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Il burnout lavorativo



Photo by Roland Kettenring
Negli ultimi anni sempre più persone che ho incontrato mi hanno raccontato di difficoltà lavorative legate alle relazioni con i capi o con i colleghi.
Sia ben inteso, non parlo delle "normali" difficoltà del lavoro, oggettive e spesso legate ai ritmi di lavoro sostenuti. Nemmeno le comuni antipatie e gelosie lavorative, fisiologiche in qualunque micro comunità quale può essere un ufficio o altro luogo di lavoro.
Mi riferisco a situazioni francamente di burnout lavorativo.
Il termine burnout viene da lontano: negli anni '70 Maslach e Freudenberger studiarono alcuni operatori di un reparto di Igiene Mentale che presentavano effetti di stress accentuato.
Allora si parlava di stress, termine molto in voga che stava ad indicare gli effetti, a volte anche gravi, che colpivano delle persone al lavoro per la fatica e per le difficili relazioni con gli altri colleghi.
Un po' alla volta ci si è resi conto che questo stress aveva però caratteristiche peculiari e venne studiato soprattutto nel personale che svolgeva le cosiddette "relazioni di aiuto" in costante contatto con altre persone in difficoltà, bisognose o in pericolo. Tanto per intenderci: medici e infermieri, assistenti sociali, poliziotti, vigili del fuoco ecc. Tutte professioni complesse che hanno a che fare con persone in stato di pericolo o difficoltà, paura ed angoscia.
Questi professionisti, all'inizio molto motivati e competenti, perdevano le loro capacità di intervento, erano nervose, stressate, negative. In una parola sola si "bruciavano"
Del resto è comprensibile che queste persone vadano incontro ad "esaurimento" per il loro lavoro. Non è certo come stare tranquilli in un ufficio con orari definiti, pausa caffè e week end sempre a casa. Con il passare degli anni però ci si è resi conto che il fenomeno del burnout colpiva anche persone che sembrava non potessero mai essere coinvolte date le condizioni lavorative normali e tutto sommato protette.
Per orientarsi nel fenomeno del burnout dobbiamo tenere in conto che è nella relazione con le persone che ci attorniano al lavoro l'indicatore più importante che può dirci se la persona andrà incontro a fenomeni di burnout. L'esperienza clinica mi ha mostrato che non sono i carichi di lavoro, la complessità del compito o l'affrontare nuove tecnologie l'innesco del burnout.
Semmai tali elementi sono il substrato sul quale si sovrappongono le relazioni conflittuali o meno con i colleghi di lavoro ed i capi. Ancora una volta l'esperienza mostra che se l'ambiente di lavoro non è conviviale, collaborativo, con quella generosità umana che ci fa stare bene assieme, allora vi è pericolo di burnout. Molte persone mi riferivano di difficoltà relazionali con colleghi protratte nel tempo. E, soprattutto, l'incapacità del loro capo di risolvere o almeno gestire tale conflitto. Un pò come dire che sia orizzontalmente che verticalmente lo stress era troppo. Questa è una classica condizione di pre-burnout, poi il protrarsi nel tempo fa esplodere la sofferenza.
Carlo lavora da sei anni a Milano come venditore in una importante concessionaria di auto e moto. E' un appassionato motociclista, felice di trattare anche quelle moto che ama tanto. Per quattro anni va contento al lavoro, è apprezzato dai clienti per la simpatia e competenza e va d'accordo con i colleghi. Il suo capo, ex corridore di rally è quasi un amico, tanto che spesso si ritrovano fuori del lavoro.
2017, riorganizzazione aziendale, molto spesso sinonimo di tagli al personale ed al budget: Carlo viene spostato dalle vendite al magazzino ricambi, alle vendite sono inseriti due giovani laureati (Carlo ha solo un diploma). Il suo capo viene spostato in una concessionaria dell'hinterland milanese da "risollevare" come vendite ed al suo posto è promosso un venditore senior della parte auto.
Carlo pur dispiaciuto non può che accettare tali cambiamenti, voluti dalla direzione centrale del marchio in Italia. Iniziano dei dissapori con il suo capo che ritiene il magazzino ricambi solo una piccola parte del fatturato della concessionaria e quindi nega ogni riconoscimento salariale al nostro. I due giovani venditori sembra facciano di tutto per rendersi antipatici. Sono sussiegosi e considerano le moto un peso per il marchio rispetto ai guadagni della vendita delle auto.
Carlo mi dice che ha sentito il "clima" della concessionaria cambiare, i numeri del budget e delle vendite diventano la bibbia cui tutti devono conformarsi. L'importante è vendere, a qualunque costo, il rapporto con il cliente diviene formale e occorre sempre fare in fretta, fare firmare i contratti in fretta, vendere in fretta... Ma i problemi sono solo all'inizio per Carlo. Un pomeriggio ha uno scontro con il suo capo che lo rimprovera di non essere abbastanza efficiente nel suo ruolo di capo magazziniere perché alcuni corrieri hanno ritardato le consegne per scioperi in Austria.
Carlo si sente accusato ingiustamente e avrebbe voglia di mollare tutto, ma non lavora certo per svago! Si susseguono mesi di episodi sgradevoli e ripicche tra i vari dipendenti, con un capo che ha come massima: «Si può fare sempre di più»
Com'erano belli i tempi in cui andava al lavoro volentieri, ora è totalmente demotivato e deluso, il clima della concessionaria è talmente cambiato che inizia a fare delle assenze per malattia. Il medico lo trova stressato e gli prescrive degli ansiolitici. Al ritorno al lavoro il suo capo lo attacca e l'accusa di essere un furbetto che fa la scena per non lavorare! Carlo stavolta risponde per le rime e poco dopo si ritrova con una lettera di richiamo da parte dell'azienda. Carlo si sente impotente, arrabbiato ed al contempo esaurito. Il medico gli prescrive altri giorni di malattia ed ipnotici dato che dorme male ma, soprattutto, gli dice che è in burnout. Carlo è sorpreso, non sa nemmeno bene cosa significhi, si documenta e deve riconoscere che è proprio vero: è "bruciato". Sicuramente vorrete sapere com'è finita: Carlo ha intrapreso un percorso con uno psicologo per affrontare questa sofferenza oltre a rivolgersi ad un avvocato del lavoro. Attualmente lavora in un motolavaggio (ne esistono alcuni a Milano), guadagna meno di prima ma ha a che fare quotidianamente con moto di tutti i tipi e con colleghi "malati" come lui di motori su due ruote. Pensate il suo capo viene sempre in moto da lontano, anche nelle fredde giornate milanesi, un "malato" anche lui!







Bravi, giovani e giustamente desiderosi di un lavoro qualificato


Incontro sempre più giovani italiani che si sono trasferiti tra Nizza, Antibes o Marsiglia per lavoro.
In zona la parte del leone la fa Amadeus, grande azienda con uffici di ricerca e sviluppo a Sophia-Antipolis, fornitrice di software per prenotazione ed emissione biglietti per compagnie aeree, ferroviarie e catene alberghiere che ha assunto tantissimi giovani e continua ad inserire neo-laureati in azienda.
Sono prevalentemente ingegneri informatici ma anche matematici e statistici, e provengono da tutte le parti d'Italia. Nel parco tecnologico di Sophia-Antipolis esistono altre realtà come laboratori di ricerca farmacologica o bio-medica che hanno al loro interno giovani dottorandi e ricercatori. Anche qui molti sono italiani. Ecco, mi colpisce che così tanti ragazzi preparati, volenterosi e disposti a mettersi in gioco, siano costretti a cercare un lavoro qualificato e con prospettive di sviluppo professionale, qui in Francia.
Di tutti questi giovani che ho conosciuto solo uno è riuscito, dopo alcuni anni a rientrare in Italia con un lavoro qualificato, la maggior parte di loro ha ben capito che dovrà rimanere in Francia molti anni oppure continuare all'estero che si tratti di Spagna, Inghilterra, Irlanda, Germania...
E' vero che occorre avere uno sguardo "internazionale", conoscere le lingue e non essere provinciali oltre che credere nell'Europa ma l'altra faccia della medaglia mostra una criticità ed un problema da troppi anni sottovalutato.
Qualche settimana fa in un breve viaggio nella "mia" Milano, ho approfittato per andare a salutare un caro amico che era anche il mio medico di base. Sta per andare in pensione dopo tanti anni di lavoro fatto con passione ed attenzione ai suoi pazienti. Mi raccontava sconsolato che nessuno prenderà il suo posto nell'ambulatorio dato che vi è una carenza di giovani medici. Mi ricordava che quando lui aveva iniziato la professione sembrava ci fossero troppi medici allora era stato introdotto l'esame di ammissione a medicina per selezionare i candidati. Ora, a distanza di non molti anni, si "scopre" che all'andare in pensione degli attuali medici senior sono troppo pochi i giovani medici usciti dalle università pronti per rimpiazzare i loro colleghi.
Ascoltarlo metteva i brividi, ma chi si occupa di programmazione sanitaria...?
Se state pensando quindi che i giovani medici troveranno subito lavoro in Italia vi sbagliate, i contratti sono sempre a tempo determinato e con stipendi troppo bassi per attrarre. Guarda caso la Francia approfitta di ciò ed attrae sempre più nostri giovani medici: vengono assunti con contratti a tempo indeterminato e giusti stipendi perché sono capaci ed apprezzati dato che le nostre scuole di specializzazione formano professionisti di valore.
Ancora una volta dobbiamo assistere alla migrazione per lavoro di tanti giovani di ogni regione d'Italia, che provengono da famiglie abbienti o proletarie, accomunati dal bisogno legittimo di trovare un lavoro adeguato agli studi fatti e, soprattutto, pagato il giusto.
Il centro studi e ricerche Idos di Roma ha rilevato che dal 2017 ben 250.000 italiani sono emigrati all'estero e secondo il Sole 24 ore più del 30% di loro è composto da laureati. Sono numeri sconfortanti oltre tutto i costi economici della formazione di tali giovani sono a carico dell'Italia ma la fruizione del loro potenziale avvantaggia altri paesi europei come la Francia.
Ammetto che tutto questo mi addolora, soprattutto perché so bene che in Italia ci sono risorse, competenze, capacità e creatività da vendere ma qualcosa si inceppa e fa girare a vuoto troppe persone. Non è mio compito analizzare le ragioni, ognuno di noi ha le sue risposte e sa bene perché questo si produce. Però seguire i TG italiani e leggere i giornali mette tristezza, di questo patrimonio culturale ed umano che se ne va fuori Italia si parla poco e quasi con fastidio, tanto, si sa, gli italiani si arrangiano. Già si arrangiano, siamo maestri in questo, ma protestare vivamente no?

PS In questi giorni la Francia è alle prese con le manifestazioni che avvengono in tutto il paese dei cosiddetti gilet gialli, persone che a motivo dell'aumento del carburante, soprattutto diesel, hanno iniziato a protestare contro il governo per una raffica di aumenti in atto o previsti a breve.
I manifestanti hanno ben capito che ancora una volta la fascia media di popolazione pagherà il prezzo più alto in termini di tasse dato che Macron, in assoluto calo di popolarità, ha ormai mostrato il suo vero volto di garante della finanza a scapito della borghesia e delle fasce povere della popolazione.
Cito queste manifestazioni "spontanee" perché trovo giusto che un popolo si ribelli a certe ingiustizie, e mi chiedo: perché gli italiani non protestano quando vedono i loro figli emigrare per trovare lavoro.
Lavoro che consente loro poi di comperare casa, sposarsi, fare figli fuori dal loro paese e, ovviamente, poi vivere la nostalgia della loro bella Italia...?!

Se volete leggere il comunicato stampa di Idos, cliccate il link seguente:




XVIII settimana della lingua italiana nel mondo

La locandina della XVIII settimana della lingua italiana nel mondo
Il blog "salute e benessere senza frontiere" è stato invitato alla conferenza di mercoledi 17 ottobre per presentarsi al pubblico di connazionali ed amici francesi presso il Consolato Generale Italiano di Nizza.
Desideriamo ringraziare il Console Generale di Nizza Raffaele De Benedictis e la Signora Paola per il cortese invito.
La serata si colloca all'interno della XVIII settimana della lingua italiana nel mondo, nello specifico sul tema dell'italiano e la rete, le reti per l'italiano. Tema di grande attualità, ampiamente dibattuto.
Il nostro blog ha per sottotitolo: "consigli pratici per gli italiani all'estero". Desideriamo contribuire a costruire una rete con indicazioni, indirizzi utili di specialisti medici e non solo, informazioni su tecniche inerenti il benessere psico-fisico e la creatività. Anche interviste a personaggi noti e meno noti che siano chef, artisti, Maestri di arti marziali o allenatori sportivi. Un blog di servizio alla numerosa comunità italiana della costa azzurra, che una volta era composta soprattutto da pensionati e residenti che sfruttavano la mitezza del cima. Ora abbiamo tantissimi giovani laureati in discipline tecniche, ricercatori, professionisti preparati che hanno dovuto lasciare il nostro bel paese alla ricerca di un'opportunità lavorativa soddisfacente. Per non parlare della nutrita schiera di persone che lavorano nel circuito di ristoranti e locali italiani, sempre più apprezzati dalla clientela francese.
Il blog ha bisogno del contributo di chi avrà voglia di fornire indicazioni, recensioni, notizie, per crescere e diventare ancor più al servizio della comunità, non solo italiana...

https://consnizza.esteri.it/consolato_nizza/it/la_comunicazione/dal_consolato/2018/10/xviii-settimana-della-lingua-italiana.html






Narcisisti, amarli o odiarli...?



Conosciamo tutti delle persone narcisiste, è difficile non vederle.
Sempre al centro dell'attenzione, sicure di se, arroganti, determinate e simpatiche per forza...!
Il narcisista ha bisogno di un pubblico, deve fare il suo show e pretende gli applausi finali.
Sovente si esprime con linguaggio colorito se non volgare ed è certo di riscuotere ammirazione in che lo ascolta per la sua superiorità intellettuale.
Se uomo potrebbe anche esibire muscoli e tatuaggi da guerriero, comportarsi cioè da "maschio alfa". 
Se donna, vestirsi in modo provocante e sensuale, per attirare ancor di più lo sguardo degli uomini e l'invidia delle donne.
E' innegabile che all'inizio una persona narcisista piace, è simpatica è un "animale sociale", estroverso e trascinatore. Spesso è una persona intelligente quindi può ben utilizzare il linguaggio e la sua cultura per affascinare gli altri. 
I cosiddetti reality sono il perfetto palcoscenico per tali persone, uomini e donne, non si spiegherebbe altrimenti il gran numero di stagioni di programmi che possiamo trovare alla tv in tutti i paesi europei e non solo.
I reality sono lo strumento perfetto per mostrare dei narcisisti all'opera, sfide, baruffe, amorazzi e congiure tra uomini e donne per apparire e vincere in notorietà e fare salire l'audience. Dapprima i personaggi sono amati e seguiti quasi morbosamente, poi nella stragrande maggioranza dei casi "esplodono" in litigi, pianti, parolacce e vengono di conseguenza esclusi e lasciano il reality affranti.
Questa è l'essenza dei reality, moderno colosseo in cui i gladiatori-narcisi combattono ed alla fine soccombono tra le invettive del pubblico televisivo. Quasi ogni puntate prevede che qualcuno dei partecipanti vada in crisi, si comporti male o esploda a piangere, così il pubblico resta incollato al televisore per vedere sadicamente la fine del malcapitato.
Un ulteriore campo in cui i narcisisti proliferano è nei social media, in primis Facebook. Umberto Eco ha avuto parole pesanti per le troppe persone che usano e, soprattutto abusano, di tali strumenti, egli scrive: 

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».  

Se ad imbecilli sostituiamo narcisisti, credo che il quadro sia più chiaro. Troppe persone scrivono, postano foto, selfie e fanno commenti spinti dal loro narcisismo e spesso i commenti scadono nell'invettiva e nell'offesa...
Riassumendo possiamo dire che così come il narcisista velocemente si guadagna simpatia e consenso da parte degli altri, altrettanto velocemente si instaura ostilità nei suoi confronti e le persone si allontanano.
Questo soprattutto perché il narcisista è anche un manipolatore ed alla lunga tale comportamento di sicuro darà fastidio e sarà chiaro essere a solo vantaggio del narcisista. 
Vi chiederete: ma il narcisista si accorge di ciò o ne è totalmente inconsapevole?
Nella stragrande maggioranza dei casi agisce così perché si tratta della sua personalità e non gli è possibile "vedere" in azione tale meccanismo psicologico, altrimenti potrebbe evitare la fine ingloriosa della sua notorietà ed il compatimento.
Ma non sentiamoci troppo in colpa, a tutti noi è capitato di conoscere e frequentare anche per lungo tempo dei narcisisti, poi però ce ne siamo accorti e abbiamo preso le distanze, se non abbiamo avuto addirittura uno scontro con tali persone.
Ricordo ancora le parole di un professore a Padova, ci diceva che il male della contemporaneità è proprio il narcisismo. Parole sagge, pronunciate tanti anni fa...!




La terapia individuale o di coppia

Roberto è convinto che alcune vicende familiari del suo passato lo hanno turbato e gli hanno lasciato delle fragilità emotive. Non si è mai sentito di affrontare tutto ciò negli anni ma da qualche mese ha conosciuto una ragazza, di cui è innamorato e sente giunto il momento di iniziare una psicoterapia. 
E' implicito in ciò il seguente ragionamento: ho nella mia storia personale delle vicende che mi hanno fatto soffrire ma è giunto il tempo di affrontare i miei fantasmi per potere vivere appieno la mia relazione con Carmen. Come dire: meglio tardi che mai, ma gli esseri umani sono fatti così...
Questa è una "classica" domanda di terapia che può ricevere uno psicologo magari come inizio di una psicoterapia.
Però le cose possono complicarsi: Roberto racconta che sta bene con Carmen, entrambi gioiscono dell'essersi incontrati, oltretutto in terra straniera (guarda caso in Francia) e stanno pensando entro pochi mesi di affittare un appartamentino e andare a convivere.
Roberto, pur convinto di "dovere guardare" dentro di sé vorrebbe che anche Carmen partecipasse ai colloqui, dato che talvolta non si "capiscono" ed hanno momenti di freddezza, superati poi per l'amore che sentono l'uno per l'altra.
Ora la domanda di Roberto si articola diversamente, non c'è solo lui che chiede di fare dei colloqui, vorrebbe coinvolgere anche Carmen, che però sa non essere disposta a recarsi da uno psicologo per timore e vergogna.
La posizione dello psicologo è chiara e netta: se una persona non se la sente di partecipare va assolutamente rispettata la sua volontà, pur consapevoli di eventuali pregiudizi e timori.
Roberto chiede anche allo psicologo di "convocare" Carmen (a fin di bene ovviamente!) ma il terapeuta lo invita, all'interno della coppia a porre la questione come un proprio desiderio o bisogno, senza forzare Carmen, tanto in questo modo sarebbe solo inutile e fonte di ulteriore diffidenza.
Roberto per alcuni mesi viene da solo ai colloqui pur occupando gran parte della seduta nel racconto della relazione con Carmen. Spesso si lamenta che la sua ragazza proprio non lo vuole accompagnare in seduta perché è convinto che una "terapia di coppia" sarebbe molto meglio per loro e cerca di "forzare" lo psicologo a vedersi tutti e tre assieme.
In queste situazioni mi oriento così: ogni caso è a sé, ritengo non esista una soluzione giusta ed una sbagliata. Lavoro con la persona che mi ha chiesto i colloqui, cerco poi di sondare la disponibilità del partner e in caso negativo prendo atto di ciò. Se il partner si rivela possibilista, con l'assenso della persona che è già in cura, fisso un colloquio che potrebbe essere individuale o di coppia se le persone, ovviamente, sono concordi.
Questo passaggio potrebbe essere preliminare ad un cambiamento di setting quindi trasformare la psicoterapia da individuale a terapia di coppia, oppure lasciare invariato il quadro clinico.
Se siete curiosi vi dico che Roberto continua il suo percorso individuale dato che Carmen, sino ad oggi, non ha voluto seguirlo in seduta.
Vedremo poi...









Gli attacchi di panico


         
Carlo sale in macchina per tornare a casa dal liceo di Milano ove insegna come supplente di latino e greco. Sta per avviare l'auto quando si rende conto che il suo cuore va a mille e quasi gli manca il respiro.
Cerca di calmarsi, è completamente sudato, vorrebbe uscire dall'auto per chiedere aiuto ma è come "bloccato", in preda ad un'ansia smisurata e, apparentemente, senza motivo.
Cerca di respirare lentamente ma con scarsi risultati, si sente immerso in una sensazione di impotenza che lo spaventa tantissimo.
Dopo alcuni minuti, che a lui sono sembrati ore, un collega si avvicina alla macchina, intuisce che qualcosa non va e dopo avere aperto la portiera gli parla e tenta di rassicurarlo...
Poco alla volta Carlo sembra riprendere il controllo su di sé, il cuore rallenta il suo battito e il sudore si asciuga. Le parole del collega sembrano averlo riportato alla vita!
Carlo dopo tale episodio si è rivolto al suo medico di base per cercare di capire cosa gli era successo, ed il sanitario, attento e preparato, dopo avere escluso evidenze mediche, ha parlato di attacco di panico ed anziché prescrivere i soliti ansiolitici gli ha suggerito di consultare uno psicologo per affrontare tale sofferenza.
L'attacco di panico può accadere a ciascuno di noi, senza predilezione di età, sesso o che,  e sembra essere in gran aumento nella nostra epoca. 
Potremmo descriverlo come un subitaneo impatto con il terrore, un sentimento di impotenza che ci annienta, l'idea di "essere perduti".
La psicoanalisi ha molto studiato l'attacco di panico e colto nella difficoltà della persona che ha tale sofferenza l'impossibilità di soddisfare aspettative, aspirazioni, obiettivi di altri o che egli stesso si prefigge al punto da non ascoltare e considerare i propri bisogni, desideri e … limiti!
Scrivevo prima che tale sofferenza è sicuramente in grande aumento nel nostro tempo: ciò darebbe corpo all'interpretazione che se le aspettative sociali, lavorative, di performance dei nostri anni sono sempre più elevate, molte persone si trovano in conflitto tra ciò che la società esige loro ed i propri desideri e le proprie aspettative. Possiamo leggere l'attacco di panico come una sofferenza, un conflitto tra la persona e la pressione della società. La persona cerca di adeguarsi, accelera, stringe i denti e non ascolta i propri desideri profondi o sacrifica quanto di più intimo ha in se. L'attacco di panico lo pietrifica, lo spaventa e gli ricorda che prima ci sono le sue istanze emotive e sociali, poi le aspettative della società.
Il nostro Carlo intraprende un percorso di psicoterapia ed in tempi brevi mette a fuoco l'aspetto conflittuale tra il diventare ciò che i genitori (pur legittimamente) gli chiedono, ovvero essere un bravo insegnante di latino e greco di un liceo milanese, dato che i familiari hanno fatto tanti sacrifici per farlo studiare (è figlio unico) ed un profondo desiderio di recarsi a fare l'insegnante in sud America, con un'associazione che ha conosciuto un anno prima.
Dare ascolto ai genitori, che ama tantissimo, o dare ascolto a Carlo?
L'attacco di panico colpisce come un fulmine, non si può aspettare altro tempo, occorre capire cosa è in gioco per la persona, senza ipocrisie e false soluzioni.
Carlo da qualche anno è in Ecuador, a Quito, in una scuola ove insegna la lingua italiana a bambini e ragazzi. Ogni tanto facciamo ancora una chiaccherata, magia di Skype che ci permette di parlare e vederci pur essendo così lontani.

Photo by Niklas Hamann on Unsplash



Salute e benessere senza frontiere

   
Dal mese di giugno con l'amica Caterina Luchetti abbiamo messo on-line un Blog che abbiamo chiamato "Salute e benessere senza frontiere". A qualcuno potrebbe apparire pretenzioso ma il nostro intendimento è quello di fornire consigli, suggerimenti e idee attorno al tema della salute, sia negli aspetti medici che nell'accezione più estesa di "benessere".
Benessere che crediamo fortemente legato ad uno stile quanto più possibile di vita sana, attività fisica commisurata all'età ed alla tipologia fisica, ricerca di spazi ricreativi e creativi, soprattutto in contatto con altre persone. Crediamo altresì fortemente che essendo l'essere umano "animale sociale", ha bisogno per stare bene e dare senso alla propria esistenza di legami sociali ed affettivi con altre persone.
Senza frontiere: vivere a Nizza significa essere a pochi chilometri dall'Italia e potere usufruire di questa posizione a cavallo tra i due paesi, paesi per molti versi simili ma al contempo diversi per le proprie storie. Senza frontiere soprattutto per non volere isolare noi italiani dal contesto culturale del paese che ci accoglie e consapevoli che la Francia ha offerto a molti di noi opportunità di lavoro e di vita che nella spendida Italia avevamo difficoltà a realizzare.
Se avrete la pazienza di scorrere il Blog troverete oltre ad una breve presentazione di Caterina e mia alcune sezioni su benessere, corpo e spirito, animali e psicologia-psicoterapia.
Il tema del benessere è ampio e si può osservare da diverse angolazioni, con consigli e piccole astuzie, la sezione corpo e spirito è curata da Caterina esperta e "Maestra" di diverse discipline di provenienza orientale o cinese. Nella sezione animali ci avvaliamo soprattutto della preziosa collaborazione di Laura Cutullo, veterinaria milanese, che ha sempre seguito i nostri due gatti Silver e Charlie anche quando sono andati oltre frontiera..!
Psicologia e psicoterapia, da me curata, è la sezione rivolta ad approfondire e conoscere alcune tematiche Psi.
Abbiamo poi alcune rubriche: il Qi Gong, curata da Caterina, le ricette del mese dato che il cibo è (e dovrebbe essere) piacere e salute al contempo ed il personaggio del mese. Abbiamo iniziato con l'intervista ad un visionario Chef giapponese (senza frontiere...) per poi proseguire con altri Chef italiani e non, "sacerdoti" dei riti legati al cibo ed al gusto.
A mano a mano si potranno aggiungere altri collaboratori con nuove rubriche o contributi originali sempre legati al tema centrale della salute e del benessere.
Aggiungeremo interviste di personaggi legati al mondo dello sport, al benessere, all'arte ed alla cultura. Al momento siamo "giovani" ma appena possibile vorremmo avere partenariati con altre realtà del territorio, Blog, Associazioni, Web Magazine e Radio della Costa Azzurra per fornire un servizio di qualità ai nostri lettori.
Caterina ed io ci siamo incontrati per caso a Nizza ed il Blog è nato dal desiderio di entrambi dato che:

« Le montagne stanno ferme, ma gli uomini si incontrano » proverbio russo.

Buona lettura, da Massimo e Caterina.

https://senzafrontierebenessere.com/