Featured Slider

Intervista ad André Giordan


André Giordan con Massimo Felici
DOMANDA : Prof Giordan, ci racconti la sua esperienza umana e di paziente, che l’ha portata ad ascoltare il suo corpo e, sulla base delle sue conoscenze, a definire una strategia di guarigione senza l'utilizzo di farmaci. 

RISPOSTA : agosto 1975, visito in bici la costa occidentale della Corsica, tra Calvi e Ajaccio con la mia nuova compagna. Di ritorno sulla terraferma, a Nizza, mi sveglio con enormi dolori, febbre alta: 40° e mezzo. Impossibilitato ad alzarmi, non riuscivo nemmeno a riflettere, un mal di testa sproporzionato; oltre a nausea e diarrea. Ho sempre i brividi, prendo delle aspirine e trascorro due giorni a letto. Non mi preoccupo, sarà solo un principio di influenza. Senza dubbio, gli sforzi in bicicletta, un sacco di stress e l'umidità delle notti trascorse in una tenda sotto la pioggia costante di quest’anno. Due giorni dopo sto un po' meglio e ricomincio a Parigi il mio lavoro di insegnante al Liceo Carnot.
Due mesi dopo, festa del Ringraziamento, senza preavviso, di nuovo temperatura alta, dolori, perdita di appetito, nausea, vomito, dolori addominali e soprattutto violenti mal di testa. Passano due mesi e stessa storia... Otto mesi dopo, quegli stessi episodi febbrili si ripetono con la stessa regolarità di due mesi. Sono giovane, mi riprendo in fretta... Ma cosa succede? Finisco per interrogarmi. Sarà la malaria? Questa malattia esisteva ancora a quell’epoca su quell’isola. 
Test, ospedale, altri test, si scopre che non lo era... Eppure questi episodi altamente febbrili si ripetevano di tanto in tanto, con la stessa intensità e la stessa regolarità. Comincia il valzer dei servizi ospedalieri. Dopo delle analisi all’ospedale di Nizza, il mio medico mi manda all'Hotel-Dieu di Parigi, poi al Pitié-Salpêtrière, dove venivano offerti dei servizi altamente specializzati. Prelievi di sangue, analisi delle urine, delle feci.. ripetutamente. Sono molto seguito dai medici, ogni volta mandato di servizio in servizio con una bella lettera di raccomandazione per un "caro illustre collega". Gli esami si mescolano, biochimici, batteriologici, radiologici, immunologici, ecc... Sono anche diventato un argomento di tesi su delle forme di malaria che non esistono! 
Niente da fare, i farmaci mi fanno solo più male: mal di stomaco, vomito, febbre, stanchezza... Mi porto dietro questi episodi di febbre alta e dolori cervicali per altri tre anni fino al 1978... Che io sia in vacanza o vincolato dal mio lavoro. I medici "classici", non possono fare niente per me, cerco una soluzione nella medicina alternativa: omeopatia, oligoelementi, oro, rame, argento, senza crederci troppo. Come molti, e come uno scienziato che pensa razionalmente, ero condizionato a trovare una soluzione unicamente nelle medicine. 
Curioso per natura, però, comincio a cercare io stesso per me. Ascolto mia nonna che mi dice di "mangiare le arance." La sua cura è stata miracolosa. Questo è quello che faccio... e finalmente con successo. Infatti, anticipo... Siccome le crisi sono regolari, ogni due mesi, mi riempio di arance nei giorni precedenti, e funziona! Ancora un po’ di febbre leggera le prime volte, poi più niente. Erano le arance il "di più" che permetteva al mio corpo di reagire...? 
Questo episodio cambia tutto nella mia testa! Invece di assumere farmaci continuamente, non avrei dovuto piuttosto cercare le risorse dentro di me? Da allora, mi appoggiai sulle potenzialità del corpo umano e per iniziare, sul mio proprio potenziale. Nulla di originale, assolutamente, e dire che sono enormi, spesso inutilizzati o paralizzati dai nostri stili di vita e dalle nostre medicine. Ho ricercato le migliori fonti scientifiche su come preservarli e persino migliorarli. Parallelamente, ho iniziato ad ascoltare il mio corpo e a cercare di decodificare i suoi messaggi... 
Sono passati trent'anni, non ho potuto evitare qualche influenza, mal di gola, mal di schiena, emicrania, ecc... Ogni volta pero’ ne sono uscito senza farmaci "lavorando" su di me. A poco a poco, questi episodi di malattie si sono anche distanziati... 

D : la combinazione di tre aree fondamentali della conoscenza umana è molto interessante: alimentazione, attività e piacere; Delle zone d’esperienza mettono in collegamento il corpo, il cervello e la psiche; lei scrive che non esiste una soluzione generale, ogni persona deve scoprire ciò che è bene per se stessa. 

R : al minimo malanno, piccolo raffreddore, occhio che piange, stanchezza, un po’ di "gastroenterite", "influenza" come si dice in Italia, un po’ di mal di testa, una minima depressione a causa del voto scarso del proprio figlio o di una lite con il coniuge o amante, un farmaco presto! Dobbiamo smettere di identificare il medico e i farmaci come la salvezza a tutti i nostri mali. Ogni francese consuma in media 48 scatole di medicinali; in Italia, un po' meno e sono riusciti a dimezzarne il consumo. Ma è ancora troppo. Sono davvero sempre utili? Non causano più problemi che benefici? Perché non cercare piuttosto l'enorme potenziale di auto-guarigione del nostro corpo, in noi stessi... Non è sempre noto e in gran parte non utilizzato. Da allora, faccio prevenzione ascoltando il mio corpo e individuando ciò che mi fa bene.. Non aspettiamo che la malattia si prenda cura del nostro corpo. Non fermiamoci all'idea che la medicina, o i farmaci stessi, saranno sempre lì a confortarci. L'uomo bionico, che potrà sostituire tutti i suoi organi non è ancora all'ordine del giorno. 
La cura di sé, la serenità, non sono semplicemente legati all'assenza di malattia. Tutto avviene a monte nella nostra persona, nelle nostre relazioni, nei valori che viviamo e che ci possono disturbare. Per mantenersi in salute, non esiste una soluzione, solo alcuni principi: un’alimentazione equilibrata, attività fisica e alcuni piaceri, compresi i piaceri sessuali! 
L'attività fisica è fondamentale. L’importante è di non rimanere fissi sul proprio computer, tablet o smartphone o iniziare una formazione per fare la maratona. Attiviamoci almeno per una mezz'oretta, se il nostro lavoro non è manuale. Perché non spostarsi in bici? Saliamo le scale, facciamo giardinaggio, nuotiamo, pratichiamo il “pilou”, lo sport di Nizza. Privilegiamo ciò che ci è possibile o che ci piace. 
Perché non provare a farsi del bene? E per iniziare prendere del tempo per se stessi. Mettiamo da parte le scuse che di solito ci impediscono di farlo. 
Non ditemi che non potete prendervi 5 minuti per pensare a voi stessi... mettiamo un po’ da parte gli Smartphone... Scegliamo poi chi siamo o cosa ci fa bene: il relax, i massaggi, la meditazione, le risate, una festa, un piccolo piacere quotidiano o qualunque cosa... anche la sessualità! Degustiamo un pezzo di cioccolato, un bicchiere di vino o una birra... Cominciamo ad imparare... 
La mia salute dipende, come per molti, della mia mente. Smettiamo di lamentarci, dicendo che siamo fregati... 'Lavorare' su se stessi, essere in sintonia con se stessi, rifiorire, sono dei passaggi obbligatori verso il benessere. (Ri)prendiamo fiducia in noi stessi. Il desiderio di conoscenza, soprattutto imparare a conoscere se stessi in relazione con gli altri, è un ottimo strumento. Donare il proprio tempo o donare se stessi è un altro modo per farsi del bene! 
Nessun fondamentalismo! Non cerchiamo coerenza a tutti i costi... La coerenza di una vita è diversa da quella della logica classica. Di tanto in tanto, una grande festa, un eccesso, una boccata d’aria fresca o una sbandata controllata a seguito dei nostri desideri fanno ugualmente parte della "cura di sé". 

D : il tema dell’alimentazione è sempre attuale; qual è il suo punto di vista riguardo l’alimentazione nella cultura occidentale? In particolare per quanto riguarda la tradizione italiana e francese? 

R : un’alimentazione equilibrata non significa necessariamente mettersi a dieta. Non si resiste tanto! I regimi vegetariani o vegani sono difficili da seguire tutti i giorni. Mangiamo ragionevolmente di tutto, limitiamo solo i piatti già pronti. Sono troppo ricchi di grassi, sale e zuccheri nascosti. Le diete di Nizza, liguri, fiorentine o sarde sono tutte buone come quelle Cretesi. Abbondano in frutta e verdura. Comprendono pesce preparato con aglio, cipolla, spezie ed erbe aromatiche. L'olio d'oliva è usato come corpo grasso a freddo. Si tratta di un consumo quotidiano di legumi, noci, fibre, yogurt e formaggi. 
Allo stesso tempo, è uno stile di vita sano, lo stress diminuisce con un solo bicchiere di vino rosso a pasto e una grande convivialità. 


D : “L’Italie à Table” è una grande fiera che la Camera di Commercio Italiana organizza ogni anno a Nizza, in cui il piacere legato alla gastronomia è il punto centrale. Cosa vorrebbe dire ai molti partecipanti della nostra manifestazione? 

R : approfittate di questa magnifica fiera! Non importa se per un giorno non rispettate le pratiche della buona salute. Godetevi la ricchezza dei prodotti e dei piatti proposti. Riprenderete le buone abitudini alimentari il giorno successivo. L'unità italiana è molto recente, un secolo e mezzo circa. Ogni regione ha mantenuto la sua vecchia tradizione. Ogni città, ogni paese ha conservato un ricco patrimonio gastronomico da scoprire. 
La cucina italiana non si limita alla pizza, alla pasta, alla mozzarella e al prosecco... Inoltre, la pasta non esiste in questo paese, si parla di Campanelle, Cencioni, Conchiglioni, Farfalle, Fusilli, Gramigna, Rotelle, Calamaretti, Cannelloni, Maccheroni, Penne, Ziti, Spaghetti, Vermicelli, Capelli D'Angelo, Lasagne, Tagliolini, Agnolotti, Panzerotti, Tortellini, Ravioli, ecc... accompagnati da un’infinità di sughi deliziosi. 
Bisogna approfittare di "L’Italie à Table" per scoprire anche una ricchissima gamma di vini dal gusto inimitabile, dallo spumante Asti ai vini delle cantine di Roma, passando per il Barbera, il Bombino nero, il Brachetto, il Caricagiola, la Corvina Veronese, la Croatina, il Dolcetto o il Montepulciano d'Abruzzo, ecc... 

D : biologia, fisiologia, psicologia, educazione... Chi è André Giordan? 

R : ho una carriera insolita, dalla professione di insegnante alla ricerca di base in fisiologia degli ormoni per poi ritornare all'insegnamento, e in seguito alla ricerca sull'apprendimento, da cui la mia formazione complementare in psicologia, antropologia ed epistemologia. 
Questo mi ha portato a essere nominato professore presso l'Università di Ginevra e a fondare il Laboratorio di Didattica e Epistemologia delle Scienze, ormai noto a livello internazionale. I nostri principali contributi riguardano la conoscenza dei modi di pensare della gente (a scuola, al museo, tramiti mezzi di comunicazione...) e sui processi dell’apprendimento. Cio’ che porta le scuole o i musei a trasformarsi. Siamo stati anche promotori dell’educazione ambientale per l'UNESCO e contribuiamo in modo significativo all’evoluzione dell’educazione terapeutica. 

Ma curioso di natura e attaccato a Nizza, cerco di contribuire a far conoscere meglio la cultura e il patrimonio di Nizza. Questo vuol dire che stabilisco dei legami permanenti con l'Italia. Non dimentichiamo che la Contea di Nizza si è estesa per un certo periodo sulla parte orientale della Liguria e dipendeva amministrativamente da un regno con capitale Torino. Aggiungiamo che dal periodo gallo-romano fino al Rinascimento, i vari ingredienti che sono il segno distintivo della cucina locale di Nizza sono passati dallo "stivale italiano", soprattutto olive, insalata e pomodoro.

Sport e benessere



Letizia Camera
Qualche tempo fa ho intervistato Letizia Camera, (Intervista a Letizia Camera) giovane atleta di volley-ball che attualmente gioca nel Racing Club di Cannes nel ruolo di passeuse (palleggiatrice).
Mi è piaciuto molto intervistare una brava atleta italiana che contribuisce agli ottimi risultati della squadra, ed in questo post volevo porre attenzione all'importanza dello sport per una vita sana. Non mi riferisco solamente allo sport a livello agonistico, come per la nostra Letizia, ma allo sport amatoriale ed a quello per "mantenersi in forma".
Numerosi studi ci mostrano come l'intero organismo trae vantaggio da una attività fisica regolare e calibrata sulle possibilità della persona.
Non sto certo a ripetere nozioni che tutti conosciamo, l'attività sportiva mantiene più "elastici", tonici, anche il tono dell'umore cambia e migliora, la stanchezza fisica dello sport è sempre stanchezza sana, ben contrapposta allo stress, che non si elimina certo con una bella dormita....!
Vorrei ora porre attenzione ad un fenomeno che ho potuto osservare anche di recente in giovani, uomini e donne, che ho incontrato nel mio lavoro di psicoterapeuta: molti di loro al di fuori del lavoro svolgono attività sportiva di buon livello, come corsa, nuoto e palestra in senso generale.
Il confine tra una equilibrata attività fisica e l'utilizzo dello sport per coltivare miti di perfezione fisica, bellezza e performance è però talvolta difficile da valutare.
Mi riferisco al fatto che molti giovani esagerano con l'attività sportiva e quello che all'inizio era un piacere ed un modo per scaricare stanchezza e stress rischia di diventare una trappola che richiede loro sempre più impegno e determinazione.
Ad un certo punto l'attività sportiva diviene così impegnativa e totalizzante, quasi una dipendenza che, ovviamente, richiede sempre di più in termini di tempo e fatica per cui sveglia all'alba, tante ore di palestra anche nel fine-settimana, controllo del cibo, perdita del piacere e dell'aspetto ludico dello sport.
Qui deve suonare un campanello di allarme, la perfezione fisica e la performance a tutti i costi non è inscritta nel registro del piacere ma nel registro dell'ideale irraggiungibile dell'Io, sia esso fisico (vedi anoressia), che di "potenza" virile o di altro genere.
Per cui, giovani donne e uomini, ben venga lo sport anche seriamente praticato, ma se alla fine del vostro allenamento anziché sorridere ed essere contenti di voi siete morti di stanchezza o serrate i pugni perché avreste voluto fare di più... 


Giurato per il concorso di pasticceria per amatori al salone Pain, Amour e Chocolat di Antibes


Le sette torte del concorso

Anche questa esperienza mi mancava….Nella splendida cornice dell'esplanade du Pré des Pecheurs al porto di Antibes, in occasione del Salone Pain, Amour et Chocolat, organizzato dalla Camera di Commercio Italiana di Nizza, sono stato invitato a fare parte della giuria per il concorso di pasticceria per non professionisti.
Domenica 14 febbraio (S. Valentino), si è svolto il concorso che vedeva la sfida tra le torte realizzate da amatori, e presentate al Salone.
Dato che mi sono sempre occupato di temi legati all'alimentazione, dal mio vertice di psicologo, mi è sembrato davvero curioso e intrigante sperimentare questo non facile compito, oltretutto di fronte ad un nutrito pubblico interessato e partecipe alla sfida.
Composizione della giuria: alla mia destra avevo Roxane, simpatica e solare signora ben conosciuta in Francia per la partecipazione sul canale televisivo M6 al concorso "migliore pasticcera".
Poi il notissimo Chef Christian Morisset, spesso presente a queste manifestazioni per l'elevata professionalità e Patrice Colomb in rappresentanza del Municipio di Antibes.
Ed io come rappresentante della Chambre de Commerce Italienne, goloso ed amante di quasi tutti i tipi di dolci...



La giuria: Morisset, Colomb, Roxane ed io

Le torte in gara erano sette, da giudicare in base a tre parametri: presentazione visiva, gusto (sapore) e tema della torta, nella classica valutazione da 1 a 10.
Compito non semplice, soprattutto per un non addetto ai lavori come me, anche se mi sono ben concentrato sul compito affidato, riempiendo un foglio fitto di appunti per dare valutazioni "oggettive", come richiesto dal concorso.
Dopo le sette degustazioni e vari giri di commenti e valutazioni per gli assaggi, controllo degli appunti e trasformazione delle note in cifre, per il voto finale.
La giuria ha espresso unanime voto, devo dire che anche io mi sono ritrovato concorde con le dotte osservazioni degli altri giurati. A quel punto indicazione delle tre torte vincenti, con mio piacere una era di una signora italiana, felice e sorpresa di tale risultato, per me meritatissimo…!
Avreste dovuto vedere quanta partecipazione di pubblico al concorso, quanta felicità di grandi e piccoli per potere seguire la sfida e poi assaggiare le torte, tra sorrisi e complimenti alle partecipanti.
Magia del cibo, dolcezza, serenità, gioia, allegria e condivisione…. Tanto le diete iniziano di lunedì, domenica si da spazio al piacere.

Giurati, vincitrici e Direttore della Camera di Commercio Italiana di Nizza





Il tradimento nella coppia






Negli ultimi anni sono rimasto colpito perché diverse persone che avevo seguito in psicoterapia anni addietro mi hanno contattato per parlare ancora con me.
Direte voi, niente di strano, se il rapporto è stato positivo, piuttosto che rivolgersi ad uno psicologo sconosciuto, si telefona al "vecchio psi”.
Ma ciò che mi ha colpito di più è il motivo di queste consultazioni dopo anni, ovvero crisi di coppia che avevano a che fare con un tradimento di lui o di lei.
Si sente spesso dire o si legge che, di questi tempi, le separazioni dovute a tradimenti sono tantissime, quasi un’epidemia…
Ho sempre pensato che quando si scopre un tradimento, si può reagire allo choc in due modi diversi: rivolgersi all'avvocato o allo psicologo. Per quanto attiene l'avvocato, credo che affidarsi ad un bravo professionista è davvero importante per gestire la crisi profonda, soprattutto se ci sono figli, magari anche piccoli.
Se ci si rivolge allo psicologo la partita si gioca in modo diverso, in cuor mio penso sempre che probabilmente qualcosa si può tentare, in riferimento alla coppia, senza per questo sperare che lo psicologo possa fare da "salvatore" della coppia.
La persona "tradita" inizia una serie di colloqui, dolorosi e penosi per se e, credetemi, anche per lo psicologo, dato che alcune storie sono davvero brutte.
Appena ritengo possibile, e con l'assenso del-della paziente, chiedo che possa partecipare agli incontri anche il partner.
Non è facile gestire questo "passaggio" da due a tre, che ritengo essenziale per un lavoro terapeutico sulla coppia, con l'assunto, ben inteso, che lo psicologo ha da essere equidistante dai due.
L'esperienza mi ha insegnato che per diversi mesi la barca della coppia (con annesso psicologo) è nel bel mezzo del mare in tempesta con lampi, tuoni e onde alte tre metri.
Se non si affonda subito (ed è possibile) anche con l'aiuto del migliore psicologo del mondo, allora comincia ad emergere un pezzo di storia antecedente il fattaccio che riguarda davvero l'equilibrio di quella coppia prima dei drammatici eventi del tradimento.
Quando il mare si è un pò calmato, domando sempre alla coppia quand'é che si sono perduti, cos'è successo perché diventassero soci al 50% della coppia e non marito e moglie...
Non è facile digerire queste domande, soprattutto da parte della persona tradita, ma rivedere la storia della coppia, sin dal fidanzamento e poi dal matrimonio o convivenza che sia, ritengo sia essenziale per inserire l'evento traumatico del tradimento in una narrazione di due persone che tempo prima si sono scelte e hanno deciso di vivere assieme, spesso con un progetto di figlio.
Questa parte del lavoro occupa del tempo che serve alla coppia per non gettare via quanto di buono c'è stato e può esserci ancora tra loro due, pur coperto dalla rabbia, dal dolore e dalla sfiducia.
Parte del lavoro è poi cercare di identificare quali sono i valori, le aspettative, i desideri di ciascuno, e qual'è lo spazio comune, quel noi che faticosamente ogni coppia costruisce e deve rinnovare in continuazione per stare bene.
Quando la persona che ha tradito inizia a fare i conti con il senso di colpa per quello che ha fatto ed ha anche paura di perdere il partner, penso che possa essere una piccola ma significativa svolta nel lavoro di terapia dato che se il mare è più calmo è possibile navigare con maggiore fiducia verso una comune meta.

Il Prof. André Giordan


André Giordan con Massimo Felici

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il Prof. André Giordan alla Camera di Commercio Italiana di Nizza. La collega Myriam Bartoletti lo ha invitato a presentare una sua conferenza sul tema dell'alimentazione, della salute e del valore culturale del cibo. Conferenza che sarà in programma all'interno della manifestazione L'Italie a Table, che si svolgerà a fine maggio 2016 a Nizza.
Chi meglio del Prof. Giordan potrà parlarci di cibo, di cucina nizzarda (sua città natale), del valore simbolico e culturale dell'alimentazione e del rapporto con la salute.
Gli interessi del Prof. Giordan sono molteplici: è biologo, fisiologo, psicologo ed attualmente insegna all'Università di Ginevra ove dirige il Laboratorio di Didattica ed Epistemologia delle Scienze LDES.
Giordan ha anche scritto il libro "30 ans sans médicament" ed. Lattes (al momento non tradotto in italiano) che narra della sua esperienza di "malato" quando, a seguito di un grave episodio febbrile, che i medici avevano difficoltà a trattare, decide di "ascoltare" meglio il suo corpo e di sviluppare una propria strategia di guarigione. Riesce in questa sfida con se stesso che gli permette di vivere senza utilizzare medicamenti per ben trenta anni. Per lui l'utilizzo dei farmaci deve essere riservato solamente alle malattie gravi. Forte di questa esperienza ci invita a ricercare il nostro proprio metodo per vivere meglio corpo e mente. Se gli aspetti fondamentali e comuni sono l'alimentazione, l'attività ed il piacere, però ogni persona è unica. Ciò che fa bene ad uno non può essere la soluzione per un altro. Giordan ci propone consigli e tecniche anti-stress per sviluppare un arte di vivere in buona salute. Un libro pieno di energia senza diktat né idee preconcette, per accompagnarci nella ricerca del nostro potenziale.
Abbiamo posto diverse domande a Giordan, sui temi dell'alimentazione, della salute e del ben-essere, sulla cucina nizzarda che ben conosce, e sulle differenze tra Italia e Francia in riferimento al cibo. Pubblicherò l'intervista dopo le feste natalizie, così potrete mangiare e bere senza sentirvi in colpa...



Lo psicologo e l’utilizzo di Skype




Da qualche anno molti psicologi utilizzano strumenti di comunicazione a distanza come Skype per parlare con i propri pazienti.
All’inizio ero veramente perplesso, anche perché mi veniva in mente una scena di un film di Woody Allen che suona il campanello del citofono per andare dal suo analista in quel di New York. L’analista non c’è e risponde una signora (la moglie, la domestica…) e Woody inizia a conversare in piedi davanti al portone con la persona dall’altra parte. Scena che dura alcuni minuti e che sembra davvero assurda, in pratica una seduta terapeutica via citofono…!
Poi però, dato che spesso il destino ci fa scherzi curiosi, un mio paziente per lavoro ha dovuto trasferirsi negli USA a Boston, invitato in una prestigiosa Università.
Che fare? Il lavoro non era terminato, anche se la persona era certo più stabile e consapevole delle proprie capacità e, non a caso, aveva inoltrato una domanda di insegnamento in quel di Boston, e con sorpresa e piacere era stato accettato per due anni.
Le alternative erano: interrompere o cercare un terapeuta in quel di Boston… Oppure utilizzare Skype.
Ricordo di averlo proposto in una delle ultime sedute “italiane”, ed ero abbastanza perplesso.
La persona ha accettato con facilità dato che è certo più tecnologica di me, ed utilizzare Skype o altri strumenti per parlare a distanza è per lui d’uso comune.
Ricordo la prima seduta via Skype, giro di mail per concordare l’ora, dato che Nizza è 6 ore avanti rispetto all’orario di Boston.
Piccoli disguidi con i tasti di Skype, poi ci siamo visti e, ovviamente sentiti… 
Non so chi dei due fosse più sorpreso e curioso dello strumento, di fatto dopo alcuni dettagli tecnici per mettere a punto la connessione, abbiamo ripreso la dove ci eravamo interrotti due settimane prima a Milano.
Direi che la “prima” seduta è andata bene, ne sono seguite altre con cadenza settimanale ed ancora adesso un paio di volte al mese ci accordiamo e parliamo via Skype.
Da allora mi sono trovato ad avere più confidenza con questo strumento, lo propongo con più facilità e, ad oggi, non ho avuto problemi con i pazienti che hanno condiviso questa esperienza.
Trovo giusto chiarire che parlo di persone che conosco e mi conoscono, cioè abbiamo lavorato vedendoci nel mio studio per tempi più o meno lunghi, sia in setting individuale che di gruppo.
Quindi le sedute Skype possono contare sul fatto che ci siamo visti di “persona”, Skype non si sostituisce al contatto ed alla relazione diretta, può essere un aiuto o un sostituto in un momento particolare: un viaggio di lavoro, una malattia, uno sciopero, un problema improvviso…
Spesso alterno sedute “di persona” con sedute via Skype, guidato solo dalla comodità del momento, in accordo con il paziente. Dopo Skype attendo solo che si possa utilizzare il "Teletrasporto", (chi vede Star Trek sa cosa intendo) per spostarsi a distanza in un battibaleno, magari da una città ad un'altra, o da un continente all'altro. Ma per ora è ancora fantascienza...


Non mi era mai accaduto…..



Silver
Sinceramente non mi era mai accaduto, il mio gattone Silver è sempre stato in casa con me mentre lavoravo con i pazienti, di solito sonnecchiava beatamente in qualche angolo della casa e si faceva vivo solo all'ora del pasto di mezzogiorno o della cena...
Già, infatti lui sa che si mangia alle tredici ed alla sera alle venti, eccezioni a parte, ovviamente. Si è abituato a mangiare alle stesse nostre ore, non primo e secondo ma umido e crocchette nelle ciotole che ha in cucina, e beve solo acqua!
Ebbene, un giorno mentre ero in seduta con una paziente e senza che me ne accorgessi, Silver è uscito sul balcone, passando dalla cucina e si è messo sul tavolo del terrazzo proprio di fronte alla grande finestra della stanza in cui lavoravo. Con sorpresa l'ho visto seduto sul tavolo, che osservava l'interno della stanza ed ha iniziato a miagolare perché voleva entrare. All'inizio ero in imbarazzo perché il suo miagolio si faceva sempre più insistente, poi ha cominciato a grattare con le unghie l'esterno della finestra. Anche la paziente si è accorta di lui, diciamo che era proprio difficile non notarlo e, con mia sorpresa, mi ha chiesto di farlo entrare nella stanza con noi.
Ho aperto la finestra e Silver in un baleno è entrato e si è accovacciato vicino alla paziente, praticamente addosso, con una zampa sulla borsa della giovane cliente.
E' stato tranquillo, ogni tanto guardava me o la ragazza, probabilmente molto consapevole del suo ruolo di assistente psicologo a quattro zampe!
Sappiamo (o ci piace crederlo) che i gatti quando una persona sta male si fanno carico di togliere la negatività, si mettono vicino a noi come per rasserenarci, per darci un momento di serenità.
Ho parlato di quanto accaduto con la mia paziente, che mi ha chiesto di fare stare con noi anche le volte successive Silver, che a lei faceva solo piacere.
Ebbene avreste dovuto vedere che teatro da vero professionista ha messo in opera Silver le volte successive rotolandosi addosso alla giovane....
Ma non è finita, dato che spesso Silver passa sul terrazzo di fronte alla finestra di cui parlavo, quando vede che sto lavorando si mette a guardare dentro ed attende....
Attende che la persona con cui sto parlando mi autorizzi a farlo entrare, così da potere fare da assistente psicologo a quattro zampe. Credetemi, tutte le persone mi hanno chiesto di farlo entrare, l'hanno accarezzato e si sono fatte coccolare da lui, praticamente avevano questa palletta di pelo addosso!
Certo se uno ha paura o è allergico al pelo del gatto non l'avrei mai fatto entrare, ma ad oggi tutte le persone hanno avuto piacere di questo contatto fisico-psicologico con Silver, lo accarezzano e gli parlano, ricevendo in cambio sguardi teneri e mossette da vero professionista delle coccole.
Persino una bimba, accompagnata dalla mamma, mi ha chiesto di farlo entrare ed ha giocato con lui nel mentre della seduta.
Ormai Silver fa parte del "setting" per i miei pazienti, e per me, diciamo che mi sembrerebbe strano non vederlo nella stanza mentre lavoro...