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Serata su Pirandello al teatro "Garibaldi" del Consolato di Nizza

La locandina della serata teatrale
Va proprio detto che il nuovo Console di Nizza Raffaele De Benedictis e la moglie, Signora Paola, hanno impresso una piacevole accelerazione agli eventi culturali siano essi conferenze, intermezzi musicali, teatrali o gastronomici direttamente organizzati, o promossi in associazione con altre realtà italiane di Nizza.
Sarò sincero, negli anni scorsi la voglia di partecipare era poca sia per le "offerte" proposte sia per la lontananza "emotiva" dei rappresentanti del Consolato, fatta eccezione per poche persone.
Una cosa che mi aveva molto colpito (negativamente) nel 2016, era stata la decisione di festeggiare il 2 giugno alla villa Massena, cornice prestigiosa ma del tutto fuori luogo rispetto alla sede del nostro Consolato, con annesso gradevole giardino e pennone con la bandiera italiana...
Nell'ultimo anno la partecipazione delle persone, siano esse italiane o amici francesi, è aumentata, sento parlare con interesse degli eventi attuali e futuri organizzati dal Consolato, ed è un vero piacere cogliere l'atmosfera conviviale unita alla cordialità del Console e Signora.
Voglio anche ringraziare l'amico Sabino Lafasciano, uomo di cultura, oltre che attento, e perchè no, anche "pungente" animatore di molte serate al nostro Consolato.
Invito tutti a partecipare alla rappresentazione teatrale di venerdì e con l'occasione rileggere la biografia di Pirandello, personaggio complesso e geniale.
Al liceo spesso abbiamo cercato di evitare le lezioni su Pirandello, poi con il tempo sono andato a teatro a vedere le sue opere. Ricordo ancora la prima rappresentazione cui ho assistito: "L'uomo dal fiore in bocca", dramma borghese in atto unico, al teatro Carcano di Milano.
Erano tanti anni fa....



Un filosofo in cucina: Keisuke Matsushima

Keisuke Matsushima (foto dal sito)
Sushi-K, un piccolo locale con solo sette coperti, arredo e sedie in legno, ambiente caldo ed accogliente con il bancone attorno allo spazio per preparare il sushi.
In questa "location" mi accoglie Keisuke Matsushima. Mentre parliamo Kobuchi Takao prepara il sushi con gesti misurati e delicati, le sue mani sembrano danzare mentre tagliano e compongono i piatti.
Keisuke inizia a parlare sottovoce e mi racconta del suo amore per Nizza, del mare e del clima gradevole della città. Gli piace fare sport ed in questa zona può godere sia del mare che delle belle montagne a pochi chilometri dalla città. Viaggia molto per piacere e per lavoro, tra Europa e Giappone, (ha due ristoranti a Tokio) ma si sente particolarmente attratto dalla cultura mediterranea ed in particolare modo dalla cucina dei paesi che si affacciano su questo mare.
A Nizza ha tre ristoranti ed il piccolo Sushi-K, aperto a fine ottobre nella centrale rue de France, ad un passo dalla zona Pietonne.
Di colpo si alza e mi invita a seguirlo nell'attiguo ristorante, passo così per la zona cucina, sembra una sala operatoria, ossequiosi giovani giapponesi si affaccendano per preparare le basi dei piatti.
Qui il tono della sua voce cambia e prende vita. Si siede su una sedia di Chiavari, da lui reinterpretata e resa leggerissima ed avvolgente e con il sorriso mi dice: ≪E' come essere nelle braccia di una madre, accolti e rassicurati, per potere gustare il cibo con calma...≫
≪Sempre più si parla di cibo "fusion" di contaminazioni tra le cucine ma io penso invece che occorre andare alle origini, conoscere e studiare i componenti, gli ingredienti, la sapienza antica che le cucine ci hanno tramandato nel tempo.
Proprio per questo amo la cucina regionale italiana, che riesce ancora ad esprimere una cultura del cibo con grande sapienza, più della cucina francese che troppo spesso è  "omologata" oppure soffre di una ricerca di novità a tutti i costi.
Keisuke va personalmente a comperare verdure, carne e pesce dai produttori locali, e soprattutto al mercato di Ventimiglia, dove lo conoscono tutti e con pazienza rispondono alle sue domande e gli passano preziose informazioni sui prodotti del territorio.

Al mercato del pesce di Ventimiglia (foto dal sito)
Continua : <<Considero la regione di Nizza, il Ponente ligure e parte del Piemonte un unico territorio dal punto di vista della cultura del cibo, non a caso sono appena tornato da Alba ove ho acquistato dei meravigliosi (e costosi) tartufi.
Mi affascina conoscere i prodotti del territorio per esaltarne le specificità, cercare piccole produzioni di eccellenza. Ad esempio a Sanremo ho trovato una signora che vende al mercato locale dei friarielli da lei coltivati...!
Friarielli che sono un concentrato di sali minerali, vitamine ed antiossidanti, aiutano il processo digestivo e sono privi di colesterolo e grassi>>.
Per Keisuke cucinare è conoscere profondamente gli ingredienti, conoscere la storia delle pietanze di una certa zona, capire gli abbinamenti e rispettare la stagionalità dei prodotti.
Questa porzione di territorio, affacciata sul Mediterraneo, ha rappresentato per lui una scoperta, ha trovato un'inaspettata ricchezza e sapienza nelle cucine locali.
Continua : <<Ciò mi permette di preparare piatti, siamo essi di carne, pesce o verdure con un preciso bilanciamento dei sapori, piatti gradevoli per le papille del nostro stomaco che inviano inoltre un messaggio (chimico) alla nostra mente di serenità ed appagamento. 
Il cibo è per riempire la pancia, la cucina è per dare piacere e serenità alla persona>>.
Chiedo a Keisuke cosa pensa del sale e dello zucchero.
Prima di rispondere fa una faccia che lascia presagire la risposta e aggiunge :
<<Non uso mai zucchero e sale, fanno male, per me sono veleni, ne vediamo gli effetti in troppi cibi calorici ed artefatti>>.
Mi dice che assapora con piacere i cibi preparati con i ricchi ingredienti del territorio e, da bravo giapponese, ama ovviamente il sushi, questo "aspro" cibo che sposa il riso con pesce, vegetali o uova, piacere per il ventre (come dice lui ridendo) e soprattutto piacere e serenità per la nostra mente.



Banco della verdura a Ventimiglia (foto dal sito)
foto dal sito
foto dal sito
foto dal sito
foto dal sito

I "Sacerdoti" del cibo: gli Chef

Giovanni Sorrentino a VIA LATINA
Sapete che mi occupo da lunghi anni di "disturbi del comportamento alimentare", (anoressia, bulimia ed obesità) e sapete ancor meglio che il cibo è solo l'effetto visibile di questa sofferenza, sofferenza legata nel profondo alle relazioni emotive con le figure di riferimento familiari.
Ma il cibo esprime soprattutto vita, amore, gioia e piacere, meglio se condiviso con altri: i "Sacerdoti" di questi riti sono gli Chef, uomini e donne che lavorano, studiano e preparano quotidianamente alimenti (poveri o ricchi) con la fatica delle loro mani.
Con piacere vi presento la mia intervista ad uno di questi "Sacerdoti", che lavora a Nizza in Boulevard Jean Jaures, meglio conosciuto come la Coulée Verte dopo l’importante intervento di riqualificazione di questa porzione di città. Qui si affaccia Via Latina, bottega di prodotti italiani freschi, paste, secondi, formaggi e delizie varie, dolci compresi. Proseguendo verso l’interno del locale si scopre uno spazio affacciato sulla cucina, con gli ospiti seduti su sgabelli, che conversano, e al centro un grande tavolo attorno al quale è possibile assaggiare i piatti preparati al momento dallo chef Giovanni Sorrentino, di origine e tradizione napoletana (la sua famiglia gestiva una trattoria vicino al porto di Napoli).
Simpatico, curioso e dalla storia professionale variegata, di formazione è biologo ma la passione per la cucina l’ha allontanato dai laboratori di ricerca per permettergli di dedicarsi completamente alla cucina, e che cucina! Dopo aver lavorato a lungo come chef in Toscana, ad Arezzo, da tre anni è approdato a Nizza. L’innata curiosità lo ha portato a incontrare proprio qui in Costa Azzurra due persone che Giovanni considera visionarie, nella cucina e nella vita. Ha avuto due esperienze lavorative con chef importanti: il primo è David Faure, che è stato una stella Michelin, l’altro è Keisuke Matsushima chef di poche parole ma concreto, scientifico e pulito come sa essere un giapponese. <<Mi ha fatto capire che io coglievo a livello intuitivo alcune cose della cucina che invece è una scienza molto precisa>>.
So che si riferisce soprattutto all’Umami, di cui mi parla  davanti ad un calice di Falanghina, mentre mi racconta della sua esperienza con Matsushima. La parola giapponese significa “delizioso” ed è stata utilizzata da un chimico, il dr. Ikeda, nel lontano 1908, partendo da una zuppa tradizionale che si chiama dashi, fatta con il tonno essiccato di alta qualità, zuppa complessa da preparare. Ebbene Ikeda percepì un gusto che non era tra quelli conosciuti sino ad allora, ovvero: salato, dolce, acido e amaro.
Questo quinto gusto che definì Umami, era un sapore che identificò in una molecola ben precisa ovvero il glutammato di sodio che ritroviamo anche nei dadi da cucina. Per inciso l’Umami viene prodotto oggi in modo industriale dalla stessa azienda fondata dal dr. Ikeda, e viene utilizzata molto in Asia.
Anche in Francia, mi dice Giovanni, il grande chef Paul Escoffier, all’origine della moderna cucina francese, ritrovò nei fondi di cottura della carne (vitello, quaglia, piccione o maiale) questo quinto gusto “rotondo” che completava e dava sapore pieno al cibo, rendeva “delizioso”.
Da bravo napoletano, Sorrentino ama particolarmente la cucina classica della sua città e quella italiana in generale. <<Sai perché il Parmigiano Reggiano è così buono? Perché contiene la maggiore quantità in assoluto di glutammato naturale, ecco perché piace così tanto. Se mangio Parmigiano faccio bene al corpo e questa “delizia” giunge anche alla mia mente. Ti faccio un altro esempio: in un piatto di spaghetti alle vongole c’è glutammato nella pasta e Inosina nelle vongole, quindi è pieno di Umami!>>
<<Tieni conto che l’Umami consente di cucinare con meno grassi, meno olio e burro, perchè combinando i vari ingredienti il sapore “esplode” e non hai bisogno di caricare troppo il cibo, tanto da potere essere mangiato con piacere anche da persone anziane o malate. E’ bene ricordare che con l’età si perde il gusto del sale perché i recettori del salato muoiono e viene fuori sempre più il dolce come sapore percepito>>.
Per i piatti che prepara a Via Latina predilige i prodotti genuini, scelti accuratamente. Mi fa l’esempio della pasta al pomodoro, ma quali pomodori utilizza? <<Naturalmente quelli del “Piennolo” vesuviano, a grappolo, prodotto Dop, così come il formaggio Pecorino Fiore Sardo (Dop), e ho spinto chi mangiava solo carne a provare anche il pesce e… pensa, sono anche tornati curiosi di assaporare altre mie ricette!>>

Intervista pubblicata sul sito: Voglia di Francia  http://www.vogliadifrancia.it/

Intervista su Monaco Italia Magazine

foto © arvalens
Agli operai di un tempo ed ai ristoratori, si aggiungono gli operatori nel campo immobiliare, gli esercenti, i liberi professionisti, gli imprenditori, eccetera. Apprezzati e qualificati nei rispettivi settori lavorativi. Sono gli italiani a Nizza, ovvero gli oltre 30.000 nostri connazionali che si dedicano ad un'ampia gamma di lavori, a cui si aggiungono i turisti ed gli italiani che soggiornano nella città della Costa Azzurra durante le vacanze o per periodi limitati.
Riporto l'intervista che la Dr.ssa Angela Valenti Durazzo mi ha fatto per il suo Monaco Italia Magazine, giornale on-line in italiano, che segue gli eventi del Principato di Monaco e dei territori limitrofi.
Christian Estrosi, sindaco di Nizza, ha origini italiane ed è un sostenitore dei legami culturali, istituzionali e commerciali fra le due nazioni. Mentre girando per la città è inevitabile provare un moto di orgoglio quando si passa in Place Garibaldi, al centro della quale vi è la statua dell’eroe dei due mondi, nato a Nizza.
Sono molte, dunque oltre al Consolato Italiano a Nizza, la Camera di Commercio italiana e il Com.it.es, (Comitato italiani all’estero) le realtà e le iniziative di cui possono usufruire i nostri connazionali.
Ma come vivono gli italiani a Nizza? Quali sono gli stereotipi da sfatare sui cugini d’oltralpe e sui nostri connazionali all’estero? Ce ne parla, in relazione alla propria esperienza personale e professionale Massimo Felici, psicologo e psicoterapeuta milanese trasferitosi a Nizza con la moglie Cinzia nel settembre 2013.
“E’ la domanda che sempre mi pongono amici, colleghi e conoscenti italiani da quando siamo espatriati – spiega – sappiamo bene che la Costa Azzurra è conosciuta in tutto il mondo e sinonimo di vacanza, piaceri, buona cucina, offerte culturali e paesaggistiche di rilievo. Tutto vero ma, ovviamente, anche terra ove vivono spesso faticosamente tante persone, francesi e non, che nel corso degli anni hanno cercato, e talvolta, fatto fortuna”.
Dottor Felici, ci racconti innanzitutto perché ha deciso di trasferirsi a Nizza
Per la nostra famiglia non è un’esperienza nuova. Mia nonna ha vissuto 15 anni a Nizza dove aveva due negozi, uno di oggetti veneziani e l’altro di pizzi di Burano. Allo scoppio della guerra rientrò in Italia ma quando rimase vedova volle tornare a Nizza. Per quanto mi riguarda invece, dopo tanti anni di lavoro a Milano come psicoterapeuta, nel settembre del 2013 con mia moglie abbiamo deciso di trasferirci in questa città, dove continuo a fare la mia professione, sia con pazienti italiani a Nizza ed in Costa Azzurra, sia con quelli che seguo via Skype, a Milano o altrove. L’incontro con la Camera di Commercio Italiana di Nizza mi ha permesso di riprendere anche ad insegnare la lingua italiana ai francesi, di allestire seminari per le aziende associate, di occuparmi di eventi culturali ed intervistare persone italiane e francesi per il Blog della Camera di Commercio.
Quali sono, nonostante il supporto di enti ed istituzioni, i problemi che incontra al suo arrivo un italiano che vive e lavora nella città più grande della Costa Azzurra?
Stando alla mia pratica professionale sono principalmente due. La conoscenza non sufficiente della lingua francese può far si che la persona si senta svalorizzata. Infatti chi si trasferisce lo fa per avere più sicurezza dal lato economico, ma vi è anche una fatica di vivere legata all’apprendimento della lingua e all’adeguamento alle diverse abitudini. Occorre infatti per prima cosa rendersi conto che siamo a circa 40 chilometri dall’Italia ma non siamo in Italia. Entrare nella logica di un popolo straniero sebbene con i dovuti tempi e modalità. Un’altra situazione che si presenta con una certa frequenza è quella delle relazioni a distanza che possono degradarsi e finire.
E il terribile attentato del 14 luglio 2016, quali ripercussioni ha avuto in generale sulla popolazione?
L’atmosfera dopo quel giorno è stata a lungo pesante. La maggior parte delle persone, infatti, anche se non si trovava sul posto della strage, ha avuto parenti, amici o conoscenti coinvolti. Oppure ha visto l’accaduto anche se è riuscita a mettersi in salvo. Sicuramente molti hanno avuto bisogno di un sostegno psicologico, anche se devo dire che il Comune di Nizza, ha fatto molto per aiutare la cittadinanza nell’elaborazione del lutto ed anche le recenti celebrazioni del 14 luglio, festa nazionale francese, lo hanno dimostrato.
Ed oggi ?
Nessuno ha dimenticato ma oggi si vuole andare oltre. I primi tempi era difficile anche per me, passare sulla passeggiata in bicicletta, come facevo prima, come niente fosse. Nessuno si aspettava quello che è accaduto. Nizza è sempre stata per i turisti e per noi tutti un’isola felice. Qui non poteva accadere nulla.
E tornando agli italiani a Nizza?
Andando all’estero cominci a pensare in maniera diversa. Non è che si dimentica l’Italia, al contrario chi è qui vede molto meglio la realtà del nostro Paese, quali sono i problemi ed anche le prospettive e le risorse. Qui si crea un mix tra la cultura italiana, che è grandiosa, ed il welfare francese. In un certo senso l’italiano all’estero è più italiano, se si esclude una minoranza che dà un taglio netto alle origini.

Come vivono gli italiani a Nizza (parte seconda)

    
Photo Cinzia Corbetta
Sono rimasto molto sorpreso quando stamattina ho visto sulla bacheca di Blogger che oltre 2700 persone hanno letto il mio post "Come vivono gli italiani a Nizza", pubblicato il 22 luglio scorso.
E' un numero molto elevato per il post di un "semplice cittadino" che vive e lavora in quel di Nizza...
Solo una parte dei lettori ha poi scritto un commento sul mio post condiviso su FB, e devo dire che anche qui sono rimasto sorpreso: altro che Guelfi e Ghibellini di Toscana memoria, pare proprio che per molti Nizza sia una città in cui vivere è positivo, bello, accogliente e via così, ed altrettanti hanno espresso parole negative e dure rispetto alla città ed al dovere-volere viverci e lavorare.
Per molti Nizza è peggiorata, come qualità di vita, persone, offerte lavorative, pulizia e sicurezza.
Altri hanno espresso invece soddisfazione non solo per la riqualificazione in atto della città (piazze, pedonalizzazioni, verde e trasporti), ma anche in termini di offerte lavorative e sicurezza.
Chi ha ragione? 
Vissuti così diversi e radicali mostrano che Nizza è percepita come stratificata orizzontalmente, a più livelli, ed ognuno coglie il piano che più lo caratterizza e lo avvicina alle proprie paure o desideri oltre che aspettative.
Personalmente percepisco due città di Nizza, a mo' di taglio verticale, quella dell'anno lavorativo e quella estiva e vacanziera. Mi spiego meglio: d'estate Nizza, ad eccezione dell'anno scorso dopo il tragico attentato del 14 luglio, scoppia di gente, macchine, bici e motorini, con il codazzo assordante di rumori, odori e frenesia dello shopping, dei locali trendy e non con ristoranti e pizzerie piene di turisti...
Questa Nizza non mi piace, il numero di abitanti aumenta vertiginosamente e la città è in affanno: traffico, sporcizia e rumore la fanno da padroni.
Permettetemi una "cattiveria" di costume: trovo che la stragrande maggioranza dei turisti faccia proprio di tutto per vestirsi, camminare e porsi in modo sgradevole e volgare, poi in altri momenti dell'anno ed in altri contesti d'improvviso tornano seriosi!
Dopo avere espresso la mia opinione, condivisibile o meno, vorrei analizzare un po' meglio quella che chiamo la Nizza lavorativa: la città sta cambiando, i lavori del tram, linea due, proseguono e sono certo che i tempi finali di realizzazione dell'opera saranno rispettati. Leggo che i costi aumentano, i cantieri sono campi di battaglia, ci sono le voragini che hanno dato tanto da scrivere ai giornali, tutto vero, ma penso che al termine dei lavori Nizza avrà trasporti ancor più efficienti, e non è poco.

Photo Cinzia Corbetta
La Coulée Verte, grande opera di verde che sana orribili edifici precedenti, è certo un polmone di svago e piacere per i nizzardi e gli ospiti della città. Mi si dirà che la pelouse (il prato) è stato rifatto in varie zone, con conseguente aumento delle spese, però vedere giornalmente giovani, bimbi ed anziani godere della Coulée Verte è un piacere immenso.
Estrosi, il Sindaco di Nizza, sovente contestato per il suo culto della personalità (definizione usata per Mao Tse-tung, forse ricordate), è onnipresente ad inaugurazioni qua e là per la città ed ha certo il suo buon tornaconto politico però si vedono opere, palazzi e riqualificazioni importanti (vedi la Gare du Sud), che rivitalizzano interi quartieri della città.
Certo il progetto faraonico di edizia commerciale-abitativa lungo la piana del fiume Var, con il nuovo stadio sportivo Allianz Riviera ed in attesa del grande spazio espositivo che realizzerà Ikea, è un boccone succulento per gli immobiliaristi, ma numerose società li stabilite potranno assumere personale e non è poco.

Photo Cinzia Corbetta
Aprono tanti negozi e ristoranti, molti chiudono, ed il mercato delle case sembra in ripresa anche se i tempi d'oro sono finiti. Molti studenti, anche stranieri, frequentano l'Università di Nizza oltre che le varie Business School, e questa vivacità mi pare un grande bene. Mi rendo conto che potrei continuare con esempi di vario genere ma non riuscirei a convincere coloro i quali pensano male di Nizza, dal loro punto di vista hanno ragione, ogni moneta ha il suo rovescio Eros è tale perchè vi è Thanatos (citazione freudiana).
Attendo i commenti su FB...



 


 
 





Come vive un italiano a Nizza?


Ph. Cinzia Corbetta
Già, come vive un italiano a Nizza? E' la domanda che pongono amici, colleghi e conoscenti italiani a me, espatriato dal settembre 2013.
Sappiamo bene che la Costa Azzurra è conosciuta in tutto il mondo e sinonimo di vacanza, piaceri, buona cucina, offerte culturali e paesaggistiche di rilievo. Tutto vero ma, ovviamente, anche terra ove vivono spesso faticosamente tante persone (francesi e non) che nel corso degli anni hanno cercato, e talvolta, fatto fortuna.
Ogni medaglia ha il suo rovescio e non bisogna farsi ingannare dalle belle e patinate immagini del marketing...
Sarebbe interessante avere delle analisi per età, lavoro, anni di permanenza nella zona e via così, dati statistici e storici per potere rispondere con cognizione.
Però alcune osservazioni sia pur empiriche si possono esprimere, con la dovuta cautela.
Purtroppo alla mente balza subito la data del 14 luglio 2016, un drammatico spartiacque tra un prima gioioso e "vacanziero" ed un poi, faticosamente alla ricerca di una normalità.
Ricordo ancora una sera in Promenade, alla fine di agosto dell'anno passato, la poca gente che camminava, il silenzio, il senso di depressione che aleggiava cupo.
Fortunatamente ora non è così, certo la Mairie ha fatto molto per far risollevare la città ed ovviamente i suoi commerci ed i servizi per i turisti, ineguagliabile fonte di entrate per la città e tutta la costa.
Anche le proposte culturali sembrano ora "risvegliare" Nizza, e non possiamo che esserne contenti.
Torniamo ora alla comunità italiana che è numerosa, presente non solo nella ristorazione (un must) e nell'edilizia (altro must) ma anche in attività professionali: immobiliare, servizi, sanità ecc...
Ho conosciuto tanti italiani che lavorano, taluni duramente, e che hanno lasciato l'Italia per i motivi che tutti noi ben conosciamo, ma non ho percepito lamentazioni, tanta voglia di fare si, di riuscire, che si tratti di una pizzeria o di un lavoro da impiegato.
Spezzo una lancia a favore della "comunità" napoletana di Nizza, vera sorpresa per me: sono simpatici, chiassosi, creativi e lavoratori, si avete letto bene, lavoratori! Sono tanti (perlomeno ne ho conosciuti tanti),
Trovo anche molto bello frequentare "coppie miste" lui o lei italiano/a e lei o lui francese, penso che permetta di apprezzare le diversità e le analogie culturali italo-francesi, soprattutto si possono lasciare da parte certi stereotipi che dovrebbero essere lasciati al passato.
Ormai ho anche tutto un circuito di punti di riferimento "italiani" per quanto riguarda cibo (ovviamente) servizi, artigiani e quant'altro alla bisogna in quel di Nizza.
Del resto Ventimiglia è a 40 km. il che vuol dire che i prodotti italiani di largo consumo, cibo e servizi vari (banche-Posta-ACI) sono a portata di mano così come il mercato comunale, le varie Coop. Metro, Catering e negozietti vari.
Da bravo cittadino sono iscritto all'AIRE (si deve fare) ed ho cambiato la targa della macchina, ho l'assistenza sanitaria francese (ottima, devo dire) ed un medico di base italiana (brava ed ora anche preziosa amica).
Ho conosciuto da zero tante persone italiane e francesi, alcune si sono perse per strada (meglio così) altre sono divenute molto importanti e, pur in breve tempo, amicizie solide e fruttuose.
Le realtà associative locali per gli italiani lasciano molto a desiderare, si salvano poche persone generose che, il caso ha voluto incontrassi, e che mi tengo ben strette!
A Nizza abbiamo ora un Console ed una consorte (insegnante ed artista) che fa piacere incontrare e sapere essere i nostri rappresentanti, che innegabilmente hanno sviluppato momenti di incontro della comunità sia sul versante culturale che più ludico. 
Il clima è magnifico (lo so qualche giornata "bollente" l'abbiamo anche noi) e i dintorni ricchi di possibilità paesaggistiche e culinario-culturali.
Ho nostalgia dell'Italia e della "mia" Milano? si, ovviamente, l'Italia è un bellissimo paese, ce lo riconoscono molto anche gli amici francesi, ma con problemi che sembrano endemici ed una classe politica...
Per amor di Patria non affronto questo tema, ognuno di noi ha le sue risposte e le sue convinzioni politiche, rispettabili. Innegabile però è che se così tanti italiani se ne vanno le risposte della politica non sono all'altezza delle legittime aspettative dei cittadini. Cito un esempio: ogni tanto vedo il telegiornale italiano delle 20. Ebbene con il passare dei mesi (ora anni) vedo sempre le stesse facce, che dicono le stesse parole, e le criticità sono sempre le stesse: Alitalia, la sanità, l'INPS, i migranti, la terra dei fuochi, i rifiuti, scandali di ogni genere e colore (politico)....
Una cosa però mi fa molto arrabbiare, sentire chi dice che gli italiani all'estero non tengono al loro paese, altrimenti sarebbero restati a "vivere e combattere".
Ebbene credo che proprio essere all'estero invece ci permetta di leggere i fatti e la politica italiana con un'attenzione maggiore dato che vediamo bene che determinati problemi in Francia sono stati affrontati e risolti, spesso senza la coda di polemiche infinite.
Quindi un italiano vive bene a Nizza?
Lascio a voi la risposta...














30 millions d'amis




Esiste in Francia una fondazione a difesa degli animali che si chiama 30 milioni di amici.
Gli amici cui si riferisce l'organizzazione sono gli amici a quattro zampe come cani e gatti ovviamente, ma non solo. La fondazione si occupa con encomiabile sforzo di proteggere tutte le specie animali dall'animale più pericoloso ed aggressivo, l'uomo!
L'obiettivo della fondazione concerne la sensibilizzazione, la responsabilizzazione, l'azione e la lotta in favore degli animali.
Ad esempio sul sito si trova una lettera di contro-argomentazioni ad un sindaco francese pro corrida, indirizzata al Presidente Macron.
Ovviamente sono presenti tutte le rubriche inerenti salvataggi, accudimento di animali, adozioni per animali abbandonati, video contro l'abbandono ed ogni tipo di maltrattamento.
Guardare il sito fa al contempo tenerezza e rabbia, nel leggere quanta cattiveria gratuita nei confronti dei nostri amici animali.
Ho letto che Italia e Francia hanno tra i paesi europei il maggior numero di animali cosiddetti domestici, nell'ordine di milioni, come ci ricorda la fondazione 30 milioni di amici.
Recentemente mi è capitato di seguire una giovane donna trentenne, figlia unica sin troppo amata dai genitori, con molti problemi emotivi e relazionali, sfociati anche in una grave psoriasi.
Ammetto che il lavoro psicoterapico andava avanti ad "onde", talvolta bene poi male e via così…
Non sto a scrivere lo svolgersi degli incontri dato che il mio obiettivo è un altro: ad un certo punto della terapia, mi è venuto in mente di proporre alla giovane di prendere con se un cane o un gatto.
Non ero troppo convinto ma in cuor mio pensavo che un animale "domestico" avrebbe potuto aiutare non poco la ragazza e portarla a responsabilizzarsi nell'accudimento dello stesso.
Tentennavo tra un cane ed un gatto, sono diversi (intendo come psicologia animale), poi mi sono convinto per un cane.
Un cane, dato che occorre portarlo fuori per i bisogni e per farlo correre e questo avrebbe comportato per la ragazza investire un po' di tempo e di organizzazione nell'accudimento del quadrupede fuori della sua stanza, rifugio ed al contempo prigione.
Ne ho parlato con i genitori che sono sembrati inizialmente sorpresi dalla mia proposta, poi però hanno dato il loro assenso (vivono tutti sotto lo stesso tetto).
Ho proposto alla ragazza di prendere un cane, abbastanza giovane da far crescere vicino a se, della razza che desiderava ed ovviamente abbandonato e da adottare.
L'adottare un cane è una procedura codificata che comporta visite, pareri da parte di che cede il cane (organizzazioni riconosciute) e controlli post affido.
La ragazza si è attivata con inattesa energia per cercare un cane presso le organizzazioni del territorio vicino, ha visitato con i genitori e poi da sola un luogo di accoglienza ed ha deciso per il suo animale.
Una specie di palletta pelosa color champagne, di nome Zoran ha praticamente scelto lui la ragazza, saltandole in braccio e leccandole la faccia alla grande.
Il primo passo era fatto, ora, con i documenti firmati, Zoran e la ragazza potevano stringere il legame e, credetemi per il cane è stato davvero trovare una bella casa, e per la ragazza un amore incondizionato e festoso.
Da oltre un anno i due vivono assieme, cioè il cane vive e dorme appiccicato alla ragazza, facile da immaginare.
Ed è innegabile che questo legame intenso, vivo, emotivamente carico ha dato un importante contributo alla terapia della ragazza. Posso dire che Zoran fa anche da secondo psicologo…