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Trump e Renzi: l'invidia in politica


Perché così tanta gente, anche intelligente e colta ha votato Trump? E perché tanti italiani, anche colti e scolarizzati, paragonano Trump a Renzi?
È evidente che le posizioni di Trump su: immigrazione, donne, armi e giustizia (per non parlare della volgarità del suo linguaggio) sono enormemente più vicine a Grillo, Salvini Berlusconi, Gasparri, Meloni etc., che sono tutti contro Renzi e per il no al referendum costituzionale. Per altri versi abbiamo visto come Renzi e Obama andassero d’accordo fino all’endorsment di Obama sul referendum.
Allora perché qualcuno paragona Trump a Renzi?
Giochetti della politica? Egoismo? Paura? Certo in parte sicuramente... ma questo non spiega la totale irrazionalità del paragone e ad esempio non spiega la scelta delle donne americane di votare per Trump.
Sappiamo come la comunicazione politica faccia leva sempre sulle emozioni, per cui anche le persone più informate votano con la pancia e non con la testa...
Penso che inconsciamente il principale sentimento su cui ha fatto leva e che spiega questa irrazionalità sia l’invidia. 
L’invidia, come sappiamo tutti, è molto difficile da riconoscere, non tanto negli altri, ma soprattutto in se stessi. 
L’invidia è quel sentimento che ti impedisce di accettare l’invito del tuo amico nella sua bella casa al mare perché tu non ce l’hai... per cui, sostanzialmente, ti tagli i coglioni da solo e perdi l’occasione di farti un bel bagno, che tanto desidereresti!
Questo lo vediamo benissimo anche in molti pazienti, che vorrebbero farsi un bel bagno caldo e si autosabotano.
“Sono una donna in USA e non voto Hillary perché è una carrierista ed è riuscita ad arrivare fino a là! Io invece no, allora piuttosto voto chi mi fa credere che i miei insuccessi e le mie frustrazioni siano dovute ai latinos, ai neri, o alla politica ambientalista!”
“Non voto Renzi perché sono talmente invidioso di lui, del fatto che è riuscito a fare delle proposte e portarle avanti per cambiare l’Italia, che preferisco vedere solo le mancanze, assumere una posizione ipercritica e non prendere quello che c'è di buono di questa riforma.”
Si poteva fare meglio! certo, è vero! ma sappiamo che dire così è una tipica trappola per non fare passi in avanti, per cui il meglio diventa nemico del buono...
Allora la domanda diventa: Qual è l’antidoto all’invidia? Come fare a diminuirne l’intensità e la distruttività? Cosa consigliare a Renzi? 
Certamente il suo essere presuntuoso (per certi aspetti inevitabile) e a tratti la sua arroganza (va moderata) e i toni assimilabili all’opposizione (rottamare le persone) alzano il livello di invidia, e questo non aiuta...
Nella mia esperienza di candidato psicoanalista, la pazienza è la nostra unica arma, la resistenza, giorno per giorno, per contrastare queste parti della popolazione e della nostra personalità che tendono sempre a slegare, a rompere, a togliere significato agli sforzi per cambiare, che non si assumono le responsabilità della propria vita, per poi compiacersi che non c’è nulla da fare, in modo da poter imprecare ancora una volta che il mondo va sempre peggio!
L’invidia è una brutta bestia perché non ci fa sentire il desiderio di quel bagno al mare che tanto vorremmo, ma ha come contropartita il fatto di non farti sentire desideroso e quindi fragile, piccolo e incompleto. Come ogni essere umano è!

Lo scritto è a firma di Davide Rosso, tratto da Pratica Psicoterapeuticarivista semestrale di clinica psicoanalitica e psicoterapia, (n° 15-dicembre 2016) il cui direttore è l'amico e collega Roberto Carnevali.
L'ho volutamente pubblicato dopo il referendum e le dimissioni di Renzi, per non entrare nello scontro SI o No al referendum.... 




Lavorare nella Regione PACA

Da quando sono arrivato a Nizza, poco alla volta sono stato contattato, in quanto psicologo, da giovani italiani che lavorano nella fascia tra Mentone e Cannes, oltre che nell'importante polo scientifico di Sophia Antipolis.
Giovani ricercatori, ingegneri, biologi o chimici che lavorano in aziende private ad alta tecnologia o presso i numerosi laboratori di ricerca del polo di Sophia Antipolis oltreché da Amadeus.
Quali difficoltà hanno espresso queste persone peraltro capaci, preparate, abituate ad agire in contesti europei e non solo: una certa inerzia nell'inserirsi nel contesto lavorativo francese, difficoltà riferite ai rapporti tra colleghi e con i superiori, soprattutto se francesi.
Direte voi che queste tematiche sono presenti in qualunque attività lavorativa ed in ogni paese europeo (volendo limitarci alla nostra cara vecchia Europa), ed è certamente vero, però dopo avere ascoltato le parole di tante persone, mi sono fatto l'idea di un contesto lavorativo, quello francese, per molti versi estremamente formale e con talune rigidità che, soprattutto per noi italiani, davvero sono difficili da comprendere e maȋtriser, come dicono qui.
Da qui lievi sintomi come difficoltà a dormire, ansia, gastriti, poca voglia di socializzare, nostalgia di casa pur sapendo che da noi e soprattutto nelle regioni del sud trovare lavoro è pur sempre difficile.
Troppi giovani lamentano che, se noi siamo abituati a parlare e giungere (o almeno tentare) di giungere ad una decisione comune, sia che si tratti di colleghi, superiori o gruppi di lavoro dedicati, troppo spesso l'unica risposta ad un problema è un giro di mail o un'indicazione fatta calare dall'alto, che dovrebbe sistemare il tutto, ma non risolve nulla.
Mi sono fatto l'idea che la relazione tra le persone troppo spesso è sostituita da formali papers, mail, fogli Excel, chiavette USB con i compiti da fare a casa, invece che un sano ed a volte duro confronto, faccia a faccia.
Talvolta anche gli incontri in diretta sono fonte di frustrazione, come nella storiella paradigmatica appena ascoltata: un ingegnere sicuramente capace e creativo (ebbene si anche gli ingegneri sono creativi!), con una ottima padronanza dell'inglese, dato che ha lavorato alla mitica Intel negli Stati Uniti per anni, doveva incontrare il capo francese per una impasse su un aspetto tecnico del lavoro.
Colloquio iniziato in inglese, è la lingua di lavoro e la documentazione tecnica è scritta in tale lingua.
Ad un certo punto quando il capo si è trovato in palese difficoltà tecnica, di colpo ha preteso di parlare in francese, lingua che il nostro giovane ingegnere conosce certo non così bene....
Il nostro ha immediatamente capito che il cambio di lingua significava per lui passare da una posizione di ragione ad una posizione di inferiorità che lo ha costretto sulla difensiva.
L'incontro si è concluso con un "nulla di fatto", il problema non è stato risolto e tra queste due persone la distanza "umana" si è accentuata, così pure la diffidenza (da entrambe le parti) e si è persa un'occasione.
E' vero siamo rumorosi, gesticoliamo, ci facciamo prendere dalle emozioni a ragione ed a torto, siamo "casinisti" e ci piacciono cose e luoghi belli....
Ma, come mi diceva un giovane ingegnere napoletano che lavora a Sophia Antipolis:  "...Dottò, gli ingegneri francesi sono bravi ma noi italiani siamo meglio, eccome...!"

Per amore di patria evito di affrontare il tema dei giovani "cervelli" (e non solo giovani, ovviamente) che vogliono-devono lasciare l'Italia, dato che è una ferita aperta per noi tutti.
P.S. Ultimo episodio: penso alle parole di un insipiente Ministro della Repubblica, che non nomino ma che tutti noi sappiamo chi è....







Il veliero a tre alberi francese Belem


Il veliero Belem al porto di Nizza
La bella città di Nizza, pur ancora ferita per i tragici avvenimenti del 14 luglio, sta tentando in tutti i modi di "tirarsi su" ed offrire la parte migliore di sé, in termini di ospitalità, offerta turistica e culturale.
Capitano a proposito le giornate europee del Patrimonio, per due giorni il 17 e il 18 settembre, Nizza ha aperto le porte di tutti i suoi monumenti più belli.
La 33ma edizione ha come tema “il Patrimonio e la cittadinanza” ed offre un bel programma di percorsi, di visite a siti normalmente chiusi al pubblico, di concerti e di conferenze, e tutte le proposte sono gratuite.
Tra le offerte abbiamo scelto la visita al grande veliero a tre alberi Belem, ormeggiato al porto di Nizza. Con pazienza abbiamo fatto la coda, assieme a tantissime altre persone, eccitate e curiose di potere salire a bordo di questo magnifico veliero francese.
La storia di questo veliero parte dal 1896, anno del varo in Francia e annovera tantissimi viaggi commerciali oceanici verso il Brasile, la Guyana e le Antille.
Nel 1914 diviene veliero di "plaisance" e verrà dotato di motore. Nel 1951 è acquistato dalla Fondazione Cini di Venezia per essere utilizzato come nave-scuola.
Nel 1978 viene ancora venduto e la Caisse d'Epargne l'acquista per donarlo alla Fondazione appositamente creata: la Fondation Belem.
Gli ultimi lustri vedono la Belem solcare gli oceani per partecipare e fare bella mostra di sé a ricorrenze importanti come il centenario della statua della libertà a New York (1986) poi attraversa l'Atlantico per rappresentare la Francia al 400mo anniversario della fondazione della città di Quebec, e nel 2012 è "invitata" dalla Regina Elisabetta II per il suo Jubilé de Diamant e per i giochi Olimpici di Londra.
Insomma la Belem è ormai divenuta ambasciatrice della Francia in contesti casalinghi ed internazionali ed, ovviamente, si fa notare per la sua bellezza carica di storia. 
Sappiamo bene che i francesi sono bravi ad utilizzare anche "monumenti mobili" come questo veliero per fare azioni di marketing soprattutto di respiro internazionale.
Ma, dal mio punto di vista, e mi fa piacere dirlo, il veliero offre la possibilità di effettuare navigazioni da due a sette giorni, più volte nell'arco dell'anno, ad oltre un migliaio di giovani (studenti e non) che possono così sperimentare il piacere, l'emozione (e la fatica) di governare tale nave.
Ottima idea offrire a dei giovani l'imbarco sulla Belem come scuola di vita, esperienza di condivisione (pensate agli spazi ristretti), e perchè no, occasione per taluni di scoprire che andare per mare è molto bello e potrebbe anche diventare un lavoro...

Capitani coraggiosi








14 luglio a Nizza






Per rispetto delle vittime e dei feriti di Nizza ho atteso a pubblicare questo post. Nel pomeriggio del 14 luglio ero stato invitato alla manifestazione ufficiale del Municipio di Nizza per la ricorrenza della presa della Bastiglia, nella splendida cornice della Villa Massena.
Come potete immaginare i discorsi delle autorità civili e militari facevano chiaro riferimento agli ultimi episodi di terrorismo avvenuti sul suolo francese ed all'unità di tutti i francesi (e non solo) per dare risposta ferma e determinata ai drammatici avvenimenti accaduti.
Al termine dei discorsi ufficiali la banda ha intonato la Marsigliese che è stata cantata con grande emozione da tutti i partecipanti.
Poi sono stati accolti con un caloroso applauso i cinque piloti della pattuglia francese che hanno sorvolato Nizza con i loro velivoli Alpha Jet.
Mi ha sorpreso (piacevolmente) scoprire che tra di loro era presente anche Maurizio, tenente colonnello della nostra Aeronautica Militare, istruttore da tre anni dei colleghi francesi di stanza alla base Nice.
Con simpatia ha accettato di raccontarci della sua esperienza e... foto di rito! Chi avrebbe mai detto che da li a poche ore una tragedia si sarebbe abbattuta su Nizza, città in festa, mentre famiglie intere erano sulla Promenade a passeggiare, appena terminati i fuochi d'artificio.



Intervista a Massimo Recalcati

Ascoltate l'interessante intervento di Massimo Recalcati, amico e collega con cui ho lavorato per molti anni quando era direttore scientifico dell'ABA.

La generazione "all'eccesso"



GLI ADOLESCENTI IN ITALIA OGGI: UNA RISORSA PREZIOSA NON SOSTENUTA DA POLITICHE IDONEE.

Questa è l'introduzione al nono rapporto di aggiornamento per gli anni 2015-2016 (appena pubblicato) sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza.
Ben 91 Associazioni facenti parte del gruppo CRC (acronimo di Convention on the Rights of the Child) presenti sul territorio italiano hanno contribuito alla stesura del rapporto, che consta di 204 pagine dense di analisi, studi e rilevazioni sulla popolazione di ragazzi ed adolescenti.
Un passo del rapporto, che cito, dice: "Gli adolescenti oggi sperimentano nuove solitudini all’interno dei nuclei familiari, con figure genitoriali che vivono in condizioni lavorative, emotive e affettive stressanti, e spesso frustranti. I giovani si trovano inoltre, per la prima volta, a dover fare i conti con la possibilità di un futuro peggiore di quello dei loro genitori, a causa della crisi economica, e ne sono particolarmente consapevoli..... "Si assiste a un allentamento delle reti primarie di parentela, e a un maggiore isolamento delle famiglie, fenomeno complicato ulteriormente dalle modifiche del tessuto familiare derivanti anche da separazioni e divorzi".
Si tratta di un cambiamento profondo, che vede protagonisti prima di tutto gli adulti educanti, che nella relazione educativa rivelano una maggiore tolleranza di fronte alle trasgressioni, un’incapacità di porre limiti, fino all’erosione dell’autorevolezza e dell’autorità. Gli adulti di riferimento palesano una minore capacità di ascolto e di gestione della quotidianità dei figli adolescenti, e non solo per mancanza di tempo: fanno difetto le conoscenze e la formazione adeguate a sostegno del ruolo genitoriale.
I "Social Network" rappresentano lo strumento principale per conoscere persone e mantenere relazioni con gli altri, adolescenti e ragazzini sono sempre "connessi" tramite i loro telefonini, in ogni tempo e in ogni dove, assorti anche mentre camminano sul marciapiede o in bicicletta!
E' molto aumentata anche la sedentarietà, tantissimi giovani trascorrono troppe ore davanti al monitor del PC o alla televisione.
Il rapporto definisce questa generazione, generazione "all'eccesso", vediamo perchè:
E' molto aumentato l'uso di tabacco, alcol e droghe di vario genere, da quelle "leggere" come la cannabis a sostanze decisamente più forti e pericolose. Inoltre il 63 % degli intervistati ha ammesso il consumo sia di alcol, tabacco e droghe, in modo continuativo.
Comportamento sessuale: è sempre più centrato sull’apparire, incoraggiato dai messaggi che giungono dal mondo degli adulti. Gli adolescenti troppo spesso condividono sui Social Network anche foto e filmati a sfondo sessuale, all'apparenza senza remore di sorta.
Gli adolescenti che subiscono o hanno subito azioni di bullismo e/o cyberbullismo sono in costante aumento, con le ragazze vittime più frequenti.
Gioco d'azzardo, altro capitolo con dati in costante aumento, troppi giovani giocano anche on-line a scommesse di ogni genere.
Triste aumento anche degli episodi di autolesionismo, comportamenti che l’adolescente mette in atto nel tentativo di liberarsi dall’angoscia o per alleggerire un dolore interiore. Autolesionismo una volta molto legato ai disturbi alimentari, ora non più e non solo.
Abbiamo purtroppo in Italia il più alto tasso di dispersione scolastica europeo, e molti giovani sono definiti: Neet (Not in Education, Employment or Training), ovvero non studiano e non lavorano.
Il rapporto coglie anche le spinte positive e creative degli adolescenti, che chiedono al mondo adulto riconoscimento e valorizzazione ma, come scritto prima, troppo spesso gli "adulti" non sanno bene come fare e che modello incarnare....
E' molto interessante che alla fine di ogni paragrafo sono inserite le raccomandazioni che il Gruppo CRC rivolge alle istituzioni competenti e Ministeri. In blu le raccomandazioni reiterate dagli anni precedenti e non ancora attuate.
Nel senso che il rapporto pubblica pagine e pagine di preziose raccomandazioni, suggerimenti, proposte di intervento e di leggi, sollecitazione ad applicazione di normative dedicate ai giovani, sia a livello nazionale che internazionale.
Raccomando a tutti i genitori (e non solo) la lettura integrale del rapporto, che trovate al link seguente:







Intervista ad André Giordan


André Giordan con Massimo Felici
DOMANDA : Prof Giordan, ci racconti la sua esperienza umana e di paziente, che l’ha portata ad ascoltare il suo corpo e, sulla base delle sue conoscenze, a definire una strategia di guarigione senza l'utilizzo di farmaci. 

RISPOSTA : agosto 1975, visito in bici la costa occidentale della Corsica, tra Calvi e Ajaccio con la mia nuova compagna. Di ritorno sulla terraferma, a Nizza, mi sveglio con enormi dolori, febbre alta: 40° e mezzo. Impossibilitato ad alzarmi, non riuscivo nemmeno a riflettere, un mal di testa sproporzionato; oltre a nausea e diarrea. Ho sempre i brividi, prendo delle aspirine e trascorro due giorni a letto. Non mi preoccupo, sarà solo un principio di influenza. Senza dubbio, gli sforzi in bicicletta, un sacco di stress e l'umidità delle notti trascorse in una tenda sotto la pioggia costante di quest’anno. Due giorni dopo sto un po' meglio e ricomincio a Parigi il mio lavoro di insegnante al Liceo Carnot.
Due mesi dopo, festa del Ringraziamento, senza preavviso, di nuovo temperatura alta, dolori, perdita di appetito, nausea, vomito, dolori addominali e soprattutto violenti mal di testa. Passano due mesi e stessa storia... Otto mesi dopo, quegli stessi episodi febbrili si ripetono con la stessa regolarità di due mesi. Sono giovane, mi riprendo in fretta... Ma cosa succede? Finisco per interrogarmi. Sarà la malaria? Questa malattia esisteva ancora a quell’epoca su quell’isola. 
Test, ospedale, altri test, si scopre che non lo era... Eppure questi episodi altamente febbrili si ripetevano di tanto in tanto, con la stessa intensità e la stessa regolarità. Comincia il valzer dei servizi ospedalieri. Dopo delle analisi all’ospedale di Nizza, il mio medico mi manda all'Hotel-Dieu di Parigi, poi al Pitié-Salpêtrière, dove venivano offerti dei servizi altamente specializzati. Prelievi di sangue, analisi delle urine, delle feci.. ripetutamente. Sono molto seguito dai medici, ogni volta mandato di servizio in servizio con una bella lettera di raccomandazione per un "caro illustre collega". Gli esami si mescolano, biochimici, batteriologici, radiologici, immunologici, ecc... Sono anche diventato un argomento di tesi su delle forme di malaria che non esistono! 
Niente da fare, i farmaci mi fanno solo più male: mal di stomaco, vomito, febbre, stanchezza... Mi porto dietro questi episodi di febbre alta e dolori cervicali per altri tre anni fino al 1978... Che io sia in vacanza o vincolato dal mio lavoro. I medici "classici", non possono fare niente per me, cerco una soluzione nella medicina alternativa: omeopatia, oligoelementi, oro, rame, argento, senza crederci troppo. Come molti, e come uno scienziato che pensa razionalmente, ero condizionato a trovare una soluzione unicamente nelle medicine. 
Curioso per natura, però, comincio a cercare io stesso per me. Ascolto mia nonna che mi dice di "mangiare le arance." La sua cura è stata miracolosa. Questo è quello che faccio... e finalmente con successo. Infatti, anticipo... Siccome le crisi sono regolari, ogni due mesi, mi riempio di arance nei giorni precedenti, e funziona! Ancora un po’ di febbre leggera le prime volte, poi più niente. Erano le arance il "di più" che permetteva al mio corpo di reagire...? 
Questo episodio cambia tutto nella mia testa! Invece di assumere farmaci continuamente, non avrei dovuto piuttosto cercare le risorse dentro di me? Da allora, mi appoggiai sulle potenzialità del corpo umano e per iniziare, sul mio proprio potenziale. Nulla di originale, assolutamente, e dire che sono enormi, spesso inutilizzati o paralizzati dai nostri stili di vita e dalle nostre medicine. Ho ricercato le migliori fonti scientifiche su come preservarli e persino migliorarli. Parallelamente, ho iniziato ad ascoltare il mio corpo e a cercare di decodificare i suoi messaggi... 
Sono passati trent'anni, non ho potuto evitare qualche influenza, mal di gola, mal di schiena, emicrania, ecc... Ogni volta pero’ ne sono uscito senza farmaci "lavorando" su di me. A poco a poco, questi episodi di malattie si sono anche distanziati... 

D : la combinazione di tre aree fondamentali della conoscenza umana è molto interessante: alimentazione, attività e piacere; Delle zone d’esperienza mettono in collegamento il corpo, il cervello e la psiche; lei scrive che non esiste una soluzione generale, ogni persona deve scoprire ciò che è bene per se stessa. 

R : al minimo malanno, piccolo raffreddore, occhio che piange, stanchezza, un po’ di "gastroenterite", "influenza" come si dice in Italia, un po’ di mal di testa, una minima depressione a causa del voto scarso del proprio figlio o di una lite con il coniuge o amante, un farmaco presto! Dobbiamo smettere di identificare il medico e i farmaci come la salvezza a tutti i nostri mali. Ogni francese consuma in media 48 scatole di medicinali; in Italia, un po' meno e sono riusciti a dimezzarne il consumo. Ma è ancora troppo. Sono davvero sempre utili? Non causano più problemi che benefici? Perché non cercare piuttosto l'enorme potenziale di auto-guarigione del nostro corpo, in noi stessi... Non è sempre noto e in gran parte non utilizzato. Da allora, faccio prevenzione ascoltando il mio corpo e individuando ciò che mi fa bene.. Non aspettiamo che la malattia si prenda cura del nostro corpo. Non fermiamoci all'idea che la medicina, o i farmaci stessi, saranno sempre lì a confortarci. L'uomo bionico, che potrà sostituire tutti i suoi organi non è ancora all'ordine del giorno. 
La cura di sé, la serenità, non sono semplicemente legati all'assenza di malattia. Tutto avviene a monte nella nostra persona, nelle nostre relazioni, nei valori che viviamo e che ci possono disturbare. Per mantenersi in salute, non esiste una soluzione, solo alcuni principi: un’alimentazione equilibrata, attività fisica e alcuni piaceri, compresi i piaceri sessuali! 
L'attività fisica è fondamentale. L’importante è di non rimanere fissi sul proprio computer, tablet o smartphone o iniziare una formazione per fare la maratona. Attiviamoci almeno per una mezz'oretta, se il nostro lavoro non è manuale. Perché non spostarsi in bici? Saliamo le scale, facciamo giardinaggio, nuotiamo, pratichiamo il “pilou”, lo sport di Nizza. Privilegiamo ciò che ci è possibile o che ci piace. 
Perché non provare a farsi del bene? E per iniziare prendere del tempo per se stessi. Mettiamo da parte le scuse che di solito ci impediscono di farlo. 
Non ditemi che non potete prendervi 5 minuti per pensare a voi stessi... mettiamo un po’ da parte gli Smartphone... Scegliamo poi chi siamo o cosa ci fa bene: il relax, i massaggi, la meditazione, le risate, una festa, un piccolo piacere quotidiano o qualunque cosa... anche la sessualità! Degustiamo un pezzo di cioccolato, un bicchiere di vino o una birra... Cominciamo ad imparare... 
La mia salute dipende, come per molti, della mia mente. Smettiamo di lamentarci, dicendo che siamo fregati... 'Lavorare' su se stessi, essere in sintonia con se stessi, rifiorire, sono dei passaggi obbligatori verso il benessere. (Ri)prendiamo fiducia in noi stessi. Il desiderio di conoscenza, soprattutto imparare a conoscere se stessi in relazione con gli altri, è un ottimo strumento. Donare il proprio tempo o donare se stessi è un altro modo per farsi del bene! 
Nessun fondamentalismo! Non cerchiamo coerenza a tutti i costi... La coerenza di una vita è diversa da quella della logica classica. Di tanto in tanto, una grande festa, un eccesso, una boccata d’aria fresca o una sbandata controllata a seguito dei nostri desideri fanno ugualmente parte della "cura di sé". 

D : il tema dell’alimentazione è sempre attuale; qual è il suo punto di vista riguardo l’alimentazione nella cultura occidentale? In particolare per quanto riguarda la tradizione italiana e francese? 

R : un’alimentazione equilibrata non significa necessariamente mettersi a dieta. Non si resiste tanto! I regimi vegetariani o vegani sono difficili da seguire tutti i giorni. Mangiamo ragionevolmente di tutto, limitiamo solo i piatti già pronti. Sono troppo ricchi di grassi, sale e zuccheri nascosti. Le diete di Nizza, liguri, fiorentine o sarde sono tutte buone come quelle Cretesi. Abbondano in frutta e verdura. Comprendono pesce preparato con aglio, cipolla, spezie ed erbe aromatiche. L'olio d'oliva è usato come corpo grasso a freddo. Si tratta di un consumo quotidiano di legumi, noci, fibre, yogurt e formaggi. 
Allo stesso tempo, è uno stile di vita sano, lo stress diminuisce con un solo bicchiere di vino rosso a pasto e una grande convivialità. 


D : “L’Italie à Table” è una grande fiera che la Camera di Commercio Italiana organizza ogni anno a Nizza, in cui il piacere legato alla gastronomia è il punto centrale. Cosa vorrebbe dire ai molti partecipanti della nostra manifestazione? 

R : approfittate di questa magnifica fiera! Non importa se per un giorno non rispettate le pratiche della buona salute. Godetevi la ricchezza dei prodotti e dei piatti proposti. Riprenderete le buone abitudini alimentari il giorno successivo. L'unità italiana è molto recente, un secolo e mezzo circa. Ogni regione ha mantenuto la sua vecchia tradizione. Ogni città, ogni paese ha conservato un ricco patrimonio gastronomico da scoprire. 
La cucina italiana non si limita alla pizza, alla pasta, alla mozzarella e al prosecco... Inoltre, la pasta non esiste in questo paese, si parla di Campanelle, Cencioni, Conchiglioni, Farfalle, Fusilli, Gramigna, Rotelle, Calamaretti, Cannelloni, Maccheroni, Penne, Ziti, Spaghetti, Vermicelli, Capelli D'Angelo, Lasagne, Tagliolini, Agnolotti, Panzerotti, Tortellini, Ravioli, ecc... accompagnati da un’infinità di sughi deliziosi. 
Bisogna approfittare di "L’Italie à Table" per scoprire anche una ricchissima gamma di vini dal gusto inimitabile, dallo spumante Asti ai vini delle cantine di Roma, passando per il Barbera, il Bombino nero, il Brachetto, il Caricagiola, la Corvina Veronese, la Croatina, il Dolcetto o il Montepulciano d'Abruzzo, ecc... 

D : biologia, fisiologia, psicologia, educazione... Chi è André Giordan? 

R : ho una carriera insolita, dalla professione di insegnante alla ricerca di base in fisiologia degli ormoni per poi ritornare all'insegnamento, e in seguito alla ricerca sull'apprendimento, da cui la mia formazione complementare in psicologia, antropologia ed epistemologia. 
Questo mi ha portato a essere nominato professore presso l'Università di Ginevra e a fondare il Laboratorio di Didattica e Epistemologia delle Scienze, ormai noto a livello internazionale. I nostri principali contributi riguardano la conoscenza dei modi di pensare della gente (a scuola, al museo, tramiti mezzi di comunicazione...) e sui processi dell’apprendimento. Cio’ che porta le scuole o i musei a trasformarsi. Siamo stati anche promotori dell’educazione ambientale per l'UNESCO e contribuiamo in modo significativo all’evoluzione dell’educazione terapeutica. 

Ma curioso di natura e attaccato a Nizza, cerco di contribuire a far conoscere meglio la cultura e il patrimonio di Nizza. Questo vuol dire che stabilisco dei legami permanenti con l'Italia. Non dimentichiamo che la Contea di Nizza si è estesa per un certo periodo sulla parte orientale della Liguria e dipendeva amministrativamente da un regno con capitale Torino. Aggiungiamo che dal periodo gallo-romano fino al Rinascimento, i vari ingredienti che sono il segno distintivo della cucina locale di Nizza sono passati dallo "stivale italiano", soprattutto olive, insalata e pomodoro.