liée à divers troubles émotionnels, dont la détresse psychologique, l'anxiété, et même des défis émotionnels plus spécifiques. Cependant, un lien particulièrement frappant se manifeste entre la scarification et les troubles de l'alimentation, tels que 
l'anorexie.
Les individus qui souffrent d'anorexie peuvent être obsédés par le contrôle de leur poids et de leur apparence. De même, la scarification peut être perçue comme une tentative de contrôler la douleur émotionnelle en infligeant une douleur physique. Dans les deux cas, l'automutilation peut être interprétée comme une forme de punition de soi.
Tant la scarification que l'anorexie peuvent être des moyens d'exprimer une détresse intérieure difficile à communiquer verbalement. Les cicatrices deviennent des marques visuelles d'une souffrance intérieure que la personne a du mal à exprimer autrement.
Les individus qui se livrent à la scarification ou l'anorexie peuvent rechercher un soulagement temporaire de leur douleur émotionnelle. La focalisation sur la douleur physique peut offrir un échappatoire momentané aux tourments mentaux.
La première étape pour mettre fin à la scarification est l'identification précoce des signes chez les individus à risque. Les amis, la famille, et les professionnels de la santé émotionnelle doivent être sensibilisés aux signes d'automutilation et intervenir dès que possible.
Les thérapies cognitivo-comportementales (TCC) et les approches basées sur la pleine conscience se sont révélées efficaces pour traiter les comportements d'automutilation. Encourager les personnes à rechercher un soutien thérapeutique peut être crucial pour briser le cycle de la scarification.
Il est essentiel de sensibiliser le public aux dangers de la scarification et de déstigmatiser les troubles émotionnels. L'éducation peut jouer un rôle clé dans la prévention en encourageant la communication ouverte et la recherche d'aide.


 
Tous les jeudis de 18h à 19h sur Soremax.org il est possible de participer à des groupes de soutien en visioconférence pour les personnes souffrant de troubles alimentaires. L'espace est gratuit, confidentiel et vous avez la possibilité d'interagir ou simplement d'écouter, selon vos préférences.
Des experts sont présents pour faciliter les échanges entre les participants, dans un moment de parole et de partage des souffrances liées au thème de l'alimentation.

 
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Les troubles alimentaires


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Les troubles alimentaires, tels que l'anorexie, la boulimie et l'obésité, sont parmi les manifestations les plus courantes du malaise contemporain. Ce malaise apparaît surtout à l'adolescence : la transformation rapide du corps entraîne le sujet à se confronter, souvent prématurément, à son identité sexuelle. La relation que les jeunes adolescents anorexiques ou boulimiques entretiennent avec le miroir, objet aimé ou détesté, révèle comment l'image reflétée du corps leur revient avec des effets d'étrangeté et d'angoisse profonde. Qu'est-ce qui les a empêchées d'arriver suffisamment préparées à ce saut existentiel au point qu'elles puissent y répondre avec l'anorexie ou la boulimie ? Quelle lecture font ces filles du trauma de la puberté : l'incidence de la mère dans sa relation avec la féminité, le rôle de la figure paternelle, le poids d'un mode de vie qui tient de moins en moins compte de la fragilité et de l'incertitude dans lesquelles l'adolescente est plongée, la traînant vers des rôles, des attitudes et des choix qu'elle n'est pas encore capable de faire. Le fait statistique qui associe l'apparition de l'anorexie-boulimie à l'adolescence montre en effet que ces symptômes sont des "expédients" pour traverser la crise pubertaire. Les troubles alimentaires sont notoirement liés à une préoccupation excessive que le sujet porte à son image corporelle, une image qui, en particulier dans notre culture, cherche à adhérer à l'idéal esthétique dominant qui place la minceur du corps comme modèle. Cet idéal a une incidence particulière dans le monde féminin, car il rend la femme plus ou moins susceptible d'occuper la position d'objet du désir masculin. La relation avec le désir et la sexualité est clairement au cœur de ce malaise, montrant tous les aspects symptomatiques liant le sujet féminin à un développement psychologique particulièrement complexe. Il n'est pas surprenant que l'anorexie-boulimie se manifeste souvent comme le résultat d'une dysfonction du lien mère-fille, accentuée par le manque du rôle paternel qui caractérise de plus en plus le contexte socio-culturel actuel. La propagation du malaise concerne le monde féminin dans toutes les tranches d'âge, de l'adolescence à l'âge adulte. Mais le malaise adolescent concerne également le genre masculin, avec des pourcentages inférieurs à l'incidence féminine car les garçons dissimulent davantage leur malaise car ils en ressentent une grande honte. La honte, la dissimulation, l'évitement ou la sous-estimation du problème sont à la base de ces souffrances, car les personnes anorexiques ou boulimiques demandent rarement de l'aide, presque toujours "l'alerte" vient de la famille ou de l'école. Et pour "briser" le secret, rien de mieux que de pouvoir accéder à un groupe de parole qui est un précieux début pour un possible chemin de prise de conscience et de guérison. Un groupe qui garantit le respect de la souffrance, le partage, l'absence de jugement et la liberté de parole et de... silence.