Featured Slider

Il minestrone è di sinistra e una bella minestrina di destra







Nella laica Francia da qualche tempo si assiste ad un ulteriore scontro tra sinistra (Socialisti) e destra (Ump) che ha per motivo del contendere le mense scolastiche... Si, avete letto bene, le mense scolastiche delle scuole pubbliche francesi. Molti sindaci hanno vietato nelle scuole pubbliche la possibilità di optare per menu alternativi, ad esempio in presenza di carne di maiale, in nome della “laicità”.
I Socialisti, ovviamente, hanno bollato tali iniziative come “pericolose derive” e criticano la teoria del “menu unico” associandola a una nuova intolleranza.
Il “menù unico” senza alternative legate a motivi religiosi già era servito in molti piccoli comuni francesi (di destra), ma ha fatto molto scalpore la decisione del primo cittadino (Ump) di Chalon-sur-Saȏne, importante comune della Borgogna, di adottare il “menù unico” da settembre di quest’anno.
Sarkozy, intervenuto sulla questione, ha detto: “...Se uno vuole che i propri figli abbiano abitudini alimentari confessionali, li può mandare nelle scuole private” ed in effetti in Francia sta crescendo il numero di scuole e licei privati musulmani. 
La coerenza non sembra un gran valore per Sarkozy, quando era ministro degli Interni (anno 2003) e si discuteva la futura legge sul divieto del velo in ambito scolastico, aveva detto: “Una legge che esclude dalla scuola le ragazze, perché coerenti con la loro religione, le spingerà inevitabilmente nelle scuole confessionali musulmane, dove il velo non diventerà più una possibilità ma un obbligo”.   
Appare chiaro che, al di là del motivo specifico del contendere, giocano altri livelli di interpretazione. Sarkozy, sta tentando di rientrare appieno in politica  dopo che il suo partito UMP ha doppiato i Socialisti alle ultime elezioni Provinciali, e si trova a dovere appoggiare tali iniziative dei suoi compagni di partito. Dopo il tragico attentato di Charlie Hebdo e le tensioni continue con parte del mondo musulmano è innegabile che il livello di tolleranza si sia molto abbassato da ogni parte... Al liceo avevo studiato le Crociate ed alla fine mi era chiaro che, nel nome del Dio professato, da una parte e dall’altra alla fine si era trattato solo di guerre interminabili, morti, vendette e carestie che non riuscivano mai a vedere un vincitore ed un vinto!
Spero non si vogliano riprendere le Crociate, erano state nove, anche se taluni storici dicono otto, la nona era solo un’aggiunta all’ottava... tanto alla fine perdevano tutti, Cristiani e Musulmani.  

Provo a concludere con un pò di ironia dato che mi viene in mente la canzone di Gaber: Destra-sinistra. Ricordate...? “Il minestrone è di sinistra e una bella minestrina è di destra...

La tragedia dell'Airbus








Ora che la scatola nera ha portato gli inquirenti a comprendere quanto possa essere accaduto nella cabina, quindi niente guasti o portelloni difettosi, come si pensava in riferimento ai vari problemi tecnici che l'aeromobile aveva patito nel corso dei lunghi anni di servizio, la tragedia dell'Airbus è divenuta ancor più inquietante.
Il co-pilota Lubitz è chiaramente indicato come il responsabile del disastro, in una scena davvero da film dell’orrore, con il comandante che tenta di sfondare la porta della cabina con l’ascia mentre l’aereo inizia la discesa per poi schiantarsi tra le montagne.
Immagino il drammatico sconcerto dei vertici della Lufthansa, degni rappresentanti del mito della razionalità e della tecnica con cui identifichiamo tutti noi i tedeschi.
Un giovane pilota tedesco, preparato ed abilitato a volare, certificato anche dagli USA, senza mai dire una parola e con la respirazione normale (così ci dicono gli inquirenti) ha fatto scendere l’Airbus con 150 persone a bordo tra le montagne con l’inevitabile tragico finale.
Per fare una cosa del genere Lubitz doveva essere depresso (ovviamente) lasciato dalla fidanzata (ovviamente), assumere psicofarmaci (ovviamente) e chissà cosa altro nasconde (ovviamente), anche se ora la Polizia tedesca passerà al setaccio tutta la sua vita.
Gli “ovviamente” sono la classica reazione delle persone a fatti del genere, incomprensibili, tragici e destabilizzanti psicologicamente.
Ma la psicoanalisi da oltre un secolo ci ricorda una scomoda verità, noi non sappiamo chi siamo davvero, siamo capaci di opere ed azioni eroiche, veri atti di amore ma, al contempo, anche in grado di odiare, distruggere ed uccidere noi stessi e gli altri… Un mio professore amava ricordarci che di notte nei nostri sogni possiamo anche uccidere delle persone, poi al risveglio non ce ne ricordiamo, ma gli impulsi ci sono eccome!
Certo un sogno non è la realtà, ma l’inconscio fa parte di noi, che ci piaccia o no.
Del resto Freud aveva ben argomentato ciò nello splendido saggio: “Al di la del principio di piacere” (vol. 9 degli scritti) in cui ipotizzava l’istinto di morte in eterna antitesi all’Eros, al desiderio di vita ed amore.
Queste considerazioni fanno saltare il confine tra normalità e follia, di qua i “normali” e di là i folli… Siamo al contempo sani e folli tutti noi, ovviamente.
Capisco bene che non potersi dichiarare con certezza “sani e normali” è fonte di paura ed angoscia, un po' come se potessimo essere ad ogni momento contagiati dalla follia.
Ma, come scrivevo sopra, esiste anche la cattiveria, la malvagità e l’istinto di morte alimenta tutti questi sentimenti. Ho sentito interviste in cui si ipotizzava che Lubitz soffrisse di forte depressione, o di nevrosi acuta, oppure psicosi, magari anche paranoia….
E’ più destabilizzante accettare che l’istinto di morte è dentro ognuno di noi, ha grande libertà nei nostri sogni e, purtroppo, talvolta esce dai nostri sogni per divenire un incubo che dobbiamo osservare ad occhi aperti.


EXPO 2015, nutrire anche la mente



EXPO 2015 vuole essere non solo una rassegna espositiva, ma anche un processo partecipativo che intende coinvolgere numerosi soggetti attorno a un tema decisivo: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

Il progetto dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia porterà il proprio contributo occupandosi della tematica della nutrizione in relazione alla mente. L’argomento generale sarà declinato attraverso l’approfondimento del ruolo della psicologia nel nutrire la mente, a fronte di ciò che, invece, può danneggiarla e minarne le potenzialità. Saranno quindi presi in considerazione diversi aspetti che possono creare un danno alla mente, sia a livello generale, sia in modo più specificatamente legato alla dimensione dell’alimentazione, nell’ottica degli interventi di prevenzione e di cura che la psicologia può mettere in campo in questi ambiti.  

L'Ordine degli Psicologi della Lombardia propone quindi due tipologie di eventi: Fuori Expo ed Expo-Zone che si realizzeranno da maggio a ottobre 2015, con l’intenzione di entrare in contatto con molteplici dimensioni sociali e culturali e di affrontare tematiche pregnanti e attuali, al fine di accogliere e di rispondere alle istanze che emergono dal territorio. 
In questa direzione gli interventi previsti per Fuori Expo si focalizzeranno su molteplici situazioni critiche che impattano sul funzionamento individuale e della società, andando a distruggere e deteriorare il pensiero e le possibilità di sviluppo, di crescita e di integrazione della mente. A partire da tematiche di cui comunemente si occupa la psicologia, ma che trovano al contempo notevole interesse nel pubblico di non addetti ai lavori, si tratterà quindi l’argomento di ciò che danneggia la mente da prospettive differenti. Tutti i temi saranno affrontati evidenziando le riflessioni, le risorse e le risposte che la psicologia, nelle sue diverse declinazioni, può mettere in campo per fronteggiare le situazioni di crisi.



Il contatto diretto con il territorio si realizzerà invece attraverso il progetto Expo-zone, in collaborazione con i Consigli di zona della città, che vedrà l’incontro tra gli psicologi e la popolazione nelle diverse zone di Milano. In questo contesto saranno affrontate problematiche specifiche e di interesse generale, attraverso un lavoro di orientamento e di promozione del ruolo dello psicologo nel fornire risposte alle diverse forme di difficoltà. Oltre ai momenti di contatto tra gli psicologi e la cittadinanza, il progetto prevede anche una serie di incontri conclusivi nelle diverse zone di Milano, aperti a tutta la popolazione e condotti da specialisti dei diversi settori. EXPO 2015 vuole essere non solo una rassegna espositiva, ma anche un processo partecipativo che intende coinvolgere numerosi soggetti attorno a un tema decisivo: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

Hermann Rorschach e le "Invasioni Barbariche"



Lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach

Durante una puntata del programma televisivo "le Invasioni Barbariche" del mese scorso la conduttrice Daria Bignardi ha utilizzato alcune tavole del test proiettivo di Rorschach per condurre l'intervista al suo ospite e lanciarsi in "interpretazioni" sulla falsariga delle risposte ottenute.
Trovo incredibile che una giornalista si permetta di utilizzare "per gioco" alcune tavole del famoso test, uno dei più importanti per la ricerca clinica e per la diagnostica di tipo proiettivo. Ogni psicologo sa quanto è difficile conoscere appieno il test di Rorschach, strumento diagnostico raffinato, che richiede però studio approfondito e lunga esperienza, per aiutare nel lavoro terapeutico.
Non si tratta di tenere segreto uno strumento, moltissimi sanno che esiste il test di Rorschach con le sue macchie in bianco e nero ed a colori, ma banalizzarlo e, soprattutto, lanciarsi in interpretazioni superficiali è davvero scorretto, pericoloso e produce "non cultura".
L'Ordine Nazionale degli Psicologi ha immediatamente diramato un comunicato per ribadire che è assolutamente inopportuna l'utilizzazione per "gioco" del test, per rispetto degli psicologi che lo somministrano e, soprattutto, per rispetto dei pazienti che si sottopongono per seri motivi clinici a questo test proiettivo.
L'ordine Nazionale degli Psicologi infine chiede a La7 di dare diffusione in modi e tempi opportuni del comunicato.



Jofi, l'amico a quattro zampe di Freud

Forse non molti sanno che Freud, durante le sedute di analisi, lasciava di buon grado il suo fidato Jofi, un Chow-chow, gironzolare per la stanza durante i colloqui, ovviamente con l'assenso del paziente.
In lingua ebraica Jofi significa “Bene, va bene” e nei suoi scritti Freud ci rivela che le ore passate vicino al fidato cagnolino erano per lui ore serene, momenti in cui poteva rilassarsi.
Jofi era un regalo di Marie Bonaparte, paziente e poi preziosa allieva di Freud, che teneva con se la sorella di Jofi, Topsy.
La principessa Marie Bonaparte vi ricordo permettè la fuga da Vienna per Londra di Freud, pagando una cifra esorbitante per consentire al Maestro di sfuggire alle persecuzioni naziste contro gli ebrei.
Possiamo capire il legame tra Freud e l'animale da uno scritto in cui egli afferma: “Le ragioni per cui si può in effetti voler bene con tanta singolare intensità a un animale come Jofi, sono la simpatia aliena da qualsiasi ambivalenza, il senso di una vita semplice e libera dai conflitti difficilmente sopportabili con la civiltà, la bellezza di un’esistenza in sé compiuta. E, nonostante la diversità dello sviluppo organico, il sentimento di intima parentela, di un’incontestabile affinità. Spesso, nel carezzare Jofi, mi sono sorpreso a canticchiare una melodia che io, uomo assolutamente non dotato per la musica, ho riconosciuto essere l’aria dell’amicizia nel Don Giovanni: "Voglio che siamo amici… del cuore”.
Freud riconosceva a Jofi la capacità di cogliere gli stati d'animo dei pazienti, più o meno illustri, che venivano in analisi a Vienna.
Jofi, se sentiva che il paziente era in ansia si allontanava da lui per accucciarsi vicino a Freud se, al contrario, percepiva tranquillità si sdraiava a fianco del paziente per facilitare il lavoro d'analisi...
Non solo, Jofi allo scadere dei 50 minuti della seduta si alzava e si dirigeva verso la porta dello studio fissando il paziente come a dire: "La seduta è finita, si accomodi..."
Utilizzo queste note su Jofi per sottolineare come sia esperienza di molti che nel lavoro con pazienti difficili, gravi o particolarmente diffidenti, l'utilizzo di un animale domestico come "medium" può davvero fare la differenza.
Non solo perché gli animali hanno una dote innata nel cogliere e leggere le emozioni umane, anche se si tenta di ingannarli, ma anche per il valore di rassicurazione, legame affettivo e compagnia che un animale consente.
Sono innumerevoli le esperienze con gatti, cani e cavalli, utilizzati per scopi terapeutici anche con pazienti gravi.
Credetemi, spesso il mio gatto capisce meglio e più velocemente di me cosa c'è nell'aria, quale emozione circola tra noi umani e da buon gattoterapeuta si da da fare per cercare di ridurre l'ansia o la tensione, con tutto il suo arsenale di miagolii, borbottii, posture ridicole, testate e fusa, per riportare gli umani alla giusta serenità..., oltretutto senza chiedere alcun pagamento, se non delle appetitose crocchette...  

L'omosessualità: condizione psicologica, scelta o malattia...




Sin dai tempi dei primi corsi di laurea in Psicologia (Padova e Roma), gli studenti di psicologia dinamica (psicoanalisi), avevano già chiaro in mente, dopo la lettura delle bellissime pagine sullo sviluppo psicologico del bambino, scritte da Freud, che l'omosessualità è una condizione dell'essere umano, per cui poco importava andare alla ricerca di elementi genetici per dimostrare non si sa bene cosa.
Nella prima parte della mia tesi di laurea avevo citato anche gli studi del biologo americano Alfred Kinsey, autore del famoso rapporto Kinsey, che consisteva in due volumi sul comportamento sessuale dell'essere umano: Sexual Behaviour in the Human Male (Il comportamento sessuale dell'uomo, anno 1948) e Sexual Behaviour in the Human Female (Il comportamento sessuale della donna, anno 1953).
Il rapporto Kinsey ebbe un effetto dirompente sulla società USA ed in Europa, anche se i risultati del suo lavoro furono considerati controversi e vi furono molte polemiche. Però il lavoro di Kinsey costrinse a mettere in dubbio conoscenze convenzionali e tabù sulla sessualità, soprattutto nella parte che metteva in crisi la convinzione che l'eterosessualità e l'astinenza fossero la norma, statisticamente nonché eticamente. Kinsey parlava di prevalenza di differenti orientamenti sessuali, e non era certo stupito di percentuali "ufficiose" che indicavano all'interno della società USA di almeno un 10% di individui gay.
Potete immaginare le reazioni dei "benpensanti" e di gran parte della società civile...!
Kinsey, molto correttamente rifiutava parole come "eterosessuale" o "omosessuale" per etichettare le persone, dato che la sessualità cambia con il tempo e si esprime sia negli aspetti fisici che in quelli psicologici come attrazione, desiderio e fantasia.
"Passano gli anni ma otto son lunghi..." Così cantava Celentano in Il ragazzo della via Gluck, orbene di anni ne sono passati tantissimi e il 17 gennaio 2015 è stato organizzato dalla Regione Lombardia il convegno Difendere la famiglia, difendere la comunità.
Orbene, le associazioni “Obiettivo Chaire” ed “Alleanza Cattolica”, (cito) "...Entrambe impegnate ad aiutare “giovani e meno giovani, feriti nella propria identità sessuale, in particolare per tendenze di natura omosessuale” e a ricercare “le cause (spirituali, psicologiche, culturali, storiche) che contribuiscono alla diffusione di atteggiamenti contrari alla legge naturale, riconoscibile dalla ragione rettamente formata”  Oltre a notare il logo dell’Expo in bella mostra sul manifesto dell’iniziativa, i partecipanti al convengo avranno modo di ascoltare un relatore d’eccezione: il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, invitato a concludere i lavori di questo singolare congresso pensato per chi ha a cuore la sorte e la “guarigione” dei diversamente etero.
Immediatamente tutti i giornali hanno riportato le reazioni sdegnate e le critiche non solo delle associazioni gay, ma di gran parte delle forze politiche, di intellettuali e cittadini che rifuggono questa deriva oscurantista ed omofoba...!
Chissà cosa avrebbe detto Kinsey se fosse stato presente a quel convegno... lui che era un biologo, ma anni luce avanti rispetto ad una psichiatria e ad una società pronta a "curare" i gay, per farli tornare sulla retta via, o in caso di fallimento, punirli anche con il carcere!
Nella mia pratica professionale ho seguito spesso donne o uomini "gay", alcuni all'interno di coppie stabili, molti altri alla ricerca di una relazione importante. Non li ho curati per l'omosessualità, anche se qualcuno dapprima portava ciò come questione, li ho accompagnati a trovare maggiore equilibrio ed una relazione affettiva, senza preoccuparmi se il partner portava i pantaloni o la gonna.


Il cibo, amore e odio





Lunedi ore 16.30, sono appena reduce dall'avere mangiato un pezzettino di cioccolata, ottima e "dolce" nonostante la dizione "cacao amaro all'85 %…
Non mi avventuro nella disamina delle problematiche con il cibo dato che ho già scritto post ben più seri e psicoanalitici, ma oggi primo dicembre noto che il bombardamento natalizio di idee regalo, doni, giochi e …. cibo, è già iniziato!
Qui a Nizza è già pronto il villaggio di Natale che sarà inaugurato a giorni, con gran parte delle "casette" ricolme di buone cose da mangiare, per tutti i gusti.
E non mi si venga a dire che sono per i bambini, mangiano allegramente (o sentendosi in colpa) anche i grandi, eccome…
Vorrei spezzare una lancia sul tema del piacere del cibo: sono sempre più convinto che ciò che piace, calorico o meno, con tanto o poco colesterolo, zucchero o altro di supposto nocivo, non farà mai così male!
Mi spiego meglio, potere godere del piacere di un alimento è certo una cosa che fa bene al palato ed allo spirito, direi quasi che cedere a qualcosa che intriga davvero non sarà (giustamente) indicato dal proprio medico di famiglia ma ci permetterà di sorridere mentre assaporiamo quella certa cosa…
Giorni fa in una trattoria qui a Nizza ho visto due signore, certo avanti negli anni, mangiare con piacere un barattolino guarnito di Tiramisu… Anzitutto credetemi, pur essendo in Francia in quel posto sanno fare i dolci come il Tiramisu, poi le due signore certo avevano valori di glicemia e trigliceridi da tenere sotto controllo, (in Francia le pubblicità di apparecchi per l'auto test della glicemia sono martellanti) ma il loro piacere nel gustare il dolce, l'attento lavoro per ripulire il barattolino ed i sorrisi tra loro due mi hanno fatto davvero capire che al detto: "Più è buono più fa male", occorre aggiungere: "E allora…!"
Godiamoci il mese di dicembre, senza poi arrivare a gennaio con tutti i sensi di colpa per il cibo assunto e il carosello di diete più o meno assurde per "rientrare" nei propri abiti e nella mortificazione del cibo…