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Psicologia e Coronavirus: Come Gestire Emotivamente Questo Difficile Periodo?


Photo : ©Jorge Flores
Riporto l'intervista apparsa su Monaco Italia Magazine, della giornalista Angela Valenti Durazzo, che ringrazio.

Proteggersi dall’epidemia del Covid-19 avendo cura anche della nostra “salute psicologica”. Abbiamo chiesto a Massimo Felici, psicologo e psicoterapeuta italiano a Nizza, come gestire emotivamente, soprattutto per gli italiani all’estero spesso distanti dalle loro famiglie, il tempo che manca alla fine di questo difficile periodo.
Massimo Felici quali sono i motivi principali per cui si rivolgono a lei gli italiani che vivono e lavorano a Nizza, imprenditori, commercianti, ristoratori, studenti ecc?
Mi dicono principalmente di avere paura o di essere tristi. Sono questi i due motivi prevalenti per cui le persone, soprattutto donne e ragazzi, si rivolgono a me. Le prime perché si interrogano di più ed esprimono con più facilità i sentimenti. I secondi, invece sono in gran parte studenti dell’università di Nizza Sophia Antipolis che si sentono tagliati fuori, lontani da casa, dalla famiglia, dagli affetti. Per questo mi sono reso disponibile online, gratuitamente, durante il Covid-19 anche al sabato e alla domenica.
Come si può padroneggiare dunque la paura?
Per prima cosa dobbiamo accettare che la paura è normale e sana. La paura serve per evitare guai: se vedo un animale feroce infatti ho paura e scappo. Serve a proteggerci e a pensare alle soluzioni. Molti mi parlano anche di panico, ma bisogna fare attenzione alle parole. Panico significa perdere il contatto con gli altri. La paura, invece, si affronta se una una persona si sente parte di una comunità, poiché siamo tutti colpiti come comunità dalla pandemia. Per esempio, vicino a me, le persone per ridurre il disagio e lo stress del confinamento salutano quelli del palazzo di fronte e questa è una forma di sana socialità che contrasta paura e stress. Per fare un esempio: spesso il bambino ha paura del buio ma se prende per mano un amichetto o la mamma o il papà, in due la paura si gestisce meglio.
Tenersi costantemente informati ci rassicura?
Ci sono persone che mi hanno raccontato di passare la notte sveglie su internet a guardare le notizie sul coronavirus. E questa ricerca compulsiva è assolutamente da evitare. Essere informati va bene ma bisogna ridurre l’overdose di notizie che non sempre tra l’altro rassicurano, poiché talvolta si contraddicono. 
E cosa dobbiamo dire ai bambini per rassicurarli durante il confinamento a casa?
Dobbiamo stare innanzitutto attenti alle emozioni che trasmettiamo e spiegargli che “abbiamo tutti paura”, rassicurare non vuole dire infatti raccontare bugie. E poi rispettare una quotidianità che comprenda regole della giornata chiare, orari, niente tute e pigiami in casa, se no si scivola nella depressione, social media, ma non passare l’intera giornata su internet e telefonini. E poi le emozioni positive sono fonte di serenità, quindi dipingere, leggere, creare, assecondare una propria passione, fare ginnastica, approfittare per riflettere sulle cose della vita, non lasciarsi sconfiggere dal virus prima ancora di avere “combattuto”. 
Quale atteggiamento avremo quando ci metteremo alle spalle questa pandemia che sta sconvolgendo il mondo?
Quando ne usciremo ci sarà presumibilmente, gran voglia di vivere, i rapporti umani verranno rivisti, non solo in negativo, ma anche in positivo. Si vedrà l’importanza di esserci posti degli interrogativi e la voglia di rimetterci in gioco. Non dimentichiamoci che gli Italiani hanno grandi risorse che si vedono nei momenti drammatici. Inoltre, usciti di casa, ritroveremo le bellezze della nostra Italia.

di Angela Valenti Durazzo

Logo : ©Monaco Italia Magazine

Monaco Italia Magazine: intervista sulla nostalgia



Italiani all'Estero, Nostalgia : Come Superarla? Ft.Slawa Bowman
Ft.Slawa Bowman -unsplash

di Angela Valenti Durazzo – La nostalgia e la lontananza da casa. Nelle località francesi a pochi chilometri dal confine italiano, nella sfavillante ed esclusiva Monte Carlo, nelle apprezzatissime città turistiche di Nizza, Cannes ecc. Non si può dire che gli italiani che scelgono di trasferirsi a Monte Carlo ed in Costa Azzurra rispecchino la figura del classico emigrante, alle prese spesso con giornate fredde e piovose e con un paesaggio e consuetudini poco mediterranee.
Niente a che vedere insomma con quanto prova il protagonista del film “Quo Vado”di Checco Zalone, pugliese emigrato in Norvegia che guardando alla tv Albano e Romina tornati nuovamente a cantare assieme, esclama commosso “io qua mi sono perso tutto questo!” per poi concludere “La madre terra Italia comincia a far sentire il suo richiamo”.
Il suo richiamo, infatti, la madre terra Italia lo fa sentire un po’ da per tutto nonostante la gran parte delle persone siano soddisfatte della propria scelta.
A gennaio 2017, gli iscritti all’AIRE, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, risultavano a livello mondiale 4,9milioni (il 3,3% in più rispetto al 2016). Circa il 41 per cento di questi tra i 25 e 39 anni.
Si parla spesso di fuga di cervelli ed in generale di chi trova una sistemazione stabile oltre confine. Come si rapportano dunque queste persone con la propria patria? Quanto e quando sentono nostalgia per l’Italia? Lo abbiamo chiesto a Massimo Felici, psicologo e psicoterapeuta che vive e lavora a Nizza.
Nel mio lavoro – ci ha spiegato – ho incontrato poche persone che non vogliono assolutamente tornare indietro, girerebbero tutto il mondo senza alcun problema e non sembrano avere nostalgia di casa, ma nella maggior parte dei casi le persone esprimono nostalgia della loro città, della loro casa, degli affetti rimasti in Italia”.
Dottor Felici da chi ed in quali occasioni si fa sentire la nostalgia?
La nostalgia viene avvertita da persone che nella gran parte dei casi sono più che convinte della loro scelta avendo magari un buon lavoro, un buono stipendio ed una vita soddisfacente qui. Tanti giovani fanno un colloquio in Francia, dopo 15 giorni magari vengono assunti, ma dentro di loro l’avvertono come una soluzione temporanea. “Sto qui un paio d’anni e poi torno a casa” è il pensiero di molti. Ma dopo due o tre anni si rendono conto della difficoltà di tornare indietro essendo oramai ben sistemati. E’ in quel momento che avviene il distacco ed anche la consapevolezza di essersi incamminati in un’autostrada che dall’Italia portava alla Francia e che in seguito potrebbe portare anche in altri Paesi Europei. Superata una certa frontiera, infatti, il mondo si apre.
Ed è in questa fase che può subentrare la nostalgia?
E’ in questa fase che realizzo che sono qua e devo scegliere se mettere radici, di conseguenza può intervenire un momento di crisi nonostante si tratti di persone in gamba che però non sono a casa loro, quindi si devono ambientare. Occorre imparare bene il francese poiché molti sul posto di lavoro parlano in inglese; i legami sentimentali a distanza diventano difficili da gestire ed entrano in crisi e dall’altro lato creare delle nuove relazioni non è così scontato ed immediato per tutti. Inoltre avere trovato rapidamente un posto di lavoro ed uno stipendio comporta un’accelerazione dei tempi: si compra casa, ci si sposa, si fanno i figli e quindi cambia tutto.
Tutti ad un certo momento proviamo nostalgia?
Per quello che ho potuto osservare solo una piccola parte fa saltare i ponti con la propria terra. Queste persone negano la nostalgia, si tratta per lo più di un atteggiamento difensivo. La gran parte invece sente la mancanza della propria città, della casa, dei parenti, del cibo, degli amici d’infanzia.
Cosa occorre fare a questo punto?
La nostalgia va elaborata se no può togliere energie ed annichilire la persona. Se non viene elaborata è come un elastico che si tende e poi torna indietro, quindi fa male. Occorre allora affrontare il punto e costruire dei legami, metaforicamente costruire la propria casa. La nostalgia fa parte di un percorso nel quale occorre aprirsi se no si rischia di confinarsi in una mattonella ristretta.
Ed i legami fra italiani all’estero?
E’ importante mantenere e coltivare nel tempo i legami con i connazionali e con le proprie origini, ma se stare esclusivamente fra connazionali all’inizio è rassicurante alla lunga può diventare asfittico. Dobbiamo accettare la consapevolezza che siamo in cammino ed apprezzare sia la nostra comunità ed il nostro Paese che le belle cose che ci sono dove ci siamo trasferiti, che per quanto riguarda la nostra realtà sono: lavoro, buon cibo, cultura, teatro, sole, mare ecc. Inoltre qui ci sono molte occasioni di uscire anche senza spendere nulla, ci sono iniziative e luoghi aperti a tutti. Quando lo si fa è come se si superasse davvero la frontiera.
Italiani all'Estero. La Nostalgia: Come Superarla?
Ft©arvalens

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