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Giurato per il concorso di pasticceria per amatori al salone Pain, Amour e Chocolat di Antibes


Le sette torte del concorso

Anche questa esperienza mi mancava….Nella splendida cornice dell'esplanade du Pré des Pecheurs al porto di Antibes, in occasione del Salone Pain, Amour et Chocolat, organizzato dalla Camera di Commercio Italiana di Nizza, sono stato invitato a fare parte della giuria per il concorso di pasticceria per non professionisti.
Domenica 14 febbraio (S. Valentino), si è svolto il concorso che vedeva la sfida tra le torte realizzate da amatori, e presentate al Salone.
Dato che mi sono sempre occupato di temi legati all'alimentazione, dal mio vertice di psicologo, mi è sembrato davvero curioso e intrigante sperimentare questo non facile compito, oltretutto di fronte ad un nutrito pubblico interessato e partecipe alla sfida.
Composizione della giuria: alla mia destra avevo Roxane, simpatica e solare signora ben conosciuta in Francia per la partecipazione sul canale televisivo M6 al concorso "migliore pasticcera".
Poi il notissimo Chef Christian Morisset, spesso presente a queste manifestazioni per l'elevata professionalità e Patrice Colomb in rappresentanza del Municipio di Antibes.
Ed io come rappresentante della Chambre de Commerce Italienne, goloso ed amante di quasi tutti i tipi di dolci...



La giuria: Morisset, Colomb, Roxane ed io

Le torte in gara erano sette, da giudicare in base a tre parametri: presentazione visiva, gusto (sapore) e tema della torta, nella classica valutazione da 1 a 10.
Compito non semplice, soprattutto per un non addetto ai lavori come me, anche se mi sono ben concentrato sul compito affidato, riempiendo un foglio fitto di appunti per dare valutazioni "oggettive", come richiesto dal concorso.
Dopo le sette degustazioni e vari giri di commenti e valutazioni per gli assaggi, controllo degli appunti e trasformazione delle note in cifre, per il voto finale.
La giuria ha espresso unanime voto, devo dire che anche io mi sono ritrovato concorde con le dotte osservazioni degli altri giurati. A quel punto indicazione delle tre torte vincenti, con mio piacere una era di una signora italiana, felice e sorpresa di tale risultato, per me meritatissimo…!
Avreste dovuto vedere quanta partecipazione di pubblico al concorso, quanta felicità di grandi e piccoli per potere seguire la sfida e poi assaggiare le torte, tra sorrisi e complimenti alle partecipanti.
Magia del cibo, dolcezza, serenità, gioia, allegria e condivisione…. Tanto le diete iniziano di lunedì, domenica si da spazio al piacere.

Giurati, vincitrici e Direttore della Camera di Commercio Italiana di Nizza





Il tradimento nella coppia






Negli ultimi anni sono rimasto colpito perché diverse persone che avevo seguito in psicoterapia anni addietro mi hanno contattato per parlare ancora con me.
Direte voi, niente di strano, se il rapporto è stato positivo, piuttosto che rivolgersi ad uno psicologo sconosciuto, si telefona al "vecchio psi”.
Ma ciò che mi ha colpito di più è il motivo di queste consultazioni dopo anni, ovvero crisi di coppia che avevano a che fare con un tradimento di lui o di lei.
Si sente spesso dire o si legge che, di questi tempi, le separazioni dovute a tradimenti sono tantissime, quasi un’epidemia…
Ho sempre pensato che quando si scopre un tradimento, si può reagire allo choc in due modi diversi: rivolgersi all'avvocato o allo psicologo. Per quanto attiene l'avvocato, credo che affidarsi ad un bravo professionista è davvero importante per gestire la crisi profonda, soprattutto se ci sono figli, magari anche piccoli.
Se ci si rivolge allo psicologo la partita si gioca in modo diverso, in cuor mio penso sempre che probabilmente qualcosa si può tentare, in riferimento alla coppia, senza per questo sperare che lo psicologo possa fare da "salvatore" della coppia.
La persona "tradita" inizia una serie di colloqui, dolorosi e penosi per se e, credetemi, anche per lo psicologo, dato che alcune storie sono davvero brutte.
Appena ritengo possibile, e con l'assenso del-della paziente, chiedo che possa partecipare agli incontri anche il partner.
Non è facile gestire questo "passaggio" da due a tre, che ritengo essenziale per un lavoro terapeutico sulla coppia, con l'assunto, ben inteso, che lo psicologo ha da essere equidistante dai due.
L'esperienza mi ha insegnato che per diversi mesi la barca della coppia (con annesso psicologo) è nel bel mezzo del mare in tempesta con lampi, tuoni e onde alte tre metri.
Se non si affonda subito (ed è possibile) anche con l'aiuto del migliore psicologo del mondo, allora comincia ad emergere un pezzo di storia antecedente il fattaccio che riguarda davvero l'equilibrio di quella coppia prima dei drammatici eventi del tradimento.
Quando il mare si è un pò calmato, domando sempre alla coppia quand'é che si sono perduti, cos'è successo perché diventassero soci al 50% della coppia e non marito e moglie...
Non è facile digerire queste domande, soprattutto da parte della persona tradita, ma rivedere la storia della coppia, sin dal fidanzamento e poi dal matrimonio o convivenza che sia, ritengo sia essenziale per inserire l'evento traumatico del tradimento in una narrazione di due persone che tempo prima si sono scelte e hanno deciso di vivere assieme, spesso con un progetto di figlio.
Questa parte del lavoro occupa del tempo che serve alla coppia per non gettare via quanto di buono c'è stato e può esserci ancora tra loro due, pur coperto dalla rabbia, dal dolore e dalla sfiducia.
Parte del lavoro è poi cercare di identificare quali sono i valori, le aspettative, i desideri di ciascuno, e qual'è lo spazio comune, quel noi che faticosamente ogni coppia costruisce e deve rinnovare in continuazione per stare bene.
Quando la persona che ha tradito inizia a fare i conti con il senso di colpa per quello che ha fatto ed ha anche paura di perdere il partner, penso che possa essere una piccola ma significativa svolta nel lavoro di terapia dato che se il mare è più calmo è possibile navigare con maggiore fiducia verso una comune meta.

Il Prof. André Giordan


André Giordan con Massimo Felici

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il Prof. André Giordan alla Camera di Commercio Italiana di Nizza. La collega Myriam Bartoletti lo ha invitato a presentare una sua conferenza sul tema dell'alimentazione, della salute e del valore culturale del cibo. Conferenza che sarà in programma all'interno della manifestazione L'Italie a Table, che si svolgerà a fine maggio 2016 a Nizza.
Chi meglio del Prof. Giordan potrà parlarci di cibo, di cucina nizzarda (sua città natale), del valore simbolico e culturale dell'alimentazione e del rapporto con la salute.
Gli interessi del Prof. Giordan sono molteplici: è biologo, fisiologo, psicologo ed attualmente insegna all'Università di Ginevra ove dirige il Laboratorio di Didattica ed Epistemologia delle Scienze LDES.
Giordan ha anche scritto il libro "30 ans sans médicament" ed. Lattes (al momento non tradotto in italiano) che narra della sua esperienza di "malato" quando, a seguito di un grave episodio febbrile, che i medici avevano difficoltà a trattare, decide di "ascoltare" meglio il suo corpo e di sviluppare una propria strategia di guarigione. Riesce in questa sfida con se stesso che gli permette di vivere senza utilizzare medicamenti per ben trenta anni. Per lui l'utilizzo dei farmaci deve essere riservato solamente alle malattie gravi. Forte di questa esperienza ci invita a ricercare il nostro proprio metodo per vivere meglio corpo e mente. Se gli aspetti fondamentali e comuni sono l'alimentazione, l'attività ed il piacere, però ogni persona è unica. Ciò che fa bene ad uno non può essere la soluzione per un altro. Giordan ci propone consigli e tecniche anti-stress per sviluppare un arte di vivere in buona salute. Un libro pieno di energia senza diktat né idee preconcette, per accompagnarci nella ricerca del nostro potenziale.
Abbiamo posto diverse domande a Giordan, sui temi dell'alimentazione, della salute e del ben-essere, sulla cucina nizzarda che ben conosce, e sulle differenze tra Italia e Francia in riferimento al cibo. Pubblicherò l'intervista dopo le feste natalizie, così potrete mangiare e bere senza sentirvi in colpa...



Lo psicologo e l’utilizzo di Skype




Da qualche anno molti psicologi utilizzano strumenti di comunicazione a distanza come Skype per parlare con i propri pazienti.
All’inizio ero veramente perplesso, anche perché mi veniva in mente una scena di un film di Woody Allen che suona il campanello del citofono per andare dal suo analista in quel di New York. L’analista non c’è e risponde una signora (la moglie, la domestica…) e Woody inizia a conversare in piedi davanti al portone con la persona dall’altra parte. Scena che dura alcuni minuti e che sembra davvero assurda, in pratica una seduta terapeutica via citofono…!
Poi però, dato che spesso il destino ci fa scherzi curiosi, un mio paziente per lavoro ha dovuto trasferirsi negli USA a Boston, invitato in una prestigiosa Università.
Che fare? Il lavoro non era terminato, anche se la persona era certo più stabile e consapevole delle proprie capacità e, non a caso, aveva inoltrato una domanda di insegnamento in quel di Boston, e con sorpresa e piacere era stato accettato per due anni.
Le alternative erano: interrompere o cercare un terapeuta in quel di Boston… Oppure utilizzare Skype.
Ricordo di averlo proposto in una delle ultime sedute “italiane”, ed ero abbastanza perplesso.
La persona ha accettato con facilità dato che è certo più tecnologica di me, ed utilizzare Skype o altri strumenti per parlare a distanza è per lui d’uso comune.
Ricordo la prima seduta via Skype, giro di mail per concordare l’ora, dato che Nizza è 6 ore avanti rispetto all’orario di Boston.
Piccoli disguidi con i tasti di Skype, poi ci siamo visti e, ovviamente sentiti… 
Non so chi dei due fosse più sorpreso e curioso dello strumento, di fatto dopo alcuni dettagli tecnici per mettere a punto la connessione, abbiamo ripreso la dove ci eravamo interrotti due settimane prima a Milano.
Direi che la “prima” seduta è andata bene, ne sono seguite altre con cadenza settimanale ed ancora adesso un paio di volte al mese ci accordiamo e parliamo via Skype.
Da allora mi sono trovato ad avere più confidenza con questo strumento, lo propongo con più facilità e, ad oggi, non ho avuto problemi con i pazienti che hanno condiviso questa esperienza.
Trovo giusto chiarire che parlo di persone che conosco e mi conoscono, cioè abbiamo lavorato vedendoci nel mio studio per tempi più o meno lunghi, sia in setting individuale che di gruppo.
Quindi le sedute Skype possono contare sul fatto che ci siamo visti di “persona”, Skype non si sostituisce al contatto ed alla relazione diretta, può essere un aiuto o un sostituto in un momento particolare: un viaggio di lavoro, una malattia, uno sciopero, un problema improvviso…
Spesso alterno sedute “di persona” con sedute via Skype, guidato solo dalla comodità del momento, in accordo con il paziente. Dopo Skype attendo solo che si possa utilizzare il "Teletrasporto", (chi vede Star Trek sa cosa intendo) per spostarsi a distanza in un battibaleno, magari da una città ad un'altra, o da un continente all'altro. Ma per ora è ancora fantascienza...


Non mi era mai accaduto…..



Silver
Sinceramente non mi era mai accaduto, il mio gattone Silver è sempre stato in casa con me mentre lavoravo con i pazienti, di solito sonnecchiava beatamente in qualche angolo della casa e si faceva vivo solo all'ora del pasto di mezzogiorno o della cena...
Già, infatti lui sa che si mangia alle tredici ed alla sera alle venti, eccezioni a parte, ovviamente. Si è abituato a mangiare alle stesse nostre ore, non primo e secondo ma umido e crocchette nelle ciotole che ha in cucina, e beve solo acqua!
Ebbene, un giorno mentre ero in seduta con una paziente e senza che me ne accorgessi, Silver è uscito sul balcone, passando dalla cucina e si è messo sul tavolo del terrazzo proprio di fronte alla grande finestra della stanza in cui lavoravo. Con sorpresa l'ho visto seduto sul tavolo, che osservava l'interno della stanza ed ha iniziato a miagolare perché voleva entrare. All'inizio ero in imbarazzo perché il suo miagolio si faceva sempre più insistente, poi ha cominciato a grattare con le unghie l'esterno della finestra. Anche la paziente si è accorta di lui, diciamo che era proprio difficile non notarlo e, con mia sorpresa, mi ha chiesto di farlo entrare nella stanza con noi.
Ho aperto la finestra e Silver in un baleno è entrato e si è accovacciato vicino alla paziente, praticamente addosso, con una zampa sulla borsa della giovane cliente.
E' stato tranquillo, ogni tanto guardava me o la ragazza, probabilmente molto consapevole del suo ruolo di assistente psicologo a quattro zampe!
Sappiamo (o ci piace crederlo) che i gatti quando una persona sta male si fanno carico di togliere la negatività, si mettono vicino a noi come per rasserenarci, per darci un momento di serenità.
Ho parlato di quanto accaduto con la mia paziente, che mi ha chiesto di fare stare con noi anche le volte successive Silver, che a lei faceva solo piacere.
Ebbene avreste dovuto vedere che teatro da vero professionista ha messo in opera Silver le volte successive rotolandosi addosso alla giovane....
Ma non è finita, dato che spesso Silver passa sul terrazzo di fronte alla finestra di cui parlavo, quando vede che sto lavorando si mette a guardare dentro ed attende....
Attende che la persona con cui sto parlando mi autorizzi a farlo entrare, così da potere fare da assistente psicologo a quattro zampe. Credetemi, tutte le persone mi hanno chiesto di farlo entrare, l'hanno accarezzato e si sono fatte coccolare da lui, praticamente avevano questa palletta di pelo addosso!
Certo se uno ha paura o è allergico al pelo del gatto non l'avrei mai fatto entrare, ma ad oggi tutte le persone hanno avuto piacere di questo contatto fisico-psicologico con Silver, lo accarezzano e gli parlano, ricevendo in cambio sguardi teneri e mossette da vero professionista delle coccole.
Persino una bimba, accompagnata dalla mamma, mi ha chiesto di farlo entrare ed ha giocato con lui nel mentre della seduta.
Ormai Silver fa parte del "setting" per i miei pazienti, e per me, diciamo che mi sembrerebbe strano non vederlo nella stanza mentre lavoro...

  






Nuova iniziativa della Camera di Commercio Italiana di Nizza: da settembre apre lo sportello orientamento







Noi italiani abbiamo spesso sfiducia nei confronti degli Enti pubblici. La "giovine" Italia non é stata ancora fatta, i campanili continuano a prevalere ed i dialetti sono sempre molto forti. Are You Italian?...NO Napolitain...non é solo uno sketch di Toto', di Alberto Sordi o di Sophia Loren...ma la risposta che ognuno di noi dà nel momento in cui si trova all'estero: "Sono Romano, sono di Torino, sono di Palermo, o anche di Sassuolo, di Lecce, di Vicenza..." insomma prima la città e poi eventualmente il Paese, quello che dovrebbe avere la P maiuscola.


I Campanili, i quartieri, i rioni, prevalgono e siamo solitamente soli contro tutti. Anche quando abbiamo qualcuno che ci puo' aiutare siamo scettici, perché, noi, siamo i più bravi. Da soli. Ovvio!


Questo modo di essere Italiano fa si' che non crediamo nei nostri compatrioti, perché spesso, all'estero sono proprio i nostri concittadini che ci danno delle "fregature", delle cattive informazioni. Non crediamo negli enti italiani, perché spesso sono proprio quelli che, paragonati ad altri Paesi, non funzionano e anche quando funzionano, non siamo contenti di quello che fanno.


Quindi noi Italiani espatriamo, e da soli, ognuno di noi, ciascuno di noi, individualmente, ripete le orme di chi ci ha già preceduto.


Siamo tutti unici. Ce la caviamo da soli, senza l'aiuto di nessuno. Spesso molto bene. Con grande successo. E siamo un esempio unico.


Quando pero' poi compariamo il nostro Bel Paese, a quelli ovviamente meno belli del nostro, e ci troviamo lontano dal nostro piccolo Campanile, diventiamo tanto invidiosi dei nostri cugini francesi, dei simpatici tedeschi, degli inglesi, degli americani e vorremmo anche noi avere le loro istituzioni, fatte dai loro cittadini. Questo perché anche quando abbiamo delle strutture che funzionano all'estero, le sottovalutiamo, siamo presuntuosi e convinti che "Tanto non funzionano".


A che servono le Camere di Commercio, i Consolati, le Ambasciate, gli uffici ICE, le numerose associazioni se poi tanto non funzionano? Non so se é vero per tutti, visto che ognuno di noi ha il suo giudizio. Ma é esattamente quello che sentiamo tutti i giorni da imprenditori e comuni cittadini.


In questo contesto siamo felici che la Camera di Commercio Italiana di Nizza, che non é un Ente pubblico, ma una libera associazione di imprese, si sia lanciata nella creazione di uno sportello orientamento per tutti coloro che, si', da soli sono molto bravi, che si' da soli non hanno bisogno di nessuno, ma che vogliono essere semplicemente ascoltati, orientati verso una struttura o un'altra, verso un patronato, un'agenzia di viaggio, verso un'associazione culturale che magari funziona pure; uno sportello orientamento per coloro che non sono soci della Camera, quindi non partecipano alla sua vita con una quota annuale; uno sportello orientamento per coloro che non vogliono partecipare ad un seminario di creazione d'impresa perché non sanno ancora di voler diventare imprenditori, ma forse sono curiosi e vogliono sapere gli altri come hanno fatto o come ce l'hanno fatta. O ancora, uno sportello per orientare coloro che vogliono essere semplicemente ascoltati, informati e capire perché la Francia, che é tanto simile all'Italia, é in fondo cosi' tanto diversa. Uno sportello di ascolto gratuito, a disposizione di chi é in fondo disorientato e che cerca indicazioni che sembrano semplici agli occhi di chi ha molta esperienza di immigrazione o di interscambio culturale e commerciale.


Una bella iniziativa, possibile grazie ai soci della Camera di Nizza ed a coloro che non credono di essere unicamente i migliori ma che credono, ancora di più, che "l'unione fa la forza" e che assieme siamo semplicemente migliori.


SPORTELLO ORIENTAMENTO

Data: da lunedì 7 settembre 2015

Orari: tutti i lunedì mattina dalle 10.00 alle 12.00

Luogo: presso la sede della Camera di Commercio Italiana


11, avenue Baquis - Nizza

Psicologi, istruzioni per l'uso




Spesso alcune persone mi chiedono come si fa a capire se lo psicologo da cui si sta andando per delle sedute terapeutiche è "bravo" o meno...
Domanda difficile che mi fa sorridere, ma che in qualche modo presuppone una risposta, dato che chi pone l'interrogativo ha pieno diritto di chiedersi ciò!
Proviamo a indicare almeno qualche elemento generale.
Anzitutto al tempo di Internet è possibile avere informazioni, dati, curriculum e, talvolta, addirittura filmati del professionista preso in esame.
Questo però non ci dice nulla della capacità professionale dello psicologo, magari ci fa capire molto del buon web master cui si è affidato per il proprio sito web...
Anche le foto sono talvolta divertenti: colleghi dal viso tenebroso, assorti o con lo sguardo verso l'infinito. Molte colleghe sembrano star del cinema, in pose un po' vamp, altre ahimè  mostrano "terribili" foto probabilmente usate per il vecchio passaporto!
La mia, guarda caso (mi sono occupato per anni di disturbi alimentari) è stata fatta in una vecchia osteria milanese, prima di una cena tra colleghi per i saluti pre-vacanzieri.
Passando alle cose serie, osservate bene i titoli accademici e post laurea, il percorso di studi per fare lo psicologo è lungo e non ammette sconti o operazioni fai da te.
Lo psicologo laureato non è ancora psicoterapeuta se non procede con gli studi e segue una scuola di formazione alla psicoterapia, allo stato attuale della legge 56/1989 sono quattro anni ancora, minimo.
E qui iniziano i guai, scuole di psicoterapia ce ne sono tantissime, a livello nazionale o locale, che fanno riferimento a importanti personaggi della clinica psicologica (Freud, Jung, Lacan...) o a impostazioni tecniche diverse (analitiche, comportamentali, cognitive...) o si rivolgono all'età dei soggetti (infanzia, adolescenza...) o modalità di lavoro (individuale, coppia, famiglia, gruppo), e poi mille altre sfaccettature più o meno serie.
Ai miei tempi (ho fatto Psicologia a Padova quando in Italia c'erano solo due facoltà  di Psicologia), lo psicologo si occupava di tutto. Ovvero se una persona, uomo, donna, coppia, giovane o senior si rivolgeva a lui, quale che fosse la sofferenza espressa, si iniziavano sedute per permettere alla persona di vivere meglio.
Oggi abbiamo Psicologi per ogni disturbo: difficoltà del sonno dei bimbi, fobie, disturbi alimentari, mobbing lavorativo, psicodiagnosi, tentato suicidio negli adolescenti ecc...
Ammetto che, con tutto il rispetto, queste mille specializzazioni mi lasciano perplesso, lo Psicologo dovrebbe potere lavorare con chiunque, dato che il processo terapeutico riguarda degli esseri umani, donne o uomini, junior o senior, individui o coppie...
Non nego che avere esperienza di un certo ambito (ad esempio i disturbi alimentari) è positivo per quel tipo di sofferenza ma possono ottenere ottimi risultati anche psicologi non "specializzati" capaci, quello si, di mettersi in gioco con il loro paziente.
Mi ricordo un episodio di quando ero giovane tirocinante al reparto psichiatrico dell'Ospedale Niguarda di Milano: nel corso della riunione dei casi da discutere tra i medici del reparto ed il primario, per definire la terapia farmacologica di un paziente grave, si era accesa una disputa tra alcuni giovani psichiatri sul farmaco più indicato per ridurre il delirio di quel giovane paziente.
Nel bel mezzo della discussione il medico internista, consulente per il reparto psichiatrico, aveva interrotto la dotta discussione dei giovani medici per dire: "Cari colleghi il ragazzo delira perché ha la polmonite e una febbre da cavallo, nessuno di voi lo ha visitato, a parte me, e prima degli psicofarmaci pensate a dargli antibiotici, siete psichiatri ma ancora prima dovreste ricordare di essere medici..."
Oltretutto, e immagino che molti colleghi non apprezzeranno ciò che vado a scrivere, le offerte di formazione (scuole di psicoterapia e corsi di specializzazione) per giovani psicologi sono un gran bel business.
I costi delle scuole di psicoterapia oggi sinceramente sono troppo elevati e molte materie sono proposte tanto per fare "volume" e giustificare i costi citati.
Quindi, non lasciatevi ingannare da tante specializzazioni, da corsi di ogni genere ed  iscrizioni ad associazioni. Un modo però efficace c'è per "testare" lo psicologo: andate da lui, fissate un appuntamento, raccontate della vostra sofferenza e ascoltate bene ciò che la "vostra pancia" vi dice nel mentre e dopo l'incontro.
Penso utile almeno fare tre-quattro sedute di reciproca conoscenza, definire tempi e costi, e lasciare che la "vostra pancia" vi indichi se insieme è possibile lavorare o meno.
La "vostra pancia" è la traduzione emotiva di quanto l'incontro con lo psicologo ha fatto risuonare in voi, se vi siete sentiti ascoltati, compresi e avete colto curiosità, in lui, per la vostra storia e sofferenza.
Guardate che non è così scontato, ottimi professionisti sono dei ghiaccioli o sembrano venire da altri pianeti oppure parlano come oracoli...
Del resto la prima istanza di un paziente è essere diffidente e sfiduciato (non a caso sta male), e non si vede perché dovrebbe dare fiducia "gratis" ad una persona che deve pagare per farsi ascoltare!
Qui sta allo psicologo riuscire, con cautela e rispetto, ad avviare una relazione potenzialmente terapeutica, tenuto conto che dapprima occorre capire ed attenuare la sfiducia del paziente nelle proprie capacità, affinché possa sperare che il lavoro con lo psicologo lo aiuti a stare meglio.