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Ah la nostalgia...! - (parte terza)

Nel percorrere i duemila chilometri tra Srinagar e Katmandu siamo passati da Amritsar, luogo sacro per i Sikh, con il famoso Tempio d’Oro, conosciuto in tutto il mondo. I Sikh, riconoscibili dalla caratteristica fascia sui capelli, devono comportarsi onestamente e condurre una vita sobria ed è loro proibito bere, fumare e mangiare carne animale. Le donne poi sono trattate alla stregua di sorelle, madri o figlie e quindi assai rispettate. Nel lungo percorso abbiamo attraversato zone di religione musulmana e potuto visitare alcune moschee.
Una delle innumerevoli moschee

Quello sono io obbligato a mettere una palandrana nera per visitare la moschea...
Alla fine del nostro estenuante viaggio per il Nepal abbiamo raggiunto la sua capitale Katmandu.
Ci è parsa una città animata e coloratissima, con due anime che convivono: luoghi di culto e di devozione e luoghi di svago simil-occidentali. Abbiamo anche incontrato molti giovani europei che vivevano li da anni ma che ci sono apparsi “perduti” e alla ricerca di non si sa bene cosa… se non all’utilizzo di droghe di ogni genere. 
La valle di Katmandu
Effige della Kumari al vecchio Palazzo Reale
A Katmandu è venerata sia dai buddisti che dagli induistisi la vergine bambina o Kumari, rinchiusa in un palazzo di pietra rossa ed abbigliata sempre di rosso. L'attuale Kumari Reale è Trishna Shakya. Verrà sostituita all'arrivo della prima mestruazione o a seguito di perdite di sangue (basta un piccolo graffio) o malattia, infatti per restare pura la Kumari non può ricevere le cure di alcun medico. La Kumari reale di Kathamndu è colei che pone la Tika, il sacro segno rosso, sulla fronte del Re e con il suo potere di Dea vivente può portare prosperità alla popolazione del Nepal. Vive praticamente segregata nella sua "prigione dorata" e deve sempre atteggiarsi a Dea vivente e dispensare serenità, lungimiranza e pace al Re del Nepal, ai suoi familiari ed alla popolazione tutta. Attualmente il Nepal è una Repubblica ma l'ultimo Re è ancora venerato e considerato una manifestazione del dio Vishnu.
La piazza Durbar a Katmandu
A Katmandu come scrivevo prima vi sono molti locali "occidentali": bar, fast food, negozi di souvenir ed alimentari. Ricorderò sempre che abbiamo mangiato un ottimo cream caramel (veramente due o tre) e bevuto Coca Cola in un bar non lontano dal nuovo Palazza Reale, tanta era la fame di cose dolci che avevamo, dopo tanti giorni di cibo "vegetariano".
Per visitare i dintorni di Katmandu abbiamo noleggiato delle biciclette e Nicola ed io ci siamo fatti confezionare da un sarto locale dei meravigliosi pantaloni rigati, comodi per i nostri continui spostamenti su due ruote nella valle, ricca di cittadine da visitare.
Stupa di Swayambhunath
Assai famoso è lo Stupa di Swayambhunath luogo sacro per i buddisti ed antico complesso religioso situato in cima ad una collina nella valle di Kathmandu ad ovest della città. È anche conosciuto come il Tempio delle scimmie per via delle numerose scimmie che popolano il sito.
Un'esperienza davvero forte ed a momenti difficile da sopportare è rappresentata dalla visita al Tempio di Pashupatinath che è il più importante tempio induista del Nepal. Si trova lungo il corso del fiume Bagmati ed è consacrato al dio Pashupati, manifestazione di Śiva. È uno dei sette gruppi di monumenti che permettono alla valle di Kathmandu di essere considerata patrimonio dell'umanità.
Pashupatinath: i fedeli al bagno rituale
Una salma in attesa di essere bruciata
L'inizio della cerimonia di cremazione. In bianco gli "addetti"
Gli induisti credono che la loro anima si potrà incarnare nuovamente se i loro corpi, prima di essere cremati, saranno avvolti in sudari arancioni, bagnati con l'acqua del fiume sacro Bagmati e cosparsi di petali di fiori. La salma poi viene messa sulle cataste di legna e darà fuoco il figlio maggiore per il padre ed il figlio minore per la madre. Le ceneri sono poi disperse nell'acqua del fiume sacro. Noi abbiamo assistito dalle scalinate alla devozione dei fedeli, attorniati da scimmiette dispettose ed a tratti aggressive, solo con i turisti però! Il Tempio è frequentato da molti bambini, malati o mutilati, senza un braccio o una gamba, in cerca di elemosina o qualcosa da mangiare. Esperienza terribile per noi, nell'assoluta indifferenza dei fedeli! Ma l'India è così, magia e sofferenza al contempo.
Altra visita è rappresentata dalla cittadina di Patan, poco distante da Katmandu. Patan è considerata la più antica tra le città reali nella valle di Kathmandu e l'UNESCO l'ha dichiarata patrimonio dell'umanità. La piazza centrale, Durbar Square vede templi, idoli, cortili e fontane mete di devoti e turisti. Il tempio più importante è dedicato a Krishna, anche se, occorre ricordarlo, Patan è un centro di devozione sia per gli induisti che per i buddisti, che convivono pacificamente.
Patan, Durbar Square
Patan, fontane di devozione
Patan, Durbar Square
Patan, Durbar Square
Patan, Durbar Square. Nicola alla sommità (notare i magnifici calzoni colorati)
Patan, Durbar Square


Il nostro viaggio volge al termine, da Katmandu torniamo a Delhi per imbarcarci su un volo PanAm (allora esisteva) per Roma e poi rientro alle nostre case. E, come ho sentito dire da un anziano indù: "Tu occidentale non puoi fare nulla per cambiare l'India, ma l'India certo ti cambierà". Come non dargli ragione!

P.S. le foto sono tutte mie, allora si usavano gli apparecchi fotografici caricati con pellicole per diapositive che poi erano riversate in foto classiche. Ovviamente con perdita di definizione e luminosità... Spero non me vogliate!

Il 25 aprile del 2015 un terribile terremoto ha scosso il Nepal con magnitudo locale 7,8 ed epicentro a 34 chilometri a sud-est di Lamjung. Il sisma ha provocato più di 8.000 morti e danni ingentissimi in Nepal e nelle zone himalayane di India, Cina, Bangladesh e Pakistan. Oltre alle drammatiche perdite umane anche la torre Dharahara situata nella piazza Durbar di Katmandu e gran parte del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO in Nepal sono andati distrutti.




La grotta di Amarnath ed il Festival di Hemis - Ah la nostalgia...! - (parte seconda)

La grotta di Amarnath è uno dei luoghi più sacri dell’induismo ed occorre salire sin oltre 4.000 metri tra le montagne del Kashmir indiano. I devoti pregano un grande blocco di ghiaccio formatosi nel tempo dal gocciolare dell’acqua che scende all’interno della caverna alta ben 40 metri.
Il Lingam di Shiva
Questa formazione di ghiaccio, venerata come lingam di Shiva, è il simbolo fallico devozionale di questa divinità conosciuta come una delle forme primarie di Dio; nella religione indu il lingam rappresenta sia la forza maschile (la Conoscenza), sia quella femminile (la Saggezza). Il pellegrinaggio si svolge nel periodo tra i primi di luglio sino al 29 agosto di ogni anno e centinaia di migliaia di persone si inerpicano a piedi in fila indiana per raggiungere la grotta. Va detto che i sentieri sono ripidi, ghiaiosi e molte persone cadono o si feriscono nel corso della salita, ma nessuno demorde per la devozione a Shiva. Gli ultimi sei chilometri sono davvero ripidi e la mancanza di ossigeno è per noi fonte di notevoli sforzi per compiere l’ultimo tratto. Il paesaggio è maestoso tra cascate che scendono tra i monti e le vette aguzze delle montagne attorno alla grotta. Gli antichi testi sacri dell’induismo parlano già della grotta di Amarnath, che si narra essere stata scoperta da un pastore. Noi abbiamo fatto l’ascensione con dei cavalli, che sovente camminavano a filo del sentiero a strapiombo sulla valle, ma probabilmente a piedi non saremmo mai arrivati… intendo vivi!
Gli ultimi chilometri per la grotta
Quello sono io, e stava per scatenarsi una pioggia torrenziale...

Eccoci con i nostri cavalli
Il nostro "campo base"
Quasi 4 ore di ascensione per giungere alla grotta, con i nostri cavalli, mentre la stragrande maggioranza delle persone percorreva a piedi (molti senza scarpe) il sentiero sempre più scosceso.
Dopo la visita alla grotta, qualche foto ed esserci ripresi dallo sforzo abbiamo intrapreso la via del ritorno sempre a cavallo ed ecco che si è scatenato un bell’acquazzone. Le ore di ritorno sono state un martirio sotto l’acqua, eravamo fradici ed infreddoliti e già pensavamo ad una bella polmonite per i giorni a venire…
Si sa l’India è un paese magico e nessuno di noi è stato male, dopo una notte passata a riscaldarci alla meglio al nostro campo base, nemmeno uno starnuto. Shiva è stato misericordioso con noi!
Altro appuntamento che non abbiamo voluto mancare è il Festival di Hemis, con le sue colorate maschere, giochi di abilità, gare di tiro con l'arco e danze rituali e che si svolge all'interno del Gompa di Hemis che è il più grande del Ladakh, ad una quarantina di chilometri da Leh.
Giornate piene di canti, danze, sfilate con bellissime maschere propiziatorie: ogni abitante della zona si abbiglia con maschere coloratissime e partecipa a questa festa collettiva che attrae ogni anno molti turisti affascinati dall'atmosfera che si crea in tutta la valle di Hemis.
L'inizio della festa
La zona turisti
Le maschere propiziatorie
Gli arcieri pronti alla sfida
C'è stato un attimo di panico alla sfida degli arcieri, qualche freccia è passata assai vicino ad alcuni di noi, ma si sa Shiva, che già ci aveva protetto, continuava a vegliare su di noi!
Siamo poi partiti con le nostre fidate 1100 e relativi autisti verso il Kashmir indiano e la sua città più importante: Srinagar, a cavallo tra i laghi Dal e Anchar. Abbiamo optato per la sistemazione sulle House Boat, caratteristiche barche in legno completamente attrezzate come appartamenti, pigramente adagiate sul lago Dal. In effetti sul lago abbiamo potuto riposare, e ne avevamo davvero bisogno, dopo tante settimane ad alta quota con le relative difficoltà di acclimatamento. Tenete poi conto che potevamo bere acqua trattata e purificata con apposite pastiglie, solo dalle nostre borracce, per evitare infezioni batteriche.
Le house boat
I Taxi di Srinagar
Una tintoria sul lago Dal
Il barbiere: donna e uomo

La sosta a Srinagar volgeva al termine, in marcia verso il Nepal e la sua capitale: Katmandu.














Ah la nostalgia...! (parte prima)

Qualche giorno fa stavo sistemando alcune foto nel computer e, per caso, mi sono imbattuto in una cartella che aveva come titolo: Ladakh 1984. Ho aperto il file e sono stato colpito da una forte emozione: rivedere i volti di quei compagni di viaggio, ricordare i luoghi e, soprattutto, gli odori mi ha fatto ritornare a quel viaggio affascinante. Una grande nostalgia mi ha assalito: quanti anni sono passati da allora, ero giovane, pieno di capelli (!) con voglia di vivere e viaggiare, speranzoso in un mondo migliore, motivato al mio lavoro e fortemente impegnato nel "sociale" con tanti altri amici e colleghi. Figlio, anche se giovane, del mitico '68, (avevo conosciuto Mario Capanna in Università Statale a Milano), avevo la percezione che tutto si potesse cambiare e migliorare, largo ai giovani ed alla loro determinazione ad una società più giusta, equa e solidale. Cosa sia rimasto di quel sogno, beh... quello che abbiamo attorno è certamente lontano da quanto sperato e immaginato. I meno giovani ricorderanno una delle parole d'ordine di allora: "Vogliamo tutto e subito...!" Ma non voglio entrare in considerazioni politiche dato che quei tempi sembrano anni luce lontano dagli anni che stiamo vivendo! Vorrei porre attenzione al sentimento della nostalgia, ritorno ad un tempo che fu, ricordo di momenti passati ed emozioni ancora vive che ci fanno piacere da una parte ma dolore dall'altra, dato che non potranno più verificarsi... Noi tutti che viviamo all'estero dobbiamo confrontarci con tale sentimento di nostalgia, anche se non possiamo certo considerarci gli emigrati con la valigia di cartone.
Le motivazioni di tale uscita dai confini d'Italia sappiamo bene quali sono, lavoro, possibilità di mettere su famiglia agevolmente, bisogno di emanciparsi dalle famiglie, ricerca di un'affermazione professionale che spesso in Italia è ben poco riconosciuta...
E poi c'è la nostalgia. Non credo minimanente a coloro i quali mi dicono che non hanno nostalgia di casa, del paese, della città, degli amici, dei familiari, della pizzeria di loro cugino, della spiaggia vicino casa. Nostalgia anche per chi, come noi nizzardi, in mezz'ora possiamo andare a Ventimiglia e parlare in italiano con i negozianti, che sovente ci rispondono in francese...!
Bando alla nostalgia, se vorrete seguirmi vi racconterò un po' di quel mitico viaggio, che dividerò in tre parti per comodità di lettura e non abusare della vostra pazienza.

PARTE PRIMA: il LADAKH
Correva l'anno 1984, a cavallo tra agosto e settembre tredici giovani si incontrano per intraprendere un viaggio con Avventure nel Mondo con destinazione: India, Ladakh e Nepal
Incontro a Roma e partenza per Delhi con sosta tecnica all'aeroporto di Gedda. Ricordo ancora che noi "occidentali" eravamo confinato dietro transenne per non mescolarci con i sauditi, che osservavano con disprezzo noi "infedeli".
Arrivati a Delhi il nostro gruppo ha noleggiato tre auto (uguali alle nostre Fiat 1100) con autisti per raggiungere la cittadina di Leh, capitale del Ladakh, chiamato anche piccolo Tibet. Il Tibet è stato annesso "con dolcezza" dalla Cina ed allora impossibile da visitare, con il Dalai Lama costretto all'esilio. Diversi giorni di viaggio per percorrere i circa 1.000 km su strade terribili, con frequenti soste per aggiungere acqua ai radiatori delle vetture. Tenete conto che siamo ad altezze sul livello del mare oltre i 2.000 metri, quindi per chi come noi non è abituato all'altezza ogni sforzo è una prova di coraggio.
La strada per Leh
Prima di arrivare a Leh abbiamo visitato i Gompa di Lamayuru ed Alchi, luoghi di preghiera e raccoglimento per i buddisti del Ladakh. Dappertutto l'effige di Budda, con lunghe orecchie, simbolo di saggezza. 
Ingresso al Gompa di Alchi
I monaci dalla tunica rossa ci hanno sempre accolto con cortesia e curiosità, hanno avuto pazienza quando li abbiamo fotografati nel mentre delle loro cerimonie, ci hanno offerto the e quanto avevano da mangiare per rifocillarci. Una bevanda molto utilizzata (soprattutto d'inverno e qui il freddo è terribile), è il the con il burro rancido di yack. Dire che per i nostri gusti è orripilante è poco, ma io, solo ed impavido ho accettato l'offerta e bevuto la pozione sotto gli occhi divertiti dei monaci e lo sguardo preoccupato di Nicola, amico e collega di lavoro nonché medico che già mi vedeva rotolare a terra tra gli spasmi...! Ebbene sono sopravvissuto e da allora digerisco anche i sassi!

Un monaco al Gompa di Alchi
Budda al Gompa di Lamayuru
Dopo tanti giorni di viaggio siamo giunti a Leh, che si trova ad oltre 3.500 metri d'altezza. Di grande effetto è il grande palazzo di Leh del XVII secolo, realizzato sul modello della precedente residenza del Dalai Lama (il palazzo del Potala in Tibet), che si affaccia sul bazar e sui labirinti di stradine della città vecchia. 
Un paio di giorni di riposo (si fa per dire) e via per un'ascensione a cavallo per la grotta di Amarnath ad oltre 3.800 metri, per vedere il Lingam di Shiva. La grotta è un importante luogo di culto e di preghiera per gli induisti. Ma ne parleremo la prossima puntata...
Il grande palazzo di Leh






La maggior parte del gruppo alla grotta di Amarnath (3.880 metri)

  











Che cos'è la resilienza

     

Utilizzo questo proverbio giapponese per parlare di resilienza. La resilienza psicologica è la capacità di affrontare le avversità senza "cadere a pezzi" ma uscire rafforzati dall'esperienza. Si tratta di una una capacità che si sviluppa durante tutta la vita e dipende dall'atteggiamento con cui affrontiamo gli ostacoli e i problemi che incontriamo nel vivere.
Ciò significa che gli eventi non sono buoni o cattivi in ​​sé, è l’interpretazione che ne diamo che acquisisce una valenza positiva o negativa. Ne consegue che non sono i fatti, ma le nostre aspettative e la valutazione degli stessi a fare la differenza.

Lo psichiatra e psicoanalista francese Boris Cyrulnik autore (tra gli altri) del libro "Il dolore meraviglioso" compie uno studio sistematico di una serie di casi di bambini sottoposti a traumi violentissimi come gli ex internati nei campi di concentramento nazisti, i piccoli rinchiusi negli orfanotrofi lager della Romania comunista, i piccoli mutilati di guerra e le vittime di abusi sessuali per dimostrare come le sofferenze in tenera età non segnano per sempre il destino delle persone. Sappiamo che per la psicologia infantile le esperienze traumatiche dei primi anni di vita sono considerate basilari per la costruzione della personalità. Ma l'autore mostra che i bambini hanno una capacità di resistenza ai traumi che l'autore definisce, con un neologismo mutuato dalla fisica, resilienza: questo permette anche ai più maltrattati di trovare delle risorse psicologiche per reagire e non avere la vita per sempre segnata da tali accadimenti tragici. Ben inteso questo genere di esperienze drammatiche "segnano" eccome il bambino ma non tutte le persone coinvolte sono distrutte psicologicamente e per sempre. Cyrulnik, di origine ebrea ha vissuto in prima persona eventi tragici da bambino durante l'occupazione tedesca di Bordeaux. Nel 1942 (ha cinque anni) i genitori per salvarlo lo fanno adottare da una famiglia non ebrea ma due anni dopo nel corso di una retata è catturato e confinato con altri ebrei nella Sinagoga di Bordeaux per essere deportato. Si nasconde in una toilette ed è salvato da un'infermiera poi, in modo rocambolesco, raggiunge una zia a Parigi con la quale crescerà. Non vedrà più i suoi genitori, uccisi nel campo di concentramento di Auschwitz. Cyrulnik ha chiaramente detto che questa esperienza personale traumatica lo ha spinto a divenire medico, poi psichiatra e psicoanalista per studiare proprio il tema della resilienza.
Percepirsi solamente nel ruolo di vittima, ruolo rafforzato anche dal contesto e dalle altre persone che ci circondano, può solo farci ulteriore male. La vita non è totalmente spezzata, dal dolore si può rinascere, con fatica, ma è possibile e Cyrulnik ce lo testimonia. Dal dolore, dalla tragedia è possibile trarre energie per reagire e dare senso alla propria vita, anzichè vivere "spezzati" ed inermi.
E' interessante osservare il fenomeno della resilienza anche a livello di comunità di persone e non solo per i singoli. Dopo la tragica alluvione del Polesine nell'anno 1951, a seguito della rottura degli argini da parte del Po, le popolazioni coinvolte non sono riuscite a reagire collettivamente e gran parte delle persone coinvolte sono fuggite per sempre dalla zona, sia in altre parti d'Italia che, addirittura, all'estero. Mentre la città di Firenze, che è sottoposta sovente alle esondazioni dell'Arno come nella tragica alluvione del 1966, si è comportata come una città resiliente. La cittadinanza ha reagito ed il tessuto economico, sociale e culturale comune ha permesso ai fiorentini di restare, ricostruire la città, riattivare i legami sociali e comportarsi davvero come una "comunità resiliente".


 

La lingua italiana e l'esame CELI


Alcuni allievi delle scuole di Nizza durante la prova CELI alla Camera di Commercio Italiana di Nizza

I risultati della classifica 2018 stilata da Ethnologue: Languages of the World, ci riservano una bella sorpresa su scala mondiale, infatti, dopo inglese, spagnolo e cinese, l'italiano è la quarta lingua più studiata, prima del francese. Quest'anno poi celebriamo i 500 anni della morte di Leonardo, nato a Vinci nel 1452 e morto nel 1519 ad Amboise.
L'interesse per la nostra lingua è veicolato dal piacere di milioni di turisti che ogni anno visitano il nostro paese attratti dalle sue bellezze - da nord a sud - dalla gioia e simpatia dei nostri connazionali ed ovviamente dal buon cibo...!
A conferma di tali dati la Camera di Commercio Italiana di Nizza ha attivato numerosi corsi collettivi di italiano, dal livello principianti sino ai più avanzati. Nei corsi studiamo la grammatica, facciamo esercizi, simuliamo situazioni di vita reale, impariamo a leggere quotidiani come Il Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica, leggiamo libri e facciamo conversazione. Conversazione talvolta con il tavolo di lavoro imbandito. Ogni allievo porta qualcosa da mangiare o da bere ed al termine della lezione facciamo festa. Del resto è risaputo che si parla meglio una lingua straniera dopo avere bevuto un buon bicchiere di vino...!
 
Camera di Commercio Italiana di Nizza, fine della lezione: aperitivo
Molti allievi desiderano apprendere la nostra lingua per motivi lavorativi: uffici in contatto con clienti italiani, negozi di Montecarlo, ristoranti della Regione. Sovente necessitano di un iter personalizzato ed individuale, che prepariamo per loro. Facilmente necessitano anche di una certificazione del loro livello di conoscenza dell'italiano, da utilizzare al lavoro.
La Camera di Commercio italiana di Nizza è da molti anni il solo centro riconosciuto nel sud della Francia per la certificazione della conoscenza linguistica dell’italiano con l’esame CELICertificati di Lingua Italiana - in associazione con la prestigiosa Università per Stranieri di Perugia. L’esame CELI consente di avere un attestato linguistico valido in tutta Europa, paragonabile con le altre certificazioni sia per il francese per l'inglese che per altre lingue. L’esame CELI è di difficoltà crescente e va dal livello A1 al livello C2 quindi da chi ha un primo approccio con la lingua fino a chi ha diversi anni di studio alle spalle ed una conoscenza della lingua approfondita. All’interno dell’Università per Stranieri di Perugia opera il CVCL - Centro Valutazione Certificazioni Linguistiche - che prepara il materiale per gli esami scritti ed orali per i vari livelli delle certificazioni.



Nel febbraio dell'anno scorso mi sono recato a Perugia per seguire il corso di formazione per divenire esaminatore CELI e rafforzare lo staff della Camera di Commercio Italiana di Nizza. Il corso è stato molto interessante ed articolato ed ha visto la presenza di oltre trenta partecipanti, le giornate sono state esaurienti anche per i filmati proposti, utili per meglio comprendere come valutare le prove orali dei candidati.
Al termine del corso ho intervistato i nostri due docenti, Roberta Rondoni e Danilo Rini, che cortesemente mi hanno fornito dati ed informazioni sul CELI. Roberta mi ha detto che Il CVCL di Perugia nel corso degli anni ha collaborato con la divisione per le politiche linguistiche del Consiglio d’Europa per avvalorare gli esami CELI ai livelli del QCER (il quadro comune europeo). Roberta aggiunge, con orgoglio, che al momento al CVCL sono gli unici in Italia ad avere il "bollino di qualità" dell’ALTE (Association of Language Testers in Europe) che viene rilasciato attraverso procedure di audit volte a verificare il rispetto degli standard internazionali ed anche un codice etico che riguarda la condotta professionale degli esaminatori. Il ministero dell'Università e della Ricerca (MIUR) riconosce il CELI 3 come attestazione di conoscenza della lingua italiana ai fini dell'iscrizione all'Università in Italia. Roberta ricorda che i certificati CELI hanno una vasta spendibilità perché dietro il lavoro del CVCL c’è anche una ricerca di qualità e di scientificità che va avanti da anni.
Aggiunge Danilo: <<I nostri corsi di formazione sono molto importanti per coloro che vogliono diventare esaminatori perché la prova di produzione scritta degli esami CELI viene corretta a Perugia ma le prove di produzione orale vengono valutate nei vari centri quindi, dato che l'orale è di difficile valutazione, i nostri corsi aiutano gli esaminatori a capire ed applicare correttamente il sistema certificatorio del CELI>>.
Continua Roberta: <<Volevo solo aggiungere che il fatto di incontrare in questa maniera gli insegnanti ci permette di avere un continuo confronto con loro e avere un feedback sulla stessa qualità dei nostri esami e un riscontro sul lavoro che facciamo. Ciò è molto importante infatti i vari processi di revisione che intraprendiamo nei nostri esami nascono spesso dagli input che ci vengono forniti dagli insegnanti stessi>>.
Ho chiesto anche "un po’ di numeri" rispetto agli esami CELI.
<<Abbiamo un centinaio di centri di esami in Italia ed altrettanti in Europa, oltre 400 in tutto il mondo. Abbiamo formato qui a Perugia oltre 2000 persone nel corso degli anni e quest'anno contiamo di arrivare a 25.000 prove di esame sui vari livelli del CELI, un anno particolarmente importante per l'interesse nei confronti della nostra bella lingua...!>>. 
Con grande piacere qui a Nizza ci siamo trovati nelle varie sessioni di esami CELI (estiva ed autunnale) ad esaminare non solo adulti ma tanti adolescenti delle scuole della città e dintorni, davvero preparati e motivati. Ovviamente offriamo anche corsi di preparazione all'esame CELI, con simulazione dell'intera prova. Il nostro scopo è condurre i corsisti ad affrontare l'impegnativa prova - parte scritta ed orale - al meglio, con il nostro contributo. Dimenticavo: domani, sabato 25 maggio abbiamo da esaminare 13 candidati di alcune scuole di Nizza per la prova CELI 3 adolescenti B2. Da parte mia un grande "in bocca al lupo" ai ragazzi, noi faremo al meglio la nostra parte per una giornata di lavoro che si annuncia impegnativa ed importante per tutti i partecipanti.



          

L'esperimento della prigione di Stanford

Photo dal film: "The Stanford Prison Experiment"
Cosa succede se si mette della brava gente in un posto “cattivo”? Riuscirà il bene a vincere sul male o, piuttosto, trionferà il male? Può una persona buona commettere atti malvagi? Qual è il limite attraverso il quale nelle persone si scatena il male? Sono le situazioni in cui veniamo posti che determinano il nostro comportamento?

Nell'anno 1971 Philip Zimbardo, docente di Psicologia all'Università di Stanford ideò un'esperimento che intendeva riprodurre una situazione carceraria con dei volontari per studiare il loro comportamento. Nei sotterranei di un edificio fu ricostruito un carcere ove fare interagire 24 studenti universitari per svolgere i ruoli di detenuti e guardie. Tutti i ragazzi vennero intervistati e sottoposti ad una batteria di test di personalità al fine di eliminare quelli con problemi psicologici, malattie o precedenti criminali e/o di abuso di droghe. I volontari decisero di partecipare per un periodo di due settimane in cambio di 15 dollari al giorno. 12 diventarono guardie carcerarie, gli altri 12 i loro prigionieri. In questo esperimento non c’erano mezze misure; affinché lo studio potesse essere efficace, doveva avvicinarsi il più possibile all’esperienza reale dei prigionieri e delle guardie.
I “prigionieri” vennero arrestati e prelevati con una macchina della polizia a sirene spiegate, mentre svolgevano le loro attività quotidiane. Poi furono loro rilevate le impronte digitali, furono bendati e messi in una cella, spogliati e perquisiti. Venne loro data una divisa e un numero.
Gli altri partecipanti vennero trasformati in guardie e perciò vestiti in uniforme e dotati di manganello.
Ogni cella ospitava tre prigionieri e comprendeva tre lettini. Altre camere erano utilizzate per le guardie carcerarie. Uno spazio molto piccolo era designato come la camera di isolamento “il buco”, e un’altra piccola stanza serviva da cortile della prigione. Zimbardo e collaboratori osservavano il comportamento dei prigionieri e delle guardie con telecamere nascoste e microfoni. 
Dopo solo due giorni dall'inizio dell'esperimento accaddero i primi episodi di violenza tra i "detenuti" e le "guardie". Scontri sia verbali che fisici, intimidazioni ed umiliazioni. I detenuti spesso non obbedivano agli ordini ed alle consegne delle guardie che erano sempre più aggressive e sadiche nei confronti dei prigionieri. Al quinto giorno vi fu una rivolta da parte di alcuni prigionieri e la rappresaglia delle guardie fu rapida e brutale: vennero rimossi i letti dalle celle, i "rivoltosi" furono sbattuti in isolamento e tutti i “prigionieri” incominciarono ad essere picchiati. Al sesto giorno la situazione stava volgendo al dramma. Sconcertato, Zimbardo decise di interrompere immediatamente l'esperimento. 
Ma a quali effetti erano andati incontro le persone coinvolte?
I giovani che precedentemente all’esperimento si erano dichiarati pacifisti, nel loro ruolo di guardie, umiliarono e aggredirono fisicamente e verbalmente i “prigionieri”; alcuni di essi addirittura segnalarono piacere nel farlo.
I “detenuti", nel frattempo, cominciarono rapidamente a mostrare i classici segni del crollo emotivo, assomigliavano a prigionieri di guerra o pazienti di un ospedale psichiatrico. 
Lo stesso Zimbardo ammise di essersi immerso nel ruolo di “direttore della prigione”. Uno dei risultati più importanti dell'esperimento fu proprio la sua personale trasformazione in una figura istituzionale rigida; una figura più interessata alla sicurezza della sua prigione piuttosto che al benessere dei suoi partecipanti. Zimbardo stava perdendo il contatto con la realtà, la "prigione" era divenuta la sua realtà e lui si stava trasformando in Lucifero! Alla divulgazione dell'esperimento vi furono molte critiche, venne anche definito immorale. Al di là del giudizio sull'esperimento, però occorre porsi qualche interrogativo: in quale momento od in quale situazione una persona "normale" attraversa il confine tra il bene ed il male? Scrive Zimbardo: 
Possono avvenire trasformazioni del carattere umano in nuove  “situazioni sociali”, in cui le forze situazionali sociali sono sufficientemente potenti da riuscire a sopraffare, o a sopprimere temporaneamente, attributi personali di moralità, di compassione, o senso di giustizia.
Studi successivi (Penitenziario USA di Rikers, 1995) hanno cercato di comprendere come le guardie possano non percepire sensi di colpa derivanti dalle violenze inflitte ai detenuti. Alcune guardie non si rendevano davvero conto della tragica trasformazione in aguzzini, sul posto di lavoro. In quel carcere i livelli di violenza contro i detenuti erano così alti che molte guardie furono ufficialmente accusate di aver inflitto gravi aggressioni ai prigionieri e condannate a pesanti pene.
Molti ricorderanno le drammatiche immagini della prigione di Abu Ghraib, soldati e soldatesse che umiliavano e torturavano i prigionieri, con tanto di foto e selfie mettendosi in posa e sorridendo...
lo stesso Zimbardo suggeriva che gli abusi di Abu Ghraib potrebbero essere stati esempi reali degli stessi risultati osservati nel suo esperimento. Non a caso nel 2004 in qualità di perito partecipò al processo contro i militari americani colpevoli delle vessazioni sui prigionieri nel famigerato carcere iracheno.
Scrive Zimbardo nel suo libro:
Il male è l’esercizio del potere di nuocere intenzionalmente (psicologicamente), di procurare dolore (fisicamente), o distruggere (mortalmente o spiritualmente) altri. Solo poche persone sono in grado di resistere alla tentazione di cedere al potere e al dominio"
Philip G. Zimbardo, L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa?, Raffaello Cortina, Milano 2008


l'amico Bruno Capaldi

  
Bruno Capaldi

Bruno Capaldi è stata una delle prime persone che abbiamo conosciuto quando ci siamo trasferiti, mia moglie ed io, a Nizza nel settembre 2013. La prima volta alla sede del Comites, di cui era membro, oltre ad essere uno dei quattro eletti del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE). Ci eravamo rivolti a lui perchè non riuscivamo ad avere informazioni precise rispetto alle pratiche da svolgere per l'iscrizione all'AIRE, per l'assistenza sanitaria (la Carte Vitale) e tutto ciò che concerneva la fiscalità italiana in rapporto a quella francese. Già allora su alcuni gruppi Facebook era possibile trovare informazioni e risposte, sovente però contraddittorie tra loro. Con questa confusione siamo giunti al RDV. Ricordo ancora l'incontro: appena entrati Bruno ci ha fatto accomodare ad una scrivania colma di dossier, ci ha offerto un caffè e chiesto alcune cose di noi per inquadrare la situazione e poi con chiarezza ci ha indicato le procedure da seguire per l'iscrizione immediata all'AIRE e per regolarizzare la nostra posizione sanitaria con la CPAM. Parole chiare, dirette che ci hanno rassicurato soprattutto alla luce della mia (allora) situazione di lavoratore trans-frontaliero, piuttosto difficile da inquadrare.
Bruno ci ha chiarito che gli aspetti sanitari, previdenziali e di sicurezza sociale sono definiti da regolamenti europei, come quello in vigore tra Italia e Francia. Materia complessa che va conosciuta appieno. Siamo usciti dall'incontro rassicurati, avevamo le idee chiare, oltretutto Bruno ci avrebbe assititi passo passo sino alla regolarizzazione della nostra posizione. Detto, fatto.
 
Maratona di Nizza
Quasi per caso abbiamo poi scoperto che Bruno ha una preparazione atletica invidiabile, è un appassionato maratoneta, ha corso per tanti anni sia in competizioni in Francia che in Italia. Cosa volete, con alcune persone nasce una simpatia, un affetto, una stima per il loro modo di porsi, per l'affabilità e la generosità d'animo... e così è stato con Bruno. Ho scoperto anche che Bruno aveva già assistito mia mamma tanti anni prima quando si era trasferita a Nizza da pensionata! Nel corso degli anni Bruno ci ha ancora assistito per aspetti fiscali francesi o italiani, che sovente erano di difficile comprensione anche per gli expert comptable di Nizza. Nemmeno Bruno sa a quante persone ha risolto dossier complicati o totalmente bloccati magari all'INPS, nel corso di tanti anni, con il suo lavoro all'INAS.
Patronato INAS-CISL di Nizza che ha inaugurato nel gennaio 1989 per seguire le molte pratiche di connazionali installati o residenti in questa parte della Francia. Quando vado a salutarlo in ufficio lo trovo indaffarato, con vari dossier sul tavolo e battuta sempre pronta sia di persona che al telefono per le domande più svariate e complesse. Il Patronato INAS è cresciuto, ora ha diverse collaboratrici ed ha permanenze in altre cittadine della Regione Paca.
Di sicuro la passione di Bruno per il suo lavoro attinge alla lunga precedente esperienza di sindacalista in Francia, soprattutto presso aziende chimiche come la ICI di Marsiglia, in anni in cui essere un lavoratore italiano in Francia non era certo facile!
Ora Bruno è in pensione, ovviamente avrete capito che per lui stare fermo è impossibile, curioso ed attivo com'è. Non a caso Bruno offre sempre consulenza a chi avesse bisogno di chiarire aspetti previdenziali, fiscali e di vita qui in Francia, tramite RDV da prendere all'INAS-CISL.
Se avete bisogno di fare chiarezza sulla vostra posizione qui in Francia, ora sapete bene a chi rivolgervi in totale fiducia.



Sede INAS-CISL di Nizza