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Lo stress



Si parla molto di stress, spesso si confonde lo stress con la fatica, la noia e la tristezza, sembra che il colesterolo e lo stress siamo le minacce più gravi per gli esseri umani dell'emisfero occidentale...! Lo stress è una sindrome generale di adattamento all'ambiente che ci circonda, del tutto naturale per noi esseri viventi, lo stress è fisiologico, nel senso che se si ha zero stress  vuol dire che si è... morti!
La sindrome venne definita in questo modo dal medico austriaco Hans Selye nel 1936, e gli effetti dello stress da transitori possono scivolare nel patologico (cronico) ed invadere a pieno titolo il territorio della psicosomatica.
Esiste uno stress buono ed uno cattivo (come il colesterolo, guarda caso), che indica la capacità di reazione di una persona agli "stressors", ovvero eventi e situazioni che ci "colpiscono" fisicamente e/o psicologicamente.  Divido il fisico dallo psicologico ma chi mi segue sa bene che li considero strettamente legati.
Classico esempio di stress positivo è la capacità di reagire ad un pericolo, con la fuga o nascondendosi per proteggersi. Grazie allo stress mettiamo in atto comportamenti che ci proteggono o salvano la vita di fronte a gravi minacce.
Il problema si pone se una persona è sottoposta a livelli di stress continuativi nel tempo e non riesce a "recuperare" uno stato di calma, di pace, di riposo per potere affrontare gli altri stress. 
Allora lo stress "rompe" l'equilibrio della persona, si ha perdita di energia, stanchezza eccessiva, irritabilità, insonnia, nervosismo e via così. Ciò significa che ogni persona ha un suo livello di sopportazione dello stress.
Oltre un certo livello si sta male, anche se si cerca di comprendere, capire o razionalizzare ciò che accade; niente, lo stress ci scuote e ci fa soffrire. Va da se che rimuovere la causa stressante ci consente di stare meglio, ma spesso non è possibile: licenziamento, morte, malattia, separazione ecc. non si possono cancellare e lo stress la fa da padrone. Esistono molte tecniche di rilassamento per cercare di affrontare lo stress: Training Autogeno, Yoga, Qi Gong, ad esempio. Utilissime, come altre tecniche di derivazione occidentale od orientale. Però soprattutto la creatività, la nostra capacità di attivare risorse creative per affrontare la situazione stressante, potrebbe dare una risposta nuova ed originale. Creatività che, si badi bene, non è solo appannaggio di artisti, creativi (!) o poeti. Tutti noi possiamo dare risposte nuove ed originali a situazioni stressanti, passare dalla rigidità della risposta a pieno stress a comportamenti diversi e più "elastici". Facile a parole, direte voi, ma che si ha da perdere? Lo stress non si riduce da solo, non evapora e non si consuma, consuma noi, il nostro fisico e la nostra mente. Perché non provare a "inventare" una nuova reazione, una nuova risposta, affrontare l'episodio stressante con una diversa strategia? Spesso funziona e saremo molto contenti di noi stessi. Se non funziona ci sono sempre le tecniche di rilassamento, i farmaci, gli psicologi e le stanze ove si può rompere di tutto, a pagamento...!

L'Università per Stranieri di Perugia





Da poco sono rientrato da Perugia, bella cittadina medievale anche se non sempre facile da vivere per via della scale, degli ascensori e delle strade tortuose che congiungono le varie colline di cui è composta...
Non facevo il turista ma ho seguito il corso per divenire esaminatore CELI, ovvero la certificazione di livello della conoscenza della lingua italiana per stranieri.
Corso tenuto al CVCL (Centro per la Valutazione e Certificazione Linguistica) della prestigiosa Università per Stranieri della città.
Trenta partecipanti provenienti da tutto il mondo, Europa, Nord e sud America e persino dalla Cina.
Trenta giovani (io un pò meno), appassionati, preparati e curiosi, molto impegnati nel sociale e quasi tutti con grande esperienza di insegnamento della nostra bella lingua.
Le giornate di corso sono state impegnative e piene, lezioni, visione di filmati, prove scritte e test finale, in un clima di collaborazione e piacevolezza.
L'aspetto che vorrei sottolineare da Psicologo è il clima che si era creato nel gruppo di partecipanti.
A poco a poco due tre persone, poi quattro e cinque e via così, alla mensa dell'Università hanno cominciato a parlare di sè e delle proprie esperienze vissute in ogni parte del mondo.
Storie che ho trovato affascinanti e che dimostrano lo straordinario impegno di questi giovani in contesti culturali molto diversi e "difficili" come il sud America o la Cina.
Un piccolo gruppo (me compreso) ha poi organizzato una cena alla caratteristica "Locanda dei Morlacchi", in un clima conviviale e gioioso.
Cibo superlativo e buon vino (ovviamente), ci hanno permesso di passare dalla conoscenza ad un rapporto più intenso e di complicità affettiva, tanto che la nostra collega di New York ha seduta stante allestito un gruppo FB di noi tutti, gruppo che ci permette di stare in contatto con gli amici, tornati ora in ogni parte del mondo e, perchè no, pensare altri incontri qua e là per il pianeta.
Sottolineo il clima di grande "affettivita", piacevolezza, complicità e gioiosità che ci ha coinvolti tutti, alimentato da belle persone disposte a mettere a fattore comune la loro esperienza, umanità e curiosità.
I giorni sono passati in fretta ed è giunto il momento di salutarsi, sinceramente eravamo tutti dispiaciuti, era una piccola (grande) famiglia che si separava con la voglia appena possibile di incontrarsi nuovamente.
Vorrei sottolineare il potere della parola, parlare tra noi, contando sull'attenzione curiosa e non giudicante degli altri ha permesso a persone anche timide di raccontare di sè, della propria esperienza e dei propri desideri, ha permesso di passare da "folla" (intesa come insieme di persone) a gruppo centrato sul piacere di stare assieme, cui hanno contribuito tutti.
Altro ricordo molto piacevole : da Perugia siamo andati a Todi (bellissima) a trovare una collega ex stagiaire della Camera di Commercio Italiana di Nizza. Ci ha accolto con grande calore in seno alla sua bella e vivace famiglia, papà e mamma che hanno cucinato da ristorante étoilée, ore che passavano veloci tanto si stava bene assieme...
In definitiva, grazie ed a presto Myriam, Pino, Carmen, Andrea, Cristina, Giovanna, Ilaria, Gianni, Diego, Chiara, Ivan, Alessio...


Cristina, Pino, Carmen, Andrea, Cinzia, Massimo e Giovanna : "I Morlacchi"







La nostalgia


Nostalgia è una parola greca che significa "dolore del ritorno" ed è uno stato psicologico o sentimento di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari.
Scrive il filosofo Antonio Prete: << Tutti viviamo nella incompletezza. Non siamo onnipotenti. Solo se accettassimo la finitezza come nostro orizzonte la nostalgia potrebbe apparire come un elemento positivo. La nostalgia ci dice costantemente che tutto ciò che abbiamo vissuto, che abbiamo amato, che abbiamo coltivato nel passato, non tornerà più, non ci appartiene più >>
Ecco quindi il sentimento della nostalgia per qualcuno o qualcosa che si è lasciato.
Sentimento potente: in una conferenza a Milano qualche anno fa il Prof. Prete ci raccontava che i soldati svizzeri, che andavano a combattere come mercenari in giro per l'Europa, sino al 18° secolo, dopo un po' di tempo lontani dalle loro case cominciavano ad ammalarsi, diventavano tristi, perdevano l'appetito e molti morivano! Pensate, questa malattia veniva chiamata dai medici di allora "mal du Suisse".
Cosa accadeva a questi sfortunati giovani: erano costretti ad abbandonare le loro terre per andare a combattere come soldati di ventura al soldo di eserciti stranieri, lontani dalle proprie famiglie e dalle valli alpine che li avevano visti crescere. Prima di ammalarsi gravemente molti giovani disertavano e fuggivano per tornare alla loro amata Svizzera.

Ecco la cura: tornare nei luoghi natii e dalle persone amate per stare meglio e "guarire".

E noi che viviamo qui a Nizza come la mettiamo con la nostalgia...?
Certo, non andiamo in guerra al soldo di eserciti stranieri, anche se talvolta dobbiamo combattere le nostre battaglie sia lavorative che personali qui in Francia.
Riferimento personale: ogni volta che torno alla "mia" Milano, sono preso da sentimenti contrastanti, so che la città è molto inquinata, caotica, stressante e piena di contraddizioni.
Però un sentimento di nostalgia mi avvolge sempre nel rivedere i luoghi ove abitavo e lavoravo, passare davanti alla mia vecchia scuola, alla casa che avevano abitato i miei genitori, parlare con gli amici rimasti. Guarda caso di solito vado sempre a mangiare da Spontini, mitica pizzeria che frequentava già dalle scuole medie!
Nostalgia allo stato puro, anche se sono sempre più convinto della scelta di vivere e lavorare qui a Nizza.
   
Nel mio lavoro ho incontrato poche persone che non vogliono assolutamente tornare indietro, girerebbero tutto il mondo senza alcun problema e non sembrano avere nostalgia di casa, ma nella maggior parte dei casi le persone esprimono molta nostalgia della loro città, della loro casa, delle persone rimaste in Italia.
Nostalgia è anche nostalgia della lingua, non a caso si parla di lingua madre, che evoca per noi connotazioni affettive profonde e familiari.
Ecco allora che la sfida è riuscire ad accettare che se siamo qui è per trovare un lavoro migliore, per imparare una lingua, trascorrere serenamente gli anni della pensione, convivere con la nostra compagna o.... per fuggire da qualcuno.
Ma accettare il sentimento di nostalgia è anche permettere alla nostra lingua (o ai dialetti) di vivere e farci sentire a casa, in relazione con altre persone, così come il cibo è una potente medicina anti-nostalgia, che ci fa sentire subito a casa nostra.
Credo sia davvero importante mantenere dei legami sociali con altri italiani per non dimenticare mai le nostre radici culturali legate anche alla lingua, ed al contempo frequentare colleghi ed amici francesi per evitare di chiudersi come un ristretto gruppo di nostalgici, pieni di quello struggimento che diviene un "mal du Suisse".

PS : Avete visto con che piacere molti di noi aspettano il pacco inviato dalla mamma da casa in Italia! Pacchi che molto spesso saranno aperti e goduti in momenti conviviali con i propri amici... 




La somatizzazione. La natura guarisce, il medico cura



"La natura guarisce, il medico cura". Inizio questo mio scritto partendo dal titolo di un libro del medico e psicoanalista tedesco Georg Groddeck, considerato il fondatore della medicina psicosomatica.
Orbene questo geniale medico aveva studiato il simbolismo psicologico degli organi del corpo e curava con la psicoanalisi e la medicina naturale le malattie "somatiche", nella sua clinica di Baden-Baden.
Addirittura Freud riconobbe di essere debitore con Groddeck del termine Es, l'energia psichica che: "Rappresenta la voce della natura nell'animo dell'uomo".
Da allora tante ricerche e studi hanno dimostrato che emozioni, affetti, dolori psicologici si riversano sul corpo e lo fanno ammalare. Noi tutti abbiamo sperimentato in piccola o gran parte questa verità: se stiamo male nell'anima anche il nostro corpo sta male e viceversa...
Qui però il rapporto è chiaro e diretto, se sono triste ed abbattuto sarò con le spalle curve, senza energia, affaticato e svogliato. Non si scappa, emozioni e corpo sono complementari e connessi in maniera assoluta.
Però spesso non siamo in grado di esprimere od accettare talune emozioni, affetti o sentimenti e qui le cose si complicano. Allora si parla di somatizzazione, ovvero del fenomeno per cui una persona sperimenta una sofferenza psichica per il tramite di sintomi fisici. Questi sintomi vengono quasi sempre portati all'attenzione del medico, anche se poi tali disturbi non hanno una base organica, non si rintracciano evidenze cliniche documentabili, gli esami (ecografie, sangue, Tac) dicono poco o niente. La persona sta male, il medico non sa più che esami prescrivere, magari si va da un altro sanitario senza tanta soddisfazione e il dolore rimane!
Salto di palo in frasca, negli anni '80 a a Milano partecipai all'inizio dell'avventura di Riza Psicosomatica, rivista mensile di medicina psicosomatica, nata per mostrare il collegamento tra le emozioni ed i sintomi "somatici". Gli articoli si riferivano ai sintomi più svariati: gastriti, dolori addominali, cefalea, nausea, vomito, dolori nevralgici, paralisi agli arti, pressione "ballerina", perdita della voce, mancamenti, insonnia, calo della vista....
Orbene, negli scritti si metteva in evidenza il fatto che se delle emozioni, delle scelte importanti, delle paure non riconosciute, non avevano accesso alla nostra coscienza (consapevolezza), il corpo si ammalava e si esprimeva con un sintomo. Come se la nostra mente ci dicesse: "Non mi vuoi ascoltare? Allora il tuo corpo starà male e dovrai fare per forza qualcosa..." 
Ad esempio l'emicrania è caratteristica delle persone "tutta testa", cerebrali, che cercano di controllare le proprie emozioni con processi di pensiero razionali, negando i conflitti o lo stress. Quella forma di cefalea cosiddetta muscolo-tensiva, fa riferimento a persone che hanno pensieri così "pesanti" da sovraccaricare il collo e le spalle. Si tratta di persone sin troppo responsabili con un senso del dovere eccessivo ed insopportabile.
Il mito, cui spesso si faceva riferimento negli scritti di Riza Psicosomatica, ci aiuta: ad esempio Zeus soffriva di dolorosissime cefalee e guarisce solo quando esce Atena dalla sua testa. Il mito ci insegna che occorre aprirsi la testa (la logica) e fare uscire il femminile, ovvero le emozioni, per cui testa ed emozioni assieme permettono la nascita della saggezza, incarnata della dea Atena, che noi tutti conosciamo bene perché è anche la protettrice di quel vagabondo e guerriero di Ulisse...
Ai pazienti che si rivolgono a me con sintomi psicosomatici di solito propongo la seguente prospettiva: anziché considerare il sintomo un nemico da combattere e vincere, chiedo loro di provare a capire cosa il corpo sta loro dicendo con il suo linguaggio. Considerare il sintomo un modo del corpo di dirci qualcosa per cercare delle soluzioni originali od accettare verità spiacevoli e, di conseguenza cambiare qualcosa della propria vita. Certo non è facile ed immediato ma tale prospettiva può solo portare benefici a breve e lungo termine, potrebbe consentire di rivedere decisioni e posizioni rispetto a persone e cose della nostra vita, emozionale e relazionale. Oltretutto spesso esprimere ed accettare un'emozione potente come la rabbia o la frustrazione è già di per se "curativo".
Giusto un inciso su un sintomo molto comune e faticoso da gestire: l'insonnia.
Fermo restando che capita a tutti se è un sintomo passeggero, se invece perdura allora occorre mettersi in ascolto e tentare di comprendere che cosa (emozione o persona) mi tiene sveglio ed inquieto.
Considero l'insonnia come la febbre, non è una malattia in se ma il segnale di qualcosa che non va ed è da indagare e conoscere. Quindi perché sto sveglio, che cosa non va della mia vita, che cosa desidero ma mi nego, con chi sono arrabbiato e credo di non potere fare nulla, sono troppo stanco e non riesco a "staccare", di cosa ho paura...? Ricordiamo che molto spesso più che le risposte, sono le giuste domande il vero inizio del processo di guarigione.
  









Il disegno dei bambini


 
 
Il disegno infantile è da sempre un utile strumento di conoscenza ed indagine per cercare di comprendere la psicologia di un bambino sia sul versante della "cosiddetta normalità" che per aspetti disfunzionali o patologici.
I test più usati, cosiddetti carta e matita dato che sono di semplice ed immediata somministrazione, oltre che ampiamente codificati sono: il test dell'albero, della figura umana e il disegno della famiglia nelle due versioni, famiglia di esseri umani o famiglia di animali (cani, gattini).
L'interpretazione del disegno si basa sui fondamenti dell'interpretazione della scrittura, ovvero il simbolismo dello spazio, studiato all'inizio dello scorso secolo dal grafologo svizzero Max Pulver.
Per fare degli esempi: l'alto simboleggia la luce, il cielo e il giorno.
Il basso: il buio, il profondo, la nostra parte istintuale.
La sinistra: il passato, la madre e l'introversione.
La destra: il futuro, il padre, l'estroversione.
A questi semplici e preziosi test carta e matita, possiamo aggiungere lo SCENOTEST di Von Stabbs, ovvero una scatola con pupazzetti di varie età, animali, macchinine e pezzi colorati di legno. Il test viene somministrato ai bambini per fare loro costruire una storia.
 
La scatola dello Scenotest
Le FAVOLE della Düss, che consistono in dieci storie da raccontare al bambino per poi analizzare le sue risposte.
Le famosissime BLACKY'S PICTURES, ovvero 12 tavole che hanno per protagonista il cagnolino Blacky da mostrare al bambino per indagare vari aspetti della personalità, in riferimento alla teoria psicoanalitica.

 
Una tavola delle Blacky's Pictures
L'altrettanto conosciuto TAT, Test di Appercezione Tematica, che consiste in 10 tavole con raffigurati animali da utilizzare perché il bambino verbalizzi una storia.
Il FAT, Family Aptitudinal Test, sei tavole che raffigurano scene di bambini e adulti per chiedere al soggetto di inventare una storia in relazione ad ogni tavola.
Con il tempo si sono aggiunti svariati test come quello dei 4 ELEMENTI: il SOLE, collegato all'elemento FUOCO simboleggia la figura paterna, l'ACQUA, origine della vita possiamo associarla alla figura materna, la CASA viene collegata con l'elemento ARIA e consente di fare ipotesi sulla vita del bambino nel suo ambiente familiare, per ultimo il SERPENTE legato all'elemento TERRA consente di fare ipotesi sul desiderio del bambino di conoscere ed esplorare il mondo circostante. 
Tralascio volutamente le scale di intelligenza ed i test cognitivi il cui scopo è valutare ritardi mentali, deficit dell'attenzione o traumi cerebrali.
La costante di questi test, dai più semplici ai più articolati è l'utilizzo del meccanismo della proiezione, che consente di ottenere del materiale prezioso da parte del bambino e che andrà elaborato e correlato con l'anamnesi ovvero la conoscenza quanto più dettagliata della storia familiare.
La proiezione è un meccanismo di difesa studiato da Freud che aveva osservato che il bambino con grande naturalezza attribuisce ad altri, siano essi animali, oggetti o persone, emozioni, sentimenti e desideri che lui stesso prova.
Questo meccanismo è alla base dell'utilizzo dei test cosiddetti proiettivi, prima citati, e consente allo psicologo di comprendere aspetti emozionali, desideri, difficoltà relazionali ed angosce del bambino cui vengono somministrati.
In conclusione questi strumenti possono permettere allo psicologo di fare ipotesi, comprendere aspetti critici e difficoltà, espresse tramite il disegno dal bambino.
Particolare attenzione va posta alla cosiddetta "somministrazione" del o dei test.
Immaginata la classica situazione, un bambino che non ha mai visto lo psicologo, accompaganato dai genitori, magari con delle facce tristi e preoccupate, viene sottoposto a strane prove. Anche i disegni, che per lui sono un piacere, ora vengono richiesti in sequenza ed è comprensibile che il bambino sia quantomeno perplesso se non ostile.
Ne consegue che la capacità empatica, l'attenzione ed il rispetto per i tempi del bambino possono fare si che un test sia valido o del tutto falsato, non per problemi del giovane esaminato ma per mancanza di tatto e professionalità dell'esaminatore!
Ricordiamo poi quanto ha detto un grande pediatra e psicoanalista inglese, Winnicott: "Non esiste un bambino ed una madre ma una relazione tra la madre ed il suo bambino..." che tradotto significa che se un bambino sta male occorre indagare le relazioni familiari, emozioni e sentimenti di quella famiglia.







Serata su Pirandello al teatro "Garibaldi" del Consolato di Nizza

La locandina della serata teatrale
Va proprio detto che il nuovo Console di Nizza Raffaele De Benedictis e la moglie, Signora Paola, hanno impresso una piacevole accelerazione agli eventi culturali siano essi conferenze, intermezzi musicali, teatrali o gastronomici direttamente organizzati, o promossi in associazione con altre realtà italiane di Nizza.
Sarò sincero, negli anni scorsi la voglia di partecipare era poca sia per le "offerte" proposte sia per la lontananza "emotiva" dei rappresentanti del Consolato, fatta eccezione per poche persone.
Una cosa che mi aveva molto colpito (negativamente) nel 2016, era stata la decisione di festeggiare il 2 giugno alla villa Massena, cornice prestigiosa ma del tutto fuori luogo rispetto alla sede del nostro Consolato, con annesso gradevole giardino e pennone con la bandiera italiana...
Nell'ultimo anno la partecipazione delle persone, siano esse italiane o amici francesi, è aumentata, sento parlare con interesse degli eventi attuali e futuri organizzati dal Consolato, ed è un vero piacere cogliere l'atmosfera conviviale unita alla cordialità del Console e Signora.
Voglio anche ringraziare l'amico Sabino Lafasciano, uomo di cultura, oltre che attento, e perchè no, anche "pungente" animatore di molte serate al nostro Consolato.
Invito tutti a partecipare alla rappresentazione teatrale di venerdì e con l'occasione rileggere la biografia di Pirandello, personaggio complesso e geniale.
Al liceo spesso abbiamo cercato di evitare le lezioni su Pirandello, poi con il tempo sono andato a teatro a vedere le sue opere. Ricordo ancora la prima rappresentazione cui ho assistito: "L'uomo dal fiore in bocca", dramma borghese in atto unico, al teatro Carcano di Milano.
Erano tanti anni fa....



Un filosofo in cucina: Keisuke Matsushima

Keisuke Matsushima (foto dal sito)
Sushi-K, un piccolo locale con solo sette coperti, arredo e sedie in legno, ambiente caldo ed accogliente con il bancone attorno allo spazio per preparare il sushi.
In questa "location" mi accoglie Keisuke Matsushima. Mentre parliamo Kobuchi Takao prepara il sushi con gesti misurati e delicati, le sue mani sembrano danzare mentre tagliano e compongono i piatti.
Keisuke inizia a parlare sottovoce e mi racconta del suo amore per Nizza, del mare e del clima gradevole della città. Gli piace fare sport ed in questa zona può godere sia del mare che delle belle montagne a pochi chilometri dalla città. Viaggia molto per piacere e per lavoro, tra Europa e Giappone, (ha due ristoranti a Tokio) ma si sente particolarmente attratto dalla cultura mediterranea ed in particolare modo dalla cucina dei paesi che si affacciano su questo mare.
A Nizza ha tre ristoranti ed il piccolo Sushi-K, aperto a fine ottobre nella centrale rue de France, ad un passo dalla zona Pietonne.
Di colpo si alza e mi invita a seguirlo nell'attiguo ristorante, passo così per la zona cucina, sembra una sala operatoria, ossequiosi giovani giapponesi si affaccendano per preparare le basi dei piatti.
Qui il tono della sua voce cambia e prende vita. Si siede su una sedia di Chiavari, da lui reinterpretata e resa leggerissima ed avvolgente e con il sorriso mi dice: ≪E' come essere nelle braccia di una madre, accolti e rassicurati, per potere gustare il cibo con calma...≫
≪Sempre più si parla di cibo "fusion" di contaminazioni tra le cucine ma io penso invece che occorre andare alle origini, conoscere e studiare i componenti, gli ingredienti, la sapienza antica che le cucine ci hanno tramandato nel tempo.
Proprio per questo amo la cucina regionale italiana, che riesce ancora ad esprimere una cultura del cibo con grande sapienza, più della cucina francese che troppo spesso è  "omologata" oppure soffre di una ricerca di novità a tutti i costi.
Keisuke va personalmente a comperare verdure, carne e pesce dai produttori locali, e soprattutto al mercato di Ventimiglia, dove lo conoscono tutti e con pazienza rispondono alle sue domande e gli passano preziose informazioni sui prodotti del territorio.

Al mercato del pesce di Ventimiglia (foto dal sito)
Continua : <<Considero la regione di Nizza, il Ponente ligure e parte del Piemonte un unico territorio dal punto di vista della cultura del cibo, non a caso sono appena tornato da Alba ove ho acquistato dei meravigliosi (e costosi) tartufi.
Mi affascina conoscere i prodotti del territorio per esaltarne le specificità, cercare piccole produzioni di eccellenza. Ad esempio a Sanremo ho trovato una signora che vende al mercato locale dei friarielli da lei coltivati...!
Friarielli che sono un concentrato di sali minerali, vitamine ed antiossidanti, aiutano il processo digestivo e sono privi di colesterolo e grassi>>.
Per Keisuke cucinare è conoscere profondamente gli ingredienti, conoscere la storia delle pietanze di una certa zona, capire gli abbinamenti e rispettare la stagionalità dei prodotti.
Questa porzione di territorio, affacciata sul Mediterraneo, ha rappresentato per lui una scoperta, ha trovato un'inaspettata ricchezza e sapienza nelle cucine locali.
Continua : <<Ciò mi permette di preparare piatti, siamo essi di carne, pesce o verdure con un preciso bilanciamento dei sapori, piatti gradevoli per le papille del nostro stomaco che inviano inoltre un messaggio (chimico) alla nostra mente di serenità ed appagamento. 
Il cibo è per riempire la pancia, la cucina è per dare piacere e serenità alla persona>>.
Chiedo a Keisuke cosa pensa del sale e dello zucchero.
Prima di rispondere fa una faccia che lascia presagire la risposta e aggiunge :
<<Non uso mai zucchero e sale, fanno male, per me sono veleni, ne vediamo gli effetti in troppi cibi calorici ed artefatti>>.
Mi dice che assapora con piacere i cibi preparati con i ricchi ingredienti del territorio e, da bravo giapponese, ama ovviamente il sushi, questo "aspro" cibo che sposa il riso con pesce, vegetali o uova, piacere per il ventre (come dice lui ridendo) e soprattutto piacere e serenità per la nostra mente.



Banco della verdura a Ventimiglia (foto dal sito)
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