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Alberto e Karla

Photo: Nick Karvounis by Unsplash

Alberto è un ragazzo romano che vive da molti anni in Francia, dapprima a Lione ove ha lavorato in una azienda informatica poi si è trasferito a Nizza sempre nello stesso ambito. Dopo la laurea a Roma si è concesso un anno in giro per l'Europa prima di "mettere la testa a posto" ed iniziare seriamente a cercare lavoro. Qualche contratto a tempo determinato in Italia e poi la decisione di andare in Francia che ha conosciuto nel suo vagabondare post-laurea ed ama molto.

E' un ragazzo bello e simpatico, ha avuto molte relazioni di breve durata ma al momento è ciò che cerca. Ad onore del vero ha un "tira e molla" con una ragazza, compagna di liceo, si mettono assieme e poi si lasciano in continuazione, come si dice: "Nè con te nè senza di te..."

Quando si stabilizza a Nizza riesce a concludere questa storia, complice la conoscenza di una ragazza che definisce incantevole ed assai femminile. Si frequentano assiduamente, si innamorano e nel giro di pochi mesi Alberto si trasferisce a casa di Karla.

Karla è una giovane danese che lavora a Monaco per un'azienda di eventi internazionali, è praticamente la responsabile per la Francia, lavoro che le consente una vita assai divertente e "social".

Al di là del lavoro i due giovani si concedono molti "regali" in termini di eventi culturali, mondani ed artistici. Per non parlare dei viaggi, passione di entrambi sia in città d'arte che in luoghi selvaggi.

Dopo un anno comprano casa assieme e si sposano. Grande cerimonia: una parte in Danimarca, una parte a Roma e per finire in bellezza con gli amici a Nizza.

Una sera ad una cena elegante Karla, che ha bevuto qualche bicchiere di troppo, scherza e "flirta" con un ragazzo. Alberto se ne accorge e nel viaggio di rientro a casa ha una discussione con la ragazza. Karla si scusa, non è nulla, giusto qualche battuta stupida per via dell'alcol.

Qualche settimana dopo altro episodio similare. Karla ha gli sguardi di molti ragazzi addosso, è provocante e sembra nemmeno vedere Alberto ed il suo imbarazzo. Stavolta discutono duramente, Alberto è molto ferito e sofferente per il comportamento della ragazza. Karla si scusa ancora, non fa nulla di male, le piace "piacere", fa parte del mondo femminile!

Alberto sta male, questa "parte" di Karla non la conosceva, e lo fa soffrire.

Ne parlano assieme più volte, Karla promette che non accadrà più per amore di Alberto cui tiene immensamente. Per alcuni mesi le cose vanno bene sino alla festa nazionale danese del 5 giugno.

Karla beve e flirta con altri ragazzi danesi, ad un certo punto reagisce male con Alberto che non riesce a contenersi e lascia la festa da solo. Karla si fa riaccompagnare da un amico a casa, decisamente ubriaca.

Notte di litigi, urla e pianti. Alberto non ce la fa più, è deluso e amareggiato, vorrebbe lasciare Karla ma non riesce, è troppo legato a lei...

Iniziano mesi di sofferenza per entrambi, Karla giura di stare attenta al bere, Alberto vorrebbe crederle ma è choccato e sfiduciato. Il loro rapporto si "raffredda" sempre di più, notti insonni a parlare, fanno un viaggio per cercare di ridare vita alla loro storia ma con scarso esito. Decidono di lasciarsi per un mese, specie di prova non si sa di cosa! Concordano di non sentirsi ma dopo una settimana Karla gli telefona piangendo. Alberto piange anche lui e si ritrovano. Peccato che non riescono più ad avere la bella intimità di prima, la loro coppia è "terremotata."

Alberto propone a Karla una terapia di coppia e li vedo per alcuni mesi, assieme e talvolta separatamente. Vorrete sapere com'è andata: Karla è rientrata in Danimarca ed ha intrapreso un percorso presso un'associazione di alcolisti, Alberto è rimasto a Nizza e continua il lavoro psicologico. Si sono separati e stanno per divorziare, ma un forte legame resta tra loro dato che si sentono per messaggi o telefonate, non vogliono gettare via tutto, anche i bei momenti vissuti assieme, consapevoli che ora dovranno e potranno scrivere altre pagine della loro vita, con altri partner.

 

P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679. 

 





 




L'Associazione Psicologi Italiani in Francia



Da un anno sono diventato membro dell'Associazione Psicologi Italiani in Francia. E' per me molto importante fare parte di un circuito di psicologi italiani in Francia, che operano nei servizi pubblici del territorio, privatamente o presso organizzazioni che si occupano di salute mentale.

L'Apsi ha prodotto e continua a produrre materiale clinico e divulgativo su vari temi della psicologia con particolare attenzione agli effetti psicologici della pandemia da Covid19, al tema della casa come luogo mentale ed affettivo ed, ovviamente, al bilinguismo.

Visitate il sito dell'Associazione...

 https://preview.apsi-psicologifrancia.com/cc1221572/





Luciano ed il suo incidente


Ricordo del raduno BMW del 1998 a Riva del Garda (mia foto)

Luciano è uno Chef modenese che ha lasciato l'Italia assieme alla moglie, vent'anni fa. Era stato chiamato da un amico che aveva aperto un piccolo ristorante italiano a Parigi, elegante e di qualità. Dopo pochi anni, visti gli ottimi risultati di clientela era diventato socio dell'attività.

Sono anni molto impegnativi e soddisfacenti con il ristorante che ha riscontri di pubblico e recensioni assai positive. Le mogli di Luciano e del socio curano la sala ed il ristorante è sempre più conosciuto ed apprezzato in Parigi. Dapprima acquistano il piccolo locale poi uno più grande in una zona centrale della città e danno lavoro a sei collaboratori tra cucina e sala.

Si sa il traffico di Parigi è caotico e Luciano va da casa al lavoro con la sua meravigliosa Ducati con la moglie al seguito. Una ventina di minuti e nessun problema per parcheggiare. Del resto Luciano è anche un ottimo pilota, viene pur sempre dalla "terra dei motori", terra che vede aziende come Ferrari, Maserati, Lamborghini e naturalmente moto Ducati.

Chi va in moto deve mettere in conto qualche piccolo incidente, il più delle volte a causa delle "distrazioni" degli automobilisti, che protetti nelle loro scatole di ferro a quattro ruote, non badano ai poveri motociclisti, infatti sono scivolati alcune volte con qualche ammaccatura, un po' di spavento e nulla più.

Una sera al rientro dal lavoro sul périphérique un automobilista gli taglia la strada e li fa cadere. L'automobilista è choccato lui stesso, li soccorre e conduce al pronto soccorso più vicino. Una notte di esami e controlli vari ma sembra che nulla di grave sia occorso a Luciano ed alla moglie.

Due settimane di stop dal lavoro ma la brigata di Luciano è capace di fare fronte all'evenienza in attesa della guarigione del loro Chef.

A distanza di alcuni mesi Luciano comincia a zoppicare, sente la gamba sinistra "pesante" e dolorante ma con po' di fisioterapia la situazione migliora sino al triste mattino di un sabato. Luciano fa per alzarsi ma la gamba non lo regge, ha un dolore insopportabile e si trova a camminare a quattro zampe come un cane!

La TAC fatta in urgenza mostra una grave ernia espulsa che occorre operare al più presto. Uno dei suoi clienti è un neurochirurgo e lo opera lui stesso in una clinica parigina. L'intervento si svolge senza problemi e dopo una breve convalescenza Luciano può riprendere il lavoro. Il peggio sembra passato e quasi dimenticato, Luciano è dedito al suo lavoro che vive sempre con passione.

A distanza di circa un anno il dolore si ripresenta e a volte Luciano non riesce a stare in piedi per il male che sente alla gamba, con sensazioni di anestesia al piede ed alla gamba. La TAC di controllo evidenzia che parte dell'ernia è ancora espulsa ed interferisce con il nervo che lo fa così tanto soffrire.

Ovviamente si rivolge al medico che lo ha operato ma ha la netta sensazione che il chirurgo "se ne lavi le mani". Per farla breve consulta altri neurochirurghi e, dalle loro risposte, capisce bene che l'intervento è andato male ed occorre ripeterlo.

Luciano è demoralizzato, deluso ed arrabbiato! Si fa operare nuovamente in un ospedale parigino ed il chirurgo gli dice che non sarà più come prima, la parte è ormai molto fragilizzata e lo stare in piedi, legato al suo lavoro, sarà possibile solo per brevi tempi. 

Uno Chef lavora in piedi per parecchie ore e Luciano "stringe i denti" ma davvero non riesce per il dolore nonostante i farmaci che assume e comincia a perdere giornate di lavoro. Sempre più spesso è a casa, si sente depresso e comincia a mangiare smodatamente e ahimè a bere.

Nel volgere di pochi mesi lascia il lavoro, cede le quote del ristorante al socio che spera sempre vederlo tornare in cucina. A casa mangia e beve in continuazione, abusa anche di farmaci antidepressivi ed ipnotici per dormire. La moglie è disperata e non sa più che fare con Luciano, gli fa una pena infinita ed al contempo rabbia, nel vedere il proprio uomo sprofondare nell'abisso.

La moglie come estremo tentativo lo costringe a lasciare Parigi per la Costa Azzurra ove hanno un cognato che ha una piccola impresa di pulizie e sarebbe ben disposto a farli lavorare con sè nel piccolo ufficio-magazzino. Praticamente trascinato per i capelli Luciano viene a Nizza, in modo intermittente va in ufficio e promette alla moglie di andare almeno una volta da uno psicologo. 

Quando incontro Luciano mi ispira subito simpatia, viene da una terra "sanguigna" ove buon cibo, vino e motori sono gioiosamente di casa. Casualmente vengo a sapere che ha passione per le moto BMW, ne ha posseduti alcuni modelli che anch'io ho avuto per anni e ci lasciamo andare a ricordi di "motard" come due ragazzini. Non solo, nel lontano 1998 entrambi eravamo andati all'annuale raduno BMW moto, in quel di Riva del Garda, quindi ci eravamo già incontrati senza saperlo!

Per farla breve Luciano era venuto in seduta abbastanza sfiduciato e resta stupito che per oltre un'ora abbiamo parlato e non solo di moto, ovviamente. Sull'onda della comune passione mi "concede" qualche altro incontro informativo e poi... chissà.

Avrete ben capito che le moto BMW ci hanno permesso di costruire un inizio di legame, una passione condivisa ci ha consentito di trovare un terreno comune e Luciano ha iniziato a parlare di sè e della sua grande sofferenza.

Il lavoro è in corso. Probabilmente Luciano non potrà più riprendere la sua attività di Chef, gli è impossibile stare in piedi a lungo ma la voglia di avere un suo locale sta tornando, in qualità di titolare con un giovane e bravo Chef emiliano ai fornelli, ovviamente!

 

P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679.

Il segreto della mamma di Anna


© Imam Fadly by Unsplash

Anna, una giovane donna trentaduenne si è rivolta a me perchè dopo anni molto positivi sia dal punto di vista affettivo che lavorativo qui a Nizza, ha cominciato a sentirsi inquieta ed ansiosa. Nella sua adolescenza, per motivi legati a disturbi alimentari, nella fattispecie un'anoressia che l'aveva portata ad essere assai sottopeso, aveva già consultato una psicologa con ottimi risultati nel giro di nemmeno un anno. E' quindi "preparata" e consapevole dell'aiuto che potrebbe ancora darle uno psicologo, senza aspettative miracolistiche o magiche.

E' particolarmente colpita dal questionario del copione che le propongo all'inizio della consultazione, un questionario di una quarantina di domande volto a conoscere il più possibile le dinamiche familiari sin dai primi anni di vita della persona, nell'interazione con le figure importanti della sua vita, familiari e non solo.

Possiamo definire il copione (come nel teatro) il ruolo, l'espressione e la parte che ogni persona esprime nella propria vita a seguito delle interazioni significative della sua crescita fisica e psicologica.

Più nello specifico i copioni sono pattern relazionali inconsci basati sulle reazioni psicologiche del vivere, sull'esperienza, sulle decisioni prese nel tempo ed in fasi precoci dello sviluppo che inquadrano e definiscono (e talvolta imprigionano) la persona. 

Strutturare un copione personale permette anche di proteggersi dalla confusione e dal disorientamento, quindi non è solo un aspetto normativo, permette anche di dare spazio alla propria curiosità, inventiva e trasgressione.

Uso il questionario del copione per iniziare a interrogare la persona sulle dinamiche familiari, non per fare una fotografia psicologica ma per cominciare a porre domande, direi un punto di partenza per il lavoro clinico.

Nell'analizzare le risposte di Anna al questionario emerge con forza il suo desiderio di avere un figlio. Non solo, aveva vissuto con grande sofferenza durante l'anoressia la mancanza di mestruazioni per quasi un anno, terrorizzata che il suo corpo non potesse più tornare ad un peso adeguato e riprendere ad avere un ciclo regolare.

Se il lavoro con la collega le aveva permesso di regolarizzare peso e ciclo, il desiderio del figlio era come "scomparso", mi dice: "...Ero giovane, al momento giusto avrei dato conto al mio desiderio..."

Qual'è il momento giusto? Luigi ed Anna vivono insieme da anni, sono una "bella coppia", lavorano entrambi in ambito informatico e sono riusciti appena prima del confinamento ad acquistare la loro casetta ove erano inizialmente in affitto. Luigi è anche riuscito a farle prendere la patente. Anna si era sempre sentita terrorizzata all'idea di condurre un'auto, ma con il supporto di Luigi si è "lanciata" ed ora ci ha quasi preso gusto! Ride a posteriori di questa sua paura e mi dice che la sua mamma ha tentato varie volte e riusciva bene alla teoria ma al momento delle guide andava in panico fino a decidere di abbandonare l'idea (banale esempio di copione...).

Ora è il momento giusto di avere un figlio. Anzi meglio: Luigi esprime chiaramente il suo desiderio di un figlio certo di trovare Anna assolutamente concorde e desiderosa come lui di tale gioioso progetto.

Anna è felice e d'accordo, ma le notti successive fa alcuni sogni o meglio incubi che la inquietano. Ne parla con Luigi che appare piuttosto sconcertato e non sa bene come affrontare le preoccupazioni di Anna.

Gli incubi di Anna vertono sul tema narrativo della nascita di un figlio affetto da qualche malattia genetica e che muore poco dopo. Ma ciò che inquieta maggiormente Anna è la paura che sia Luigi il responsabile della malattia per il bimbo...

Va da se che consultano alcuni bravi ginecologi e genetisti, che escludono, a seguito degli esami approfonditi eseguiti su entrambi, che tali paure abbiano un fondamento clinico.

Ma Anna è ugualmente inquieta e decide di consultarmi. Sin dall'inizio mi chiede di coinvolgere Luigi e mi trova assolutamente d'accordo. Neanche a dire che Luigi è della partita, non sa bene come affrontare la sofferenza di Anna, capisce che è davvero spaventata e per la loro coppia ciò può rappresentare un grave momento di crisi.

Stimolata dalle domande del questionario del copione Anna, in una seduta in cui è presente solo lei dato che Luigi è dovuto andare a Parigi per lavoro, mi racconta che una sua zia le aveva accennato molti anni prima di un "qualcosa" che riguardava la loro famiglia. Anna non aveva approfondito, pensava ad un momento difficile per motivi economici, peraltro ormai superati. Qualche giorno prima, incuriosita, ha contattato la zia ed ha saputo (dopo forti insistenze) che la mamma di Anna aveva abortito, accompagnata allo studio del medico proprio da quella zia, senza che il marito sapesse nulla. Anna fa due veloci conti e capisce che l'aborto è precedente alla sua nascita!

Questa consapevolezza è sia dolorosa che catartica, la mamma di Anna ha dovuto-voluto abortire per una relazione extra-coniugale sconosciuta in famiglia ad eccezione della zia "complice".

Potete immaginare il turbine di sentimenti, dolore e sofferenza di Anna nel mettere in fila tutti questi eventi, che racconta senza alcun filtro a Luigi, sempre più scosso da ciò che ascolta.

Questa dolorosa consapevolezza consente però ad Anna di capire meglio la profondità della sua paura, espressa negli incubi appena vissuti, collegati con ciò che la mamma aveva passato e trasmesso "inconsciamente" alla figliola.

Questo passaggio è essenziale per il percorso di coppia di Anna e Luigi, che ora possono affrontare il loro desiderio di figlio nella realtà fatta di gioia, speranza e fatica (ovviamente) senza i fantasmi di un lutto pieno di sensi di colpa che può avere vissuto la mamma di Anna nella difficile scelta di abortire in segreto.


P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679.

 

 








 



Il principio della rana bollita

© Ph. Alexa by Pixabay

Il principio della rana bollita: 

Se si butta una rana in un contenitore di acqua bollente la bestiola, come tocca l’acqua, spicca un salto fulmineo e riesce ad uscirne viva. Se si mette la rana nell’acqua fredda e si riscalda molto lentamente il contenitore fino ad ebollizione, la bestiola finisce bollita senza mostrare alcun segno di reazione e senza tentare di venirne fuori. Conosciamo tutti la metafora: quando un cambiamento viene effettuato in maniera sufficientemente lenta e graduale sfugge alla consapevolezza e non suscita nessuna reazione ed opposizione.

Il principio della rana bollita è utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky in riferimento ai popoli che accettano passivamente restrizioni, vessazioni, scomparsa di valori in totale passività. Medesimo principio può essere usato per il comportamento delle persone passive, remissive, disinteressate e disattente, che si deresponsabilizzano di fronte ai cambiamenti in corso.

Scrive Chomsky: “Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e oggi ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute. Proprio come la rana bollita, cotta a puntino, mentre sguazzava tranquilla nella sua acqua sempre più tiepida."

Anche il sociologo americano Joseph Overton ha lavorato su questi concetti: egli è noto per la sua teoria di ingegneria sociale, conosciuta coma "La Finestra di Overton". Overton ha studiato ed analizzato i meccanismi di persuasione e di manipolazione delle masse. Era particolarmente attratto dal comprendere come si potesse trasformare un’idea inaccettabile per la società in un certo momento storico e dopo alcuni anni essere considerata accettata e "normale".

Overton identifica una sequenza in progressione che consta di sei fasi:

1) Inconcepibile. Potremmo dire l'apertura della "finestra". L'idea o il comportamento è impensabile, rifiutato, spesso considerato orrendo o vietato. Però se ne parla sempre più spesso...

2) Estrema. L'idea o il comportamento è sempre considerato molto negativamente però qualcuno inizia a fare timidi distinguo e propone delle eccezioni.

3) Accettabile. Che si può sintetizzare nel modo seguente:  “Io non lo farei mai, ma perché impedirlo ad altri?” Overton nota poi che alla televisione molti "esperti" affrontano l'argomento che quindi è sempre più diffuso al gran pubblico.

4) Ragionevole. In questa fase Overton nota che l'idea o il comportamento ha perso gran parte dell'aspetto negativo o ripugnante. Si pensa: "Se riguarda poche persone può essere tollerato".

5) Diffusa. L'idea o il comportamento si diffonde rapidamente, sovente tramite i cosiddetti "influencer", che veicolano con la forza della loro persuasione il tema in oggetto.

6) Legalizzata.  L’idea o il comportamento viene accettato, normalizzato e sancito ufficialmente.

Overton si astiene dal connotare "politicamente" la sua analisi. Il suo scopo è approfondire i passaggi tramite i quali un'idea o un comportamento connotato negativamente o proibito può (ovviamente in un tempo adeguato) un po' alla volta divenire accettabile e "normale" per le persone.

Overton è ben consapevole della forza di persuasione dei media (tv e giornali) e dell'opinione pubblica nel fare accettare un po' alla volta idee e comportamenti che qualche anno (o decennio) prima non sarebbero stati mai considerati normali. Overton (morto nel 2003 a soli 43 anni) non aveva ancora conosciuto l'immensa forza di persuasione di Internet e dei Social che stavano nascendo, ad esempio Facebook è del 2004. 

Un classico esempio di finestra di Overton è il proibizionismo negli Stati Uniti. Nel periodo dal 1920 al 1933 negli Stati Uniti d'America tramite il XVIII emendamento e il Volstead Act venne sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool. Era il cosiddetto "proibizionismo", che tutti noi abbiamo visto in numerosi film americani. Pensate che oggi si potrebbe mai riproporre il "proibizionismo"...?

La finestra di Overton può anche spiegare come alcuni popoli abbiano potuto accettare e condividere idee e comportamenti violenti, razzisti e distruttivi (tipici delle dittature) nel volgere di non molti anni. Il riferimento è ai totalitarismi del nazismo e del comunismo, alle operazioni militari chiamate "missioni di pace" ed alle limitazioni delle libertà fondamentali a causa della pandemia...

Paura, sospetto e delazione

 

© Martino Nicoletti

L'antropologo Martino Nicoletti reduce da un soggiorno in Francia, ci narra la sua esperienza all'aeroporto internazionale di Nantes, in attesa del volo per l'Italia.

Da una parte ci racconta con sollievo che all'aeroporto non vi è più l'obbligo della mascherina, al contempo però egli ha una sensazione "strana". Orbene da li a pochi attimi incrocia un folto gruppo di militari armati all'interno dell'aeroporto stesso, con il fucile appoggiato alla spalla, quindi in stato di pattugliamento ed allarme.

La sua mente vola al ricordo dei pesanti controlli ai tempi del terrorismo internazionale pur in mancanza, al momento, di allarme esplicito per il terrorismo.

Con sua sorpresa quando è nel gate per imbarcarsi è attratto dagli schermi che negli aeroporti di solito trasmettono previsioni meteo, pubblicità e notizie di attualità. La sua attenzione è colpita da un cartone animato che sollecita i passeggeri in transito a prestare molta attenzione ad eventuali borse, zainetti o bagagli all'apparenza incustoditi da segnalare prontamente alla sicurezza o alla Polizia.

Niente di strano, lo sappiamo tutti ed è un consueto messaggio in spazi di transito in qualunque parte del mondo.

Ma, il cartone animato prosegue con altre situazioni. Ad esempio: un passeggero vede una porta semi aperta e quindi avvisa la sicurezza, chissà mai che non si nasconda un pericolo.

Altra immagine: una signora prende una foto all'interno dell'aeroporto ed allora il buon passeggero dotato di gran senso civico ha un sospetto e prontamente avvisa la sicurezza.

Anche una persona accaldata, stanca e semi nascosta dietro una colonna è fonte di sospetto, potrebbe essere un terrorista ed il buon cittadino si sente in dovere di avvisare la Polizia.

Nicoletti poi osserva che le figure del cartone animato, peraltro assai ben fatto sono senza mascherina, ma non hanno volto, quindi nessuna espressione. 

Quindi "esseri" mossi dall'allarmismo e dal sospetto non fanno altro che individuare situazioni potenzialmente pericolose e fare il loro buon dovere di denunciare alla hostess o al poliziotto che sta facendo la ronda, il loro sospetto. 

Nicoletti osserva che ora che il Covid sembra dietro di noi, non ci sono più il Green Pass ed il pericolo terrorismo, si cerca di instillare nelle persone un allarme continuo. Le persone vengono tenute costantemente ad un livello di percezione di pericolo ed insicurezza, spaventate e con la sensazione che qualcosa di grave può arrivare di colpo. Non solo: il cittadino dovrebbe essere anche un "poliziotto", guardarsi attorno attento a denunciare potenziali o manifesti pericoli.

A tal proposito viene in mente il film drammatico "Le vita degli altri" girato a Berlino est ai tempi della Stasi, ogni cittadino non è solo poliziotto ma anche "agente segreto". Invece della fiducia, della concordia o del semplice "rapporto neutro" tra le persone, c'è sempre del sospetto in un clima di pericolo imminente, il che giustifica la delazione.

Nicoletti scrive che tra poco non serviranno nemmeno più le telecamere, "il bravo cittadino" sarà egli stesso una telecamera in grado di osservare e denunciare eventuali persone o situazioni di pericolo.

Esagerazione direte voi! Però ci ricordiamo ancora gli inviti, nel mentre dei confinamenti, a denunciare i vicini riuniti a cena con amici e non solo con i familiari, o chi usciva senza motivo ben oltre la distanza permessa. Dall'inizio della "pandemia" è stato tutto un allontanare fisicamente (e non solo) le persone, impedire di darsi la mano, figuriamoci abbracciarsi, spaventare vecchi e giovani per il contagio, dividere e contrapporre vaccinati e non, costringere all'uso del green pass e poi di quello "rafforzato". Il tutto in un clima costante di paura con bollettini di guerra su morti e contagi.

Ricordo ancora il giorno di Natale del 2020 a Milano. Mia moglie ed io avevamo a pranzo i cognati e la giovane nipote. Ebbene per le regole anti contagio solo due persone dello stesso nucleo familiare potevano stare nella stessa vettura. Quindi le due donne sono venute in auto e nostro cognato in moto con un freddo cane. Un bicchiere di ottimo vino rosso l'ha rimesso in sesto dopo la freddata che si è preso... No comment!

BUT THE SHOW MUST GO ON...



 




 

le relazioni "tossiche"

 
© Anastasia Skylar - Unsplash
 
Silvia è una ragazza bella e fine, sempre ben vestita (è un suo vezzo). Intelligente e brillante negli studi si è laureata in una prestigiosa università italiana poi ha conseguito un master in Inghilterra. Mi racconta che al liceo aveva molti ragazzi che "le facevano il filo" ma non era particolarmente interessata agli spasimanti. Aveva avuto delle storielle, ma niente di serio.
All'università aveva incontrato Giacomo, quattro anni di relazione con alti e bassi ma non si sentiva innamorata. Per perfezionare i suoi studi Silvia decide di frequentare un master biennale a Londra. Al momento di partire lei e Giacomo avevano deciso di chiudere la storia, senza particolare sofferenza.
Il master è impegnativo e col passare dei mesi Silvia si accorge che la simpatia per David, un assistente del suo professore di tesi, sta trasformandosi in qualcosa di più forte.
Per farla breve accetta di vederlo al di fuori dell'università ed iniziano una storia di grande passione, complicità e segretezza (parole sue) dato che sanno bene che sarebbe mal vista in ambito accademico.
Silvia trascorre sempre più tempo a casa di David, si sente innamorata e ricambiata.
Tutto procede bene, rendono pubblica la loro relazione agli altri e Silvia va a vivere a casa di David.
Il master si conclude e Silvia trova lavoro presso uno studio legale assai quotato, di fatto "sponsorizzata" da David.
Gli anni passano e, certi della loro relazione, decidono di provare ad avere un bambino.
Nel giro di pochi mesi Silvia è incinta, la gravidanza si svolge serenamente e, con gioia di entrambi, nasce Arianna. Decidono entrambi che Silvia resti a casa con la bimba per seguirla almeno qualche anno. Quando Arianna ha sei mesi David ha un'opportunità come visiting professor per un anno presso una università americana. Un anno lontani ma poi sarebbe rientrato a Londra.
Silvia, pur non felice acconsente, dal punto di vista accademico sa che è molto interessante per il suo compagno.
Scade  l'anno e nulla accade, anzi David nonostante sia sollecitato, resta sempre negli USA. A questo punto Silvia ha i primi attacchi di panico intervallati da grande rabbia verso David.
Addirittura il padre di Silvia vola negli States per capire cos'ha in testa David. Si incontrano ed arrivano alle mani! Il papà di Silvia è un uomo semplice ed assai robusto e quando perde la pazienza "stende" David in strada davanti a diversi testimoni. David chiama la Polizia ed il padre riesce in modo avventuroso a rientrare in Italia.
Tragedia! Silvia è distrutta, così pure la sua famiglia. Potete immaginare le difficoltà di Silvia con una bimba piccola, lontano dai familiari e senza un lavoro.
Per farla breve Silvia decide di rientrare in Italia nella casa familiare, con il pieno appoggio dei genitori, sempre nella totale assenza di notizie di David.
Dopo sei anni dalla nascita di Arianna, David di colpo ricompare. A Silvia sembra di essere in un film (parole sue), come niente fosse David torna, si scusa con il capo cosparso di cenere e chiede perdono...
Il padre di Silvia vorrebbe picchiarlo ancora ma, per il bene della figlia e della bimba soprassiede, soprattutto quando sa che David ha ritirato la denuncia contro di lui.
David "si giustifica" per il suo comportamento dato che proviene da una famiglia assai religiosa di fede ebraica che ha preso molto male la relazione del figlio con Silvia. Solo dopo tanti anni i genitori di David hanno accettato la relazione "mista" e la nascita di Arianna. Tant'è, si mettono assieme nuovamente e David sembra davvero pentito e meritevole di un perdono anche se molto sofferto da parte di tutti.
Decidono di tornare nuovamente a Londra ove David potrà proseguire la sua carriera universitaria. Non passa nemmeno un anno e David è sempre più insofferente, cerca di spostarsi in altre università importanti soprattutto oltreoceano. Silvia è sconcertata, è un incubo già visto!
Un giorno scopre una bustina nella macchina di David, la nasconde e porta da un amico che le conferma essere cocaina. Silvia non sa cosa le accade, è terrorizzata da questa scoperta ma teme di perdere di nuovo David e decide di fare finta di nulla nonostante la sua sofferenza.
L'amico di Silvia, che conosce tutta la storia ed ora sa anche dell'uso di cocaina da parte di David, interviene duramente, "la ricatta" e costringe a chiedere aiuto ad uno psicologo, dato che Silvia è ormai totalmente dipendente nella "relazione tossica" con David.
Così Silvia mi contatta tramite Skype ed iniziamo un percorso a distanza. Iniziare un percorso di psicoterapia dietro una costrizione è quanto di più assurdo si possa pensare. Per potere lavorare occorre essere "liberi" di scegliere, non basta essere sofferenti e bisognosi.
Con questo intendimento lavoro alcuni mesi perchè Silvia passi dalla posizione di "povera vittima bisognosa" a quella di soggetto che vuole affrontare e capire quanto le è accaduto e ciò che non le permette di essere donna e madre appieno.
Potremmo dire una fase preparatoria al lavoro vero e proprio di psicoterapia per affrontare la dipendenza affettiva, che non ha nulla a che fare con l'amore. Soprattutto è un percorso doloroso, senza rincorrere facili colpevoli (e David certo è un soggetto tossico) ma per affrontare l'attitudine di Silvia a porsi come vittima nei confronti di certi uomini.
Se si riesce a superare questa fase, e non è scontato, allora è possibile passare al "secondo tempo del film", comprendere appieno la trama, i personaggi e le responsabilità di ciascuno. 
E' davvero un viaggio di conoscenza, importante, necessario, catartico direi, perchè la persona possa non trovarsi più in relazioni che di amoroso non hanno nulla, dato che la "dipendenza" affettiva, anche se non tossica, è pur sempre distruttiva e la morte del vero amore.

 
  
P.S. Lo scritto è redatto nel rispetto del Codice della Privacy, GPDP -  Regolamento UE 2016/679.