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Festa delle Associazioni, giardino della Place Wilson


L'Associazione SOREMAX (loi 1901) di cui sono co-fondatore sarà presente al jardin de la Place Wilson sabato 13 settembre assieme a tante altre Associazioni.

 

La Mairie de Nice tramite la sua Maison des Associations intende fare conoscere la moltitudine di Associazioni che, soprattutto tramite volontari, si occupano di promozione del benessere, della salute, della consapevolezza civile e solidarietà nella città di Nizza.

 

 


Per maggiori informazioni consultate il sito seguente:
 
https://www.nice.fr/agenda/nice-fete-sa-rentree/

 

Elodie e la sua originale famiglia

 

© Pexels
Jeannine e Marc sono i genitori di Elodie che ha ventidue anni. Elodie ha una sorella maggiore di due anni ed un fratello minore di tre anni. Sono una famiglia anticonformista e confusionaria con buoni legami affettivi.
La sorella maggiore Jade è da sempre sovrappeso, alcuni chili mal vissuti dalla ragazza che nonostante continue diete non riesce a perdere il peso di troppo ed è sempre angosciata.
Elodie, un giorno le fa vedere come “controlla” il peso nonostante le abbuffate: va in bagno e senza farsi vedere vomita. Ne nasce un segreto che le sorelle condivideranno per anni e che permette a Jade di stabilizzare il suo peso. Le due sorelle sono sempre più legate anche perché escono con lo stesso gruppo di amici ed hanno i loro primi flirt con i ragazzi.
Il fratello non si interessa alle sorelle, per lui il cibo ed il peso sono solo “paranoie” delle due ragazze. Ha giusto attenzione al fatto che le sorelle non frequentino cattivi ragazzi, una sua forma di protezione che considera dovuta.
La serenità della famiglia é rotta quando i genitori hanno una crisi di coppia molto pericolosa: Jeannine scopre che Marc ha una liaison con una collega di lavoro da quasi un anno. Momenti molto duri, litigate ed urla in casa con i tre figli totalmente schierati dalla parte della mamma contro il tradimento del padre. Madre e figli di comune accordo decidono di chiedere al padre di uscire di casa. Solo Elodie mantiene dei contatti telefonico con il padre, che nel frattempo ha chiuso definitivamente la storia con la collega.
Proprio per questo Elodie cerca in tutti i modi di fare rientrare il padre, nella speranza che la moglie possa perdonarlo. Va detto che il padre si è ben reso conto della follia compiuta e si cosparge il capo di cenere per potere tornare e casa.
Ma la moglie è irremovibile e non vuole sentire ragioni, anzi inizia le pratiche per la separazione e poi il divorzio.
Elodie si trova in grande conflitto, vuole bene al padre e comprende l’errore che ha compiuto ed il reale pentimento. Del resto capisce bene la sofferenza della mamma e dei fratelli. Di fatto si ritrova ad essere “ambasciatrice” per tentare di recuperare il dialogo tra i familiari.
Ad un certo punto decide, nell’ostilità degli altri membri, di andare a vivere dal padre. Con lui si trova bene e non può che confermare il reale pentimento del genitore. I tentativi di rappacificare i genitori non riescono ed Elodie è veramente angosciata e delusa.
Anche i contatti con la sorella ed il fratello si riducono drasticamente, ulteriore delusione e fonte di ansia per Elodie.
Ma il “colpo di grazia” per Elodie é venire a sapere che la mamma ha incontrato un uomo e che a breve verrà a vivere con loro. Sente di non potere tollerare anche questo, la sua speranza di ricomporre la famiglia é definitivamente naufragata.
Inizia a non mangiare, non ha fame per niente e beve solo the con due biscotti alcune volte al giorno. Nel giro di pochi mesi è pelle ed ossa. Il padre molto allarmato non sa che fare, addirittura si presenta dalla ex moglie per parlarle di Elodie e della grave situazione, ma non lo fanno nemmeno entrare in casa e gli altri due figli sembrano ben poco interessati a Elodie.
Il padre, in accordo con il medico, prende di peso Elodie e la porta in ospedale dato che la situazione è molto grave ed il genitore teme per la vita della figliola.
Il ricovero dura più di un mese ed Elodie viene alimentata con il sondino che le permette di prendere del peso che la toglie dal pericolo di morte. Finalmente anche la mamma ed i fratelli, sconvolti dalla situazione creatasi (anche sentendosi in colpa con Elodie) vanno a trovarla.
Uno dei medici del reparto consiglia a Elodie di intraprendere un percorso di psicoterapia, che non potrà essere fatto in ospedale ma a casa e le segnala Soremax.
Elodie si presenta da noi accompagnata dal padre. Dopo i primi colloqui chiediamo di potere coinvolgere la madre e, se possibile, l’intera famiglia con l’assenso di Elodie.   
La mamma si rifiuta perché non vuole assolutamente incrociare l’ex marito mentre i figlioli accettano. La nostra idea é di “affiancare” per quanto possibile un lavoro familiare per aiutare Elodie psicologicamente nel suo percorso di cura. Appare chiaro che Elodie rappresenta la “paziente designata”, lo snodo di una sofferenza familiare diffusa dopo la separazione dei genitori. Ciò va di pari passo con la sofferenza personale di Elodie, le sue difficoltà alimentari ed il vomito utilizzato da anni per “regolare” il peso.
Come suol dirsi, si lavora con chi c’é, padre, sorella e fratello oltre ad Elodie che già nel vedere loro tutti coinvolti e seriamente in apprensione si “impegna” a mangiare. Soprattutto utilizziamo l’accompagnamento alla scelta, preparazione e cottura del cibo dato che sappiamo bene che Elodie non è in grado di trovare un equilibrio da sola, in preda ad emozioni così violente.
Occorrono alcuni mesi per vedere piccoli miglioramenti di Elodie, che segue con attenzione e pazienza i suggerimenti “alimentari” proposti da Soremax, e riesce a mangiare piccole quantità di cibo che mai avrebbe pensato di assumere. Di pari passo va il lavoro psicologico per permettere ad Elodie di individuarsi maggiormente e non sentirsi in colpa per non essere riuscita a “tenere assieme la famiglia”, compito che non spetta certo a lei, ma di cui si è fatta carico. Lavoriamo sul forte sentimento di “fallimento” ed impotenza che Elodie vive nella dinamica familiare, e che le rende la vita troppo pesante da vivere. È un lavoro sui due versanti, sensoriale e di consapevolezza rispetto al cibo, ai nutrienti, al sapore ed al vissuto percettivo in aggiunta al lavoro psicoterapeutico di Elodie.
Anche i familiari possono aiutarla ed aiutarsi a meglio stabilizzare i legami familiari, anche se la madre non si renderà mai disponibile ad incontrarci.
Prosegue il lavoro con Elodie sui due versanti indicati, ma già sin d’ora la ragazza ha preso alcuni chili e, non ci crederete, cucina (e mangia) poco ma in modo sano, leggero ed appetitoso…

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/679







Julie ed il cibo-veleno

  

© Pexels

Julie
conduce la sua vita con un controllo totale su ciò che fa ed ovviamente su ciò che mangia.
E’ una trentenne molto magra che piace ai ragazzi (sue parole), sportiva e che ama vestirsi bene. Ha studiato contabilità ed al momento di scegliere se continuare gli studi o lavorare si concede un anno di libertà per viaggiare lontano, in Estremo Oriente, che è il suo sogno.
Viaggia quasi sempre da sola, occasionalmente con altre persone conosciute nelle tappe intermedie del suo vagabondare. Spesso prende dei rischi in città o in zone non particolarmente sicure ma non ha paura, sente di sapersela cavare.
La vera sfida, per lei, è il mangiare: assume pochissimi alimenti, sempre gli stessi e nel viaggiare non sempre riesce a dare seguito al suo controllo. Perde qualche chilo nel corso del viaggio ma le difficoltà del cibo sono compensate dei meravigliosi posti che visita.
Al ritorno a casa sente che per lei è meglio lavorare che continuare a studiare e viene assunta da un commercialista della sua cittadina.
Julie è precisa, ordinata e affidabile, in breve tempo è apprezzata dal titolare e dalle colleghe più anziane, e diviene la mascotte del piccolo gruppo di collaboratori.
Ha sempre avuto dei ragazzi ma non si sente pronta per una “storia seria” né per una famiglia, Per Julie famiglia coincide con matrimonio e figli ma lei non vuole sposarsi e, anche se le piacciono i bambini con cui gioca spesso, non si sente “pronta”.
Julie è figlia unica, vive con i suoi genitori e la loro relazione è buona, si confida spesso con la mamma ed il papà è adorabile, cortese ed attento ai bisogni della figliola.
Sono una famiglia molto unita ben inserita nella comunità del paese: il padre è benefattore alla chiesa, la mamma aiuta i bambini a fare i compiti al doposcuola della parrocchia e Julie canta nel coro cittadino.
L’unica preoccupazione dei genitori è il peso di Julie, sempre magra e filiforme. Hanno tentato per anni di farla mangiare soprattutto variando gli alimenti ma invano. Ora si sono arresi all’idea che la loro figliola mangi solo alcune verdure ed un pò di riso in bianco ogni giorno senza mai variare. Non solo, prepara lei stessa il cibo, lo cucina e mangia separatamente dai genitori con la scusa che lei va piano e loro troppo in fretta !
Beve solo acqua di una marca particolare di cui ha una riserva enorme per il timore di restare senza, dato che l’acqua del rubinetto è per lei “inquinata”.
Se Julie non riesce a seguire il suo “rito” del cibo è un disastro, diviene aggressiva sino a che torna ad essere tutto sotto il suo controllo.
In ufficio mangia il cibo che si porta da casa e mai con le colleghe, loro sanno del suo “rito” e la lasciano stare, dato che per il resto è una simpatica e cortese ragazza.
Per andare in ufficio Julie usa il suo scooter ed è sempre prudente ma un giorno viene investita da un’auto che non le da la precedenza ad un incrocio. Lo scontro è piuttosto grave, Julie si frattura il polso e la caviglia destra, oltre ad alcune ferite al viso procurate dalla rottura del parabrezza dello scooter.
Viene soccorsa e portata all’ospedale della cittadina sotto choc, ovviamente, e potete ben immaginare l’angoscia dei genitori accorsi immediatamente dalla loro figliola.
Ma più che le ferite del corpo Julie soffre per il dovere mangiare ciò che l’ospedale prepara per tutti i pazienti… Chiede di avere il “suo cibo” ma non le viene concesso, anzi litiga con le infermiere, urla che DEVE MANGIARE le sue cose e non certo quelle dell’ospedale!
Risultato: viene chiamato per consulto lo psichiatra che la imbottisce di farmaci (tramite iniezioni) così che non possa rifiutare le pillole.
Julie è disperata, non mangia per giorni, urla con le ultime forze che ha ma invano.
Il ricovero si prolunga per via delle ferite piuttosto serie e Julie perde molto peso, nonostante gli inviti dapprima cortesi poi decisi per mangiare qualcosa. I genitori si offrono di preparare il “suo cibo” e portarlo a lei ma l’ospedale rifiuta.
Appena Julie è stabilizzata dal punto di vista ortopedico, si ritrova in psichiatria dato che ora i medici sono molto preoccupati per la sua “anoressia”.
Oltre ai medici, con cui ha scontri verbali, vede anche la psicologa che comprende bene il tormento e l’angoscia di Julie per il cibo ed è proprio lei che le propone, appena potrà uscire, di contattare Soremax per il suo problema “alimentare”.
I genitori fanno carte false per farla uscire appena possibile dal reparto psichiatrico ed alla fine riescono nell’intento, speranzosi che Soremax possa fare davvero qualcosa per la figliola.
Quando la incontriamo zoppica vistosamente ed ha una cicatrice sul viso, è molto arrabbiata e decisamente sottopeso.
All’inizio valorizziamo il suo “rito alimentare” fatto di verdure e riso in bianco, dato che per lei è al momento intoccabile. Al contempo però la interroghiamo sul perché non possa mangiare altri alimenti e bere solo la sua acqua. La risposta è forte e chiara: perché sono avvelenati !
Colpo di scena, Julie considera le verdure e il riso in bianco che lei prepara l’unico cibo non avvelenato che può assumere. Quindi ha senso, dal suo punto di vista, mangia ciò che non le fa del male, non la intossica ed avvelena.
Il lavoro di Soremax consta di due “aspetti” che si integrano a vicenda: la parte psicologica nelle sedute individuali o di gruppo per dare parola a Julie e ricostruire per quanto possibile la genesi della sua profonda sofferenza.
Il secondo aspetto consiste nell’avvicinare la persona al cibo in una ritrovata esperienza. Il pensiero di fondo è molto semplice ma efficace: la stragrande maggioranza delle persone che soffrono di “disturbi alimentari” vive il cibo come minaccia, conflitto e/o veleno nei casi più seri.
È basilare accompagnare la persona a “scoprire” colori, sapori, odori e consistenza dei cibi, senza alcuna forzatura a mangiarli. È una prospettiva assai diversa in cui il peso, le calorie, il grasso e gli zuccheri non contano per dare spazio alla novità del conoscere gli alimenti per riscoprire il piacere di nutrirsi. Facile ovviamente a dirsi, soprattutto per persone che per anni hanno combattuto con il cibo vissuto minacciosamente, ma un sentiero di cura che per la nostra esperienza ha dato ottimi risultati. Va anche detto che tale percorso che richiede del tempo e molta pazienza si svolge senza mai giudicare le persone o spingerle a “mangiare”…
Molto utile è anche coinvolgere le persone nella scelta ed acquisto del mangiare, in un
accompagnamento rispettoso ed empatico di cui le persone hanno un bisogno estremo.
Questo nostro “protocollo” ha consentito a Julie dolcemente di accettare di assaggiare piccoli ingredienti da aggiungere al “suo cibo standard” senza alcun obbligo di mangiare il tutto.
Questa libertà consente a Julie di “tenere ancora sotto controllo” il cibo ma ritrovare (o trovare) gusti e sapori sconosciuti forse da troppi anni. Il test PCS che proponiamo alle persone ci consente di meglio comprendere quali alimenti o ingredienti sono vissuti come “minacciosi”, pericolosi ed impossibili a mangiare e proporre di conseguenza “assaggi” per tentare di rompere il circolo vizioso in cui la persona si è imprigionata. È un lavoro artigianale e personalizzato e non potrebbe essere diversamente dato che ogni persona ha una sua storia, dei nodi emotivi irrisolti, dei bisogni e delle paure.
Julie sta sperimentando il nostro protocollo, senza correre ma con quel pò di curiosità che è un potente motore di trasformazione…

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/679














I genitori di Amelie e Manon

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Laure ed Eric sono i genitori di Amelie di diciassette e Manon di quindici anni.
È una famiglia serena in cui la comunicazione tra i membri è buona e nel tempo non vi sono mai stati problemi di sorta. Certo le due ragazze adolescenti iniziano la loro “ribellione” verso l’autorità genitoriale ma è un fatto del tutto normale nel processo di crescita delle giovani.
Nei confronti della scuola le ragazze sono molto diverse: Amelie non ha voglia di studiare dato che appena potrà vuole andare a lavorare per avere maggiore autonomia ed andare a vivere per conto proprio. Manon invece è molto studiosa ed ha già chiaro cosa vorrà fare da grande: la veterinaria per dare conto della sua passione per gli animali.
Spesso le due ragazze escono assieme con comuni amici e nel gruppo di pari hanno i loro primi flirt ed entrambe parlano delle loro “storielle” con la mamma. Un bel giorno Amelie conosce un ragazzo straniero che fa di tutto per stare con lei. All’inizio Amelie non è interessata ma la corte serrata del ragazzo la porta ad accettare.
Amelie ed il giovane si frequentano per alcuni mesi e Manon viene a sapere che il ragazzo frequenta brutte persone ed è ambiguo, dato che ha interesse anche per lei!
Una sera le due sorelle hanno uno scambio piuttosto acceso proprio a causa del ragazzo, Amelie pensa che la sorella sia solo gelosa e non crede assolutamente a quanto le dice per metterla in guardia. Lo scontro è violento, addirittura Amelie dice che appena possibile andrà a convivere con il ragazzo. Per la prima volta la famiglia è confrontata ad uno scontro tra Amelie, mamma, sorella e papà. Amelie non vuole sentire ragioni, andrà a convivere con il ragazzo dato che entro poche settimane sarà maggiorenne e non è possibile impedirglielo.
Detto fatto Amelie esce di casa nel dolore di tutti, soprattutto Manon che si sente sia colpevole che responsabile di quanto accaduto alla sorella. Non solo, Amelie risponde con difficoltà a telefonate e messaggi dei genitori ed è molto arrabbiata con la sorella che non riesce più a parlarle.
Manon risente moltissimo dell’uscita di casa della sorella, salta alcune volte la scuola, è svogliata e mangia poco dato che ha sempre “mal di stomaco” e difficoltà a digerire.
In breve Manon perde peso vistosamente, mangia solo qualche barretta proteica per non svenire ed è francamente depressa.
I genitori sono molto preoccupati e per il tramite del loro farmacista, con cui hanno confidenza, sentono parlare di Soremax.
Ci contattano pieni di dolore e delusione per quanto accade alle loro figlie, la grande fuori di casa con un ragazzo di cui sanno pochissimo e che appare ben poco affidabile, la piccola in piena anoressia e depressione.
Incontriamo due persone addolorate, spente, ferite che si sentono totalmente impotenti nei confronti delle figliole così tanto amate e che non “riconoscono” più.

Il lavoro con i genitori passa per il senso di impotenza, di colpa e per la rabbia, molto pericolosi dato che non permettono loro di agire, proporre soluzioni e smarcarsi da possibili ricatti delle figlie.
Dapprima lavoriamo sui sensi di colpa dei genitori che si materializzano nella tragica domanda: “… Che cosa (noi genitori) abbiamo sbagliato con le nostre figlie…?”  

Proprio nulla Laure ed Eric, essere genitori è un mestiere difficilissimo e non vi è alcuna garanzia di riuscita!
Nella fattispecie non possiamo dire che Laure ed Eric siano stati cattivi genitori, emotivamente distanti. Anzi, sempre attenti, presenti e disponibili al dialogo con la ragazze. Dialogo che è rimasto vivo sino ai primi flirt delle ragazze, che divengono sempre momenti “esplosivi” per via della sessualità che si affaccia per le giovani.
Per Amelie l’incontro con il ragazzo ha comportato un “terremoto” emotivo che ha portato ad una separazione con i familiari, vissuti come ostacolo alle sue scelte di vita.
Prendere consapevolezza di questo permette a Laure ed Eric di attenuare il loro senso di impotenza, ridurre la delusione (e la rabbia) che vivono a proposito delle vicende in atto. Concordiamo con Laure ed Eric di tenere una posizione ferma ma “civile” con Amelie, è la sua vita e deve fare esperienza anche con il ragazzo.
In pratica “alleggerire” la tensione con Amelie perché rimanga aperto un canale di comunicazione tra la ragazza ed i familiari.
Per quanto riguarda Manon proponiamo ai genitori un percorso di terapia per la ragazza che ha vissuto malissimo l’uscita di casa della sorella per cui si sente in colpa dato che il loro violento litigio ha riguardato il ragazzo di Amelie.
Tentiamo anche un’operazione ardita e chiediamo alle due sorelle un incontro in nostra presenza per un tentativo di “pacificazione”. É un azzardo, ne siamo convinti, ma lo proponiamo ugualmente. Il tentativo fallisce, Amelie non è disponibile e non se ne fa nulla.
Andiamo avanti con il lavoro per alcuni mesi sino ad un’inattesa svolta: Amelie ci chiede di potere parlare con noi. Accettiamo senza indugio, curiosi di cosa possa avere mosso la ragazza a farci tale richiesta. L’Amelie che incontriamo è triste e ansiosa dato che il suo ragazzo esce spesso la sera con gli amici e non la coinvolge, oltre a ricevere un sacco di messaggi di ragazze e questo la ingelosisce tantissimo. In breve Amelie ora considera in ben altra luce le parole di Manon, non scaturite da gelosia ma da una sincera preoccupazione per la sorella.
Si susseguono una serie di incontri in cui cerchiamo al massimo di essere “neutrali”, per consentire a tutti i membri della famiglia di verbalizzare preoccupazioni, aspettative ed anche rabbia per gli accadimenti. Riproponiamo l’incontro tra le due sorelle, in uno scenario del tutto mutato. Riteniamo utile che siano solo le due ragazze ad incontrarsi, senza la nostra presenza, ora di certo ingombrante.
Amelie e Manon ci dicono che l’incontro è stato molto utile, emozionante ed avvio di un chiarimento e di una pacificazione, desiderata e sperata da entrambe.
Non solo, Manon è assolutamente convinta di non vedere mai più il ragazzo che l’ha fatta soffrire  (con la sua “complicità) con cui dovrà fare i conti, evidentemente. Le due sorelle tornano a casa insieme, tra la sorpresa e gioia dei genitori! L’unità familiare può ricomporsi, senza recriminazioni ma con la grande voglia di guardare avanti tutti assieme.
A parte uno spiacevole strascico dovuto a dei tentativi di contatto da parte dell’ex ragazzo di Manon, che la ragazza fronteggia con il pieno appoggio dei familiari, il quadretto familiare si rasserena.

Le direttrici del lavoro terapeutico ora vedono Amelie confrontarsi con il suo desiderio di emancipazione dalla famiglia senza però avere ancora gli “strumenti emotivi” per non cadere in situazioni come quella vissuta con l’inaffidabile ragazzo.
Per Manon invece il lavoro verte sulla ridda di emozioni legate ai sensi di colpa per avere messo a parte la sorella di quanto aveva saputo del ragazzo, pur a fin di bene, con il feroce scontro seguito che aveva rotto l’alleanza e complicità delle ragazze.
Anche la ricomposizione del quadro familiare consente a Manon di affrontare il cibo in un modo più sano, lentamente riprende a mangiare e torna ad un peso più adeguato.
In uno degli incontri Manon ci dice che il suo non mangiare era sia una punizione per avere fatto stare male Amelie, sia un modo per essere meno attraente per i ragazzi vissuti come “predatori” ed inaffidabili che, di certo, non guardano una tutta pelle ed ossa…!

Il testo è redatto nel rispetto del Codice della Privacy-GDPR-regolamento UE 2016/679











 




Gruppi per genitori di ragazze che soffrono di disturbi alimentari


© Soremax

Come sapete per molti anni ho lavorato in Associazioni e Centri specializzati nella cura dei disturbi alimentari: anoressia, bulimia, obesità e via dicendo.

L'utenza era composta in grandissima parte da adolescenti e giovani donne ed uomini ed i genitori dei nostri pazienti non erano coinvolti nel processo di cura.

Ciò a motivo del fatto che le stesse pazienti non volevano che i genitori fossero coinvolti, anzi molto spesso la precondizione era che noi terapeuti non accettassimo nemmeno telefonate o contatti vari dal papà o dalla mamma!

L'esperienza ci ha portato successivamente a riconsiderare tale posizione: vero è che genitori e figli affrontano la sofferenza legata ai disturbi alimentari da prospettive lontane tra loro ed all'apparenza inconciliabili.

Dapprima abbiamo incontrato i genitori di pazienti in cura da noi però in uno spazio a loro dedicato senza che vi fossero interferenze con i figli. I genitori che incontravamo erano portatori di grande angoscia per la situazione creatasi in famiglia. Alternavano momenti di depressione, rabbia, impotenza e talvolta di "resa incondizionata" rispetto alla malattia dei figli.

Soprattutto le mamme erano sconvolte e si sentivano in colpa per quanto accadeva, senza riuscire a dare parola di tale sofferenza con i figli. Talvolta vi erano "dialoghi" genitori-figli che finivano quasi sempre in litigio, scontro e rabbia reciproca.

Insomma un dialogo interrotto e carico di rabbia e incomprensione che faceva aumentare la distanza tra le generazioni.

Va onestamente detto che come terapeuti inizialmente la percezione dei genitori delle pazienti sofferenti di disturbi alimentari era connotata negativamente con una sottesa colpevolizzazione per quanto stava accadendo. Figlie che non venivano tenute in giusto conto, ricevevano oggetti e soldi ma non attenzione e rispetto per i propri desideri, talvolta erano infantilizzate e talvolta considerate già grandi anche se avevano solo sedici-diciassette anni.

Però appena si riusciva a entrare di più nelle emozione e nel dolore dei genitori, si aprivano spazi di comprensione e condivisione utili per "migliorare" le dinamiche familiari certo disfunzionali.

L'esperienza ci ha portato a rivedere il ruolo e la funzione dei genitori rispetto alla sofferenza delle figlie.

Abbiamo allora deciso di costituire dei gruppi di ascolto per i genitori esattamente come già facevamo per le ragazze ed i ragazzi alle prese con la sofferenza anoressico-bulimica. 

Ebbene i gruppi di genitori costituivano un momento prezioso di conoscenza, consapevolezza e crescita psicologica per i partecipanti. Padri e madri che raccontavano della sofferenza, rabbia ed impotenza a riguardo delle figlie anoressiche o bulimiche.

Abbiamo osservato empiricamente che se i genitori seguivano un gruppo terapeutico, la relazione con le figlie anoressiche poteva cambiare e migliorare. Si riducevano i momenti di scontro, talvolta addirittura era possibile un confronto "civile": padri e madri riuscivano a tenere la loro funzione genitoriale senza scivolare in posizioni di tipo amicale o contrappositive.

Soprattutto la rabbia e l'impotenza, che troppo spesso sentivano i genitori, poteva attenuarsi ed essere messa in parola all'interno della famiglia.

Sovente il lavoro con i genitori era volutamente separato dal lavoro delle figlie, ad espressa richiesta o per nostra percezione dato che il dialogo all'interno di una famiglia se manca non si può ricreare "a comando". Spesso però era possibile "incrociare" il lavoro dei genitori con quello delle figlie e, diciamolo onestamente, con reciproca soddisfazione. Un dialogo familiare ritrovato riduceva l'angoscia e la rabbia nei membri della famiglia e, guarda caso, interveniva anche sul sintomo che poteva attenuarsi negli effetti più evidenti, che fosse anoressia, bulimia, vomito, abbuffate o una miscela di tali sintomi.

Ho incontrato moltissime coppie e condotto gruppi di genitori con la consapevolezza che aiutare loro è un passo estremamente importante per aiutare le loro figliole ed i figlioli con disturbi del comportamento alimentare.

Non metto in dubbio che tanti genitori abbiano responsabilità più o meno determinanti nello scatenamento della sofferenza anoressico-bulimica delle figlie. Però se si esce dalla logica del percepirli sempre "colpevoli" è possibile aiutarli a capire dove hanno "sbagliato", accompagnarli a porre maggiore attenzione a ciò che dicono e fanno, assumere una posizione di ascolto empatico e non giudicante che potrebbe solo peggiorare la situazione.

L'esperienza ci ha confermato quanto ipotizzato, se il lavoro terapeutico delle figlie è accompagnato dal parallelo lavoro dei genitori è possibile affrontare la sofferenza delle figlie in tempi ridotti, con buoni risultati e remissione dei sintomi. Come diceva il genitore di una ragazzina sedicenne gravemente anoressica: "Non c'è uno che vince e uno perde, o vinciamo tutti assieme o perdiamo tutti...".

Proprio per questa consapevolezza nel progetto Soremax abbiamo deciso di costituire dei gruppi in presenza di genitori di ragazze anoressico-bulimiche. Gruppi che si possono riunire settimanalmente per dare parola e senso all'angoscia di padri e madri coinvolti nell'affrontare una ragazza o un ragazzo che soffre di disturbi del comportamento alimentare.

Questi gruppi saranno condotti da me e da Giovanni Sorrentino nella funzione di facilitatori della circolazione della parola, della condivisione di esperienze e di preoccupazioni. Va da se che il gruppo stesso potrà poi, con il passare del tempo, divenire luogo di elaborazione e crescita psicologica per i genitori e permettere loro di migliorare la relazione con le figlie ed i figli.

Per saperne di più : Soremax













 

Le pouvoir du groupe


 

 

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L'Écoute Bienveillante au Cœur de la Guérison de l'Anorexie :
Dans la lutte contre l'anorexie, le groupe d'écoute émerge comme un élément essentiel, offrant un soutien sans jugement et une communauté solidaire. En plongeant dans l'expérience d'une jeune fille confrontée à ce trouble alimentaire, nous explorons les attentes cruciales liées à sa participation à un groupe d'écoute.
Pour elle, l'idée de rejoindre un groupe d'écoute réside dans le besoin profond d'être entendue et comprise. L'anorexie crée souvent une solitude émotionnelle, mais le groupe offre un espace où la parole peut être libérée sans craindre d'être jugée, créant ainsi une connexion vitale avec les autres.
La jeune fille redoute le jugement, une crainte profonde souvent associée à l'anorexie. La sécurité d'un groupe d'écoute repose sur l'absence de jugement, créant un environnement propice à la guérison. Cette atmosphère d'empathie et de compréhension joue un rôle clé dans la restauration de sa confiance en soi
L'anticipation d'un accueil chaleureux émerge comme un espoir palpable. La peur du rejet, une émotion prédominante, peut être apaisée au sein d'un groupe où la compréhension mutuelle élimine la crainte d'être une "intruse".
L'accueil bienveillant crée un lien instantané au sein de cette communauté partageant des expériences similaires.
L'idée de bénéficier du soutien mutuel au sein du groupe devient une source de force. Imaginer un espace où les membres s'encouragent mutuellement, partagent leurs réussites et se relèvent ensemble après les échecs suscite une dynamique positive. Dans la lutte contre l'anorexie, le groupe devient une communauté résiliente, offrant une énergie collective propice à la guérison.
En conclusion :
La participation à un groupe d'écoute se révèle ainsi être une étape cruciale dans le chemin vers la guérison de l'anorexie.
L'aspect solidaire, caractérisé par le non-jugement, l'accueil chaleureux et le soutien mutuel, agit comme un catalyseur puissant. En brisant l'isolement émotionnel, en fournissant un espace sûr pour s'exprimer et en créant une communauté bienveillante, le groupe d'écoute devient une ressource inestimable dans la lutte contre l'anorexie, offrant un chemin vers la guérison et l'épanouissement personnel.
Giovanni Sorrentino.





Videoconferenze Soremax

Benvenuti alle Videoconferenze Soremax !

🇮🇹 Unisciti a gruppi di supporto coinvolgenti dedicati agli adolescenti che affrontano disturbi alimentari e alle loro famiglie in cerca di aiuto e sostegno. Questi spazi offrono un luogo di ascolto e condivisione per affrontare i problemi legati all’alimentazione in un contesto di comprensione e solidarietà reciproca. Esperti del settore sono presenti per dare consigli e supporto, favorendo scambi rassicuranti e costruttivi.
 
🇮🇹 La partecipazione è libera e confidenziale. Puoi scegliere di partecipare attivamente o semplicemente ascoltare senza alcun obbligo di intervento. Ti chiediamo solo un Nome/Pseudonimo e un indirizzo email. Questi gruppi sono pensati per offrire un supporto discreto e uno spazio accogliente per condividere esperienze e trovare sostegno.
 
 

Bienvenue aux Vidéoconférences Soremax !


🇫🇷 Rejoignez des groupes de soutien engageants destinés aux adolescents confrontés à des troubles alimentaires et à leurs familles en quête d’aide et de soutien. Ces espaces offrent un lieu d’écoute et de partage pour aborder les problèmes alimentaires dans un cadre de compréhension et de solidarité mutuelle. Des experts du domaine sont présents pour prodiguer conseils et soutien, favorisant des échanges rassurants et constructifs.
 
🇫🇷 La participation est libre, confidentielle. Vous pouvez choisir de participer activement ou simplement d’écouter sans aucune obligation d’intervention. Nous vous demandons juste un Nom/Pseudo et un adresse mail. Ces groupes sont conçus pour offrir un soutien discret et un espace accueillant pour partager des expériences et trouver du soutien.
 


Il progetto Soremax

Benvenuti nel mondo di Soremax, dove tre persone appassionate si sono incontrate per creare un nuovo progetto. Scoprite i percorsi unici e complementari di Giovanni Sorrentino, Massimo Felici e Armando Olivella, riuniti da una visione comune: offrire sostegno e speranza alle persone che soffrono di disturbi alimentari. La loro esperienza in biologia, psicologia, comunicazione visiva e marketing operativo si unisce per formare un team dedicato ad assistere gli adolescenti e le loro famiglie attraverso un protocollo esclusivo, il protocollo Soremax.

Il progetto Soremax nasce per colmare il vuoto relativo alla mancanza di momenti di confronto e scambio empatico, per i soggetti sofferenti di anoressia ed i loro familiari. A tale scopo Soremax propone piccoli gruppi di ascolto e consapevolezza per dare parola alla sofferenza, condividerla e intraprendere un percorso di guarigione nella totale libertà di espressione e assenza di costrizioni o forzature.

I gruppi saranno tenuti da Massimo Felici, un esperto psicoterapeuta con oltre vent'anni di esperienza nel trattamento dei disturbi dell'alimentazione e da Giovanni Sorrentino, un biologo formato in Comunicazione non Violenta (metodo Marshall Rosemberg) che ha maturato un'esperienza nell'ascolto empatico con soggetti anoressici.

Gli incontri avverranno dapprima in video conferenza poi in presenza. Come potrete leggere sul sito Soremax i gruppi si terranno sia in lingua italiana che in francese, con sessioni dedicate e con il calendario proposto.

Per ulteriori informazioni ed iscrizioni cliccate qui. Buona lettura


 

Bienvenue dans le monde de Soremax, où trois passionnés se sont réunis pour créer un nouveau projet. Découvrez les parcours uniques et complémentaires de Giovanni Sorrentino, Massimo Felici et Armando Olivella, réunis par une vision commune : offrir soutien et espoir aux personnes souffrant de troubles alimentaires. Leur expertise en biologie, psychologie, communication visuelle et marketing opérationnel converge pour former une équipe dédiée à aider les adolescents et leurs familles à travers un protocole exclusif, le protocole Soremax.

Le projet Soremax vise à combler le vide lié au manque de moments de confrontation et d'échange empathique pour les personnes souffrant d'anorexie et leurs familles. À cette fin, Soremax propose de petits groupes de discussion et de sensibilisation pour donner une voix à la souffrance, la partager et entreprendre un parcours de guérison dans une totale liberté d'expression et d'absence de contraintes ou de pressions.

Les groupes seront animés par Massimo Felici, un expert psychotérapeute avec plus de vingt ans d'expérience dans le traitement des troubles alimentaires, et par Giovanni Sorrentino, un biologiste formé à la Communication non Violente (méthode Marshall Rosemberg) qui a acquis de l'expérience dans l'écoute empathique des personnes anorexiques.

Les réunions auront lieu d'abord en vidéoconférence, puis en personne. Comme vous pourrez le lire sur le site Soremax, les groupes se dérouleront aussi bien en italien qu'en français, avec des sessions dédiées et un calendrier proposé.

Pour plus d'informations et pour vous inscrire, cliquez ici. Bonne lecture !

 

 http://soremax.org/